Agrigento

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Agrigento
Panorama di Agrigento
Agrigento - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Sicilia
Provincia: stemma Agrigento
Coordinate: 37°19′19″N 13°35′23″E / 37.32194, 13.58972Coordinate: 37°19′19″N 13°35′23″E / 37.32194, 13.58972
Altitudine: 230 m s.l.m.
Superficie: 244,57 km²
Abitanti:
59.136 31-12-2008
Densità: 241,79 ab./km²
Frazioni: Cannatello, Fontanelle, Giardina Gallotti, Monserrato, Montaperto, Quadrivio Spinasanta, San Giusippuzzu, San Leone, San Michele, Villaggio La Loggia, Villaggio Mosè, Villaggio Peruzzo, Villaseta, Zingarello 
Comuni contigui: Aragona, Cattolica Eraclea, Favara, Joppolo Giancaxio, Montallegro, Naro, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Raffadali, Realmonte, Sant'Angelo Muxaro, Siculiana
CAP: 92100
Pref. telefonico: 0922
Codice ISTAT: 084001
Codice catasto: A089 
Class. sismica: zona 2 (sismicità medio-alta)
Class. climatica: zona B, 729 GG
Nome abitanti: agrigentini 
Santo patrono: San Gerlando 
Giorno festivo: 25 febbraio 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
« Città amica del fasto, trono di Persefone. La più bella città fra i mortali. »

Agrigento (Girgenti in siciliano) è un comune italiano di 59.136 abitanti[1], capoluogo dell'omonima provincia in Sicilia.
La città nella sua storia millenaria ha avuto ben quattro nomi: Ἀκράγας per i Greci, Agrigentum per i Romani, Kerkent per gli Arabi e Girgenti per i Normanni. Girgenti era anche il nome ufficiale della città fino al 1929, anno in cui mutò il suo nome nell'attuale.Con i contigui comuni di Porto Empedocle,Aragona e Favara forma una conurbazione di 117.000 abitanti circa. Così Goethe la descrive in uno dei suoi viaggi: “Mai visto in tutta la mia vita uno splendore di primavera come stamattina al levar del sole...Dalla finestra vediamo il vasto e dolce pendio dell'antica città tutto a giardini e vigneti, sotto il folto verde s'indovina appena qualche traccia dei grandi e popolosi quartieri della città di un tempo. Soltanto all'estremità meridionale di questo pendio verdeggiante e fiorito s'alza il tempio della Concordia, a oriente i pochi resti del Tempio di Giunone; ma dall'alto l'occhio non scorge le rovine di altri templi ... corre invece a sud verso il mare.” E' uno dei 16 capoluoghi di provincia italiani in cui la città vera e propria non si affaccia sul mare ma il cui territorio comunale invece presenta frazioni marine.

Indice

[modifica] Geografia fisica

[modifica] Territorio

[modifica] Clima

Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Agrigento.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +11,0 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +26,5 °C [2].


AGRIGENTO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 14,0 14,5 16,4 18,9 23,6 28,2 30,9 30,9 27,5 23,5 19,3 15,8 14,8 19,6 30 23,4 22
T. min. mediaC) 8,0 8,0 9,1 11,2 14,8 19,2 21,8 22,1 19,8 16,1 12,6 9,7 8,6 11,7 21 16,2 14,4

[modifica] Storia

Il territorio agrigentino è stato abitato fin dalla preistoria, come dimostrano le testimonianze riferibili all'età del Rame e del Bronzo, individuate nelle immediate vicinanze della città attuale. La nascita della polis è legata allo sviluppo della polis Gela, infatti la città fu fondata nel 581 a.C. da alcuni abitanti di Gela, originari delle isole di Rodi e di Creta, col nome di Ἀκράγας (Akragas), dall'omonimo fiume che bagna il territorio. La fondazione di questa polis nasce dalla necessità che avvertirono i Geloi (antichi gelesi), circa cinquant'anni dopo la fondazione della colonia megarese di Selinunte, di arginare l'espansione di questa verso est; scelsero per di collocare la città tra i fiumi Himeras e Halykos, e le diedero il nome del fiume presso il quale sorse il centro urbano, al quale la collacazione tra i due fiumi e a circa 4 chilometri dal mare dava "tutti i vantaggi di una città marittima" (Polibio). La fondazione di Akragas, isolata su una costa non così visitata da Greci come quella orientale, presuppone un alarga frequentazione di quell'area, abitata da Sicani, da parte di navigatori egei ed una favorevole disposizione dei potenti sicani verso i Greci. Lo sviluppo di Gela e di Akragas, colonie di Greci dotati di lunga esperienza marittima, è dipeso sopratutto dalla ricca produzione agricola, specialmente cerealicola, di un territorio le cui estese pianure favorivano anche l'allevamento dei cavalli; ed il nerbo dei loro eserciti era di fatti la cavalleria, specialità militare tipica delle aristocrazie grece. Ma la prossimità a grandi vie marine era per loro una esigenza vitale, come per tutte le colonie greche, a cui la navigazione assicurava la continuità dei contatti con la madrepatria e l'incremento degli scambi commerciali, ed equilibrava la sproporzione numerica dei coloni con le popolazioni autoctone tra le quali essi vivevano. La dominazione greca durò circa 370 anni, durante i quali Akragas acquistò grande potenza e splendore, tanto da essere soprannominata da Pindaro "la più bella città dei mortali", come testimonia la meravigliosa Valle dei Templi(sopra c'è il Tempio della Concordia, un tempio della Valle dei Templi). Inizialmente si instaurò la tirannide di Falaride (570-554 a.C.) che fu caratterizzata da una politica di espansione verso l'interno, dalla fortificazione delle mura e dall'abbellimento della città. Tuttavia Falaride fu meglio conosciuto per la sua crudeltà e spietatezza e per l'uso del toro di bronzo come strumento di tortura per le vittime sacrificali. Il condannato veniva posto al suo interno e del fuoco riscaldava continuamente il toro finché egli non moriva ustionato. Durante l'agonia la vittima emetteva dei lamenti che, come dei muggiti, fuoriuscivano dalla bocca del toro. Il suo ideatore, Perillo, fu il primo a provarne gli effetti. Odiato dal popolo, Falaride morì lapidato e, poiché egli amava vestirsi di azzurro, vennero proibite le vesti di quel colore. Il massimo sviluppo si raggiunse con Terone (488-471 a.C.). Durante la sua tirannide la città contava circa 300.000 abitanti e il suo territorio si espandeva fino alle coste settentrionali della Sicilia. Divenuta grande potenza militare, Akragas riuscì a sconfiggere più di una volta Cartagine nella guerra per il controllo del Canale di Sicilia. Dopo la morte di Terone iniziò un regime democratico (471-406 a.C.) instaurato dal filosofo Empedocle, il quale rifiutò il potere offertogli dal popolo stesso. È in questo periodo che si assiste alla costruzione di numerosi templi e ad una grande prosperità economica, al punto da far dire al filosofo:

« L'opulenza e lo splendore della città sono tali, gli akragantini costruiscono case e templi come se non dovessero morire mai e mangiano come se dovessero morire l'indomani»

Nonostante questo, nel 406 a.C. i cartaginesi invasero la città distruggendola quasi completamente e demolendo il tempio più importante: quello di Zeus.

Nel 339 a.C., grazie al corinzio Timoleonte la città, soggetta all'influenza di Siracusa, venne ricostruita e ripopolata. Nel 210 a.C., con la seconda guerra punica Akragas passò sotto il controllo dell'impero romano col nome latinizzato di Agrigentum.

[modifica] Architetture religiose

  • Palazzo Arcivescovile Maggiore o Palazzo Steri
  • Cappella del Seminario
  • Coretto del Seminario
  • Palazzo Vescovile
  • Curia Arcivescovile
  • Bibblioteca Lucchesiana

[modifica] Chiese

  • Cattedrale di San Gerlando
  • Santuario di San calogero
  • Santuario dell'Addolorata
  • Basilica dell'Immacolata Concezione o San Francesco
  • Chiesa di San Francesco di Paola
  • Chiesa di San Nicola
  • Chiesa del monastero di Santo Spirito
  • Chiesa di Santa Maria dei greci (costruita sulle fondazioni di un tempio dorico)
  • Chiesa di San Biagio (costruita sulle fondazioni di un tempio dorico)
  • Chiesa di Santa Maria degli Angeli
  • Chiesa di San Alfonso o dell'Itria
  • Chiesa di San Giuseppe
  • Chiesa del Purgatorio o di San Lorenzo (oggi sconsacrata)
  • Chiesa di San Pietro (oggi sconsacrata)
  • Chiesa di Santa Lucia o dell'Assunta
  • Chiesa di Santa Croce
  • Chiesa di Santa Rosalia
  • Chiesa di San Domenico
  • Chiesa di San Giacomo
  • Chiesa di San Giorgio degli Oblati
  • Chiesa di Santa Maria del Soccorso o Badiola
  • Chiesa di San Girolamo (oggi sconsacrata)
  • Chiesa delle Forche (oggi sconsacrata)
  • Chiesa di San Felice Martire (sita nella borgata di Montaperto)
  • Chiesa del Rosario (sita nella borgata di Montaperto)

[modifica] Monasteri

  • Monastero di Santo Spirito

[modifica] Conventi

  • Convento dei Padri Agostiniani (palazzo adibito a Museo Civico)
  • Convento di Santa Maria
  • Convento Chiaramontano dei francesani minori (oggi sede delle fabbriche chiaramontane)
  • Collegio dei Padri Filippini (oggi sede di alcuni uffici del Polo universitario)

[modifica] Icone votive

  • Icona Madonna col Bambino
  • Icona Ecce Homo
  • Icona Sacra Famiglia
  • Icona San Giuseppe
  • Icona Madonna Immacolata
  • Icona Gesù Cristo (P.zza Marconi)
  • San Calogero

[modifica] Architetture civili

[modifica] Palazzi ed edifici

  • Palazzo Pujades
  • Palazzo del Boccone del povero
  • Palazzo Istituto Granata
  • Palazzo Caruso
  • Palazzo Gamez
  • Palazzo De Marinis
  • Palazzo dei Montaperto
  • Palazzo Istituto Zinafa
  • Palazzo Scuola elementare Don Bosco
  • Palazzo dei Giganti (sede del comune, in precedenza sede del Convento dei Dominicani)
  • Palazzo Gaetani
  • Palazzo Biblioteca cinema, cultura e spettacolo
  • Palazzo del Vetere o del Coretto
  • Palazzo Celauro
  • Palazzo Contarini
  • Palazzo Noto-Biondi
  • Casa Granet
  • Palazzo Foderà
  • Palazzo Banca Mediolanum Via Atenea
  • Palazzo Banca Intesa Via Atenea
  • Palazzo Sisley
  • Casa Alajmo
  • Palazzo Carbonaro
  • Palazzo Banco di Sicilia via Atenea
  • Palazzo Tommasi
  • Palazzo Lazzarini
  • Palazzo Costa o casa Filippazzo
  • Villa Giambertoni
  • Villa Galluzzo
  • Villa Montes
  • Villa Catalisano
  • Palazzo Barone
  • Palazzo Rotolo Genuardi
  • Palazzo Borsellino
  • Casa Quartana
  • Ex Archivio Notarile (oggi sede centrale della Biblioteca Comunale)
  • Ex Carcere di San Vito
  • Ex Ospedale di via Atenea
  • Ex Palazzo di giustizia
  • Palazzo della Provincia e Prefettura
  • Palazzo della Questura
  • Palazzo del Genio Civile Viale della Vittoria
  • Posta centrale
  • Stazione Centrale
  • Palazzo Gil (oggi sede di attività commerciali)
  • Palazzo della Banca d'Italia
  • Palazzo dell'Agenzia dell'entrate
  • Liceo Classico "Empedocle"
  • Circolo Empedocleo
  • Palazzo della Camera di Commercio
  • Palazzina "Circolo dei Nobili"
  • Palazzo del Genio Civile P.za Vittorio Emanuele
  • Palazzo del Banco di Sicilia
  • Palazzo di giustizia
  • Palazzo INAIL
  • Complesso ex ospedale psichiatrico (oggi sede di numerosi uffici dell'ASL)
  • Palazzi P.za Cavour
  • Palazzo "parasanitaria" Viale della Vittoria
  • Palazzo "Cepu"
  • Palazzo con villetta Viale della Vittoria
  • Palazzo adiacente pub Viale della Vittoria
  • Palazzi INCIS
  • Villa Genuardi (sede della facoltà di lettere e filosofia)
  • Palazzo Associazione Nazionale Finanzieri
  • Casa Morello (sede dell'antiquarium delle fortificazioni)
  • Casa Barbadoro (sede degli antiquarium documentario e iconografico)
  • Casa Pace (sede dell'antiquarium paleocristiano-bizantino)

[modifica] Monumenti

  • Monumento con fontana e obelisco dedicato ai caduti della pima guerra mondiale
  • Fontana della Villetta Porta di ponte
  • Fontana antistante chiesa di San Pietro
  • Statua bronzea di Empedocle
  • Busto bronzeo di Luigi Pirandello
  • Mezzobusto bronzeo di Nicolò Gallo
  • Mezzobusto bronzeo di Romano
  • Monumento bronzeo dedicato a San Giovanni Bosco
  • Busto marmoreo di Giuseppe Garibaldi
  • Monumento raffigurante soldati della Prima guerra mondiale nel portico della Posta Centrale
  • Santa Croce realizzata in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II
  • Leone bianco che "custodisce" l'ingresso dell'ipogeo del purgatorio
  • Statua marmorea di San Calogero Bianco
  • Arco Cortile Zeta 1°
  • Arco Cortile Zeta 2°
  • Arco Cortile Zeta 3°

[modifica] Architetture militari

  • Caserma Carabinieri
  • Comando provinciale Guardia di Finanza
  • Ex Distretto militare *Castello di Girgenti (ex carcere, oggi serbatoio idrico comunale)
  • Torre Carlo V (sita nella vicina Porto Empedocle e prossima e sede del Museo del Mare)
  • Caserma Guardia di Finanza

[modifica] Altro

[modifica] Porte

  • Porta di ponte
  • Porta Panitteri
  • Porta dei Saccajoli
  • Porta di Mazara
  • Porta di Mare
  • Porta dei Bagni

[modifica] Teatri

  • Teatro Pirandello, teatro comunale di Agrigento
  • Teatro della Posta vecchia
  • Teatro della Valle dei Templi
  • Palacongressi
  • Teatro della Villa Bonfiglio
  • Anfiteatro del Parco dell'Addolorata

[modifica] Musei

  • Museo archeologico regionale
  • Antiquarium Documentario di Villa Aurea
  • Antiquarium Iconografico
  • Antiquarium delle Fortificazioni
  • Antiquarium Paleocristiano-Bizantino
  • Casa Natale Luigi Pirandello
  • Biblioteca Museo Luigi pirandello
  • Centro studi preistorici e protostorici
  • Museo di panteologia umana
  • Museo della Cattedrale ( Museo Storico, Museo Diocesano, Tesoro della Cattedrale)
  • Musei Civici (sezione etno-antropologica, archivio fotografico, pinacoteca e collezione Sinatra)
  • Archivio storico comunale
  • Museo vivente del Mandolro Francesco Monastro
  • Museo delle antiche unità di misura della camera di Commercio

[modifica] Biblioteche

  • Biblioteca comunale Franco La Rocca
  • Sezione esterna di Fontanelle
  • Sezione esterna di Giardina Gallotti
  • Sezione esterna di Montaperto
  • Sezione esterna di Villaggio Mosè
  • Sezione esterna di Villaseta
  • Biblioteca Lucchesiana
  • Biblioteca del Seminario Arcivescovile
  • Biblioteca della Provincia regionale di Agrigento
  • Bibioteca regionale Luigi Pirandello
  • Biblioteca internazionale pirandelliana. Centro studi pirandelliani
  • Bibblioteca del Liceo Classico Empedocle
  • Biblioteca del patronato ACLI
  • Biblioteca della Camera di commercio
  • Biblioteca dell'archivio di Stato di Agrigento
  • Biblioteca dell'Opera Pia Villa Betania
  • Biblioteca di cinema, cultura e spettacolo Efebo d'Oro
  • Biblioteca Pirro Marconi della soprindendenza ai BB.CC.AA. di Agrigento
  • Biblioteca popolare San Vito
  • Biblioteca Verba volant
  • Biblioteca del II circolo didattico San Giovanni Bosco
  • Biblioteca italiana per non vedenti regina Margherita

[modifica] Ville, spazi verdi e luoghi di mare

  • Villa Bonfiglio
  • Villa del Sole
  • Villa Lizi
  • Parco dell'Addolorata
  • Area Naturale ed Archeologia Rupe Atenea
  • Parco archeologico Valle dei templi
  • Giardino della kolimbetra (bene gestito dal FAI, fondo per l'ambiente italiano)
  • 4 villette di Porta di Ponte
  • Lungomare Falcone-Borsellino
  • Litorale di San leone
  • Lido Caos
  • Punta Bianca
  • Bosco contrada Maddalusa
  • Parco Letterario Luigi Pirandello
  • Giardino botanico
  • Scala dei turchi (sita nella vicina realmonte)
  • Riserva naturale di Torre Salsa (sita a Montallegro)
  • Bosco e spiaggia di Eraclea Minoa (sita a Eraclea Minoa)

[modifica] Siti archeologici

Bene protetto dall'UNESCO
Patrimonio dell'umanità
Area archeologica di Agrigento
Archaeological Area of Agrigento
Tipologia archeologico
Criterio C (i) (ii) (iii) (iv)
Pericolo Non segnalato
Anno 1997
Scheda UNESCO inglese
francese
Patrimoni dell'umanità in Italia

[modifica] Templi

  • Tempio di Giunone Lacinia
  • Tempio della Concordia
  • Tempio di Ercole
  • Tempio di Zeus Olimpico
  • Tempio L
  • Tempio di Castore e Polluce o dei Dioscuri
  • Tempio di Vulcano
  • Tempio di Demetra (su di esso oggi sorge la chiesa di San Biagio)
  • Tempio di Atena (su di esso oggi sorge la suggestiva chiesa di santa Maria dei greci)
  • Tempio di Iside

[modifica] Santuari

  • Santuario delle Divinità Ctonie
  • Santuario rupestre di Demetra e Zeus
  • Santuario di Esculapio

[modifica] Edifici pubblici o Monumenti

  • Agorà
  • Oratorio di Falaride
  • Gymnasium
  • Bouleuterion
  • Tomba di Terone

[modifica] Necropoli e Arcosoli

  • Arcosoli Bizantini
  • Necropoli Sub divo
  • Necropoli Fregapane e la Rotonda
  • Necropoli contrada Pezzino
  • Necropoli contrada Mosè
  • Necropoli Romana o necropoli Giambertoni
  • Necropoli contrada Montelusa

[modifica] Quartiere ellenistico Romano

  • Casa delle Afroditi
  • Casa del Mosaico
  • Casa del Peristilio
  • Casa del Maestro
  • Casa del Portico
  • Casa dell'atrio in cotto
  • Casa dei due piani
  • Casa delle Svastiche
  • Casa della Gazella
  • Casa del Kanthros
  • Casa del Dionisio
  • Casa dell'Atleta
  • Casa delle Afroditi

[modifica] Fortificazioni

  • Resti della cinta muraria
  • Porte
  • Baluardo a tenaglia
  • Altre Fortificazioni

[modifica] Collina di Girgenti

Partendo dalla collina di Girgenti, e in particolare dalla chiesa di Santa Maria dei Greci, incorporato in alzato, in fondazione e nel taglio della roccia, si conserva un tempio dorico del 480-60 a.C., periptero (m 34,70x15,30) di 6x13 colonne, con cella munita di pronao ed opistodomo. Se è andata perduta, oltre alle absidi, la fronte orientale, e di quella occidentale sono stati visti negli scavi i soli tagli nella roccia per le fondazioni, sono visibili tuttavia le fondazioni della peristasi meridionale e settentrionale (con alcune colonne incorporate nei muri della chiesa) e della cella, mentre sotto la chiesa è visibile, per oltre venti metri, il krepidoma (basamento della colonna) del lato settentrionale. Nell'atrio della chiesa si conservano alcuni elementi dell'alzato, una parte di capitello e tratti del geison.

[modifica] Rupe Atenea

Sulla Rupe Atenea, punto più alto della città, si sono rinvenuti resti di un frantoio ellenistico, e sulle sue pendici sud-ovest è conservato uno dei numerosi templi delle divinità ctonie, incorporato nella chiesetta medievale di San Biagio. Il tempio, di medie dimensioni (m 30,20x13,30) era dorico in antis. Se ne conservano il basamento, col caratteristico vespaio costituito da un graticcio di blocchi, ed una parte cospicua delle strutture isodome dei lati e del fondo della cella, mentre l'abside della chiesa viene ad occupare la porta del tempio, conservando libera parte delle ante. Dallo scavo provengono resti del geison e della sima a protomi leonine (al Museo Nazionale). Sul lato a valle, la terrazza su cui è sistemato il santuario è delimitata da un muro di témenos, con un accesso attraverso due strade scavate nella roccia. Lungo il lato nord del tempio, all'altezza della cella, sono due altari circolari, di cui quello ad est presenta un anello di blocchi che borda il piano dei sacrifici tagliato nella roccia e arrossato dal fuoco delle offerte, mentre quello ovest, realizzato pure a grandi conci, reca al centro un foro ed una cavità per le offerte infere. Il ritrovamento all'interno dell'altare di kernoi (vasi rituali) e, nell'area, di statuette e busti fittili caratteristici del culto di Demetra e Kore, insieme alla tipica forma circolare degli altari, consentono d'attribuire il santuario alla coppia di divinità tanto popolari a Gela, e poi nella sua colonia, da far affermare a Pindaro che Agrigento era un vero e proprio Persephònas hédos (un "trono di Persefone").

Il santuario rupestre

Attraverso un sentiero ed una scaletta intagliata nella roccia (ambedue moderni) si valica a sud-ovest la linea delle mura e si raggiungono il cosiddetto "Santuario rupestre" di Demetra e la chiesa di S. Biagio. Il "santuario" è incentrato su due profonde cavità naturali, sistemate tuttavia artificialmente, che s'addentrano nella rupe recando un flusso d'acque all'esterno, e su di un profondo tunnel a nord delle cavità, evidente sostituto delle originali condutture, costituite dalle cavità. La fronte delle grotte è guarnita da un edificio rettangolare diviso in due vani nel senso della larghezza. L'edificio è realizzato con poderosi muri a blocchi e fortemente rastremato sulla fronte, ed era coronato da una semplice cornice e forse da una grotta a teste leonine. Questa struttura veniva a costituire una sorta di cisterna a due livelli, di cui quello inferiore riceveva il flusso d'acqua incanalato in tubature di cotto dalla grotta di destra, e quello superiore presentava due porte d'accesso alle cavità e tre finestre in facciata (una minore al centro e due maggiori ai lati). Ai piedi della cisterna si trovano delle vasche intercomunicanti a vari livelli, mentre tutta l'area è delimitata da mura formanti un peribolo trapezoidale (aggiunto successivamente), la cui fronte reca aperture a pilastri per dar luce al peribolo stesso, e all'estremità nord-est due vasche costruite a blocchi. La struttura della cisterna, col peribolo aggiunto, risponde perfettamente alla tipologia delle fontane arcaiche e classiche, ben nota in tutto il mondo greco. Il ritrovamento di busti fittili e di ceramiche del VI e V secolo a.C. ha fatto lungamente discutere sulla natura cultuale del complesso, dimenticando che fino ad epoca ellenistica avanzata non è possibile nel mondo greco dissociare funzioni sacrali e attività utilitarie in apprestamenti idraulici del genere, soprattutto se nati in età arcaica e classica. L'uso della fonte è iniziato infatti già in età protostorica, come mostrano ceramiche indigene anteriori alla fondazione d'Agrigento: anche questo ha fatto parlare di sincretismo religioso, laddove siamo in presenza di una pura e semplice continuità d'uso (anche ovviamente gl'indigeni frequentatori della fonte avranno attribuito a loro volta caratteri sacrali al luogo) tra fase pre-greca e fase coloniale. La cronologia del complesso monumentale è assai controversa, giacché la datazione pre-greca del Marconi non ha alcun fondamento, mentre ricerche recenti (de Waele) tendono a buon diritto a collocare la struttura della fontana e il tunnel all'iniziale V secolo a.C., collegandoli all'intensa attività idraulica progettata da Feace, con restauri ed aggiunte che si prolungano nel tempo almeno fino all'età ellenistica.

Sotto la punta sud-orientale della Rupe Atenea, si trova la Porta I, che si apriva, alle pendici della Rupe, su una strada tracciata nel vallone e diretta verso est. La porta, conservata per sei assise nel battente di destra, si apre al centro di un poderoso baluardo a tenaglia, uno dei rari esempi di particolari aggiustamenti difensivi dell'intera cinta, in un punto di relativa debolezza del tracciato. Una prima torre difendeva il battente di sinistra della porta ed una seconda l'angolo sud-ovest del bastione.

Ritornati sulla SS 118 ci si può avvicinare alla Porta II, profondamente incassata nella roccia, e, sulle pareti del taglio roccioso, ad un piccolo santuario rupestre con incassi per pinakes (alcuni semplicemente stuccati e perciò in origine soltanto, e non riportati), ai piedi dei quali erano piccole fosse con oggetti votivi databili da età classica ad età romana.

[modifica] Collina dei Templi

Per approfondire, vedi la voce Valle dei Templi.

Al limite sud-est della Collina dei Templi, sul margine del suggestivo rialzo si collocano in successione i famosissimi templi di Giunone Lacinia, della Concordia, di Castore e Polluce, di Ercole, di Zeus Olimpio e di Vulcano; essi sono il vero e proprio simbolo di Agrigento nel mondo. Oltre ai templi di Ercole, Giove, Concordia, Giunone, Dioscuri, Vulcano e Demetra sono da evidenziare il Quartiere di abitazioni Ellenistica Romane, il complesso monumentale con la "Cavea" della Ekklesiasterion Ellenistica e il Museo Nazionale di Agrigento che consente di avere una visione più completa della presenza greca nella città. Recentemente, (2004) inoltre è stato portato alla luce un tempietto romano.

[modifica] Quartiere ellenistico-romano

Subito ad est della chiesa di San Nicola si accede al cosiddetto Quartiere ellenistico-romano, tre isolati messi in luce con quattro stenopoi, larghi 5 metri e distanti fra loro 30 metri, e con parte di una plateia a nord, di altri 10 metri di lunghezza, pavimentata in epoca tarda in opera spicata. Gl'isolati, di cui non si conoscono la lunghezza esatta, presentano - con tutta evidenza quello centrale e quell'orientale, solo in parte quello occidentale - l'originaria bipartizione mediante un ambitus centrale. In età imperiale, o forse già in quella repubblicana, alcune case (Case delle Afroditi e del Mosaico a rombi nell'isolato centrale; Casa del Peristilio nell'isolato occidentale), mediante l'acquisto della proprietà adiacente ad est o ad ovest hanno finito per cancellare l'originario ambitus, venendo ad occupare l'intera larghezza dell'isolato. Si conoscono preesistenze arcaiche e classiche (una piccola parte in vista è sul lato est della Casa delle Afroditi), che dimostrano l'esistenza di un impianto urbanistico identico in epoca anteriore alla fase ellenistica, quella attualmente visibile con le successive trasformazioni romane. La tipologia delle abitazioni e delle tecniche edilizie (muri a blocchi o blocchetti e a telaio) è assolutamente ellenistica, conservata anche nelle successive trasformazioni romane: un peristilio centrale di varia grandezza, circondato da ambienti (di cui uno di maggior grandezza od enfasi architettonica sovente ha la funzione di andròn), costituisce il perno della struttura, che doveva di frequente avere un secondo piano con funzione di gineceo e di quartiere servile. Ricca è l'articolazione per il rifornimento idrico, assicurato da cisterne e pozzi, così come curato è l'apparato fognante e di drenaggio, con canali di scolo coperti e scoperti all'interno ed all'esterno delle abitazioni.

Nell'isolato occidentale di particolare interesse è il complesso della Casa del Peristilio, che è stata unita in età imperiale all'adiacente Casa dell'Atrio in cotto e che, coprendo già ambedue le case l'intera larghezza dell'isolato, è venuta a costituire una sontuosa e grande domus urbana, degna delle più ricche e grandi abitazioni della capitale, con un piccolo complesso termale dalla vasche incrostate di marmi all'angolo sud-est del peristilio maggiore. Nel medesimo isolato, all'estremità settentrionale, è la Casa della Gazzella, con bei pavimenti musivi della prima età imperiale, uno dei quali aveva un emblema in tessellato con figura di gazzella, che ha dato il nome alla casa.

Nell'isolato centrale, troviamo a sud altre due grandi case (del Mosaico a rombi e delle Afroditi), che hanno occupato l'intera larghezza dell'isolato. A nord si trova la Casa del Maestro astrattista, una bella domus del IV secolo d.C., di non grandi dimensioni, ma dalla ricca pavimentazione musiva. Il portico del peristilio ha un mosaico a medaglioni con figure d'animali e frutti, mentre mosaici geometrici compaiono in tre altri ambienti; in un quarto c'è un mosaico ad imitazione di grandi formelle di marmi preziosi.

Nell'isolato orientale, di particolare suggestione per lo stato di conservazione del peristilio, tutto ellenistico e con andròn sul lato orientale, è la Casa del Portico

[modifica] Ipogei

Attorno al 480 a.C. la città di Akragas fu dotata di un sistema di condotti sotterranei, scavati sotto la città, da cui presero appunto il nome di Ipogei. La città era abitata da circa 200.000 abitanti, distribuiti nei quartieri compresi tra il Colle di Agrigento, la Rupe Atenea e la Vallata fino ai Templi dorici. Diodoro Siculo ci racconta che le gallerie furono scavate dagli schiavi cartaginesi, catturati nella Battaglia di Imera, sotto la guida di un architetto chiamato Feace, dal quale prese il nome l'acquedotto sotterraneo. L'intero complesso degli Ipogei agrigentini, un vero e proprio labirinto di cunicoli, copre un percorso di circa 17 chilometri, che si possono suddividere in quattro tronchi individuabili superficialmente nelle zone della Rupe Atenea, del Colle di Agrigento, di Monserrato e dello Sperone. Gl'Ipogei agrigentini sono gallerie scavate nella roccia alte mediamente 1.90 cm e larghe circa 90 cm, a sezione trapezoidale o a volta.

1 - Tronco Rupe Atenea

Il primo tronco dalla Rupe Atenea, sommità orientale della collina di Agrigento, sino ai templi di Castore e Polluce, comprende i seguenti Ipogei: del Santuario rupestre di Demetra, di San Biagio , di Coddu Virdi, di Tamburello, di Bonamorone, di Filippazzo, di Giacatello, di Sala-Perez, di Zuccarello, di Dara, di Lu Cuccu, di San Calogero, di Pipitusario, delle Forche, dell' Amela, dei Dioscuri.

2 - Tronco dello Sperone

Il secondo tronco dello Sperone conprende i seguenti Ipogei: Fafante, presso il fiume San Biagio, e Natalello, nel sobborgo di Villaggio Mosè.

3 - Tronco di Monserrato

Il terzo tronco si trova nel sobborgo di Monserrato, a sud della città e comprende gl'Ipogei Dovico, Zunica, Sileci, Giudice, Tuttolomondo, Quaglia e Lo Mascolo.

4 - Tronco del Colle

Il quarto tronco del Colle, parte occidentale della città, è costituito dai seguenti Ipogei: della Villa Piccola, antistante la Porta di Ponte, oggi coperte dalle villette omonime; Mirati, Fontana dei Canali, Gebbia Grande, del Purgatorio, S. Lucia, Acqua Amara, Santa Maria dei Greci, degli Oblati, Puzzillo.

Con particolare attenzione, meritano di essere citati i due principali Ipogei: di Giacatello e del Purgatorio:

- Giacatello

A nord del museo si può visitare il cosiddetto Ipogeo Giacatello, una grande cisterna quadrata di 19 metri di lato ed alta poco più di 2 metri con file di sette pilastri (fino ad una totale di cinquanta), interamente rivestita di cocciopesto e munita di lucernai. La destinazione originaria a cisterna è assicurata non solo dalla presenza dell'intonaco idraulico, ma anche dal fatto che l'edificio era alimentato da un condotto proveniente da nord. Più tardi, forse in età romana, fu scavato nell'angolo sud-est un canale d'evacuazione delle acque, e nell'angolo adiacente ad ovest venne sistemato, entro un rozzo recinto, un piccolo mulino.

- Purgatorio

In Piazza del Purgatorio è conservato il cosiddetto Ipogeo del Purgatorio, un sistema complesso di cunicoli che si dipartono da un tunnel centrale scavato nella roccia ed appartenente alle strutture di drenaggio ed alimentazione idraulica che si collegano - a torto o a ragione - con l'acquedotto di Feace.

[modifica] Centro storico

Per approfondire, vedi la voce Centro Storico di Agrigento.

Il Centro Storico di Agrigento è individuabile sulla sommità occidentale della collina dell'antica Girgenti. Risalente all'età medioevale del IX e XV, conserva ancora oggi edifici medioevali quali Chiese, Monasteri, Conventi, e Palazzi Nobiliari che fecero della città di Girgenti una perla del Medioevo. Anche se il Centro Storico di Agrigento risulta degradato dal tempo, e bisognoso di ristrutturazione, si possono ancora visitare alcuni dei monumenti principali, come la Cattedrale di San Gerlando, il Monastero di Santo Spirito, le Porte delle Cinta Muraria, Palazzi Nobiliari.

[modifica] Aree naturali

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Istituzioni, enti e associazioni

[modifica] Centro Culturale Editoriale "Pier Paolo Pasolini"

Il Centro Culturale Editoriale "Pier Paolo Pasolini" fu fondato dal bibliotecario Francesco La Rocca, con il patrocinio dell'Assessorato Regionale ai Beni culturali nel 1984. L'attività del Centro Pasolini parte con una serie di iniziative inerenti il parco Archeologico ed il Centro Storico di Agrigento. Le iniziative abbracciano diversi campi della cultura: dalla pittura, alla fotografia ed alla letteratura.

[modifica] Cultura

Nella letteratura, l'agrigentino più famoso è Luigi Pirandello; tra gli altri agrigentini o per meglio dire akragantini famosi, cioè vissuti nella dorica Akragas, indubbiamente non resta che citare il filosofo Empedocle o l'atleta, vincitore di una famosa Olimpiade, Esseneto, al quale è anche dedicato lo stadio. Della contemporaneità ricordiamo Leonardo Sciascia (di Racalmuto, a Nord di Agrigento) e Andrea Camilleri il quale fa di Vigata (Porto Empedocle, paese in provincia di Agrigento) e Montelusa (Agrigento) il teatro delle gesta del commissario Montalbano. La città di Agrigento durante l'arco dell'anno ospita varie manifestazioni molto interessanti tra le quali la sagra del mandorlo in fiore nel cui ambito si svolgono due importanti festivals internazionali del folklore il primo ideato dal Prof. Enzo Lauretta ed il secondo denominato festival internazionale " I bambini del mondo" ideato da Giovanni Di Maida e Claudio Criscenzo. Ogni anno, nella prima decade di febbraio, da più di 60 anni la valle ricoperta da un meraviglioso manto fiorito di alberi di mandorli è scenario di questa importante manifestazione che raccoglie la partecipazione di vari gruppi folcloristici provenienti da varie parti del mondo. Tra i momenti più suggestivi della manifestazione l'accensione del tripode dell'amicizia innanzi al tempio della Concordia, e la conclusione ancora una volta con l'esibizione dei gruppi nella valle e l'attribuzione al gruppo vincitore dell'ambito tempio d'oro, trofeo raffigurante il tempio di Castore e Polluce.

Per approfondire, vedi la voce Sagra del Mandorlo in Fiore.

Sebbene il patrono ufficiale della città sia San Gerlando, è a San Calogero che sono tributati gli onori maggiori. Per il Santo Nero la città si mobilita le prime due domeniche di luglio: la processione, rigorosamente a spalla, è accompagnata dalle urla dei fedeli, dai canti e dalla banda... Sempre a giugno le feste di Persefone, ricche di rappresentazioni classiche nell'incomparabile scenario del tempio di Era; tra le attività estive non bisogna tralasciare gli spettacoli nella valle tra questi il Blues&Wine Soul Festival manifestazione che si svolge nel mese di luglio che lega la musica al vino e la rassegna: Momenti di folklore internazionale in agosto. A dicembre si svolgono le classiche novene per le strade della città. La settimana Santa è vissuta in città con devozione e ammirazione dei fedeli verso i simulacri della Madonna Addolorata e del Gesù agonizzante e la "vara" ovvero l'urna del Signore. Notevole è l'attività culturale svolta sia dalle istituzioni pubbliche che private. Mostre, convegni, stagioni teatrali e musicali al teatro Luigi Pirandello con le migliori compagnie del mondo, attività concertistica al Museo San Nicola, il convegno di studi pirandelliani, il premio Empedocle, il Pirandello stable festival, i concerti estivi nel teatro di Piano S. Gregorio ai piedi dei mitici templi greci e molte altre iniziative. Nell'ultima settimana di settembre ha luogo l' Efebo d'oro (giunto alla 29^ edizione) premio internazionale, organizzato dal Centro di Ricerca per la Narrativa ed il Cinema che premia il miglior film dell'anno tratto da una opera letteraria. Il premio ha, anche, una sezione televisiva.

[modifica] Personalità legate ad Agrigento

[modifica] Istruzione

Agrigento, oltre ad essere sede di varie scuole medie superiori (alle quali sono iscritti anche studenti provenienti dalla provincia), ospita una sede distaccata dell'Università di Palermo. Il polo universitario della provincia di Agrigento nell'anno accademico 2008/2009 conta 3.613 studenti iscritti, così suddivisi nelle 6 facoltà della sede decentrata:

  • Architettura = 514
  • Giurisprudenza = 755
  • Ingegneria = 453
  • Lettere e filosofia = 1.163
  • Scienze della formazione = 533
  • Medicina e chirurgia = 195

[modifica] Geografia antropica

[modifica] Urbanistica

Pianta di Akragas

La città si dispone sulla sommità (circa m 300-350 sul livello del mare) di due colline strette e lunghe, disposte in senso grossolanamente est-ovest, il colle di Girgenti ad ovest e la Rupe Atenea, ad est, collegate fra loro da uno stretto istmo, e sull'altopiano a quota inferiore (circa m 120-170 sul livello del mare) a sud delle prime. Con le sue coste precipiti a sud (la Collina dei Templi) e l'ampia valle centrale quasi pianeggiante (la Valle dei Templi), essa offre ampio spazio allo sviluppo urbano regolare. Tutto il ripido vallone a nord delle due colline più alte e buona parte dei tre piani dell'altopiano sono attraversati da due fiumi, l'Akragas (odierno S. Biagio) a nord e ad est, e l'Hypsas (odierno S. Anna) ad ovest, che a poca distanza dalla città verso mezzogiorno confluiscono per poi andare a sboccare in mare in un unico corso d'acqua (odierno S. Leone), alla cui foce si colloca il porto antico d'Agrigento. La superficie complessiva è di circa 450 ettari, un'estensione veramente enorme, dettata dalla necessità d'abbracciare tutto il sistema d'alture - colle di Girgenti, Rupe Atenea, Collina dei Templi - in un unico complesso di facile difesa. Di fatto l'abitato si sviluppa al centro delle tre colline nella cosiddetta Valle dei Templi, dove prima la fotografia area e poi gli scavi ne hanno rivelato con sufficiente chiarezza l'impianto, datato a metà circa del VI secolo a.C. La struttura ippodamea è organizzata almeno su sei plateiai (vie principali) est-ovest, di cui la primaria (la quinta da nord) ha una larghezza di ben dodici metri, e su di una fitta trama di strade ortogonali nord-sud, col risultato di un alto numero d'isolati di larghezza costante, ma di lunghezza variabile, a causa del diverso distanziarsi reciproco delle plateiai. Si notano tuttavia due griglie d'isolati con orientamento e strutture lievemente diversi: un blocco all'estremità nord-ovest della Valle, orientato in maniera più pronunciata in senso nord-ovest/sud-est e compreso fra le mura e la seconda plateia (ma prolungantesi a sud anche oltre questa), ed un blocco centro-meridionale, tra la seconda e la terza plateia, comprendente la maggior parte dell'abitato. Fra questi due blocchi esistono anche lievi diversità nella larghezza delle strade nord-sud e degl'isolati, essendo le strade larghe m 4 o 5,50 e gl'isolati larghi m 33 o 40; le lunghezze restano sempre variabili, superando talora anche i 300 metri. Non siamo in grado di valutare il significato dei due diversi sistemi e di stabilire se siano frutto di sviluppi cronologicamente diversi (ma l'impianto appare comunque tutto databile al VI secolo a.C.) o di differenti condizioni del terreno, anche in rapporto agli sbocchi delle strade nelle porte urbiche. Tuttavia la chiave interpretativa va forse ricercata nel fatto che il punto di cerniera tra i due orientamenti, immediatamente ad ovest della chiesa di San Nicola (oggi Museo Nazionale), va con buona probabilità identificato col sito dell'agorà e dei complessi pubblici, come dimostra la presenza nell'area dell'ekklesiasterion. La struttura urbanistica della città è esplicitamente lodata da Polibio, il quale ne fornisce (IX 29) questo sintetico quadro descrittivo: "La città di Akragas (odierna Agrigento) differisce dalla maggior parte delle città non solo per le cose già dette, ma anche per la sua fortezza e soprattutto per la sua struttura. Sorge, infatti, a 18 stadi (circa 3,2 km) dal mare, così che nessuno viene privato dei vantaggi che questo offre. La cinta muraria è saldissima sia per natura che per arte, giacché le mura poggiano su roccia naturalmente o artificialmente alta e scoscesa e dei fiumi la circondano: a sud infatti corre il fiume dallo stesso nome della città, mentre ad ovest e sud-ovest il fiume detto Hypsas. La parte alta della città sovrasta quella bassa verso sud-est e ha la parte esterna delimitata da un burrone inaccessibile, mentre la parte interna ha un unico accesso dalla città bassa. Sulla vetta sono i templi di Atena e di Zeus Atabyrios, come a Rodi: poiché Akragas è una fondazione rodia, è logico che il dio abbia lo stesso epiteto che ha a Rodi. La città è abbellita in maniera superba da templi e da portici. Il tempio di Zeus Olimpio, pur non essendo compiuto, non è secondo a nessun altro tempio greco per concezione e per grandezza". Le difese della città, magnificate da Polibio, sono note per la maggior parte del circuito, che abbraccia la Rupe Atenea e il perimetro della Collina dei Templi (con uno sviluppatissimo "dente" fra queste due alture). Non sono conosciuti archeologicamente tratti della cinta sul colle di Girgenti, ma non c'è dubbio che questa sia la "parte alta", l'acropoli della città, ricordata dalle fonti, dove si conoscono un tempio dorico d'età classica e resti di un grande edificio visto dal Serradifalco sule pendici sud-est. La cortina nella sua fase attuale, con almeno nove porte e priva di torri se non in prossimità di alcune di queste porte, è genericamente datata al VI secolo a.C., con ovvi restauri attribuibili alla lunga storia d'Agrigento greca e romana. Mancano, invece, esplorazioni moderne volte a stabilire una più precisa cronologia delle cortine superstiti e ad individuare tratti o percorsi d'eventuali murature più antiche.

Anche se manca uno studio complessivo si conoscono necropoli a nord del vallone sottostante la Rupe Atenea, ad est, nella valle tra Rupe Ateneae Collina dei Templi, e ad est, ai piedi del colle di Girgenti. Altre necropoli extraurbane (particolarmente ricche) sono presso il mare (in località Montelusa) e in contrada Mosè, lungo la strada fra Agrigento e Gela.

La fase più arcaica della città è appena conosciuta, e soprattutto da tombe: i materiali degli strati profondi dell'abitato sembrano confermare lo stesso orizzonte archeologico tra primo e secondo quarto del VI secolo a.C. Le grandi attività edilizie attribuite a Falaride dalle fonti non trovano immediato riscontro nella nostra documentazione archeologica: l'attribuzione ad epoca tirannica della primitiva cerchia di mura, anche se probabile sul piano storico, non è al momento sicuramente confermabile su base archeologica. Ad epoca arcaica si possono invece datare talune strutture del santuario delle divinità ctonie, sacelli minori sotto il cosiddetto tempio di Vulcano, presso l'Olympeion e presso l'ekklesiasterion, e inoltre frequentazioni della fonte extraurbana di S. Biagio, tutte strutture che ricordano, nella loro semplicità, molti degli edifici sacri arcaici della madrepatria Gela.

Il primo dei grandi templi canonici noti è quello cosiddetto di Ercole, normalmente datato agli ultimi anni del VI secolo a.C., ma forse già a quello della tirannide teroniana, epoca alla quale è stato anche attribuito il primitivo progetto del non lontano Olympeion, ma non disponiamo di sufficienti dati archeologici per suffragare tale ipotesi. La vittoria di Himera, col suo afflusso di danaro e di manodopera servile, attestato esplicitamente dalle fonti, consentì al tiranno Terone e poi alla restaurata democrazia d'affrontare un ambizioso programma di lavori pubblici, incentrati soprattutto sui templi e sulla colimbetra, una gigantesca peschiera extraurbana con un perimetro di 7 stadi ed un profondità di 20 cubiti (Diodoro, XI 25, 4; XIII 82, 5), popolata da pesci e uccelli acquatici ed alimentata da fonti e dalle acque dell'acquedotto di Feace. Di quest'attività, proseguita per tutto il secolo fino alla conquista cartaginese del 406 a.C., le testimonianze più vivide sono i grandi templi facenti quasi corona alla città, dal tempio sotto S. Maria dei Greci sul colle di Girgenti al tempio di S. Biagio e al tempio L (480-60 a.C.), dal tempio di Giunone Lacinia al tempio dei Dioscuri (450 a.C.), dal tempio della Concordia e di Vulcano (440-30 a.C.) al tempio d'Esculapio (420-10 a.C.), per non parlare dellopus infinitum dellOlympeion, di certo iniziato nel 480 a.C. e proseguito fino al 406 a.C. Questa fase di straordinario splendore d'Agrigento, che, oltre ad ospitare poeti come Pindaro e Simonide, produce piccoli capolavori di scultura in marmo come l'"efebo d'Agrigento", è certo segnata dai grandi interventi nell'edilizia pubblica, sacra o d'uso, ma dovette annoverare anche opere importanti per il consumo privato, almeno a giudicare dalla ricchezza eccezionale d'alcuni cittadini della polis e dalle descrizioni dei bottini del 406 a.C.: Nulla è noto invece dell'edilizia privata agrigentina d'età classica.

L'età ellenistica più antica, fra Timoleonte e la conquista romana, è invece conosciuta soprattutto dall'edilizia privata, rappresentata dalla grande maggioranza degli edifici del quartiere ellenistico-romano e dalla Tomba di Terone, epoca alla quale (se pure non a età arcaica o classica, a giudicare dagli esempi di Metaponto e di Paestum) si può forse attribuire la creazione dell'ekklesiasterion, che potrebbe mettersi in rapporto con la rifondazione d'Agrigento e le riforme costituzionali di Timoleonte. Pur in assenza d'edizioni complessive del monumento, appare suggestivo far risalire a quest'epoca anche il grande portico ionico quadrangolare scoperto tra Agrigento e Porto Empedocle, in località Villa Seta, verosimilmente un santuario extraurbano.

La documentazione si fa più ricca e significativa per l'età romano-repubblicana. In primo luogo abbiamo numerosi rifacimenti ed abbellimenti, con pitture di primo stile, delle case del primo ellenismo, segno della prosperità dell'economia agrigentina in relazione all'intenso sfruttamento schiavistico delle terre, dal quale trarranno esca sia la prima (139-132 a.C.) che la seconda (104-99 a.C.) grande rivolta siciliana degli schiavi. Agrigento - non dimentichiamolo - costituisce di fatto in tale periodo l'unico grande centro di tutta quella porzione meridionale della Sicilia, da Lilibeo a Eloro, nella quale erano vissute, in età arcaica e classica, città grandissime e prospere come Selinunte, Gela e Camarina. È facile immaginare come nell'unico centro superstite affluissero surplus ingenti, certo non inferiori a quelli che avevano in passato sostentato le altre tre città, e che ora andavano ad alimentare, con le loro granaglie, l'economia della penisola italiana, ormai sempre più specializzata in culture pregiate. In questo senso la prosperità d'Agrigento è da confrontare con quella d'alcuni centri dell'interno, da Centuripe a Iatai, e soprattutto con quella di città costiere, come Panormo (Palermo), Solunto e Tindari a nord, o Messana (Messina), Tauromenion (Taormina) e Siracusa, città nelle quali appunto si concentrava il surplus agricolo e la sua intermediazione. Ma la prosperità di questi centri urbani, e in particolare d'Agrigento, si può leggere anche in alcuni edifici pubblici costruiti o ricostruiti tra la prima metà del II e la metà del I secolo a.C., come il ginnasio, identificabile col "portico ellenistico" a nord-est dellOlympeion, o l'"oratorio di Falaride", tempietto di tipo romano dell'iniziale II secolo a.C. sovrapposto allekklesiasterion.

La fase imperiale, con l'accentuarsi dello spopolamento dell'isola, fa crescere lo squilibrio tra città e campagna, e le case d'Agrigento vengono continuamente restaurate, spesso con bellissimi pavimenti musivi, sino al pieno IV secolo d.C., segno della persistenza del ceto dei possessores attivi in epoca tardo-repubblicana, anche se quantitativamente e qualitativamente impoveriti rispetto al passato. Di questi possessores si hanno anche altre testimonianze, in particolare alcuni sarcofagi marmorei, come quello di fabbrica attica col mito di Fedra (II secolo d.C.) e quello di produzione romana detto delle coronarie (III secolo d.C.), o quello pure urbano con scene della vita di un fanciullo (II secolo d.C.). Non sono positivamente attestati segni d'attività edilizia, se non di restauro ad alcuni templi, mentre mancano i caratteristici edifici pubblici, termali e da spettacolo, propri dell'urbanitas d'età imperiale. La concentrazione dei latifondi nelle mani di grandi proprietari senatorii assenteisti celebra i propri fasti nelle colossali ville di campagna, come quelle di Piazza Armerina (Villa del Casale) o di Eloro, e nelle città ne troviamo solo pallidi riflessi con i mosaici delle case, e in alcune tombe monumentali del III secolo, come la cosiddetta basilicula romana del vallone S. Biagio. La presenza in età medio e tardo-imperiale di ceti più modesti è comunque attestata dalla notevole quantità di sepolture, arcosoli e fosse, nota nella cosiddetta necropoli Gimberroni e nelle catacombe di Villa Aurea, una presenza questa che in qualche modo si riscontra ancora in età alto-medievale con le numerose tombe terragne dislocate lungo tutto il lato meridionale della Collina dei Templi, e con la trasformazione in basilica del tempio della Concordia, nel cuore di questa vasta area funeraria.

[modifica] Suddivisioni storiche

Le zone elencate di seguito sono, in realtà, quartieri o borgate. Agrigento non ha frazioni.

  • Villaggio Mosè, conosciuto come il quartiere commerciale;
  • Villaggio Peruzzo è un quartiere che nasce nei primi anni sessanta quando venne delimitata, all'interno delle altre zone (A, B e C) del parco della Valle dei Templi, un'area per l'edilizia popolare (zona D). In tale area, ad est del fiume Akragas e a nord del lido di San Leone, sono state costruite 13 palazzine di alloggi popolari da parte dell'Istituto Gestione per Case Lavoratori, noto con l'acronimo GESCAL. Da qui il nome originario del quartiere: Villaggio GESCAL. La festa del patrono San Pio X si svolge l'ultima settimana di luglio;
  • Quadrivio Spinasanta;
  • Fontanelle;
  • S. Leone, conosciuta per essere il lido balneare della Città dei Templi, prende il nome dal papa Leone II (682-683), siciliano.In origine il luogo era occupato dall'emporio (porto) della città greca che fu ininterrottamente frequentato fino al periodo arabo.L'Emporio era già frequentato dai navigatori micenei intorno alla metà del II millennio a.C. nel quale si rifornivano principalmente di zolfo e salgemma. A questo periodo risale il villaggio fortificato scoperto da Mosso al principio del'900. Nel VII sec. a.C. i greci di Gela vi stabilirono uno scalo commerciale, documentato dalla vicina necropoli di Montelusa (collina ad occidente dell'attuale insediamento).Nel medioevo vi si stabilirono dei monaci, ma il luogo inadatto all'approdo delle navi dell'epoca venne abbandonato a favore del nuovo caricatore che sarà Porto Empedocle.

Del periodo greco non rimane molto,anche perché nell'ultimo secolo la contrada si è fortemente urbanizzata.Già nel XVI sec. Fazello notò nell'area della foce dei saxa quadrata individuati ancora nel 1922 dal Caruso-Lanza a sud della chiesa di San Leone. Si tratta certamente dei resti delle banchine del porto classico che si estenteva lungo le sponde del fiume. Certamente, come era uso tra gli antichi, vi erano grandi 'hangar' dove erano tirate a secco le navi militari e docks per le attività commerciali. La sua attività doveva essere intensa considerando l'importanza della città e anche la sua estensione non doveva essere limitata,ne sono testimoni il rilevante numero di monete trovate in passato nell'area che vanno dal periodo classico fino a quello bizantino ed infine arabo confermando che l'emporio fu certamente frequentato fino a circa il X-XI sec. d.C. e misteriosi sacrifici rituali di origine orientale (egizia) che individuano forse piccole colonie commerciali straniere o influenze alloctone sui culti locali. Nell'ottocento fu trovato nei dintorni della casa Caruso un molino a mano di cui si ha notizia fino agli anni venti. Fino a circa il 1900 esisteva vicino la chiesa di San Leone un antico fabbricato con una volta a semicerchio di chiare origini romane, dove vi abitava una numerosa famiglia di pescatori. Fu demolita dal Comm. Alfonso Caratozzolo per costruire il palazzetto che tuttora si ammira vicino all'ex Arena estiva. Tra gli altri manufatti scoperti in quel periodo si ricordano alcuni fabbricati di origine romana, magazzini arabi ed una piccola senia. Fu scoperto inoltre un enorme sarcofago greco vicino la chiesa di San Leone formato da un unico blocco di arenaria, ma purtroppo nel disinteresse generale fu fatto in quattro e trasformato in sedili sulla spiaggia. Nei periodi successivi viene costruita la chiesa di San Leone (XIII sec. circa). Troppo esposta agli attacchi dei pirati barbareschi si pensò di costruire una torre di avvistamento nel '500 su progetto dell'ing. Tiburzio Spannocchi (1578). Nel '700 l'illuminato vescovo Lorenzo Gioeni vi costruì una casa di villeggiatura estiva per i giovani ma è con l'ottocento che San Leone torna ad essere nuovamente popolato come zona di villeggiatura dagli agrigentini. Furono costruite le case Caruso nell'attuale piazza Trinacria, certamente la più antica, la casa Caratozzolo sul lungomare,il cosiddetto 'Cevuzu' e diverse ville in stile liberty. Già nella prima metà del secolo scorso sorse uno chalet in legno mentre negli anni cinquanta venne costruito lo Stabilimento balneare. Durante il secondo conflitto mondiale il borgo marinaro fu fortificato chiudendo con delle muraglie le strade che sfociano sul lungomare e resistette ad un tentativo di sbarco delle truppe statunitensi. Dagli anni sessanta San Leone assistette ad uno sviluppo incontrollato che lo ha trasformato da piccolo borgo di pescatori ad un caotico centro balneare affollato durante il periodo estivo da circa 30.000 villeggianti, mentre la popolazione stabile è di circa 4000 persone. Negli anni settanta fu ampliato il lungomare nella forma odierna e fu costruito il porto.Infine negli anni novanta fu costruita un'elisuperficie oggi non più utilizzata. Oggi San Leone è una frequentata località balneare grazie alle lunghe spiagge che la circondano, le dune e la Maddalusa, e per la vicinanza dell'area archeologica di Agrigento. ;

  • S. Michele, presso cui ha sede la zona industriale e l'ospedale della città
  • San Giusippuzzu;
  • Villaseta;
  • Monserrato;
  • Cannatello;
  • Zingarello;
  • Calcarelle;
  • Montaperto; (borgata a pochi chilometri dal centro cittadino fondata nel 1525 è la più antica borgata agrigentina)
  • Giardina Gallotti (borgata a pochi chilometri dal centro cittadino)
  • Villaggio La Loggia (borgata a pochi chilometri dal centro cittadino).

Sono anche da citare per l'importanza del loro patrimonio storico, caratterizzato dalla dominazione araba, i quartieri del Rabato e la Plebis Rea, noti in dialetto rispettivamente come Rabbateddru e Bibbirria.

Nella parte orientale della città, in pieno centro e sulla sommità della collina della rupe atenea, si trova il quartiere residenziale di San Vito.

[modifica] Economia

[modifica] Infrastrutture e trasporti

[modifica] Autobus Urbani

Il servizio di trasporto urbano su gomma è curato dall'azienda T.U.A. (Trasporti Urbani Agrigento).

[modifica] Autobus extraurbani

Il terminal dei bus extraurbani è in costruzione in Piazzale Rosselli. Dal piazzale è possibile raggiungere a piedi la centralissima via Atenea e la Stazione di Agrigento Centrale.

[modifica] Strade extraurbane secondarie

Non una sola autostrada è presente nell'intero territorio della provincia di Agrigento. I collegamenti stradali tra la Città dei Templi e le altre città principali dell'isola sono assicurati tramite strade extraurbane secondarie:

  • La strada statale 189 collega Agrigento con Palermo.
  • La strada statale 115 collega Agrigento con Ragusa e Trapani.
  • La strada statale 640 collega Agrigento a Caltanissetta (Sono in corso i lavori per l'ammodernamento della ss 640 da strada extraurbana secondaria a Strada extraurbana principale).

[modifica] Ferrovia

  • Ad Agrigento ci sono due stazioni ferroviarie: La Stazione di Agrigento Centrale e la Stazione di Agrigento Bassa. Entrambe le stazioni sono gestite da RFI.
  • Attualmente sono in corso i lavori di riammodernamento della Ferrovia Palermo-Agrigento-Porto Empedocle, al termine dei quali saranno costruite due nuove fermate ferroviarie: quella di S. Michele e quella di Fontanelle. La costruzione delle due nuove fermate permetterà di utilizzare la linea Palermo - Agrigento per un servizio ferroviario suburbano. Inizialmente il servizio dovrebbe utilizzare 6 fermate: S. Michele, Fontanelle, Agrigento Bassa, Agrigento Centrale, Tempio di Vulcano e Porto Empedocle; non è da escludere la possibilita che venga costruita una ulteriore fermata ferroviaria nella tratta tra Agrigento Bassa e Agrigento Centrale o tra Agrigento Bassa e Porto Empedocle.

[modifica] Porti

  • A circa 10 km da Agrigento si trova la città di Porto Empedocle. Da lì è possibile imbarcarsi per le Isole Pelagie.
  • Nel lido di S. Leone si trova un piccolo porticciolo turistico.

[modifica] Elisuperfice

In contrada Consolida, posizionata a pochi metri dall'ospedale S. Giovanni di Dio, si trova un'elisuperfice di metri 33 x 33 utilizzata per il servizio di elisoccorso. La struttura è attrezzata per avere operatività sia diurna che notturna. Nel complesso dell'ex ospedale San Giovanni di Dio è stata recentemente creata un'ulteriore elisuperfice.

[modifica] Piste ciclabili

  • Nel Febbraio 2009, con i fondi della programmazione comunitaria (Po 2007/13 - asse 3), nell'ambito del piano strategico per la mobilità dolce e non motorizzata, si è provveduto a finanziare la trasformazione della dismessa linea ferroviaria Agrigento - Porto Empedocle - Castelvetrano in pista ciclabile.
  • Il progetto della riqualificazione del waterfront di San Leone prevede la realizzazione di una pista pedociclabile di 3 km, che verrà realizzata lungo la costa nel tratto che và dal bosco della Maddalusa alla spiaggia.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Marco Zambuto (Il Popolo della Libertà) dal 13/05/2007
Centralino del comune: 0922 590111
Posta elettronica: sindaco@comune.agrigento.it

[modifica] Gemellaggi

Agrigento è gemellata con:

[modifica] Sport

Lo sport principale della città è il calcio. La squadra più importante è l'Akragas Calcio, militante nel Campionato di Eccellenza. Nel passato la squadra ha militato per alcune stagioni in Serie C.

Nel basket la Fortitudo Moncada Agrigento, vincendo gara 4 della finale play off davanti il proprio pubblico, ha ottenuto la promozione in serie A Dilettanti.

Nella pallamano la Pallamano Girgenti, ottenuta la promozione nel campionato 2008-09, milita nel campionato di serie A1

Nel 1994 Agrigento è stata sede del Campionato mondiale di ciclismo su strada vinto dal francese Luc Leblanc davanti all'italiano Claudio Chiappucci e all'altro francese Richard Virenque.

Il 15 maggio 1999 il Giro d'Italia partì da Agrigento, con la tappa Agrigento-Modica di 115 km vinta da Ivan Quaranta. Per quattro volte, fra il 1965 e il 2008, Agrigento è stata sede di arrivo di tappa.

Tappe del Giro d'Italia con arrivo ad Agrigento
Anno Tappa Partenza km Vincitore di tappa Maglia rosa
1965 11ª Palermo 146 Bandiera dell'Italia Guido Carlesi Bandiera dell'Italia Bruno Mealli
1982 Taormina 248 Bandiera dell'Italia Moreno Argentin Bandiera dell'Italia Francesco Moser
1993 Capo d'Orlando 240 Bandiera della Danimarca Bjarne Riis Bandiera dell'Italia Moreno Argentin
2008 Cefalù 207 Bandiera dell'Italia Riccardo Riccò Bandiera dell'Italia Franco Pellizotti

Molto diffusa è la pratica della mountain bike. Decine di chilometri di percorsi, sia lungo la costa che all'interno, sono praticabili in ogni stagione grazie al clima mite. Nel 2007, a cura dell'associazione ssstbiketeam, si è disputata, con partenza da San Leone, la prima edizione della "Coast to Coast", un'impegnativa traversata della Sicilia di circa 250 km su sterrato con meta Mondello.

La Volley Team Agrigento e la Polisportiva Amazzoni, squadre di pallavolo agrigentine rispettivamente maschile e femminile, militarono in massima categoria a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.

Il 25 giugno 1995 si è disputato davanti alle coste agrigentine il Gran Premio d'Europa del Campionato Mondiale di Off-shore

[modifica] Curiosità

  • Nel 1987, la cantautrice italiana Giuni Russo, ha scritto il brano "Alla luna" contenuto nel Lp "ALBUM", dedicandolo alla Città di Agrigento, nel quale contenente numerose citazioni anche in siciliano.[senza fonte]

[modifica] Primati

  • Il Parco archeologico della Valle dei templi è uno dei complessi archeologici più vasti e ricchi al mondo[senza fonte]
  • Il tempio di Zeus Olimpico era il più grande tempio della Magna Grecia[senza fonte]
  • Il tempio della Concordia è il tempio greco meglio conservato al mondo e la più importante espressione dell'arte greca classica nel mondo[senza fonte]
  • Il museo archeologico regionale di Agrigento è uno dei musei archeologici sulla Magna Grecia più ricchi al mondo[senza fonte]

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat al 31/12/2008
  2. ^ [erg7118.casaccia.enea.it/profili/tabelle/670%20%5BAgrigento%5D%20Ispettorato%20Agrario.Txt Tabella climatica].

[modifica] Bibliografia

  • De Miro Ernesto, Agrigento, Palermo 2000
  • De Miro Ernesto, La Valle dei Templi, Saggi di Pierluigi Cervellati, Nicolò D'Alessandro e Graziella Fiorentini, Palermo 1994
  • Ercoli Laura, Gli ipogei dell'antica Akragas in rapporto all'assetto geostrutturale della formazione di Agrigento, VIII Congresso Scienze della terra e trasformazione antropiche - Un rapporto in evoluzione, Roma 21-23 gennaio 1994
  • Prescia Renata, Il Tempio della Concordia ad Agrigento. Dalla utilizzazione degli spazi al restauro dell'ideale greco-classicista, s.l. 2002, Estratto da: Quaderni dell'Istituto di Storia dell'Architettura - Dipartimento di Storia dell'Architettura, Restauro e Conservazione dei Beni Architettonici - Nuova serie, fascicolo 34-39 (1999-2000)
  • Ruggieri Tricoli Maria Clara, Agrigento: una proposta per la chiesa di S. Caterina e un museo (tesi di laurea di Angelo Lezza; relatore: Maria Clara Ruggieri Tricoli; A. A. 1994-95), Palermo 1995
  • Saitta Silvana, Agrigento: "luoghi dell'acropoli dimenticata", Palermo 1998
  • Alaimo Francesco, La leggenda di Akragas, Firenze 1991
  • Calogero Miccichè "Girgenti: Le pietre della meraviglia...cadute", Agrigento 2006
  • Calogero Miccichè "Gli Ipogei Agrigentini tra archeologia, storia e mitologia", Agrigento 1996
  • Altair4 multimedia "Agrigento, Eraclea Minoa com. Hera",DVD-ROM, Provincia Regionale di Agrigento 2006
  • Giuliano Antonio, Storia dell'arte greca, Roma 1998

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