Storia di Milano

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La storia di Milano riporta le principali vicende storiche relative al comune di Milano, dalla sua fondazione sino ad oggi.

Le origini e Milano preromana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fondazione di Milano.

Si presume che Milano fu fondata dai celti appartenenti alla cultura di Golasecca. Come dimostrano prove archeologiche del XIX secolo probabilmente nacque come un piccolo villaggio, che un po' alla volta andò ingrandendosi. Secondo la tradizione riportata da Tito Livio la fondazione avvenne attorno al 600 a.C. ad opera di Belloveso, nipote del sovrano dei Galli Biturgi che si insediò nel mezzo della pianura, sconfiggendo le popolazioni etrusche. Dalla posizione della città, situata nel mezzo di importanti vie di comunicazione derivò prima il toponimo celtico Midland[1] e poi il nome latino Mediolanum[2]. Era questa un'usanza tipica dei Celti: infatti si ritrovano altre città in Gallia con lo stesso nome. La leggenda fa risalire il nome dal rinvenimento da parte di Belloveso di una scrofa semilanuta (in medio lanae) che divenne il simbolo della Milano gallica fino al IV secolo.

Sulla nascita di Milano oggi si avanzano naturalmente ipotesi più plausibili.

  1. È stato fatto notare che Milano sorge sulla linea dei fontanili (ovvero, dove le acque affiorano in superficie per il degradare della pianura verso il Po), potrebbe quindi essere nata su una lingua di terra che dava su una palude, in un luogo quindi ben difendibile.
  2. Vi sono ipotesi "archeoastronomiche" per cui potrebbe essere stata un "medelan" (santuario celtico) situato all'incirca sull'attuale piazza della Scala. E a questo santuario (modificato nei secoli) potrebbe riferirsi Polibio (v. sotto)
  3. Milano potrebbe essere nata alla confluenza di due (o addirittura tre) fiumi, ovvero il Seveso ed il Nirone (più la Vectra). La Vettabbia potrebbe essere la somma dei fiumi. La Vectra potrebbe essere il canale che ha dato il nome a via della Vetra e poi piazza Vetra. (L'altra ipotesi è che il nome derivi dai "vetri" usati dai conciatori di pelli.) Questa terza ipotesi corrisponde alla scelta di un luogo ben difendibile, e quindi è in fondo simile alla prima ipotesi. Questi canali furono utili per creare un porto (altro elemento molto utile per una città) e nei secoli successivi il fossato attorno alle mura.

Sembra che il centro della vita cittadina sia stato lo stesso di ora, all'incirca in piazza Duomo. Secondo Polibio qui sorgeva il tempio di una divinità gallica, Belisama, che egli identifica con Atena o Minerva, dove erano custodite le sacre insegne guerriere degli Insubri, dette "le immobili".

Nel 385 a.C gli Insubri si alleano con Velletri, Tivoli e con il tiranno greco Dionigi di Siracusa contro Roma.

Milano romana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Milano romana e assedio di Milano.

Dopo essere stata la più importante città dei Celti Insubri, Milano (Mediolanum) fu occupata nel 222 a.C., in seguito ad un aspro assedio, dai consoli romani Gneo Cornelio Scipione Calvo e Marco Claudio Marcello, la conquista fu contrastata dalla discesa di Annibale al quale la popolazione locale si alleò. Fu solo nei primi anni del II secolo a.C. che gli Insubri e i Boi si assoggettarono alla dominazione romana.

Poco si sa della Milano celtica e poco anche della prima Milano romana. All'89 a.C. risale la legge di Pompeo Strabone ("Lex Pompeia de Gallia Citeriore") che conferì alla città dignità di colonia latina. I notabili milanesi disapprovarono la dichiarazione della valle padana come semplice provincia (Gallia Citerior o Cisalpina) e appoggiarono il tentativo del console Lepido di rovesciare i successori della corrente sillana. Il tentativo fallì e nel 77 a.C. la ribellione fu domata con una strage.

Per via della sua favorevole posizione di retrovia Milano fu di valore per le campagne di Cesare alla conquista della Gallia, negli anni dal 58 a.C. al 50 a.C. Milano divenne il più importante centro della Gallia Cisalpina e, sull'onda dello sviluppo economico, nel 49 a.C. venne elevata, nell'ambito della Lex Roscia allo status di "municipium civium romanorum".

Nell'età imperiale l'importanza militare, politica ed economica della città crebbe, Roma, per la sua posizione non era più centrale all'amministrazione e alla difesa dell'Impero, minacciato sui confini settentrionali, nel II secolo la città viene insignita del titolo di colonia imperiale e nel secolo successivo le ricorrenti invasioni barbariche ne misero in evidenza la sua qualità di avamposto di difesa. Qui al termine di una grande battaglia combattuta presso le sue mura nel 260, l'imperatore Gallieno riuscì a respingere un'orda di 300.000 Alemanni secondo Zonara,[3] e per l'occasione aprì per la prima volta una zecca nell'antica Mediolanum.[4] Aureliano, nel corso della ristrutturazione delle province, ne fece il capoluogo della provincia di Aemilia et Liguria e sede di un ufficiale imperiale preposto a vigilare sul fronte occidentale, quello orientale era per contro sorvegliato da Aquileia. Milano si dotò di edifici splendidi ed ebbe un grande anfiteatro (le rovine sono visitabili dalla sede della Soprintendenza Archeologica), con un'ellissi di 155 x 125 metri, il che lo renderebbe il terzo anfiteatro per dimensioni, dopo il Colosseo e l'anfiteatro di Capua. Il suo abitato si espanse ben al di fuori delle mura, occupando circa l'attuale cerchia dei navigli interna.

Sarcofago in porfido rosso egiziano, databile ai tempi dell'imperatore Massimiano, e che (dopo vari passaggi, compreso l'uso come sarcofago) è divenuto il battistero del Duomo di Milano

Quando Diocleziano decise di dividere l'Impero in due, scelse per sé l'Oriente e Milano divenne residenza del suo "collega" Massimiano, a capo dell'Impero Romano d'Occidente. Entrarono trionfalmente in città su un cocchio, Diocleziano si riservò l'appellativo di Giovio e Massimiliano quello di Erculeo. Nel 286 il tetrarca fece costruire una seconda cerchia di mura (di circa quattro chilometri e mezzo). Le mura massimianee scorrevano nei pressi dell'attuale Foro Bonaparte (la denominazione della attuale via "S.Giovanni sul Muro" indica qui l'antica esistenza di una chiesa presso le mura), qui si apriva Porta Vercellina. Poi contornavano il circo scendendo a Sud, ripiegavano verso est passando per l'attuale Carrobbio, proseguivano fino nei pressi di piazza Missori (qui vi era la Porta Romana) risalivano fino alla porta Argentia (per Bergamo, vicino all'attuale San Babila) poi piegavano ancora a Nord per raggiungere Porta Nuova (in fondo all'attuale via Monte Napoleone, chiamata anche porta Erculea in onore di Massimiano). Le mura tornavano a Ovest verso Foro Bonaparte toccando la Porta Comacina (per Como e per il Lario) porta Giovia (in onore di Diocleziano). Le mura avevano all'esterno un fossato, posto a una certa distanza, e quindi le porte (oltre che essere fornite di torri) avevano davanti un ponte che attraversava il corso d'acqua.

Massimiano abbellì la città con vari monumenti, con le terme Erculee, e soprattutto un grande circo (450 x 85 m). Una delle due torri, che facevano parte dei cancelli del circo da cui partivano le quadrighe, è stata trasformata in campanile ed esiste ancora (campanile di San Maurizio Maggiore). Fece costruire il proprio mausoleo, identico a quello di Diocleziano a Spalato, i cui resti sono stati inglobati nella Cappella di S.Gregorio a S.Vittore al corpo. Il suo sepolcro in porfido egiziano (dopo vari passaggi) ora è diventato il battistero del Duomo. Il nuovo centro cittadino, con il foro e la zecca, si spostò di qualche centinaio di metri rispetto a quello gallico, dove ora sorge S. Sepolcro. Di questi monumenti restano poche tracce, come per esempio le colonne di S. Lorenzo, ivi trasportate in un periodo successivo. Restano invece numerose iscrizioni marmoree che testimoniano le intense attività operaie, artigianali e mercantili. Da segnalare anche i ruderi del circo (i circhi erano relativamente rari in Italia, e nel Nord Italia ve ne erano solo due, entrambi dovuti a Massimiano, uno a Milano e uno ad Aquileia). Vi sono anche i resti delle Terme Erculee (vicino a piazza S.Babila, tra corso Vittorio Emanuele II e corso Europa), una torre e un pezzo di cinta muraria, alta 11 metri, (oggi nel giardino del Museo Archeologico) i citati resti dell'anfiteatro e vari altri reperti, visibili o chiusi in scantinati (es. sotto il palazzo della Borsa, in una botola sotto S.Vito, ecc.

Dopo l'abdicazione di Massimiano (306) avvenuta nello stesso giorno in cui abdicò Diocleziano, vi fu una serie di guerre di successione nel corso delle quali in pochi anni si succedettero 4 imperatori, prima Severo che preparò la spedizione contro Massenzio, lo stesso Massenzio in lotta contro Costantino e infine Costantino reduce dalla vittoria contro Massenzio.

Milano paleocristiana[modifica | modifica wikitesto]

A Milano, nel 313 Costantino si accordò con Licinio per consentire, con l'Editto di Milano, la pratica del culto cristiano, le cui prime cellule milanesi risalgono al II secolo.

Nel periodo del Vescovo Ambrogio e dell'imperatore Teodosio I Milano divenne il centro più influente della Chiesa d'Occidente. Sant'Agostino fu convertito al cristianesimo nel 386 e ricevette il battesimo da S.Ambrogio. Ambrogio trovò a Milano una basilica "doppia" (la basilica vetus). Fece costruire varie altre basiliche, di cui quattro ai quattro lati della città, quasi a formare un quadrato protettivo, probabilmente pensando alla forma di una croce. Esse corrispondono all'attuale S.Nazaro (sul decumano, presso la Porta Romana, allora era la "Basilica Apostolorum"), dalla parte opposta S.Simpliciano, a Sud-Ovest la Basilica Martyrum (poi lo stesso vescovo vi fu sepolto e divenne basilica di Sant'Ambrogio) e infine S.Dionigi. La Milano imperiale aveva una via trionfale, fiancheggiata da grandi portici colonnati che usciva da Porta Romana e proseguiva verso Roma, per terminare (all'altezza dell'attuale "Crocetta") con un enorme arco celebrativo (molto più grande dell'arco di Costantino nel Foro romano).

Una parte considerevole della città era riservata ai palazzi imperiali, che erano residenza dell'imperatore e della corte, comprendevano palazzi di rappresentanza e amministrativi. Quest'area occupava la parte della città compresa tra il circo e il foro. Come di consuetudine i palazzi avevano un accesso diretto al circo, in modo che l'imperatore poteva recarvisi senza uscire per strada.

Milano medievale[modifica | modifica wikitesto]

Le invasioni barbariche[modifica | modifica wikitesto]

Nel 401 Venerio, discepolo e diacono di Ambrogio, diviene vescovo di Milano, succedendo a Simpliciano. In risposta al Concilio di Cartagine dell'8 giugno, in cui i vescovi africani sollecitano l'invio di nuovi sacerdoti a causa della crisi di vocazioni locale, manda presbiteri e diaconi ambrosiani. Tra loro spicca Paolino, che poi scrisse la Vita di Sant'Ambrogio. Rimane a lungo in contatto con Giovanni Crisostomo, che difende in seguito al suo esilio (9 giugno 404) dovuto alla condanna della corruzione imperiale a Costantinopoli. Il 19 novembre i Visigoti, comandati da re Alarico, entrano in Italia seguendo la via Postumia senza incontrare alcuna resistenza poiché l'esercito romano è impegnato a difendere le sue frontiere settentrionale dagli Alani e dai Vandali e i presidi sulle Alpi Giulie sono sguarniti.

Nel febbraio del 402 Alarico giunge con il suo esercito sotto le mura di Milano, assediando la città. Onorio decide di trasferire la corte imperiale in Gallia ritenendo ormai indifendibile la città ma Stilicone, suo magister militum, cerca di convincerlo a restare. Onorio però lascia la difesa di Milano a Stilicone e attraversando il lago di Como giunge in Rezia per cercare rinforzi. A marzo Onorio decide di trasferire la capitale da Milano a Ravenna, dopo che la prima lo era stata per 116 anni (286-402), in quanto considerata più difendibile e meglio collegata a Costantinopoli malgrado le resistenze dei milanesi. Stilicone, ottenuti rinforzi, riesce, pur con un esercito composto prevalentemente da Goti, a respingere all'inizio di aprile i Visigoti di Alarico dopo quasi due mesi di assedio. Alarico si muove dapprima verso Asti ma il 6 aprile, a Pasqua, viene raggiunto, attaccato e sconfitto dall'esercito romano guidato dallo stesso Stilicone a Pollenzo, subendo perdite ingenti di uomini e salmerie oltre alla cattura dei suoi familiari. Nel giugno del 403 Alarico viene nuovamente sconfitto da Stilicone nella battaglia di Verona. In

Nel 408 Olimpio, magister officiorum, con l'appoggio di alcuni cortigiani imperiali e dei cristiani milanesi, sobillò una rivolta dell'esercito romano stanziato a Pavia che ebbe luogo il 13 agosto e in cui persero la vita almeno sette ufficiali legati a Stilicone. Il generale era infatti malvisto a causa della sua fede ariana e dei suoi stretti contatti con Alarico, veniva inoltre accusato di volersi creare un regno in Gallia con a capo il figlio Eucherio o addirittura di voler prendere Costantinopoli e di essere stato uno dei mandanti dell'assassinio di Rufino. Onorio riuscì a sedare con difficoltà la rivolta ma diede ordine al suo esercito, stanziato a Ravenna, di catturare Stilicone che dopo essersi rifugiato in una chiesa fu giustiziato da Eracliano il 22 agosto. All'inizio dell'anno Marolo diviene il nuovo vescovo di Milano, succedendo a Venerio. Egli importa da Antiochia, la sua città, il culto per i martiri, in particolare per Babila e Romano.

Nel 452 arrivò Attila con i suoi unni e si fece consegnare i beni dei Milanesi senza per altro distruggere la città. Allo sfaldamento della società tardo-antica e alla conseguente crisi demografica, fece da contraltare il primo insediamento di un popolo germanico: quello degli Eruli di Odoacre.

Nel 493, i Goti guidati da Teodorico sconfissero Odoacre][5] che aveva deposto l'ultimo imperatore romano d'occidente, Romolo Augusto.

La guerra gotica e la prima distruzione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra gotica (535-553) e Assedio di Milano (538-539).

La sempre più precaria situazione politica e militare causò però alla città diverse ferite e Milano conobbe, nel 539, la sua prima distruzione: l'imperatore romano d'Oriente Giustiniano I, deciso a riconquistare i territori imperiali d'occidente, attaccò il re goto Teodato inviando in Italia al comando delle sue truppe il generale Belisario, iniziando quella che diventerà la lunga Guerra gotica; durante l'assedio di Roma del 537-538, durante l'inverno del 537-538, Belisario ricevette a Roma il vescovo di Milano, Dazio, con alcuni tra i cittadini milanesi più illustri: questi chiesero al generalissimo di inviare nell'Italia nord-occidentale (provincia di Liguria) un piccolo esercito; se l'avesse fatto, loro avrebbero consegnato all'Impero non solo Milano, ma tutta la provincia romana di Liguria (grossomodo corrispondente all'Italia nord-occidentale).[6]

Belisario mantenne le promesse: mandò via mare un esercito 1.000 uomini per intraprendere la conquista della Liguria. L'esercito bizantino sbarcò a Genova e riuscì in breve tempo a occupare Milano, Bergamo, Como, Novara e a tutti gli altri centri della Liguria ad eccezione di Pavia. La reazione di Vitige, tuttavia, non si fece attendere: inviò Uraia con un consistente esercito per cingere d'assedio Milano, e sollecitò il re dei Franchi, Teodeberto I, a intervenire in suo sostegno. Teodeberto, però, avendo stretto dei trattati di alleanza con Giustiniano (che non aveva rispettato), decise prudentemente di non intervenire direttamente nel conflitto, inviando a dar manforte ai Goti non guerrieri franchi ma 10.000 guerrieri burgundi, sudditi dei Franchi.

Belisario decise di inviare soldati alla liberazione di Milano, ma la divisione in due fazioni dell'esercito bizantino in seguito all'arrivo in Italia del generale Narsete, fece sì che la parte dell'esercito dalla parte di Narsete disubbedì agli ordini di Belisario di accorrere alla liberazione di Milano se non l'avesse autorizzato prima esplicitamente Narsete. Quando arrivò l'autorizzazione di Narsete era troppo tardi: gli stenti subiti dai Milanesi assediati si aggravarono a tal punto «per la mancanza di cibo che molti non disdegnavano di mangiar cani, sorci ed altri animali abborriti prima per cibo dell’uomo»[7] e la guarnigione imperiale decise quindi di arrendersi. Milano fu distrutta:

« Milano quindi fu agguagliata al suolo, e massacrato ogni suo abitatore di sesso maschile, non risparmiandosi età comunque, e per lo meno aggiugnevane il numero a trecento mila; le femmine custodite in ischiavitù spedironsi poscia in dono ai Burgundioni, guiderdonandoli con esse del soccorso avutone in questa guerra. Oltre di che rinvenuto là entro Reparato prefetto del Pretorio lo fecero a pezzi e gittaronne le carni in cibo ai cani. Gerbentino, pur egli quivi di stanza, poté co’ suoi trasferirsi per la veneta regione e pe’confini delle vicine genti nella Dalmazia, e passato in seguito a visitare l’imperatore narrogli a suo bell’agio quell’immensa effusione di sangue. Quindi i Gotti, occupate per arrendimento tutte le altre città guernite dalle armi imperiali, dominarono l’intera Liguria. Martino ed Uliare coll’esercito si restituirono in Roma. »
(Procopio, La Guerra Gotica, II, 21.)

In realtà la cifra di Procopio di 300.000 milanesi maschi massacrati è esagerata e va perlomeno divisa per dieci (30.000).

Al termine della guerra gotica, che durò fino al 553/554, ma si protrasse in alcune zone dell'Italia settentrionale fino al 561/562, l'Italia fu conquistata dai Bizantini e Milano, secondo la Cronaca di Mario Aventicense, fu ricostruita per opera di Narsete:[8]

(LA)
« Hoc anno Narses ex praeposito et patricio post tantos prostratos tyrannos, ... Mediolanum vel reliquas civitates, quas Goti destruxerant, laudabiliter reparatas, de ipsa Italia a supra scripto Augusto remotus est.» »
(IT)
« In quest'anno [568] Narsete ex proposito e patrizio, dopo aver abbattuto tanti tiranni... e ricostruite lodevolmente Milano e le città rimaste, che i Goti avevano distrutto, fu destituito dal governo dell'Italia dal suddetto Augusto [Giustino II]. »
(Mario Aventicense, Chronica, Anno 568.)

Sembra che nel breve periodo bizantino potrebbe essere stata elevata a capitale della diocesi italiana (Italia del Nord), anche se ciò non è certo.[9] Infatti, intorno alla fine del VI secolo, Genova risulta essere la sede dei vicarii del prefetto del pretorio d'Italia, che potrebbero essersi trasferiti, insieme all'arcivescovo di Milano, a Genova dopo la conquista longobarda di Milano (3 settembre 569).

Milano sotto i Longobardi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 568 i Longobardi, condotti da Alboino, invasero l'Italia dalla Pannonia; dopo aver occupato le Venezie tranne alcune città costiere, Alboino invase la Lombardia e il 3 settembre della terza indizione (anno 569) entrò a Milano:

(LA)
« Alboin igitur Liguriam introiens, indictione ingrediente tertia, tertio nonas septembris, sub temporibus Honorati archiepiscopi Mediolanum ingressus est. Dehinc universas Liguriae civitates, praeter has quae in litore maris sunt positae, cepit. Honoratus vero archiepiscopus Mediolanum deserens, ad Genuensem urbem confugit. »
(IT)
« Alboino, invasa la Liguria, entrò a Milano nella terza indizione, il 3 settembre, ai tempi dell'arcivescovo Onorato. Successivamente conquistò tutte le città della Liguria, tranne quelle sul littoriale. Ma l'arcivescovo Onorato, abbandonando Milano, fuggì nella città di Genova. »
(Paolo Diacono, Historia Langobardorum, II, 25.)

Come conseguenza della conquista, l'aristocrazia senatoria, il vescovo e gran parte del clero si rifugiano per più di settant'anni a Genova; la città si impoverisce gravemente, anche per il prevalere di Pavia, divenuta la capitale dei Longobardi.

Nel 588 Audualdo e altri sei duchi dei Franchi minacciano la città di Milano con il loro esercito mentre Autari è asserragliato a Pavia ma la dissenteria scoppiata tra le loro file li costringe a ritirarsi in Francia dopo aver conquistato numerose fortezze. All'inizio di novembre del 590, in seguito alla morte di Autari, Agilulfo, il duca di Torino, diviene il nuovo re con Teodolinda come consorte e sposta la capitale del Regno dei Longobardi da Pavia a Milano. Poco dopo nasce Gundeberga, figlia postuma di Autari. Nel maggio del 591 Agilulfo viene riconosciuto da tutti i longobardi quale nuovo re a Milano.

In questo periodo si ebbe una germanizzazione della regione intorno a Milano e di altre aree che complessivamente vennero chiamate Langobardia Maior (corrispondente allora a gran parte dell'Italia centro-settentrionale e avente come fulcro la capitale Pavia); questo termine, trasformatosi in Lombardia, passò a designare la regione intorno a Milano. Mentre gli Ostrogoti tentarono di portare avanti la cultura romana, inizialmente sotto i Longobardi la popolazione cittadina venne trattata come una popolazione di sconfitti soggetta a pesanti tributi che andavano nelle tasche dei liberi germanici. Le cose migliorarono col regno di Autari (584-590) e ancor di più sotto la regina Teodolinda, che si era convertita al cattolicesimo dall'originario arianesimo. Le chiese vengono riparate, i vescovi acquistano di nuovo la loro autorità, i servi vengono liberati in nome del cristianesimo. All'influenza della regina si deve, almeno in parte, anche la decisione di suo marito Agilulfo, intorno al 604, di trasferire la capitale del regno longobardo da Pavia a Milano; la scelta, confermata dal figlio di Agilulfo, Adaloaldo, fu poi revocata da Arioaldo, salito al trono nel 626. A metà del VIII secolo Milano ha le mura riparate, con nove torri - due in più del periodo imperiale - un acquedotto funzionante, le strade selciate.

Milano carolingia[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo franco, dopo il 774, si ebbe una ripresa di Milano, in precedenza sovrastata da Pavia, la capitale dei Longobardi; la città fu sede di un conte imperiale e di un vescovo influente, come Angilberto I (822-823) e Angilberto II (824-859). Si diffuse l'ordinamento vassallatico, che sostituì la commendatio longobarda, e con esso il feudalesimo. I duchi furono sostituiti dai conti. Ai vescovi fu concessa l'immunità ecclesiastica, cioè il diritto di giudicare le persone del proprio territorio e l'esenzione dalle tasse.

Disgregatosi l'impero carolingio con la deposizione di Carlo il Grosso nell'887, i poteri politici furono detenuti dai conti, divenuti poi marchesi, e dai vescovi. Nonostante l'arbitrarietà del potere feudale, soprattutto nelle campagne, in città si fanno ancora progressi economici, espandendo i commerci con la Francia e La Germania. Nelle città, in assenza di un'amministrazione civile, i vescovi esercitano di fatto una forma embrionale di governo cittadino, talvolta riconosciuto dai feudatari che aspirano al titolo di re d'Italia e, successivamente dagli Imperatori del Sacro Romano Impero Germanico, istituito nel 962 con l'incoronazione da parte del papa di Ottone I di Sassonia. A Milano si forma la prima classe di cives, i cittadini, contrapposta ai cavalieri feudali, i milites, che a differenza del resto d'Europa abitano entro la città nei loro palazzi turriti. I vescovi però prevalsero nel X secolo all'inizio dell'XI, con le figure di Ansperto Confalonieri (868-881), Valperto de' Medici (953-970) e in particolare con la figura di Ariberto da Intimiano (1018- 1045), che incoronò Corrado II re d'Italia.

Milano comunale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Della Torre e Signori e Duchi di Milano.
Milano all'epoca del Barbarossa

Il libero Comune era riuscito ad estendere la sua influenza su gran parte della Lombardia e vi era stato un imponente aumento della popolazione e dell'economia. Federico Barbarossa distrusse la città nel 1162. Tuttavia l'epoca comunale fu caratterizzata da lotte intestine fra le diverse fazioni politiche, che culminarono con la Tregua di Parabiago (1257) e la Pace di Sant'Ambrogio (1258). A partire dal 1241 con l'elezione di Pagano della Torre a Capitano del popolo inizia l'egemonia della famiglia Della Torre sulla città, che durerà con fasi alterne fino al 1311. Il vescovo Ottone Visconti sfruttò abilmente l'esigenza posta da più parti nella società di una maggiore tranquillità nella vita politica cittadina per imporre la supremazia della dinastia dei Visconti: nel 1277 nella battaglia di Desio sconfisse Napo della Torre, capo della parte popolare e signore di fatto della città. Si assistette così al tramonto definitivo dell'esperienza comunale per Milano.

Milano dei Visconti e degli Sforza[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Visconti, Sforza e Ducato di Milano.
La massima espansione dei Visconti nel XIV secolo, fino al 1402

Azzone Visconti dovette poi fronteggiare le liti di discendenza interne alla famiglia. Il 21 febbraio 1339, nella Battaglia di Parabiago, combatté al fianco dello zio Luchino, le truppe mercenarie elvetiche della Compagnia di San Giorgio, guidate dall'altro suo zio Lodrisio. Vinse grazie alla leggendaria apparizione di Sant'Ambrogio a cavallo, che mise in fuga le truppe nemiche: tale evento è ritratto su di una formella bronzea, di uno dei portoni del Duomo.

Intanto l'economia della città era andata crescendo: nel secolo XIII Milano era una delle poche città europee ad avere più di 100.000 abitanti, l'artigianato era in pieno sviluppo, soprattutto per la lavorazione dei metalli[10] e dei tessuti, agricoltura e allevamento erano fiorenti ed i traffici intensi, anche grazie alla costruzione del Naviglio Grande, che favorì gli scambi e irrigò sapientemente le campagne. L'inizio della costruzione del duomo da parte di Gian Galeazzo Visconti nel 1395 manifestava nel modo più tangibile l'affermazione della floridezza della città e della signoria dei Visconti, divenuta Ducato nel 1395.

La signoria dei Visconti si concluse con Filippo Maria, morto senza eredi nel 1447. Si ebbe allora un tentativo di restaurazione dei poteri comunali, la cosiddetta Repubblica Ambrosiana, soffocato però nel 1450 da Francesco Sforza, condottiero che era stato al servizio dei Visconti (comandante di una compagnia di ventura, cioè di una compagine di mercenari), che diede inizio alla signoria degli Sforza. Seguì un periodo di stabilità e prosperità, che in particolare vide lo sviluppo della coltivazione del gelso e della lavorazione della seta. A manifestare l'orgoglio per questa crescita furono compiute opere come il Castello Sforzesco (già esistente in epoca viscontea, ma riadattato, ingrandito e completato dagli Sforza) e l'Ospedale Maggiore. Gli Sforza inoltre riuscirono ad attrarre a Milano personalità come Leonardo da Vinci, il quale riprogettò e migliorò la funzione dei navigli e dipinse l'Ultima Cena (Cenacolo Vinciano), e Bramante. Contemporaneamente gli Sforza condussero azioni espansive nell'Italia Settentrionale e in aree dell'Italia Centrale che portarono a scontrarsi con gli interessi delle altre potenze italiane, soprattutto con la Repubblica di Venezia a est e con la signoria di Lorenzo de' Medici.

Il delicato periodo che va dalla metà del XV alla metà del XVI secolo vede succedersi i seguenti arcivescovi, alcuni dei quali di significativa importanza per la città: Carlo I da Forlì (1457-1461); Stefano dei conti Nardini di Forlì (1461-1484); Giovanni IV Arcimboldi (1484-1488) e Guido Antonio Arcimboldi (1488-1497); Ottaviano Arcimboldi (1497); Ippolito I d'Este (1497-1519); Ippolito II d'Este (1519-1550).

La dominazione spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Ducato d'oro di Luigi XII di Francia, come duca di Milano, 1499-1512
Milano come appariva nel 1573, durante il governo di Filippo II
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Organi della pubblica amministrazione di Milano in età spagnola e Peste di San Carlo.

Nel corso della signoria di Ludovico il Moro, nel 1499 Milano diventa la prima delle signorie italiane a cadere sotto gli attacchi delle monarchie nazionali. Nel 1499 discende in Italia un esercito di Luigi XII di Francia comandato dall'esule Gian Giacomo Trivulzio e nel 1500 il Moro viene definitivamente sconfitto. Tra il 1512 e il 1515 le truppe dei Cantoni svizzeri intervengono contro i francesi assumendo il controllo "de facto" del Ducato e affidando il potere a Massimiliano Sforza. La sconfitta durante la Battaglia di Marignano segna però la fine dell'espansione elvetica e negli anni successivi si sviluppa la lotta per il predominio su Milano tra Francia da un lato e Asburgo d'Austria e Spagna dall'altro. Prevale alla fine Carlo V con la battaglia di Pavia nel 1525 e nel 1535 Milano e il territorio del ducato sono occupati dall'imperatore e inizia un periodo di 170 anni di dominazione spagnola. Questi anni vedono il controllo piuttosto oppressivo sui piani ideologico e fiscale dei governatori spagnoli. Si riscontra però un rifiorire dell'economia fino all'inizio del Cinquecento, in conseguenza della fine di un lungo periodo di turbolenze. Si ha poi la crescita di prestigio e di influenza del clero, soprattutto per merito delle preminenti figure di San Carlo Borromeo arcivescovo dal 1565 al 1584 e di Federico Borromeo arcivescovo dal 1595 al 1631.

Si riscontra invece una profonda crisi demografica ed economica intorno al 1630 a causa della peste descritta nei Promessi sposi e della calata dell'esercito tedesco; si riscontrano poi fenomeni di stagnazione economica da inquadrarsi in una situazione di depressione che si riscontra in generale nella penisola fino verso la metà del Settecento. All'inizio del Settecento si assiste alla crisi del Regno di Spagna e nel 1706 nel corso della guerra di successione spagnola Milano viene occupata da Eugenio di Savoia e passa sotto il dominio austriaco, formalizzato dal Trattato di Rastadt nel 1714.

Primo periodo austriaco e periodo napoleonico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Neoclassicismo a Milano.

Un periodo di vivaci riforme inizia intorno alla metà del secolo XVIII sotto il regno di Maria Teresa d'Austria (1740-1780) e prosegue con il regno di Giuseppe II d'Austria (1780-1790). In questo periodo Milano riprende ad avere un ruolo primario sia sul piano culturale (sensibilità e contributi verso l'Illuminismo) che su quello economico. Svolgono ruoli importanti figure come Pietro Verri, Alessandro Verri, Cesare Beccaria, Paolo Frisi, Ruggero Boscovich, Giuseppe Parini e Giuseppe Piermarini.

Il 1º gennaio 1760 entra in vigore il censimento. Sappiamo che a questa data a Milano (esclusi i Corpi Santi) c'erano 5206 unità immobiliari con 2423 proprietari rispetto a 108.000 abitanti.

Napoleone entra a Milano il 15 maggio 1796, Giuseppe Pietro Bagetti

Vi sono diverse istituzioni attuali che sono state fondate o patrocinate dagli austriaci, nel primo o secondo periodo. Tra queste il Teatro alla Scala, le scuole e l'Accademia di Brera (ospitate in un convento confiscato ai Gesuiti), la Biblioteca Braidense (Maria Teresa la rese pubblica essendo prima privata), la Cassa di Risparmio delle Province Lombarde e varie altre importanti istituzioni tra cui l'Università (prima occorreva recarsi a Pavia). Da segnalare il famoso catasto (che costituì un modello per gli altri stati) e la formazione di alcune delle prime ferrovie italiane (la Ferdinandea) al punto che all'Unità d'Italia i domini austriaci avevano una rete ferroviaria tra le più estese tra gli stati confluiti nel Regno d'Italia (la rete era seconda sola a quella del Regno di Sardegna).

Dal 1796 al 1799 fu capitale della Repubblica Cisalpina, dal 1802 al 1805 capitale della Repubblica Italiana e dal 1805 al 1814 capitale del napoleonico Regno d'Italia.

Napoleone si incoronò "re d'Italia" in Duomo con la Corona Ferrea, e portò diverse riforme. Contribuì anche a modificare Milano, ad esempio imponendo di terminare la facciata del duomo (1805) per la sua incoronazione, ideando la sostituzione del castello sforzesco con "foro bonaparte", progetto poi da lui bocciato, ma che generò l'attuale semicerchio stradale, che (completato nella parte superiore) avrebbe dovuto sostituire il castello, inviso alla popolazione in quanto simbolo dell'assolutismo. Per Napoleone nel 1807 fu iniziato l'attuale arco della Pace, che fu tuttavia finito sotto la seconda dominazione austriaca.

Secondo periodo austriaco e risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

Stampa d'epoca (1845 ca.). Raffigura il laghetto di Santo Stefano per il quale transitarono per oltre quattro secoli i materiali per il cantiere della Fabbrica del Duomo. Fu interrato nel 1857 per "insalubrità".

Tra il febbraio e l'aprile 1814 si consumarono gli avvenimenti che determinarono la Caduta del Regno d'Italia. L’8 febbraio 1814 il Viceré del Regno d'Italia[11] Eugenio di Beauharnais sconfisse gli austriaci alla battaglia del Mincio e li costrinse, il 16 aprile, a stabilire la linea del cessate il fuoco fuori dalla Lombardia (Convenzione di Schiarino-Rizzino). Il Beauharnais convocò, quindi, per il successivo 17 aprile a Milano il Senato del Regno d'Italia.

Al Senato, invece, la migliore nobiltà milanese si schierò contro di lui (fra gli altri, Carlo Verri, Federico Confalonieri, il generale Pino, Manzoni, Porro Lambertenghi fra gli altri). Il 20 aprile si scatenò la congiura contro i francesi. La folla invadeva il Palazzo del Senato. Poi passava a San Fedele e massacrava il ministro Prina, che si era opposto alla congiura insieme al Melzi d'Eril.
Il 21 aprile, addirittura, il Consiglio Comunale di Milano, riunitosi d'urgenza, nominò un Comitato di Reggenza Provvisoria, composto da sette membri: tutti erano tra i cospiratori. Come primo atto, il Comitato inviò delegati al feldmaresciallo austriaco Heinrich Johann Bellegarde perché inviasse le sue truppe ad occupare la città. Il 22 aprile 1814 i Collegi elettorali, convocati dal podestà Durini, abolirono il Senato.

Il progetto del Beauharnais era compromesso. La fine del Regno d'Italia era giunta: il 23 aprile Eugenio di Beauharnais firmò a Mantova la capitolazione, con un esercito al completo e senza essere stato sconfitto dagli Austriaci.

Il nuovo assetto territoriale dell'Italia fu deciso al Congresso di Vienna. Il 7 aprile 1815 fu annunciata la costituzione degli “stati austriaci in Italia”. Milano diveniva la capitale del Regno Lombardo-Veneto, formalmente indipendente, ma in realtà soggetto all'Impero d'Austria. La città tornò ad essere capoluogo di una provincia, più piccola rispetto a quella esistita fino al 1797.

Il secondo periodo austriaco fu turbolento e caratterizzato da una continua tensione. In questo periodo avvenne la famosa rivolta delle Cinque giornate del 1848, che temporaneamente liberò Milano dal dominio austriaco, e la meno nota rivolta popolare del 1853.

In seguito alla seconda guerra di indipendenza ed alla successiva Pace di Zurigo (1859) Milano e la Lombardia passarono al Regno di Sardegna, trasformatosi nel 1861 in Regno d'Italia.

Milano nell'età della borghesia[modifica | modifica wikitesto]

Crescita economica e industriale[modifica | modifica wikitesto]

Vita culturale. L'opera lirica[modifica | modifica wikitesto]

Milano non iniziò alcuna forma originale d'Opera, né diede i natali a grandi musicisti, ma divenne e in qualche modo resta una delle capitali indiscusse dell'Opera Lirica adottando compositori stranieri. Operarono a Milano artisti di lingua tedesca (Mozart, Giacomo Mayerbeer, Simon Mayr...) originari del Veneto (Antonio Salieri) dallo Stato Pontificio (Rossini) del Regno di Napoli (Cimarosa, Paisiello, Vincenzo Bellini…) del Ducato di Parma e Piacenza (Giuseppe Verdi) e molti altri, quasi tutti di altre città, vicine (Gaetano Donizetti di Bergamo) o lontane. Il primo teatro di cui si ha notizia è il salone Margherita, costruito negli ultimi anni del Cinquecento, poi rifato sulla stessa area (l'attuale Palazzo Reale) come Regio Ducal Teatro. Da segnalare la presenza a Milano di Mozart, che diede alcune prime delle sue opere. Tra queste Mitridate, re di Ponto (26 dicembre 1770, la Serenata teatrale Ascanio in Alba su un testo del Parini per le Nozze di Ferdinando e Beatrice d'Este) (17 ottobre 1771) e Lucio Silla (26 dicembre 1772, tutti al Teatro Regio Ducale, Milano) I soggiorni di Mozart a Milano abbracciarono quasi un anno della sua breve vita, e probabilmente lasciò Milano perché sfumò la possibilità di essere assunto come compositore stabile. Alcuni storici riferiscono che l'Arciduca fosse favorevole alla sua assunzione, ma che Maria Teresa si oppose, dato che i Mozart (padre e figlio) venivano considerati dei compositori girovaghi e non adatti ad una sede così importante.

Il teatro alla Scala[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stagioni liriche del Teatro alla Scala e Stagioni di balletto del Teatro alla Scala.
Il Teatro alla Scala in una stampa ottocentesca

Una tappa decisiva fu la costruzione del Teatro alla Scala. Dopo che un incendio distrusse il Regio Ducal Teatro, si decise di costruirne due, dislocati in aree diverse dal precedente. Maria Teresa donò l'area dove prima sorgeva la chiesa di Santa Maria alla Scala, e da qui il "Teatro Grande" prese il proprio nome. Una volta approvato il progetto, nell'arco di due anni la Scala fu inaugurata il 3 agosto 1778 con L'Europa riconosciuta di Antonio Salieri. L'anno successivo fu inaugurato il teatro fratello, sempre progettato dal Piermarini, ovvero il Teatro alla Cannobiana (dal convento delle suore Cannobiane che si trovava in quell'area) poi divenuto il Teatro Lirico. Nei primi tempi alla Scala furono date opere di gusto napoletano e francese.

All'inizio dell'Ottocento vi è da segnalare l'arrivo di personaggi importanti come i citati Ferdinando Paër, Giacomo Meyerbeer, il giovane Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi, Gaetano Donizetti. I rapporti con i musicisti non furono sempre facili, ma Milano restava un crocevia importante per tutti i più grandi operisti. In particolare Verdi diede le sue ultime opere (l'Otello, il 5 febbraio 1887 e Falstaff 9 febbraio 1893) alla Scala, morì a Milano ed è sepolto a Milano nella casa di riposo per musicisti che volle donare a questa città. Rossini diede a Milano l'ultima sua opera Italiana (La gazza ladra) e poi si trasferì a Parigi.

Durante l'Ottocento vi erano intensi scambi con altre città. Basti ricordare la figura di Domenico Barbaja (Milano, 1778 - Posillipo, 1841) che da cameriere divenne ricco per aver ottenuto l'appalto del gioco d'azzardo alla Scala, e in breve divenne "il principe degli impresari". Gestì alcuni dei più grandi teatri dell'epoca in tre Stati diversi: la Scala e la Cannobiana a Milano, il Teatro San Carlo di Napoli e due teatri a Vienna, città che – ricordiamolo - allora dominava su Milano. Un personaggio di un tale livello aveva naturalmente le sue entrature anche negli altri teatri, e presentò anche altrove alcuni dei più grandi operisti, che a lui debbono la loro fortuna.

L'importanza del melodramma a Milano non dev'essere confusa con la sola Scala: vi erano teatri importanti e indipendenti, che ospitarono le "prime" di alcune tra le opere più importanti e che ancor oggi vengono rappresentate in tutto il mondo. Basti ricordare le opere date al Teatro alla Cannobbiana, ora "Lirico", che ospitò prime quali l'Elisir d'Amore di Gaetano Donizetti o al Teatro Carcano (inaugurato nel 1803 su progetto del Canonica, oggi ha mantenuto lo stesso nome ma è stato completamente rifatto) con Beatrice di Tenda. Tra gli altri Teatri di rilievo il Fossati, il salone Cattaneo, Gerolamo… Occorre ricordare che nell'Ottocento aprirono a Milano una decina di Teatri.

Mentre uno dopo l'altro i teatri andavano in crisi, alla fine dell'Ottocento la Scala grazie all'appoggio di autorità, personalità e importanti patron (come il duca Guido Visconti di Modrone, Arrigo Boito e da Giulio Gatti Casazza), sperimentava nuove formule di gestione. Un'altra modifica dell'assetto istituzione la si ebbe nel 1921 quando i palchi vennero ceduti dai rispettivi proprietari al Comune di Milano. È il momento in cui la Scala assume il ruolo di Ente autonomo, con finanziamenti comunali e statali. L'assetto attuale data nel '97, quando riapre nuovamente ai finanziamenti privati divenendo una “Fondazione”.

Il Novecento conclude l'Opera Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Nel Novecento Milano vide le “prime” di varie altre opere tra cui anche l'ultima opera di Puccini, Turandot (25 aprile 1926) in una memorabile esecuzione diretta alla Scala da Toscanini, che interruppe l'opera nel punto in cui l'aveva lasciata il Maestro. aumentava invece il suo prestigio internazionale.

Nel dopoguerra la Scala fu uno dei primi edifici di Milano restaurati dopo i danni dovuti ai bombardamenti, e lo fu ancora una volta con una memorabile serata condotta da Toscanini (11 maggio 1946) che rientrava in Italia dopo il suo esilio americano scelto per il disaccordo con il fascismo.

Nel dopoguerra il Teatro divenne famoso per le discussioni accanite tra le due fazioni (chi sosteneva la Callas chi Tebaldi) fino ad una certa crisi di identità negli anni settanta. Ritrovato il suo ruolo grazie alla conduzione di Grassi come Soprintendente e Abbado come direttore, negli ultimi anni è stata segnata da varie vicissitudini e polemiche.

Nel 2002 è stato inaugurato un nuovo Teatro (l'Arcimboldi) a Nord di Milano, in un'area decentrata, per consentire la prosecuzione delle stagioni liriche anche durante i restauro e adeguamento alle norme del Teatro del Piermarini, ed ora prosegue come secondo teatro lirico milanese. Tra il 2002 e il 2004 la Scala è stata restaurata radicalmente, anche qui non senza polemiche sia 1-per l'aspetto urbanistico (la "torre" del Botta) 2-per l'assorbimento nel faraonico palcoscenico di un teatro indipendente, la Piccola Scala 3-per la distruzione degli importanti resti archeologici ritrovati nel sottosuolo.

La vita musicale attuale di Milano è concentrata ormai in gran parte attorno a questo teatro. La RAI ha infatti sciolto l'orchestra (e la compagnia teatrale) che aveva a Milano. L'unica iniziativa importante degli ultimi decenni (oltre alla costruzione del teatro degli Arcimboldi) è la formazione dell'Orchestra "Verdi", con sede in un apposito auditorium in corso S.Gottardo, con finanziamenti privati. Questo è un avvenimento importante perché la musica in Italia era stata nell '800 assorbita in gran parte dall'Opera, trascurando in qualche modo la musica sinfonica.

Teatro e Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Accanto e assieme all'Opera Lirica, vi sono da segnalare alcuni elementi che possono far considerare Milano la capitale italiana del mondo dello spettacolo. Nel dopoguerra sono nate a Milano alcune istituzioni teatrali sia dedicate in prevalenza all'interpretazione dei classici (il "Piccolo" fondato da Paolo Grassi e Giorgio Strelher) sia prevalentemente su testi originali (la "Comune" di Dario Fo). Sono compagnie di grande valore e di fama mondiale, da ricordare che per i suoi testi Fo ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura.

Infine, è da considerare la vocazione "televisiva" di Milano. In questa città è infatti nata la RAI, anche se poi è stata spostata a Roma per essere più vicina al potere politico. Ma Milano non è rimasta sguarnita, e tuttora è sede dell'altro gruppo televisivo (Mediaset) che nel bene e nel male con la RAI forma il duopolio televisivo nazionale.

La danza classica[modifica | modifica wikitesto]

È stata già accennata alla parentela tra il S.Carlo e la Scala dovuta a Domenico Barbaja. La prima scuola di danza classica italiana annessa a un teatro d'opera fu quella del Teatro di San Carlo di Napoli. L'Imperial Regia Accademia di Ballo della Scala è nata un anno dopo, nel 1813. Queste due scuole all'inizio erano le due più importanti d'Italia, Ma in breve la scuola della Scala è diventata la più importante del mondo, e come tale riconosciuta senza discussione. All'Opéra di Parigi, a Londra, a Vienna o a San Pietroburgo, dal 1830/40 fino ai primissimi anni del Novecento il pubblico non poteva neanche immaginare che le prime ballerine non fossero italiane (in verità, erano tutte rigorosamente milanesi o di scuola milanese). Da qui in poi, il declino: anche se rimane ad un certo livello, non si può negare che sia stata superata da diverse altre “scuole” straniere. Rimane in testa probabilmente a livello nazionale, ed ha prodotto nell'ultimo secolo le poche ballerine e ballerini italiani che hanno avuto un notevole successo a livello mondiale.

Dalla dominazione straniera al Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un periodo di espansione nell'Italia settentrionale nel XV secolo, all'inizio del XVI secolo Milano fu conquistata dalla Francia, per poi passare alla Spagna e nel XVIII secolo all'Austria.

Periodo Napoleonico[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1796 al 1799 fu capitale della Repubblica Cisalpina, dal 1802 al 1805 capitale della Repubblica Italiana e dal 1805 al 1814 capitale del Regno Italico-Napoleonico.

Lombardo Veneto[modifica | modifica wikitesto]

Torna all'Austria dopo il periodo napoleonico con il Regno Lombardo-Veneto,

Regno d' Italia[modifica | modifica wikitesto]

1907: I lavoratori della Borletti, industria milanese fondata nel 1897, davanti al loro stabilimento in via Washington

Nel 1859 in seguito alla seconda guerra d'indipendenza entrò a far parte del Regno di Sardegna che divenne Regno d'Italia dal 1861.

Il 5 marzo 1876 esce il primo numero del Corriere della Sera, fondato e diretto dall'ex garibaldino Eugenio Torelli Viollier, giornale che diventerà il primo quotidiano italiano per tiratura e rilevanza politica.

Nel 1883 fu inaugurata a Milano, in via Sana Radegonda (a fianco al Duomo) la prima centrale elettrica dell'Europa continentale.[12]

Il 16 dicembre 1899 venne fondata l'Associazione Calcio Milan, da cui nel 1908, causa dissidi interni nascerà la Internazionale Football Club rivale cittadina.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Inizio XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1906, è sede dell'Esposizione Universale, che occupò tutta l'area del Parco Sempione e quella che successivamente sarà occupata dalla Fiera Campionaria di Milano, di quanto venne impiantato all'occasione rimane ben poco, l'opera più significativa rimasta è l'acquario civico.

Milano fu, all'inizio del Novecento, città socialista, di lotte operaie; nel 1911 vi venne trasferita la sede del giornale socialista ufficiale l'Avanti!. È del 1914 l'elezione di Emilio Caldara, primo sindaco socialista della città. Al contempo fu centro intellettuale del futurismo italiano. Il 14 novembre 1914, sempre a Milano inizierà la stampa del Il Popolo d'Italia, il quotidiano interventista fondato da Benito Mussolini.

Durante la prima guerra mondiale la città svolge un ruolo di retrovia, ricovero di militari feriti in convalescenza (tra cui Ernest Hemingway,[13]) e di centro per la produzione di materiale bellico, e viene direttamente colpita dalla guerra in occasione di un unico bombardamento aereo austriaco, il 14 febbraio 1918 che causò la morte di 18 persone.

Il biennio postbellico 1919-1920 vede lo scontro tra i socialisti e il nascente movimento fascista, che venne alla luce proprio a Milano nel 1919, in piazza San Sepolcro. tra gli episodi più cruenti si ricorda l 'incendio della sede dell'Avanti! il 15 aprile 1919.

Il 23 marzo 1921 muoiono 21 persone e 80 rimangono ferite in un attentato al teatro Kursaal Diana. Responsabili dell'atto furono riconosciuti gli anarchici Giuseppe Mariani, Giuseppe Boldrini ed Ettore Aguggini con la complicità di Elena Melli (compagna di Errico Malatesta).[14]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strage del Diana.

Un regio decreto nel 1923 modifica, ampliandola abbondantemente la periferia milanese: i piccoli paesi di Lambrate, Greco, Affori, Baggio, Gorla, Precotto, Musocco, Niguarda, Trenno, Chiaravalle, Crescenzago, Vigentino, cresciuti al confine con Milano ne vengono sono conglobati[15].

Nel 1924, a Milano, esce il primo numero del giornale comunista L'Unità.

Il ventennio fascista a Milano[modifica | modifica wikitesto]

Novembre 1928: Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d'Aosta, in rappresentanza del Re assiste al passaggio di una squadra di reduci di guerra in camicia nera, durante una parata fascista, di fronte a Palazzo Marino

Il ventennio fascista vede a Milano la realizzazione di una serie di opere pubbliche: una su tutte l'inaugurazione nel 1931 della stazione Centrale costruzione iniziata nel 1913, a sostituzione della precedente ormai piccola ed inadeguata al traffico ferroviario ubicata ove oggi vi è il Piazzale della Repubblica.

Il 18 aprile 1928, in piazza Giulio Cesare, all'ingresso della fiera campionaria in corso, ove avrebbe dovuto passare la carrozza del Re, scoppia una bomba collocata entro la base di ghisa di un lampione. L'esplosione provoca una strage: 16 persone muoiono sul colpo, altre 20 furono gravemente ferite e di queste almeno 10 morirono in seguito per le gravi lesioni ricevute. Mandanti e gli esecutori di questa strage non furono mai individuati[16] e la strage stessa venne velocemente rimossa dalla memoria storica cittadina e nazionale.

Il 1º gennaio 1930, venne inaugurata la Centrale del Latte, mentre il 23 maggio aprì il Planetario regalato alla città dall'editore Ulrico Hoepli. Il giorno 28 ottobre fu inaugurato l'Idroscalo, la cui costruzione era iniziata nel 1928.

Toponomastica delle vie del Ventennio[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo del Ventennio a Milano, alcune vie e piazze comuni, assunsero alcune denominazioni che prendevano spunto da fatti accaduti in quell'epoca oppure da personaggi o città di cui ricordarne la memoria. Denominazioni che poi vennero cambiati dopo il 1945, anno che sancì la fine del periodo fascista.

  • Piazza della Repubblica (zona Stazione Centrale) prima era chiamata Piazzale Fiume, in onore della omonima città del Quarnero oggi in Croazia;
  • Piazza Mercanti (zona Piazza del Duomo) all'epoca era chiamata Piazza Giovinezza (inno del partito fascista);
  • Piazza Buozzi (zona Porta Romana) era Piazza Martiri Fascisti;
  • Corso Matteotti (zona piazza San Babila) era Corso del Littorio (simbolo del potere fascista);
  • Corso Lodi (zona Università Bocconi) era Corso 28 ottobre (data della Marcia su Roma);
  • Corso di porta Romana era Corso Roma;
  • Via Nirone (zona Piazza S.Ambrogio) era Via del Fascio;
  • Via San Marco (zona Bastioni di P.ta Nuova) era Via Marcia su Roma;
  • Via Cerva (zona piazza San Babila) era Via degli Arditi (corpi speciali dell'esercito)

Immagini d'epoca[modifica | modifica wikitesto]

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

1943: la zona compresa tra piazza San Babila e largo Augusto dopo un bombardamento aereo; sullo sfondo, sopra le macerie, è visibile la guglia del Duomo.
Partigiani sfilano da Piazza del Duomo verso Corso Vittorio Emanuele, qualche giorno dopo la liberazione della città

La città venne più volte pesantemente bombardata dagli alleati, in particolare nell'estate del 1943, e gran parte della popolazione civile, soprattutto donne, bambini ed anziani, fu evacuata e sfollata nei paesi lombardi circostanti, al riparo dalle maggiori incursioni aeree. Molti quartieri cittadini furono pesantemente colpiti e molti milanesi morirono seppelliti, dalle macerie delle case distrutte, nei rifugi antiaerei ricavati nelle cantine.

Particolare impressione fece il bombardamento di una scuola elementare nel quartiere di Gorla che provocò la morte di circa 200 alunni e personale scolastico.

Finita la guerra, il cumulo delle macerie raccolte dagli edifici distrutti fu usato per costruire il Monte Stella, la collina artificiale di Milano nella zona di San Siro.

Nel '43 gli operai milanesi parteciparono agli scioperi generali contro il fascismo.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 Milano, con tutto il Nord Italia, venne occupata dalle truppe tedesche e diventa parte della RSI; in contemporanea si attivarono i nuclei partigiani, soprattutto con azioni di propaganda politica all'interno della città e sabotaggi contro infrastrutture nazifasciste. La città divenne la sede del CLN Nord Italia, avvennero ripetuti rastrellamenti di civili da parte delle milizie fasciste entro la città, gli arrestati venivano rinchiusi nel carcere di San Vittore ed i meno fortunati subirono interrogatori violenti a Villa Triste e gli abitanti della città vissero comprando il necessario con le tessere annonarie ed al mercato nero.

Per rappresaglia ad un attentato partigiano 15 prigionieri vennero fucilati dai fascisti ed i cadaveri lasciati esposti alla sguardo dei passanti per tutta la notte in Piazzale Loreto, per questo motivo la stessa piazza fu scelta come luogo per esporre alla folla il corpo di Mussolini e degli altri gerarchi fascisti fucilati dopo la loro cattura. Nel corso della resistenza, altri partigiani riconosciuti e catturati vennero fucilati per le vie milanesi, come accadde a Eugenio Curiel, che nella città aveva fondato il Fronte della gioventù per l'indipendenza nazionale e per la libertà.

Il 25 aprile 1945, con le truppe alleate in avvicinamento e le truppe tedesche in fuga dalla città, il Comitato di Liberazione Nazionale - Alta Italia proclama l'insurrezione della città. Nella stessa giornata la città è liberata. La giornata verrà proclamata Festa Nazionale della Liberazione, e alla città sarà assegnata la Medaglia d'Oro al Valor Militare per meriti resistenziali. Determinante in tutte le fasi della Resistenza milanese l'apporto dato dalle fabbriche milanesi[17] e della vicina Sesto San Giovanni (detta per questo motivo la Stalingrado d'Italia).

Dopoguerra e boom economico[modifica | modifica wikitesto]

La ricostruzione della città, dai danni della guerra, avvenne velocemente e l'11 maggio 1946, si ha l'inaugurazione del restaurato Teatro alla Scala, ricostruito dai danni nel giro di un solo anno dalle distruzioni causate dai bombardamenti aerei, il memorabile concerto inaugurale venne diretto dal maestro Arturo Toscanini appositamente rientrato dal suo lungo esilio americano e segnò psicologicamente un punto di riferimento nella ricostruzione della nazione.

L'urbanistica della città cambiò leggermente, alle spalle del Duomo, approfittando delle rovine di bombardamenti si trovò lo spazio per creare Corso Europa e snellire la circolazione cittadina, vennero costruiti i primi grattacieli: il grattacielo Pirelli e la Torre Velasca, la città viene ampliata con nuovi quartieri, alcuni costruiti con nuovi criteri urbanistici come il QT8, altri invece si rivelano quartieri dormitorio, come Quarto Oggiaro, popolati, principalmente dagli immigrati.

Nel dopo ricostruzione Milano costituisce, insieme a Torino e Genova, uno dei vertici del Triangolo industriale che fa da volano al boom economico dell'Italia. È di quegli anni la scoperta, nella Pianura Padana, del primo giacimento di gas naturale d'Italia. L'ENI, grazie a questa scoperta, sotto la guida di Enrico Mattei, non viene disciolta e gioca un ruolo decisivo nella crescita economica del Paese, e costruisce il suo quartier generale a Metanopoli (San Donato Milanese) al confine sud della città.

Il nuovo sviluppo economico provocò una crescita demografica: questi anni videro una grande immigrazione interna dal meridione d'Italia a verso Milano, le grandi industrie arrivarono ad attirare la manovalanza di cui abbisognavano anche tramite l'affissione di manifesti nei paesi del sud Italia offrendo un letto in alloggi societari per i primi tempi di ambientamento milanese.

Nel 1964 viene inaugurato il primo tratto della linea 1 della metropolitana.

Il Sessantotto, l'Autunno caldo e gli anni di piombo[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo compreso fra gli anni 1968 e inizio anni ottanta fu dominato dall'aspra lotta politica, in cui i forti confronti ideologici spesso sfociarono in violenze con feriti e morti che segnarono la storia di quegli anni.

Milano è una delle città simbolo delle lotte del Sessantotto in cui nacque il Movimento Studentesco. Nella città avvennero forti scontri sia tra gli studenti di sinistra dell'Università Statale ed i giovani neofascisti, provenienti dalla vicina Piazza San Babila ove solevano radunarsi[18] e sia con le forze dell'ordine.

La prima scaligera del 1968 venne pesantemente contestata, da un gruppo di studenti guidati da Mario Capanna con lancio di uova sulle pellicce delle signore della ricca borghesia lombarda, use a sfoggiare vistose toilette alla serata più mondana della città; questo episodio di contestazione lasciò un ricordo profondo negli animi milanesi che lo ricordano ancora a distanza di anni e viene sistematicamente ricordato nelle cronache milanesi dei giornali in occasione di ogni prima della Scala. Alle manifestazioni studentesche successivamente si aggiunsero le manifestazioni degli operai nell'autunno del '69, l'autunno caldo della cintura industriale milanese che si concludevano con grandi comizi in piazza del Duomo.

Il 25 aprile 1969 avvengono due attentati, provocando solo feriti: una bomba scoppia nello stand della FIAT alla Fiera Campionaria ed una seconda bomba inesplosa viene trovata nell'ufficio cambi della Banca Nazionale delle Comunicazioni ubicato nella Stazione Centrale. Il 24 luglio un ordigno esplosivo viene rinvenuto inesploso nel Palazzo di Giustizia cittadino.[19]

Il 19 novembre 1969 muore durante scontri con gli studenti l'agente di polizia Antonio Annarumma, è la prima vittima degli anni di piombo.

Il 12 dicembre 1969 scoppia una bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura: 16 morti e moltissimi feriti. L'attentato passerà alla storia come la Strage di piazza Fontana e segna l'inizio di quella che sarà chiamata strategia della tensione. Inizialmente vengono accusati Giuseppe Pinelli (morto in circostanze non chiare cadendo dalla finestra della Questura di Milano il 15 dicembre) e Pietro Valpreda, due anarchici appartenenti al circolo di Ponte della Ghisolfa. Dopo molti anni si chiarì invece che la responsabilità della strage era da attribuire ai neofascisti di Ordine Nuovo. Lo stesso anno a Milano, attorno a Luigi Giussani, insegnante di religione al liceo Berchet prese vita il movimento di impegno politico cattolico di Comunione e Liberazione.

Lapide per Saverio Saltarelli in via Bergamini, Milano

Nel primo anniversario della strage di Piazza Fontana, il 12 dicembre 1970, colpito al petto da un candelotto lacrimogeno sparato dalle forze di polizia, muore lo studente Saverio Saltarelli durante una manifestazione studentesca in via Larga[20].

Nel febbraio 1971 viene fondato il movimento "Maggioranza silenziosa" da parte di esponenti della destra democristiana Luciano Buonocore, Adamo Degli Occhi, Massimo De Carolis con lo scopo conclamato di mobilitare le classi medie intimorite dalla "piazza rossa", questo movimento organizzerà una decina di manifestazioni di piazza; il suo fondatore De Carolis venne poi sequestrato dalle Brigate Rosse nel suo studio legale, sottoposto a processo popolare e quindi gambizzato il 15 maggio 1975.

Il pensionato Giuseppe Tavecchio, muore lo 11 marzo 1972, colpito da un lacrimogeno, mentre cerca di sfuggire a scontri tra forze dell'ordine e dimostranti in Piazza della Scala. La mattina del 17 maggio, il commissario Luigi Calabresi, accusato di essere responsabile della morte di Pinelli, viene assassinato davanti alla sua abitazione milanese.

Il 23 gennaio 1973 lo studente Roberto Franceschi viene ucciso, davanti all'Università Bocconi durante uno scontro fra forze dell'ordine e studenti di sinistra. Il 12 aprile durante una manifestazione della destra viene ucciso l'agente Antonio Marino; il 17 maggio Gianfranco Bertoli lancia una bomba a mano, nel cortile della questura durante l'inaugurazione di una lapide in memoria di Calabresi uccidendo 4 persone e ferendone 45.

La primavera 1975 è caratterizzata da un susseguirsi di scontri con morti violente: il 16 aprile con un colpo di pistola sparatogli dal neofascista Antonio Braggion, muore Claudio Varalli, militante del Movimento Studentesco, il giorno seguente durante una manifestazione per questa morte Giannino Zibecchi, anch'egli militante nel M.S. muore durante uno scontro con Carabinieri una. Il 13 marzo 1975 a seguito di un'aggressione da parte di appartenenti a Avanguardia Operaia muore lo studente neofascista Sergio Ramelli, la sua morte aggrava il clima di tensione esistente in città e il 25 maggio un giovane Alberto Brasili, estraneo alla lotta politica, viene accoltellato a morte da neofascisti vicino piazza San Babila. Nello stesso anno viene fondato il CS Leoncavallo, uno dei primi e più rilevanti centri sociali giovanili italiani.

Il 27 aprile 1976 presso la Casa dello Studente, a Città Studi, lo studente Gaetano Amoroso, militante nel Comitato Rivoluzionario Antifascista, viene ucciso a coltellate da neofascisti, due giorni dopo, ad un anno di distanza dalla morte di Ramelli, il 29 aprile 1976 un commando di Prima Linea uccide Enrico Pedenovi un consigliere provinciale dello MSI. Il 15 dicembre 1976, a Sesto San Giovanni, centro della cintura industriale milanese, nel corso di un violento conflitto a fuoco muore il brigatista rosso Walter Alasia e Sergio Bazzega, maresciallo dell'antiterrorismo e il vicequestore Vittorio Padovani. Il 12 maggio 1976 diventa sindaco della città Carlo Tognoli, e tale rimarrà per 10 anni, è un socialista legato al gruppo emergente di Bettino Craxi ed il primo sindaco milanese della generazione politicamente post resistenziale.

Nel 1977, anno che vide la ripresa vigorosa della lotta politica extraparlamentare da parte del Movimento del '77, vengono praticati espropri proletari durante alcune manifestazioni, il 14 maggio l'agente Antonio Custra viene ucciso da colpi di pistola sparati da autonomi durante un corteo nel centro cittadino, la prima scaligera subisce una nuova pesante contestazione da parte dei gruppi giovanili.

Il 18 marzo 1978, vengono uccisi Fausto e Iaio due giovani del Leoncavallo, impegnati nella lotta contro la droga; il 7 novembre le Squadre proletarie Combattenti uccidono Giampietro Grandi ritenuto trafficante di droga.

Il giornalista Walter Tobagi sarà ucciso in un agguato terroristico il 28 maggio 1980, mentre tre anni prima il 2 giugno del 1977 Indro Montanelli, che a Milano nel 1974 aveva fondato Il Giornale, veniva gambizzato da un agguato delle Brigate Rosse.

Gli anni del riflusso e della Milano da bere[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Milano da bere.
Corso Buenos Aires, una delle vie dello shopping milanese.

Nella seconda metà del XX secolo Milano diventa una delle grandi capitali della Moda. Tra gli anni settanta ed ottanta Milano assiste alla scalata del governo prima cittadino poi nazionale del gruppo socialista di Bettino Craxi: sono gli anni del riflusso, del rampantismo sociale ed economico e della cosiddetta "Milano da bere". Nascono nuove figure imprenditoriali in città. Una su tutte: Silvio Berlusconi. La fine degli anni ottanta vede la crisi del sistema di potere del pentapartito e la nascita delle Leghe autonomiste locali, in particolare della Lega Lombarda di Umberto Bossi.

Sono gli anni della "Milano Connection", della consapevolezza della presenza mafiosa al Nord Italia favorita dalla pratica di spedire in Lombardia mafiosi in condizione di confino mafioso, della scoperta della "zona grigia" tra mafia ed imprenditoria. Sono le prime crepe nella immagine della "Capitale Morale" del Paese.[senza fonte]

Anni 90 e Tangentopoli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tangentopoli.

Nel '90 si giocano in Italia i mondiali di Calcio: il rinnovato stadio San Siro, ingrandito con un nuovo terzo anello, è uno dei palcoscenici principali ed i mondiali vi sono inaugurati con la partita Argentina-Camerun terminata 0-1. In città si inaugurano molte opere complementari: in particolare la linea 3 della metropolitana.

Gli anni novanta proseguono sotto il segno di Tangentopoli: dall'indagine milanese su Mario Chiesa e sul Pio Albergo Trivulzio si arriva alla scoperta di un sistema gigantesco di corruzione che coinvolgeva pressoché tutti i partiti. Milano e l'Italia intera sono sotto shock, Il Pool di Mani Pulite, che vede come personaggio di spicco il magistrato Antonio Di Pietro, indaga a 360° colpendo e distruggendo la classe politica al potere: nel '93 più della metà del Parlamento è sotto indagine.

Il 20 giugno 1993 diventa sindaco di Milano Marco Formentini, leghista e primo sindaco non socialista della città dopo molti anni, sconfiggendo il candidato di una coalizione di centro-sinistra Nando Dalla Chiesa al secondo turno delle elezioni comunali.

Il 27 luglio 1993 un'autobomba, piazzata dalla mafia, uccide cinque persone[21][22] e distrugge parzialmente il Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano (PAC) in via Palestro. Lo stesso giorno altre due bombe scoppiano a Roma ed una a Firenze.

Nel '97 diventa Sindaco di Milano Gabriele Albertini, di Forza Italia che ottiene il secondo mandato nel 2001.

Il decennio vede anche il proseguire dell'abbandono delle attività industriali e manifatturiere nell'area cittadina e periferica, mentre si sviluppano le attività connesse al terziario.

Il nuovo millennio[modifica | modifica wikitesto]

L'8 ottobre del 2001 la città fu sconvolta dal più grave incidente aereo della storia d'Italia: alle ore 08:10 locali un McDonnell Douglas MD-87 della compagnia aerea Scandinavian Airlines System, in fase di decollo dall'aeroporto di Milano-Linate, entrò in collisione con un Cessna Citation entrato erroneamente in pista a causa della fitta nebbia. Dopo l'impatto, l'MD-87 si schiantò contro il deposito bagagli situato sul prolungamento della pista. L'urto e l'incendio successivamente sprigionatosi non lasciarono scampo agli occupanti di entrambi gli aeromobili, né a quattro addetti allo smistamento bagagli al lavoro nel deposito. Si contarono 118 vittime.

Il 18 aprile del 2002 la città fu duramente colpita dall'incidente occorso al Grattacielo Pirelli: un piccolo aereo da turismo vi si è schiantato contro, devastando un'intera area del palazzo regionale e uccidendo due impiegate che lavoravano al 26º piano, oltre al pilota e unico occupante dell'aereo. La voglia di riprendersi dal grande spavento (data la vicinanza all'11 settembre) contribuì a far rinascere il Pirellone (come viene affettuosamente chiamato dai lombardi), grazie ad un restauro svolto in tempi veloci, che ha permesso in un solo anno di farlo tornare agli antichi splendori.

Riprende, dopo una stasi pluridecennale, una nuova importante attività edilizia, con la riqualificazione di grandi aree dismesse o degradate entro il territorio urbano: l'ex area industriale della Bovisa viene ristrutturata con la trasformazione degli edifici industriali nel secondo campus del Politecnico di Milano, ove sorgevano i complessi industriali nell'area Bicocca viene costruito la nuova Università degli Studi di Milano-Bicocca. Il complesso fieristico milanese viene trasportato a Pero, al suo posto il progetto CityLife prevede la costruzione di un nuovo quartiere dominato da tre grattacieli e nell'area di Porta Nuova è in costruzione il centro direzionale, previsto fin dal dopoguerra e mai realizzato assieme alla nuova sede della Regione Lombardia. A sud di Milano, al confine con Rogoredo si sta sviluppando il nuovo quartiere di Milano Santa Giulia sull'area dismessa che era chiamata Montecity.

A maggio 2006 diventa sindaco Letizia Moratti, ex ministro dell'istruzione del governo Berlusconi, a capo di una coalizione di centro-destra. Attualmente il sindaco di Milano è Giuliano Pisapia che ha sconfitto nel 2011 Letizia Moratti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia di Milano, tour-guide-milan.it. URL consultato il 29 agosto 2014.
  2. ^ Milano, treccani.it. URL consultato il 29 agosto 2014.
  3. ^ Zonara, "Annales", XII, 25.
  4. ^ Lellia Cracco Ruggini, Milano da metropoli degli Insubri a capitale d'impero: una vicenda di mille anni, nel catalogo della Mostra Milano capitale dell'Impero romano (286-402 d.C.), a cura di Gemma Sena Chiesa, pp.18 e 30; anche la Southern (The Roman Empire: from Severus to Constantine, pp.212-213) come alcuni autori della Mostra di Milano citata, data la battaglia di Milano al 260, al contrario Mazzarino (L'impero romano, p. 526) al 259.
  5. ^ Le invasioni barbariche e il Medioevo, turismo.milano.it. URL consultato il 7 novembre 2010.
  6. ^ Procopio, La Guerra Gotica, II, 7.
  7. ^ Procopio, La Guerra Gotica, II, 21.
  8. ^ Mario Aventicense, anno 568 in Chronica.
  9. ^ JB Bury, History of the Later Roman Empire, Chapter 19, Nota 123: «As to the meagre evidence for the vicarius Italiae residing at Milan) and the vicarius urbis Romae see Diehl, op. cit. p161. ». Ravegnani, I Bizantini in Italia, p. 62 «...probabilmente venne restaurato il vicariato che ... aveva retto la diocesi italiana»
  10. ^ La testimonianza di questa abilità nel lavorare i metalli e forgiare armi è oggi testimoniata dal nome delle vie del centro storico; via Spadari e via Speronari, che indicano le specialità delle botteghe artigianali milanesi del tempo ivi ubicate
  11. ^ Napoleone era il Re d'Italia, ma solo formalmente.
  12. ^ Seconda in tutta Europa rispetto alla centrale Holborn Viaduct, a Londra, in funzione dall'aprile del 1882, che però illuminava il solo viadotto da cui traeva il nome. Gian Luca Lapini, La Centrale elettrica di via Santa Radegonda in Storia di Milano. URL consultato il 24 agosto 2009.
  13. ^ che ricordera' le sue giornate milanesi nel famoso romanzo Addio alle armi
  14. ^ Il processo contro Mariani, Boldrini, Aguggini e altri quattordici, cui fu imputata la strage del teatro Diana oltre che la collocazione della bomba alla centrale elettrica di via Gadio, il mancato attentato all'”Avanti” e le esplosioni di alcuni ordigni avvenute l'anno precedente, fu celebrato a Milano dal 9 al 31 maggio 1922. Mariani e Boldrini furono condannati all'ergastolo mentre Aguggini a trent'anni in considerazione della minore età. A tutti gli altri furono comminate pene dai sedici ai due anni di carcere. Sinceramente pentito, il ferroviere Mariani dopo la sentenza, dichiarerà che al processo avrebbe preferito avere come giurati i parenti delle vittime, “perché se lo avessero ritenuto giusto avrebbero potuto fare giustizia sommaria”. Il Mariani sconterà venticinque anni di carcere. Entrato ventitreenne all'ergastolo di Santo Stefano di Ventotene, ne uscì quarantottenne nel luglio del 1946 graziato dal presidente provvisorio della Repubblica, Enrico De Nicola. Appena lasciato il carcere, dichiarò di “abiurare all'idea che il terrorismo possa essere una necessità rivoluzionaria”. Si dichiarò persuaso “del suo valore negativo tra i fattori di lotta contro la società borghese e che esso sta alla rivoluzione come il furto all'espropriazione.
  15. ^ R.D. 2 settembre 1923, n. 1912, art. 1
  16. ^ I principali sospetti sono concentrati nell'ambito della dissidenza fascista, vedi C. Giacchin, 2009
  17. ^ Vedi Luigi Borgomaneri La Resistenza a Milano
  18. ^ Per questo motivo i giovani simpatizzanti di estrema destra erano detti sanbabilini
  19. ^ Alessandro Silj, 1994
  20. ^ Saverio Saltarelli
  21. ^ Giuseppe Gaetano, La Signora Simenon, 7 settembre 2006. URL consultato il 7 maggio 2007.
  22. ^ GNOSIS - Rivista Italiana di Intelligence. URL consultato il 7 maggio 2007.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bonvesin de la Riva: De magnalibus urbi Mediolani (1274)
  • G. Giulini: Memorie spettanti alla storia di Milano 12 volumi (1760-1761)
  • Giuseppe Rovani: Cento anni (1859-1864)
  • Storia di Milano in 16 volumi. Fondazione Treccani degli Alfieri (1953-1962)
  • Luigi Borgomaneri, La Resistenza a Milano, in Dizionario della Resistenza, Einaudi Torino, 2001
  • Alessandro Silj, Malpaese: criminalità, corruzione e politica nell'Italia della prima Repubblica, 1943-1994, Donzelli Editore, 1994 ISBN 88-7989-074-3
  • Carlo Giacchin, Attentato alla fiera. Milano 1928, Mursia Editore, 2009
  • Bruno Pellegrino, Così era Milano – Porta Vercellina; Porta Ticinese; Porta Romana; Porta Orientale; Porta Nuova; Porta Comasina, Edizioni Meneghine Meravigli, 2011
  • Bruno Pellegrino, Alla scoperta della Milano romana, Edizioni Meravigli, 2014
  • Tito Livraghi, Milano i luoghi e la storia, Edizioni Meravigli, 2014

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