Direct-to-video

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Il Direct-to-video (conosciuto anche come Made-for-video, Straight-to-video o Straight-to-DVD) è il termine usato per indicare un film non destinato alla distribuzione cinematografica, ma un prodotto commercializzato esclusivamente per supporti home video (es. DVD, VHS, Blu-Ray Disc).

Molti di questi prodotti sono caratterizzati dall'essere film low-budget, ovvero produzioni alla cui realizzazione è stata associata una spesa relativamente bassa.

Nonostante questa affermazione sia in parte vera, nell'industra del direct-to-video vengono immessi anche film di serie B di livello tutt'altro che mediocre.

Nella categoria rientrano anche i film a luci rosse (poiché la riproduzione è vietata in molti cinema), le cui proiezioni avvengono in apposite sale cinematografiche.

Le ragioni per le quali un regista e/o lo studio cinematografico abbiano deciso di non destinare il proprio prodotto nel circuito cinematografico possono essere molteplici: la principale causa è la consapevolezza che il film possa comportare scarsi introiti a seguito della mancanza di pubblico potenzialmente interessato, oppure la mancanza di mezzi materiali per girare un prodotto degno dei cinema.

Il sito web IMDB, il più importante in campo cinematografico, rende più facile il riconoscimento dei film Direct-to-video apponendo nella loro scheda la lettera V tra parentesi dopo il titolo dell'opera e l'anno di produzione.

Un noto regista italiano di film Direct-to-video è stato Bruno Mattei che, facendo economia nei mezzi tecnici, ha continuato a scrivere e dirigere fino a poco prima della sua morte (avvenuta nel maggio 2007) film di genere come il filone cannibalesco o il cosiddetto W.I.P. (Women in prison). In questo caso il cinema di genere italiano, che negli anni '70 e '80 aveva grossi introiti economici e spopolava nelle sale, oggi si è ristretto ad un pubblico minore, che trova interesse nel mercato dei film esclusivamente per Home Video.

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