Cenerentola

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Illustrazione per Cenerentola di Charles Perrault

Cenerentola è una fiaba popolare. Originaria probabilmente della Cina o, secondo altri[1], dell'antico Egitto, è stata narrata in centinaia di versioni in gran parte del mondo, ed è parte dell'eredità culturale di numerosi popoli. In occidente le versioni più note sono quelle di Charles Perrault (a sua volta basata su una precedente trascrizione di Giambattista Basile di un'antica fiaba giuglianese) e, in secondo luogo, dei fratelli Grimm; come versione standard moderna, però, si deve probabilmente indicare quella narrata nell'omonimo film d'animazione di Walt Disney del 1950. In Cina il piede piccolo, detto loto d'oro, era considerato simbolo di bellezza e di qualità femminili.

Trama[modifica | modifica sorgente]

"Cenerentola" è la storia di una bellissima giovane, orfana di entrambi i genitori. Sua madre era morta per prima, suo padre si risposò con una donna a sua volta vedova e con due figlie e poi morì anche lui. Dopo la morte del padre la ragazza fu schiavizzata da quella che era la moglie del padre e dalle sue figlie. Costoro la odiano al punto di chiamarla solo col nomignolo "Cenerentola" (dalla cenere di cui la ragazza si sporca pulendo il camino e dalle pentole che usa per cucinare il cibo alle sorellastre e alla matrigna).

Cenerentola al gran ballo, illustrazione di Gustave Doré

La vita della giovane Cenerentola cambia quando giunge in tutta la città la notizia che a corte si terrà il primo di tre balli organizzati dal re, durante i quali il principe potrebbe scegliere la sua promessa sposa. Naturalmente, le sorellastre e la matrigna partecipano al ballo e Cenerentola viene di conseguenza esclusa (nel film della Walt Disney sono le sorellastre che strappano il vestito di Cenerentola, appena pronto per il ballo, costringendola quindi a rinunciare alla festa). Con l'aiuto magico di una fata, la "fata madrina" di Cenerentola (in alcune versioni la fata madrina è sostituita con animali o piante), la ragazza viene vestita di un meraviglioso abito da sera e riesce a recarsi segretamente al ballo malgrado il divieto della matrigna. Nonostante il bellissimo gesto, la fata raccomanda alla fanciulla di rientrare a mezzanotte. Al ballo attira l'attenzione del principe e ballano tutta la notte senza intoppi le prime due volte. Ma al terzo ballo Cenerentola, innamorata, si scorda del tempo che fugge; poiché l'effetto dell'incantesimo è destinato a svanire proprio a mezzanotte, ella deve fuggire di corsa al rintocco, ma nella fuga, perde una scarpina di pelliccia di scoiattolo (spesso considerata erroneamente di vetro a causa di un errore di traduzione dal francese). Il principe, ormai innamorato, trova la scarpina e proclama che sposerà la ragazza capace di calzarla.

Il giorno successivo, alcuni incaricati del principe girano dunque per il regno facendo provare la scarpina di pelliccia a tutte le ragazze in età da marito, incluse le sorellastre di Cenerentola, le quali cercano di ingannare il principe tagliandosi le dita dei piedi e il tallone per riuscire ad indossare la scarpetta. Comunque, alla fine, Cenerentola prova la propria identità e sposa il principe.

In alcune versioni della fiaba manca il personaggio della fata madrina, e l'abito e le scarpe di Cenerentola vengono da un albero cresciuto sulla tomba di sua madre. Anche nelle versioni con la fata è ragionevole affermare che questa figura rappresenta la volontà della buona madre di Cenerentola, verso cui è indirizzata, indirettamente, la crudeltà della matrigna. Alcuni studiosi sostengono inoltre che la fata madrina potrebbe rappresentare la Grazia Divina che premia Cenerentola per la sua costante voglia di riscatto. La stessa madre di Cenerentola compare talvolta sotto forma di un uccello che assiste il principe nella sua ricerca di Cenerentola (per esempio rivelandogli le automutilazioni con cui le sorellastre cercano di ingannarlo).

Le versioni di "Cenerentola"[modifica | modifica sorgente]

Illustrazione per Cenerentola di Elena Ringo

"Cenerentola" compare, in oltre 300 varianti, in numerose tradizioni popolari. La versione più antica è già presente nella tradizione egiziana: Claudio Eliano, ad esempio, riporta la Fortunata storia dell'etera Rodopi (o Rodope) nell'Egitto della XXVI dinastia[2]. Non c'è da meravigliarsi che anche questa favola, come spesso succede, sia presente in tradizioni popolari molto distanti e, apparentemente, non comunicanti. La ritroviamo in Cina nella storia di Yeh-Shen, raccontata da Tuan Ch'ing-Shih. Fra gli elementi della fiaba che derivano dalla versione di Ch'ing-Shih c'è quello dei piedi minuti della protagonista, notoriamente segno di nobiltà e distinzione nella cultura cinese. In effetti, la versione cinese enfatizzava il fatto che Cenerentola (chiamata Yen-Shen) avesse "i piedi più piccoli del regno". Nelle versioni occidentali e successive, che hanno perso questa premessa, è perciò abbastanza oscuro il motivo per cui il principe si aspetti che una sola ragazza nel regno sia in grado di indossare la scarpina ritrovata. In alcune versioni non si tratta neppure più di una scarpina, ma di un anello o un braccialetto. Che la scarpina fosse "di cristallo" è vero solo nella versione di Perrault e in quelle derivate (per esempio nella Cenerentola di Disney), e la variante pare originata da un equivoco tra i due nomi francesi con lo stesso suono "vair" (il vaio, piccolo roditore simile all'ermellino, della cui pelliccia era rivestita in versioni precedenti della fiaba la scarpina) e "verre" (vetro). Nella variante dei fratelli Grimm si trattava di una scarpetta d'oro.

Fra le altre versioni si possono ricordare in particolare Il vasetto magico (fiaba persiana), Vassilissa la bella (fiaba russa), Peldicenere (fiaba inglese) e La gatta Cenerentola riportata da Giambattista Basile nel 1634. Gli elementi variabili sono numerosi; si può correttamente dire che ogni gruppo sociale e ogni popolo abbia rimaneggiato alcuni elementi della favola, enfatizzandone alcuni ed eliminandone o modificandone altri in modo da riflettere la stessa situazione generale in contesti sociali e storici diversi. La diffusione di questa favola è tale che non pare fuori luogo collocarla nel contesto del mito, né è privo di senso tentare di metterla in relazione con archetipi psicologici e psicoanalitici (vedi per esempio le interpretazioni di Bruno Bettelheim). Ancora oggi continuano a nascere nuove versioni della favola, come The Egyptian Cinderella di Shirley Climo e Cinderella Story di Mark Rosman con Hilary Duff.

Usi metaforici del nome "Cenerentola"[modifica | modifica sorgente]

La favola di Cenerentola è un riferimento estremamente comune nella nostra cultura. Il nome "Cenerentola" viene usato come appellativo con una sorprendente varietà di significati metaforici derivanti da altrettanti elementi della fiaba.

Con riferimento al modo in cui Cenerentola appare nella prima parte della fiaba, con "Cenerentola" si può intendere una persona remissiva, mite, o costretta a una vita modesta; talvolta, con un ulteriore riferimento allo status di Cenerentola prima della morte della madre, ci si riferisce invece a una persona che ha sempre vissuto protetta e si trova a dover fare i conti con la dura realtà delle fatiche quotidiane. In ambito sportivo, si utilizza il termine "Cenerentola" per indicare la squadra ultima in classifica.

Se invece ci si riferisce al finale della favola, il nome "Cenerentola" spesso indica una persona che si è inaspettatamente e completamente riscattata da una vita misera o modesta, per esempio, persone arricchitesi in modo improvviso, magari anche fortuito, come i vincitori di una lotteria (nei paesi di lingua inglese si usa per esempio, nel caso si parli di maschi, l'espressione cinderella man).

Più specificatamente in relazione al ballo e al vestito, la figura di Cenerentola viene utilizzata per riferirsi a un certo stile di abito da sposa, e all'idea comune a molte spose che l'abito "le trasformi in principesse per un giorno". Non raramente Cenerentola viene citata direttamente o indirettamente dalle pubblicità di abiti nuziali e di altri prodotti correlati.

Non mancano usi metaforici del nome "Cenerentola" legati ad aspetti secondari della favola, per esempio per riferirsi a persone con i piedi piccoli, o che sono solite ritirarsi dalla vita sociale a un'ora fissata, troncando bruscamente qualsiasi attività (come Cenerentola a mezzanotte).

Adattamenti[modifica | modifica sorgente]

Perdere la scarpetta, Poster 1895 - Victoria and Albert Museum

La favola di Cenerentola è un riferimento estremamente comune nella nostra cultura, e ne sono state realizzate decine, se non addirittura centinaia, di adattamenti. Alcuni esempi sono riportati di seguito.

Opera lirica[modifica | modifica sorgente]

Balletto[modifica | modifica sorgente]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Storia universale della letteratura. Vol VII, Ulrico Hoepli, 1883, ora disponibile in rete su LiberLiber.it. Si veda anche Favole e racconti dell'Egitto Faraonico, Xenia, Milano, 1991 e Piera Gioda, Carla Merana, Maria Varano. Fiabe e intercultura, Emi, Bologna, 2002 ISBN 88-307-0793-7.
  2. ^ Storia Varia. Libro XIII, 23

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