Siface

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Siface di Numidia riceve Scipione Africano (affresco nella sala di Leone X dipinto da Alessandro Allori)

Siface, presso gli autori latini Syphax (Siga, ... – Tivoli, 201 a.C. ca.), è stato un sovrano numida.

Fu re dei Massesili, gli abitanti della parte occidentale della Numidia (la cui capitale, a detta di Plinio, Nat. Hist. V.19, era Siga, l'odierna Aïn Témouchent in Algeria). È ignota la sua data di nascita, mentre si sa che morì a Tivoli intorno al 201 a.C.

La politica dei due Stati numidi all'epoca era molto condizionata dal rapporto con il potente vicino cartaginese. All'inizio del suo regno Siface era alleato con Cartagine, con cui invece il regno Massili (Numidia orientale) era in lotta. Col tempo, però, il re massilo Gaia si riavvicinò a Cartagine, e parallelamente Siface prese un atteggiamento sempre meno compiacente con quest'ultima, arrivando ad impadronirsi di alcune piazzeforti puniche sulla costa della Numidia. Durante la seconda guerra punica, dapprincipio egli si schierò dalla parte dei Romani,[1] al contrario di Gaia e di suo figlio Massinissa, alleati di Cartagine.

Il 206 a.C. fu un anno decisivo per le sorti della guerra. Con la vittoria in Spagna Roma diventava minacciosamente troppo vicina, e Siface tornava a guardare a Cartagine come ad un alleato. Il matrimonio con la bellissima Sofonisba, figlia del generale cartaginese Asdrubale Giscone, e un appoggio esplicito di Cartagine a Siface, che approfittando della morte di Gaia cercava di estendere i propri domini a spese del regno di Massinissa, provocarono un ribaltamento delle alleanze: Siface si alleò con Cartagine e Massinissa con Roma.

Nel 203 a.C. le forze unite di Siface e di Annibale di Gisco si scontrarono con quelle romane guidate da Gaio Lelio, braccio destro di Scipione Africano, e dei loro alleati guidati da Massinissa nella Battaglia dei Campi Magni. La vittoria arrise a questi ultimi. Siface venne catturato quando il suo cavallo fu abbattuto mentre egli cercava di fermare la fuga dei suoi. Venne quindi condotto in catene sotto le mura di Cirta, che alla vista del re prigioniero si arrese ai Romani. Massinissa, ormai padrone di tutta la Numidia, sposò il giorno stesso Sofonisba cercando di sottrarla alla vendetta dei Romani (che però la fecero uccidere col veleno il giorno stesso), mentre Siface, sconfitto, veniva trasferito in esilio in Italia, dove morì, a Tivoli, un anno o due dopo.

Si dice che la città tunisina di Sfax abbia preso il suo nome da Siface.

Siface nel melodramma[modifica | modifica wikitesto]

Le vicende di Siface hanno ispirato numerose opere liriche. In particolare una serie di melodrammi musicati da svariati compositori su libretto di Metastasio:

Altre opere sono:

Non va poi dimenticato il personaggio di Siface nell'opera Scipione l'Africano di Francesco Cavalli, ruolo in cui eccelse il sopranista Giovanni Francesco Grossi (1653 - 1697), che per questo acquisì il nomignolo di Siface, che rimase il suo nome d'arte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Periochae, 24.7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]