Tito Manlio Torquato (console 235 a.C.)
| Tito Manlio Torquato | |
|---|---|
| Console della Repubblica romana | |
| Nome originale | Titus Manlius Torquatus |
| Morte | 202 a.C. |
| Gens | Manlia |
| Padre | Tito Manlio Torquato |
| Consolato | 235 a.C. 224 a.C. |
| Dittatura | 208 a.C. |
Tito Manlio Torquato[1] (... – ...) è stato un politico romano, fu console romano nel 235 a.C. e nel 224 a.C., censore nel 231 a.C. e dittatore nel 208 a.C.. Era un patrizio romano appartenente alla Gens Manlia.
Durante il suo primo consolato sottomise la Sardegna, che era stata conquistata da poco dai Cartaginesi. Il suo consolato viene anche ricordato perché il tempio di Giano fu chiuso per la seconda volta nella storia romana[2].
Nel 231 a.C. fu eletto censore assieme a Quinto Fulvio Flacco, ma si dovette dimettere a causa degli auspici sfavorevoli.
Nel 224 a.C., console per la seconda volta, condusse con successo la guerra contro i Galli nel nord d'Italia a lato dell'altro console Quinto Fulvio Flacco. Furono i primi generali romani a passare il Po. Nel 216 a.C. si oppose al riscatto dei Romani presi prigionieri nella battaglia di Canne; e nel 215 a.C. fu inviato in Sardegna dove debellò una rivolta capeggiata da Ampsicora, favorita dai cartaginesi desiderosi di rimpossessarsi dell’isola.
Nel 208 a.C. fu nominato dittatore con lo scopo di tenere i comizi e di presiedere ai giochi indetti dal pretore Marco Emilio.
Morì nel 202 a.C.
Note [modifica]
- ^ William Smith, Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 2, Boston: Little, Brown and Company, Vol.3 pag.1164 n.6
- ^ Livio, XIII, 34
Bibliografia [modifica]
- Livio I, 9; XX (Epitome); XXII, 60; XXIII. 34, 40, 41; XXV, 5; XXVI, 22; XXVII, 33, XXX, 39.
- Polibio II. 31.