Reti

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I Reti erano una antica popolazione stanziata nelle Alpi centro-orientali, inserita nel contesto culturale di Fritzens-Sanzeno, che aveva come epicentro il Trentino e il Tirolo, sviluppandosi fino all'Engadina, nel Canton Grigioni, in Svizzera.

Secondo lo storico romano Plinio il vecchio essi erano divisi in vari gruppi, riconducibili però a una unica entità etnico-culturale[1] di origine etrusca; questa molteplicità di comunità pone serie difficoltà agli studiosi nel delineare con precisione l'area da loro occupata[2].

A seguito della conquista dell'arco alpino effettuata sotto l'imperatore Augusto tra il 15 e il 16 a.C. i popoli retici furono sottomessi a Roma, e successivamente inseriti nella provincia di Rezia[1].

Etnonimo[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico latino Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) fa derivare il nome Reti dal re eponimo "Reto", comandante delle popolazioni etrusche che, stanziate nell'area padana, furono costrette a riparare sui monti alpini dall'arrivo dei Galli[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'Alto Adige e Storia del Trentino.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Secondo lo storico latino Tito Livio (59 a.C. - 17 d.C.) i Reti discenderebbero dagli etruschi, ritirati sull'arco alpino a seguito delle invasioni celtiche nel nord Italia[4].

I Reti nelle fonti classiche[modifica | modifica wikitesto]

Il primo uso del termine "retico" risale a Catone il censore (234-149 a.C.), che lo utilizzò per descrivere un vino pregiato[2].

Lo storico greco Strabone (58 a.C.-25 d.C. circa) descrive i Reti associandoli ai Vindelici, collocandoli tra Elvezi e Boi sopra "Verona e Como"; precisa inoltre che alla "stirpe retica" appartengono sia i Leponzi che i Camuni:

(EL)

« Ἑξῆς δὲ τὰ πρὸς ἕω μέρη τῶν ὀρῶν καὶ τὰ ἐπιστρέφοντα πρὸς νότον Ῥαιτοὶ καὶ Ὀυινδολικοὶ κατέχουσι, συνάπτοντες Ἐλουηττίοις καὶ Βοίοις· ἐπίκεινται γὰρ τοῖς ἐκείνων πεδίοις. Οἱ μὲν οὖν Ῥαιτοὶ μέχρι τῆς Ἰταλίας καθήκουσι τῆς ὑπὲρ Οὐήρωνος καὶ Κώμου. Καὶ ὅ γε Ῥαιτικὸς οἶνος, τῶν ἐν τοῖς Ἰταλικοῖς ἐπαινουμένων οὐκ ἀπολείπεσθαι δοκῶν, ἐν ταῖς τούτων ὑπωρείαις γίνεται· διατείνουσι δὲ καὶ μέχρι τῶν χωρίων, δι' ὧν ὁ Ῥῆνος φέρεται· τούτου δ' εἰσὶ τοῦ φύλου καὶ Ληπόντιοι καὶ Καμοῦνοι. Οἱ δὲ Ὀυινδολικοὶ καὶ Νωρικοὶ τὴν ἐκτὸς παρώρειαν κατέχουσι τὸ πλέον· μετὰ Βρεύνων καὶ Γεναύνων, ἤδη τούτων Ἰλλυριῶν. Ἅπαντες δ' οὗτοι καὶ τῆς Ἰταλίας τὰ γειτονεύοντα μέρη κατέτρεχον ἀεὶ καὶ τῆς Ἐλουηττίων καὶ Σηκοανῶν καὶ Βοίων καὶ Γερμανῶν. Ἰταμώτατοι δὲ τῶν μὲν Ὀυινδολικῶν ἐξητάζοντο Λικάττιοι καὶ Κλαυτηνάτιοι καὶ Ὀυέννωνες, τῶν δὲ Ῥαιτῶν Ῥουκάντιοι καὶ Κωτουάντιοι. »

(IT)

« Vi sono poi, di seguito, le parti dei monti rivolte verso oriente e quelle che declinano a sud: le occupano i Reti e i Vindelici, confinanti con gli Elvezi e i Boi: infatti si affacciano sulle loro pianure. Dunque i Reti si estendono sulla parte dell'Italia che sta sopra Verona e Como; e il vino retico, che ha fama di non essere inferiore a quelli rinomati nelle terre italiche, nasce sulle falde dei loro monti. Il loro territorio si estende fino alle terre attraverso le quali scorre il Reno; a questa stirpe appartengono anche i Leponzi e i Camunni. I Vindelici ed i Norici invece occupano la maggior parte dei territori esterni alla regione montuosa, insieme ai Breuni e ai Genauni; essi appartengono però agli Illiri. Tutti questi effettuavano usualmente scorrerie nelle parti confinanti con l'Italia, così come verso gli Elvezi, i Sequani, i Boi e i Germani. Erano considerati più bellicosi dei Vindelici i Licatti, i Clautenati, e i Vennoni; dei Reti i Rucanti e i Cotuanti. »

(Strabone, Geografia, IV, 6.8)

Nel libro VII sempre Strabone descrive il territorio dei Reti, che si trova a cavallo delle Alpi tra il lago di Costanza e le terre degli Insubri in Italia:

(EL)

« Προσάπτον ται δὲ τῆς λίμνης ἐπ' ὀλίγον μὲν οἱ Ῥαιτοί, τὸ δὲ πλέον Ἑλουήττιοι καὶ Ὀυινδολικοί. + καὶ ἡ Βοίων ἐρημία. Μέχρι Παννονίων πάντες, τὸ πλέον δ' Ἑλουήττιοι καὶ Ὀυινδολικοί, οἰκοῦσιν ὀροπέδια. Ῥαιτοὶ δὲ καὶ Νωρικοὶ μέχρι τῶν Ἀλπείων ὑπερβολῶν ἀνίσχουσι καὶ πρὸς τὴν Ἰταλίαν περινεύουσιν, οἱ μὲν Ἰνσούβροις συνάπτοντες, οἱ δὲ Κάρνοις καὶ τοῖς περὶ τὴν Ἀκυληίαν χωρίοις. »

(IT)

« I Reti toccano per poca parte col loro territorio il lago (Lago di Costanza), mentre la maggior parte ricade sotto gli Elvezi, i Vindelici e il gruppo dei Boi. Tutti, fino ai Pannoni, ma in special modo Elvezi e Vindelici, abitano gli altipiani. I Reti ed i Norici si estendono dai passi delle Alpi fino verso l'Italia, confinando i primi con gl'Insubri, i secondi con i Carni e le terre d'Aquileia. »

(Strabone, Geografia, VII, 1.5)
Le popolazioni della Gallia cisalpina

Lo storico latino Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) nella sua Storia naturale ricorda che "Feltre, Trento e Belluno sono centri dei Reti, e Verona è dei Reti e degli Euganei[3]; inoltre:

(LA)

« His contermini Raeti et Vindolici, omnes in multas civitates divisi. Raetos Tuscorum prolem arbitrantur a Gallis pulsos duce Raeto. »

(IT)

« Con loro (i Norici) confinano i Reti e i Vindelici, tutti divisi in molte comunità. Si ritiene che i Reti, discendenti degli etruschi, condotti da Reto, furono scacciati dai Galli. »

(Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 133)

I contatti con Etruschi e Celti[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'età del ferro, soprattutto dal VI secolo a.C., si afferma nell'area tra il Tirolo ed il Trentino la cultura di Fritzens-Sanzeno, che perdurerà fino alla conquista dell'area da parte di Roma, nel I secolo a.C., che segnerà appunto la fine di quest'epoca[1].

Dal VI secolo a.C. si segnala anche una significativa influenza etrusca nel nord-Italia, ponendosi di fatto come cultura mediatrice tra le popolazioni mediterranee e quelle transalpine. Il territorio della valle dell'Adige si presentava come la via più breve per giungere oltralpe, attraverso i due passi della Resia e del Brennero[1].

Tra la fine del V e l'inizio del IV secolo le popolazioni celtiche si insediano nella pianura Padana; tra i vari gruppi quello dei Celti Cenomani s'inserisce tra il fiume Oglio ed Adige, sostituendo gli etruschi nei traffici con i Reti[1].

La conquista romana[modifica | modifica wikitesto]

La provincia romana di Retia (in giallo) su una carta storica del 1886 disagnata da Johann Gustav Droysen.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conquista di Rezia ed arco alpino sotto Augusto.

L'azione romana di conquista è descritta dallo storico romano di lingua greca Cassio Dione (155-229): a seguito delle incursioni dei Reti nei territori romanizzati d'Italia, e delle loro pratiche cruente ("uccidevano persino tutti i maschi che c'erano tra i loro prigionieri, non solo quelli già nati, ma anche quelli che si trovavano ancora nel ventre delle donne, scoprendone il sesso in base ai responsi oracolari") Augusto inviò Druso e Tiberio alla conquista del loro territorio. Tiberio li assalì dal versante nord, attraversando il Lago di Costanza con delle imbarcazioni. Dopo averli sconfitti in battaglia, i romani si preoccuparono di deportarne in altri luoghi un numero sufficiente, affinché non fossero progettate delle rivolte, lasciandone sul posto un numero esiguo, appena sufficiente per popolarne la terra.[5]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Nelle antiche descrizioni i Reti appaiono come un popolo portato alla guerra e selvaggio, che non perdeva occasione per effettuare scorrerie ed attacchi verso i fondovalle già romanizzati. D'altro lato essi stessi erano visti come un ostacolo al transito tra i versanti nord e sud delle Alpi, in quanto obbligavano al pagamento di pedaggi e assalivano convogli. Si suppone che queste descrizioni siano state volutamente enfatizzate per giustificare la conquista delle Alpi da parte dei romani[1].

I siti archeologici più importanti sono Sanzeno e Mechel in val di Non, il Doss Castel, il castelliere sul Col de Pigui nei pressi di Mazzin, e Laives: per tali insediamenti è possibile parlare di strutture protourbane. Si definisce Cultura di Fritzens-Sanzeno la cultura materiale retica, che prende il nome da queste due località (l'una nella valle dell'Inn e l'altra in Val di Non), che andò a sovrapporsi alle precedenti Cultura di Luco-Meluno e cultura di Hallstatt.[senza fonte]

Nell'arco alpino sono ricordati alcuni gruppi culturali con affinità a quello di Fritzens Sanzeno[2]:

Gruppo Regione Affinità
Gruppo Val Camonica[2]. Area della Valle Camonica, Val Sabbia, Val Trompia e Valli Giudicarie. Boccali con appiattimento presso l'ansa, alfabeto camuno.
Gruppo di Magrè presso Schio[2]. Area delle prealpi venete. Influssi della cultura di Fritzens-Sanzeno.
Gruppo alpino della Valle del Reno[2]. Valle del Reno.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1960 Osmund Menghin ha avanzato l'ipotesi che i Reti non fossero una popolazione, quanto invece un "gruppo di culto", a cui si associa, per assonanza, il culto della divinità Reitia[2].

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua retica.

La scrittura retica, la cui comparsa è collocata attorno al 500 a.C.[senza fonte], presenta un forte influsso etrusco (se non una vera e propria derivazione).

Analizzando numerose iscrizioni rinvenute nel territorio retico, sono state distinte quattro varianti grafiche: gli alfabeti di Lugano, Sondrio-Valcamonica, Bolzano-Sanzeno e Magrè[6].

Nel caso dell'alfabeto di Lugano è stata notata una parentela con il celtico. Per l'alfabeto di Bolzano-Sanzeno e Magrè è importante notare, come nell'Etrusco, l'assenza della lettera O. I Reti, sebbene con modalità diverse e più articolate, condivisero con i Venetici l'adozione dell'alfabeto etrusco. Un'ipotesi è che le lingue dei popoli retici avessero una base comune non indoeuropea, sulla quale si è innestato un ceppo di derivazione etrusca.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f "I reti e la cultura fritzens-sanzeno" su "Le Alpi on line. Storia e archeologia della Alpi" (Università di Trento).. URL consultato il 4 ottobre 2009.
  2. ^ a b c d e f g "I Reti" su "Comune di Sanzeno - Val di Non".. URL consultato il 4 ottobre 2009.
  3. ^ a b "Plinio - Storia naturale III, 130" su "Le Alpi on line. Storia e archeologia della Alpi" (Università di Trento).. URL consultato il 4 ottobre 2009.
  4. ^ "Livio - Storia di Roma dalla sua fondazione V, 33.7; 9-11" su "Le Alpi on line. Storia e archeologia della Alpi" (Università di Trento).. URL consultato il 4 ottobre 2009.
  5. ^ "Cassio Dione - Storia romana LIV, 22.1-5" su "Le Alpi on line. Storia e archeologia della Alpi" (Università di Trento).. URL consultato il 4 ottobre 2009.
  6. ^ Gleirscher P., I Reti, Museo Retico Coira (1991)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]