Pauline Viardot

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Pauline Viardot

Pauline Michelle Ferdinande García, passata alla storia come Pauline Viardot (Parigi, 18 luglio 1821Parigi, 18 maggio 1910), è stata un mezzosoprano, pianista e compositrice francese, di origini spagnole.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlia del grande tenore Manuel García e sorella di Maria Malibran, che morì però quando lei aveva solamente 15 anni, intraprese dei solidi studi musicali, sotto la guida del padre, per quanto riguarda il canto, con Reicha per quanto riguarda la composizione e con Liszt e Meysemberg per il pianoforte. Alla morte prematura del patriarca, la sua educazione canora passò nelle mani della madre, il soprano Joaquína Sitchez: questa la indirizzò alla fine verso la carriera di cantante, inducendola ad abbandonare il prediletto pianoforte, al quale Pauline rimase comunque legata tutta la vita[1] producendosi sovente come pianista, anche a quattro mani con la sua grande amica Clara Schumann.

Su consiglio di George Sand, Pauline si sposò con il critico e direttore del Théâtre des Italiens, Louis Viardot, con il cui cognome sarebbe poi passata alla storia. Pauline sarebbe stata per George Sand il modello per la figura della protagonista di Consuelo, una cantante italo-spagnola del XVIII secolo[2].

Pauline García diede il suo primo récital canoro all'età di sedici anni nel 1838, e debuttò a Londra sulla scena teatrale, l'anno successivo, nel ruolo di Desdemona nell'Otello di Rossini, con un successo tale da indurre il suo futuro marito ad ingaggiarla immediatamente per il Théâtre des Italiens a Parigi. Meno funambolica, su un piano strettamente vocale, della sua defunta sorella, fu per le sue doti drammatiche, intellettuali e musicali che riuscì a lasciare una profonda traccia di sé.

Pochi anni le furono sufficienti per imporsi: divenuta amica di Meyerbeer interpretò per lui il ruolo di Fidés ne Il profeta nel 1849, mentre Berlioz volle riadattare per la sua voce l'Orfeo ed Euridice di Gluck (1859), in una versione che sarebbe diventata per un secolo la base di quelle correnti di repertorio (nel 1861 la stessa operazione fu ripetuta per l'Alceste dello stesso autore); Gounod per parte sua le donò il ruolo protagonistico nella sua opera Saffo (1851) con l'aria «Ô ma lyre immortelle».

Nel 1855 La Viardot volle acquistare, con il sacrificio di una parte consistente della sua fortuna, la partitura autografa del Don Giovanni di Mozart, del quale ella interpretò il ruolo di Zerlina a San Pietroburgo, mentre suo padre ne era stato un formidabile protagonista.

La Viardot divenne anche amica fedele del grande scrittore russo Ivan Turgenev. Le loro residenze di campagna, a Bougival, separate, ma edificate sullo stesso terreno, sono state oggi trasformate in musei: sulla vera natura del loro rapporto appare oggi difficile decifrare se si trattasse di un grande amore e se fosse invece soltanto reciproca ammirazione.

Dopo il suo ritiro dalle scene nel 1863, si stabilì a Baden-Baden dedicandosi all'insegnamento, riservato ad allieve di sesso femminile (per qualche tempo anche al Conservatorio di Parigi, dove aveva insegnato pure il fratello Manuel García e si esibì ancora per qualche concerto e nell'oratorio di Massenet, Marie Magdeleine (1873). Ella si dedicò altresì alla composizione (tra l'altro di parecchie operette su libretti di Turgenev, tra cui Cendrillon nel 1903).

L'estensione della voce della Viardot è rimasta leggendaria ed è dimostrata dall'ampiezza del suo repertorio: da Rossini (Otello, La Cenerentola, La gazza ladra, Semiramide), a Bellini (La sonnambula), da Beethoven (Fidelio) a Meyerbeer (Gli Ugonotti), da Mozart (Don Giovanni) a Donizetti (Lucia di Lammermoor). Ma la Viardot, degna epigona della famiglia García, eccelleva anche nell'agilità, nel fraseggio, nella tecnica.

Genio musicale e teatrale, la Viardot, scomparsa quasi nonagenaria all'epoca del grammofono, ha portato con sé, nella tomba, il suono della sua voce che Saint-Saëns, il quale aveva dedicato a lei il suo capolavoro Samson et Dalila, volle paragonare al gusto delle arance amare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ April FitzLyon, The Price of Genius: A Life of Pauline Viardot, New York, Appleton-Century, 1965, p. 37.
  2. ^ Barbara Kendall-Davies, The Life and Work of Pauline Viardot Garcia: The years of fame, 1836-1863, Cambridge: Cambridge Scholars Press, 2003, pp. 151-8, ISBN 1904303277, ISBN 9781904303275 (Google libri)

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