Mostar

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Mostar
comune
Mostar – Stemma Mostar – Bandiera
Mostar – Veduta
Localizzazione
Stato Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina
Entità Flag of the Federation of Bosnia and Herzegovina (1996-2007).svg Federazione di Bosnia ed Erzegovina
Cantone o regione Erzegovina-Narenta
Amministrazione
Sindaco Ljubo Bešlić (UDZ) (UDZ)
Data di istituzione 1452
Territorio
Coordinate 43°20′N 17°48′E / 43.333333°N 17.8°E43.333333; 17.8 (Mostar)Coordinate: 43°20′N 17°48′E / 43.333333°N 17.8°E43.333333; 17.8 (Mostar)
Altitudine 60 m m s.l.m.
Superficie 1 005,73[1] km²
Abitanti 113 169 (2013)
Densità 112,52 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 88000
Prefisso 036
Fuso orario UTC+1
Codice FZS 11410
Cartografia
Mappa di localizzazione: Bosnia ed Erzegovina
Mostar
Sito istituzionale

Mostar è un comune della Federazione di Bosnia ed Erzegovina capoluogo del cantone dell'Erzegovina-Narenta con 113.169 abitanti al censimento 2013[2].

Mostar è la capitale non ufficiale dell'Erzegovina, ed è costruita lungo il fiume Narenta. È la quarta città del paese. Mostar ha un aeroporto internazionale, che si trova nel vicino paese di Ortiješ.

Il nome Mostar deriva dal suo "ponte vecchio" (lo Stari Most) e dalle torri sulle due rive, dette i "custodi del ponte" (mostari), che unitamente all'area circostante è stata riconosciuta dall'Unesco come patrimonio dell'umanità nel 2005[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondata nel tardo XV secolo dai turchi ottomani, Mostar era il centro amministrativo dell'impero nella regione dell'Erzegovina. L'Impero Austro-Ungarico annesse Mostar nel 1878. Dopo la I guerra mondiale la città a partire del 29 ottobre 1918 divenne parte dello Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi (DSHS), con la capitale a Belgrado, e quando questo il 1º dicembre 1918 fu unito al Regno di Serbia, fu formato un nuovo stato unitario, detto Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni (KSHS), denominato più tardi Regno di Jugoslavia. Durante la seconda guerra mondiale la città fece parte, come il resto dei territori dell'attuale Bosnia ed Erzegovina, dello Stato Indipendente di Croazia, controllato dai nazifascisti.

Dopo la seconda guerra mondiale la città entrò a far parte della Repubblica Popolare di Bosnia ed Erzegovina, che fu una delle sei repubbliche che componevano la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. In quegli anni furono costruite varie dighe per sfruttare l'energia idroelettrica della Narenta.

Guerra in Bosnia ed Erzegovina[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1992 e 1993, dopo che la Bosnia ed Erzegovina in seguito ad un referendum popolare in base all'allora vigente Costituzione della Jugoslavia di Tito dichiarò l'indipendenza, la città fu soggetta ai bombardamenti e ad un assedio lungo nove mesi.

Le truppe serbe e montenegrine, appoggiate dall'Esercito Popolare Jugoslavo (JNA), bombardarono per la prima volta Mostar il 3 aprile 1992 e nelle settimane successive presero il controllo di gran parte della città. Oltre a causare immense sofferenze alle popolazioni locali, i tiri d'artiglieria danneggiarono o distrussero diversi bersagli civili. Tra questi ci furono un monastero cattolico, quello dei francescani, OFM, la locale cattedrale cattolica della Beata Vergine, Madre della Chiesa, il palazzo del vescovo cattolico con l'annessa biblioteca di 50.000 volumi, come pure vari luoghi di culto musulmani (la moschea di Karadžoz-beg, quella di Roznamed-ij-Ibrahim-efendija e dodici altre).

Pochi giorni dopo l'attacco subito, l'8 aprile, i croati d'Erzegovina insieme ai bosniaci musulmani formarono il Consiglio di Difesa Croato (Hrvatsko Vijeće Obrane, HVO) per affrontare le truppe serbe e montenegrine e l'Esercito Popolare Jugoslavo. Più tardi, in quello stesso anno venne fondato a Mostar pure il IV Corpo dell'Esercito della Bosnia ed Erzegovina (Armija Bosne i Hercegovine), principale formazione militare dei bosniaci musulmani.

I segni della guerra in centro città

Il 12 giugno le forze dell'HVO, assieme a formazioni più piccole composte da bosniaci, ammassarono abbastanza uomini e armi da costringere le truppe serbe e montenegrine e quelle del JNA a uscire da Mostar. Durante l'assedio che ne seguì, la città continuò ad essere bombardata da postazioni sulle montagne ad est, rimaste in mano delle truppe serbe e montenegrine e del JNA.


Nel 1993, i croati bosniaci e i bosniaci musulmani cominciarono una lunga lotta per il controllo di Mostar. I croati lanciarono un'offensiva il 9 maggio durante la quale bombardarono senza tregua il quartiere musulmano, riducendolo in gran parte in rovina, comprese numerose moschee e case del periodo ottomano. Durante la guerra i croati crearono dei campi di concentramento per i musulmani e lo stesso fecero i musulmani per i croati.

Il ponte di pietra del XVI secolo fu distrutto il 9 novembre dal fuoco di un mortaio croato. Nel 2004 ne è stata completata la ricostruzione, contestuale al recupero dell'intera città vecchia, che è stata iscritta dall'UNESCO nella lista dei siti dichiarati Patrimonio dell'umanità.

Un cessate il fuoco fu firmato il 25 febbraio 1994. La città rimase divisa tra croati e bosniaci, e solo nel 1996 fu ristabilita la libera circolazione da una parte all'altra della città.

Ponte Storto (Kriva Ćuprija) (1558)
Vista della città

Località[modifica | modifica wikitesto]

La municipalità di Mostar è composta dalle seguenti 57 località:

Dopo la guerra della Bosnia ed Erzegovina e secondo gli accordi di Dayton, le località di Kamena, Kokorina e Zijemlje sono state ricongiunte alla municipalità d'Istočni Mostar, integrata nella Repubblica serba di Bosnia.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Mostar è gemellato con le seguenti città[4]:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Le squadre principali della città sono il Fudbalski Klub Velež Mostar e il Hrvatski Športski Klub Zrinjski Mostar.

Personaggi celebri[modifica | modifica wikitesto]

Senad Lulic

Predrag Matvejević

Mirza Teletović

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

A Mostar si trovano:

  • Il Centro per la cultura "Mostar";
  • La Casa della Cultura "Herceg (duca) Stjepan Kosača";
  • Il Centro Culturale giovanile "Abrašević";
  • Il Centro Musicale "Pavarotti - Mostar";
  • L'archivio dell'Erzegovina (oggi archivio cantonale);
  • Il Museo dell'Erzegovina;
  • La Biblioteca cittadina "Herceg Stjepan Kosača";
  • Una Biblioteca per ragazzi;
  • La Biblioteca comunale "Luka" (porto);
  • Il Teatro Cittadino;
  • Il Teatro Cittadino Croato "HNK - Mostar";
  • La casa di "Aleksa Šantić";
  • Il Coro della città di Mostar;
  • Un Centro Culturale Francese;

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

La città di Mostar è uno dei più grandi centri turistici urbani della Bosnia-Erzegovina. I suoi luoghi più famosi sono:

  • Stari Grad (Città Vecchia) - quartiere storico, con lo Stari Most (Vecchio ponte);
  • La moschea di Karađozbeg - Karađozbegova džamija;
  • La Franjevačka crkva, chiesa col più alto campanile della Bosnia - Erzegovina;
  • Bišćevića sokak, strada con la famosa casa Turca;
  • Lo storico quartiere Brankovac, con le case ed i cortili delle più antiche famiglie di Mostar, costruito in stile ottomano;
  • Il vecchio insediamento di Blagaj, con la sorgente del Buna (Vrelo Bune), la famosa Tekija, e la città vecchia dell'antico proprietario dell'Erzegovina, il duca Stjepan Kosača (Stjepan Grad);
  • Il Parco Naturale Ruište, sulla montagna Prenj, famoso per le varietà di giglio bosniaco;
  • La riserva naturale "Diva Grabovica", natura quasi intatta;
  • "Mostarsko blato", parco naturale nella zona ovest della città;
  • La casa di Aleksa Šantić, famoso poeta;
  • Il Museo dell'Erzegovina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ superficie dei comuni della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, pag.12. URL consultato il 27 agosto 2012.
  2. ^ Popolazione al censimento 2013 dal sito ufficiale. URL consultato il 9 novembre 2013.
  3. ^ Old Bridge Area of the Old City of Mostar - UNESCO World Heritage Centre
  4. ^ Grad Mostar | Gradovi prijatelji - Službene stranice Grada Mostara

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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