Esercito cartaginese

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Esercito cartaginese
Le armate cartaginesi durante la battaglia di Zama (202 a.C.)
Le armate cartaginesi durante la battaglia di Zama (202 a.C.)
Descrizione generale
Attiva 814 a.C. - 146 a.C.
Nazione Cartaginesi
Tipo forze armate (di fanteria, cavalleria e artiglieria)
oltre a quelle marittime
Comandanti
Comandanti degni di nota Imilcone, Amilcare Barca,
Annibale

[senza fonte]

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

L'esercito cartaginese era la componente armata della società cartaginese.

A differenza di altri eserciti classici, quello punico era principalmente formato da mercenari, comandati dai loro capi i quali erano subordinati ad un corpo ufficiali composto dai cittadini di Cartagine proveniente dalle classi sociali più elevate. I comuni cittadini formavano un corpo a se stante. La macchina bellica cartaginese era perciò un meccanismo composto da elementi differenti, accomunati dalla sola egida a cui appartenevano, senza però esserne intimamente legati. Fu questo il principale difetto dell'esercito, contrapposto alla grande professionalità dei soldati che lo componevano. I mercenari erano specializzati nel combattimento, sia di schermaglia che di corpo a corpo. Lungo tutta la sua storia, l'esercito cartaginese subì modifiche importanti, soprattutto nell'organizzazione e nell'adozione di nuove tipologie di unità da combattimento.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'esercito arcaico (VIII-IV secolo a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Espansione cartaginese in Italia e guerre greco-puniche.

Sin dagli inizi della loro storia, i Cartaginesi fecero affidamento sul mercenariato per assicurarsi un esercito, la fase iniziale di vita della città dovette essere assicurata dagli stessi coloni fenici fino almeno alla fine del VII secolo a.C., fu comunque un periodo di relativa calma dal punto di vista militare, Cartagine venne interessata da fermenti interni più che da attacchi esterni.

Nel VI secolo a.C. si ebbe la grande espansione della città in Nordafrica, operazione che la portò ad assicurare i propri confini conquistando le popolazioni vicine, le quali vennero obbligate a fornire truppe in caso di necessità, è molto probabile che in questo momento vennero utilizzati mercenari libici e numidi, facendo leva sulle rivalità che dividevano le varie tribù africane.

È questo il periodo in cui si gettano le basi della creazione di una coalizione africana al cui vertice vi era Cartagine. Il modello è simile a quello poi adottato da Roma, ogni popolo sottomesso era tenuto a fornire soldati in caso di necessità.

Da questo momento si ha una prima modifica dell'organizzazione militare, da un esercito cittadino si passa ad un esercito composto, per la quasi totalità, da Libi e in minor numero da Numidi.

È questo un periodo che vede Cartagine attiva anche oltremare, vengono così inglobate nello stato cartaginese anche le colonie fenice siceliote e sarde, cui segue un'apertura economica che porta la città ad allacciare fitte relazioni commerciali con le colonie fenice d'Iberia.

Tutte queste proiezioni extra-africane portano all'acquisizione di nuovi poli di reclutamento di mercenari, soprattutto durante la fase delle guerre greco-puniche contro i Greci troviamo, accanto a Libi-fenici e Numidi, mercenari: Iberici, Balearici, Nuragici, Siculi, Elimi, Greci, Etruschi e Liguri.

Il nuovo scenario che si delinea è quello di un esercito composto per la maggior parte da popoli soggetti e da mercenari di origine varia, i Cartaginesi non sono praticamente presenti in ambiente militare, se non in qualità di ufficiali e di generali, tale prassi rimarrà uguale fino all'epoca di Annibale.

Durante le guerre greco-puniche, si svolgono i grandi fatti d'arme di Sicilia che vedono contrapposti i Cartaginesi ai Greci Sicelioti e in particolar modo ai Siracusani, tutte le varie battaglie sono però accomunate dall'impiego di un'arma assolutamente obsoleta e completamente inadatta al combattimento su terreni accidentati o comunque non pianeggianti, ovvero il carro da guerra.

È infatti attestata la persistenza, da parte cartaginese, di questo tipo di unità di derivazione orientale, questoci fa intuire quanto la città fosse ancora legata alla cultura ed alle tradizioni fenice di oriente, nonostante si sforzasse di integrare le nuove esperienze belliche provenienti dall'Ellade.

Si ha infatti in questo periodo l'addozione della panoplia oplitica, cui segue, nella Battaglia del Crimisso contro i Siracusani di Timoleonte la creazione di un Battaglione sacro, sul modello di quello tebano, composto da soli cittadini cartaginesi.

Di questa unità ci parla Plutarco a proposito della Battaglia del Crimisso:

« Apparve allora il Crimiso e si videro i nemici che lo stavano attraversando: in testa le quadrighe con le loro terribili armi e già pronte alla battaglia, dietro diecimila opliti armati di scudi bianchi e che, a giudicare dallo splendido armamento, dalla lentezza e dall'ordine con cui marciavano, si suppose che fossero Cartaginesi. »
(Plutarco, Vite Parallele, Timoleonte, biografia 27)

È questo l'unico caso di utilizzo di cittadini in questa fase.

L'esercito ellenistico e la prima fase Bàrcide (IV-III secolo a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima guerra punica e Naufragi della flotta romana nella prima guerra punica.

A partire dalla Battaglia del Crimisso si può far partire la fase di trasformazione dell'esercito cartaginese, che portò gli africani a cercare di emulare le novità proposte dai Greci in ambito militare.

Con la creazione del Battaglione Sacro, si intuisce che i cartaginesi iniziarono a guardare sempre più alla scuola di guerra greca, scuola che rimarrà privilegiata fino almeno alla Seconda guerra punica.

Oplita del Battaglione Sacro cartaginese (IV secolo a.C.)

È in questo periodo che si innestano le guerre contro i Siracusani di Agatocle, gli Epiroti di Pirro e successivamente con i Romani, durante la Prima guerra punica.

Dal primo confronto i Cartaginesi impararono una lezione molto importante dal punto di vista difensivo, se in Sicilia infatti non vi erano stati problemi e l'esercito aveva ripetutamente sconfitto i Siracusani, così non si poté dire per gli scontri avvenuti in terra africana.

Per la prima volta i Cartaginesi si trovarono ad affrontare la guerra in casa, rendendosi conto di essere completamente sguarniti dal punto di vista difensivo, anche gli eserciti approntati per assicurare la difesa del territorio e scacciare l'invasore dal suolo africano, si rivelarono completamente inadatti a tale compito, la cosa si risolse attraverso vie diplomatiche.

Il secondo scontro portò Cartagine a conoscere la falange macedone, una formazione che garantiva al proprio esercito una difesa frontale impenetrabile ed una spinta inesorabile, a tale novità si accompagnò quella dello scontro con gli elefanti da guerra di Pirro.

Questa difficoltà fu tuttavia la minore delle tre, sebbene portò i Cartaginesi a perdere grandi parti di territorio, in quanto venne sentita solo in Sicilia.

In tutti i casi, a Cartagine non serviva avere il controllo della terra per vincere sui nemici. Essa viveva sulla talassocrazia, che le permetteva di mantenere il controllo sulle colonie oltremare e soprattutto di difendere totalmente il territorio africano. Questo fino allo scontro coi Romani.

Con la prima guerra punica i Cartaginesi si trovarono a fare i conti con una realtà totalmente differente, era infatti la loro potenza sul mare ad essere minacciata e di seguito a questo, la stessa Cartagine.

Con la Battaglia di Cartagine, che vide contrapposte le legioni di Marco Atilio Regolo all'esercito cartaginese comandato dallo spartano Santippo, si arrivò a capire l'importanza degli elefanti su un campo di battaglia, era infatti questa un'arma volta al potenziamento della parte più debole dell'esercito a cui appartenevano e verranno di volta in volta utilizzati in questo senso, solo Annibale li userà per perseguire una propria strategia.

A seguito della prima guerra punica, Cartagine si trovò ad affrontare la rivolta dei mercenari, una guerra casalinga che portò la città africana sull'orlo della distruzione. In questo caso vennero nuovamente utilizzati cittadini punici.

Nella Battaglia di Tunisi, il comandante cartaginese Amilcare Barca, comandante in capo delle armate e generale invitto della prima guerra punica, utilizzò molto probabilmente per la prima volta, in ambito punico, una falange di tipo macedone.

Nonostante si scontrasse contro forze ribelli molto più numerose, riuscì ad ottenere un'importantissima vittoria, dovuta anche allo sfruttamento della divisione delle forze ribelli in due armate divise e in contatto visivo tra loro, ma completamente scoordinate sul piano dei tempi di attacco, in questa battaglia, Amilcare utilizzò gli elefanti per coprire i fianchi e dare maggiore spinta alla carica della cavalleria.

La grande scuola tattica barcide, che portò Cartagine a vivere un momento di gloria militare, inizia proprio in questo momento.

L'esercito annibalico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda guerra punica.

Con l'avvento dei Barcidi, l'esercito cartaginese arriva a subire un'ultima grande rivoluzione interna, che lo poterà alla consacrazione nella guerra annibalica.

Fino a quel momento erano stati utilizzati mercenari accanto ai popoli sottomessi, fra cui vi erano i libi, questi erano stati utilizzati per secoli, e con scarsi risultati, nella falange punica sebbene la loro natura li portasse allo scontro corpo a corpo con spada.

Annibale, per garantirsi una maggiore capacità di manovra, diminuì il numero di soldati armati con la sarissa (comunque presenti per contrastare meglio le lance dei Triari romani) aumentando invece quelli armati con la spada, arma tipicamente da corpo a corpo che permetteva ai soldati di esprimere tutta la loro ferocia durante il combattimento.

Con Annibale si ha poi un cambiamento di rotta anche sul piano delle relazioni con gli alleati, la fanteria africana è infatti composta da libi-fenici, questo nome ci indica chiaramente che il nucleo di fanteria pesante cartaginese era il risultato della commistione fra i due popoli.

Per quel che riguarda la campagna d'Italia, viene menzionata una unità di cavalleria pesante di forze speciali composta da soli cittadini punici o nobili cartaginesi.

È questa la Cavalleria Sacra, partita per l'Italia con circa 1.500 effettivi, durante la fase di ristagno delle operazioni in Calabria, nella parte finale della guerra, sappiamo che tale numero era diminuito solamente di circa 500 unità.

Sempre attraverso l'opera di Annibale, vengono integrati nell'esercito anche soldati alleati celtici, utili soprattutto per l'impeto che esprimevano nello scontro di fanteria, soprattutto per le ottime cavallerie che producevano.

Dopo la Battaglia di Canne, Annibale poté reclutare anche soldati italici del meridione, come i Sanniti, i Bruzi, gli Osci e i Campani di Capua, oltre ovviamente ai Greci delle polis che si erano ribellate a Roma.

L'ultima grande innovazione del genio militare del Barcide è sicuramente l'introduzione di un nuovo assetto dell'esercito, nascono le speìrai, unità tattiche ancora piuttosto misteriose.

Da quanto se ne deduce però, dovevano essere più affini ai manipoli romani piuttosto che agli assetti interni della falange macedone, anche perché la maggior parte dei soldati che le componevano erano armati con la spada piuttosto che con la sarissa.

A questo proposito basta menzionare un passo di Polibio per comprendere meglio:

« L'armamento dei Libici era romano, poiché Annibale aveva equipaggiato tutti i suoi soldati con le spoglie raccolte nella battaglia precedente. »
(Polibio, Storie, libro III, capitolo 27)

L'adozione delle armature dei fanti romani, specializzati nel combattimento con la spada, ci induce a pensare che i Libici, usati dai cartaginesi per formare la falange, fossero equipaggiati allo stesso modo dei loro nemici, piuttosto che con la lunga lancia macedone.

Grazie alla sua nuova creatura, Annibale riuscì ad avere la mobilità necessaria a creare una manovra avvolgente di nuova concezione, mantenendo un'elasticità del fronte che non aveva paragoni in quel periodo.

La nuova strategia venne poi perfezionata da Scipione l'Africano, ma attraverso l'utilizzo di fanterie altamente inclini alla manovra, la battaglia di Canne e quella di Zama sono capolavori di un genio che riuscì a rendere un esercito eterogeneo una macchina micidiale.

Sul campo di Zama, vediamo poi l'ultima evoluzione per quel che concerne l'utilizzo degli elefanti da guerra, nei primi due casi, gli elefanti erano stati usati per proteggere o dar man forte ai punti più deboli dell'esercito, a Zama vengono utilizzati per un compito di schermaglia.

A seguire i due esempi precedenti, Annibale avrebbe dovuto porre gli elefanti a coprire i fianchi per dare un supporto alla cavalleria (in netta minoranza rispetto a quella romana), ma preferì utilizzarli per coprire il fronte della fanteria e dare inizio alla battaglia con la carica preceduta dal tiro degli schermagliatori.

Questa mossa probabilmente fu voluta per scompaginare la tattica manipolare romana, creando i corridoi dove far scivolare gli elefanti, Publio Cornelio Scipione si dovette precludere la possibilità di utilizzare la tattica manipolare, che necessitava della disposizione a scacchiera per essere attuata.

È questo il metodo più fine di utilizzo degli elefanti che, seppure non utilizzati nel combattimento in senso stretto, diedero comunque molto fastidio alle legioni di Scipione, quasi tutta la prima parte dello scontro fu sostenuto dagli hastati.

Grazie alla sua formazione, Annibale riuscì a far arretrare le sue linee più avanzate e a farle defluire sulle ali, per tentare un aggiramento che, in realtà, non fu tale grazie all'arrivo della cavalleria romana nella fase finale dello scontro tra le fanterie.

Mercenari[modifica | modifica sorgente]

Come si è già detto, la principale forza su cui si fondava l'esercito punico, era quella dei mercenari provenienti da gran parte del Mediterraneo occidentale.

Iberia[modifica | modifica sorgente]

Caetrati[modifica | modifica sorgente]

Sono fanti leggeri spagnoli armati (parma e giavellotto), in combattimento utilizzavano le tipiche spade iberiche, il gladio hispanico e la falcata iberica.

Scutari[modifica | modifica sorgente]

Sono una fanteria da combattimento spagnola, armati di parma, spada iberica, giavellotto o soliferrum, equipaggiati alla leggera comunque potevano indossare un kardiophylax di protezione per il busto, erano molto portati per il combattimento a schermaglia e per le imboscate.

Guerrieri celtiberi[modifica | modifica sorgente]

Fanteria pesante proveniente dalla Spagna settentrionale, equipaggiati con parma, lancia o spada celtica ed erano protetti alla spagnola o con cotta di maglia di ferro, molto forti ed assolutamente tra i più temuti nel corpo a corpo.

Frombolieri balearici[modifica | modifica sorgente]

Fanti da schermaglia, equipaggiati generalmente con la parma e la frombola, i migliori tiratori con la frombola, particolarmente rinomati per la loro precisione nel tiro, portavano tre tipi di frombola che sceglievano di utilizzare a seconda della distanza di tiro. Come proiettili usavano dei pesi di piombo.

Cavalieri iberici[modifica | modifica sorgente]

Cavalleria medio-pesante da mischia. Era armata con spada ed era molto rinomata per la capacità di effettuare evoluzioni sul campo. Il resto dell'equipaggiamento era simile a quello degli scutari, tranne per lo scudo che era rotondo e non ovale.

Cavalieri celtiberi[modifica | modifica sorgente]

Cavalleria pesante da urto, armata con lancia ed equipaggiata alla maniera dei fanti.

Numidia[modifica | modifica sorgente]

Cavalleggeri numidi[modifica | modifica sorgente]

Probabilmente la migliore cavalleria leggera del mondo antico. erano equipaggiati con uno scudo rotondo coperto di pelli e un chitone. Armati con giavellotti ed un piccolo pugnaletto che usavano per tagliare i tendini dei nemici in fuga. Nel caso il nemico fosse stato sorpreso nel deserto, non avrebbe avuto alcuna possibilità di sopravvivere ed avrebbe dovuto subire una morte terribile. La loro tattica era di schermaglia, anche grazie ai loro veloci ed agili cavalli. Erano soliti guidare il cavallo attraverso una corda di canapa e non con le redini.

Elefanti[modifica | modifica sorgente]

Era un vero e proprio "carro armato" dell'antichità. Veniva già impiegato in guerra dagli Egiziani e dagli Indiani ed altri ancora lo adoperavano in battaglia. Gli elefanti usati dai Cartaginesi non avevano la stessa grandezza dei loro simili Egiziani ed Indiani. Potevano portare una piccola torre di difesa da lancieri ed arcieri (quattro elementi di solito) ed esseri protetti da una corazza o una protezione leggera. Fino a quando i Romani non impararono ad usare le forze leggere (veliti) per contrastare il loro impeto, essi di dimostrarono delle macchine da guerra non indifferenti.

Italia[modifica | modifica sorgente]

Liguri[modifica | modifica sorgente]

I fanti liguri erano equipaggiati allo stesso modo dei guerrieri celtici appiedati.

Fanteria celtica[modifica | modifica sorgente]

Fanteria da urto e da mischia, utilizzavano scudi ovali e lunghe spade, usavano la loro forza prorompente nella carica iniziale che spesso bastava a mandare il nemico in rotta. Nel caso di un combattimento lungo venivano colti dalla stanchezza prima dei loro nemici in quanto erano soliti andare alla battaglia ubriachi.

La loro panoplia poteva variare considerevolmente. Si passava infatti da guerrieri armati con cotta di maglia in ferro ed elmo in bronzo di tipo montefortino o corinzio-italico, a guerrieri completamente ignudi.

Cavalleria celtica[modifica | modifica sorgente]

Cavalleria pesante da urto e da mischia, erano equipaggiati alla stessa maniera dei fanti più pesanti, ma con grossi scudi che potevano essere ovali, tondi o esagonali.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Brizzi, Il Guerriero, l'Oplita e il Legionario, Bologna, Il Mulino, 2002.

  • Polibio, Storie
  • Tito Livio, Ab Urbe condita libri
  • Plutarco, Vite Parallele, Timoleonte
  • Giovanni Brizzi, Il guerriero, l'oplita e il legionario, 2002
  • Osprey Publishing, Armies of the Carthaginian Wars, 256-146 b.C.
  • C.M. Weels, The Defence of Carthage, 1982
  • P. Bartoloni, L'esercito, la marina, la guerra
  • Gilbert Charle-Picard, Annibale, il sogno di un impero, Roma, 1968
  • Sabatino Moscardi, Il tramonto di Cartagine: scoperte archeologiche in Sardegna e nell'area mediterranea, Torino, Società editrice internazionale, 1993, VIII
  • Giovanni Brizzi, Amilcare e Santippo, storie di generali

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]