Camuni

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Incisioni rupestri della Val Camonica: rosa camuna e due figure umane (una a "martellina", l'altra a "graffito")

I Camuni erano un popolo dell'Italia antica stanziato nell'Età del ferro (I millennio a.C.) in Val Camonica; vengono individuati anche con il nome latino Camunni, attribuito loro da autori del I secolo, o come antichi Camuni, per distinguerli dagli attuali abitanti della valle. Fra i massimi produttori di arte rupestre in Europa, il loro nome è legato alle celebri Incisioni rupestri della Val Camonica, che costituiscono - stante la povertà di reperti archeologici come necropoli, suppellettili o centri abitati - la principale testimonianza culturale di questo popolo.

Popolo di origine oscura, risulta insediato in una regione, la Val Camonica, segnata già da una millenaria tradizione culturale, risalente fin al Neolitico. I Camuni - Καμοῦνοι in greco, Camunni in latino - sono ricordati dalle fonti storiografiche classiche a partire dal I secolo a.C.; l'epoca precedente, corrispondente in Val Camonica all'Età del ferro (dal XII secolo a.C. circa fino alla romanizzazione), è testimoniata soprattutto dal vastissimo corpus costituito dalle centinaia di migliaia di incisioni rupestri. Sottomessi a Roma all'inizio del I secolo d.C., i Camuni furono progressivamente inseriti nelle strutture politiche e sociali dell'Impero romano: pur conservando margini di autogoverno (la Res Publica Camunnorum), fin dalla seconda metà del I secolo ottennero la cittadinanza romana, subendo poi - come tutti i popoli della Gallia cisalpina - un rapido processo di latinizzazione sia linguistica, sia culturale, sia religiosa.

Etnonimo[modifica | modifica sorgente]

Particolare della pagina del Lexicon Universale con i lemmi "Camulus" e "Camuni"[1]

Johann Jacob Hofmann nel suo Lexicon Universale (XVIII secolo) riprende l'ipotesi di una relazione diretta tra la parola "Camuno" e la parola "Camulo", che designava una divinità, e l'attribuisce a Marco Antonio Sabellico e a Guarino Veronese[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Val Camonica.

Le origini[modifica | modifica sorgente]

I Camuni nelle fonti classiche[modifica | modifica sorgente]

Lo storico greco Strabone (58 a.C.-25 d.C. circa), sosteneva che i Camuni facessero parte dei popoli retici e li accostava ai Leponzi, i quali, invece, derivavano dalla Cultura di Golasecca (ma che furono successivamente influenzati da popoli di stirpe celtica):

(EL)
« Ἑξῆς δὲ τὰ πρὸς ἕω μέρη τῶν ὀρῶν καὶ τὰ ἐπιστρέφοντα πρὸς νότον Ῥαιτοὶ καὶ Ὀυινδολικοὶ κατέχουσι, συνάπτοντες Ἐλουηττίοις καὶ Βοίοις· ἐπίκεινται γὰρ τοῖς ἐκείνων πεδίοις. Οἱ μὲν οὖν Ῥαιτοὶ μέχρι τῆς Ἰταλίας καθήκουσι τῆς ὑπὲρ Οὐήρωνος καὶ Κώμου. Καὶ ὅ γε Ῥαιτικὸς οἶνος, τῶν ἐν τοῖς Ἰταλικοῖς ἐπαινουμένων οὐκ ἀπολείπεσθαι δοκῶν, ἐν ταῖς τούτων ὑπωρείαις γίνεται· διατείνουσι δὲ καὶ μέχρι τῶν χωρίων, δι' ὧν ὁ Ῥῆνος φέρεται· τούτου δ' εἰσὶ τοῦ φύλου καὶ Ληπόντιοι καὶ Καμοῦνοι. »
(IT)
« Vi sono poi, di seguito, le parti dei monti rivolte verso oriente e quelle che declinano a sud: le occupano i Reti e i Vindelici, confinanti con gli Elvezi e i Boi: infatti si affacciano sulle loro pianure. Dunque i Reti si estendono sulla parte dell’Italia che sta sopra Verona e Como; e il vino retico, che ha fama di non essere inferiore a quelli rinomati nelle terre italiche, nasce sulle falde dei loro monti. Il loro territorio si estende fino alle terre attraverso le quali scorre il Reno; a questa stirpe appartengono anche i Leponzi e i Camuni. »
(Strabone, Geografia, IV, 6.8)
Le popolazioni della Gallia cisalpina

Lo storico romano Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) (ucciso dall'eruzione del Vesuvio) parlava invece dei Camunni come di una delle varie tribù euganee assoggettate dai Romani:

(LA)
« Verso deinde in Italiam pectore Alpium Latini iuris Euganeae gentes, quarum oppida XXXIIII enumerat Cato. ex iis Trumplini, venalis cum agris suis populus, dein Camunni conpluresque similes finitimis adtributi municipis »
(IT)
« Voltandoci verso l'Italia, [incontriamo] i popoli euganei delle Alpi sotto la giurisdizione romana, dei quali Catone elenca trentaquattro insediamenti. Fra questi i Triumplini, resi schiavi e messi in vendita assieme ai loro campi e, di seguito, i Camuni molti dei quali [furono] assegnati ad una città vicina. »
(Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 133-134)

Le ipotesi della storiografia moderna[modifica | modifica sorgente]

Circa 13.000 anni fa, in Valle Camonica, grazie alla presenza di alberi d'alto fusto e svariate specie di vegetazione e dunque alla possibilità di pascoli sempre più fertili, alcune specie animali iniziarono a risalire le pendici montuose delle Prealpi e delle Alpi e dunque a stanziarsi nella valle. Fu in questo periodo che si possono presumibilmente collocare le prime apparizioni dell'uomo anche nelle valli alpine. Inizialmente si trattava solo di radi e sparuti gruppi di cacciatori che, durante le stagioni meno rigide, si avventuravano all'inseguimento di qualche capo di selvaggina che, per sfuggire alla cattura, cercava rifugio risalendo le scoscese pareti rocciose e le folte e inospitali selve delle montagne più impervie. Successivamente la valle fu risalita da gruppi più numerosi di cacciatori, che seguirono i primi, armati di attrezzi rudimentali, spinti dalla ricerca di cibo e quindi di conquista di nuovi territori di caccia. Passarono i profondi avvallamenti, costeggiarono gli altipiani, guadarono il paludoso e inospitale fondovalle ed eressero, a quote di sicurezza, dei piccoli accampamenti stagionali che dovevano avere la funzione di campi base per le lunghe battute di caccia al camoscio e allo stambecco, i quali vivevano, nella stagione calda, ad alta quota. Di questi primi frequentatori della valle rimangono pochissime tracce a bassa quota, mentre sono presenti a quote più elevate. Il motivo è evidente: quasi tutta la vasta area di fondo valle, ai tempi era ricoperta da acque o da paludi e per questo era possibile stabilirsi solo sugli spuntoni rocciosi affioranti o sulle pendici delle montagne, dove sono stati individuati i primi segni concreti della presenza dell'uomo. Col passare degli anni, sempre più uomini si stanziarono nella valle fino a formare, all’inizio del I millennio a.C., dei villaggi costituiti quasi esclusivamente da capanne, sui pendii di media e alta quota e da palafitte, nelle paludi del fondo valle. In poco tempo nella valle nacque una vera e propria civiltà, la civiltà dei Camuni. Secondo ipotesi recenti, i Camuni avrebbero origini dell’odierna Liguria: intorno al I millennio a.C. infatti, i Liguri si erano avventurati in gran parte del Nord Italia.

I contatti con Etruschi e Celti[modifica | modifica sorgente]

Cernunnos in un'incisone del Parco nazionale delle incisioni rupestri di Naquane[2]

Attorno al V secolo a.C. gli Etruschi, già diffusi nella Pianura Padana, ebbero contatti con le popolazioni alpine. Tracce d'influenza di questa cultura permangono nell'alfabeto camuno, nel quale sono redatte oltre duecento iscrizioni e che è molto simile agli alfabeti nord-etruschi, e nella stessa arte rupestre[3].

Verso il III secolo a.C. giunsero in Italia popolazioni celtiche che, provenendo dalla Gallia transalpina, si stabilirono nella Pianura padana ed entrarono in contatto con la popolazione camuna: lo testimonia la presenza, tra le incisioni rupestri della Val Camonica, di figure di divinità celtiche quali Cernunnos[2].

La conquista romana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conquista di Rezia ed arco alpino sotto Augusto e Storia della Val Camonica.
L'Italia centro-settentrionale secondo l'Historical Atlas con i Camunni all'estremità nord-occidentale della Venetia

La Val Camonica venne assoggettata a Roma nel contesto delle campagne di conquista di Augusto di Rezia e arco alpino, condotte dai suoi generali Druso maggiore e Tiberio (il futuro imperatore) contro i popoli alpini tra il 16 e il 15 a.C. A completare la conquista del fronte alpino orientale fu Publio Silio Nerva, governatore dell'Illirico, che procedette all'assoggettamento delle valli da Como al Lago di Garda (compresa quindi la Val Camonica), oltre ai Venosti della Val Venosta[4].

L'azione romana di conquista è ricordata anche dallo storico romano di lingua greca Cassio Dione (155-229):

(EL)
« καὶ γὰρ Καμούννιοι καὶ Ὁέννιοι αλπικα γένη, όπλα τε αντηραντο καὶ νικηθέντες aπο Ποιβλιο Σιλίου εχειρώθησαν. »
(IT)
« I Camuni e i Vennoni, tribù alpine, scesero in guerra, ma furono conquistate e sottomesse da Publio Silio »
(Cassio Dione Storia romana, XX)

ed è celebrata nel Trofeo delle Alpi ("Tropaeum Alpium"), monumento romano eretto nel 7-6 a.C. e situato presso la città francese di La Turbie, che riportava nell'iscrizione frontale il nome dei Camuni tra i popoli alpini sottomessi:

(LA)
« GENTES ALPINAE DEVICTAE TRVMPILINI · CAMVNNI · VENOSTES [...]. »
(IT)
« Popoli alpini sottomessi: Triumpilini, Camuni, Venosti [...]. »
(Trofeo delle Alpi, Iscrizione frontale)
Iscrizione di epoca romana rinvenuta a Cividate Camuno, che riporta i termini QUIR(ina), CAMUNNIS e RE P(ublica) CAMUNNOR(um)[5]

Dopo la conquista romana i Camuni furono annessi alle città più vicine in condizione di semi-sudditanza tramite la pratica dell'adtributio, che permetteva di mantenere una propria costituzione tribale mentre la città dominante diveniva centro amministrativo, giurisdizionale e fiscale[6]. La città a cui vennero assegnati i Camuni fu probabilmente Brixia[7]. Inizialmente fu assegnato loro lo status di peregrinus; in seguito ottennero la cittadinanza romana e in Età flavia furono ascritti alla tribù Quirina[8], anche se mantennero una certa autonomia amministrativa: è infatti ricordata una Res Publica Camunnorum.

La romanizzazione procedette a partire da Civitas Camunnorum (Cividate Camuno), città fondata dai Romani attorno al 23 d.C. con Druso minore, durante il principato di Tiberio[9]; a partire dal I secolo i Camuni risultano già stabilmente inseriti nelle strutture politico-sociali romane, come attestano le numerose testimonianze di legionari, artigiani e perfino gladiatori di origine camuna in varie aree dell'Impero romano[10]. Anche la religione si avviò, attraverso il meccanismo dell'interpretatio, verso un sincretismo con quella romana[11].

Religione[modifica | modifica sorgente]

Le incisioni rupestri dovevano avere un particolare valore; ai Camuni è infatti attribuito circa il 70-80% di tutte le figure censite[12] e la loro funzione è riconducibile a riti celebrativi, commemorativi, iniziatici o propiziatori - dapprima in ambito religioso, in seguito anche laico -, che si tenevano in occasioni particolari, singole o ricorrenti[13].

Di epoca romana è il santuario di Minerva rinvenuto a Spinera di Breno nel 1986 è finemente decorato con mosaici. Sorgeva su uno sperone roccioso sulla riva orientale del fiume Oglio, non lontano da Cividate Camuno[11].

L'inizio del Medioevo coincise con l'arrivo presso i Camuni della religione cristiana. A partire dal IV-V secolo si assistette alla distruzione degli antichi luoghi di culto, con l'abbattimento delle statue stele di Ossimo e Cemmo[14] e l'incendio del santuario di Minerva[11].

Lingua[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua camuna.

Le testimonianze della lingua parlata da Camuni sono scarse e non decifrate; tra le Incisioni rupestri della Val Camonica, uniche testimonianze epigrafiche del camuno, si contano alcune iscrizioni redatte in un proprio alfabeto camuno, variante settentrionale dell'alfabeto etrusco. Le conoscenze sul camuno permangono troppo incerte per poterne definire l'eventuale appartenenza a una famiglia linguistica più ampia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Johann Jacob Hofmann, Lexicon Universale, p. 674. URL consultato il 12-03-2009.
  2. ^ a b Umberto Sansoni-Silvana Gavaldo, L'arte rupestre del Pià d'Ort: la vicenda di un santuario preistorico alpino, p. 156; Ausilio Priuli, Piancogno su "Itinera". URL consultato il 02-04-2009..
  3. ^ Incisioni rupestri sul sito del comune di Paspardo. URL consultato il 02-04-2009..
  4. ^ Ronald Syme, Le Alpi in Cambridge Ancient History, Cambridge, Cambridge University Press, Vol. VIII, pag. 153..
  5. ^ CIL V, 4957
  6. ^ L'adtributio e la Tabula clesiana su "Le Alpi on line. Storia e archeologia della Alpi" (Università di Trento). URL consultato il 20-03-2009.
  7. ^ CIL V, 4310; CIL V, 4954; CIL V, 4964.
  8. ^ Guida turistica a Cividate Camuno - La romanizzazione. URL consultato il 21-03-2009.
  9. ^ CIL V, 4954 = InscrIt-10-5, 1189; InscrIt-10-5, 1190.
  10. ^ CIL V, 4951, CIL V, 4952, AE 1978, 777, AE 1978, 631, CIL XI, 42.
  11. ^ a b c Serena Solano, Il santuario di Minerva su "Itinera". URL consultato il 13-3-2009.
  12. ^ L'età del Ferro camuna su Archeocamuni.it. URL consultato il 14 maggio 2009.
  13. ^ Introduzione all'arte rupestre della Valcamonica su Archeocamuni.it. URL consultato l'11 maggio 2009.
  14. ^ Raffaella Poggiani Keller, I santuari megalitici del III millennio a.C. su "Itinera". URL consultato il 13-3-2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Letteratura storiografica[modifica | modifica sorgente]

  • Raffaele De Marinis, Le popolazioni alpine di stirpe retica in G. Pugliese Carratelli (a cura di), Italia omnium terrarum alumna, Milano, Garzanti-Scheiwiller, 1988, Pagg. 95-155.
  • Lino Ertani, La Valle Camonica attraverso la storia, Esine, Tipolitografia Valgrigna, 1996.
  • Francesco Fedele, L'uomo, le Alpi, la Valcamonica - 20.000 anni di storia al Castello di Breno, Boario Terme, La Cittadina, 1988.
  • Valeria Mariotti, Il teatro e l'anfiteatro di Cividate Camuno, Arti grafiche BMB, 2004, ISBN 88-7814-254-9.
  • Pietro Paolo Ormanico, Considerationi sopra alcvne memorie della Religione Antica dei Camvli, ò Camvni, Bornato, Sardini Editrice [1639], 1983.
  • Umberto Sansoni, Silvana Gavaldo, L'arte rupestre del Pià d'Ort: la vicenda di un santuario preistorico alpino, Edizioni del Centro, 1995.
  • Ronald Syme, Le Alpi in Cambridge Ancient History, Cambridge, Cambridge University Press, Vol. VIII..

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]