Trireme

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Museo dell'Acropoli di Atene: un antico documento iconografico della trireme nel rilievo scoperto da Charles Lenormant nel 1852.

La trireme (in greco antico Τριήρης al singolare, Τριήρεις al plurale) era un tipo di nave da guerra che utilizzava come propulsione, oltre alla vela, tre file di rematori (da cui deriva il nome greco) disposti sulle due fiancate dello scafo.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Modello di trireme greca

Trireme deriva dalla parola greca Τριήρης, che è l'unico tema femminile uscente in -ες della III declinazione, formato dal prefisso τρι- (derivante da τρεῖς, τρία "tre") e dal radicale indoeuropeo *ar-, che indica l'idea di "ordinare" o "adattare".

Τριήρης è un aggettivo sostantivato, perché originariamente era sempre accompagnato dal sostantivo ναῦς ("nave"), poi con l'evolversi della lingua venne omesso questo nome, lasciando solamente l'aggettivo che, quindi, prese anche il valore di sostantivo.

Prime apparizioni[modifica | modifica wikitesto]

La trireme comparve dapprima nella Ionia tra il 550 e il 525 a.C., quale evoluzione della Pentecontera, per essere poi adottata dai Corinzi e, ben presto, anche dagli altri Greci. Le triremi vennero utilizzate (con qualche differenza costruttiva) anche da fenici e romani. Fecero anche parte della flotta persiana, sebbene tutte le triremi persiane, sia per costruzione che per equipaggio, fossero di provenienza fenicia, caria e ionica.

L'importanza storica delle triremi è notevole. Esse divennero l'arma principale dell'antica marineria greca. Le triremi, lucidamente volute e guidate da Temistocle, sconfiggendo la flotta persiana nella celeberrima Battaglia di Salamina, diventarono protagoniste di un momento di svolta per la storia e i destini politici del Mediterraneo.
L'utilizzazione delle triremi si prolungò fino a tutto il Medioevo, ma la fortuna della nave non cessò di esaurirsi facendola divenire il prototipo della galea.

Caratteristiche costruttive[modifica | modifica wikitesto]

Era un'imbarcazione leggera, ad un solo albero, dotata di una vela rettangolare (e qualche volta triangolare), la quale veniva ammainata durante lo scontro.

Dimensioni:

  • dai 38/41 metri di lunghezza;
  • 3/4 metri di larghezza dello scafo;
  • 5/6 metri allo scalmiere (con un ingombro laterale che raddoppiava con i remi protesi fuoribordo);
  • poco più di 1 metro di pescaggio.[1]

Sulla prua, nella parte inferiore, si trovava il rostro, uno sperone in legno, rivestito di bronzo, con lame taglienti, che serviva a sfondare e successivamente ad affondare le navi nemiche. Il rostro si allungava, a pelo dell'acqua, per circa 2 metri. A poppa era presente un doppio timone.

Nei modelli più evoluti erano presenti le murate con lo scopo di proteggere tutti i rematori dai colpi del nemico: le triremi fenicie, ad esempio, avevano ponti più larghi, adatti ad ospitare più fanti, e murate per impedirne la caduta in mare.

Equipaggio e armamento[modifica | modifica wikitesto]

Equipaggio della trireme nel periodo classico[modifica | modifica wikitesto]

Modello di una trireme romana
Trireme romana in un affresco di Pompei, MANN

Una trireme greca nel periodo classico aveva un equipaggio di 200 uomini, compresi 5 ufficiali. In genere era formato da:

  • trierarca (τριήραρχος) comandante della trireme, responsabile anche amministrativamente della nave
  • ciberneta (κυβερνήτης - nocchiere) ufficiale esecutivo, responsabile per la sicurezza del viaggio
  • keleuste (κελευστής)responsabile dell'addestramento e del morale dell'equipaggio
  • pentecontarchos (πεντηκόνταρχος - comandante di cinquantina) ufficiale amministrativo
  • prorate (πρῳράτης - ufficiale di prua) responsabile per la tenuta di una continua sorveglianza
  • auleta (αὐλητής - flautista), che dava il ritmo di vogata ai rematori
  • 170 rematori su tre file sfalsate di livello:
    • 62 trainiti (θρᾱνῖται) nella fila di banchi superiore
    • 54 zygiti (ζυγῖται) nella fila intermedia di banchi
    • 54 talamiti (θαλαμῖται) nella fila di banchi più bassa
  • 10 marinai per la manovra delle vele
  • 14 fanti di marina

La disposizione esatta dei 170 vogatori, è da sempre questione controversa. Rimane infatti difficile immaginare la possibilità di stipare in spazi così angusti un equipaggio così numeroso evitando al contempo che i remi entrassero in contatto e che l'innalzamento del baricentro, dovuto ai tre ordini di rematori, non compromettesse la stabilità della nave.[3]

Gli arcieri, per lo più mercenari sciti, avevano in dotazione arco e frecce, mentre i fanti di marina, protetti da grandi scudi rotondi, elmi e corazze di bronzo, erano provvisti di lance e giavellotti.

I rematori, in genere, non erano schiavi, ma cittadini poveri altamente addestrati, che durante la battaglia oltre a vogare seduti su un cuscino, completamente nudi, lanciavano all'occorrenza, giavellotti od usavano la fionda durante gli abbordaggi.[1]

All'occorrenza la nave adibita al trasporto di cavalli, fino ad una trentina, veniva utilizzata solo con la terza fila di rematori.

Le caratteristiche di navigazione[modifica | modifica wikitesto]

La Olympias, ipotesi congetturale di ricostruzione di una trireme ateniese. Museo della marineria antica al porto del Falero.

La caratteristica principale della trireme era il connubio tra manovrabilità elevata e velocità, permesso dall'abbinamento dell'imponente numero di rematori con masse e dimensioni ridotte.
Per esaltarne le doti in vista delle battaglie, la nave veniva disalberata cosicché la spinta propulsiva rimaneva affidata unicamente ai rematori.[4]

Leggera e con pochissimo pescaggio, così da poter essere tirata in secca ogni sera, lunga e sottile, la trireme sacrificava la stabilità e la robustezza, alla velocità e alla manovrabilità estrema.

Fragilità e instabilità ponevano alle triremi dei limiti nella navigazione, sconsigliandone alcuni utilizzi: le flotte evitavano il mare aperto e la navigazione notturna, preferendo il cabotaggio diurno. L'angustia degli spazi non consentiva peraltro lo stivaggio di grandi provviste, rendendo necessari frequenti scali.

La notevole consistenza dell'equipaggio richiedeva l'adozione di notevoli cautele tese ad evitare che movimenti bruschi compromettessero la stabilità della fragile nave.

Era poi cruciale garantire la sincronia della voga: al capovoga, in piedi in posizione centrale, spettava la scansione del ritmo, coadiuvato da due ufficiali a prua e a poppa, e da un suonatore di aulos.
La remata veniva accompagnata dal grido di voga, adattato al ritmo di remata. Per le navi ateniesi sono attestate le forme caratteristiche di o opop, o opop e ryppapai. La remata si componeva di una fase propulsiva caratterizzata da un tempo di strappo netto e rapido, seguita da un tempo di recupero più lento.

Riguardo alle prestazioni velocistiche della nave rimane insuperata la performance riferita da Tucidide nel 427 a.C.:[5] cambiata idea sull'opportunità di un massacro già deliberato per i maschi della polis di Mitilene nell'isola di Lesbo, l'assemblea cittadina inviò una trireme all'inseguimento della spedizione punitiva già inviata. Con un incredibile tour de force, la nave inseguitrice percorse senza sosta i 340 km che separavano l'Attica dall'isola, in sole 24 ore circa, ad una media di 7,6 nodi.

Chiaramente tutte queste abilità di manovra vennero sfruttate in guerra e col tempo si evolsero in vere e proprie tattiche. Esse erano principalmente volte a permettere lo speronamento degli avversari o ad evitarlo e tra queste ricordiamo:

Una volta che le navi erano giunte a contatto o si incagliavano una all'altra, si procedeva al classico affiancamento, facilitando l'azione offensiva degli arcieri e permettendo l'abbordaggio da parte dei fanti di marina. Le navi che prediligessero tale tecnica, potevano incrementare l'equipaggio armato fino a 40 uomini.

Una questione di fitness?[modifica | modifica wikitesto]

La trireme Olympias ha consentito di mettere in pratica una serie di esperimenti sulla conduzione e manovrabilità dello scafo oltre che sulle velocità raggiungibili nel breve e lungo periodo.

Va segnalato in particolare uno studio dell'Università di Leeds[6] volto a misurare, mediante analizzatori portatili, i ritmi metabolici e i fabbisogni energetici in un campione di atleti moderni impegnati nella voga. La nave è stata spinta su un range di differenti velocità per stimare l'efficienza del suo motore antropico. Per interpretare i testi classici sulle prestazioni atletiche dei rematori, la ricerca è stata condotta fianco a fianco con Boris Rankov uno degli artefici del progetto Olympias e coautore di uno dei testi citati in bibliografia.

La ricerca, pubblicata sul New Scientist,[7] ha dato dei risultati molto interessanti. Nelle parole dello stesso autore, il fisiologo Harry Rossiter: «Atene possedeva flotte di oltre 180 triremi, con 180 rematori ciascuna, troppi per poter rappresentare una ristretta élite. Ma, a dispetto dell'ampiezza, questo gruppo sarebbe all’altezza dei migliori tra gli atleti moderni. O gli antichi ateniesi avevano una tecnica di remata più efficiente o erano un gruppo estremamente adattato. I nostri dati fanno emergere, quale nozione interessante, come questi atleti antichi fossero ben più geneticamente adattati a compiere prestazioni di durata di quanto non lo siamo noi adesso!»

Testimonianze archeologiche[modifica | modifica wikitesto]

Pochi sono gli esempi rimasti e peraltro in pessime condizioni. Ma una scoperta eccezionale, avvenuta nel 1988, ha permesso di studiare e capire il mondo della navigazione greca: la nave greco arcaica di Gela che per le dimensioni, la tecnica costruttiva, il carico e il sorprendente stato di conservazione costituisce il migliore esempio di nave greca e uno dei più importanti ritrovamenti subacquei di tutti i tempi. Si tratta di una trireme di oltre 20 metri di lunghezza e quasi 7 di larghezza. Sempre nel mare di Gela si è scoperta recentemente un'altra trireme greca.

Immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Fedriani, p. 72.
  2. ^ Secondo Erodoto, secondo Plutarco erano 14, vedi Filippo Avilia, Atlante delle navi greche e romane, IRECO, Roma, 2002, ISBN 88-86253-13-3 pag 100
  3. ^ Si è arrivati persino a mettere in dubbio la possibilità di disporre un così alto numero di vogatori su tre livelli. La dimostrazione della fattibilità si è avuta solo con il progetto di archeologia sperimentale Olympias, primo tentativo di ricostruzione di una trireme ateniese.
  4. ^ Appare del resto difficilmente conciliabile la propulsione a remi con le oscillazioni laterali dello scafo indotte dalla navigazione a vela.
  5. ^ Tucidide, Guerra del Peloponneso, III, 49.
  6. ^ (EN) Superhuman rowers from Ancient Greece (Rematori sovrumani nell'antica Grecia).
  7. ^ Stephanie Pain. Histories: When men were gods, issue n. 2590, 10 febbraio 2007. (EN) (Storie: quando gli uomini erano dei)
  8. ^ a b Il disegno è ispirato a Jean Taillardat. La Trière athénienne et la guerre sur mer aux Ve et IVe siècles. 1968, in Jean-Pierre Vernant. Problèmes de la guerre en Grèce ancienne, éditions de l'École des Hautes Études en Sciences Sociales, coll. « Points », s.l., 1999 (riedizione) ISBN 2-02-038620-8

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti secondarie

Sull'esperimento di ricostruzione della trireme ateniese Olympias:

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]