Italianizzazione (fascismo)
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Italianizzazione è il termine con il quale si definisce il tentativo del governo italiano fascista di portare le minoranze linguistiche, ed in particolar modo quelle di recente annessione (come nel caso dei territori Giuliani e Altoatesini), ad adottare esclusivamente la lingua italiana.
Tale obiettivo venne perseguito attraverso una serie di provvedimenti aventi forza di legge (come l'italianizzazione della toponomastica, dei nomi propri e la chiusura delle scuole bilingue) ed un gran numero di disposizioni alla stampa ed alle case editrici, invitate a non usare termini e nomi stranieri preferendo a questi i corrispondenti italiani o italianizzati.
Questo tipo di politica nazionalista fu in uso anche in diversi altri Stati nel corso della storia (è il caso di Francia, Gran Bretagna e Germania e, in tempi più recenti, Giappone e Cina, spesso rivolto non solo nei confronti delle minoranze alloglotte, ma anche delle colonie). Tuttavia, il caso italiano è piuttosto singolare, in quanto si tratta di una politica esplicita e basata su vere e proprie leggi.
Molti intellettuali accolsero favorevolmente l'iniziativa: sin dall'Umanesimo i linguisti e i letterati della corrente "purista" aborrivano l'eccessiva eterogeneità linguistica del Paese, composta non solo da vere e proprie lingue, ma pure da numerosissimi dialetti.
Tra i molteplici aspetti di questa politica, si ricordano:
- L'italianizzazione di moltissimi cognomi non italiani (ad esempio lo sloveno Vodopivec in Bevilacqua). Solo in provincia di Trieste, ad esempio, furono italianizzati più di 100.000 cognomi di origine slovena e croata[senza fonte].
- L'italianizzazione dei toponimi, fenomeno particolarmente notevole in Alto Adige (es. Sterzing = Vipiteno[1], Ahrntal = Valle Aurina), in Piemonte e Val d’Aosta (es. Salbertrand in Salabertano, Sauze d'Oulx in Salice d’Ulzio, Morgex = Valdinia). Una politica simile era già da tempo adottata: nel 1866 il comune di Muscli era divenuto "Muscoli" sebbene il toponimo originale significasse "muschio" in friulano. Merita un accenno l'esempio di San Dorligo della Valle, detto Dolina anche in Italiano: la traduzione risultò piuttosto infelice, poiché "San Dorligo" è una sorta di ibrido tra il toponimo originale e il patrono Sant'Ulderico. In effetti nel Martirologio Romano non esiste San Dorligo, ma San Ulderico. E' sorprendente come possa ancora sussistere un nome che non significa niente.
- L'italianizzazione di termini ormai di uso comune con equivalenti, ad esempio "Mescita" in luogo di Bar, "Acquavite" in luogo di Brandy o di Whisky.
Il processo prevedette inoltre la censura o la chiusura di giornali in lingua diversa da quella italiana e l'incentivazione al trasferimento di italofoni nelle zone a maggioranza linguistica straniera (si veda il caso di Bolzano, oggi comune dell’Alto Adige a maggioranza linguistica italiana). Si aggiunse la chiusura delle banche e degli istituti di credito locali e l'abolizione di eventuali seconde lingue ufficiali.
Numerosi intellettuali appoggiarono la politica di italianizzazione: tra questi Gabriele D'Annunzio, il quale propose ad esempio il termine Arzente per indicare il distillato di vinacce e, in generale, qualsiasi liquore ad alta gradazione alcoolica. Arzente, nelle intenzioni di D’Annunzio, avrebbe dovuto essere un participio aggettivato derivante da Arzillo a indicare lo stato di euforia indotto dall’ebbrezza.
Inoltre, l'italianizzazione venne giustificata dal punto di vista ideologico da molti (tra cui anche Giovanni Gentile) come il recupero linguistico di terre che erano state, secondo queste teorie scioviniste, in precedenza forzatamente "deitalianizzate", o almeno "delatinizzate", in seguito a politiche di assimilazione linguistica praticate da stati stranieri e analoghe all'italianizzazione fascista. Ad esempio, l'Alto Adige era stato soggetto ad una vera e propria secolare colonizzazione (sin dal XIII secolo) da parte di tedeschi provenienti dai territori asburgici, i quali si erano progressivamente imposti sull'originaria popolazione ladina, che aveva finito per essere in gran parte assimilata dagli abitanti di lingua tedesca trapiantatisi a sud del Brennero. Ancora nel secolo XV a Bolzano si parlava il ladino, secondo fonti religiose. Lo stesso avvenne nella Venezia Giulia e nella Dalmazia, dove il processo di migrazione degli Slavi era cominciato ai tempi della prima migrazione slava del VII secolo, molto prima di quello tedesco (tuttavia la lingua neolatina del dalmatico si mantenne sino a periodi relativamente recenti).
Dopo la caduta del fascismo, a partire dai primissimi anni del dopoguerra, la toponomastica originale venne ripristinata, oppure in molti casi venne adottato il bilinguismo con pari dignità dell’italiano e della seconda lingua ufficiale nell’indicazione dei toponimi. Se il processo di italianizzazione, e il ritorno ai propri usi e costumi non ebbe molti strascichi in una zona storicamente identificatesi con l’Italia come il Piemonte, nella provincia di Bolzano, dove la lingua tedesca è stata sempre sentita come forte collante identitario e culturale e l'estremismo politico è più forte, vi furono - e, per certi aspetti, vi sono ancora - forti contrasti tra la popolazione di lingua tedesca e quella di lingua italiana. Questo perché, a differenza ad es. del Piemonte, dove le varie culture hanno avuto il necessario tempo per fondersi e convivere pacificamente, nella provincia di Bolzano il processo migratorio favorito dal fascismo assunse i caratteri di una vera e propria colonizzazione (come presunta risposta alla precedente colonizzazione germanica subita dalle popolazioni ladine originarie dell'Alto Adige). Cosa questa che ha reso molto difficile, anche in seguito, lo sviluppo di un pacifico dialogo tra i due gruppi culturali e l’attestarsi reciproco su posizioni, anche politiche, estreme.
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[modifica] Le lingue straniere e lo sport
L'italianizzazione delle parole straniere legate allo sport ebbe un processo diverso, anche se strettamente legato ad eventi e situazioni causate e collegate al regime fascista.
Tutto lo sport italiano si sviluppò in un'epoca in cui ben poche discipline sportive si svilupparono a livello popolare e proprio perché erano i ceti più ricchi ad introdurre in Italia quelle nuove quali tennis, calcio, rugby che la maggior parte dei termini usati fosse soprattutto di lingua inglese, mentre nella maggior parte delle discipline classiche quali scherma, sciabola e spada erano legate alla lingua francese principale idioma utilizzato negli ambienti internazionali e mitteleuropei.
Tutta la terminologia usata per il calcio anche sui giornali già dai primi anni '10 era al 95% di tipo anglofono. Solo poche parole desuete quali "pelouse" (campo sportivo di tipo erboso), melée (mischia) e "guigne" (sfortuna, non volgare) erano francesi. Il primo tentativo di cambiare qualcosa si vide proprio sulla Gazzetta dello Sport dopo il 1908 quando venne vietato ai giocatori stranieri di prender parte al Campionato Italiano. Sulla rosea apparve un timido "palla al calcio" nei primi mesi del 1909 e fu solo dal Luglio dello stesso anno che la vecchia F.I.F. (Federazione Italiana Football) fu sostituita dall'attuale sigla F.I.G.C. dopo che in l'Assemblea Federale non si era raggiunto il quorum deliberativo e si decise di inviare una cartolina postale a tutte le società affiliate chiedendo di approvare una delle proposte fatte in Assemblea.
Alla metà degli anni '20, quando ormai il calcio era dominio anche della classe operaia, ignorante in fatto di lingue straniere, diverse parole erano frequentemente storpiate come ad esempio "match" scritta abitualmente "macht" pur di rendere la stessa pronuncia, ma era ancora la terminologia inglese a farla da padrona. All'arbitro i giocatori gridavano ancora "hands" (per un fallo di mano) e chiedevano l'off-side (fuori gioco). La Gazzetta metteva in edicola già dal 1920 un librettino compilato dall'Avvocato Giuseppe Cavazzana (arbitro e importante dirigente dell'A.I.A.) vero e proprio vangelo per tutti i giocatori, con tutto il regolamento del gioco del calcio, ma soprattutto corredato di prontuario delle parole inglesi e la relativa pronuncia.
Il calcio nostrano era già cambiato, in fatto di ordinamenti voluti dall'alto, quando nel 1930 ci fu la prima e massiccia "traduzione" dei termini inglesi. Già nel 1930 molte società, ormai asservite al nuovo regime, passarono dal "Football Club" ad "Associazione Calcio" ed il cambiamento era una conseguenza quasi naturale: il "football" era ormai diventato "calcio" per tutti.
A subire il primo "forzato" cambiamento fu nel 1930 il rugby che, ridotto a sottosezione alle dirette dipendenze della FIGC, venne "tradotto" ufficialmente in giuoco della Volata o anche giuoco della palla ovale.
Al cambio totale e sistematico di tutte le parole inglesi bisogna però attendere il 1935 quando, a seguito delle mire espansionistiche di Benito Mussolini, si arrivò a dichiarare guerra all'Etiopia ottenendo in conseguenza le sanzioni economiche da parte della Società delle Nazioni. Fu per ritorsione alle sanzioni fortemente volute da Francia e Inghilterra che il Regime Fascista ordinò tra il 1935 ed il 1936 a tutte le società sportive di cambiare sia i termini inglesi che quelli francesi, per ritorsione, ottenendo pronta risposta da tutte le federazioni sportive affiliate al C.O.N.I. .
Solo una parola, sport, rimaneva nel nostro vocabolario italianizzata in sportivo. Per rendere l'idea anche l'hockey si dovette adeguare cambiando in ochei o nella più popolare versione di palla-rotelle limitatamente alla sezione hockey su pattini. Anche il "basket" subì l'italianizzazione diventando palla al cesto o anche pallacanestro.
Ben poche furono le eccezioni, ma su tutte, fu solo il Milan F.C. a rimanere tale fino al 1938 quando già da un pezzo tutte le altre società si erano già adeguate cambiando la propria denominazione.
[modifica] Note
- ^ Si dice che prima del 1922 Tolomei nella sua opera di indicare i corrispondenti italiani dei toponimi tedeschi fu inviato a visitare diverse località altoatesine su una automobile guidata da un autista locale. Entrando nell'abitato di Sterzing il gerarca si rivolse all'autista facendo apprezzamenti sulla bella cittadina e chiedendone il nome. L'autista non avendo capito quanto richiesto da Tolomei rispose in tedesco: Wie bitte ? (come, scusi ?) e da queste due parole Tolomei avrebbe affibbiato un italianizzato Vipiteno a Sterzing. Questa è sicuramente una leggenda priva di fondamento, dal momento che il toponimo Vipiteno risale all'epoca romana.
- ^ «Si ammazza troppo poco». I crimini di guerra italiani 1940-1943 Oliva Gianni
- ^ http://capoverde.altervista.org/archivio/razzismo/foibe.htm
[modifica] Voci correlate
- Italianizzazioni dei toponimi dei comuni in Valle d'Aosta
- Italianizzazioni dei toponimi dei comuni in Alto Adige
- Fascismo
- Opzioni in Alto Adige
- Lingua italiana
- Storia di Trieste
- Venezia Giulia
- Narodni dom
- TIGR
- Lojze Bratuž
- Xenofobia
- Proporzionale etnica (la politica seguita dopo il fascismo su questo tema)
[modifica] Collegamenti esterni
- Lo storico triestino Elio Apih parla della "snazionalizzazione"
- Rapporto della commissione italo-slovena sui rapporti tra sloveni e italiani
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