Diapason
Il termine diapason in musica ha diversi significati, ma comunemente indica uno strumento per generare una nota standard.
Il diapason è costituito da una forcella di acciaio con un manico, anch'esso di acciaio, saldato alla base. Quest'ultimo consente di tenere lo strumento senza ostacolare l'oscillazione della forcella, e di trasmettere le vibrazioni ad un altro corpo per potenziare l'intensità del suono emesso: ad esempio, può essere messo a contatto con la cassa di risonanza in legno di un altro strumento, quale un violino o una chitarra.
La sua invenzione può essere ascritta al musicista John Shore nel 1711.
La frequenza alla quale il diapason oscilla dipende dalle proprietà elastiche del materiale di cui è costituito, dalla lunghezza e dalla distanza fra i rami della forcella: è possibile reperire in commercio diapason tarati per emettere note diverse. Il più comune è il diapason in La, che oscilla ad una frequenza di 440 Hertz, corrispondente al La della quarta ottava del pianoforte, ed è utilizzato per accordare gli strumenti.
Nella sola Europa, dal rinascimento al XVIII secolo, si ebbero differenti valori di frequenza per il La: tono romano (328 Hz), tono francese (392 Hz), kammer ton (da 400 a 419 Hz), tono veneziano (442-460 Hz), chor ton (465 Hz), kirchen ton (da 470 a 490 Hz), cornet ton (490 Hz e più). Successivamente, tono pianistico del XIX secolo (432 Hz). Il corista più basso della storia si attribuisce ad alcuni virginali del tardo XVI secolo, con il La a 322 Hz, mentre il più alto in assoluto è quello dell'organo Stertzing della chiesa di san Pietro ad Erfurt, del 1702, con il La a 519 Hz.
Il problema della normalizzazione fu posto seriamente a Vienna nel 1885 da un Congresso internazionale che confermò la frequenza del diapason a 435 Hz. Solo nel 1953 per iniziativa dell'ISO, a Londra, la frequenza passò, senza non pochi ostacoli, all'attuale 440 Hz. Il diapason è detto anche corista, perché largamente utilizzato dai direttori di coro per ricavare le note di partenza da fornire alle diverse sezioni nelle esecuzioni senza accompagnamento strumentale (dette "a secco" o "a cappella").
Il diapason è usato in medicina per trasmettere le vibrazioni per via ossea ed effettuare in questo modo diversi esami acustici: la prova di Rinne, la prova di Weber, la prova di Schwabach, la prova di Bonnier, la prova di Gellé e la prova di Bing.
Piccoli diapason sono stati usati come generatori di frequenza standard in alcuni orologi.
Particolari oscillatori a diapason sono utilizzati per la generazione di frequenze fisse in alcuni sistemi di sicurezza per la circolazione dei treni sulla rete ferroviaria italiana.
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[modifica] Altri significati
I greci utilizzavano il termine "diapason" per indicare quella che oggi è detta ottava, ovvero l'intervallo compreso tra una nota e un'altra di frequenza doppia. L'etimologia del termine infatti deriva dal greco διά πασῶν ("diá pasôn") col significato di attraverso tutte (le note).
Da questo originale significato deriva l'uso che si fa del termine in liuteria per indicare la metà della distanza tra il capotasto e il ponte. La corda toccata in questo punto produce infatti un suono armonico un'ottava sopra la corda suonata a vuoto. Negli strumenti a tastiera divisa da tasti, come la chitarra e il mandolino, al fine che l'intonazione sia precisa, il dodicesimo tasto deve praticamente coincidere col suddetto suono armonico. Anche la nota prodotta al dodicesimo tasto è un'ottava sopra la corda a vuoto. Al dodicesimo tasto, perciò, l'armonico e la nota tastata sono omofoni.
Nella liuteria attuale, acustica o elettrica, così come nel gergo chitarristico, il termine diapason designa l'intera lunghezza della corda vibrante, cioè la distanza dal capotasto all'osso del ponte. Talvolta, nella costruzione degli strumenti ad arco, è anche usato per indicare la distanza tra il bordo superiore dello strumento ed il punto dove sistemare il ponticello[1], che corrisponde, negli strumenti ad arco di fattura moderna, approssimativamente ai 3/5 della lunghezza vibrante.
[modifica] Registro d'organo
Il diapason è anche un registro dell'organo. È, sostanzialmente, un principale di taglio molto largo e dal suono forte, profondo e pronto. È il registro fondamentale degli organi inglesi.
[modifica] La frequenza
Nella Roma del '500 e '600 era l'organo a dare il La utilizzando quello della sua quarta ottava (la4). In quell'epoca ogni chiesa aveva quindi il suo che era generalmente di 400 Hz ma scendeva anche a 390.
Nel 1859 il valore di riferimento dei concerti sinfonici era 448,8 Hz. Nello stesso anno a Parigi una commissione composta da noti musicisti (Berlioz, Rossini ecc.) stabilisce con decreto imperiale la normalizzazione per tutto il territorio francese il diapason a 435 Hz.
Il matematico e musicologo Alexander Ellis nel 1880 catalogò l'accordatura dei diapason in varie città europee.
| Luogo | Anno | Frequenza |
|---|---|---|
| Berlino (concerti) | 1721 | 421,9 |
| Berlino (concerti) | 1859 | 451,8 |
| Bologna (concerti) | 1869 | 443,1 |
| Bruxelles (teatro lirico) | 1859 | 442,5 |
| Firenze (opera) | 1845 | 444,9 |
| Liegi (concerti) | 1859 | 448 |
| Londra (opera) | 1857 | 456,1 |
| Londra (opera) | 1880 | 435,4 |
| Londra (concerti) | 1826 | 423,3 |
| Londra (concerti) | 1877 | 455,1 |
| Madrid (opera) | 1858 | 444,5 |
| Milano (Teatro alla Scala) | 1857 | 451,7 |
| Milano | 1849 | 446,6 |
| Napoli (Teatro San Carlo) | 1857 | 444,9 |
| Vienna (opera) | 1823 | 433,9 |
| Vienna (opera) | 1862 | 466 |
Nel 1885 a Vienna si discute la possibilità di seguire l'esempio francese del '59 per adottare un diapason europeo. C'è voluto più di un secolo per normalizzare l'accordatura a 440 Hz con la risoluzione europea numero 71 del 30 giugno 1971.
La frequenza della nota di riferimento per l'accordatura degli strumenti musicali, in Italia, è stabilita dalla legge 3 maggio 1989, n. 170, pubblicata sulla gazzetta ufficiale n. 109 del 12/05/1989: "Normalizzazione dell'intonazione di base degli strumenti musicali", che all'art. 1 recita: "Il suono di riferimento per l'intonazione di base degli strumenti musicali è la nota la3, la cui altezza deve corrispondere alla frequenza di 440 hertz (Hz), misurata alla temperatura ambiente di 20 gradi centigradi".
Attualmente si usa abbassare il diapason a 415 o 430 Hz per eseguire musica antecedente il classicismo.
[modifica] Note
- ^ Simone F. Sacconi, I "segreti" di Stradivari, Cremona, Libreria del Convegno, 2ª ed., 1979, pagina 143
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