Schio

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Schio
comune
Schio – Stemma
Panorama con il duomo dedicato a San Pietro
Panorama con il duomo dedicato a San Pietro
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Vicenza-Stemma.png Vicenza
Amministrazione
Sindaco Valter Orsi (centro-destra) dal 09/06/2014
Territorio
Coordinate 45°43′00″N 11°22′00″E / 45.716667°N 11.366667°E45.716667; 11.366667 (Schio)Coordinate: 45°43′00″N 11°22′00″E / 45.716667°N 11.366667°E45.716667; 11.366667 (Schio)
Altitudine 211 m s.l.m.
Superficie 67 km²
Abitanti 39 688[1] (31-12-2011)
Densità 592,36 ab./km²
Frazioni Liviera, Cà Trenta, Giavenale, Magrè, Monte Magrè, Piane, Poleo, Sacro Cuore, Santa Croce, Santa Trinità, Tretto
Comuni confinanti Marano Vicentino, Monte di Malo, Posina, San Vito di Leguzzano, Santorso, Torrebelvicino, Valdagno, Valli del Pasubio, Velo d'Astico, Zanè
Altre informazioni
Cod. postale 36015
Prefisso 0445
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 024100
Cod. catastale I531
Targa VI
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti scledensi
Patrono San Pietro, Santa Felicissima
Giorno festivo 29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Schio
Posizione del comune di Schio all'interno della provincia di Vicenza
Posizione del comune di Schio all'interno della provincia di Vicenza
Sito istituzionale

Schio è un comune italiano di 39 688 abitanti[1] della provincia di Vicenza, in Veneto. È il terzo comune della provincia per numero di abitanti, dopo il capoluogo e Bassano del Grappa.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Schio è per numero di abitanti il terzo comune della provincia di Vicenza, situato all'imboccatura della Val Leogra e attorniato da un anfiteatro montagnoso che ha sfavorito lo sviluppo di culture contadine e commerciali, favorendo quindi lo sviluppo industriale (specialmente dell'arte laniera) come mezzo di sostentamento. L'antica cultura rurale, comunque ancora presente in questa cittadina, è testimoniata soprattutto dalla presenza di molte contrade nei suoi colli e montagne.

Il territorio è caratterizzato da un'ampia presenza mineraria nel sottosuolo sfruttato dall'uomo, fin dall'antichità, richiamando numerose popolazioni e favorendone l'insediamento. Queste popolazioni bonificarono il territorio e vi impiantarono numerose colture, dagli ortaggi alle granaglie, dalla frutta ai pascoli.

Il territorio può essere idealmente suddiviso in quattro ambienti principali:

  • nei monti circostanti, oltre i 1000 metri si può notare una grande presenza di conifere, con pini, abeti e larici. Sulla sommità del monte Novegno è presente il pino mugo, genziane e numerose altre specie vegetali. Il monte Summano, che domina la città, viene considerato un patrimonio floristico unico in Europa. Vi si possono trovare circa 1000 specie di piante e fiori diversi e su questo piccolo monte è reperibile circa il 7.5% dell'intera flora europea, il 15% di quella italiana e più del 30% di quella veneta, a sua volta una delle più ricche d'Italia;
  • nei luoghi di elevata umidità si possono trovare numerosi boschi di faggi;
  • boschi di piante mesofile tra i 1000 e i 300 metri di quota. Qui la natura è particolarmente rigogliosa, favorita da terreni più umidi e ricchi di sostanze nutritive. Non è raro trovare animali come caprioli, volpi e numerose specie di mammiferi di piccole dimensioni;
  • boschi di piante termofile sotto i 500 metri di quota con arbusti e piante di piccole dimensioni.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini del nome[modifica | modifica sorgente]

Il nome "Schio" deriva da scledum, termine latino medioevale indicante una pianta della famiglia della quercia (gli "ischi", che è un termine volgare per indicare la quercia bianca) o un luogo piantato a querce.[2]

Nonostante il nome sia relativamente recente, Schio non è certo una città di recente fondazione. Le prime tracce della presenza dell'uomo in questo territorio risalgono addirittura all'epoca preistorica e vengono documentate da una vasta serie di reperti archeologici rinvenuti in zona.

Il nome dei suoi abitanti - scledensi - ugualmente deriva da scledum, in lingua Veneta schioti.


Epoca antica[modifica | modifica sorgente]

Allo sbocco della Val Leogra e non lontana dalla Valle dell'Astico, Schio si trovò da sempre in una posizione strategica rispetto alle vie di comunicazione, come la Pista dei Veneti[3]

I Romani giunsero nella pianura veneta nel II secolo a.C. e vi costruirono numerose strade, la via Postumia e altre che si dipartivano a raggiera da Vicenza, come quella che, uscendo dalla città, giungeva in zona pedemontana seguendo il torrente Orolo.

La presenza romana è documentata da una lapide, oggetti in marmo e in bronzo ritrovati presso S. Martino[4]. Ai confini tra Schio e Santorso in contrà Rio esiste una vasta sopraelevazione artificiale a pianta quadrata, di circa 400 m di lato, che si ritiene essere stato un antico trinceramento romano.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Poco o nulla si sa della tarda antichità e del primo Medioevo. Nel 568 scesero in Italia i Longobardi. Numerosi reperti testimoniano la loro presenza nella zona di Schio, che faceva parte del Ducato di Vicenza.

Il centro storico di Schio si sviluppò attorno ad un quadrivio formato dall'incrocio delle maggiori vie commerciali, intorno al castello e al duomo.

Non è ben chiaro il momento in cui nacque il Comune, ma i primi documenti ritrovati sono datati 1275 e riguardano l'alienazione di beni comitali. Risale comunque a questo periodo lo scavo della Roggia Maestra, primo motore del futuro sviluppo economico di Schio. Il periodo medioevale fu molto travagliato da un punto di vista politico, in quanto si susseguirono numerosi dominanti.

Durante il Basso Medioevo Schio rimase un feudo di famiglie signorili e seguì le sorti di Vicenza nei diversi periodi della sua soggezione a potenze regionali esterne: fu dei conti Maltraversi fino alla signoria di Ezzelino III da Romano (1236-1259), poi degli Scrovegni e dei Lemici quando Vicenza fu soggetta a Padova (1266-1311), poi ancora dei Nogarola durante il dominio scaligero (1311-1387) e infine dei Cavalli nel periodo visconteo (1387-1404).

Repubblica veneta (1406-1797)[modifica | modifica sorgente]

Al momento della dedizione di Vicenza alla Serenissima, la famiglia Cavalli rinunciò al feudo. Da allora Schio ebbe un vicario eletto nel consiglio comunale di Vicenza, sulla base del Privilegium concesso a Vicenza nel 1404 e nel 1406. Molte volte Schio inviò a Venezia petizioni per ottenere lo status di podestaria - che era stato ottenuto da Lonigo e da Marostica - con un podestà nominato dalla Repubblica, ma Vicenza pretese e ottenne il rispetto dei patti e Schio rimase un vicariato distrettuale per tutto il Quattrocento[5].

Gli unici resti del castello di Schio. Fu definitivamente fatto demolire dalla Serenissima in risposta agli atteggiamenti filo-imperiali assunti da Schio nel primo Cinquecento

Durante il lungo periodo di dominio della Repubblica di Venezia Schio conobbe un grande sviluppo economico e sociale. La città diventò infatti col tempo il principale luogo di produzione laniera della Serenissima, impiegando un artigianato già ben avviato. La popolazione scledense si specializzò sia nello sfruttamento delle vene metallifere, attività che le permise di integrare la magra rendita agricola, sia nell'arte laniera, fino a sostituirsi come centro di produzione a Vicenza e a ottenere nel 1701 il privilegio della produzione dei panni alti.

A Schio, una nuova combinazione dei fattori produttivi determinò, a partire dagli anni trenta del Settecento, l'ascesa veramente spettacolare del settore laniero, basandosi sull'innovazione di prodotto, e grazie alla presenza di abbondante materia prima e acqua. A determinare questo sviluppo fu l'iniziativa che il patrizio veneziano Nicolò Tron assunse a Schio a partire dal 1718: di ritorno dall'ambasceria d'Inghilterra, egli scelse Schio quale luogo idoneo per iniziare la sua attività, si avvalse della consulenza di alcuni tecnici inglesi e iniziò la produzione di tessuti più moderni e leggeri: per i mercati del Levante realizzò le londrine sul modello marsigliese e per quello locale i panni mischi. Sebbene le attività di Tron non ottennero il successo sperato, esso favorì la diffusione delle tecnologie avanzate di cui disponeva agli altri fabbricanti, promuovendo così la crescita del settore laniero a Schio.

Nel 1746 a Schio venivano prodotte circa 600 pezze per il mercato estero, con una capacità produttiva in continuo aumento, fino a raggiungere le oltre 16.000 pezze all'anno verso la fine del secolo, quando i fabbricanti locali erano circa 130, con circa 550 i telai attivi.[6] Nel secondo Settecento infatti, l'attività laniera scledense conquistò la visibilità internazionale: Schio, che nel frattempo era cresciuta in ricchezza e popolazione, divenne il principale centro laniero italiano, assieme alla zona produttiva della val Gandino.

Questa situazione favorevole si concretizzò anche grazie alle esenzioni daziarie concesse dalla Serenissima Repubblica agli imprenditori a partire dal 1755; era cambiato anche il rapporto con le autorità pubbliche centrali: non più così lontane come in precedenza, ma anzi collaborative e favorevoli: il patrizio veneziano Prospero Valmarana, Deputato alle fabbriche (una sorta di ministro dell'industria), nella relazione relativa alla visita a Schio eseguita nel 1764, descrisse un ambiente particolarmente favorevole grazie all'ordine, ricchezza ed operosità riscontrate, compiacendosi infine per i lusinghieri risultati ottenuti anche grazie agli aiuti concessi da Venezia.

A Schio si era oramai avviato un vero e proprio processo di industrializzazione: comparvero grandi tessiture, gran parte della manodopera si trovò in una condizione tipicamente operaia, vennero avviate anche attività collaterali a quella laniera, come alcune tintorie altamente specializzate. Nella seconda metà del Settecento, vennero avviati lanifici costituiti dalle prime grandi manifatture accentrate, come quelle dei Garbin e dei Conte, dove veniva effettuato l'intero processo lavorativo, ad esclusione della filatura. Questi eventi possono esser considerati i primi veri sintomi della rivoluzione industriale che si realizzò a Schio e che sarebbe esplosa solo nel secolo seguente, grazie all'attività di Alessandro Rossi[7][8]

L'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

La prima campagna italiana di Napoleone si concluse con la distruzione della Repubblica Veneta, da lui mercanteggiata con l'Austria nel Trattato di Campoformio del 16 ottobre 1797. La storia di Schio e Vicenza si trova inserita in questi grandi avvenimenti. Gli abitanti di Schio, rimasti molto legati a Venezia, si dimostrarono subito ostili nei confronti dei francesi, e furono molte le occasioni di contrasto (anche estremamente violento) con gli invasori, e spesso fu necessario mobilitare l'esercito francese con l'armeria pesante per placare gli insorti. Va ricordata la sollevazione del 1809 in occasione di un dazio imposto dai francesi sulla macinazione dei prodotti agricoli: la protesta partì da Valdagno, si estese a Monte di Malo arrivò a Schio per poi allargarsi a tutta la fascia prealpina. Da una testimonianza scritta di Pietro Negri, il Procuratore del Tribunale di Schio, si può capire con quale forza e determinazione gli abitanti di Schio e d'intorni si opposero a questo nuovo dazio, mettendo a ferro e fuoco gli uffici pubblici, il tribunale, la gendarmeria e aprendo le carceri. Si fondò una sorta di nuovo governo e solo con l'intervento di alcuni personaggi illustri e rispettati dai cittadini si evitò una ulteriore degenerazione del conflitto. A causa della scarsa organizzazione, all'arrivo dei contingenti francesi i rivoltosi furono dispersi e la situazione fu riportata alla normalità. Questo evento però, viene riportato come uno dei fatti più importanti avvenuti durante la dominazione francese di questi territori e permette di capire l'esasperante situazione socio-economica in cui si trovava la popolazione in quel periodo.

A quell'epoca l'economia scledense si basava principalmente sulla lavorazione della lana in cui Schio vantava da sempre un posto di primissimo ordine. Sotto il dominio napoleonico, quest'industria però decadde e le industrie e i commerci vennero quasi totalmente annullati. Va detto però che nonostante l'immobilità dello Stato, le autorità del Regno d'Italia presero coscienza della importante situazione di sviluppo che si stava verificando a Schio[9][10]

La depressione economica perdurò anche durante il periodo di dominazione austriaca, anche a causa del fatto che i dominatori francesi prima ed asburgici poi, preferirono favorire lo sviluppo delle industrie nazionali, considerando di fatto attività concorrenti quelle dei territori controllati.

L'industrializzazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lanerossi.
Scorcio del Lanificio Conte realizzato con il cotto e la pietra locale, i tipici materiali degli opifici costruiti durante il processo d'industrializzazione in atto a Schio

Già nei primi vent'anni del secolo esistevano in città gli opifici più antichi (Lanificio Garbin e Conte) e quello di Francesco Rossi (padre di Alessandro), fondato nel 1817. Ma fu Alessandro Rossi che fece crescere la fabbrica laniera del padre riuscendo a farla divenire la maggior azienda laniera del mondo a quell'epoca (Lanerossi), favorendo inoltre lo sviluppo a Schio di altri lanifici (ad esempio il Lanificio Cazzola) ed altre attività collaterali (produzione di navette, l'industria meccanica, eccetera). Schio in seguito a questo grande sviluppo dell'industria laniera fu definita la Manchester d'Italia.

Rossi, uomo di grande ingegno e cultura, diede un decisivo contributo a fare di Schio uno straordinario polo industriale ed urbano. In primo luogo realizzò una moderna e pionieristica industria tessile, ponendo al centro della produzione il lavoratore. Finanziò la costruzione in città di un gran numero di istituzioni per i lavoratori della sua fabbrica, assunte poi a modello dagli altri imprenditori del tempo. Modificò inoltre l'urbanistica della città, con la costruzione di nuove abitazioni per gli operai (il Nuovo quartiere operaio), nuove strutture sociali (come gli asili per i figli dei lavoratori, scuole, un teatro, giardini ecc.) intervenendo anche nella ristrutturazione di palazzi, chiese e piazze. Dedicò anche una statua al tessitore, primo monumento in Italia dedicato a degli operai. Promosse e finanziò la costruzione di collegamenti ferroviari, oggi dismessi, con Torrebelvicino, Rocchette, Asiago e Arsiero.

Nonostante tutto nel 1891, soprattutto a partire dallo sfortunato sciopero svoltosi nei mesi di febbraio ed aprile, circa 300 famiglie (1.100 persone) di operai tessili ex-addetti al lanificio di Schio si diressero in Brasile. Oggi, il numero dei loro discendenti raggiunge la cifra di oltre 16 000 persone che si trovano negli Stati di: São Paulo, Rio Grande do Sul, Rio de Janeiro, Minas Gerais e Espírito Santo.

Tra i più importanti stabilimenti di lanifici dismessi ancora presenti a Schio, che testimoniano il suo passato industriale, sono da ricordare il Lanificio Conte e Cazzola, lo stabilimento intitolato a Francesco Rossi con l'attigua Fabbrica Alta fatta costruire nel 1862 da Alessandro; questa in particolare è un simbolo dell'archeologia industriale nazionale costruita secondo il modello architettonico industriale Nord europeo.

Prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Col decreto di mobilitazione del 23 maggio 1915, Vicenza e la sua provincia furono dichiarate zona di guerra e quindi Schio rimase inclusa nella zona delle operazioni. Essendo fin dall'inizio nelle immediate retrovie del fronte Pasubio, Schio e tutta la Val Leogra subirono particolarmente la Grande Guerra, dando anche prova di fermezza e dignità anche al costo di gravi perdite. Le truppe italiane avanzarono subito, superando il confine austriaco di Pian delle Fugazze e gli alpini conquistarono il Pasubio. Schio subì durante la guerra numerosi bombardamenti da parte dell'aviazione nemica. Nel maggio 1916 gli austriaci portarono una improvvisa offensiva, la Strafexpedition, ossia spedizione punitiva contro l'Italia.

L'eroica difesa italiana sui monti Pasubio e Novegno permise di far fallire la spedizione, riportando una delle più importanti vittorie della guerra. Nell'estate del 1916 i comandi italiani realizzarono un sistema difensivo nelle montagne scledensi di allora, di cui rimangono tuttora le testimonianze nella strada delle 52 gallerie. Da ricordare la tragica vicenda avvenuta nel Monte Pasubio dei denti italiano e austriaco in cui per mezzo di gallerie sotterranee venne fatto esplodere il Dente italiano.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Di ugual prova di forza d'animo Schio diede prova durante la Seconda guerra mondiale e in particolare durante la Resistenza. In questa città infatti si sviluppò un movimento partigiano di una certa importanza, che contrastò l'occupazione nazi-fascista fino alla fine. Tra i partigiani si ricorda Guglielmino "Mino" Bertoldi, a capo del gruppo di partigiani della vicina Torrebelvicino, che fu tra i primi ad entrare a Pedescala dopo il tristemente famoso eccidio perpetrato dai Fallschirmjäger tedeschi, che non rispettarono la tregua concordata a Schio e valida fino a Piovene Rocchette.

Particolarmente cruento fu il bombardamento della Lanerossi messo in atto dalle forze alleate il 14 febbraio 1945, che causò 11 morti e 68 feriti tra i civili[11]

Resistenza antifascista[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Resistenza vicentina.

Schio è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d'Argento al Valor Militare per i sacrifici sopportati dalle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la Seconda guerra mondiale[12]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eccidio di Schio.

Due mesi dopo la fine della guerra si verificò l'eccidio di Schio: la notte del 6 luglio 1945 un gruppo di partigiani irruppe nel carcere della città, aprendo il fuoco su presunti fascisti e collaborazionisti lì rinchiusi e uccidendo 54 persone tra uomini e donne. Resta da notare, peraltro, che all'indomani dell'evento le organizzazioni partigiane, la Camera del Lavoro e il Partito Comunista Italiano, hanno condannato l'accaduto. Citando Sarah Morgan al riguardo: "l'episodio di Schio è avvenuto al di fuori del periodo di guerra, quando uccidere era diventato inaccettabile. Questo era un atto fuori legge e fuori dalle regole, portato a termine dai partigiani in aperta sfida anche ai loro stessi superiori".[13]

Il dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Nel 1969 venne aggregato a Schio il comune di Tretto[14].

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Lo stemma di Schio è rintracciabile in alcuni documenti già dal 1520, anche se il primo riconoscimento ufficiale da parte di Ferdinando I, imperatore d'Austria, risale al 19 settembre 1843. Nel 1817 il governo del Regno Lombardo-Veneto aveva concesso a Schio il titolo di Città.

Quando il Veneto fu unito all'Italia nel 1867, venne richiesta al nuovo governo la conferma dello stemma: questa arrivò con decreto del Ministero dell'Interno del 29 agosto 1870, in cui viene descritto lo "stemma d'oro alla croce di rosso, cimato dalla corona propria della città cioè un cerchio di muro aperto di tre porte e due finestre, sostenente cinque torri merlate alla guelfa. Lo scudo, inoltre, sarà accostato da due rami di olivo fruttati al naturale, decussati sotto la punta e legati di rosso."

Il decreto era accompagnato dal disegno ufficiale dello stemma, in cui apparivano però un ramo di ulivo ed uno di quercia. Da qui nacque la controversia su quale fosse l'interpretazione corretta, e per molti anni fu utilizzato quello con il ramo di quercia. Negli ultimi anni il Comune ha deciso di porre fine alla questione usando quello con i due rami di ulivo.[15]


Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Siti di archeologia industriale[modifica | modifica sorgente]

Edifici religiosi[modifica | modifica sorgente]

Il duomo di Schio visto dal Castello

Altri edifici di interesse storico-artistico[modifica | modifica sorgente]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[16]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Gli stranieri residenti nel comune sono 5.181, ovvero il 13,1% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[17]:

  1. Serbia Serbia, 851
  2. Romania Romania, 628
  3. Bangladesh Bangladesh, 504
  4. Marocco Marocco, 488
  5. Macedonia Macedonia, 302
  6. Moldavia Moldavia, 300
  7. Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina, 295
  8. Senegal Senegal, 281
  9. Ghana Ghana, 280
  10. Albania Albania, 145

Cultura[modifica | modifica sorgente]

L'elemento culturale probabilmente più importante di Schio è il Laboratorio della civiltà industriale. Esso propone ai visitatori la scoperta del un vastissimo patrimonio di archeologia industriale dell'area di Schio. La scoperta del patrimonio storico-artistico del territorio viene realizzata grazie alla possibilità di coinvolgere le persone interessate nell'osservazione diretta dell'ambiente storico locale. Il percorso guidato prevede inizialmente un momento introduttivo di presentazione di materiale audiovisivo e storico, cui segue la visita diretta per lo studio attivo del territorio storico cittadino, con possibilità di scelta tra i diversi itinerari specifici.

Nel Museo naturalistico entomologico "nel Regno delle Farfalle" sono esposte oltre 10.000 farfalle, rappresentanti tutte le 250 specie diurne conosciute in Italia. L'esposizione è suddivisa in ben quarantotto stazioni disposte a loro volta a formare cinque percorsi itineranti: temporale, ambientale, geografico, scientifico ed ecologico. Completano il percorso undici intervalli, dove sono esposti gli insetti amici e nemici delle farfalle, le farfalle della notte e le farfalle del mondo.

Merita una menzione Il mondo del treno in miniatura, l'esposizione permanente allestita dal Gruppo Fermodellisti Alto Vicentino presso alcune sale della "C.A.S.A.", la casa di riposo cittadina: un plastico di circa 100 m² (uno dei più grandi d'Italia) curato in ogni dettaglio, con 400 metri di binari, scambi, passaggi a livello, gallerie, quattro stazioni ferroviarie, e naturalmente, moltissimi esemplari (circa un migliaio) di modelli di locomotive e vagoni[18].

Il palazzo sede della Biblioteca civica

La Biblioteca civica "Renato Bortoli" ha sede presso l'antico Ospedale Baratto, in pieno centro cittadino. Fondata nel 1953, ha un patrimonio librario di circa 180.000 unità oltre che circa 300 periodici ed una sezione bambini e ragazzi che conta circa 25.000 titoli. Custodisce inoltre archivi storici di interesse locale e nazionale.

Nell'aprile 2013 si è inaugurato lo spazio espositivo a shed, nell'ex Lanificio Conte, che si è affiancato alla già preesistente piattaforma di poli espositivi del centro storico costituita da Palazzo Toaldi-Capra e Palazzo Fogazzaro.

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Il Comune di Schio ha promosso la formazione del CampuSchio[19], nato come piattaforma di servizi basati sul web (CampuSchio.net) ed evolutosi come progetto urbanistico di creazione di spazi comuni alle scuole superiori, localizzate nella stessa area della città. Attualmente si prevede che i lavori, per un costo di 7 milioni di euro, possano iniziare nel 2011 e concludersi entro un paio d'anni.[20]

Scuole secondarie di secondo grado[modifica | modifica sorgente]

  • Liceo Scientifico "N. Tron"
  • Liceo Classico Linguistico "G. Zanella"
  • Liceo Artistico e delle Scienze Sociali "A. Martini"
  • ITIS "S. De Pretto"
  • ITCG "F.lli Pasini"
  • IPSIA "G. B. Garbin"

Persone legate a Schio[modifica | modifica sorgente]

  • Girolamo Bencucci (Schio, 1481 – Roma, 2 gennaio 1533), conosciuto anche come Girolamo da Schio o Girolamo Schio: vescovo e politico italiano
  • Madre Giuseppina Bakhita (Olgossa, 1869 – Schio, 8 febbraio 1947), santa canossiana
  • Roberto Angeli (Schio, 1913 – Livorno, 1978), presbitero, antifascista
  • Giovanni Ballico (Lonigo, 28 novembre 1924), calciatore professionista
  • Adriano Bardin (Schio, 31 gennaio 1944), calciatore e allenatore dei portieri professionista
  • Germano Baron (Poleo, 1922 – Schio, 8 luglio 1945), partigiano, medaglia d'oro al valor militare
  • Elena Berlato (Schio, 2 agosto 1988), ciclista
  • Giovanni Bonato (Schio, 1961), compositore

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Schio è suddivisa in 6 Consigli di Quartiere ognuno dei quali comprende quartieri, zone e frazioni contigue o comunque omogenee tra loro. I Consigli di Quartiere hanno esclusivamente potere rappresentativo, propositivo e partecipativo e non sostituisce in alcun modo le attività svolte dalle strutture comunali[21].

  • Quartiere 1: Centro - S. Croce - A. Rossi
  • Quartiere 2: Stadio - Poleo - Aste - S. Martino
  • Quartiere 3: SS. Trinità - Piane - Ressecco
  • Quartiere 4: Magrè - Monte Magrè - Liviera - Ca' Trenta
  • Quartiere 5: Giavenale
  • Quartiere 6: Tretto


Economia[modifica | modifica sorgente]

In passato sorsero poche grandi imprese, che catalizzarono le attività e l'economia non solo della città ma anche di tutto il territorio circostante (ad esempio la Lanerossi diede lavoro a generazioni di vicentini). In epoche più recenti sono proliferate aziende di piccole e medie dimensioni, aziende famigliari e artigiane sparse in tutto il vasto territorio di cui Schio è a capo.

Il settore economico trainante resta sicuramente l'industria e l'artigianato, in particolare l'industria metalmeccanica, laniera, alimentare, dolciaria e delle confezioni oltre ad alcune prestigiose presenze (anche se numericamente meno rilevanti) legate all'industria farmaceutica, dei marmi, calzature e altro. Negli ultimi anni l'industria tessile ha attraversato una grave crisi che ha comportato la perdita di migliaia di posti di lavoro.

Schio, città dalla forte vocazione imprenditoriale, possiede una vasta zona industriale ai margini del centro abitato (circa 4 milioni di metri quadrati complessivi), creata alla fine degli anni sessanta e poi espansa nei decenni fino alla conformazione attuale, fondendosi di fatto con le attigue e più piccole zone industriali di Santorso e Zanè. Tradizionalmente viene suddivisa in tre parti: l'area degli stabilimenti Lanerossi, la prima zona adibita ad uso industriale nel 1967; la "Zona Industriale 1", caratterizzate dalla nomenclatura delle strade con le Regioni italiane; la "Zona Industriale 2" con la viabilità riportante i nomi dei laghi italiani, e di qualche capitano d'industria locale. Dagli anni novanta la zona industriale ha progressivamente lasciato spazio anche alle attività legate al terziario a discapito di quelle manifatturiere, che restano comunque numerose.

Attualmente è ulteriormente diminuita l'importanza dell'agricoltura nel territorio, anche se è notevolmente aumentata la qualità dei prodotti e la meccanizzazione del settore. Il turismo invece sta dimostrando un grande sviluppo, grazie alla presenza di realtà di grande interesse naturalistico e ambientale, essendo Schio immersa in un ambiente artistico, religioso, culturale, naturalistico e paesaggistico di grande pregio.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Schio è servita dalla linea ferroviaria Schio-Vicenza a binario unico non elettrificata, frequentata soprattutto da studenti e pendolari. La stazione è in Via Baccarini.

Si può arrivare a Schio in auto percorrendo l'Autostrada A31 (Valdastico) uscendo al casello di Schio-Thiene.

Il centro abitato è attraversato dalla ex strada statale S.P.46 "del Pasubio" che collega Vicenza a Rovereto. Da Schio prende il via inoltre la ex statale S.P.350 "di Folgaria e Val d'Astico". La logistica dei trasporti all'interno della città e tra Schio e le città confinanti è in continuo sviluppo, da ricordare l'apertura del Traforo Schio-Valdagno, a pedaggio, lungo 4690 metri e scavato sotto il monte Zovo, traforo nato appunto per collegare queste due città legate da intensi scambi commerciali.

Il servizio di trasporto extraurbano è gestito dalla società FTV e mette in collegamento Schio al capoluogo ed a tutti i principali centri della provincia. Il servizio di trasporto urbano, svolto dalla società CONAM, è strutturato in 4 linee che mettono in collegamento il centro città, con la zona industriale, con i quartieri periferici e con alcuni comuni limitrofi (Santorso, Marano Vicentino e Torrebelvicino).

Ben sviluppata, e in continua espansione, la rete di piste ciclabili; è inoltre attivo un servizio di bike sharing.


Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
28 giugno 2004 8 giugno 2014 Luigi Dalla Via Coalizione di Centro-sinistra Sindaco
9 giugno 2014 in carica Valter Orsi Coalizione di Centro-destra Sindaco


Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]


Variazioni[modifica | modifica sorgente]

La circoscrizione territoriale ha subito le seguenti modifiche: nel 1928 aggregazione di territori del soppresso comune di Magrè Vicentino e nel 1969 aggregazione di territori del soppresso comune di Tretto.[22][14]


Sport[modifica | modifica sorgente]

  • La più antica associazione sportiva scledense è la Fortitudo, fondata nel 1875. Il nome "Fortitudo" fu attribuito alla società a partire dal 1906. Fino al 1900 la società comprendeva discipline quali il ciclismo, il calcio e l'alpinismo; fino al 1902 comprendeva anche la scherma, e successivamente solo la ginnastica maschile: dopo la fine della seconda guerra mondiale venne creata anche una sezione femminile. La prima sede occupata dalla costituzione della società fino agli anni quaranta fu la chiesetta sconsacrata della Madonna della Neve, comunemente chiamata il castello; successivamente fu utilizzata la palestra delle scuole Marconi fino al 1987 quando la società si trasferì nell'attuale sede nel Palazzetto dello Sport in località Campagnola.
  • Il 29 maggio 1998 la 13ª tappa del Giro d'Italia 1998 si è conclusa a Schio con la vittoria di Michele Bartoli del team Asics.
  • La principale squadra di calcio della città, lo Schio Calcio 1905 A.S.D., in passato ha partecipato anche a due campionati di massima serie (nelle stagioni 1920-21 e 1921-22 (FIGC)) ed a qualche campionato di Serie C. Tra le altre squadre calcistiche cittadine spiccano il Poleo Aste, la P.G.S Concordia, l'U.S Ca'30, il Siggi Schio, l'A.C Giavenale e l'A.C Scledum altalenanti tra i campionati di 1ª e 3ª categoria.
  • La squadra cittadina di basket femminile, il Famila Schio milita nella seria A1 del campionato nazionale e nelle stagioni 2004-2005, 2005-2006, 2007-2008, 2010-2011 e 2012-2013 si è laureata Campione; ha vinto più volte la Coppa Italia (nel 1996, 1999, 2004, 2005, 2010, 2011 e 2013), la Supercoppa Italiana (2005, 2006, 2011 e 2012), 2 Coppe Ronchetti (2001, 2002) e l'EuroCup (2008); gioca al PalaCampagnola. Da ricordare che nelle file del Famila dal 2003 al 2005 ha giocato la cestista scledense Nicoletta Caselin medaglia d'argento europeo al Campionato Europeo 1995.
  • Da segnalare anche che la squadra di pallavolo maschile scledense (con sponsor Jockey - Deroma e in seguito Wuber) ha militato in serie A1 dalla stagione 92-93 fino alla stagione 95-96, conquistato un quarto posto nella finale di Coppa Italia 1993 giocata a Napoli e un Italian Open nella stagione 94-95. La stagione 1995-96 doveva essere l'anno della consacrazione tra le prime 5 squadre in Italia, ma la squadra retrocesse in serie A2. Attualmente, dopo aver ceduto i diritti sportivi, la società scledense milita in serie C1.
  • A Schio c'è inoltre una forte squadra di pattinaggio artistico, il GPS. Nel marzo del 2005 una formazione di 12 ragazze, il Metropolis, ha partecipato e vinto la medaglia d'oro ai campionati nazionali tenutasi a Reggio Emilia aggiudicandosi il titolo di campionesse italiane, lo stesso anno ha pertanto partecipato ai campionati europei in Danimarca.
  • A Schio si svolge annualmente il "Rally Città di Schio" gara automobilistica di livello triveneto e nazionale.
  • A Schio è presente un attivo Circolo di Tennis (Tennis Club di Schio) che ha una squadra in Serie A1.
  • A Schio è presente una squadra di nuoto denominata "Schio Nuoto".
  • A Schio è presente una associazione sommozzatori denominata "Schio sub".
  • A Schio è presente una società di pallavolo femminile denominata "Schio Volley".
  • A Schio è presente dal 1981 la scuola Bushido Karate Club del maestro Daniela De Pretto, già atleta di spicco del panorama nazionale e internazionale, ora eccellente DT della società; da segnalare tra i numerosi titoli conquistati dalla società scledense: nel 2009, il titolo di Campione del Mondo (del circuito WUKO, World Union of Karate-do Organization) dell'atleta Francesco Dellai con la nazionale FESIK in Messico (Kata); nel 2010, i titoli tricolore di kumitè ippon con Longo Luca, di kata a squadre (Buraglio, Buzzolan, Dellai), nonché il primo posto di Francesco Dellai, il secondo posto a squadre (Buraglio, Buzzolan, Dellai) e il primo posto a squadre nella cat. cadetti (Catania, Bortoloso, Martini) alla WUKO World Cup for Clubs.
  • A Schio è presente la società dilettantistica di atletica, che ha conseguito vari successi nella regione, ASD Novatletica Città di Schio, svolge la propria attività presso il Centro tecnico di atletica leggera di Schio.
  • A Schio è presente una Sezione dell'Associazione Italiana Arbitri - Federazione Italiana Giuoco Calcio. La Sezione A.I.A. di Schio, attualmente presieduta da Giampietro Maino (vice presidenti Erasmo Scatigna e Stefano Pigato) conta circa 160 associati, tra cui Daniele Orsato e Sebastiano Peruzzo, arbitri di Serie A (Daniele Orsato è anche arbitro internazionale).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat - Bilancio demografico Anno 2011.
  2. ^ San Pietro in Schio - Chiesa Cattolica Vicariato di Schio Vicenza
  3. ^ La pista dei Veneti. URL consultato il 22 novembre 2012.
  4. ^ Mantese, 1952, op. cit., p. 15
  5. ^ Grubb, 1988, op. cit., pp. 48-49
  6. ^ Walter PancieraL'arte matrice: i lanifici della Repubblica di Venezia nei secoli XVII e XVIII, p.48-52
  7. ^ Walter Panciera, L'arte matrice: i lanifici della Repubblica di Venezia nei secoli XVII e XVIII, p.260-261
  8. ^ Giovanni L. Fontana, Schio e Alessandro Rossi: imprenditorialità, politica, cultura e paesaggi sociali del secondo Ottocento, p.162-168
  9. ^ Evgeniĭ Viktorovich Tarle, Le blocus continental et le royaume d'Italie: la situation économique de l'Italie sous Napoléon Ier, d'après des documents inédits Bibliothèque d'histoire contemporaine, p.283-284 (tradotto con La vita economica dell'Italia nell'età napoleonica, 1950)
  10. ^ Carlo Zaghi, L'Italia di Napoleone dalla Cisalpina al Regno, p.597
  11. ^ Lanificio Rossi (Schio)
  12. ^ I motivi della decorazione sono visibili presso: http://www.istitutonastroazzurro.it/comunedischio.html
  13. ^ Sarah Morgan, Rappresaglie dopo la Resistenza, L'eccidio di Schio tra guerra civile e guerra fredda
  14. ^ a b Decreto del presidente della Repubblica 25 giugno 1969, n. 497, in materia di "Aggregazione del comune di Tretto al comune di Schio, in provincia di Vicenza."
  15. ^ Sito del Comune di Schio, articolo sullo stemma comunale [1].
  16. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  17. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2010 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 14 novembre 2012.
  18. ^ Fermodellisti Alto Vicentino
  19. ^ CampuSchio.
  20. ^ Dalla Fondazione Cariverona 5 milioni di euro per il Centro Servizi del Campus, Comune di Schio, 23 marzo 2010. URL consultato il 24 maggio 2010.
  21. ^ Sito del Comune di Schio, Consigli di Quartiere-normativa di riferimento[2]
  22. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • James S. Grubb, Comune privilegiato e Comune dei privilegiati, in Storia di Vicenza, III/I, L'Età della Repubblica Veneta, Vicenza, Neri Pozza editore, 1988
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, I, Dalle origini al Mille, Vicenza, Accademia Olimpica, 1952
  • Giovanni Mantese, Storia di Schio, edito nel 1955 dal Comune di Schio

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