Druso minore

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Druso minore
Roman SPQR banner.svg Console dell'Impero romano
Drusus minor (Museo del Prado) 01.jpg
Busto di Druso
Nome originale Tiberius Drusus Claudius Iulius Caesar Nero
Nascita 14 a.C.
Anzio
Morte settembre del 23
Antiochia di Siria
Coniuge Claudia Livilla
Figli Giulia (nel 4/5), una coppia di gemelli, Tiberio Gemello e Germanico Gemello (nel 19).
Padre Tiberio
Madre Vipsania
Consolato 15 e 21

Tiberio Druso Claudio Giulio Cesare Nerone o più semplicemente Giulio Cesare Druso (dal latino: Tiberius Drusus Claudius Iulius Caesar Nero), nato come Nerone Claudio Druso, ma meglio noto come Druso minore (14 a.C.[1]settembre 23) è stato un politico e generale dell'Impero romano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origine famigliare ed adolescenza[modifica | modifica sorgente]

Fu membro della dinastia giulio-claudia dell'Impero romano, in quanto figlio dell'imperatore Tiberio e della prima moglie Vipsania.

Nel 4, quando Augusto decise di adottare quale suo successore Tiberio Claudio Nerone, impose a quest'ultimo di adottare a sua volta il nipote Gaio Giulio Cesare Claudiano Germanico, figlio del fratello Druso maggiore, anteponendolo così in linea di successione a suo figlio naturale, Druso minore, che era più giovane di un solo anno.

Carriera politica e militare[modifica | modifica sorgente]

Druso minore, al centro di questo dettaglio del Gran Cammeo di Francia, raffigurato tra Livia Drusilla e la moglie Claudia Livilla.

Malgrado il suo temperamento violento, Druso mostrò di avere capacità sia in campo militare che in politica. Nel 13, fu nominato membro permanente del comitato ristretto del senato che Augusto aveva creato per affrontare il problemi quotidiani di questa assemblea. Tuttavia, perché Druso era imparentato solo con il ramo claudiano della famiglia, anziché ad entrambe le gentes della dinastia, Tiberio fu spinto da Augusto ad adottare Germanico come suo figlio ed erede, rimuovendo Druso dalla successione.

Nel maggio del 14, fu nominato Arvalis. Nel testamento lasciato da Augusto dopo la sua morte (agosto del 14), venne designato come erede di secondo grado, al pari del cugino, Germanico Giulio Cesare, figlio di Druso maggiore.[2] Sempre questo stesso anno, Druso riuscì a sedare una rivolta militare in Pannonia delle legioni VIII, IX e XV[3]. Le richieste dei legionari erano di poter essere congedati dopo 16 anni, al posto di 20, di ottenere una indennità al termine del servizio militare, oltre ad una paga giornaliera di un denario. Chiedevano, infine, che i veterani non rimanessero più sotto le insegne una volta congedati[4]. Così ci descrive l'accaduto Tacito:

« ...entrato Druso nell'accampamento, i ribelli rafforzarono la guardia alle porte e ordinarono a numerosi armati di prepararsi in certe zone del campo [...] Druso stava facendo segno di fare silenzio con la mano [...] alla fine sedato il tumulto, Druso cominciò a leggere il messaggio del padre Tiberio, che dichiarava che aveva cura delle sue fortissime legioni, con cui aveva combattuto in numerose guerre [...] appena il suo animo si fosse riavuto dal recente lutto egli avrebbe trattato le loro richieste in Senato, intanto aveva mandato suo figlio perché fosse trovato un accordo provvisorio [...] le altre concessioni dovevano essere demandate al Senato, al quale non era corretto negare la facoltà di concedere o negare favori »
(Cornelio Tacito, Annales, I, 26.)

Al termine della rivolta, i sobillatori furono trucidati dai centurioni o dai pretoriani che avevano accompagnato Druso. Altri furono invece consegnati dagli stessi loro manipoli come prova di fedeltà.

Nel 15 divenne console per la prima volta. Fu anche governatore dell'Illyricum dal 17 al 20. Nel 21 fu di nuovo console, questa volta con il padre Tiberio come collega, mentre nel 22 ricevette la tribunicia potestas, una distinzione riservata solamente all'imperatore o al suo successore immediato.

Matrimonio e morte[modifica | modifica sorgente]

Busto di Druso al Louvre.

Druso sposò la cugina Claudia Livilla, vedova di Gaio Cesare, nel 4[5]. Poco dopo nacque la loro figlia, Giulia; ebbero poi, nel 19, una coppia di gemelli, Tiberio Gemello e Germanico Gemello. Sempre nel 19 morì Germanico; in questo modo Druso divenne il nuovo erede. La moglie di Germanico, Agrippina maggiore sospettò che Tiberio lo avesse ucciso per permettere a Druso di diventare il nuovo erede.

Prima della nascita dei gemelli, Livilla forse aveva già una relazione con Seiano, il prefetto del pretorio di Tiberio. Inoltre Druso, che era di sua natura irascibile, una volta nel corso di una discussione casuale con Seiano aveva alzato il pugno e lo aveva colpito in faccia.

Dal 23 sembrava che Druso, che non aveva nascosto la sua antipatia verso Seiano, dovesse succedere a Tiberio come imperatore. Quindi per motivi di sopravvivenza, ma anche perché forse aveva mire sul potere supremo, Seiano si trovò nella necessità di rimuovere Druso. Le antiche fonti (Tacito, Svetonio, Cassio Dione) concordano che Seiano, con la complicità di Livilla, abbia avvelenato Druso. Se Druso è stato effettivamente assassinato la cosa fu fatta così abilmente che la sua morte nel 23 non provocò alcun sospetto, perché Druso aveva la fama di bere molto. Seiano in seguito (25) chiese la mano di Livilla, ma Tiberio non la concesse.

Seiano cadde il 18 ottobre 31. Pochi giorni dopo la ex moglie di Seiano, Apicata, si suicidò, ma prima aveva spedito una lettera a Tiberio denunciando che Druso era stato avvelenato, con la complicità di Livilla. Il coppiere di Druso, Lygdus, ed il medico di Livilla, Eudemus, furono torturati e sembra che abbiano confermato le accuse di Apicata. Prima della fine dell'anno anche Livilla morì, si suppone costretta alla fame dalla madre, Antonia minore.

Personalità di Druso[modifica | modifica sorgente]

Druso era un fervido entusiasta dei giochi gladiatori. Infatti sappiamo che dal suo nome le spade più taglienti sono state chiamate "Drusiane". Uno scontro con una guardia pretoriana, forse Seiano stesso, gli fece guadagnare il soprannome ironico di Castore, il dio patrono dei pretoriani; appare con questo nome nel romanzo Io, Claudio di Robert Graves.

Il suo nome è associato a quello di Apicio, un buongustaio dell'epoca. Sotto l'influenza di Apicio, rifiutava un particolare tipo di cavolo, rimediando così i rimproveri di Tiberio. Si dice anche che usasse mandorle amare (cinque o sei alla volta) come rimedio per prevenire le ubriacature.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ R.Syme, L'aristocrazia augustea, Milano 1993, p.158, n.3.
  2. ^ SvetonioAugustus, 101.
  3. ^ Cornelio Tacito, Annales, I, 30
  4. ^ Cornelio Tacito, Annales, I, 26-30
  5. ^ R. Syme, L'aristocrazia augustea, Milano 1993, p.158, n.7.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

  • R.Syme, L'aristocrazia augustea, Milano 1993.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Sesto Pompeo,
Sesto Apuleio
15
con Gaio Norbano Flacco
Sisenna Statilio Tauro,
Lucio Scribonio Libone
I
Marco Valerio Messalla Messalino Barbato,
Marco Aurelio Cotta Massimo Messalino
21
con Tiberio Cesare Augusto IV
Decimo Aterio Agrippa,
Gaio Sulpicio Galba
II