Battaglia delle Isole Lipari

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Battaglia delle Isole Lipari
Le isole Eolie e, in basso, Milazzo (Mylae)
Le isole Eolie e, in basso, Milazzo (Mylae)
Data 260 a.C.
Luogo Isole Eolie
Esito Vittoria di Cartagine
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
17 navi 20 navi
Perdite
Sconosciute Sconosciute
Voci di battaglie presenti su Wikipedia


La battaglia delle isole Lipari è stata la prima battaglia navale combattuta dalla neonata flotta della Repubblica romana contro le esperte formazioni navali di Cartagine nel quadro della prima guerra romano-punica.

Situazione[modifica | modifica sorgente]

Dopo la battaglia di Agrigento del 261 a.C. Roma, con il supporto di Siracusa aveva messo stabilmente piede nelle fasce orientale e sud orientale della Sicilia da Messina ad Agrigento. Cartagine continuava a controllare le zone occidentali e la costa tirrenica oltre all'interno dell'isola. Nessuna delle due contendenti voleva fermarsi e consolidare la situazione. Cartagine, vedeva vanificare rapidamente secoli di lotte di conquista. Roma aveva appena iniziato a raccogliere i frutti della sua fase espansiva e ne intravvedeva di più interessanti. Rendendosi conto, però, che i cartaginesi mantenevano il controllo del mare, con tutte le conseguenze che ne derivavano, Roma decise che era giunto il tempo di dotarsi di una flotta militare e non accontentarsi di "noleggiare" navi dai Greci e dagli Etruschi per spostare le truppe di terra.
Secondo Polibio l'acquisizione del know how romano avvenne con la cattura di una nave cartaginese nel 264 a.C., durante il trasferimento delle truppe in Sicilia prima della battaglia di Messina.

« ...una loro [dei Cartaginesi] nave coperta, nello slancio si spinse avanti fino a incagliarsi e cadere nella mani dei Romani. Essi allora, usando questa come modello, sulla base di essa costruirono tutta la flotta. »
(Polibio, Storie, I, 20, BUR. Milano, 2001. trad.: M. Mari.)

Il primo "appalto" era costituito da cento quinquiremi e venti triremi. E, sempre secondo Polibio, i futuri marinai vennero addestrati a vogare riproducendo a terra i banchi dei rematori e facendo delle prove di navigazione "virtuale". Non si sa quanto tempo venne dedicato all'addestramento di navigazione in condizioni reali: Polibio si limita a un "per breve tempo".

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Nel 260 a.C., dunque la flotta romana era stata costruita e fu affidata al console Gneo Cornelio Scipione Asina, mentre a Gaio Duilio, l'altro console, fu dato il comando delle forze di terra. Scipione, dopo aver ordinato ai capitani delle navi di partire per Messina appena pronti, era partito in anticipo con 17 navi diretto allo Stretto. Nel tragitto passò vicino all'isola di Lipari, controllata da Cartagine, e dotata di una guarnigione di dimensioni ridotte. Scipione decise di occupare le isole Lipari, en passant, probabilmente certo di una facile vittoria.
Gneo occupò la città e il suo porto.

Le comunicazioni cartaginesi erano certamente buone in quanto la notizia giunse velocemente a Palermo. Il comandante Cartaginese era quell'Annibale di Giscone che era riuscito a fuggire da Agrigento dopo l'assedio e l'intervento di Annone. Annibale inviò Boode, un membro del Senato cartaginese con venti navi.

« Questi, compiuta la navigazione di notte, bloccò nel porto Gneo e i suoi. Quando sopraggiunse il giorno, gli equipaggi si dettero alla fuga nella terraferma e Gneo, che era terrorizzato e non poteva fare nulla, alla fine si arrese ai nemici. »
(Polibio, Storie, I, 21, BUR. Milano, 2001. trad.: M. Mari.)

Le navi cartaginesi, avendo catturato la flottiglia nemica e il suo comandante che era anche console ritornarono a Palermo.

Dopo la battaglia[modifica | modifica sorgente]

Gneo Cornelio Scipione da questa battaglia venne soprannominato Asina. Si riteneva, infatti, che le femmine dell'asino soffrissero di aquarum tedium (paura dell'acqua). Ma la sua carriera politica e militare non ne risentì molto. Ritornato a Roma, probabilmente con uno scambio di prigionieri o -meno probabilmente- col pagamento di un riscatto, Gneo Cornelio verrà nuovamente eletto console nel 254 a.C. con Aulo Atilio Calatino.

Annibale di Giscone per poco non cadde in un errore simile qualche giorno dopo la battaglia delle Lipari. Avendo avuto notizia che il resto della flotta romana stava avvicinandosi alla Sicilia, con venti navi si avvicinò in esplorazione.

« Doppiando la punta estrema dell'Italia si gettò sui nemici [...] perse la maggior parte delle navi, mentre egli scampò con quelle rimaste in modo insperato e inatteso. »
(Polibio, Storie, I, 21, BUR. Milano, 2001. trad.: M. Mari.)

L'identificazione della "punta estrema dell'Italia" è discussa. Walbrank tende a identificarla con Capo Vaticano in Calabria, altri, fra cui De Sanctis, ritengono che quest'ultimo episodio sia una veloce descrizione di Filino della successiva battaglia di Milazzo.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Polibio, Storie, Bur, Milano, 2001, trad.: M. Mari.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]