Battaglia di Salamina

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Coordinate: 37°57′05″N 23°34′00″E / 37.951389°N 23.566667°E37.951389; 23.566667

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Battaglia di Salamina
Immagine satellitare dell'isola di Salamina: lo stretto è lo specchio d'acqua che si trova al centro, dei cui accessi quello di destra fu teatro dello scontro.
Immagine satellitare dell'isola di Salamina: lo stretto è lo specchio d'acqua che si trova al centro, dei cui accessi quello di destra fu teatro dello scontro.
Data settembre 480 a.C.
Luogo stretto di Salamina
Causa tentativo di conquista del Peloponneso da parte dell'impero achemenide
Esito vittoria greca
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
371-378 navi 300-1207 navi
Perdite
40 navi 200-300 navi
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(GRC)
« τῶν δὲ πρότερον ἔργων μέγιστον ἐπράχθη τὸ Μηδικόν, καὶ τοῦτο ὅμως δυοῖν ναυμαχίαιν καὶ πεζομαχίαιν ταχεῖαν τὴν κρίσιν ἔσχεν. »
(IT)
« Degli avvenimenti anteriori, il più grande fu la guerra coi Medi, ma pure questa ebbe una rapida soluzione, con due battaglie per terra e due per mare. »
(Tucidide, op. cit., I, 23[1])

La Battaglia di Salamina (in greco antico ἡ ἐν Σαλαμῖνι ναυμαχία, traslitterato in he en Salamîni vaumachía) è stato uno scontro navale combattuto tra la lega panellenica e l'impero achemenide nel 480 a.C. e che ebbe come suo teatro lo stretto tra la terraferma e l'isola di Salamina, sita nel golfo Saronico nei pressi di Atene. È stato lo scontro che segnò il capovolgimento degli equilibri bellici della seconda guerra persiana.

Per bloccare l'avanzata persiana, un contingente limitato di Greci aveva ingaggiato la battaglia delle Termopili e la flotta a prevalenza ateniese aveva combattuto presso Capo Artemisio ottenendo rispettivamente una sconfitta e una sostanziale parità dovuta alla ritirata verso Salamina seguita all'apprendimento dell'esito del contemporaneo scontro. Superato il passo delle Termopili, i Persiani erano penetrati in Beozia e in Attica, conquistando queste due regioni e costringendo i Greci ad allestire una linea difensiva all'altezza dell'istmo di Corinto.

Nonostante lo svantaggio numerico, la lega panellenica fu persuasa dal generale ateniese Temistocle ad intraprendere un secondo scontro con la flotta avversaria, nella speranza che una vittoria navale allontanasse il pericolo di un attacco via mare del Peloponneso; anche l'imperatore persiano Serse I era ansioso di poter scendere nuovamente a battaglia. In seguito a un sotterfugio escogitato da Temistocle, la flotta persiana entrò nello stretto di Salamina tentando di bloccarne ambo le entrate.

Data la strettezza dello stretto, il gran numero delle navi persiane da punto a loro favorevole divenne un ostacolo, poiché le imbarcazioni non riuscivano a manovrare e il contingente risultò così disorganizzato. Cogliendo l'opportunità propizia, la flotta greca si dispose per la battaglia e riuscì ad ottenere una vittoria decisiva.

Dopo la battaglia, visto l'esito dello scontro, Serse ritornò in Asia con la gran parte del suo esercito, concedendo a Mardonio di scegliere alcune unità per portare a termine la conquista della Grecia: quanti erano rimasti in Grecia vennero tuttavia sconfitti l'anno successivo durante la battaglia di Platea, quasi contemporanea alla battaglia di Micale che si svolse in Asia.

Dopo questa guerra i Persiani rinunciarono a qualsiasi altro tentativo di conquistare l'entroterra greco: possiamo dire che gli scontri di Salamina e Platea segnarono il punto di svolta nel contesto degli scontri tra Greci e Persiani, dato che da allora i Greci cominciarono una politica aggressiva nei confronti degli avversari.

Un gran numero di storici ritiene che una eventuale vittoria persiana avrebbe ostacolato lo sviluppo della civiltà greca e in senso più esteso di quella occidentale, affermando quindi che questa battaglia sia stata una delle più importanti di tutti i tempi.[2]

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre persiane, Seconda guerra persiana, Battaglia delle Termopili e Battaglia di Capo Artemisio.

Le poleis di Atene ed Eretria avevano appoggiato, seppur in modo non pesante, la fallimentare rivolta ionia ordita contro l'impero achemenide retto da Dario I, che ebbe luogo tra il 499 e il 494 a.C. e vide come suo promotore Aristagora, tiranno di Mileto.

L'impero persiano era relativamente giovane, e quindi potenzialmente facile vittima delle rivolte delle popolazioni da esso sottomesse.[3][4] Inoltre, Dario era un usurpatore e dovette spendere molto tempo per sedare le rivolte scoppiate contro il suo potere.[3] Attentando la rivolta ionia all'integrità del suo impero, Dario promise di punire coloro che ne erano stati coinvolti, in particolare se esterni al suo impero.[5][6] Dario vide inoltre l'opportunità di espandere il suo impero ai danni della Grecia, che risultava abbastanza disunita.[6] Una prima spedizione guidata da Mardonio, avvenuta nel 492 a.C., riuscì a riconquistare la Tracia e a costringere la Macedonia a diventare un regno vassallo della Persia.[7]

Nel 491 a.C. Dario mandò ambasciatori a tutte le polis della Grecia, domandando un tributo di terra e acqua per segnare la loro sottomissione a lui.[8] Avendo già osservato quale fosse il suo potere l'anno precedente, le maggiori polis greche accettarono la sottomissione, mentre ad Atene gli ambasciatori vennero processati e uccisi e a Sparta vennero gettati in un pozzo.[8] In questo modo, Sparta si affiancava ad Atene nella lista di quanti erano in guerra con la Persia.[8] In seguito, Dario inviò contingenti terrestri e marittimi a scopo punitivo comandati da Dati e Artaferne contro l'isola di Nasso, causando la sottomissione delle altre isole Cicladi. Il contingente mosse poi verso Eretria, che fu assediata e distrutta.[9] Infine, mosse per attaccare Atene, approdando nella baia di Maratona, dove fu poi raggiunto da contingenti ateniesi e plateesi. Nella successiva Battaglia di Maratona i Greci ottennero una decisiva vittoria sull'avversario, che comportò, dopo un tentativo d'aggiramento di Capo Sunio, la ritirata di quest'ultimo verso l'Asia.[10]

Una mappa che mostra la suddivisione politica del mondo greco al tempo della battaglia

Dario cominciò a radunare una nuova enorme armata con la quale sperava di poter sottomettere l'intera Grecia: lo scoppio nel 486 a.C. di una rivolta in Egitto lo costrinse tuttavia a rimandare la spedizione.[4] Morto Dario prima che potesse intraprendere la campagna, gli succedette Serse I[11] che domò la sollevazione e ricominciò i preparativi per l'invasione della Grecia,[11] che, essendo una spedizione su larga scala, necessitava di pianificazione a lungo termine e preparativi importanti.[11] Serse decise che l'Ellesponto sarebbe stato solcato da un ponte per consentire alle sue truppe di raggiungere l'Europa, e che sarebbe stato scavato un canale per tagliare l'istmo del monte Athos, di fronte al quale la flotta di Mardonio era affondata.[12] Questi due progetti erano sintomo di eccezionale ambizione e non erano nelle possibilità di alcun altro stato contemporaneo.[12] All'inizio del 480 a.C., completati i preparativi, l'armata inviata dalle satrapie d'oriente venne raccolta a Sardi e venne fatta marciare alla volta dell'Europa sui due ponti realizzati sull'Ellesponto.[13]

Nel frattempo, a partire circa dal 485 a.C., gli Ateniesi si stavano preparando per la guerra coi Persiani: nel 482 a.C. fu presa la decisione, sotto proposta di Temistocle, di allestire una flotta di triremi che sarebbe stata necessaria per competere cogli invasori nelle battaglia navali.[14] Tuttavia, gli Ateniesi non avevano un numero di militari sufficiente per poter competere coi Persiani guerreggiando sia su fronti marittimi sia su fronti terrestri: per combattere contro i Persiani risultava necessario costituire una lega panellenica: nello stesso anno, Serse mandò ambasciatori nelle varie polis greche a chiedere terra e acqua, evitando deliberatamente Atene e Sparta.[15] In conseguenza di questa azione, i vari stati cominciarono a coalizzarsi o coi Persiani o cogli Ateniesi. Un congresso delle polis greche ebbe nel tardo autunno di quell'anno luogo a Corinto e diede origine a una coalizione cui presero parte molte polis greche.[16] Questa aveva la facoltà di inviare ai vari membri richieste d'aiuto e di usare le truppe di quelli, dopo consultazione, per la difesa dei punti strategici. Ciò fu notevole per il mondo greco, particolarmente frammentato, soprattutto perché molte delle polis firmatarie dell'accordo erano formalmente in guerra tra loro.[17]

Inizialmente il congresso concordò sul difendere la Valle di Tempe, ai confini con la Tessaglia, per bloccare l'avanzata di Serse.[18] Tuttavia, arrivati sul luogo, i contingenti greci furono informati da Alessandro I di Macedonia del fatto che il passaggio fosse aggirabile per mezzo del passo presso il moderno centro di Sarantaporo e che i contingenti persiani fossero numerosissimi.[19] Dopo poco, ricevettero la notizia che Serse aveva superato l'Ellesponto: venne quindi adottata una seconda e duplice strategia. Dato che la strada per il Peloponneso passava per il passo delle Termopili, sarebbe stato facile per i Greci bloccare gli invasori, nonostante la loro superiorità numerica. Per di più, per evitare che i Persiani aggirassero le Termopili via mare, la lega panellenica decise di bloccare lo stretto dell'Artemisio. Questa duplice strategia fu adottata sotto approvazione del congresso.[20] Tuttavia, le polis del Peloponneso, tra le quali Sparta, mandarono contingenti a difendere anche l'istmo di Corinto. Come noto il contingente greco inviato alle Termopili, in decisa inferiorità numerica, dopo aver opposto resistenza per tre giorni venne aggirato per mezzo di un sentiero montano. Ritiratisi molti dei militari, altri, tra i quali sicuramente gli Spartani e i Tespiesi, continuarono a opporre resistenza ma, attaccati su due fronti, vennero uccisi in massa.[21] La simultanea battaglia combattuta presso Capo Artemisio non diede un vincitore[22] poiché, informati dell'esito del contestuale combattimento, i Greci si ritirarono.[23]

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Erodoto.

La principale fonte primaria relativa alle Guerre persiane è lo storico greco Erodoto, ritenuto non erroneamente il padre della storia moderna,[24] nato nell'anno 484 a.C.ad Alicarnasso, polis dell'Asia Minore sotto il controllo persiano. Scrisse la sua opera Storie (ἱστορίαι, Historiai) in un arco di tempo compreso approssimativamente tra il 440 e il 430 a.C., cercando di identificare le origini delle Guerre Persiane, allora considerate un evento relativamente recente, essendosi queste concluse in modo definitivo solo nel 450 a.C..[25] L'approccio che Erodoto ha nel narrare tali avvenimenti non è paragonabile con quello dei moderni storici, dato che utilizza uno stile romanzesco: tuttavia, è possibile identificarlo come il fondatore del metodo storico moderno, perlomeno per quanto concerne la società occidentale.[25] Infatti, come disse Tom Holland, "per la prima volta, un cronista si mise a rintracciare le origini di un conflitto non appartenente a un tempo così passato da poter essere detto fantasioso, non per volontà o per desiderio di qualche divinità, non per la pretesa di un popolo di prevedere il destino, ma mediante spiegazioni che avrebbe potuto verificare personalmente."[25]

Alcuni storici antichi successivi ad Erodoto, pur avendo seguito le orme lasciate dal celebre storico, cominciarono a criticare il suo operato: il primo di questi fu Tucidide.[26][27]. Tuttavia, Tucidide scelse di cominciare le proprie ricerche storiografiche laddove Erodoto aveva terminato, ossia a partire dall'assedio della polis di Sesto, ritenendo evidentemente che il suo predecessore avesse svolto un lavoro non bisognoso di revisione o di riscrittura.[27] Pure Plutarco criticò l'operato di Erodoto nella sua opera Sulla malignità di Erodoto, descrivendo lo storico greco come vicino ai barbari: questa osservazione permette però di comprendere ed apprezzare il tentativo di imparzialità storica promosso da Erodoto, che non si schierò eccessivamente dalla parte degli opliti ellenici.[28]

Ulteriori critiche ad Erodoto vennero mosse nel panorama culturale dell'Europa rinascimentale, a dispetto delle quali i suoi scritti rimasero però molto letti.[29] Tuttavia, Erodoto venne riabilitato e ripreso ad essere ritenuto affidabile durante il XIX secolo, quando ritrovamenti archeologici confermarono la sua versione degli eventi.[30] L'opinione oggi prevalente in relazione all'operato di Erodoto è quella che lo legge come un lavoro sì notevole sotto il profilo storico, ma meno affidabile per quanto concerne l'esattezza delle date e la quantificazione dei contingenti stanziati per i vari scontri.[30] Tuttavia, vi sono ancora alcuni storici che ritengono il lavoro compiuto dallo storico greco come non affidabile, frutto di elaborazioni personali.[31]

Un altro storico che scrisse in relazione a questi combattimenti è stato Diodoro Siculo, storico siciliano in attività durante il I secolo a.C. e noto in particolar modo per la sua opera di storia universale nota come Bibliotheca historica, nella quale trattò tale tematica appoggiandosi agli studi già compiuti dallo storico greco Eforo di Cuma. Gli scritti provenienti da tale fonte non si discostano dai dati forniti da Erodoto.[32] Anche altri autori toccarono questa tematica nei loro scritti, pur non approfondendola e senza fornire resoconti numerici: Plutarco, Ctesia di Cnido e il drammaturgo Eschilo. Anche reperti archeologici, inclusa la Colonna serpentina, confermano le affermazioni di Erodoto.[33]

Datazione[modifica | modifica sorgente]

La successione degli eventi relativa a questo scontro è di difficile ricostruzione.[34] Erodoto espone il conflitto come immediatamente successivo alla presa di Atene, ma non esplicita questa informazione in alcun passaggio. Se il duplice scontro delle Termopili e dell'Artemisio era avvenuto in settembre, è possibile che anche questo scontro si sia verificato in quel mese, ma bisogna tenere in considerazione che i Persiani impiegarono due o tre settimane a catturare Atene, sistemare la flotta e far rifornimenti.[34] Erodoto suggerisce inoltre che le Carnee e i Giochi olimpici fossero già trascorsi.[35]

Forze in campo[modifica | modifica sorgente]

Flotta greca[modifica | modifica sorgente]

Una trireme greca

Nonostante la flotta di fatto fosse controllata da Temistocle, la cui città forniva la maggior parte delle navi, formalmente il comandante della spedizione era Euribiade, in conformità con quanto deliberato dalla lega panellenica.[36][17] Quando Temistocle cercò di aggiudicarsi il comando della spedizione, altre città della Grecia, con grande esperienza in fatto di navigazione, non furono d'accordo e, come compromesso, fu dato il comando al generale spartano, nonostante a Lacedemone non esistesse una lunga tradizione navale.[17]

Nell'opera erodotea[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver indicato il numero delle unità inviate dai vari alleati, per un totale di 366 triremi e 5 pentecontere e quindi di 371 unità complessive, Erodoto si contraddice, dicendo che le navi, eccettuate le pentecontere, fossero 378,[37] numero più vicino comunque a quello della flotta nel suo complesso che a quello della flotta senza pentecontere. In un secondo momento, Erodoto afferma che si aggiunsero alla spedizione altre due navi provenienti dalle linee persiane, che avevano da quelle fatto defezione, portando così il numero delle navi, sempre escluse le pentecontere, a 380 o, secondo i calcoli dei moderni, a 373.[38]

Bisogna comunque considerare che Erodoto non dice esplicitamente che tutte le sue ipotetiche 378 navi combatterono a Salamina.[39] Si è comunque supposto che la differenza tra la somma fornita da Erodoto e quella ottenuta per computazione sia dovuta a problemi di calcolo: Erodoto incluse nelle sue 378 unità anche 12 navi di Egina,[40] citate nella sua opera ma che non presero parte alla battaglia, rimanendo a presidiare i propri territori.[39]

Città del Peloponneso Triremi stanziate Pentecontere stanziate Annotazioni e/o comandante Fonti
Corinto 40 0 comandati da Adimanto [41][42]
Sparta 16 0 comandati da Euribiade [41]
Sicione 15 0 [41]
Epidauro 10 0 [41]
Trezene 5 0 [41]
Ermione 3 0 [41]
Parziale 89 0
Città continentali Triremi stanziate Pentecontere stanziate Annotazioni e/o comandante Fonti
Atene 180 0 comandati da Temistocle [43]
Megara 20 0 [44][42]
Ambracia 7 0 [44]
Leucade 3 0 [44]
Parziale 210 0
Città insulari Triremi stanziate Pentecontere stanziate Annotazioni e/o comandante Fonti
Egina 30 0 [39]
Calcide 20 0 [39][42]
Eretria 7 0 [39][42]
Nasso 4 0 disertori dall'esercito persiano [39]
Stiro 2 0 [39][42]
Melo 0 2 [39][37]
Ceo 2 0 [39]
Citno 1 1 [39]
Serifo 0 1 [39][37]
Sifanto 0 1 [39][37]
Lemno 1 0 disertori dall'esercito persiano [38]
Tenea 1 0 disertori dall'esercito persiano [38]
Parziale 68 5
Città italiche Triremi stanziate Pentecontere stanziate Annotazioni e/o comandante Fonti
Crotone 1 comandati da Faillo [45]
Parziale 1 0
Autore delle somme Triremi stanziate Pentecontere stanziate Annotazioni Fonti
Critici moderni 368 5 Lemni e Tenei sono sommati solo dopo [38]
Erodoto 380 N.D. [37][38]

Secondo altre fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Secondo il tragediografo Eschilo, che combatté a Salamina, la flotta greca era composta da 310 triremi:[46] tale ipotesi è confermata da Ctesia di Cnido, che afferma la flotta ateniese constasse di sole 110 triremi, diminuendo di fatto il 368-380 erodoteo di 60 unità.[47] Secondo Iperide, la flotta greca era composta di sole 220 unità.[48]

Flotta persiana[modifica | modifica sorgente]

Secondo Erodoto inizialmente la flotta era costituita da 1207 triremi.[49] Tuttavia, secondo la sua stima, quelli persero approssimativamente un terzo delle loro navi in una tempesta scoppiata al largo della costa della Magnesia,[50] altre duecento in un uragano scoppiato al largo dell'Eubea[51] e infine cinquanta navi, affondate dai nemici, nel combattere la battaglia di Capo Artemisio.[51][52] Erodoto afferma altresì che queste perdite vennero del tutto compensate,[53] ma menziona solo l'invio di 120 navi dalla Tracia e delle isole vicine in qualità di rinforzi.[54] Al contrario di quanto fatto coi contingenti greci, Erodoto si astiene (a sua detta volontariamente) dal redarre un catalogo delle navi stanziate dai Persiani.[55]

Eschilo, che combatté a Salamina, affermò che ci fossero 1207 navi da guerra, delle quali 207 erano navi leggere.[56] Diodoro Siculo[57] e Lisia[58] affermano indipendentemente che ci fossero 1200 navi nella flotta persiana quando questa era stata raccolta a Dorisco nella primavera del 480 a.C.; Eforo di Cuma invece fornisce il numero di 1207 unità all'inizio della spedizione,[59] mentre il suo maestro Isocrate afferma fosero 1300 a Dorisco e 1200 al momento dello scontro.[60][61] Ctesia di Cnido fornisce ancora un altro numero, ossia 1000 navi,[62] mentre Platone, parlando per approssimazione, dice che le navi presenti erano più di mille.[63]

Il numero di 1207 è attestato in una fonte molto vicina agli eventi, ossia la rappresentazione teatrale I Persiani di Eschilo (risalente al 472 a.C.), e sembra che i Greci abbiamo sinceramente creduto a questa cifra, sostenendo così di aver combattuto contro molte navi. A causa della concordanza delle fonti storiche, alcuni storici moderni appaiono inclini ad accettare questa cifra come il numero identificante i contingenti a disposizione dei Persiani all'inizio della seconda guerra persiana;[64][65][66] altri non accettano questa cifra e, poiché 1207 sembra un richiamo al Catalogo delle Navi dell'Iliade, generalmente sostengono che i Persiani potessero far passare attraverso l'Egeo non più di 600 navi da guerra.[66][67][68] In ogni caso, pochissimi storici accettano che questo numero si sia mantenuto invariato sino alla data di questo scontro: la maggior parte sostengono che alla battaglia fosse presente uno squadrone di circa 600-800 navi.[69][70][71] Questa approssimazione si ottiene tenendo in considerazione il numero approssimativo di navi persiane sopravvissute alla battaglia di Capo Artemisio (circa 550) e le proporzioni dei rinforzi forniti dopo di essa (per circa 120 unità).[54]

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

La partenza dall'Artemisio e l'avanzata persiana[modifica | modifica sorgente]

Dopo la partenza da capo Artemisio, Temistocle lasciò scritte indirizzate agli Ioni che militavano nella flotta persiana su tutte le fonti presso le quali si sarebbero fermati, domandando loro di far defezione a favore della loro parte.

(GRC)
« ἄνδρες Ἴωνες, οὐ ποιέετε δίκαια ἐπὶ τοὺς πατέρας στρατευόμενοι καὶ τὴν Ἑλλάδα καταδουλούμενοι. ἀλλὰ μάλιστα μὲν πρὸς ἡμέων γίνεσθε: εἰ δὲ ὑμῖν ἐστι τοῦτο μὴ δυνατὸν ποιῆσαι, ὑμεῖς δὲ ἔτι καὶ νῦν ἐκ τοῦ μέσου ἡμῖν ἕζεσθε καὶ αὐτοὶ καὶ τῶν Καρῶν δέεσθε τὰ αὐτὰ ὑμῖν ποιέειν. εἰ δὲ μηδέτερον τούτων οἷόν τε γίνεσθαι, ἀλλ᾽ ὑπ᾽ ἀναγκαίης μέζονος κατέζευχθε ἢ ὥστε ἀπίστασθαι, ὑμεῖς δὲ ἐν τῷ ἔργῳ, ἐπεὰν συμμίσγωμεν, ἐθελοκακέετε μεμνημένοι ὅτι ἀπ᾽ ἡμέων γεγόνατε καὶ ὅτι ἀρχῆθεν ἡ ἔχθρη πρὸς τὸν βάρβαρον ἀπ᾽ ὑμέων ἡμῖν γέγονε. »
(IT)
« Uomini ioni, è iniqua la vostra condotta, di prendere le armi contro i vostri padri e asservire la Grecia. Passate invece dalla nostra parte; o, se non vi è possibile, siete ancora in tempo: astenetevi per conto vostro dal combatterci e invitate i Cari ad imitarvi. Se poi non vi è possibile né l'una né l'altra cosa, e una forza maggiore vi piega e vi impedisce di defezionare, voi, quando avverrà lo scontro, fingetevi durante il combattimento pusillanimi, ricordandovi che discendete da noi e che siete stati la causa prima della nostra ostilità contro i Barbari. »
( Erodoto, Storie, VIII, 22.)

Secondo Erodoto, queste iscrizioni avevano uno straordinario valore strategico: se non fossero state svelate al re, gli Ioni e i Cari sarebbero potuti passare dalla parte degli altri Greci, mentre, se fossero state rivelate, Serse avrebbe cominciato a sospettare di loro, escludendoli dai combattimenti e diminuendo quindi il numero delle unità a sua disposizione.[72] Quando gli Elleni si furono ritirati, i Persiani si diressero a Istiea e fecero razzie nelle sue campagne.[73]

Furono i Tessali a far da guida ai Persiani nella loro marcia di avvicinamento ad Atene.[74] Dopo aver attraversato senza danneggiamenti la Doride, i cui popoli erano loro alleati,[74] i Persiani fecero razzie in Focide, poiché i Focesi, ora ritiratisi sulla cima del Parnaso,[75] erano l'unico popolo della regione a non essersi sottomesso a loro.[76] Dopo aver ucciso molti abitanti di quei luoghi,[77] le truppe presso Panopea, città beota poi incendiata,[78] si divisero: i più, attraversando la Beozia senza danneggiamenti, si diresse verso Atene,[79] mentre un contingente più ridotto si diresse verso il santuario di Delfi per depredarlo, facendo razzie nei territori circostanti.[78]

I Persiani vi arrivarono quando quasi tutti gli abitanti di Delfi, interpellato il loro dio, si erano rifugiati sul Parnaso:[80] secondo Erodoto, rinvenute armi sacre davanti al tempio, gli aggressori vennero terrorizzati dallo scoppio di un temporale e dallo staccarsi di due cime dal Parnaso:[81] approfittando del loro terrore, furono gli abitanti del luogo ad attaccarli e a provocarne la fuga,[82] che, secondo la leggenda, fu caratterizzata dall'inseguimento dei contingenti da parte di due eroi indigeni.[83]

L'evacuazione di Atene[modifica | modifica sorgente]

La flotta panellenica si diresse verso Salamina, sotto richiesta degli Ateniesi, poiché si potesse deliberare sul da farsi e potesse essere ultimata l'evacuazione della loro città, portando le donne e i bambini a Trezene, a Salamina e a Egina.[84][85] Nel frattempo, con gran delusione degli Ateniesi, i Peloponnesiaci non stavano difendendo la Beozia, ma si erano ritirati all'altezza dell'istmo di Corinto. Ufficializzato l'ordine d'evacuazione, esso venne eseguito in modo eccezionalmente rapido.[85] Sicuramente un elemento che indusse gli Ateniesi alla fuga fu il fatto che una sacerdotessa, vedendo che le offerte mensili al gran serpente che vigilava l'acropoli non erano state consumate, disse che la dea stessa aveva abbandonato la rocca.[85] Direttasi la flotta ateniese a Salamina, venne qui raggiunta da quella alleata: le navi che combatterono, sotto il comando dello spartano Euribiade, tra le quali le più equipaggiate erano quelle ateniesi, erano più numerose di quelle coinvolte nel precedente scontro.[36]

Una volta che tutte le navi furono giunte a Salamina, si tenne un consiglio di guerra trai comandanti, nel quale, sotto concessione di Euribiade, tutti ebbero diritto di indicare il sito dove avrebbero preferito dar battaglia: la maggior parte di loro propose di guerreggiare nel Peloponneso, veleggiando verso l'istmo di Corinto, perché, in caso di sconfitta, avrebbero potuto raggiungere più facilmente le proprie città, evitando l'assedio.[86]

La presa di Atene[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Atene (480 a.C.).

L'annuncio della venuta dei Persiani nell'Attica e delle razzie ivi commesse giunse mentre si stava tenendo la consultazione fra i generali greci: per arrivarvi erano state date alle fiamme Tespie e Platea, uniche città beote che non s'erano schierate coi Persiani.[87] Gli unici Ateniesi rimasti in città al momento della presa da parte dei Persiani erano presso l'acropoli, che era stata da loro fortificata con tavole di legno ritenendo essi di aver dato seguito all'oracolo secondo il quale "il muro di legno sarebbe stato imprendibile".[88]

I molti Persiani accampati sull'Areopago non riuscirono a sconfiggere facilmente i pochi che s'erano lì barricati, pur lanciando contro di loro frecce incendiarie.[89] I Persiani riuscirono a prendere la rocca salendo per una parete scoscesa: quando li videro, molti Ateniesi si suicidarono, altri, rifugiatisi nel santuario di Aglauro, benché supplici vennero trucidati. Incendiata la cittadella[90] e occupata Atene, Serse mandò ad Artabano un messaggio riportante il suo successo e fece sacrifici forse temendo di esser punito dagli dei per aver profanato un santuario:[91] quando quanti erano stati incaricati di effettuarli salirono sull'acropoli, videro secondo Erodoto che dall'Ulivo sacro precedentemente incendiato era nato un germoglio.[92]

Il consiglio di guerra greco[modifica | modifica sorgente]

Dopo che fu annunciata la presa di Atene, furono numerosi i generali che si ritirarono, mentre quanti rimasero decisero di combattere per difendere l'istmo di Corinto.[93] Quando si stavano per imbarcare, Temistocle, secondo Erodoto consigliato dall'ateniese Mnesifilo,[94] recatosi da Euribiade, lo persuase, dicendo che in caso di partenza ci sarebbe stata una defezione di massa, a non partire e a convocare i generali a consiglio.[95]

Dopo un bisticcio tra Temistocle e Adimanto,[96] il primo espose ai colleghi la sua teoria, senza però alludere alla speculazione da lui fatta in presenza di Euribiade, dicendo invece che lo spostare la battaglia all'istmo, contrariamente al combatterla presso Salamina, avrebbe causato la perdita di Salamina, Megara ed Egina, permesso ai Persiani di avanzare ulteriormente e di avvicinarsi al Peloponneso e costretto i Greci a combattere in mare aperto, in condizioni sfavorevoli.[53] Riflettendo su quanto appreso all'Artemisio, Temistocle pensò che una battaglia in spazi ristretti li avrebbe avvantaggiati.[97]

Dopo una replica stizzita di Adimanto, che offese Temistocle dicendo che, persa Atene, non aveva più patria, quest'ultimo gli aveva risposto dicendo che la superficie coperta dalla flotta ateniese era maggiore di quella di Corinto.[98] Dopo aver minacciato Euribiade di ritirare tutte le proprie truppe,[99] Temistocle fece passare definitivamente il generale spartano dalla sua parte.[100] Furono quindi innalzati sacrifici agli dei;[101] Erodoto riporta come il destino della battaglia fosse stato segnato dal muoversi di un nuvolone di sabbia proveniente da Eleusi in direzione del mare.[102]

Il consiglio di guerra persiano[modifica | modifica sorgente]

Arrivate le truppe Persiane a Falero sei giorni dopo la conquista di Atene,[103] Serse vi si recò per consigliarsi coi generali della flotta, comandanti e tiranni delle singole città, mandando Mardonio da ciascuno di loro per sentire quale fosse il parere dei suoi subalterni,[104] che consigliavano tutti, con la sola eccezione di Artemisia, regina di Alicarnasso, l'attacco.[105] Nel suo discorso a Mardonio, quella disse che il re si sarebbe dovuto accontentare dei risultati conseguiti, senza rischiare una battaglia navale, poiché in quel contesto gli avversari erano più potenti e perché, avanzando verso il Peloponneso senza combattere per mare, avrebbe potuto disperdere gli eserciti delle singole città.[105] Quando tutti i pareri furono riferiti a Serse, quello decise di seguire quello della maggioranza, senza punire Artemisia e credendo che il non aver conseguito la vittoria nel precedente scontro fosse dovuto alla sua assenza.[106]

La vigilia dello scontro[modifica | modifica sorgente]

Dopo la partenza dei Persiani verso Salamina, nonostante Temistocle e Euribiade fossero convinti che fosse meglio combattere nello stretto, i Peloponnesiaci temevano di essere assediati sull'isola.[107] Nel contempo, le unità terrestri dei Persiani vennero inviate verso l'Istmo, che molti dei Peloponnesiaci, Lacedemoni, Arcadi, Elei, Corinzi, Sicioni, Epidauri, Fliasi, Trezeni, Ermionei,[35] sotto il comando di Cleombroto, non essendo al contrario degli altri neutrali o parteggianti per gli invasori,[108] stavano cercando di rendere invalicabili con l'edificazione di una muraglia e la distruzione dell'unica via che lo passava:[109] questa strategia era tuttavia difettosa se la flotta alleata non era in grado di impedire che i Persiani trasportassero via mare le truppe attraverso il Golfo Saronico.[34]

Dopo che erano intercorsi trai vari comandanti provenienti dal Peloponneso discorsi privati, decisero questi di convocare un'assemblea affinché si decidesse, contro la volontà di Megaresi, Egineti ed Ateniesi e dello stesso Euribiade, di salpare alla volta del Peloponneso.[110] Quando Temistocle vide che la sua decisione stava venendo rimessa in discussione, uscì dal consiglio e inviò il servo e pedagogo Sicinno dai Persiani, per dir loto che il suo padrone parteggiava per loro e che i nemici, in lotta intestina, stavano pensando di ritirarsi.[111] Nel dar luogo a questo sotterfugio, sembra che Temistocle abbia tentato di portare invece i Persiani alla definitiva rotta, attirandoli dentro allo stretto.[112] Il fatto che gli Ateniesi fossero almeno in apparenza disposti a passare al nemico entusiasmò Serse, che proprio quella cosa si voleva sentir dire, ritenendo che, schieratisi gli Ateniesi al suo fianco, sarebbe stato in grado di distruggere il resto della flotta nemica.[112] Ritiratosi il messo, i generali persiani fecero circondare Salamina dalla flotta e occupare gran parte dello stretto (a partire da sud), affinché gli Elleni fossero stretti in un assedio serratissimo;[112] a un reparto fu invece comandato di occupare l'isoletta di Psittalia, tra Salamina e la costa, affinché recuperasse i corpi dei compatrioti fornendo soccorso e finisse i nemici arrivati lì per la corrente dopo aver fatto naufragio: in questo modo, i Persiani non poterono riposare, presentandosi allo scontro stanchi per il lavoro notturno.[113]

Mentre i Persiani svolgevano questo accerchiamento, gli ignari comandanti greci continuavano la loro riunione.[114] Aristide, generale ostracizzato dal popolo ma reintegrato prima della guerra, si era quindi recò da Temistocle e, chiamatolo in disparte, lo informò dell'assedio persiano, dicendo che neanche se avessero voluto i Peloponnesiaci avrebbero potuto ritirarsi.[115] Dopo aver specificato come l'assedio persiano fosse il fine della sua precedente azione, Temistocle invitò Aristide a riferire lui stesso la notizia ai generali, affinché quelli non credessero che stesse mentendo per interesse.[116] Dopo che Aristide, non creduto, aveva riferito la notizia,[117] i generali greci vennero persuasi dall'equipaggio di una trireme solo allora arrivata da Tenea dopo aver disertato dall'esercito persiano.[38]

Serse ordinò che un trono fosse posto sulle pendici del monte Egaleo, sovrastante lo stretto, affinché potesse assistere allo scontro da una posizione privilegiata per poter poi ricordare i nomi dei comandanti che avessero combattuto in modo particolarmente degno di nota.[118]

L'attacco persiano[modifica | modifica sorgente]

È difficile esporre con esattezza cosa determinò la battaglia, assumendo come certo che nessuno dei due schieramenti abbia attaccato senza ragione.[34] Presunti contrasti tra gli Alleati, che sarebbero potuti essere un inganno, potrebbero essere stati progettati per indurre i Persiani ad attaccare.[112] In caso opposto, questi malumori potrebbero essere stati causati da manovre offensive persiane, nonostante prima la flotta panellenica non avesse reagito al fatto che Atene venisse conquistata, restando al largo per circa una settimana senza reagire.[34] La marina alleata era in grado di preparare l'attacco per il giorno seguente, mentre i Persiani avevano sprecato la notte trascorrendola in mare attendendo la ritirata dei nemici. La mattina successiva, i Persiani navigarono attraverso lo stretto per attaccare la flotta greca; non è chiaro quando, perché e come fu presa la decisione, ma è certo che furono gli aggressori ad attaccare.[118]

Considerazioni sul piano tattico-strategico[modifica | modifica sorgente]

I Greci riescono a danneggiare i Persiani rallentandoli[modifica | modifica sorgente]

Nel complesso la strategia persiana per l'invasione del 480 a.C. era di schiacciare i Greci con una invasione massiccia, e di completare la campagna di conquista in una sola stagione.[119] Al contrario, i Greci cercarono di far l'uso migliore possibile delle loro forze difendendo luoghi stretti e di lasciare i nemici sul campo di battaglia il maggior tempo possibile. Serse ovviamente non si attendeva una tale resistenza, o avrebbe voluto arrivare prima sul campo di battaglia, evitando di aspettare per quattro giorni presso le Termopili.[120] Il tempo era allora una cosa fondamentale per i Persiani poiché le proporzioni immense dell'esercito rendevano impossibile prolungare troppo a lungo la spedizione e poiché non era sicuro per la stabilità del proprio potere che Serse stesse ai margini del proprio impero così a lungo.[121]

Apparente ineluttabilità dello scontro[modifica | modifica sorgente]

La battaglia delle Termopili aveva mostrato che un attacco frontale contro una posizione ben difesa dai Greci era inutile; ora che i panellenici fortificavano l'Istmo c'erano poche possibilità di conquistare il resto della Grecia via terra.[122] Tuttavia, come parimenti dimostrato dal recente scontro, se i Greci fossero stati aggirati, a causa del ridotto numero di truppe potevano essere annientati.[123] Tuttavia un aggiramento delle linee greche avrebbe richiesto l'uso della flotta persiana e quindi l'annientamento di quella greca. Inoltre, se Serse avesse distrutto la flotta panellenica, si sarebbe trovato in una condizione tale da costringere la Grecia a cedere; questa sembrava la sola speranza di poter concludere la campagna in quella stagione.[121] Viceversa coll'evitare l'annientamento o ancor meglio coll'infliggere danni ai nemici (come auspicato da Temistocle), i Greci potevano effettivamente contrastare l'invasione.[124] Tuttavia, non era necessario sotto il profilo strategico che i Persiani combattessero questa battaglia[non chiaro].[123] Questo è confermato anche da Erodoto, secondo il quale la regina Artemisia cercò di convincere Serse a desistere da questa sua intenzione nel periodo precedente allo scontro.[105]

I Persiani puntano tutto sulla battaglia navale[modifica | modifica sorgente]

La flotta persiana era abbastanza imponente da poter contemporaneamente ostruire ambo gli accessi allo stretto di Salamina, intrappolandovi la flotta greca, e da mandare navi verso le coste del Peloponneso per farvi sbarcare contingenti persiani.[123] Tuttavia, all'approssimarsi dello scontro, entrambe le parti erano preparate a rischiare tutto puntando su una battaglia navale, nella speranza che gli equilibri bellici, alterandosi, favorissero in modo decisivo un vincitore.[124]

Confronto tra i due equipaggi[modifica | modifica sorgente]

I Persiani presentavano dei vantaggi tattici, dal momento che erano in vantaggio numerico e disponevano di navi che navigavano meglio:[125] questa espressione erodotea può esser intesa come un'allusione alla superiorità dell'equipaggio persiano rispetto a quello greco,[126] dovuta al fatto che il secondo fosse inesperto poiché le triremi ateniesi, che costituivano buona parte della flotta, erano state costruite solo nel 483 a.C. sotto deliberazione del popolo ateniese persuaso da Temistocle.[127] È importante notare che nonostante l'inesperienza dell'equipaggio ateniese, le triremi costruite di recente si sarebbero dimostrate fondamentali nell'imminente scontro con la Persia.[128] Le tattiche navali più comuni nell'area mediterranea a quel tempo consistevano nello speronare (poiché le triremi erano equipaggiate con uno sperone a prua) o nell'abbordare la nave nemica (il che trasformava lo scontro navale in una sorta di battaglia campale).[129] I Persiani e i Greci d'Asia in quel periodo cominciavano ad usare la tecnica nota come diekplous, che prevedeva probabilmente che le barche avanzassero in colonna lungo la linea nemica per tranciare i remi delle navi avversarie e speronarle quando fossero state rese ingovernabili.[129] Questa manovra richiedeva marinai addestrati, e pertanto i Persiani erano più propensi ad usarlo, mentre gli Alleati dovettero studiare delle tecniche per contrastare questa strategia.[129]

Confronto tra le due flotte[modifica | modifica sorgente]

C'è stata una grossa discussione su come fossero le rispettive flotte e quali vantaggi presentassero l'una rispetto l'altra. Elemento da tenere in grande considerazione è il fatto che le navi greche fossero più pesanti, e di conseguenza meno manovrabili.[53] La causa di questo pesar di più è incerta;[129] forse le navi greche erano più pesanti a livello di struttura o, essendo state costruite di recente, erano costruite di un legno ancora ricco d'acqua (ma non vi è alcuna prova a favore di questa teoria); il loro esser più pesanti potrebbe essere dovuto al fatto che quanti erano a bordo erano armati come opliti, e venti uomini armati come tali pesano circa due tonnellate.[129] Questa maggior pesantezza, qualunque sia la sua causa, impediva alle navi greche di utilizzare la tecnica detta diekplous.[129] È inoltre probabile che gli alleati avessero marinai extra a bordo se le loro navi erano meno manovrabili: per loro la tecnica migliore rimaneva quella dell'abbordaggio, che tuttavia rendeva le navi ancora più pesanti.[129] Bisogna però evidenziare come il maggior peso desse anche dei vantaggi ai Greci, che riuscirono altresì, durante la battaglia dell'Artemisio, a catturare navi nemiche invece che affondarle:[52] È stato suggerito che il maggior peso delle navi greche permettesse di resistere meglio ai venti che soffiavano al largo di Salamina e all'uso dei rostri da parte dei nemici.[130]

Il campo di battaglia[modifica | modifica sorgente]

Parlando sotto il profilo tattico, una battaglia in alto mare, a causa delle loro superiorità numerica e esperienza, sarebbe stata preferibile per i Persiani.[118] Per i Greci, l'unica realistica speranza di una vittoria decisiva risiedeva nell'attirare i Persiani in uno spazio circoscritto, dove il numero degli aggressori avrebbe quanto meno costituito un vantaggio minore.[97] Nella battaglia dell'Artemisio s'era cercato di operare in questo senso, tentando di attirare i nemici in uno spazio ristretto annullando così la sproporzione numerica, ma ci si era resi conto del fatto che sarebbe servito uno spazio ancora più stretto per dar forma a una rotta definitiva per il nemico.[131] Il navigare della flotta persiana lungo lo stretto di Salamina per scendere a battaglia conferiva vantaggi ai Greci, che vedevano nelle proprie mani la sorte dei nemici: forse i Persiani non si sarebbero arrischiati a far tanto se non fossero stati, in conseguenza del messaggio (quindi fondamentale nell'esito dello scontro) inviato per mezzo di Sicinno da Temistocle, sicuri di una resa della flotta avversaria.[118]

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

La battaglia di Salamina in sé e per sé non è ben descritta dalle fonti antiche e nessuno, tranne forse Serse, che si trovava sul Monte Egaleo, si rese conto nel corso dello scontro di come stessero virando gli equilibri bellici. Si è giunti quindi più a formulare una serie di teorie che a ricostruire un puntuale resoconto.[112][132]

Disposizione degli eserciti[modifica | modifica sorgente]

La disposizione degli eserciti e dei contingenti che li componevano

Schieramento della flotta greca[modifica | modifica sorgente]

Nella flotta panellenica sulla sinistra, verso occidente e nello specifico verso Eleusi, si trovavano gli Ateniesi, dirimpetto ai Fenici;[133] sulla destra, verso oriente e nello specifico verso il Pireo, dirimpetto agli Ioni, si trovavano probabilmente gli Spartani,[133] nonostante Diodoro Siculo dica che questa area fosse occupata dagli Egineti e dai Megaresi;[134] al centro si trovavano i restanti contingenti.[133]

Probabilmente questo schieramento si dispose su due file, dal momento che lo stretto sarebbe stato troppo stretto per una sola linea di navi.[135] Secondo la ricostruzione di Erodoto, queste due file erano disposte in direzione nord-sud: la loro estremità settentrionale toccava probabilmente l'isoletta oggi nota come di San Giorgio, mentre quella meridionale Capo Vavari, sull'isola di Salamina.[136] Diodoro suggerisce invece che la flotta fosse allineata in direzione est-ovest,[137] toccando sia le coste di Salamina che quelle nelle prossimità del Monte Egaleo. Tuttavia, è improbabile che gli Alleati avessero deciso di rivolgere un lato del loro schieramento in direzione di un territorio occupato dai Persiani.[136]

Schieramento della flotta persiana[modifica | modifica sorgente]

Nella flotta persiana sulla destra, verso occidente e nello specifico verso Eleusi e verso l'Egaleo, si trovavano i Fenici, dirimpetto agli Ateniesi;[133] sulla sinistra, verso oriente e nello specifico verso il Pireo, dirimpetto agli Spartani, o in alternativa ai Megaresi o agli Egineti, si trovavano gli Ioni;[133][134] al centro si trovavano i restanti contingenti.[133] Secondo Eschilo, la flotta persiana era schierata su tre linee.[112][138]

Sembra abbastanza sicuro che la flotta persiana fosse stata mandata a bloccare l'uscita meridionale dallo stretto la sera prima della battaglia. Erodoto sostiene che la flotta persiana entrò nello stretto nottetempo, pianificando di catturare gli Alleati durante la loro ritirata.[113] Vi sono discordie tra gli storici su come si debba giudicare questa affermazione di Erodoto: alcuni la ritengono falsa, affermando che fosse difficile manovrare in spazi così ristretti di notte; altri accettano la versione di Erodoto.[139][140] Ci sono quindi due possibilità riguardo questo avvenimento.[139][140]

  • Secondo la prima, durante la notte i Persiani si limitatono a bloccare l'uscita dello stretto, nel quale sarebbero entrati solo con la luce del giorno.
  • Secondo la seconda, entrarono nello stretto e la notte stessa si schierarono per la battaglia.

Indipendentemente da quando fecero ciò, sembra probabile che i Persiani ruotarono la loro flotta al largo di Capo Vavari per schierarsi parallelamente ai nemici (ossia in direzione nord-sud), dal momento che erano entrati nello stretto con allineamento est-ovest per bloccare l'uscita.[141] Diodoro dice che la flotta egizia fu mandata a circumnavigare Salamina per bloccare l'uscita settentrionale dello stretto (nota anche come Canale di Megara).[142] Se Serse voleva intrappolare definitivamente gli Alleati, questa manovra aveva senso, specialmente se non stava aspettando i nemici per combattere.[112] Tuttavia, Erodoto non menziona questo aspetto e forse allude alla presenza degli Egizi nella battaglia principale, facendo credere ad alcuni storici che si tratti di un errore;[141] tuttavia, altri accettano come vera la separazione della flotta persiana.[112] Come già accennato, Serse aveva posizionato anche 400 truppe sull'isola nota come Psitallia, al centro dell'uscita meridionale dello stretto, per uccidere i Greci che vi fossero arrivati trascinati dalla corrente come effetto di naufragio.[118] Secondo Erodoto, i Persiani in quest'occasione, pur combattendo in modo scoordinato e arrivando a perdere moltissime navi, prevalentemente per mano ateniese ed egineta, si dimostrarono più valorosi che all'Artemisio, forse intimoriti dalla presenza di Serse.[143]

La fase d'apertura[modifica | modifica sorgente]

Indipendentemente da quando i Persiani fossero entrati nello stretto, non mossero per attaccare gli Alleati prima della luce del giorno: nel frattempo, i Panellenici, dal momento che, spinti da quanto raccontato dai marinai di Tenea, non erano fuggiti, stavano, forse dopo aver avuto la possibilità di predisporsi per la battaglia durante le notte, ascoltando le orazioni loro tenute dai vari generali, tra le quali fu di particolare risalto, secondo Erodoto, quella di Temistocle, per poi imbarcarsi,[144] salpare ed esser immediatamente attaccati dai nemici.[145] Se i Persiani entrarono nello stretto solo all'alba, gli Alleati ebbero il tempo di organizzare il loro schieramento.[139] Eschilo afferma che quando i Persiani si avvicinarono (forse ipotizzando quindi che non si trovassero nello stretto prima dell'alba), prima di vedere la flotta nemica sentirono che i Greci stavano cantando il loro inno di guerra, che riporta in questa forma:[139]

(GRC)
« Ὦ παῖδες Ἑλλήνων ἴτε,
ἐλευθεροῦτε πατρίδ', ἐλευθεροῦτε δὲ
παῖδας, γυναῖκας, θεῶν τέ πατρῴων ἕδη,
θήκας τε προγόνων:
νῦν ὑπὲρ πάντων ἁγών. »
(IT)
« Avanti, figli della Grecia,
liberate la terra dei padri,
liberate i vostri figli, le vostre donne,
gli altari dedicati agli dei dei vostri avi,
e le tombe dei vostri antenati:
ora c'è la guerra per tutte le cose. »
(Inno bellico dei Greci)

Esistono due teorie riguardo a come avvenne lo scoppio della battaglia: secondo la prima, quando avvenne l'attacco persiano, tutti i Greci remarono all'indietro, eccezion fatta per Aminia, Ateniese, che venne poi raggiunto dagli alleati una volta trovatosi in difficoltà; secondo la seconda, sostenuta nell'antichità prevalentemente dagli Egineti, era stata una loro trireme, inviata nella loro terra per far sacrifici agli Eacidi, a dar origine alla mischia. Erodoto riporta inoltre come all'inizio del conflitto, secondo alcune testimonianze, fosse comparsa una divinità femminile ad esortare i Greci, invitandoli a smettere di remare all'indietro.[145]

Lo scontro[modifica | modifica sorgente]

Gli ammiragli di Serse si lasciarono indurre a entrare nella baia dal progressivo arretramento degli Ateniesi fino a quando non cominciò il contrattacco. A quel punto i Persiani si trovarono con la costa sui fianchi, gli Ateniesi davanti e le loro stesse navi che seguivano dietro. Non potevano quindi più procedere, arretrare o manovrare. I Greci si lanciarono dunque sulle navi persiane, speronandole coi rostri delle loro triremi (dei quali erano dotate anche le navi nemiche) e mandando all'arrembaggio i propri equipaggi; essi, inoltre, si avvantaggiarono del fatto che l'eccessiva vicinanza fra le navi persiane e la ristrettezza degli spazi portò molte navi nemiche a cozzare l'una con l'altra; d'altronde, quando si profilò la vittoria greca, molte navi persiane si salvarono speronando e affondando quelle della loro flotta pur di scappare: la regina Artemisia I, pare, affondò la nave di un proprio "vassallo". Vari storici della Grecia antica tentarono, in seguito, di fare apparire la battaglia come una vittoria dell'abilità e dell'agilità della flotta greca sulle pesanti navi persiane, ma la verità è esattamente opposta: le agili navi persiane, guidate da esperti nocchieri, fra i quali spiccavano i fenici, furono costrette dalla strategia temistoclea ad attaccare frontalmente le più solide navi elleniche, in spazi angusti dove era impossibile far valere la superiorità numerica per circondare l'avversario. Dunque, più che l'agilità e l'abilità, furono la conoscenza dei luoghi, la furbizia e la forza bruta a determinare la vittoria greca.

La battaglia navale di Salamina fu un vero e proprio tracollo per l'esercito persiano, in quanto furono affondate duecento navi persiane contro le quaranta trireme perdute dalla flotta ateniese. Sconfitta la flotta, i greci trasferirono Aristide con i suoi uomini sull'isola di Psitallia dove annientarono il presidio persiano e dove morirono 3 nipoti di Serse.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Il rimanente della flotta persiana, cioè gli ioni, le navi fenicie superstiti e gli egiziani, comprese probabilmente le navi giunte dall'Ellesponto, si riunirono nuovamente nella baia del Falero. Qui Serse persa la fiducia negli ammiragli, optò per il proseguimento della guerra via terra, anche per l'arrivo della cattiva stagione e ripiegò la flotta sui territori da poco conquistati, ritornò a Babilonia lasciando il comando al generale Mardonio. Il quale si ricollocò per l'inverno in Tessaglia ed inviò Artabazo a presidiare i confini dell'Ellesponto.

Anche se i Persiani subirono una secca sconfitta, la battaglia non fu decisiva per la conclusione della guerra. E poi Serse poteva contare sul controllo della Grecia centrale, che potevano essere considerate solide basi dalle quali partire per una nuova spedizione. L'unico neo di questa campagna consisteva nella distruzione della flotta fenicia, il cuore della marina persiana che alla lunga avrebbe irrimediabilmente pesato nell'economia della guerra. Mardonio, infatti venne sconfitto dai Greci un anno dopo nella battaglia di Platea, dove le truppe formate da opliti di tutta la Grecia sbaragliarono definitivamente l'esercito persiano.

Significato[modifica | modifica sorgente]

Monumento in memoria della Battaglia di Salamina, sulla penisola di Cinosura, nell'isola di Salamina

La battaglia di Salamina segnò il punto di svolta nelle guerre persiane.[122] Dopo Salamina, il Peloponneso, e per esteso la Grecia nel suo insieme, fu al sicuro dalla conquista; i Persiani soffrirono una caduta in termini di prestigio e un duro colpo anche a livello materiale.[146] Quando si combatterono le battaglie di Platea e di Micale il rischio di conquista era stato annullato, e gli Allati furono in grado di dar vita a una controffensiva.[147] La vittoria greca suscitò la rivolta dei Macedoni contro il dominio persiano, e, più di trent'anni dopo, la Tracia, le isole egee e la Ionia furono strappate all'impero persiano e annesse alla lega delio-attica, controllata da Atene e successore della lega panellenica.[148] Salamina ridusse notevolmente il potere che i Persiani avevano nei confronti dei Greci, e aprì la prospettiva di una eventuale vittoria greca, che avrebbe ridotto in modo consistente il potere persiano sull'Egeo.[149]

Al pari delle battaglie di Maratona e delle Termopili, forse per le cattive condizioni in cui versavano i Greci e le ridotte possibilità di successo, quella di Salamina ha ottenuto quasi uno status leggendario (mentre la battaglia di Platea, ben più decisiva, non è mai assurta a tale livello nella cultura di massa).[25] Un significativo numero di storici ha affermato che questa fu una delle più importanti battaglia della storia umana, al pari di Maratona.[2][70][130][132] In una visione più estrema di questa affermazione, alcuni storici affermano che se i Greci avessero perso a Salamina, la conseguente conquista della Grecia da parte dei Persiani avrebbe impedito lo sviluppo della cultura occidentale nella sua forma moderna.[25][150] Questo punto di vista è basato sulla premessa che la maggior parte della società moderna (filosofia, scienze, garanzie concesse ai cittadini in relazione alla libertà personale e democrazia) ha le sue radici nell'eredità lasciata dall'antica Grecia.[25] Perciò questa scuola di pensiero afferma che, considerato come i caratteri della cultura occidentale abbiano influenzato la storia, la dominazione persiana sulla Grecia avrebbe potuto cambiare l'evoluzione della storia umana.[2] È inoltre opportuno evidenziare come la suddescritta influenza della cultura ateniese abbia cominciato a nascere solo dopo che le guerre persiane fossero state vinte.[151][152][153]

Militarmente, è difficile trarre una lezione strategica da quanto accadde a Salamina, poiché il reale svolgimento del conflitto è incerto. Come alle Termopili, gli Alleati scelsero bene il teatro del conflitto col fine di impedire ai Persiani di sfruttare i vantaggi lor conferiti dalla superiorità numerica, ma al contrario di quanto accadde nel succitato scontro i panellenici dovettero sperare che la prima mossa fosse compiuta dall'aggressore.[123] Visti i vantaggi che portò all'esito dello scontro, lo stratagemma disinformativo ordito da Temistocle è forse la lezione più importante.[123]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Molto probabilmente le due battaglie terrestri cui Tucidide fa riferimento furono quelle delle Termopili e di Platea; le due battaglie navali furono invece quelle di Artemision e quella di Salamina.
  2. ^ a b c Hanson, op. cit., pp. 12–60.
  3. ^ a b Holland, op. cit., pp. 47–55.
  4. ^ a b Holland, op. cit., p. 203.
  5. ^ Erodoto, op. cit., V, 105.
  6. ^ a b Holland, op. cit., pp. 171–178.
  7. ^ Erodoto, op. cit., VI, 44.
  8. ^ a b c Holland, op. cit., pp. 178–179.
  9. ^ Erodoto, op. cit., VI, 101.
  10. ^ Erodoto, op. cit., VI, 113.
  11. ^ a b c Holland, op. cit., pp. 208-211.
  12. ^ a b Holland, op. cit., pp. 213–214.
  13. ^ Erodoto, op. cit., VII, 35.
  14. ^ Holland, op. cit., pp. 217–223.
  15. ^ Erodoto, op. cit., VII, 32.
  16. ^ Erodoto, op. cit., VII, 145.
  17. ^ a b c Holland, op. cit., p. 226.
  18. ^ Holland, op. cit., pp. 248–249.
  19. ^ Erodoto, op. cit., VII, 173.
  20. ^ Holland, op. cit., pp. 255–257.
  21. ^ Holland, op. cit., pp. 292–294.
  22. ^ Erodoto, op. cit., VIII, 18.
  23. ^ Erodoto, op. cit., VIII, 21.
  24. ^ Cicerone, De officiis.
  25. ^ a b c d e f Holland, op. cit., pp. XVI-XVII.
  26. ^ Tucidide, op. cit., I, 22.
  27. ^ a b (EN) Moses Finley, Introduction id=ISBN 0-14-044039-9 in Thucydides – History of the Peloponnesian War, Penguin, 1972, p. 15.
  28. ^ Holland, op. cit., p. XXIV.
  29. ^ David Pipes, Erodoto: il padre della Storia, il padre delle bugie. URL consultato il 18 gennaio 2008..
  30. ^ a b Holland, op. cit., p. 377.
  31. ^ (EN) D. Fehling, Herodotus and his "sources": citation, invention, and narrative art, 1989, p. 1; 277.
  32. ^ Diodoro, op. cit.
  33. ^ Erodoto, op. cit., IX, 81.
  34. ^ a b c d e Lazenby, op. cit., pp. 164–167.
  35. ^ a b Erodoto, op. cit., VIII, 72.
  36. ^ a b Erodoto, op. cit., VIII, 42.
  37. ^ a b c d e Erodoto, op. cit., VIII, 48.
  38. ^ a b c d e f Erodoto, op. cit., VIII, 82.
  39. ^ a b c d e f g h i j k l Erodoto, op. cit., VIII, 46.
  40. ^ Ipotesi formulata in una traduzione a cura di Thomas Babington Macaulay.
  41. ^ a b c d e f Erodoto, op. cit., VIII, 43.
  42. ^ a b c d e Erodoto, op. cit., VIII, 1.
  43. ^ Erodoto, op. cit., VIII, 44.
  44. ^ a b c Erodoto, op. cit., VIII, 45.
  45. ^ Erodoto, op. cit., VIII, 47.
  46. ^ Eschilo, op. cit..
  47. ^ Ctesia, op. cit., I, 30.
  48. ^ Lee, op. cit..
  49. ^ Erodoto, op. cit., VII, 89.
  50. ^ Erodoto, op. cit., VII, 188
  51. ^ a b Erodoto, op. cit., VIII, 14.
  52. ^ a b Erodoto, op. cit., VIII, 11.
  53. ^ a b c Erodoto, op. cit., VIII, 60.
  54. ^ a b Erodoto, op. cit., VII, 185.
  55. ^ Erodoto, op. cit., VIII, 85.
  56. ^ Eschilo, op. cit..
  57. ^ Diodoro, op. cit., XI, 3.
  58. ^ Lisia, op. cit., II, 27.
  59. ^ Eforo, op. cit.
  60. ^ Isocrate, 49 in Orazione VII.
  61. ^ Isocrate, 93 in Orazione IV.
  62. ^ Ctesia, op. cit., I, 27.
  63. ^ Platone, op. cit., III, 699.
  64. ^ Köster, op. cit.
  65. ^ Holland, op. cit., p. 394.
  66. ^ a b Lazenby, op. cit., pp. 93–94.
  67. ^ Green, op. cit., p. 61.
  68. ^ Burn, op. cit., p. 331.
  69. ^ Paparrigopulos, op. cit..
  70. ^ a b Demetrius, op. cit..
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
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