Filippo V di Macedonia
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Filippo V il Macedone (238 a.C. – 179 a.C.) fu re di Macedonia dal 221 a.C. al 179 a.C..
Figlio di re Demetrio II di Macedonia, salì al trono alla morte del suo tutore e cugino, Antigono Dosone. Parteggiò per gli Achei nella guerra contro la Lega Etolica. Strinse un'alleanza con Annibale; ma i Romani, non appena ebbero vantaggio contro Cartagine, deliberarono di vendicarsi di Filippo e gli dichiararono guerra. Sconfitto nella Battaglia di Cinocefale nel 197 a.C. dovette ritirarsi dalla Grecia.
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[modifica] La situazione della Macedonia alla nascita di Filippo
La Macedonia si trovava tra l'Illiria e la Tracia e a nord della Grecia, sulle cui città-stato rivali e ribelli mantenevano una precaria egemonia. Essa era pari alle altri grandi potenze di Egitto e Siria che dominavano la costa orientale del Mar Mediterraneo.
In Asia e in Grecia, piccoli re e città costituivano una mutevole mosaico di alleanze, e periodicamente le loro guerre coinvolgevano i paesi confinanti. Spesso questi staterelli si univano per approfittare di un qualsiasi segno di debolezza da parte delle grandi potenze, e le tribù barbare erano pronte a lanciarsi in incursioni e saccheggi oltre il confine settentrionale non appena l'esercito macedone abbassava la guardia. In questo quadro la Macedonia era un paese prospero.
[modifica] Le prime vittorie del giovane re
Filippo era un uomo ambizioso, e questa caratteristica la dimostrò subito, liberandosi di tutti i suoi reggenti che tentavano di spodestarlo, e prendendo saldamente in mano il paese.
Intervenne in Grecia quando gli Etoli, attaccarono gli Achei: il re inizialmente si mosse con lentezza, creando una serie di alleanze, e in parte fu anche distratto da alcune invasioni da parte delle tribù barbare sul confine settentrionale.
Quando però nessuno si aspettava il suo ritorno, Filippo piombò su Corinto con una unità scelta e compì una serie di incursioni contro i nemici prima di svernare ad Argo.
Attaccò e depredò la capitale degli Etoli, Termo, dalla quale saccheggiò tutto il tesoro; Filippo pareva rievocare Alessandro Magno, il costante modello che aveva occupato il trono macedone quasi cento anni prima.
[modifica] La guerra contro Roma
Dopo la vittoria di Annibale a Canne, Filippo decise di condividerne la sorte e strinse un patto di alleanza con i Cartaginesi.
Il suo ambasciatore però fu catturato dai Romani, che impedirono uno sbarco in Italia da parte del re macedone collocando nell'Adriatico una flotta.
Dopo aver vinto la seconda guerra punica, nel 200 i Romani dichiararono immediatamente guerra a Filippo, sebbene il Senato incontrasse delle difficoltà a far accettare al popolo questa iniziativa poiché erano stanchi di nuove guerre.
Tito Quinzio Flaminino sbarcò con un esercito campale, ma rammentando il destino di Annibale, Filippo rifiutò di dare battaglia e tentò di negoziare.
Flaminino aprì i colloqui e richiese che il Macedone abbandonasse la Grecia, compresa la Tessaglia, possesso macedone da decenni: era una pretesa impossibile, e Flaminino lo sapeva, la dichiarazione di guerra ne fu la logica conseguenza.
Dopo alcune iniziali vittorie romane, Filippo iniziò a rafforzare il suo esercito per prepararlo allo scontro decisivo con i Romani.
Flaminino era altrettanto ansioso di dar battaglia e, in un giorno di primavera del 197, il destino del Macedone si compì a Cinocefale, presso Farsalo, dove alcune colline a forma di teste canine danno il nome alla località.
La maggiore flessibilità della coorte romana si rivelò decisiva contro la serrata falange macedone e una volta che i Romani si trovarono con le loro corte spade in mezzo all'esercito nemico per i Macedoni non vi fu più alcuna chance: Filippo perse tra gli 8000 e i 10000 uomini e altri 5000 furono fatti prigionieri, e dovette chiedere nuovamente a Flaminino i termini della resa, questa volta accettando l'abbandono della Grecia.
Il re però non fu detronizzato, infatti il regno di Macedonia era ancora utile ai Romani per contenere le invasioni dei barbari verso la Grecia, che senza Filippo sarebbe stata vulnerabile.
[modifica] Gli ultimi anni di vita e la definitiva sconfitta della Macedonia
Filippo fu sempre circondato da consiglieri e aiutanti infidi e inclini al tradimento.
Non fece eccezione il figlio Perseo, che geloso del fratellastro Demetrio il quale era a lui preferito dal padre e designato erede, lo fece giustiziare dallo stesso Filippo.
Perseo si servì di una lettera che spacciata per scritta da Flaminino, recava scritta che il figlio Demetrio stava congiurando contro il re.
Filippo quindi fece giustiziare Demetrio, ma alla fine la lettera di dimostrò falsa: in preda all'ira Filippo diseredò Perseo.
Il principe avrebbe potuto aspettarsi di peggio, ma nel corso di una campagna militare contro i barbari nel 179 il vecchio re morì di malattia e si dice di crepacuore.
Perseo si impossessò del trono, giustiziando rapidamente l'erede proposto dal padre, e si lanciò in un nuovo confronto con Roma: Perseo subì il destino che il padre era riuscito ad evitare: sfilò prigioniero per Roma in un trionfo.
| Predecessore: | Re di Macedonia | Successore: |
|---|---|---|
| Antigono III | 221-179 a.C. | Perseo |

