Spalato

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Spalato
città
(HR) Split
Spalato – Stemma Spalato – Bandiera
Spalato – Veduta
Dati amministrativi
Stato Croazia Croazia
Regione Split-Dalmatia County coat of arms.png Spalatino-dalmata
Sindaco Ivo Baldasar (SDP) dal 07/06/2013
Territorio
Coordinate 43°30′N 16°26′E / 43.5°N 16.433333°E43.5; 16.433333 (Spalato)Coordinate: 43°30′N 16°26′E / 43.5°N 16.433333°E43.5; 16.433333 (Spalato)
Altitudine 1 - 178 m s.l.m.
Superficie 79,00 km²
Abitanti 178 192 (31-03-2011, Censimento 2011)
Densità 2 255,59 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 21000
Prefisso 021
Fuso orario UTC+1
Targa ST
Nome abitanti spalatini
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Croazia
Spalato
Sito istituzionale

Spalato (in croato Split, in dalmatico Spalatro, in greco antico Ασπάλαθος Aspálathos), è una città della Croazia, capoluogo della regione spalatino-dalmata, principale centro della Dalmazia e, con i suoi 178.192 abitanti (2011), seconda città del Paese. Spalato è anche sede universitaria e arcivescovile.

Il nome della città deriva dalla ginestra spinosa, arbusto molto comune nella regione, che in greco antico era denominato Aspálathos (Aσπάλαθος). Sotto l'impero romano la città si chiamò "Spalatum" e nel medio evo "Spalatro" in lingua dalmatica. In lingua slava viene denominata "Split" mentre in italiano "Spalato". Nei primi anni del 19° secolo il nome divenne "Spljet" per poi tornare di nuovo alla forma "Split".

La popolazione[modifica | modifica sorgente]

La città fece parte della Repubblica di Venezia dal 1420 al 1797. Entrata a far parte dell'Impero austriaco nel 1797, già dal 1848 crebbe la diffidenza austriaca verso la componente italiana della popolazione di Spalato, che costituiva un pericolo per l'integrità dell'Impero.

Fu per questo motivo che il governo austriaco favorì, soprattutto dopo l'incorporazione del Lombardo-Veneto all'Italia (1859-1866), il formarsi di una coscienza nazionale croata, allo scopo di contrastare l'irredentismo italiano. Vennero così aperte scuole in lingua croata e contemporaneamente si verificò una sistematica chiusura delle scuole italiane. In Dalmazia fu inoltre in tutti i modi favorito l'affermarsi dei partiti croati, e così in questa regione nel giro di pochi decenni la consistenza numerica degli italiani crollò. Nel censimento austriaco del 1890, primo a contare l'appartenenza linguistica, la popolazione della lingua d'uso (Umgangssprache) italiana era crollata all'8,6% (1.971 su 22.752 totale) e nel 1910 al 7,6% (2.087 su 27.492)[1], mentre ora è quasi sparita.

Attualmente, dei 188.694 abitanti 95,15% sono croati mentre i restanti 4,85% appartengono ad altre nazionalità (bosniaci, montenegrini, sloveni, serbi ed italiani).

Inoltre l'88,37% dei cittadini sono cattolici, il 5,26% agnostici, il 3,78 % non dichiarano la loro religione, il 2,12% ortodossi e lo 0,46% appartengono ad altre religioni.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Da quanto è risultato dalle ricerche archeologiche la storia di Spalato inizia come Colonia Siracusana, fondata durante il regno di Dionisio il vecchio (395 a.C.) con il nome di Aspálathos.[senza fonte] Divenne in seguito città romana, sviluppatasi intorno allo sfarzoso palazzo dell'imperatore Diocleziano, fatto costruire nel 295-304 d.C.

Nei secoli successivi, gli abitanti della vicina Salona, già porto illirico e in seguito popolosa città romana, per sfuggire alle incursioni degli Avari e degli Slavi, si rifugiarono fra le sue mura: secondo alcuni il nome romano della nuova città-palazzo "Spalatum" deriva proprio dal latino Salonae Palatium. In alcune carte medievali la città, ove allora i Dalmati neolatini parlavano lo scomparso "dalmatico" è anche chiamata Spalatro.

Successivamente si susseguirono vari domini: l'Impero Bizantino, nel quale la città riuscì man mano a ritagliarsi una certa autonomia, quindi il Regno Croato, del quale era formalmente la capitale. Successivamente fu nel Regno Magiaro-Croato, nel contesto del quale la città mantenne la sua autonomia comunale, ebbe pochi anni d'indipendenza, quindi fece parte per quasi quattro secoli dei domini della Repubblica di Venezia, lasciando in eredità numerose vestigia; dal crollo della Serenissima nel 1797 si susseguirono le dominazioni dell'Impero di Francia, e dell'Impero Asburgico. L'Impero ottomano invece mai riuscì a conquistarla.

L'influenza italiana (latina, dalmatoromanza, veneta) persiste nei secoli grazie agli scambi commerciali; forte è l'influsso del mondo veneziano, che comporterà il graduale passaggio dalla lingua dalmatica romanza, derivata direttamente dal latino, al veneto, divenuto una vera e propria lingua franca nel Mar Mediterraneo orientale, accanto ad un costante accrescimento della componente croata della popolazione (i nomi croati apparvero già nel secolo X[2]). La comunità italiana conobbe anche apporti immigratori dalla penisola e quella croata dall'entroterra. Nei secoli XV-XVI Spalato fu centro della nascente letteratura croata con Marco Marulo o Marco Marulich. Fino al periodo austriaco la situazione linguistica di Spalato, così come di molte altre città dalmate, fu assai complessa, dividendosi per nazionalità e per classi sociali. Lingua ufficiale e della cultura rimase l'italiano, utilizzato dall'aristocrazia e dalla più ricca ed influente borghesia, mentre la piccola borghesia e gli artigiani si esprimevano prevalentemente in lingua veneta, che come testimonio il Bartoli era la lingua d'uso prevalente nell'area urbana. La popolazione croata era invece sostanzialmente bilingue, utilizzando il croato - nella variante ciakava ikava, fortemente venetizzato per oltre la metà del lessico - nell'ambito familiare e del piccolo commercio, e il veneto (o l'italiano, a seconda del grado di istruzione) come lingua franca di comunicazione. Come testimoniò l'ultimo podestà italiano di Spalato - Antonio Bajamonti - l'italiano era capito da tutta la popolazione della città.

Spalato nel 1912, dove si notano i quartieri con nomi italiani: Borgo Grande, Borgo Pozzobon, Borgo Luca, Botticelle

Nella seconda metà dell'Ottocento il forte sentimento di appartenenza nazionale che invase tutta l'Europa giunse anche a Spalato; vennero fondati giornali, circoli e movimenti irredentisti italiani e, in misura minore, croati. A partire dal 1882, dopo la sconfitta elettorale della Giunta retta dal Partito Autonomista dell'italiano Antonio Bajamonti, a causa delle forte pressioni austrocroate, Spalato venne governata da partiti filocroati - detti puntari - che avevano raggiunto ormai la maggioranza, relegando i partiti filoitaliani - detti tolomaši - a una minoranza, che vide diminuire progressivamente la propria influenza in città. La progressiva presa di coscienza dell'identità croata e il crescente afflusso di croati dalle zone circostanti fece regredire gradualmente anche l'uso dell'italiano, che pur conservò notevole prestigio per tutto il periodo austriaco ed ebbe un certo suo rilievo fino alla fine della seconda guerra mondiale.Pure i censimenti furono ampiamente manipolati, tanto che tra il 1880 ed il 1890, la comunità italiana riportatavi si riduce di oltre il 90%.Passando da essere poco meno della metà della popolazione della città di Spalato a essere una piccola minoranza.

Con la dissoluzione dell'Impero asburgico in seguito alla prima guerra mondiale, Spalato - nonostante la lotta di una parte della popolazione che ne voleva l'incorporazione nel Regno d'Italia (raccolta di 8.000 firme su una popolazione di 17.000 abitanti complessivi) - fu assegnata al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, che nel 1929 divenne Regno di Jugoslavia. Ciò comportò l'esodo di una parte della popolazione italiana. Le istituzioni scolastiche italiane vennero ulteriormente ridotte, ma la comunità italiana residua riuscì a sopravvivere. Nel censimento austriaco del 1910 a Spalato vi erano 2.082 italiani (cioè il 7,6% della popolazione totale di 27.492 abitanti), ma nel 1941 (quando l'Italia annesse Spalato) ve ne restavano meno di un migliaio su un totale di quasi 40.000.

Spalato italiana (1941-1943)[modifica | modifica sorgente]

A seguito della campagna militare italiana di Jugoslavia ed ai Patti di Roma del 18 maggio 1941 conclusi col neonato Stato Indipendente di Croazia sorto dal disfacimento della Jugoslavia, il Regno d'Italia comprese sotto la propria sovranità sia i territori del Patto di Londra del 1915, sia Spalato e Cattaro erette a nuove province italiane che, con quella di Zara, costituirono il Governatorato della Dalmazia.

Spalato italiana in una mappa del Governatorato della Dalmazia (1941-1943). Il verde scuro indica le aree appartenenti al Regno d'Italia, l'area rossa indica lo Stato Indipendente di Croazia di Pavelić

La situazione etnica nel Governatorato era la seguente: nel 1941 a Zara (passata dai 18.623 abitanti nel 1921 ai 25.302 nel 1936)[3], vi erano 20.000 italiani e 2.000 croati[3].[dato in contrasto con paragrafo precedente e affermazione seguente. Controllare.] Nel resto della Dalmazia, secondo i censimenti jugoslavi, vi erano oltre 4 000 italiani, con i nuclei più consistenti a Spalato (circa 3000), Ragusa, Sebenico, Curzola e Cattaro.

I croati di Spalato furono sostanzialmente favorevoli al movimento partigiano di Josip Broz Tito.

Con il 25 luglio 1943 sfollò il personale del Governatorato della Dalmazia e delle organizzazioni politiche, giunto dalla Penisola nel 1941.

Il 10 settembre, mentre Zara veniva presidiata dai tedeschi, a Spalato entravano i partigiani. Vi rimasero sino al 26 settembre, sostenendo una battaglia difensiva per impedire la presa della città da parte dei tedeschi. La Divisione italiana Bergamo, di stanza proprio a Spalato e precedentemente impegnata per anni proprio nella lotta antipartigiana, in quel frangente appoggiò in massima parte i partigiani e combatté in condizioni psicologiche e materiali difficilissime contro le truppe germaniche, fra le quali la famigerata Divisione della Waffen SS Prinz Eugen. Mentre si svolgevano quei 16 giorni di lotta, fra Spalato e Traù i partigiani passarono per le armi 134 italiani, compresi agenti di pubblica sicurezza, carabinieri, guardie carcerarie ed alcuni civili. Spezzata la resistenza dei partigiani e della Bergamo, i tedeschi sottoposero il corpo ufficiali della Divisione ad una decimazione sotto l'accusa di alto tradimento. Dopo un procedimento sommario, tre generali e quarantotto ufficiali italiani vennero trasportati nella vicina località di Treglia (in croato Trilj) e fucilati. I loro corpi vennero recuperati in seguito, ed oggi riposano nella cripta del Tempio Votivo del Lido di Venezia.

Spalato passò quindi sotto il controllo degli Ustascia. Durante questo periodo vennero sistematicamente distrutti tutti i simboli che in qualche modo collegassero Spalato all'Italia, compresi parecchi "Leoni di San Marco" del periodo veneziano.

Al termine della guerra la comunità italiana si dissolse con un triste e drammatico esodo verso l'Italia. Attualmente si contano in città circa una novantina di italiani, riuniti nella Comunità Italiana di Spalato.

Spalato nella Croazia jugoslava (1945-1991)[modifica | modifica sorgente]

Nel dopoguerra Spalato fu assegnata alla Jugoslavia ossia alla Repubblica Socialista di Croazia nel periodo 1944-1991. Dalla dissoluzione jugoslava del giugno 1991 fa parte della Croazia indipendente.

Spalato nella Croazia indipendente (dal 1991)[modifica | modifica sorgente]

Attualmente Spalato fa parte della Croazia indipendente, avendo subito danni nella guerra degli anni novanta. Negli ultimi anni la città sta godendo di un periodo di notevole espansione economica, legato anche al prossimo ingresso della Croazia nella Unione Europea.

In città, nonostante tutte le vicende storiche, è sopravvissuta una piccolissima ma radicata minoranza autoctona italiana che dai primi anni novanta, subito dopo la dissoluzione della Jugoslavia e le guerre Jugoslave, si è costituita ufficialmente in Comunità degli Italiani. Spalato è inoltre sede di un Consolato Italiano molto attivo nella tutela e valorizzazione della cultura e del patrimonio latini, veneti e italiani del territorio. È stata aperta pure una sede della Società Dante Alighieri, anch'essa molto attiva in ambito culturale.

Attrazioni[modifica | modifica sorgente]

Il campanile della cattedrale è il simbolo principale della città
Il centro storico di Spalato

Spalato è famosa soprattutto per il Palazzo di Diocleziano, la porta Aurea e la cattedrale con il suo celebre campanile. È inoltre sede arcivescovile. Nelle vicinanze sono notevoli le rovine romane di Salona e gli scavi archeologici andrebbero ampliati, ma il paesaggio circostante è stato occupato, nel secolo scorso, da una vasta zona industriale. Sono comunque in studio piani di recupero e tutela. Subito ad Ovest si trovano le storiche località turistiche dei Sette Castelli e lo specchio di mare che da essi prende nome: la Baia dei Castelli, che la Penisola di Spalato insieme all'Isola di Bua separano dal Mar Adriatico.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Lo stadio Poljud, terreno di casa della squadra dell'Hajduk Spalato, dal design innovativo, fu costruito negli anni del regime socialista in occasione dei giochi del Mediterraneo del 1979

Hanno vinto le medaglie d'oro olimpioniche gli spalatini Duje Bonačić, Velimir Valenta, Mate Trojanović, Velimir Valenta (Helsinki 1952), Andrija Anković, Ante Žanetić, Zvonko Bego (Roma 1960), Đurđica Bjedov, Ivo Trumbić (Città del Messico 1968), Mate Parlov (Monaco 1972), Duje Krstulović (Mosca 1980), Milivoj Bebić (Los Angeles 1984), Ratko Rudić, Deni Lušić (Los Angeles 1984 e Seul 1988), Renco Posinković, Mislav Bezmalinović (Seoul 1988). Sono nati in questa città i campioni mondiali Mate Parlov (pugilato WBC 1978) e Blanka Vlašić (salto in alto 2007 e 2009, più un argento olimpico nel 2008), i tennisti Nikola Pilić, Goran Ivanišević e Mario Ančić, nonché i cestisti Toni Kukoč e Dino Rađa. La società sportiva più famosa è la squadra di calcio dell'Hajduk oltre ad una nutrita schiera di società di pallacanestro, pallanuoto, pallamano, tennis, arti marziali, nuoto, bocce, rugby, baseball, softball.

Da Spalato vengono tanti vincitori delle varie coppe europee: nella pallacanestro maschile - KK Split (sotto il nome Jugoplastika e POP 84), nella pallanuoto - VK POŠK, VK Jadran, VK Mornar, nella pallamano femminile - RK Nada (sotto il nome Dalma), nel rugby - RK Nada.

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'industria moderna in Dalmazia comincia nel 1860 con la Primo cementificio dalmata Gilardi e Bettiza. La città di Spalato è stata sede in passato di grandi industrie nel settore delle costruzioni navali, della chimica, della carta e dell'abbigliamento. Dopo il collegamento, avvenuto nel 2005, di Spalato con il resto della rete autostradale croata i collegamenti esterni della città sono stati ulteriormente facilitati e sono completati dalla presenza di un porto con collegamenti tramite traghetto sia con le isole dalmate che con le altre principali città costiere croate e con alcune città italiane come Ancona e Pescara. La compagnia di navigazione più importante su queste rotte è la Jadrolinija.

I collegamenti aerei sono garantiti dalla presenza in città del terzo aeroporto croato per importanza.

Suddivisione[modifica | modifica sorgente]

Il territorio cittadino di Spalato è suddiviso nelle 8 frazioni (naselja) di Donje Sitno, Gornje Sitno, Sasso[4] (Kamen), Slatine, Spalato (Split), Srignine[5] (Srinjine), Strobez[6](Stobreč) e Xernovnizza[7] (Žrnovnica)[8].

A sua volta, la frazione di Spalato è suddivisa nelle seguenti 28 circoscrizioni o quartieri (gradski kotari)[9]:

Persone legate a Spalato[modifica | modifica sorgente]

  • La famiglia di Sylva Koscina proviene da Spalato e da Traù
  • Il celebre poeta Ugo Foscolo, nato a Zacinto, visse la sua giovinezza e compì i primi studi presso il seminario arcivescovile della città dalmata

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Spalato è gemellata con:

[senza fonte]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Guerrino Perselli. I Censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936. Unione Italiana - Fiume & Università Popolare di Trieste. Trieste - Rovigno, 1993, p. 467
  2. ^ Grga Novak. Povijest Splita. Split, 1957
  3. ^ a b Guerrino Perselli. I Censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936. Unione Italiana - Fiume & Università Popolare di Trieste. Trieste - Rovigno, 1993, p. 451
  4. ^ Sasso in: Comune SASSO e STROBEZ, Dalmazia Circolo di Spalato, 1831 - Catasto austriaco franceschino. Archivio di Stato di Spalato
  5. ^ Comune SRIGNINE, Dalmazia Circolo di Spalato, 1832 - Catasto austriaco franceschino. Archivio di Stato di Spalato
  6. ^ Strobez in: Comune SASSO e STROBEZ, Dalmazia Circolo di Spalato, 1831 - Catasto austriaco franceschino. Archivio di Stato di Spalato
  7. ^ Xernovnizza in: Comune XERNOVNIZZA, Dalmazia Circolo di Spalato, 1832 - Catasto austriaco franceschino. Archivio di Stato di Spalato
  8. ^ Frazioni della Regione spalatino-dalmata
  9. ^ GIS Grada Splita Gradski kotari (PDF)
  10. ^ a b c d Spalato, Borgo Grande, Borgo Luzaz, Borgo Manus, Grippi in: Comune SPALATO, Dalmazia Circolo di Spalato, 1831 - Catasto austriaco franceschino. Archivio di Stato di Spalato
  11. ^ a b Lovretti, Paludi, Spinuti in: Comune SPALATO, Dalmazia Circolo di Spalato, 1831 - Catasto austriaco franceschino. Archivio di Stato di Spalato

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dario Alberi, Dalmazia - Storia, arte e cultura, edizioni LINT Trieste, ISBN 978-88-8190-244-6
  • Guerrino Perselli, I Censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936. Unione Italiana - Fiume & Università Popolare di Trieste. Trieste - Rovigno, 1993, ISSN 0353-3271
  • Giulio Vignoli, Gli Italiani dimenticati. Minoranze italiane in Europa, Giuffrè editore, Milano, 2000, cap. V (sulla tuttora persistente minoranza italiana a Spalato)
  • Luigi Tomaz, Il confine d'Italia in Istria e Dalmazia. Duemila anni di storia, Presentazione di Arnaldo Mauri, Think ADV, Conselve 2007.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]