Schio

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Schio
Schio - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Veneto
Provincia: stemma Vicenza
Coordinate: 45°43′0″N 11°22′0″E / 45.71667, 11.36667Coordinate: 45°43′0″N 11°22′0″E / 45.71667, 11.36667
Altitudine: 200 m s.l.m.
Superficie: 67 km²
Abitanti:
39.378 1 gennaio 2009
Densità: 577 ab./km²
Frazioni: Giavenale, Magrè, Monte Magrè, Piane, Poleo, Tretto 
Comuni contigui: Marano Vicentino, Monte di Malo, Posina, San Vito di Leguzzano, Santorso, Torrebelvicino, Valdagno, Valli del Pasubio, Velo d'Astico, Zanè
CAP: 36015
Pref. telefonico: 0445
Codice ISTAT: 024100
Codice catasto: I531 
Nome abitanti: scledensi 
Santo patrono: San Pietro, Santa Felicissima 
Giorno festivo: 29 giugno 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
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Schio è un comune di 39.378 abitanti della provincia di Vicenza in Veneto.[1]

Indice

[modifica] Stemma

Lo stemma di Schio è rintracciabile in alcuni documenti già dal 1520, anche se il primo riconoscimento ufficiale da parte di Ferdinando I, imperatore d'Austria, risale al 19 settembre 1843.
Quando il Veneto fu unito all'Italia nel 1867, venne richiesta al nuovo governo la conferma dello stemma: questa arrivò con decreto del Ministero dell'Interno del 29 agosto 1870, in cui viene descritto lo "stemma d'oro alla croce di rosso, cimato dalla corona propria della città cioè un cerchio di muro aperto di tre porte e due finestre, sostenente cinque torri merlate... Lo scudo, inoltre, sarà accostato da due rami di olivo fruttati al naturale, decussati sotto la punta e legati di rosso."
Il decreto era accompagnato dal disegno ufficiale dello stemma, in cui apparivano però un ramo di ulivo ed uno di quercia. Da qui nacque la controversia su quale fosse l'interpretazione corretta, e per molti anni fu utilizzato quello con il ramo di quercia. Negli ultimi anni il Comune ha deciso di porre fine alla questione usando quello con i due rami di ulivo. [2]

[modifica] Geografia

Schio è per numero di abitanti il terzo comune della provincia di Vicenza, situato all'imboccatura della Val Leogra e attorniato da un anfiteatro montagnoso che ha sfavorito lo sviluppo di culture contadine e commerciali, favorendo quindi lo sviluppo industriale (specialmente dell'arte laniera) come mezzo di sostentamento. L'antica cultura rurale, comunque ancora presente in questa cittadina, è testimoniata soprattutto dalla presenza di molte contrade nei suoi colli e montagne.

Il territorio è caratterizzato da un'ampia presenza mineraria nel sottosuolo sfruttato dall'uomo, fin dall'antichità, richiamando numerose popolazioni e favorendone l'insediamento. Queste popolazioni bonificarono il territorio e vi impiantarono numerose colture, dagli ortaggi alle granaglie, dalla frutta ai pascoli.

Il territorio può essere idealmente suddiviso in quattro ambienti principali:

  • nei monti circostanti, oltre i 1000 metri si può notare una grande presenza di conifere, con pini, abeti e larici. Sulla sommità del monte Novegno è presente il pino mugo, genziane e numerose altre specie vegetali. Il monte Summano, che domina la città, viene considerato un patrimonio floristico unico in Europa. Vi si possono trovare circa 1000 specie di piante e fiori diversi e su questo piccolo monte è reperibile circa il 7.5% dell'intera flora europea, il 15% di quella italiana e più del 30% di quella veneta, a sua volta una delle più ricche d'Italia;
  • nei luoghi di elevata umidità si possono trovare numerosi boschi di faggi;
  • boschi di piante mesofile tra i 1000 e i 300 metri di quota. Qui la natura è particolarmente rigogliosa, favorita da terreni più umidi e ricchi di sostanze nutritive. Non è raro trovare animali come caprioli, volpi e numerose specie di mammiferi di piccole dimensioni;
  • boschi di piante termofile sotto i 500 metri di quota con arbusti e piante di piccole dimensioni.

[modifica] Città gemellate

[modifica] Storia

Il nome "Schio" deriva da scledum, termine latino medioevale indicante una pianta della famiglia della quercia.[3] Nonostante che il nome sia relativamente recente, Schio non è certo una città di recente fondazione. Le prime tracce della presenza dell'uomo in questo territorio risalgono addirittura all'epoca preistorica e vengono documentate da una vasta serie di reperti archeologici rinvenuti in zona.

[modifica] Dall'epoca preromana alla fine dell'Impero romano

Schio si trova in una posizione strategica di comunicazione e quindi ha da sempre attratto numerosi esempi di civiltà. Famosissima è ad esempio la pista dei Veneti che passa di qui e attraversa tutto il Veneto, dall'Adige al Piave, che permise agli antichi Veneti) di colonizzare questo territorio.

I Romani conquistarono questa zona all'incirca verso il 222 a.C. costruendovi numerose vie di comunicazione, quali ad esempio la via Postumia che collega Genova con Aquileia, passando anche per Vicenza. Ai confini tra Schio e Santorso verso la contrà Rio esiste una vasta sopraelevazione artificiale a pianta quadrata, di circa 400 m di lato che si pensa debba trattarsi di un antico trinceramento romano. Da questo e altri ritrovamenti si desume che Schio rappresentasse per i Romani un importante punto di fortificazione.

[modifica] Invasioni barbariche e longobarde

Quando l'Impero romano cominciò a perdere il suo dominio, Schio subì numerose altre invasioni. Di questo periodo i documenti sono pochi, ma si sa che col V secolo cominciarono ad avvicendarsi le invasioni barbariche discese da settentrione.

Nel 568, guidati da Alboino, scesero in Italia i longobardi. Vi sono numerosi reperti che testimoniano la loro presenza nella zona di Schio. Anche questi, considerarono Schio come un importante nucleo difensivo, dove attestarono importanti sistemi difensivi.

[modifica] Età dei Comuni e delle Signorie (1180ca. - 1406)

Il centro storico di Schio si sviluppò attorno ad un quadrivio formato dall'incrocio delle maggiori vie commerciali, al castello e al duomo.

Non è ben chiara la data di nascita del Comune di Schio, ma i primi documenti comunali ritrovati sono datati 1275 e riguardano l'alienazione dei beni comitali. Il periodo medioevale fu molto travagliato da un punto di vista politico, in quanto si susseguirono numerosi dominanti. In questo periodo si imposero alcune famiglie di conti (i Maltraversi) e vi fu un breve dominio degli Scrovegni e dei Lemici di Padova, poi vennero gli Scaligeri, signori di Verona, che infeudarono Schio ai Nogarola. Venne quindi la dominazione viscontea con il conte Giorgio Cavalli.

[modifica] Repubblica veneta (1406-1797)

Vi fu, dai primi del Quattrocento, un lungo periodo di dominio della Repubblica di Venezia, durante il quale Schio conobbe un grande sviluppo economico e sociale. La città diventò infatti col tempo il principale luogo di produzione laniera della Serenissima, sfruttando un artigianato già ben avviato. La popolazione scledense si specializzò sia nello sfruttamento delle vene metallifere, attività che le permise di integrare la magra rendita agricola, sia nell'arte laniera, fino a sostituirsi come centro di produzione a Vicenza e a ottenere nel 1701 il privilegio della produzione dei panni alti.

A Schio, una nuova combinazione dei fattori produttivi determinò, a partire dagli anni trenta del Settecento, l'ascesa veramente spettacolare del lanificio, fondata sull'innovazione di prodotto: i panni detti ad uso estero mischi (misti), cioè tessuti con materia prima cardata, tinta e mescolata nelle diverse colorazioni.

Il motore del cambiamento fu l'iniziativa, o meglio le diverse iniziative, che il patrizio veneziano Niccolò Tron assunse a Schio a partire dal 1718. Egli, di ritorno dall'ambasceria d'Inghilterra, condusse con sé alcuni tecnici inglesi e cercò d'introdurre la lavorazione di tessuti più moderni e leggeri: le londrine seconde sul modello marsigliese per i mercati del Levante e i panni mischi, secondo la moda del principato di Liegi (Vérviers) e dello Wiltshire, per il mercato italiano. Se alle sue imprese non arrise il successo sperato, lo stimolo venne efficacemente raccolto dagli altri produttori, che seppero innestare i nuovi segreti di lavorazione, appena appresi, all'interno di un pattern di competenze tecniche già acquisite, utilizzando intensivamente le abbondanti risorse lana e di acqua.

Già nel 1746, erano circa 600 le pezze prodotte ad uso estero e il ritmo espansivo divenne via via più incalzante, fino a raggiungere oltre 16.000 pezze all'anno negli anni novanta, per circa 130 fabbricanti, con 500-550 telai attivi (PANCIERA 1988, pp. 48-52).

Nel secondo Settecento, il lanificio di Schio si affacciò alla ribalta internazionale: la piccola e appartata cittadina sul Leogra, che però nel frattempo era di molto cresciuta in ricchezza e popolazione, divenne assieme alla Val Gandino, nel bergamasco, il principale centro laniero italiano, cosa di cui presero poi più esatta coscienza le autorità del napoleonico Re-gno d'Italia (TARLE' 1928, pp. 283-284; ZAGHI 1986, p. 597).

Grazie alle esenzioni daziarie ed altre facilitazioni concesse dalla Repubblica marciana ai mercanti - imprenditori, a partire dal 1755, era cambiato anche il rapporto con le autorità pubbliche centrali: non più così lontane, come in precedenza, non più percepite ormai come possibili ostacoli alla libertà d'impresa o interessate solo a premere sulla leva fiscale. Ciò è tanto vero che il Deputato alle fabbriche, sorta di ministro dell'industria, il patrizio veneziano Prospero Valmarana, si portò di persona a Schio nel 1764, per visitare un luogo che gli apparve un concentrato di portenti, a causa dell'ordine, della ricchezza e dell'operosità che vi regnavano. Egli infuse nella sua relazione un sentimento di sincera ed entusiastica ammirazione per i risultati raggiunti da una comunità che viveva tutta sulla lana e che aveva anche saputo sfruttare al meglio la mano tesa dallo Stato.

Inoltre, a Schio cambiarono rapidamente l'organizzazione e i rapporti di produzione: comparvero grandi tessiture, gran parte della manodopera si trovò in una condizione tipicamente operaia, vennero aperte alcune tintorie altamente specializzate, come quella allora famosa e privilegiata di Lorenzo Scomason. Negli anni ottanta, vennero addirittura appositamente costruite le prime grandi manifatture accentrate, come quelle dei Garbin e dei Conte, dove trovava posto l'intero processo lavorativo, ad esclusione della filatura. Fu questa, meglio ancora di quella promossa da Alessandro Rossi nel secolo seguente, la vera rivoluzione industriale della Val Leogra, irreversibile e destinata a lasciare un segno indelebile su tutto lo sviluppo economico e sociale successivo, nonostante la grave crisi della prima metà dell'Ottocento, durante la dominazione asburgica (FONTANA 1985, pp. 162-168; PANCIERA 1992, pp. 260-261).

La vicinanza dei luoghi, le identiche condizioni geografiche, climatiche, culturali, la stessa dotazione di risorse: era inevitabile che l'esempio vincente di Schio stimolasse un'analoga evoluzione anche nelle valli del Chiampo e dell'Agno.

[modifica] Dall'età napoleonica all'inizio della prima guerra mondiale

La prima campagna italiana di Napoleone si concluse con la distruzione della Repubblica Veneta, da lui mercanteggiata con l'Austria nel Trattato di Campoformio del 16 ottobre 1797. La storia di Schio e Vicenza si trova inserita in questi grandi avvenimenti. Gli abitanti di Schio, rimasti molto legati a Venezia, si dimostrarono da subito ostili nei confronti dei francesi, e furono molte le occasioni di contrasto (anche estremamente violento) con gli invasori, e spesso fu necessario mobilitare l'esercito francese con l'armeria pesante per placare gli insorti.

Un esempio su tutti da ricordare fu la sollevazione del 1809 in occasione dell'ennesimo dazio imposto dai francesi, questa volta sulla macinazione dei prodotti agricoli. La protesta partì da Valdagno, si estese a Monte di Malo arrivò a Schio per poi allargarsi a tutta la fascia prealpina. Da una testimonianza scritta di Pietro Negri, il Procuratore del Tribunale di Schio, si può capire con quale forza e determinazione gli abitanti di Schio e d'intorni si opposero a questo nuovo dazio, mettendo a ferro e fuoco gli uffici pubblici, il tribunale, la gendarmeria e aprendo le carceri. Si fondò una sorta di nuovo governo e solo con l'intervento di alcuni personaggi illustri e rispettati dai cittadini si evitò una ulteriore degenerazione del conflitto. A causa della scarsa organizzazione, all'arrivo dei contingenti francesi i rivoltosi furono dispersi e la situazione fu riportata alla normalità. Questo evento però, viene riportato come uno dei fatti più importanti avvenuti durante la dominazione francese di questi territori e permette di capire l'esasperante situazione socio-economica in cui si trovava la popolazione in quel periodo.

A quell'epoca l'economia scledense si basava principalmente sulla lavorazione della lana in cui Schio vanta da sempre un posto di primissimo ordine. Sotto il dominio napoleonico, quest'industria però decadde e le industrie e i commerci vennero quasi totalmente annullati. La situazione cambiò solo molto più tardi, con l'arrivo di Alessandro Rossi.

[modifica] L'industrializzazione e Alessandro Rossi

Per approfondire, vedi la voce Lanerossi.

Grazie all'abbondanza della manodopera, all'alta professionalità degli artigiani locali e l'assenza di corporazioni, Schio già nella seconda metà del 1700 attirò l'attenzione del patrizio veneziano Nicolò Tron. Questi era stato inviato in Inghilterra come ambasciatore della Serenissima, e lì apprese le numerose innovazioni industriali inglesi che importò negli anni seguenti a Schio, realizzando una prima moderna attività imprenditoriale e diffondendo le più importanti innovazioni tecnologiche del tempo.

Già nei primi vent'anni del secolo esistevano in città il Lanificio Garbin e quello di Francesco Rossi (padre di Alessandro), fondato nel 1817. Negli anni più vigorosi del Risorgimento, Schio diede i natali a uomini illustri quali Ludovico e Valentino Pasini, Arnaldo Fusinato e soprattutto Alessandro Rossi, che fece crescere la fabbrica laniera del padre riuscendo a farla divenire la maggior azienda laniera del mondo a quell'epoca (Lanerossi).Schio in seguito a questo grande sviluppo dell'industria laniera fu definita la Manchester d'Italia

Rossi, uomo di grande ingegno e cultura, diede un decisivo contributo a fare di Schio uno straordinario polo industriale ed urbano. In primo luogo realizzò una moderna e pionieristica industria tessile, ponendo al centro della produzione il lavoratore. Finanziò la costruzione in città di un gran numero di istituzioni per i lavoratori della sua fabbrica, assunte poi a modello dagli altri imprenditori del tempo. Modificò inoltre l’urbanistica della città, con la costruzione di nuove abitazioni per gli operai (il Nuovo quartiere operaio), nuove strutture sociali (come gli asili per i figli dei lavoratori, scuole, un teatro, giardini ecc.) intervenendo anche nella ristrutturazione di palazzi, chiese e piazze. Dedicò addirittura una statua al tessitore.Promosse e finanziò la costruzione di collegamenti ferroviari, oggi dismessi, con Torrebelvicino, Rocchette, Asiago e Arsiero.

Nel 1891, soprattutto a partire dallo sfortunato sciopero svoltosi nei mesi di febbraio ed aprile, circa 300 famiglie (1.100 persone) di operai tessili ex-addetti al citato lanificio di Schio si diressero in Brasile. Oggi, il numero dei loro discendenti raggiunge la cifra di oltre 16 mila persone che si trovano negli Stati di: São Paulo, Rio Grande do Sul, Rio de Janeiro, Minas Gerais e Espírito Santo.

Tra i più importanti lanifici ancora presenti a Schio, che testimoniano il suo passato industriale, sono da ricordare il lanificio Conte, lo stabilimento intitolato a Francesco Rossi con l’attigua Fabbrica Alta fatta costruire nel 1862 da Alessandro; questa in particolare è un simbolo dell’archeologia industriale nazionale costruita secondo il modello architettonico industriale Nord europeo.

[modifica] Prima guerra mondiale

Col decreto di mobilitazione del 23 maggio 1915, Vicenza e la sua provincia furono dichiarate zona di guerra e quindi Schio rimase inclusa nella zona delle operazioni. Essendo da subito nelle immediate retrovie del fronte Pasubio, Schio e tutta la Val Leogra subirono particolarmente la Grande Guerra, dando anche prova di fermezza e dignità anche al costo di gravi perdite. Da subito le truppe italiane avanzarono superando il confine austriaco di Pian delle Fugazze e gli alpini conquistarono il Pasubio. Schio subì durante la guerra numerosi bombardamenti da parte dell'aviazione nemica. Nel maggio 1916 gli austriaci portarono una improvvisa offensiva, la Strafexpedition, ossia spedizione punitiva contro l'Italia.

L'eroica difesa italiana sui monti Pasubio e Novegno permise di far fallire la spedizione, riportando una delle più importanti vittorie della guerra. Nell’estate del 1916 i comandi italiani realizzarono un sistema difensivo nelle montagne scledensi di allora, di cui rimangono tuttora le testimonianze nella strada delle 52 gallerie. Da ricordare la tragica vicenda avvenuta nel Monte Pasubio dei denti italiano e austriaco in cui per mezzo di gallerie sotterranee venne fatto esplodere il Dente italiano.

[modifica] La seconda guerra mondiale

Di ugual prova di forza d'animo Schio diede prova durante la Seconda guerra mondiale e in particolare durante la Resistenza. In questa città infatti si sviluppò un movimento partigiano di una certa importanza, che contrastò l'occupazione nazi-fascista fino alla fine. Tra i partigiani si ricorda Guglielmino "Mino" Bertoldi, a capo del gruppo di partigiani della vicina Torrebelvicino, che fu tra i primi ad entrare a Pedescala dopo il tristemente famoso eccidio perpetrato dai Fallschimjäger tedeschi, che non rispettarono la tregua concordata a Schio e valida fino a Piovene Rocchette.

[modifica] La resistenza antifascista

Schio è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d'Argento al Valor Militare per i sacrifici sopportati dalle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la Seconda guerra mondiale[4]

Da ricordare l'eccidio di Schio: la notte del 6 luglio 1945 un gruppo di partigiani irrompe nel carcere della città aprendo il fuoco su presunti fascisti e collaborazionisti lì rinchiusi e uccidendo 54 persone tra uomini e donne.

Per approfondire, vedi la voce Eccidio di Schio.

Resta da notare, peraltro, che all'indomani dell'evento le organizzazioni partigiane, la Camera del Lavoro e il Partito Comunista Italiano, hanno condannato l'accaduto. Citando Sarah Morgan a riguardo l'episodio di Schio è avvenuto al di fuori del periodo di guerra, quando uccidere era diventato inaccettabile. Questo era un atto fuori legge e fuori dalle regole, portato a termine dai partigiani in aperta sfida anche ai loro stessi superiori.[5]

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Variazioni

La circoscrizione territoriale ha subito le seguenti modifiche: nel 1928 aggregazione di territori del soppresso comune di Magrè Vicentino e nel 1969 aggregazione di territori del soppresso comune di Tretto.[6]

[modifica] Arte e Cultura

L'elemento culturale probabilmente più importante di Schio è il museo all'aperto di archeologia industriale. Propone ai visitatori la scoperta di un vastissimo patrimonio di storia industriale dell'area di Schio. La scoperta del patrimonio storico-artistico del territorio viene realizzata grazie alla possibilità di coinvolgere le persone interessate nell'osservazione diretta dell'ambiente storico di Schio. Il percorso guidato prevede inizialmente un momento introduttivo di presentazione di materiale audiovisivo e storico, cui segue la visita diretta per lo studio attivo del territorio storico cittadino, con possibilità di scelta tra i due itinerari specifici, il primo legato alla Fabbrica Alta e ad un percorso che segue la storia laniera di Schio, mentre il secondo serve ad illustrare come veniva prodotta l'energia grazie ad un sistema di canali artificiali.

In Zona Industriale 2, il primo di aprile 2006 è stato inaugurato il [[Museo naturalistico entomologico nel Regno delle Farfalle]], Patrocinato dal Comune di Schio. Il Museo si trova al piano terra di un futuristico edificio che fra tutti gli altri si distingue per i suoi colori caldi e accoglienti: pareti in marmo arancio rosato, colonne rosse e imponenti, pavimentazione esterna ad opus incertum, piante e fiori che costeggiano l’ampio piazzale adibito a parcheggio per auto e pullman e vetri a specchio che riflettono tutte le montagne circostanti del territorio dell’alto vicentino. Come si entra nel museo ci invade il buio, smorzato appena da alcuni led colorati al primo ingresso. L’illuminazione è stata appositamente ideata per una perfetta conservazione del colore delle oltre 10.000 farfalle esposte, rappresentanti tutte le 250 specie diurne conosciute in Italia: la luce di una determinata area si accende solo alla presenza di una persona, in modo che le farfalle ricevano la luce per meno tempo possibile. Le farfalle sono conservate e contenute in teche, e sono esposte innanzi a gigantografie che rappresentano il loro ambiente naturale di vita, dalle Alpi agli Appennini, dai ghiacciai al mare: in questo modo si vuol far rivivere le farfalle, non in senso fisico ma con l’immaginazione e la fantasia. Tutto questo grazie anche alle preziose informazioni dettate da tanti anni di osservazioni sul campo e alla costante presenza dei componenti della famiglia Giancarlo Paglia, che offre la guida gratuita al servizio di tutti i visitatori. La visita è suddivisa in ben quarantotto stazioni disposte a loro volta a formare cinque percorsi itineranti: temporale, ambientale, geografico, scientifico ed ecologico. Completano il percorso undici intervalli, dove sono esposti gli insetti amici e nemici delle farfalle, le farfalle della notte e le farfalle del mondo. La visita può durare anche qualche ora, ed è adatta sia per studenti che famiglie ed anziani. Il percorso è perfettamente agibile anche per disabili.

[modifica] Collegamenti stradali e ferroviari

Schio è servita dalla linea ferroviaria Schio-Vicenza a binario unico non elettrificata ,frequentata soprattutto da studenti e pendolari. Si può arrivare in auto percorrendo l'autostrada A31 (Valdastico) uscendo al casello di Schio-Thiene

[modifica] Economia

Grazie alla ricchezza del territorio e ad una forte vocazione imprenditoriale, Schio risulta essere un caso abbastanza peculiare all'interno del panorama economico italiano. In passato sorsero poche grandi imprese, che catalizzarono le attività e l'economia non solo della città ma anche di tutto il territorio circostante (ad esempio la Lanerossi diede lavoro a generazioni di vicentini). In epoche più recenti sono proliferate aziende di piccole e medie dimensioni, aziende famigliari e artigiane sparse in tutto il vasto territorio di cui Schio è a capo.

Il settore economico trainante resta sicuramente l'industria, in particolarmente industria metalmeccanica, laniera, alimentare, dolciaria e delle confezioni oltre ad alcune prestigiose presenze (anche se numericamente meno rilevanti) legate all'industria farmaceutica, dei marmi, calzature ecc. Negli ultimi anni l'industria tessile ha attraversato una grave crisi che ha comportato la perdita di migliaia di posti di lavoro.
Schio possiede una vasta zona industriale ai margini del centro abitato, creata alla fine degli anni sessanta e poi espansa nei decenni fino alla realizzazione di una seconda zona industriale.
La logistica dei trasporti all'interno della città e tra Schio e le città confinanti è in continuo sviluppo, da ricordare l'apertura del "Traforo Schio-Valdagno", a pedaggio, lungo 4690 metri e scavato sotto il monte Zovo, traforo nato appunto per collegare queste due città legate da intensi scambi commerciali.

Attualmente è ulteriormente diminuita l'importanza dell'agricoltura nel territorio, anche se è notevolmente aumentata la qualità dei prodotti e la meccanizzazione del settore. Il turismo invece sta dimostrando un grande sviluppo, grazie alla presenza di realtà di grande interesse naturalistico e ambientale, essendo Schio immersa in un ambiente artistico, culturale, naturalistico e paesaggistico di grande pregio.

[modifica] Sport

  • La più antica associazione sportiva scledense è la Fortitudo, fondata nel 1875. Il nome "Fortitudo" fu attribuito alla società a partire dal 1906. Fino al 1900 la società comprendeva discipline quali il ciclismo, il calcio e l'alpinismo; fino al 1902 comprendeva anche la scherma, e successivamente solo la ginnastica maschile: dopo la fine della seconda guerra mondiale venne creata anche una sezione femminile. La prima sede occupata dalla costituzione della società fino agli anni quaranta fu la chiesetta sconsacrata della Madonna della Neve, comunemente chiamata "il castello"; successivamente fu utilizzata la palestra delle scuole Marconi fino al 1987 quando la società si trasferì nell'attuale sede nel Palazzetto dello Sport in località Campagnola. Da ricordare che nelle file del Famila dal 2003 al 2005 ha giocato la cestista schedense Nicoletta Caselin medaglia d'argento europeo al Campionato Europeo 1995.
  • Il 29 maggio 1998 la 13^ tappa del Giro d'Italia 1998 si è conclusa a Schio con la vittoria di Michele Bartoli del team Asics.
  • La squadra cittadina di basket femminile, il Famila Schio milita nella seria A1 del campionato nazionale e nelle stagioni 2004-2005, 2005-2006 e 2007-2008 si è laureata Campione inotre ha vinto la Coppa Italia nel (1996, 1999, 2004, 2005) e 2 Coppe Ronchetti (2001, 2002), gioca al PalaCampagnola.
  • Da segnalare anche che la squadra di pallavolo maschile scledense (con sponsor Jockey - Deroma e in seguito Wuber) ha militato in serie A1 dalla stagione 92-93 fino alla stagione 95-96, conquistato un quarto posto nella finale di Coppa Italia 1993 giocata a Napoli e un Italian Open nella stagione 94-95. La stagione 1995-96 doveva essere l'anno della consacrazione tra le prime 5 squadre in Italia, ma la squadra retrocesse in serie A2. Attualmente, dopo aver ceduto i diritti sportivi, la società sclendense milita in serie C1.
  • La squadra di calcio cittadina, il Calcio Schio 1905, milita attualmente nel campionato di promozione ma in passato ha partecipato anche a due campionati di massima serie (nel 1921 e nel 1922 (FIGC)) e a qualche campionato di Serie C.Tra le altre squadre calcistiche cittadine spiccano il Poleo Aste,la P.G.S Concordia,l'U.S Ca'30, il Siggi Schio e l'A.C Scledum altalenanti tra i campionati di 1a e 3a categoria.
  • A Schio c'è inoltre una forte squadra di pattinaggio artistico, il GPS. Nel marzo del 2005 una formazione di 12 ragazze, il Metropolis, ha partecipato e vinto la medaglia d'oro ai campionati nazionali tenutasi a Reggio Emilia aggiudicandosi il titolo di campionesse italiane, lo stesso anno ha pertanto partecipato ai campionati europei in Danimarca.
  • A Schio è presente un attivo Circolo di Tennis (Tennis Club di Schio) che ha una squadra in Serie A1.
  • A Schio è presente una squadra di nuoto denominata "Schio Nuoto".
  • A Schio è presente una società di pallavolo femminile denominata "Schio Volley".

[modifica] Personalità legate a Schio

[modifica] Monumenti

Siti di Archeologia Industriale

Altri monumenti / edifici di interesse storico - artistico

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Luigi Dalla Via (centrosinistra) dal 22/06/2009
Centralino del comune: 0445 691111
Posta elettronica: info@comune.schio.vi.it

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Note

  1. ^ Fonte: Comune di Schio-Direzione generale risorse ed innovazione-ufficio metodologie statistiche,1 gennaio 2009
  2. ^ Sito del Comune di Schio, articolo sullo stemma comunale [1].
  3. ^ San Pietro in Schio - Chiesa Cattolica Vicariato di Schio Vicenza
  4. ^ I motivi della decorazione sono visibili presso: http://www.istitutonastroazzurro.it/comunedischio.html
  5. ^ Sarah Morgan, Rappresaglie dopo la Resistenza, L’eccidio di Schio tra guerra civile e guerra fredda
  6. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3

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