Coro (musica)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – "Corista" rimanda qui. Se stai cercando l'oggetto usato per accordare, vedi Accordatore (musica) e Diapason.
Coro misto polifonico in concerto

Un coro è un complesso di persone che cantano insieme. Questo può avvenire:

  • a una voce sola, all'unisono (ma anche all'ottava, nel caso di cori composti di voci maschili e femminili o di adulti e ragazzi); nella tradizione ecclesiastica, il canto corale monodico è peculiare del Canto Gregoriano;
  • oppure, come più spesso accade, soprattutto nella musica occidentale di estrazione colta, a più parti diverse, con una strutturazione polifonica.

La parola coro deriva dal latino chorus e dal greco χορός. Con questo termine, in architettura si indica anche la zona absidale abitualmente occupata dai cantori durante le funzioni liturgiche in chiesa, o il luogo dove erano collocati i sedili dei cantori, detti stalli, o scranni; il termine coro indica anche una composizione musicale scritta per tale organico.

I componenti sono chiamati cantori o coristi. Il direttore è detto 'Maestro del coro'. Nei cori professionali italiani il corista è identificato, anche in sede contrattuale, con la locuzione 'artista del coro'.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il canto corale è un'espressione artistica presente pressoché ovunque, dalle origini della storia e con continuità. Presso alcuni popoli, come i Pigmei, rappresenta ancora oggi la massima manifestazione culturale.[1]

Nella Grecia antica il coro assunse particolare importanza nelle rappresentazioni dell'età di Pericle[2], evolutesi da manifestazioni religiose e cerimoniali effettuate da un coro di ballerini mascherati. Appartenevano a questo genere i peani, di cui narra l'Iliade (850 circa a.C.), che erano invocazioni ad Apollo, dio taumaturgo. I parthèneia, introdotti nel 650 circa a.C., erano cori muliebri di vergini spartane. Il ditirambo, elevato al livello di musica d'arte corale nel 600ca. a.C., era una narrazione in forma coreografica delle avventure di Dioniso. I cori dei ditirambi originarono le commedie e le tragedie dei secoli V e IV a.C.
I primi esempi di musica corale scritta e decifrata provengono proprio dall'antichità classica: il frammento dell'Oreste di Euripide (rappresentata nel 408 a.C.), quelli degli inni delfici (risalenti al II secolo a.C.) e l'Epitaffio di Sicilo, all'incirca dello stesso periodo.

L'Antico Testamento descrive l'organizzazione del canto corale nell'antica Israele; sono numerose le pagine che narrano dei canti nelle sinagoghe, o di quelli legati ad altre occasioni sociali[3].

Dalla tradizione ebraica, la musica, che si identificava primariamente con il canto, essendo l'unica forma musicale con il testo e perciò ideale veicolo di comunicazione, passò nella nuova dottrina cristiana adottata dall'Impero Romano[4].

Nell'Europa occidentale la più antica musica corale scritta è il canto gregoriano, espressione del culto cristiano.

Il canto gregoriano e ambrosiano influenzano tutta la pratica corale medioevale e solo dopo il 1000 si formano le caratteristiche foniche moderne grazie all'arte polifonica. Se inizialmente il coro polifonico è legato alla musica strumentale dal Cinquecento, passando attraverso le scuole dei Paesi Bassi e Romana (Palestrina), la definizione di coro si allarga anche all'aspetto vocale.

Durante tutto seicento e nel periodo barocco e tardo barocco il coro avrà un ruolo da protagonista nelle produzioni sacre di numerosi grandi compositori come Georg Friedrich Händel, Johann Sebastian Bach e tale ruolo rimarrà inalterato anche durante il periodo classico. Contemporaneamente alla diversificazione dei cori, si diffonde il coro profano che rientra a pieno titolo nel teatro, questa volta però musicale.

Dopo un breve periodo di decadenza, causato dal successo del bel canto e della musica strumentale, il coro risorge con Felix Mendelssohn Bartholdy e Beethoven e con i romantici come Joseph Anton Bruckner, Johannes Brahms per tutto l'800 fino a Sergej Rachmaninov raggiunge livelli altissimi di produzione sia affiancato dall'orchestra che nella sua eccezione più pura e corretta ossia il canto corale a cappella.

Il coro subisce le trasformazioni e le sperimentazioni del Novecento, con il proprio includimento nei processi compositivi elettronici (Stockhausen).

È nella seconda metà del Novecento, più precisamente a cavallo tra gli anni '70 e '80 che la musica corale, soprattutto a cappella, inizia una entusiasmante stagione con un'enorme produzione compositiva e con una grande varietà e qualità di cori polifonici, alcuni dei quali composti anche da musicisti non professionisti, ma diretti da importantissimi maestri. Sono gli anni, che proseguono fortunatamente tuttora dei grandi rappresentanti del minimalismo come Arvo Pärt o Thomas Jennefelt o di autori più rivolti ad uno stile contemporaneo eclettico e neoromantico come John Rutter o Javier Busto o gli autori della scuola dei paesi baltici come Vytautas Miskinis o degli Italiani come Giovanni Bonato o Battista Pradal.

Gli anni '70 in Europa e gli anni '80 negli Stati Uniti sono anche il periodo in cui gli autori riscoprono, seguendo l'esempio di Bela Bartok, le melodie popolari arcaiche legate al canto popolare con un'affascinante riscoperta dell'arte dell'elaborazione corale, in Italia vi sono nomi importantissimi legati a questo particolare ambito compositivo come Bruno Bettinelli o Renato Dionisi tra i cori di formazione popolare il Coro della SAT ha avuto sicuramente un ruolo fondamentale a livello nazionale.

Organici[modifica | modifica wikitesto]

L'organico corale moderno è formato solitamente da voci maschili (tenori, baritoni e bassi) e voci femminili (soprani, mezzosoprani e contralti) che cantano insieme. I cori possono anche essere costituiti interamente da sole voci virili o, più raramente, da voci femminili.

A seconda del repertorio, le parti di soprano e contralto che sono normalmente sostenute dalle voci femminili, possono essere cantate da bambini (voci bianche) o da cantanti di sesso maschile (contraltisti e sopranisti).

La dizione 'a voci pari', nella letteratura musicale del Rinascimento, non indicava un organico di voci solo maschili o solo femminili; si riferiva invece alla tessitura della composizione, che poteva essere circoscritta verso l'acuto o verso il grave, ad esempio SSAA (soprano, soprano, alto, alto), oppure ATTB (alto, tenore, tenore, basso) ecc.

Le sezioni di un coro

Le composizioni corali possono essere monodiche, ossia a una sola voce (si parla allora di coro all'unisono) o polifoniche, ovvero per due o più voci (alcune composizioni possono arrivare ad una divisione fino a 40 o più parti reali, come ad es. il mottetto "Spem in alium" di Thomas Tallis per otto cori a cinque voci o la "Messa Salisburghese" (attribuita a Orazio Benevoli e più recentemente a Heinrich Ignaz Franz Biber), per 56 voci.

Coro di voci virili
Coro di voci femminili

Le formazioni corali amatoriali, anche di altissimo livello, sono composte da coristi non professionisti e da un direttore (di solito professionista). In Italia la realtà corale vanta tradizioni antiche e di prestigio; numerosi sono i cori iscritti alle associazioni corali provinciali e regionali le quali, unite, compongono la federazione nazionale corale conosciuta con il nome di Feniarco.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol.III, pag.443-445
  2. ^ Pericle governò Atene per trent'anni, dal 460 a.C., anno in cui divenne stratega, alla morte, nel 429 a.C.
  3. ^ Si vedano, a puro titolo di esempio, gli episodi relativi ai re David e Salomone; a quest'ultimo fu attribuito dalla tradizione il Cantico dei cantici, oggi ritenuto opera di autore ignoto del IV secolo a.C.:
  4. ^ Come è noto, con l'editto di Costantino, il cristianesimo fu accolto ufficialmente tra i culti riconosciuti dallo stato, mentre con Teodosio I divenne religione di stato.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]