Flauti

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Differenti tipologie di flauti, tra cui un flauto traverso (il primo dall'alto), un flauto dolce (il penultimo) e un ottavino (ultimo in basso).

I flauti (o, più correttamente, aerofoni labiali o aerofoni a imboccatura naturale) sono una famiglia di strumenti musicali appartenenti al gruppo dei legni.

A differenza di strumenti aerofoni simili come l'oboe o il clarinetto, i flauti non utilizzano un'ancia, ma un labium, ovvero un "fischietto", oppure un semplice foro su cui si soffia trasversalmente.

L'attribuzione dei flauti alla famiglia dei legni deriva dal fatto che, fino al XIX secolo, la materia più utilizzata per la loro costruzione era appunto il legno. Oggi i flauti traversi sono normalmente costruiti in metallo, mentre in legno vengono tuttora prodotti i flauti dritti; ci sono poi flauti, specialmente globulari, costruiti in altri materiali, per esempio le ocarine in terracotta.

Origini e caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il flauto è probabilmente lo strumento musicale più antico. Se ne conoscono esemplari costruiti con ossa di animali, corna o avorio, risalenti al Paleolitico medio (come quello, discusso, di Divje Babe in Slovenia)[1] e al Paleolitico superiore[2]: circa 50.000 anni fa era già conosciuto all'uomo di Neanderthal[3][4].

Come gli altri strumenti aerofoni risonanti, il flauto produce il suono grazie all'oscillazione dell'aria contenuta nella cavità dello strumento. La vibrazione sonora, generata dalla pressione del soffio, viene modulata grazie all'apertura e alla chiusura dei fori, che avviene direttamente con le dita, oppure attraverso delle chiavi.

Tipi di flauto[modifica | modifica sorgente]

Si possono distinguere tre categorie di flauti: i flauti diritti, i flauti traversi e i flauti globulari.

Flauti dolci[modifica | modifica sorgente]

Tra i vari flauti, i "flauti diritti" (detti anche "flauti dolci" dato che alcuni hanno un'imboccatura a forma di becco di uccello) sono i più comuni; sono flauti diritti e a cavità aperta in cui si varia la lunghezza della colonna d'aria risuonante mediante l'apertura e la chiusura dei fori. Tuttavia, poiché in questa categoria possono essere inseriti anche tipi di flauto che non hanno necessariamente un'imboccatura "a becco" né un suono delicato e "dolce", una definizione alternativa potrebbe essere "flauto a blocco" (dal tedesco Blockflöte), o eventualmente "flauto ad anima" (in tedesco Kern(spalt)flöte), ma entrambe le espressioni non sono utilizzate normalmente in italiano.[5]

Esempi sono: flauto dolce, flagioletto, tin whistle (o pennywhistle), fischietto, friscaletto.

Flauti traversi[modifica | modifica sorgente]

I "flauti traversi" sono invece caratterizzati dalla mancanza di un labium e dal fatto di essere tenuti "di traverso" rispetto all'esecutore, in genere alla sua destra. Tipicamente, i flauti traversi adottano chiavi per la chiusura dei fori di intonazione, a differenza degli altri tipi in cui i fori vengono normalmente chiusi direttamente tramite il polpastrello delle dita.

Esempi sono: ottavino, flauto soprano, flauto traverso, flauto d'amore, flauto contralto, flauto basso, flauto contrabbasso, flauto subcontrabbasso, flauto iperbasso, fiffaro, flauto di Pan (o siringa), dizi.

Flauti globulari[modifica | modifica sorgente]

Infine, i cosiddetti "flauti globulari" sono caratterizzati da una camera di risonanza tondeggiante e chiusa, non cilindrica e aperta come nella maggior parte dei flauti: dato che la cavità in cui vibra l'aria è chiusa e ha un volume costante, si tratta, di fatto, di risuonatori di Helmholtz.

Esempi sono: ocarina, corno di camoscio (o gemshorn).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Parco archeologico di Divje Babe, Ente nazionale sloveno per il turismo. URL consultato il 10 settembre 2009.
  2. ^ L'uomo primitivo incantava con il flauto, Focus.it. URL consultato il 10 settembre 2009.
  3. ^ Fonte: La Repubblica.it, 10.11.2011, "Lo strumento musicale più antico del mondo"
  4. ^ Sull'argomento in generale si può vedere Curt Sachs, La musica nel mondo antico. Oriente e Occidente, Milano, Rusconi, 1992, pp. 6 e segg.
  5. ^ Flagioletto francese, Istituto per i beni artistici, culturali e naturali dell'Emilia-Romagna. URL consultato il 10 settembre 2009.

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