Giulia Livilla (figlia di Germanico)

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Sesterzio di Caligola raffigurante al rovescio le sorelle, Agrippina, Drusilla e Giulia

Giulia Livilla (latino: Iulia Livilla; Lesbo, 17 o 18Pandateria, fine 41 o inizio 42) è stata la figlia di Germanico e di Agrippina Maggiore ed una delle sorelle dell'imperatore Caligola.

Busto di Giulia Livilla

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'educazione di Giulia venne curata dalla madre, dall'imperatore Tiberio, e dalle nonne Livia Drusilla e Antonia Minore. È nota alle fonti antiche semplicemente come "Iulia", essendo possibile che il nome "Livilla", scelto in onore della zia omonima, sia stato rimosso a seguito della damnatio memoriae che la colpì.

Giulia venne promessa ad un suo distante parente, Publio Quintilio Varo, figlio di quel Publio Quintilio Varo che venne sconfitto nella battaglia della Foresta di Teutoburgo (9) e di Clodia Pulcra, nipote di Ottavia Minore, la sorella di Augusto; nel 27, però, Varo venne accusato di maiestas e il matrimonio sfumò.

Giulia sposò nel 33 Marco Vinicio, la cui famiglia veniva da fuori Roma ed era di rango equestre: figlio e nipote di consoli, Vinicio divenne console nel 30 e proconsole d'Asia nel 38/39. Stando ad una iscrizione, Giulia accompagnò il marito in Asia.[1]

Durante i primi anni di regno del fratello Caligola, Giulia e le sue due sorelle maggiori, Agrippina Minore e Drusilla, ricevettero onori e privilegi: oltre ad essere equiparate alle vergini vestali, potendo quindi assistere ai giochi allo stadio, i loro nomi erano inclusi nei giuramenti di fedeltà all'imperatore e le loro effigi rappresentate sulle monete.[2] Svetonio racconta di una vita dissoluta, con sospetti di rapporti incestuosi col fratello.[3]

Nel 39 partecipò una congiura, forse organizzata da Agrippina, volta a spodestare Caligola e a sostituirlo con il cognato Marco Emilio Lepido, vedovo di Drusilla e amante di Giulia e Agrippina, ma la congiura venne sventata. Giulia e Agrippina furono esiliate con la minaccia del fratello: "Non ho solo delle isole, ma anche delle spade!" (Svetonio, Vite dei dodici Cesari).

Nel 41, morto Caligola, assassinato in una congiura capeggiata da Cassio Cherea, Livilla e la sorella furono richiamate a Roma dal nuovo imperatore, il loro zio Claudio. Tuttavia, Livilla dovette scontrarsi con la gelosia dell'imperatrice Messalina, che la fece nuovamente esiliare accusandola di adulterio con Lucio Anneo Seneca. Venne probabilmente inviata a Pandateria (moderna Ventotene), ma nel tardo 41 o all'inizio del 42, lo zio ne ordinò la morte, forse per inedia.

Dopo qualche tempo, probabilmente quando Agrippina divenne imperatrice, i resti di Giulia vennero portati a Roma, conservati nel Mausoleo di Augusto.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Raepsaet-Charlier, p. 380.
  2. ^ Svetonio, Vita Caligulae, xv.3; Barrett, Agrippina, pp. 52-53.
  3. ^ Svetonio, Vita Caligulae, xxiv.
  4. ^ Barrett, p. 82.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

  • Groag, E., A. Stein e L. Petersen (a cura di), Prosopographia Imperii Romani saeculi I, II et III, Berlino, 1933-.
  • Raepsaet-Charlier, M.-Th., Prosopographie des femmes de l'ordre sénatorial (Ier-IIe siècles), 2 vol., Louvain, 1987, p. 633 e segg.
  • Barrett, Anthony A., Agrippina: Sex, Power and Politics in the Early Roman Empire, Yale University Press, New Haven, 1996.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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