Italianizzazione (fascismo)
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Italianizzazione è il termine con il quale si definisce il tentativo del governo italiano fascista di portare le minoranze linguistiche, in particolar modo quelle di recente annessione (come nel caso di Trieste, Gorizia e Bolzano), ad adottare esclusivamente la lingua italiana nell'uso pubblico e di favorirlo in quello privato. Inoltre, per italianizzazione si intese anche la politica di sfavorire l'uso dei termini stranieri sostituendoli con sinonimi e neologismi italiani.
[modifica] Italianizzazione nel fascismo di toponomastica, cognomi e parole straniere
in Italia tale obiettivo venne perseguito attraverso una serie di provvedimenti aventi forza di legge (come l'italianizzazione della toponomastica, dei nomi propri e la chiusura di scuole bilingui) e un gran numero di disposizioni alla stampa e alle case editrici, invitate a evitare termini e nomi stranieri preferendo a questi i corrispondenti italiani o italianizzati.
Molti intellettuali accolsero favorevolmente l'iniziativa: sin dall'Umanesimo i linguisti e i letterati della corrente "purista" rifiutavano l'eccessiva eterogeneità linguistica del paese, composta non solo da vere e proprie lingue, ma pure da numerosissimi dialetti.
Tra i molteplici aspetti di questa politica, si ricordano:
- L'italianizzazione di moltissimi cognomi non italiani (per esempio gli sloveni Vodopivec in Bevilacqua, Russovich in Russo, Krizman in Crociati ecc.). Solo nella provincia di Trieste, per continuare ad esemplificare, furono italianizzati più di 100.000 cognomi di origine slovena e croata [1]. Una buona parte di essi erano stati però precedentemente slavizzati dal governo austro-ungarico (ad esempio il cognome Russovich è una chiara slavizzazione, venendo dalla radice italiana Russ-). Inoltre venne chiesto il consenso ai capifamiglia per il cambio di cognome.
- L'italianizzazione dei toponimi, fenomeno particolarmente notevole in Alto Adige (Alto Adige stesso ha origine dall'italianizzazione di Tirolo italiano e Tirolo meridionale - ma la definizione "Sud-Tirolo" è ancora più recente - e così Sterzing = Vipiteno [2], Ahrntal = Valle Aurina), in Piemonte e Val d'Aosta (Salbertrand = Salabertano, Courmayeur = Cormaiore, Morgex = Valdigna d'Aosta) e in Venezia Giulia (Illirska Bistrica = Bisterza, poi Villa del Nevoso, Pivka = San Pietro del Carso, Adelsberg – ora Postojna – in Postumia Grotte ecc.). Una politica simile era già stata adottata da tempo in alcune realtà locali: nel 1866 il comune di Muscli era divenuto "Muscoli" sebbene il toponimo originale significasse "muschio" in friulano. Merita un accenno l'esempio di San Dorligo della Valle (Dolina in sloveno ma anche in italiano prima del 1920): la traduzione risultò piuttosto infelice, poiché "San Dorligo" è una sorta di ibrido fra il toponimo originale e il patrono sant'Ulderico. in effetti nel Martirologio Romano non esiste san Dorligo, ma sant'Ulderico.
- L'italianizzazione di termini ormai di uso comune con equivalenti, ad esempio "Mescita" in luogo di Bar, "Acquavite" in luogo di Brandy o di Whisky. Furono introdotti alcuni termini in sostituzione di altri recentemente entrati a far parte dell'uso comune, come sandwich che divenne tramezzino, cocktail che fu trasformato in bevanda arlecchina. Qualche termine (come tramezzino) è rimasto tuttora in uso nel linguaggio locale.
Il processo previde inoltre la censura o la chiusura di giornali in lingua diversa da quella italiana e l'incentivazione al trasferimento di italofoni nelle zone a maggioranza linguistica straniera (si veda il caso di Bolzano, oggi comune dell'Alto Adige a maggioranza linguistica italiana). Si aggiunse la chiusura delle banche e degli istituti di credito locali e l'abolizione di eventuali seconde lingue ufficiali.
Numerosi intellettuali appoggiarono la politica di italianizzazione: tra questi Gabriele D'Annunzio, il quale propose ad esempio il termine Arzente per indicare il distillato di vinacce e, in generale, qualsiasi liquore ad alta gradazione alcoolica. Arzente, nelle intenzioni di D'Annunzio, avrebbe dovuto essere un participio aggettivato derivante da Arzillo a indicare lo stato di euforia indotto dall'ebbrezza.
Inoltre, l'italianizzazione venne vista da molti intellettuali (tra cui anche Giovanni Gentile) come il recupero linguistico di terre che erano state in precedenza forzatamente "deitalianizzate", o almeno "delatinizzate", in seguito a politiche di assimilazione linguistica praticate da stati stranieri. Infatti, l'Alto Adige era stato soggetto ad una vera e propria secolare colonizzazione (sin dal XIII secolo) da parte di tedeschi provenienti dai territori asburgici, i quali si erano progressivamente imposti sull'originaria popolazione ladina e italiana, che aveva finito per essere in gran parte assimilata dagli abitanti di lingua tedesca trapiantatisi a sud del Brennero. Ancora nel secolo XV a Bolzano si parlava ladino e italiano. Ci si avvalse dello stesso ragionamento un po' anche nella Venezia Giulia interna, dove il processo di migrazione degli Slavi era cominciato ai tempi della prima migrazione slava del VII secolo, molto prima di quello tedesco. A ciò va aggiunta la reazione politica al contemporaneo processo di deitalianizzazione che veniva effettuata nei territori ancora italofoni sotto sovranità straniera: nel Nizzardo l'italiano venne osteggiato fino alla sua quasi totale scomparsa. in Dalmazia la politica del neonato Regno di Jugoslavia causò addirittura l'esodo di quasi tutti i dalmati italiani, rimanendone in circa 5.000 secondo il primo censimento etnico del regno.
Il processo di italianizzazione fu più forte in Alto Adige che nella Venezia Giulia. Al riguardo si deve specificare che, mentre nella regione altoatesina gli italiani nel 1910 erano ridotti al 3%, in Venezia Giulia vi era una maggioranza italiana attestata intorno al 55%. Inoltre, non erano pochi gli slavi che conoscevano l'italiano, lingua culturalmente egemone in Istria (e Dalmazia) dai tempi del dominio della Repubblica di Venezia e ancor prima. Nell'alta e media valle del fiume Isonzo, a parlata slovena, l'italiano era conosciuto e compreso da tutti; lo stesso accadeva per tutti gli slavi dell'Istria, delle isole del Quarnaro, di parte del Carso fino alla località di Senosecchia, dei paesi gravanti nell'orbita triestina e goriziana, oltre ai centri di Idria e a Postumia Grotte. Nei restanti territori (valli affluenti all'Isonzo, Carso interno, zona del monte Nevoso ecc.) l'italiano non era conosciuto e qui il processo di italianizzazione fu sentito ovviamente in modo più forzato.
Non avvenne italianizzazione forzata nella città dalmata di Zara, la cui componente etnica italiana era maggiore di quella di Gorizia. Riguardo all'isola di Lagosta, a forte maggioranza slava, l'italianizzazione fu dovuta non a una precisa volontà del governo italiano ma al trasferimento spontaneo di famiglie delle altre isole dalmate (principalmente da Lissa), che abbandonarono le proprie terre d'origine dopo l'assegnazione di queste alla Jugoslavia.
[modifica] Politica italiana del dopoguerra nei confronti dei territori italianizzati in precedenza
Dopo la caduta del fascismo, a partire dai primissimi anni del dopoguerra, la toponomastica originale venne ripristinata in Valle d'Aosta e nelle valli francoprovenzali e occitane del Piemonte, oppure, in Trentino-Alto Adige e in Friuli-Venezia Giulia, venne adottato il bilinguismo con pari dignità dell'italiano e della seconda lingua ufficiale nell'indicazione dei toponimi, mantenendo anche quelli italiani di recente creazione; tale scelta fu effettuata anche per sottolineare comunque l'appartenenza di quei luoghi allo stato italiano. Se il processo di italianizzazione, col ritorno ai propri usi e costumi, non ebbe molti strascichi nelle zone storicamente appartenenti al Regno di Sardegna come nelle valli piemontesi e in Valle d'Aosta, a quest'ultima fu imposta come seconda lingua ufficiale il francese, per volere della stessa Francia, uscita vincitrice dal secondo conflitto mondiale. Ciò provocò qualche difficoltà in quanto le popolazioni valdostane parlano non il francese, ma una lingua franco-provenzale (il patois), diversa dal francese tanto quanto dall'italiano.
Nella provincia di Bolzano, dove la lingua tedesca è stata sempre sentita come forte collante identitario e culturale (ma gli abitanti germanofoni non si sentono né tedeschi né austriaci, ma solo tirolesi) e l'estremismo politico è più forte, vi furono - e, per certi aspetti, vi sono ancora - forti contrasti tra la popolazione di lingua tedesca e quella di lingua italiana. Infatti, in Alto Adige il precedente processo migratorio favorito dal fascismo non venne mai accettato da parte della componente locale tedesca. Cosa questa che ha reso molto difficile, anche in seguito, lo sviluppo di un pacifico dialogo tra i due gruppi culturali e l'attestarsi reciproco su posizioni, anche politiche, estreme.
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Infine, in Venezia Giulia, i problemi iniziati con la slavizzazione ad opera dell'impero Austroungarico prima, con la italianizzazione da parte del fascismo poi, unita all'aggressione alla Jugoslavia nel 1941 culminarono con il genocidio degli italiani, il dramma delle foibe e la pulizia etnica con l'esodo di 350.000 connazionali. Tutto ciò avvenne per la massima parte prima del Trattato di Parigi del 1947, nel quale l'Italia dovette cedere quasi un'intera regione alla Jugoslavia. Nonostante ciò, i governi italiani del dopoguerra concessero un largo uso dello sloveno nei pochi territori giuliani mistilingui rimasti all'Italia. Tuttora però svariati gruppi slavi rivendicano maggior uso della propria lungua, e qualcuno ambisce anche l'annessione di Gorizia, Trieste e alcuni comuni delle due provincie e dell'udinese alla Slovenia.
[modifica] Le lingue straniere e lo sport
L'italianizzazione delle parole straniere legate allo sport ebbe un processo diverso, anche se strettamente legato ad eventi e situazioni causate e collegate al regime fascista.
Tutto lo sport italiano si sviluppò in un'epoca in cui ben poche discipline sportive si svilupparono a livello popolare e proprio perché erano i ceti più ricchi ad introdurre in Italia quelle nuove quali tennis, calcio, rugby che la maggior parte dei termini usati fosse soprattutto di lingua inglese, mentre nella maggior parte delle discipline classiche quali scherma, sciabola e spada erano legate alla lingua francese principale idioma utilizzato negli ambienti internazionali e mitteleuropei.
Tutta la terminologia usata per il calcio anche sui giornali già dai primi anni dieci era al 95% di tipo anglofono. Solo poche parole desuete quali "pelouse" (campo sportivo di tipo erboso), melée (mischia) e "guigne" (sfortuna, non volgare) erano francesi. Il primo tentativo di cambiare qualcosa si vide proprio sulla Gazzetta dello Sport dopo il 1908 quando venne vietato ai giocatori stranieri di prender parte al Campionato Italiano. Sulla rosea apparve un timido "palla al calcio" nei primi mesi del 1909 e fu solo dal luglio dello stesso anno che la vecchia F.I.F. (Federazione Italiana Football) fu sostituita dall'attuale sigla F.I.G.C. dopo che in l'Assemblea Federale non si era raggiunto il quorum deliberativo e si decise di inviare una cartolina postale a tutte le società affiliate chiedendo di approvare una delle proposte fatte in Assemblea.
Alla metà degli anni venti, quando ormai il calcio era dominio anche della classe operaia, ignorante in fatto di lingue straniere, diverse parole erano frequentemente storpiate come ad esempio "match" scritta abitualmente "macht" pur di rendere la stessa pronuncia, ma era ancora la terminologia inglese a farla da padrona. All'arbitro i giocatori gridavano ancora "hands" (per un fallo di mano) e chiedevano l'off-side (fuori gioco). La Gazzetta metteva in edicola già dal 1920 un librettino compilato dall'Avvocato Giuseppe Cavazzana (arbitro e importante dirigente dell'A.I.A.) vero e proprio vangelo per tutti i giocatori, con tutto il regolamento del gioco del calcio, ma soprattutto corredato di prontuario delle parole inglesi e la relativa pronuncia.
Il calcio nostrano era già cambiato, in fatto di ordinamenti voluti dall'alto, quando nel 1930 ci fu la prima e massiccia traduzione dei termini inglesi. Già nel 1930 molte società passarono dal "Football Club" ad "Associazione Calcio" ed il cambiamento era una conseguenza quasi naturale: il "football" era ormai diventato "calcio" per tutti.
A subire il primo cambiamento fu nel 1930 il rugby che, ridotto a sottosezione alle dirette dipendenze della FIGC, venne "tradotto" ufficialmente in giuoco della Volata o anche giuoco della palla ovale.
Al cambio totale e sistematico di tutte le parole inglesi bisogna però attendere il 1935 quando, a seguito delle mire espansionistiche di Benito Mussolini, si arrivò a dichiarare guerra all'Etiopia ottenendo in conseguenza le sanzioni economiche da parte della Società delle Nazioni. Fu per ritorsione alle sanzioni fortemente volute da Francia e Inghilterra che il Regime Fascista ordinò tra il 1935 ed il 1936 a tutte le società sportive di cambiare sia i termini inglesi che quelli francesi, per ritorsione, ottenendo pronta risposta da tutte le federazioni sportive affiliate al C.O.N.I. .
Solo una parola, sport, rimaneva nel nostro vocabolario italianizzata in sportivo. Per rendere l'idea anche l'hockey si dovette adeguare cambiando in ochei o nella più popolare versione di palla-rotelle limitatamente alla sezione hockey su pattini. Anche il basket subì l'italianizzazione diventando palla al cesto o anche pallacanestro.
Ben poche furono le eccezioni, ma su tutte, fu solo il Milan F.C. a rimanere tale fino al 1938 quando già da molto tempo tutte le altre società si erano già adeguate cambiando la propria denominazione.
[modifica] La politica di nazionalizzazione negli altri stati
Questo tipo di politica nazionalista è stato ed è tuttora in uso anche in diversi altri Stati nel corso della storia. È il caso di Francia, Gran Bretagna, Germania e, in tempi più recenti, Giappone e Cina, spesso rivolto non solo nei confronti delle minoranze alloglotte, ma anche delle colonie.
In Francia tuttora l'unica lingua ufficiale è il francese. I termini inglesi che in Italia vengono normalmente usati (computer, internet, router), in Francia hanno una regolare traduzione nella propria lingua (ad es. router=routeur, computer=ordinateur) e – a differenza dell'Italia – questa nazionalizzazione viene accolta favorevolmente dalla popolazione come esempio di patriottismo. A ciò si aggiunga la mancanza di ufficializzazione delle lingue minoritarie, come in Alsazia, in Corsica, in alcune zone del Rossiglione ecc.
[modifica] Deitalianizzazione ad opera di stati esteri
Il processo di deitalianizzazione fu attuato da alcuni stati esteri che avevano sotto la propria sovranità territori totalmente o parzialmente italofoni. Ciò ha riguardato in particolar modo:
- La Corsica ad opera della Francia (l'italiano venne rimpiazzato dal francese nel corso dell'Ottocento).
- Il Nizzardo a partire dal 1860, sempre attuato dalla Francia. Quest'ultima provvide a nazionalizzare tutta la toponomastica dell'ex Contea di Nizza, nella quasi totalità italiana (es: Nizza divenne Nice, Saorgio venne trasformato in Saorge, Breglio divenne Breil-sur-Roya ecc.) e molti cognomi (Del Ponte divenne Dupont, Bianchi si tramutò in Leblanche ecc.). Vi fu anche un esodo di italiani dai territori acquistati.
- I comuni di Briga Marittima e Tenda dopo il 1947. Fino ad allora questi due piccoli comuni erano italiani di lingua e cultura, in pochi anni vennero totalmente francesizzati.
- Venezia Giulia e Dalmazia ad opera dell'impero austroungarico. L'Austria cambiò gradualmente molti cognomi italiani nei paesi mistilingui, che vennero slavizzati. Inoltre favorirono le amministrazioni slave a scapito di quelle italiane e provvidero a far chiudere le scuole italiane e contemporaneamente ad aprire quelle croate. Anche la toponomastica in alcuni casi venne ritoccata: ad esempio Ragusa divenne Duvbronik, Veglia (isola) divenne Krk ecc.
- Venezia Giulia e Dalmazia , slavizzate dalla Jugoslavia. La politica di deitalianizzazione, già attuata dal Regno di Jugoslavia in modo consistente nel periodo tra le due guerre (causò infatti l'esodo dei dalmati italiani), raggiunse l'apice dopo la Seconda guerra mondiale, con il genocidio, le foibe e l'esodo degli italiani. Ovviamente tutta la toponomastica e molti cognomi vennero slavizzati (in alcuni casi vennero coniati nuovi nomi alle città, come ad esempio per Zara che divenne Zadar ecc. e furono slavizzati anche i nomi); tuttora, anche se in alcuni paesi è stato adottato ufficialmente il bilinguismo, la minoranza italiana vive grandi difficoltà nel veder riconosciuti i propri diritti di minoranza.
- Le Isole Maltesi, ad opera degli inglesi fino al riconoscimento dello Stato sovrano di Malta. L'italiano venne soppresso come lingua ufficiale dal governo inglese nel 1934.
Infine la deitalianizzazione in alcuni casi è stato ed è un fenomeno spontaneo, come nel caso di alcune località svizzere dove la componente italiana si è ridotta in virtù del fatto che negli ultimi decenni sono divenute rinomate stazioni sciistiche (vedi Saint Moritz, sempre a maggioranza romancia ma fino a qualche decennio fa con una consistente minoranza italofona) o zone turistiche, con conseguente immigrazione di svizzeri tedeschi.
[modifica] Note
- ^ Paolo Parovel, L'identità cancellata. L'italianizzazione forzata dei cognomi, nomi e toponimi nella "Venezia Giulia" dal 1919 al 1945, con gli elenchi delle province di Trieste, Gorizia, Istria ed i dati dei primi 5.300 decreti, Trieste, Eugenio Parovel Editore, 1985. Dell'argomento tratta anche Boris Pahor, Necropoli, Roma, Fazi Editore, 2008. Alois Lasciac, invece (Erinnerungen aus meiner Beamtencarriere in Österreich in den Jahren 1881-1918, Trieste, Tipografia Editoriale Libraria, 1939), ricorda la precedente situazione di prevaricazione slava sui cognomi italiani.
- ^ Circola ancora una sorta di barzelletta per cui nel 1922 Ettore Tolomei, incaricato di indicare i corrispondenti italiani dei toponimi tedeschi, fu inviato a visitare diverse località altoatesine su un'automobile guidata da un autista locale. Entrando nell'abitato di Sterzing, il gerarca si rivolse all'autista facendo apprezzamenti sulla bella cittadina e chiedendone il nome. L'autista, non avendo capito quanto richiesto da Tolomei, rispose in tedesco: «Wie bitte?» («Come, scusi?»). Così, da queste due parole, Tolomei avrebbe ricavato l'italianizzato Vipiteno per Sterzing. In realtà il toponimo Vipiteno riprende semplicemente il Vipitenum romano.
[modifica] Voci correlate
- Italianizzazioni dei toponimi dei comuni in Valle d'Aosta
- Italianizzazioni dei toponimi dei comuni in Alto Adige
- Italianizzazione dei toponimi dei comuni in Piemonte
- Fascismo
- Opzioni in Alto Adige
- Lingua italiana
- Storia di Trieste
- Istria
- Dalmazia
- Contea di Nizza
- Foibe
- Esodo istriano
- Narodni dom
- TIGR
- Lojze Bratuž
- Norma Cossetto
- Genocidio
- Proporzionale etnica (la politica seguita dopo il fascismo su questo tema)