La Cenerentola

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La Cenerentola
1930-Cenerentola.jpg
Il libretto edito da Attilio Barion di Sesto San Giovanni per la rappresentazione del 1930 a Milano
Titolo originale La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo
Lingua originale italiano
Genere dramma giocoso
Musica Gioachino Rossini
(spartito online)
Libretto Jacopo Ferretti
(libretto online)
Fonti letterarie Charles Perrault, Cendrillon
Atti due
Epoca di composizione dicembre 1816 - gennaio 1817
Prima rappr. 25 gennaio 1817
Teatro Teatro Valle, Roma
Versioni successive
Personaggi
  • Don Ramiro, principe di Salerno (tenore)
  • Dandini, suo cameriere (basso)
  • Don Magnifico, barone di Montefiascone, padre di (basso buffo)
  • Clorinda (soprano), e di
  • Tisbe (mezzosoprano)
  • Angelina, sotto il nome di Cenerentola, figliastra di Don Magnifico (contralto)
  • Alidoro, filosofo, maestro di Don Ramiro (basso)
  • Dame che non parlano (comparse)
  • Coro di cortigiani del Principe
Autografo Biblioteca dell'Accademia Filarmonica, Bologna,
Fondazione Rossini, Pesaro (Aria di Alidoro, Roma 1820)
Carl Offterdinger Illustrazione per Cenerentola (fine Ottocento)

La Cenerentola è un melodramma giocoso od un'opera lirica di Gioachino Rossini su libretto di Jacopo Ferretti. Il titolo originale completo è La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo.

Il soggetto fu tratto dalla celebre fiaba di Charles Perrault, ma Ferretti si servì anche di due libretti d'opera: Cendrillon di Charles Guillaume Etienne per Nicolò Isouard (1810) e Agatina, o la virtù premiata di Francesco Fiorini per Stefano Pavesi (1814).

L'opera fu composta in circa tre settimane e Rossini, come fece in altre occasioni, affidò ad un assistente (in questo caso Luca Agolini) la composizione dei recitativi secchi e delle arie meno importanti, quelle di Alidoro e Clorinda.

La prima rappresentazione ebbe luogo il 25 gennaio 1817 al Teatro Valle di Roma. Il contralto Geltrude Righetti Giorgi, che era stata già la prima Rosina del Barbiere di Siviglia, cantò il ruolo della protagonista.

Il debutto, pur non provocando uno scandalo paragonabile a quello del Barbiere, fu un insuccesso, ma dopo poche recite, l'opera divenne popolarissima e fu ripresa in Italia e all'estero.

Come aveva già fatto altre volte, Rossini usò la tecnica dell'autoimprestito, cioè prese le musiche per alcuni brani da opere composte in precedenza: il rondò di Angelina è tratto dall'aria del conte di Almaviva del Barbiere "Cessa di più resistere" e la sinfonia è tratta da quella della Gazzetta.

Per una ripresa del 1820 al Teatro Apollo di Roma, avendo a disposizione l'ottimo basso Gioacchino Moncada, Rossini sostituì l'aria di Alidoro composta da Agolini con una grande aria virtuosistica (Là del ciel nell'arcano profondo), che nelle rappresentazioni odierne viene solitamente eseguita. Scelta che per altro obbliga a scritturare una prima parte anche per il ruolo di Alidoro, che nella versione originale era poco più di un comprimario.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Atto primo[modifica | modifica sorgente]

In un salone del decadente castello di don Magnifico

Clorinda e Tisbe, figlie di don Magnifico, si pavoneggiano davanti allo specchio vantandosi e glorificandosi. Angelina, figliastra di don Magnifico, canta una malinconica canzone (Una volta c'era un re), quasi presaga dello strano destino che sta per vivere. Le due sorelle la rimbrottano, ma subito entra Alidoro, precettore del principe don Ramiro, mascherato da mendicante, per spiare le tre sorelle. Chiede un po' d'elemosina, ma viene insultato dalle due sorellastre: Angelina di nascosto gli dà del caffè, e Alidoro la ringrazia. Egli tiene d'occhio le tre per segnalare al principe i loro comportamenti: infatti il principe cerca moglie. Dopo essere stato curato da Angelina, e maltrattato da Clorinda e Tisbe, Alidoro se ne va, mentre alcuni cavalieri segnalano l'arrivo imminente del principe. Don Magnifico entra in scena, svegliato dalle figlie (Miei rampolli femminili), che lo avvertono dell'arrivo del principe: il padre raccomanda alle due figliole di comportarsi e vestirsi bene. Subito dopo entra don Ramiro, in vesti di paggio. Egli infatti ha scambiato le sue vesti con quelle del servo Dandini per spiare il comportamento delle sorelle. Cenerentola lo nota, e tra i due giovani scoppia l'amore (Un soave non so che). Subito dopo entra Dandini (Come un'ape nei giorni d'aprile), seguito dalla famiglia. Né don Magnifico, né le tre sorelle si sono accorte dello scambio di persona. Il cameriere vezzeggia le sorellastre, che elogiano il mascherato Dandini. Angelina chiede al patrigno se può venire alla festa, dato che tutti ci stanno andando. Ma don Magnifico la caccia sdegnosamente. Alidoro, vedendola, decide di aiutarla (Là del ciel nell'Arcano profondo, di Rossini, con cui sostituì, provvidenzialmente, la modesta aria composta originariamente dall'Agolini, Vasto teatro è il mondo).

Intanto, nel palazzo, Ramiro e Dandini discutono sulle figlie del barone, e decidono di metterle alla prova: Dandini afferma che la ragazza scelta sarà sua sposa, mentre l'altra andrà a Ramiro. Le ragazze, sdegnate, rifiutano i vezzeggiamenti del principe mascherato: improvvisamente giunge una strana ragazza vestita splendidamente. Ella è Angelina, velata, venuta lì per partecipare al ballo, vestita da Alidoro. Tisbe e Clorinda notano una certa somiglianza con la sorella. Anche il padre se ne accorge, ma le loro idee vengono smentite. Dandini invita tutti a tavola, ma l'atmosfera è strana: tutti hanno paura che il proprio sogno svanisca (... ho paura che il mio sogno vada in fumo a dileguar!).

Atto secondo[modifica | modifica sorgente]

Don Magnifico riconosce nella misteriosa dama velata Cenerentola, tuttavia è sicuro che il principe sceglierà o Clorinda o Tisbe, e svela alle figlie che, appropriandosi del patrimonio di Angelina, l'ha sperperato per permettere loro di vivere nel lusso. Intanto Cenerentola, infastidita da Dandini che cerca di sedurla, rivela di essere innamorata del paggio. Ramiro è fuori di sé dalla gioia, ma Angelina gli dà un braccialetto, e gli dice che, se vuole amarla, dovrà cercarla e ridarglielo; Ramiro, dopo la fuga di Cenerentola, annuncia che la ritroverà (Sì, ritrovarla io giuro).
Intanto, Dandini rivela a don Magnifico di essere in realtà il cameriere del re (Un segreto d'importanza), scatenando l'ira e l'indignazione del barone. Il barone si adira e torna a casa.
Intanto Cenerentola, a casa, ricorda il magico momento vissuto alla festa, e ammira il braccialetto. Arrivano don Magnifico e le sorellastre, irate per la rivelazione di Dandini. Subito dopo si scatena un temporale, e la carrozza del principe (merito del maltempo, e di Alidoro) si rompe davanti alla casa.
Ramiro e Dandini entrano e chiedono ospitalità. Don Magnifico, che pensa ancora di far sposare una delle figlie al principe, ordina a Cenerentola di dare la sedia regale al principe, e Angelina la dà a Dandini, non sapendo che non è lui il principe. Il barone le indica Ramiro, e i due giovani si riconoscono (Siete voi... questo è un nodo avviluppato).
I parenti, irati, minacciano Cenerentola (Donna sciocca! Alma di fango!). Ramiro e Dandini la difendono, annunciando vendetta e terribili punizioni sulla famiglia. Cenerentola allora invoca la pietà del principe, ormai suo sposo, e dice che la sua vendetta sarà il loro perdono. Arriva Alidoro, tutto contento della sorte di Angelina. Clorinda s'indispettisce alle parole del vecchio, ma Tisbe preferisce accettare la sorella come principessa. Alla fine dell'opera, Cenerentola, salita al trono, concede il perdono alle due sorellastre e al patrigno (rondò Nacqui all'affanno), che, commossi, la abbracciano e affermano che nessun trono è degno di lei.

Personaggi dell'opera[modifica | modifica sorgente]

  • Don Magnifico (basso buffo): nobile spiantato e decaduto, oltreché involontariamente comico (da tipico esempio di basso dell'opera buffa napoletana). Padre di Clorinda e Tisbe nonché di Angelina (detta comunemente Cenerentola). Alla morte della madre di quest'ultima, incamera a vantaggio proprio e delle figlie il patrimonio di Cenerentola (che nulla sa in proposito) non solo per poter mettere assieme pranzo e cena, ma soprattutto per soddisfare la vanità delle stupide figlie ("per abbigliarvi, al verde l'ho ridotta..."). Sogna di uscire dalla voragine di debiti in cui si trova accasando una delle figlie al principe: per l'insipienza propria e dei suoi "rampolli femminini", ahilui, farà ben altra fine (anche se la bontà di Cenerentola lo salverà comunque dal peggio).
  • Clorinda (soprano) e Tisbe (mezzosoprano o soprano): tipici esempi di "brutte & stupide". Viziate, immature, sciocche: insomma, il peggio del peggio. Fanno il diavolo a quattro per accasarsi col principe (finto) sdegnando per superbia l'offerta di matrimonio dello scudiero (che in realtà è il vero principe). Anche per loro, il risveglio sarà amaro.
  • Angelina detta Cenerentola (contralto d'agilità, mezzocontralto): così come Clorinda e Tisbe rappresentano il negativo, Cenerentola ovvero Angelina rappresenta il positivo. Da ciò che si ricava dal testo si desume che:
  1. Sa di essere figlia (di primo letto) della moglie del Barone Don Magnifico (chiama sorelle Clorinda e Tisbe - pur tra i loro rimproveri - e dice "Era vedova mia madre ma fu madre ancor di quelle");
  2. La madre morì quando ella era ancora piccola, altrimenti non avrebbe tollerato che fosse trattata da serva e soprattutto le avrebbe spiegato che la lasciava erede dell'ingente patrimonio del padre naturale;
  3. Ignora appunto di essere ricca, e che il denaro è stato occultato da Don Magnifico; Vive come una sorta di schiava, facendo la domestica per il patrigno e le sorellastre, ma sognando il riscatto. Incontra il principe travestito da scudiero e se ne innamora: grazie ai buoni uffici di Alidoro, maestro del principe, partecipa alla festa di palazzo. Vedrà coronati i suoi sogni e salirà sul trono con l'uomo che ama.
  • Don Ramiro (tenore) : personaggio di scarso spessore, inserito sol perché necessario nell'economia dell'opera (vedi il Don Ottavio nel Don Giovanni di Mozart). Si traveste da scudiero perché "in questa simulata sembianza, le belle osserverò".
  • Dandini (basso o baritono): lo scudiero che fa da principe per un giorno. Non ha le profondità o il ruolo di un Figaro (paradigma della voce baritonale nella musica rossiniana), ma a differenza del padrone anche musicalmente vive di luce propria.
  • Alidoro (basso) : deus ex machina dell'opera, è il sostituto della fatina. Lui che invita il principe a scambiarsi di posto con Dandini per cogliere dal vero i caratteri delle pretendenti. Egli entra per primo in casa di Don Magnifico travestito da mendicante per indagare sulla situazione. Infine, progetta ed attua la partecipazione alla festa di Cenerentola nonché un falso incidente per consentire a Ramiro di ritrovarla.
    Il libretto, editore Attilio Barion Sesto San Giovanni - Milano 1930
    .

La fortuna[modifica | modifica sorgente]

Malgrado lo scarso successo riscosso alla prima, l'opera ottenne un buon successo all'estero e poi in Italia, dove tuttora è una delle opere più famose e rappresentate di Rossini, a tal punto da oscurare, durante l'Ottocento, la fama del celeberrimo Barbiere.

Al Teatro alla Scala di Milano la prima è stata il 17 agosto 1817 con Luigi Lablache.

Il 27 ottobre 1817 avviene la prima nel Teatro Carignano di Torino.

L'8 novembre successivo avviene la prima al Teatro San Moisè di Venezia.

Il 30 agosto 1818 avviene la prima di "Aschenbrödel" a Monaco di Baviera.

Nel Regno Unito la premiere è stata l'8 gennaio 1820 al Her Majesty's Theatre di Londra.

Il 9 agosto 1820 avviene la prima nell'Imperial Regio Teatro degli Avvalorati di Livorno con Ester Mombelli.

Il 29 agosto 1820 avviene la prima nel Theater am Kärntnertor di Vienna.

L'8 giugno 1822 avviene la prima nel Théâtre italien de Paris con Marco Bordogni e Filippo Galli (basso).

Il 5 settembre 1823 avviene la prima nel Real Teatro San Carlo di Napoli con Andrea Nozzari, Lablache e Michele Benedetti (basso).

Al Royal Opera House di Londra la premiere di Cinderella or The Fairy and the Glass Slipper è stata il 13 aprile 1830 per la Charles Kemble Opera Company diretta dal compositore. In Scozia la premiere è stata il 7 febbraio 1831 al Theatre Royal di Edinburgo e nel 1869 al Theatre Royal di Dundee per la Grand English Opera Company nella traduzione di Michael Rophino Lacy.

Al Teatro La Fenice di Venezia la prima è stata il 14 luglio 1825 con il titolo La Cenerentola ossia la cova cenere con Giovanni Battista Rubini.

Al Wiener Staatsoper va in scena nel 1930 nella traduzione di Hugo Röhr e fino al 2014 ha avuto 90 recite.

Il 24 gennaio 1831 avviene la prima con successo nel Park Theatre di New York.

Al Théâtre national de l'Opéra-Comique di Parigi la prima è stata nel 1932 diretta Tullio Serafin con Conchita Supervia.

Al Teatro dell'Opera di Roma va in scena nel 1942 con Mario Rossi (direttore d'orchestra), Fedora Barbieri, Francesco Albanese, Saturno Meletti ed Andrea Mongelli.

Al Teatro Verdi (Trieste) va in scena nel 1951 con Giulietta Simionato, Cesare Valletti e Fernando Corena.

Al Glyndebourne Festival Opera va in scena nel 1952 diretta da Vittorio Gui con la Royal Philharmonic Orchestra con Sesto Bruscantini ed Alda Noni come Clorinda.

Al San Francisco Opera va in scena nel 1969 diretta da Charles Mackerras con Teresa Berganza, Paolo Montarsolo e Renato Capecchi.

Al Grand Théâtre di Ginevra va in scena nel 1970 diretta da Gianandrea Gavazzeni con la Berganza e Corena.

All'Opéra national de Paris la prima è stata nel 1977.

Al Festival di Salisburgo va in scena nel 1988 diretta da Riccardo Chailly con i Wiener Philharmoniker, William Matteuzzi, Gino Quilico e Walter Berry.

Al Metropolitan Opera House di New York la premiere è stata nel 1997 diretta da James Levine con Cecilia Bartoli, Ramón Vargas, Alessandro Corbelli, Simone Alaimo e Michele Pertusi e fino al 2014 ha avuto 38 recite.

Al Rossini Opera Festival di Pesaro va in scena nel 1998 con Carlo Rizzi (direttore d'orchestra), Juan Diego Flórez, Alessandro Corbelli, Bruno Praticò e Lorenzo Regazzo.

Organico orchestrale[modifica | modifica sorgente]

La partitura di Rossini prevede l'utilizzo di:

Per i recitativi:

Struttura dell'opera[modifica | modifica sorgente]

  • Sinfonia

Atto I[modifica | modifica sorgente]

  • 1 Introduzione "No no no, non v'è'" (Clorinda, Tisbe, Angelina, Alidoro, Coro)
  • 2 Coro "O figlie amabili di Don Magnifico" (Coro, Angelina, Clorinda, Tisbe, Alidoro)
  • 3 Cavatina "Miei rampolli femminini" (Don Magnifico)
  • 4 Duetto "Un soave non so che" (Ramiro, Angelina)
  • 5 Coro e Cavatina "Scegli la sposa" (Coro) e "Come un'ape nei giorni d'aprile" (Dandini)
  • 6 Quintetto "Signor, una parola" (Angelina, Don Magnifico, Ramiro, Dandini, Alidoro)
  • 7 Aria "Là del ciel nell'arcano profondo" (Alidoro)
  • 8 Coro "Conciossiacosache" (Coro, Don Magnifico)
  • 9 Quartetto "Zitto zitto, piano piano" (Ramiro, Dandini, Clorinda, Tisbe)
  • 10 Quintetto "Parlar... pensar... vorrei" (Clorinda, Tisbe, Ramiro, Dandini, Alidoro)
  • 11 Finale I "Signora Altezza in tavola" (Don Magnifico, Clorinda, Tisbe, Angelina, Ramiro, Dandini, Alidoro, Coro)

Atto II[modifica | modifica sorgente]

  • 12 Aria "Sia qualunque delle figlie" (Don Magnifico)
  • 13 Recitativo e Aria "E allor...se non ti spiaccio" (Dandini, Angelina, Ramiro, Alidoro) e "Sì, ritrovarla io giuro" (Ramiro, Coro)
  • 14 Duetto "Un segreto d'importanza" (Dandini, Don Magnifico)
  • 15 Canzone "Una volta c'era un re" (Angelina)
  • 16 Temporale
  • 17 Sestetto "Questo è un nodo avviluppato" (Dandini, Ramiro, Don Magnifico, Angelina, Clorinda, Tisbe)
  • 18 Coro e Rondò "Della fortuna instabile" e "Nacqui all'affanno" (Coro, Ramiro, Angelina, Don Magnifico)

Brani composti da Luca Agolini per la prima rappresentazione[modifica | modifica sorgente]

  • 6 Aria Vasto teatro è il mondo (Alidoro)
  • 7bis Introduzione Ah, della bella incognita (Coro)
  • 13bis Sventurata! Mi credea (Clorinda)

Brani celebri[modifica | modifica sorgente]

  • Sinfonia

Atto I[modifica | modifica sorgente]

Atto II[modifica | modifica sorgente]

  • Sì, ritrovarla io giuro, aria di Ramiro
  • Un segreto d'importanza, duetto di Dandini e Magnifico
  • Siete voi? - Questo è un nodo avviluppato, (sestetto)
  • Nacqui all'affanno; rondò finale di Cenerentola

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Il sestetto Questo è un nodo avviluppato, è stato utilizzato da Pascal Roulin nel film L'Opéra Imaginaire, una sorta di cartone animato simile a Fantasia della Disney ma con brani d'opera anziché sinfonici.

La melodia di "Non più mesta accanto al foco" è ripresa da Il barbiere di Siviglia, precisamente nel rondò "Ah! il più lieto, il più felice" del Conte di Almaviva.

Il contralto Marietta Alboni (1826-1894) fu la più importante interprete della La Cenerentola.

Incisioni discografiche (scelta)[modifica | modifica sorgente]

Anno Cast (Cenerentola, Don Ramiro, Don Magnifico, Dandini) Direttore Etichetta
1963 Giulietta Simionato, Ugo Benelli, Paolo Montarsolo, Sesto Bruscantini Oliviero De Fabritiis Decca
1971 Teresa Berganza, Luis Alva, Paolo Montarsolo, Renato Capecchi Claudio Abbado Deutsche Grammophon
1980 Lucia Valentini Terrani, Franciso Araiza, Paolo Montarsolo, Domenico Trimarchi Gabriele Ferro Fonit Cetra
1981 Frederica von Stade, Francisco Araiza, Paolo Montarsolo, Claudio Desderi Claudio Abbado Deutsche Grammophon
1987 Agnes Baltsa, Francisco Araiza, Ruggero Raimondi, Simone Alaimo Neville Marriner Decca
1992 Cecilia Bartoli, William Matteuzzi, Enzo Dara, Alessandro Corbelli Riccardo Chailly Decca
1994 Jennifer Larmore, Raúl Giménez, Alessandro Corbelli, Gino Quilico Carlo Rizzi (direttore d'orchestra) Teldec

DVD (scelta)[modifica | modifica sorgente]

  • Cenerentola - Benini/MET/Garanca/Brownlee, regia Sharon Thomas, 2009 Deutsche Grammophon anche in Blu-ray Disc
  • Cenerentola - Summers/Di Donato/Flórez, regia Joan Font, 2009 Decca anche in Blu-ray Disc
  • Cenerentola - Campanella/Bartoli/Dara, regia Roberto De Simone, 1995 Decca
  • Cenerentola - Abbado/Stade/Araiza/Desderi, regia Jean-Pierre Ponnelle, Deutsche Grammophon

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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