Flauto traverso

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Flauto traverso
Flickr - The U.S. Army - 34th Red Bull Infantry Division Band.jpg
Un flauto traverso moderno, della banda della 34ª divisione di fanteria statunitense
Informazioni generali
Origine Medio oriente[1]
Invenzione XIII secolo
Classificazione 421.121.12
Aerofoni labiali
Famiglia Flauti traversi
Utilizzo
Musica medievale
Musica rinascimentale
Musica barocca
Musica galante e classica
Musica europea dell'Ottocento
Musica contemporanea
Musica jazz e black music
Musica pop e rock
Musica folk
Bande musicali
Estensione
Flauto traverso – estensione dello strumento
Ascolto
Syrinx, composizione per flauto traverso solo di Claude Debussy (1913) (info file)

Il flauto traverso è un genere di flauto, strumento musicale della famiglia dei legni, quindi un aerofono.

Struttura e funzionamento[modifica | modifica sorgente]

Il suo nome (anticamente: traversiere) deriva da traverso proprio perché si suona di traverso.− Nella sua forma moderna, il flauto traverso (anche noto come flauto traverso da concerto occidentale) è costruito normalmente in metallo. Ha forma cilindrica nel corpo centrale e nel trombino, leggermente conica nella testata. Lo strumentista, detto flautista, suona soffiando nel foro d'imboccatura e azionando un numero variabile di chiavi (aperte o chiuse), che aprono e chiudono dei fori praticati nel corpo dello strumento, modificando così la lunghezza della colonna d'aria in vibrazione contenuta nello strumento stesso e quindi variando l'altezza del suono prodotto.

L'emissione del suono è dovuta all'oscillazione della colonna d'aria che, indirizzata dal suonatore sull'orlo del foro d'imboccatura, forma vortici che ne provocano l'oscillazione dentro e fuori dal foro mettendo in vibrazione l'aria all'interno dello strumento.

La forma moderna del flauto (cilindrico, a dodici o più chiavi) è dovuta alle modifiche applicate ai flauti barocchi (a loro volta derivanti da più antichi flauti a sei fori) dal tedesco Theobald Boehm (1794-1881) e ai successivi perfezionamenti ideati dai fabbricanti di scuola francese.

Composizione[modifica | modifica sorgente]

Flute.jpg

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Un moderno flauto traverso
Flauto smontato (Yamaha)
Dettaglio di testata di un flauto (Yamaha), parte detta propriamente boccola o boccoletta
Flautista

I flauti traversi moderni sono strumenti in legno o più comunemente in metallo (alpacca placcata argento, argento, oro, platino) composti da 3 parti:

I 3 pezzi vengono montati assieme tramite innesti a baionetta: lo strumento montato è lungo circa 65 centimetri con un diametro interno di circa due centimetri (lo spessore del materiale, nei flauti di metallo, è inferiore al millimetro, mentre è di alcuni millimetri per i flauti in legno). La testata è inserita nel corpo tramite un innesto lungo alcuni centimetri, che viene usato come dispositivo di accordatura: variando l'inserimento della testata nel corpo si regola la lunghezza complessiva dello strumento e, di conseguenza, l'intonazione. In passato questa tecnica veniva usata anche per variare la tonalità dello strumento, modificandone la nota fondamentale di diversi toni: questo però produce stonature nella tessitura dello strumento e la pratica fu abbandonata con l'avvento di strumenti completamente cromatici.

La testata è chiusa a un'estremità da un tappo dotato di un foro filetato che ne permette l'aggiustamento mediante la rotazione di una ghiera ("tappo a vite") e la cui funzione è permettere il bilanciamento delle ottave, operazione che viene fatta raramente.

Testata di un flauto Comet

Il corpo contiene tutte le altre chiavi, con una disposizione che ammette alcune varianti. Le più popolari riguardano le chiavi del Sol che possono essere allineate (Sol in linea) o leggermente spostate verso l'esterno per una posizione più comoda delle dita (Sol fuori) e il cosiddetto "Mi snodato" o "Mi meccanico", un dispositivo che facilita l'emissione del Mi5. Le opinioni dei flautisti su quest'ultimo dispositivo sono discordi: alcuni ne sono decisi assertori, altri ritengono che l'appesantimento della meccanica non sia compensato dalla facilitazione da esso introdotta.

Corpo di flauto traverso (Comet)

Esistono due versioni di trombino: in Do (la più comune) porta tre chiavi comandate da un gruppo di leve, azionate con il mignolo della mano destra, che permettono di produrre le note Do3 Do#3 (ottava grave) e Re#3 (ottava grave e intermedia). Più rari sono i trombini discendenti al Si (Si2) essi sono più lunghi e hanno una chiave addizionale che viene comandata da una leva dedicata, inserita nel gruppo che comanda le altre chiavi. Oltre alla produzione del Si2, questa chiave, se presente, facilita notevolmente anche l'emissione del Do6 (la nota più alta dell'estensione standard del flauto).

Trombino di flauto traverso (Comet)

Estensione[modifica | modifica sorgente]

Il più usato dei flauti (flauto traverso in Do) possiede un'estensione che va dal Do centrale (Do3) fino al Do6 e comprende quindi 3 ottave.

I flauti moderni possono raggiungere un'estensione di tre ottave e mezza, e alcuni flautisti sono in grado di emettere il Do7, portando l'estensione dello strumento a quattro ottave piene. La quarta ottava, di difficile emissione (quasi impossibile su strumenti d'epoca) è per questo poco usata nel repertorio flautistico, anche se negli anni recenti alcuni compositori hanno spesso usato il Re.

Timbro[modifica | modifica sorgente]

Onda sonora prodotta da un flauto

Il flauto ha un suono limpido anche se un po' freddo, ma la brillantezza del suo timbro lo ha reso adatto, per esempio, per imitare il canto degli uccelli, caratteristica usata in molti brani di diversa provenienza: esempi nella musica classica sono il concerto Il cardellino di Antonio Vivaldi, il concerto nella Sinfonia pastorale di Ludwig van Beethoven e la parte dell'uccellino Sasha in Pierino e il lupo di Sergej Prokof'ev; nella musica jazz il brano Conference of the birds di Dave Holland e il brano serenade to a cuckoo di Roland Kirk ; nella musica popolare irlandese la giga Lark in the morning (normalmente affidata al flauto traverso irlandese a sei fori).

Inoltre, la sua discendenza popolare (non bisogna dimenticare che, essendo uno degli strumenti di più facile fabbricazione, il flauto è anche uno dei più antichi e diffusi nella musica popolare) faceva sì che il flauto evocasse ambienti pastorali e bucolici, molto frequentati in musica e nelle arti in genere dal XVI al XIX secolo: si vedano a questo proposito la già citata Sinfonia pastorale e la raccolta Il pastor fido, opere che già nel titolo rivelano la loro ispirazione e che contengono importanti parti per flauto (la seconda è una raccolta di sei sonate per flauto e basso continuo attribuite a lungo ad Antonio Vivaldi, ma nuovi studi le hanno attribuite a Nicolas Chédeville[2]).

Come viene prodotto il suono[modifica | modifica sorgente]

Chiavi di un flauto (Yamaha)

Il suono viene prodotto dal flusso d'aria che si frange contro lo spigolo del foro di insufflazione presente sulla testata. In questo modo viene eccitata la colonna d'aria all'interno del tubo e ha inizio la vibrazione sonora. L'emissione di note di diversa altezza avviene chiudendo i fori, tramite le "chiavi" (i tasti) e controllando in questo modo l'altezza della colonna d'aria che viene messa in vibrazione. Le chiavi possono essere forate, per permettere effetti di glissato (passaggio da una nota all'altra senza salti tonali) ed una maggiore proiezione di suono.

Altri effetti[modifica | modifica sorgente]

L'emissione del suono, nel flauto, può essere variamente modificata. Oltre alle tecniche standard che consentono il legato e staccato, ottenute occludendo con la lingua il flusso d'aria, si hanno i cosiddetti doppi e tripli staccati: poiché la ripetizione della consonante /t/ oltre una certa velocità risulta molto difficoltosa, se non impossibile, la si alterna alla consonante /k/, raggiungendo in questo modo velocità anche molto elevate. L'uso del doppio e triplo staccato è cambiato secondo il gusto delle epoche: nel rinascimento e nel barocco, ad esempio, le consonanti velari /k/ e /g/ erano considerate aspre, adatte solo a certi tipi di affetti, e in loro vece si preferivano altre articolazioni come "did'll" e "did'ldi" (Quantz), "te lé", "te ré", etc.

Un effetto molto suggestivo è il frullato (ted. Flatterzunge, fr. frappé o tremolo dental), tecnica che consiste nel soffiare pronunciando contemporaneamente le consonanti "tr", "dr" o "vr" per far vibrare la parte anteriore della lingua oppure la consonante "r" (pronunciata come la "r" francese) per far vibrare la parte posteriore della lingua.

Un'altra tecnica eterodossa in uso nella musica jazz e rock, introdotta dal polistrumentista afroamericano Roland Kirk e resa famosa dal flautista britannico Ian Anderson, leader dei Jethro Tull, consiste nel cantare contemporaneamente all'emissione del suono. La nota cantata può essere all'unisono con quella emessa dallo strumento, ma anche a distanza di una terza maggiore, una quarta o una quinta. Il timbro dello strumento ne risulta assai modificato, diventando più scuro e pastoso ma con effetti stridenti soprattutto nel registro medio-acuto. Tra i vari gruppi progressive che hanno adottato questa tecnica in alcuni dei loro brani vanno ricordati i Focus, i Delirium e i New Trolls nell'album Concerto Grosso.

Altri effetti particolari ricorrenti in vari generi musicali sono ottenuti utilizzando il suono ottenuto chiudendo con forza le chiavi, soffiando nel flauto senza porlo in risonanza, utilizzando solo la testata o solo il trombino.

La famiglia dei flauti traversi[modifica | modifica sorgente]

Un ottavino, il flauto più piccolo della famiglia

Esistono svariati tipi di flauti che si differenziano, oltre che per il materiale, per alcuni aspetti meccanici ed estetici. La famiglia dei flauti traversi ha diversi componenti:

  • l'ottavino, in Do (mancano però le due chiavi per il Do e Do# bassi), che, come indica il nome stesso, produce suoni più acuti di un'ottava rispetto al flauto ordinario (ma ne esiste anche una versione in Reb);
  • il flauto soprano, in Sol (un'ottava più acuta del flauto contralto), in Fa e in Mib; questi flauti combinano le caratteristiche dell'ottavino con quelle del flauto ordinario;
  • il flauto traverso (flauto da concerto), in Do;
  • il flauto tenore (o flauto d'amore), in Sib (notare la strana denominazione che lo vorrebbe più basso del flauto contralto; sarebbe più giusto chiamarlo flauto mezzosoprano);
  • il flauto contralto in sol (una quarta più basso del flauto ordinario); è (come tutti gli strumenti non in Do) uno strumento traspositore perché suonando la nota corrispondente al Do si produce il Sol alla quarta inferiore;
  • il flauto basso in Do (un'ottava più grave del flauto ordinario);
  • il flauto contrabbasso in Sol (un'ottava più grave del flauto contralto), chiamato anche - dalla traduzione inglese - Contra-alto;
  • il flauto contrabbasso in Do (due ottave sotto l'ordinario);
  • il flauto subcontrabbasso in Sol (doppio contra-alto) o in Do (doppio contrabbasso);
  • il flauto iperbasso in Do.

I flauti di uso comune sono, oltre il flauto ordinario, il flauto contralto, l'ottavino, e - molto più raramente, il flauto basso in Do. Gli altri membri della famiglia, tutti rari o rarissimi, trovano impiego solo nelle orchestre di flauti anche a causa dell'elevato costo e dell'intonazione problematica. I tagli più gravi, a partire dal flauto basso, a causa delle grandi dimensioni, hanno tutti la testata variamente ripiegata (a U per il flauto basso, a triangolo per i tagli superiori) per consentire l'esecuzione; i più gravi devono essere suonati in piedi con l'aiuto di speciali supporti. Il flauto iperbasso, che ha una lunghezza superiore agli 8 metri, è suonato quasi unicamente dal flautista italiano Roberto Fabbriciani ed esiste in pochissimi esemplari (forse in esemplare unico).

Strumenti derivati[modifica | modifica sorgente]

Il flauto traverso irlandese è uno strumento in legno molto usato come solista nella musica popolare irlandese e, nelle sue diverse versioni, deriva dal flauto traverso in uso in Europa prima dell'avvento del sistema Boehm. Ne esistono versioni con un numero di chiavi variabile da nessuna (il più popolare, detto Simple system) fino ad otto (che rendono lo strumento completamente cromatico: alcuni musicisti preferiscono però avere strumenti senza chiavi e con diverse intonazioni come accade per il tin whistle). La versione senza chiavi ha due ottave d'estensione (corrispondenti a quelle del flauto dolce, a partire dal Re) ed è intonata in Re maggiore; tuttavia non è uno strumento traspositore: esattamente come l'ottavino o il traversiere barocco, è in Re perché non possiede gli ultimi fori o chiavi per raggiungere il Do basso e le note scritte corrispondono al suono reale. Poiché le posizioni per le note alterate senza l'aiuto di chiavi sono proibitivamente scomode o danno luogo a note molto calanti, questo strumento è praticamente limitato a due sole tonalità (Sol Maggiore e Re Maggiore). La versione senza chiavi ha sei fori (più due non azionabili all'estremità del flauto); le posizioni non differiscono da quelle del flauto standard (la posizione del Fa emette un Fa#), fatta eccezione per il Do#, che viene realizzato chiudendo il foro del medio della mano sinistra: è possibile anche - con diversa posizione - emettere il Do naturale (che permette di eseguire pezzi in Sol). Pare che molti flauti irlandesi attorno al XIX secolo derivassero da flauti standard provenienti dalle bande dell'esercito inglese, a cui venivano bloccate alcune chiavi per ricondurli alla tonalità di Re.

Breve storia dell'evoluzione dello strumento[modifica | modifica sorgente]

La storia del flauto traverso europeo, in quanto tale, inizia attorno al medioevo (la storia del flauto in generale, per contro, è assai più antica e geograficamente più estesa)

Nel Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Varie fonti iconografiche e letterarie attestano la presenza di flauti traversi in Europa almeno dal X secolo. Gli strumenti illustrati appaiono costruiti in un unico pezzo (due per il flauto basso): un tubo cilindrico di legno con sei fori per le dita (non otto come il flauto dolce) più il foro di insufflazione. Dalle immagini si può notare che lo strumento è tenuto spesso alla sinistra dell'esecutore, segno che probabilmente era costruito con tutti i fori perfettamente allineati, permettendo al flautista di scegliere l'orientamento desiderato.

Dal X al XIII secolo, tuttavia, lo strumento era piuttosto raro, e pare gli fossero preferiti strumenti dritti, simili al flauto dolce (ma non ancora propriamente flauti dolci, la cui data di nascita pare sia attorno al XIV secolo). Giunto in Europa dall'Asia, quasi certamente dalla Cina, attraverso gli scambi culturali mediati dall'impero romano d'Oriente, il flauto traverso divenne popolare in Francia e in Germania (ed era perciò chiamato flauto tedesco per differenziarlo dagli strumenti dritti). In questi paesi venne usato nella musica popolare e nella musica di corte (assieme ad altri strumenti quali la viella), ma sarebbe passato più di un secolo prima che si diffondesse nel resto dell'Europa.

La prima citazione letteraria del flauto traverso è del 1285, in una lista di strumenti suonanti da Adenet le Roi. A questa citazione segue un silenzio di circa settant'anni, al termine dei quali le fortune del flauto vennero ravvivate (attorno al 1350) da un vento di attivismo militare. L'esercito svizzero, infatti, adottò il flauto come strumento di segnalazione e questo lo diffuse nel continente. Fu verso il 1500 che il flauto traverso venne introdotto anche nelle corti come strumento orchestrale e solista.

Nel Rinascimento (1400-1600)[modifica | modifica sorgente]

Il flauto rinascimentale, chiamato anche, nel XVI secolo, traversa, mantenne sostanzialmente la struttura del flauto medievale. Si ha testimonianza dell'esistenza di diverse "taglie" per lo strumento: "discantus", "tenor-altus", "bassus".

Da quell'epoca sono giunti fino a noi circa 50 strumenti e diverse testimonianze documentali in diversi trattati musicali in cui compaiono descrizioni (e disegni) dello strumento. Tra i più importanti:

  • Sebastian Virdung, "Musica getutscht und ausgezogen", Basilea, 1511
  • Martin Agricola, "Musica instrumentalis deudsch", Wittenberg, 1529
  • Simon Gorlier, "Livre de tabulature de flûte d'Allemand", Lione, 1556

Il flauto trova posto nei complessi di musica da camera spesso sotto forma di strumenti intonati in Re.

Nel Barocco (1600 - 1750)[modifica | modifica sorgente]

Copia moderna realizzata da Boaz Berney di un flauto costruito da Thomas Lot, Parigi, c. 1740
Stesso flauto, smontato (il trombino è però ancora innestato sulla seconda metà del corpo); sopra di esso, un corps de réchange (da 415 Hz a 392 Hz)

Il flauto barocco, chiamato anche flauto a una chiave o (flauto) traversiere, subisce molte modifiche ad opera di famiglie di costruttori di legni che dedicano particolare cura nel perfezionarlo, in particolare la famiglia Hotteterre alla fine del Seicento. Lo strumento viene diviso in tre pezzi (testata, corpo e trombino) e la cameratura non è più interamente cilindrica come avveniva nel flauto rinascimentale: il corpo e il trombino sono ora conici, restringendosi verso il fondo ("conicità inversa", secondo alcuni, se rapportata a quella dell'oboe, che invece si allarga verso il basso). Ai sei fori del flauto rinascimentale se ne aggiunge un settimo per il mi bemolle, controllato da una chiave chiusa[3]. L'estensione dello strumento, di due ottave e mezza (Re4-La6, ma di norma i compositori non si spingono oltre il Mi6), è ora completamente cromatica. Poco più tardi, intorno agli anni '20 del Settecento, il corpo centrale verrà diviso in due parti, di cui quella superiore intercambiabile con altre di diversa lunghezza (dette a volte corps de réchange, "corpi di ricambio") per consentire allo strumento di adattarsi ai vari diapason utilizzati nelle diverse corti europee. Per tutto il resto del Settecento e l'inizio dell'Ottocento questo tipo di flauto in quattro pezzi e una chiave rimarrà lo standard più diffuso, anche accanto ai modelli con più chiavi tipici della fine del Settecento.

Il fatto che nel corso del XVII secolo si sia iniziato a costruire i flauti (sia traversi, sia dolci) in tre parti, mentre nel Rinascimento erano costruiti, anche i più grandi, in un pezzo unico o al massimo in due pezzi, riflette un significativo cambiamento nella figura del flautista professionista. Nel Rinascimento gli strumentisti erano al servizio delle corti, e gli strumenti che suonavano non erano di loro proprietà, bensì della cappella di corte. Tutti gli strumenti a fiato costruiti per una stessa cappella erano accordati su uno stesso La[4], ma questo poteva variare moltissimo fra una cappella e l'altra, anche di più di mezzo tono[5]. In seguito, i virtuosi iniziarono a spostarsi da una città all'altra per le loro esibizioni, portando con sé i propri strumenti; per risolvere i problemi legati alla diversità del diapason nelle varie cappelle e al trasporto dello strumento, si cominciò a costruire flauti prima in tre pezzi, come i flauti di Hotteterre, e poi in quattro sezioni: per piccole variazioni di accordatura era sufficiente inserire la sezione centrale più o meno profondamente nella testata[6], ma oltre un certo limite era necessario sostituire del tutto la sezione centrale con una di lunghezza diversa e con le distanze tra i fori alterate proporzionalmente. I flautisti dell'epoca barocca possedevano quindi strumenti che avevano una dotazione di due, tre o anche più sezioni centrali intercambiabili, diversamente accordate[7].

Fra i flautisti, oltre che teorici, più importanti del periodo troviamo Jacques Hotteterre, Johann Joachim Quantz (lavorò alla corte di Federico II di Prussia, anch'egli appassionato flautista) e Pierre-Gabriel Buffardin, che fu inoltre maestro di Quantz, cui probabilmente Johann Sebastian Bach dedicò alcune delle sue composizioni per flauto.

Fra i costruttori più importanti del periodo troviamo, oltre ai già citati Hotteterre e Quantz, Jean-Hyacinth (o Johannes Hyacinthus) Rottenburgh, Godfroi Adrien (o Godfridus Adrianus) Rottenburgh, Carlo Palanca e Jacob Denner.

Nel Classicismo (1750-1820)[modifica | modifica sorgente]

Con le sue qualità timbriche e omogenee si adatta in perfetta simbiosi con il pensiero e l'armonia classica, sia usato come strumento da accompagnamento che solistico in particolare usato in Francia. In questo periodo molti artigiani iniziano ad aggiungere chiavi, per semplificare alcune diteggiature scomode e per omogeneizzare il suono. Queste chiavi possono essere per il fa basso e medio (nota dall'intonazione particolarmente problematica sul flauto a una chiave), il sol diesis basso/la bemolle basso (ha suono molto debole e velato sul tipo a una chiave), si bemolle/la diesis basso (posizione scomoda e dalla resa debole sul tipo a una chiave), do medio (suono velato sul tipo a una chiave). Già anche in precedenza alcuni avevano tentato di portare l'estensione al do basso. Gli artigiani fanno inoltre in modo che il registro acuto, in cui i compositori cominciano ad avventurarsi con più frequenza, sia di più facile emissione.

Tra i diversi artigiani che in questo periodo apportarono migliorie allo strumento possiamo ricordare August Grenser, Heinrich Grenser, Joseph Tacet, William Henry Potter, Johann Georg Tromlitz (scrisse un importante trattato) e Capellier.

Nel Romanticismo (1820-1900)[modifica | modifica sorgente]

I fondamentali perfezionamenti apportati allo strumento dal tedesco Theobald Boehm nel 1832 (il brevetto dello strumento definitivo risale al 1847) rendono il flauto uno strumento moderno a tutti gli effetti, risolvendo i problemi di intonazione e le difficoltà prodotte dalle posizioni dette a forchetta. Il nuovo tipo di flauto non si affermerà però subito e fino alla seconda metà dell'Ottocento inoltrata (e anche oltre fino al '900) molti flautisti continuarono a preferire strumenti simili al tipo classico.

In questo periodo il flauto trova un vasto impiego orchestrale, e viene specialmente messo in luce nelle opere degli impressionisti Claude Debussy e Maurice Ravel che sfruttano sfumature dello strumento poco conosciute.

Composizioni principali[modifica | modifica sorgente]

Dettaglio dell'imboccatura

alcune composizioni per flauto solo del periodo barocco

alcune sonate per flauto e clavicembalo (oppure basso continuo) del periodo barocco

  • Sonata in si minore BWV 1030 per flauto e clavicembalo (J. S. Bach)
  • Sonata in la maggiore BWV 1032 per flauto e clavicembalo (J. S. Bach)
  • Sonata in mi minore BWV 1034 per flauto e basso continuo (J. S. Bach)
  • Sonata in mi maggiore BWV 1035 per flauto e basso continuo (J. S. Bach)
  • Sonata in sol minore BWV 1020 per flauto e clavicembalo (J. S. Bach, spuria; molto probabilmente di C. Ph. E. Bach)
  • Sonata in mi bemolle maggiore BWV 1031 per flauto e clavicembalo (J. S. Bach, spuria; molto probabilmente di C. Ph. E. Bach)
  • Sonata in do maggiore BWV 1033 per flauto e basso continuo (J. S. Bach, probabilmente spuria; il basso potrebbe essere stato aggiunto solo successivamente forse da C. Ph. E. Bach o da un allievo; alcuni la considerano del tutto spuria)
  • 12 Sonate metodiche per flauto e basso continuo (Telemann)
  • Sonata in fa minore per flauto e basso continuo (Telemann)
  • Sonata in sol maggiore n.5 per flauto e basso continuo (Leclair)
  • Sonata in si minore n.6 per flauto e basso continuo (Leclair)
  • Sonata in mi minore n.7 per flauto e basso continuo (Leclair)
  • Sonata in sol maggiore n.8 per flauto e basso continuo (Leclair)
  • Sonate op. 1 per flauto e basso continuo (Locatelli)
  • Vari concerti e sonate (Quantz)

alcune composizioni per flauto solo del primo periodo classico

alcune sonate per flauto e clavicembalo/fortepiano del primo periodo classico

  • Sonata "amburghese" in sol maggiore Wq. 133 (C. Ph. E. Bach)
  • Sonata in re maggiore Wq. 83 (C. Ph. E. Bach)
  • Sonata in mi maggiore Wq. 84 (C. Ph. E. Bach)

alcuni concerti del periodo classico e tardoclassico

  • Concerto in re minore H. 426 (C. Ph. E. Bach)
  • Concerto in sol maggiore H. 44 (C. Ph. E. Bach)
  • Concerto in la minore H. 431 (C. Ph. E. Bach)
  • Concerto in la maggiore H. 438 (C. Ph. E. Bach)
  • Concerto in si bemolle maggiore H. 435 (C. Ph. E. Bach)
  • Concerto in sol maggiore KV 313 (Mozart)
  • Concerto in re maggiore KV 314 (Mozart)
  • Concerto nº 2 in sol maggiore (Devienne)
  • Concerto nº 7 in mi minore (Devienne)
  • Concerto n° 8 in sol maggiore (Devienne)
  • Concerto in sol maggiore op. 29 (Stamitz)
  • Concerto in re maggiore (Hoffmeister)

alcune composizioni classiche e tardoclassiche per flauto e fortepiano/pianoforte

  • Sonata in fa maggiore K. 376 (Mozart)
  • Sonata in do maggiore K. 296 (Mozart)
  • Sonata in fa maggiore K. 377 (Mozart)
  • Sonata in si bemolle maggiore K. 378 (Mozart)
  • Sonata in sol maggiore K. 379 (Mozart)
  • Sonata in mi bemolle maggiore K. 380 (Mozart)
  • Serenata op. 41 per flauto e pianoforte (Beethoven)
  • Sonata in si bemolle maggiore (Beethoven)
  • Grande sonata concertante in la minore op. 85 (Kuhlau)
  • Introduzione, tema e variazioni op. 160 per flauto e pianoforte (Schubert)

alcune composizioni romantiche per flauto e pianoforte

  • Sonata in sol maggiore op. 54 (Reicha)
  • 3 Romanze op. 94 (Schumann)
  • Sonata sentimentale in mi bemolle maggiore op. 169 (Ries)
  • Sonata Undine op. 167 (Reinecke)
  • Suite op. 34 per flauto e pianoforte (Widor)
  • Sonata in sol maggiore (Danzi)

alcuni concerti romantici per flauto e orchestra

  • Concerto in mi minore (Mercadante)
  • concerto in mi minore (Mercadante)
  • Concerto in re maggiore (Mercadante)
  • Concerto in re maggiore op. 283 (Reinecke)
  • Grande Polonaise in re maggiore op. 16 (Boehm)
  • Concerto op. 17 (Romberg)

alcune composizioni moderne e contemporanee per flauto solo

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ardal Powell, 1: 'Shepherds, monks, and soldiers' in The flute, Yale University Press, 2002.
  2. ^ Philippe Lescat, "Il Pastor fido", une œuvre de Nicolas Chédeville, in Vivaldi vero e falso. Problemi di attribuzione, "Studi di musica veneta" - "Quaderni vivaldiani VII", a cura di Antonio Fanna e Michael Talbot, Olschki, Firenze 1992. - ISBN 88-222-3987-3
  3. ^ Quantz aggiungerà un'ulteriore chiave per il re diesis, per conservare la differenza di comma tra le due note, ma l'idea non si diffonderà.
  4. ^ Oggi è fissato internazionalmente a 440 Hz.
  5. ^ Oggi per le copie moderne di strumenti originali si sono imposti, per motivi pratici, tre tipi di accordatura: quella più comune, che oggi è anche lo standard per la musica barocca, è La = 415 Hz (mezzo tono sotto rispetto ad oggi); gli strumenti di inizio Settecento, come quelli di Hotteterre e J. H. Rottenburgh, solitamente si costruiscono a 392 Hz (un tono sotto); per i flauti della fine del Settecento si preferisce un diapason a 430 Hz, cioè poco più basso rispetto ad oggi.
  6. ^ In misura più limitata rispetto a come si fa tuttora, a causa della conformazione interna dei giunti che, essendo più grossi in uno strumento di legno, formerebbero un dislivello notevole fra i due pezzi se questi sono allontanati troppo, compromettendo la risposta generale dello strumento.
  7. ^ Un noto flauto, oggi molto popolare e riprodotto di frequente dai costruttori, realizzato da G.A. Rottenburgh a metà del Settecento e ora parte della collezione del flautista Barthold Kuijken, ha una dotazione di addirittura sette corpi di ricambio.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti, diretto da Alberto Basso, Il Lessico, vol. II, Torino, UTET, 1983, pagg. 247-252
  • The New Grove Dictionary of Musical Instruments, diretto da Stanley Sadie, London, MacMillan, 1984, vol. 1, pagg. 769-788, ISBN 0-333-37878-4
  • Giampiero Tintori, Gli strumenti musicali, tomo II, Torino, UTET, 1971, pagg. 740-748
  • Claudio Paradiso, Il flauto in Italia, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 2005 - 607 p., ill.
  • Giuseppe Fagnocchi, Lineamenti di storia della letteratura flautistica, Faenza, Mobydick, 1999 - 360 p., ill.
  • Gianni Lazzari, Il flauto traverso. Storia, tecnica, acustica, Torino, EDT, 2003 - 544 p., ill.
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  • Vinicio Gai, Il flauto, Ancona, Bèrben, 1975 - 85 p., ill.
  • Raymond Meylan, The Flute, London, B.T. Basford, 1988 - 143 p., ill.
  • Christian Meyer, Sebastian Virdung - Musica getutscht. Les instruments et la pratique musicale en Allemagne au début du XVIe siècle, Paris, CNRS, 1980 - 157 p., ill. [il volume contiene principalmente la trad. franc. di Musica getutscht]
  • Jacques Hotteterre le Romain, Principes de la flute traversiere, ou flute d'Allemagne - de la flute a bec, ou flute douce - et du hautbois, Amsterdam, Estienne Roger, 1728; facsimile con trad. ted. e postfazione, Kassel, Bärenreiter, 1982 - 53 p.
  • Johann Joachim Quantz, Versuch einer Anweisung, die Flöte traversière zu spielen, Berlin, 1752; facsimile con prefazione, postfazione e note, Kassel, Bärenreiter, 1983 - 419 p.
  • Marcello Castellani, Elio Durante, Del portar della lingua negli instrumenti di fiato - Per una corretta interpretazione delle sillabe articolatorie nella trattatistica dei secc. XVI-XVIII, 2ª ed., Firenze, S.P.E.S., 1987 - 232 p.
  • Stefano Benini, Il flauto e il jazz , Padova, Muzzio, 1992 - 200 p., ill.
  • Filadelfio Puglisi, I flauti traversi rinascimentali in Italia - The renaissance transverse flutes in Italy , Firenze, S.P.E.S., 1995 - 104 p., ill.
  • Janice Dockendorff Boland, Method for the one-keyed flute, University of California Press, 1998
  • Leonardo De Lorenzo, My Complete Story of the Flute, Lubbock, Texas Tech University Press, 1992 - 200 p. 660

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