Rodi

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Rodi
Ρόδος
Rhodes NLT Landsat7.png
Geografia fisica
Localizzazione Mar Egeo
Coordinate 36°24′N 28°13′E / 36.4°N 28.216667°E36.4; 28.216667Coordinate: 36°24′N 28°13′E / 36.4°N 28.216667°E36.4; 28.216667
Superficie 1.400 km²
Altitudine massima 1280 m s.l.m.
Geografia politica
Stato Grecia Grecia
Periferia Egeo Meridionale
Unità periferica Rodi
Demografia
Abitanti 130.000 (2004)
Densità 92,8 ab./km²
Sito web www.rhodes.gr
Cartografia
Mappa di localizzazione: Grecia
Rodi

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Rodi, dal greco Ῥόδος (Rodos, pronuncia: Ròdhos), è la più grande delle isole del Dodecaneso e la più orientale delle maggiori isole dell'Egeo; il versante sudorientale è bagnato dal Mar di Levante.

È situata a circa 17,7 km dalle coste della Turchia. La popolazione ammonta a circa 130.000 persone (2004), di cui circa 60-70.000 risiedono nella città di Rodi, il centro maggiore. Rodi era la capitale della prefettura del Dodecaneso, che includeva anche le vicine isole di Simi, Piscopi, Calchi e Castelrosso.

Storicamente, era famosa per il Colosso di Rodi, statua del dio Helios, una delle sette meraviglie del mondo antico. La città medievale è considerata patrimonio dell'umanità.

Sul suo territorio è presente il parco acquatico più grande d'Europa: il Water Park.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il porto di Rodi

Il nome deriva dal Greco antico ῥοδον (rhodon), che significava rosa (In greco moderno Triandafiglià - τριανταφυλλιά, "Trentapetali"), e ricorrente è la denominazione di Isola delle rose. La rosa è uno dei simboli di Rodi, frequentemente impresso sui conii delle monete. Non è comunque certa l'origine del nome, e coesistono teorie che lo collegano alla mitologia: Rodo era la ninfa figlia di Poseidone e di Afrodite.

Altre figure rappresentative dell'isola sono il cervo, la cui statua domina il principale ingresso portuale, e di cui vari esemplari pascolano lungo i percorsi dei parchi delle mura, e l'Ibisco, onnipresente fiore che decora ville e giardini. Secondo leggende popolari furono i cervi, e non Forbante a liberare l'Isola dai serpenti.

Accanto a questi, altri appellativi caratterizzano o caratterizzavano Rodi che era variamente definita:

ὀφιοῦσσα, Αστερία, Τρινακρία, Κορυμβία, Τελχινίς, Μακαρία, Ποντία, Αιθρία, Ποήεσσα

Questi nomi, per lo più dall'antichità classica, erano dati per le caratteristiche dell'isola, come i molti serpenti, per il bel cielo notturno, per la forma e l'altimetria dell'isola, per il nome dei suoi primi abitanti, e poi felice, marina, dal tempo bellissimo e dalla lussureggiante vegetazione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Particolare delle colonne

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

L'isola era abitata già nel Neolitico, anche se rimangono poche tracce di questa cultura. Nel XVI secolo a.C. i Micenei raggiunsero Rodi, e più tardi la mitologia greca farà riferimento alla stirpe dei Telchini di Rodi, associandoli a Danao, che era soprannominato Telchinis.

Invasa dagli Achei nel XV secolo a.C., l'isola conobbe un periodo di sviluppo nell'XI secolo a.C., con l'arrivo dei Dori che costruirono le tre importanti città di Lindo, Ialiso e Camiro, che insieme a Cos, Cnido e Alicarnasso (queste ultime sulla costa dell'Asia minore) dettero vita alla Esapoli dorica.

Nelle Olimpiche di Pindaro si narrava che l'isola fosse nata dall'unione di Helios, dio del sole, con la ninfa oceanina Rodi (Rodo, Roda o Rode) e le città presero i nomi dei loro tre figli.

Come testimoniato dai grandi santuari di Lindo e Camiro, nel VII secolo a.C. Rodi divenne uno dei punti cardine del commercio mediterraneo.

Dopo che Atene sconfisse gli invasori Persiani nel 478 a.C., le tre città aderirono alla Lega ateniese. Allo scoppio della guerra del Peloponneso nel 431 a.C., Rodi si mantenne neutrale pur facendo parte della Lega. La guerra terminò nel 404 a.C., con Rodi che decise di mantenere la non belligeranza per tutta la durata delle ostilità.

Nel 408 a.C. le tre città si unirono per formare un'unica unità politica: si costruì perciò una nuova capitale nella parte settentrionale dell'isola, la città di Rodi, i cui lavori di costruzione furono condotti dall'architetto ateniese Ippodamo. Il generale indebolimento della Grecia in seguito alla guerra del Peloponneso fece sì che l'isola fosse prima conquistata da Mausolo di Alicarnasso, poi dai Persiani nel 340 a.C., infine da Alessandro Magno nel 322 a.C.

Dopo la morte di Alessandro, tre dei suoi generali (Tolomeo, Seleuco e Antigono) si divisero l'impero: Rodi strinse forti legami culturali e commerciali con i Tolomei di Alessandria per formare così la lega rodo-egiziana che controllò i traffici commerciali nell'Egeo per tutto il III secolo a.C.

La città divenne un centro marittimo, commerciale e culturale di grande importanza la cui moneta circolava per tutto il Mediterraneo. Le sue famose scuole di filosofia, scienza, letteratura e retorica rivaleggiavano con quelle di Alessandria. Fra i più importanti esponenti di questo grande momento di sviluppo vi furono il maestro di retorica Eschine, Apollonio di Rodi, gli astronomi Ipparco e Gemino, il filologo e grammatico Dionisio Trace. La scuola di scultura dell'isola sviluppò uno stile drammatico e ricco noto come "barocco ellenistico".

Nel 305 a.C., il figlio di Antigono assediò Rodi al fine di rompere l'alleanza. Dopo un anno, nel 304 a.C., si arrivò a un accordo di pace e l'assedio fu tolto: gli abitanti dell'isola decisero di vendere gli equipaggiamenti abbandonati dagli assedianti per poter così erigere una statua al dio Helios, statua conosciuta come il Colosso di Rodi. Tra il 205 e il 200 a.C., invece, fu Filippo V di Macedonia a tentare di conquistarla, ma invano.

Nel 164 a.C. Rodi stipulò un trattato con Roma. Nell'isola giungevano i figli delle nobili famiglie romane per seguire le lezioni dei maestri di retorica, fra i quali Ermàgora di Temno (II secolo a.C.), autore tra l'altro, secondo Suida, di una Ars rhetorica (che peraltro non va affatto identificata tout-court con la Rhetorica ad Herennium, opera fino al XVI secolo attribuita a Cicerone e dalla critica successiva ascritta invece, sulla fede di Quintiliano, al retore latino Cornificio del I secolo a.C.). Inizialmente Rodi fu un'importante alleata di Roma, ma finì poi col perdere i privilegi acquisiti, tant'è che venne saccheggiata da Cassio. Mantenne tuttavia una grande importanza commerciale. Significativo è il fatto che il provvedimento fondamentale dell'antico diritto marittimo abbia preso il nome di lex rhodia de jactu.

Nel I secolo d.C. l'imperatore Tiberio trascorse un breve esilio a Rodi. Cristianizzata da San Paolo, dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente appartenne per dieci secoli all'impero bizantino. Ciononostante, venne più volte occupata: dagli arabi guidati da Mu'awiya ibn Abi Sufyan nel 672. Durante la prima crociata venne ripresa da Alessio I Comneno.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1309 l'isola passò sotto il controllo dei Cavalieri Ospitalieri che furono perciò noti come Cavalieri di Rodi. La città fu ricostruita come un modello ideale di città medievale europea: di questo periodo rimangono molti monumenti famosi fra cui il Palazzo del Gran Maestro. Le possenti mura costruite dai cavalieri permisero all'isola di resistere agli attacchi del sultano dell'Egitto nel 1444 e di Maometto II nel 1480. Tuttavia, nel dicembre del 1522 Rodi non poté resistere al grande esercito di Solimano il Magnifico. Ai pochi cavalieri rimasti fu concesso di ritirarsi a Malta, mentre l'isola restò sotto il dominio ottomano per quasi quattro secoli.

Il periodo italiano[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso dei bersaglieri a Rodi nel 1912

Annessa de facto già dal 1912 durante la guerra italo-turca, l'isola venne assegnata all'Italia con i trattati che posero fine alla guerra Italo-Turca insieme alle altre isole dell'arcipelago del Dodecaneso. La città di Rodi costituì il capoluogo di una provincia la cui sigla automobilistica era RD. Nel 1923 la provincia di Rodi fu affidata a Mario Lago che riuscì a far convivere pacificamente le diverse etnie dell'isola, restaurando numerose opere monumentali, e costruendo infrastrutture e edifici pubblici (strade, scuole, ospedali, etc.). A questa attività prese parte in particolare l'architetto Natale Sardelli. Durante tale periodo la cerva della porta marittima dell'isola venne sostituita dalla lupa capitolina; dopo la fine del dominio italiano fu ripristinata la statua originaria. Nel 1936 fu nominato nuovo governatore De Vecchi.

Prassonissi, dove si incontrano Mar Mediterraneo e Mar Egeo

In seguito allo scoppio della seconda guerra mondiale e all'entrata dell'Italia nel conflitto, anche l'isola fu teatro di scontri bellici, i più violenti dei quali si verificarono nell'autunno del 1943, quando in seguito alla caduta del governo fascista e alla proclamazione dell'armistizio l'8 settembre fra il nuovo governo italiano fedele al re Vittorio Emanuele III e le forze alleate anglo-americane, vi fu l'inizio dei combattimenti fra le truppe tedesche del generale Kleeman e quelle italiane (guidate dal governatore Campioni e dall'ammiraglio Mascherpa). Gli aspri scontri nell'isola di Rodi e nel resto dell'arcipelago videro dopo qualche settimana la resa delle forze italiane sopraffatte dai tedeschi, col controllo da parte di questi ultimi dell'intero Dodecaneso fino alla fine della guerra. Nel 1947, a seguito dei trattati di Parigi, l'Italia fu costretta a cedere il Dodecaneso alla Grecia, come riparazione per la guerra del 1940-1941.

Per secoli l'isola di Rodi ebbe un'importante comunità ebraica. Si trattava soprattutto di ebrei che erano stati espulsi dalla Spagna e che parlavano il ladino giudeo-spagnolo. Durante la seconda guerra mondiale, fino all'estate del 1943 Rodi rimase sotto il controllo del governo italiano, il quale, pur avendo emanato già nel 1938 le leggi razziali, non mise in pratica nessun atto violento verso la comunità ebraica, che non venne pertanto deportata nonostante le incessanti pressioni tedesche. In seguito alla caduta del governo fascista e all'armistizio stipulato dall'Italia con gli Alleati, le forze naziste occuparono l'isola, bombardando l'aeroporto e poi facendo strage di oltre 15.000 soldati italiani dell'isola, fucilandoli in campagna o ammassando e imbarcando ufficiali e soldati su navi, poco più che carcasse, per poi bombardarle e silurarle al largo della costa; nel 1944, i tedeschi procedettero all'arresto ed alla deportazione degli Ebrei, che ormai non potevano più godere della protezione italiana. Alla fine del conflitto, dei pochi superstiti allo sterminio nei lager nazisti, solo alcuni decisero di far ritorno nell'isola. Costoro aprirono, in memoria, un importante museo chiamato "Museo degli Ebrei di Rodi". Il più noto tra i superstiti è Samuele Modiano (detto "Sami").

La tragedia del piroscafo Oria[modifica | modifica wikitesto]

L'11 febbraio del 1944 il piroscafo Oria, costruito nel 1920 e requisito dai tedeschi, salpò da Rodi diretto in Pireo, con a bordo oltre 4000 soldati italiani, fatti prigionieri a Rodi e nel Dodecaneso, che si erano rifiutati di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, 90 tedeschi e l'equipaggio norvegese.

Il 12 febbraio, colto da una tempesta, il piroscafo affondò presso Capo Sunio, a 25 miglia dalla destinazione finale, dopo essersi incagliato nei bassi fondali prospicienti l'isola di Patroclo.

I soccorsi difficili per il maltempo e il sovraffollamento permisero il salvataggio solo di 37 italiani, 6 tedeschi, un greco e 5 membri norvegesi dell'equipaggio, tra cui il comandante Bearne Rasmussen.

Nel 1955 il relitto fu smembrato dai palombari greci per recuperare il ferro. I cadaveri di circa 250 naufraghi, trascinati sulla costa dalla tempesta e sepolti in fosse comuni, furono traslati, in seguito, nei piccoli cimiteri dei paesi della costa pugliese e, successivamente, nel Sacrario dei caduti d’Oltremare di Bari. I resti di tutti gli altri sono ancora in fondo al mare.

Tra i pochi sopravvissuti vi fu il futuro segretario del Partito Comunista Italiano Alessandro Natta, fatto prigioniero a Rodi, in difesa dell'aeroporto di Gadurrà.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

Sull'isola sono presenti due aeroporti operativi ma solo l'aeroporto di Rodi-Diagoras è aperto all'aviazione commerciale.

  • Aeroporto Diagoras, aperto nel 1977 è uno dei più grandi di Grecia, è il punto principale d'ingresso e d'uscita sia per i locali che per i turisti. Lo scalo è collegato sia con le principali città greche e sia con le maggiori città europee. Si trova a 14 km a sud-ovest della città di Rodi ed è il terzo scalo del paese per volume di traffico internazionale.
  • Aeroporto di Marizza, base militare, usato anche dall'aviazione generale, chiuso all'aviazione commerciale. Fu l'aeroporto principale dell'isola fino al 1977. Dispone di una pista 08/26 di 2.400 m e di una seconda pista obliqua in semi-abbandono 14/32 di 1.200m.
  • Aeroporto di Gadurrà, oggi abbandonato, fu un aeroporto costruito dagli italiani durante la seconda guerra mondiale, a 7 km a nord di Lindo. Ne rimangono solo la torre di controllo e la pista in asfalto orientata 16/34 di 1.700 m.
  • Aeroporto di Cattavia, abbandonato, fu anch'esso una pista aeroportuale italiana costruita non lontano dalla prigione militare. Nel 1943, la pista di 1.200m fu resa inagibile dall'esercito italiano con fossati e pali prima di essere abbandonato.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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