Tenin

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Tenin
città
(HR) Knin
Tenin – Veduta
Localizzazione
Stato Croazia Croazia
Regione Šibenik County coat of arms.png Sebenico e Tenin
Amministrazione
Sindaco Josipa Rimac
Territorio
Coordinate 44°02′N 16°11′E / 44.033333°N 16.183333°E44.033333; 16.183333 (Tenin)Coordinate: 44°02′N 16°11′E / 44.033333°N 16.183333°E44.033333; 16.183333 (Tenin)
Altitudine 220 m s.l.m.
Superficie 355 km²
Abitanti 15 388 (31-03-2011, Censimento 2011)
Densità 43,35 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 22300
Prefisso 022
Fuso orario UTC+1
Targa ŠI
Cartografia
Mappa di localizzazione: Croazia
Tenin
Sito istituzionale

Tenin[1][2] (in croato Knin) è una città della Croazia di 15.388 abitanti sul corso del fiume Cherca.

La città si trova nella Dalmazia del nord, nella Regione di Sebenico e Tenin a circa 100 km da Spalato.

Il patrono della città è Sant'Antonio.[senza fonte]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La fortezza di Tenin

Dal 1074 al 1088 fu la sede del regno del re croato Zvonimir e della diocesi di Tenin.

Tenin fu veneziana per 109 anni: conquistata ai turchi nel 1688 durante il dogado di Francesco Morosini detto Il peloponnesiaco (cosiddetto Acquisto Nuovo), cadde con tutta la Repubblica nel 1797. Durante il periodo veneziano vi si insediarono alcune famiglie venete per amministrare la città e la regione circostante. A Tenin, ancora nel 1869 140 capifamiglia su 195 chiedevano per i propri figli scuole in lingua italiana: l'italiano era la lingua di amministrazione, e si riteneva che fosse ancora la lingua della cultura e del commercio, secondo una tradizione che in Dalmazia durava da più secoli.

Nell'Ottocento Tenin fu una della città dalmate che conservò più a lungo un podestà italiano (pur essendo rappresentante del Partito croato Narodna stranka): Lovro/Lorenzo Monti difese fino al 1878 la piccola comunità locale di Dalmati Italiani ed il loro diritto ad avere scuole in lingua italiana. Al termine della Prima guerra mondiale, Tenin fece parte del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, poi divenuto Regno di Jugoslavia.

Successivamente al crollo della Jugoslavia nel corso della Seconda guerra mondiale, il sindaco di Tenin Niko Novakovič, unitamente all'avvocato di Obbrovazzo Boško Desnica fecero pervenire alle autorità italiane una petizione firmata da oltre 100.000 cittadini serbi, nella quale si richiedeva l'annessione della Dalmazia interna al Regno d'Italia, preferendola di gran lunga al paventato inserimento in un nuovo stato nazionale croato: ma la sorte della città era già stata definita nei colloqui fra Mussolini e Pavelić del 7 maggio a Monfalcone: Tenin fece quindi parte dello Stato Indipendente di Croazia, pur essendo all'interno della cosiddetta zona di demilitarizzazione, nella quale il governo di Zagabria non poteva attrezzare apprestamenti militari. Mussolini propose nell'estate 1942 di inglobarla nel Governatorato della Dalmazia, assieme alla zona costiera della Croazia di Pavelic, ma dovette desistere. In quegli stessi anni, ma soprattutto successivamente al crollo dell'Italia, la zona di Tenin divenne teatro di massacri di civili croati da parte dei cetnici di Momčilo Đuić e di civili serbi da parte degli Ustascia croati.

Nella nuova Jugoslavia socialista, Tenin fu capoluogo di una zona della Croazia abitata in prevalenza da serbi, e nel periodo in cui le Repubbliche della Jugoslavia stessa iniziarono il proprio processo di indipendenza dichiarò la propria volontà di secedere dalla Croazia, divenendo capitale dell'autoproclamata Regione Autonoma Serba della Krajina (SAO Krajina) fra la fine del 1990 e la fine del 1991, poi inglobata nella Repubblica Serba di Krajina, che durò fino al 4 agosto 1995.

In tali frangenti la minoranza locale croata venne perseguitata e costretta in gran parte alla fuga, anche a conseguenza del ricordo dei massacri di serbi avvenuti nella seconda guerra mondiale.

Dalle zone controllate dalla Repubblica Serba di Krajina le forze paramilitari serbe - appoggiate da reparti dell'Armata Popolare Jugoslava e paramilitari serbi dalla Serbia e dalla Bosnia ed Erzegovina - lanciarono i propri attacchi alle città della costa dalmata.

In seguito all'operazione Tempesta (in croato Oluja) del 1995, i croati hanno ripreso possesso della città. Si rividero in senso opposto le scene di pulizia etnica, con la maggioranza serba della popolazione di Tenin costretta alla fuga.

Attualmente a Tenin la maggioranza della popolazione è croata, mentre non è stata ancora adeguatamente risolta la problematica del ritorno dei profughi serbi.[senza fonte]

Società[modifica | modifica sorgente]

La popolazione[modifica | modifica sorgente]

Secondo il censimento del 2001 nel paese di Tenin abitano 15.190 abitanti, di cui il 77% sono croati; gli altri 23% appartengono a minoranze, sebbene fino alla fine degli anni Novanta la grande maggioranza della popolazione fosse costituita da serbi.

Demografia[modifica | modifica sorgente]

Il dipartimento di geografia dell'Università di Zara ha pubblicato i seguenti dati relativi alla popolazione della città di Tenin [5]

Anno Totale Serbi Croati Italiani Altri
1880 n.d. 82,1% 15,1% 2,6% 0,2%
1890 n.d. 84,3% 14,4% 1,0% 0,3%
1900 n.d. 83,4% 14,3% 0.2% 2,1%
1910 n.d. 84,2% 14,4% 0,1% 1,4%
1948 2.242 84,7% 14,6% ----- 0,7%
1953 3.543 84,1% 14,5% ----- 1,5%
1961 5.116 82,1% 15,3% ----- 2,6%
1971 7.300 80,7% 15,2% ----- 4,1%
1981 10.933 72,8% 11,3% ----- 15,9%
1991 12.331 85,5% 10,3% ----- 4,2%
2001 11.128 20,8% 76,5% 0,01% 2,7%

Nota: n.d. = dati non disponibili. Nel 1981 il grande aumento degli "altri" è dovuto all'impennata delle dichiarazioni di nazionalità "Jugoslava", frutto della pluridecennale campagna di creazione di un'uniformità etnica fra le varie componenti della Repubblica Federativa. Si noti la sostanziale scomparsa degli italiani: secondo l'ultimo censimento, due abitanti di Tenin si dichiarano di nazionalità e di madrelingua italiana

Gli italiani a Tenin[modifica | modifica sorgente]

{{cn|Centro a maggioranza serba, Tenin aveva sempre ospitato una classe dirigente italiana, discendente di quegli impiegati, medici, notai, militari che nel 1700 la Serenissima aveva qui installato all’inizio per dirigere l’insediamento dei coloni serbi in fuga dai Turchi. Persone di detta comunità, native della città, il Conte Antonio Dudan, ingegnere, Presidente di Sezione Consiglio Superiore Ministero dei Lavori Pubblici e Giuseppe Canzia, ufficiale dei bersaglieri, pluridecorato e conosciuto sportivo giocatore di calcio nella AC Dalmazia a Zara (Fonte: Edit-La Voce del Popolo del 10.1.2009 e 14.2.2009) negli anni 1930/1940. Peraltro, questa piccola comunità espresse, nel 1861, uno dei più accesi fautori della Croazia, l’avvocato Lovro Monti (al secolo Lorenzo Monti).

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

La città di Tenin è suddivisa in 13 frazioni (naselja)[3]:

  • Covacich[4] (Kovačić)
  • Gliubaz[4] (Ljubač)
  • Golubić
  • Kninscopoglie[4] (Kninsko Polje)
  • Očestovo
  • Plavno
  • Podcogne[5] (Potkonje)
  • Polazza[6] (Polača)
  • Radiglievaz[5] (Radljevac)
  • Stermizza[5] (Strmica)
  • Tenin (Knin), sede comunale
  • Verpoglie[7] (Vrpolje)
  • Žagrović

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cfr. in Alberto Becherelli, Italia e Stato Indipendente Croato (1941-1943). Nuova Cultura, 2012.
  2. ^ Cfr. in Gianni Oliva Esuli. Dalle foibe ai campi profughi: la tragedia degli italiani di Istria, Fiume, Dalmazia. Milano, Mondadori, 2011.
  3. ^ Frazioni della Regione di Sebenico e Tenin
  4. ^ a b c [1]
  5. ^ a b c [2]
  6. ^ [3]
  7. ^ [4]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]