Accordo di Dayton

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Accordo di Dayton
La firma del trattato
La firma del trattato
Tipo trattato plurilaterale
Contesto Guerra in Bosnia ed Erzegovina
Firma 14 dicembre 1995
Luogo Dayton, Ohio, Stati Uniti
Condizioni Ratifica dei firmatari
Parti Stati Uniti Stati Uniti
Germania Germania
Regno Unito Regno Unito
Flag of Europe.svg Unione europea
Jugoslavia Jugoslavia
Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina
Croazia Croazia
Firmatari originali Stati Uniti Bill Clinton
Germania Helmut Kohl
Regno Unito John Major
Jugoslavia Slobodan Milošević
Croazia Franjo Tuđman
Bosnia ed Erzegovina Alija Izetbegović
Ratificatori 7
Lingue inglese, croato, serbo
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Bosnia ed Erzegovina

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L'Accordo di Dayton (più precisamente il General Framework Agreement for Peace (GFAP)), fu stipulato tra il 1° ed il 21 novembre 1995 nella base Wright-Patterson Air Force di Dayton, Ohio (USA), con il quale ebbe termine la guerra in Bosnia ed Erzegovina.

Soggetti partecipanti[modifica | modifica wikitesto]

Parteciparono ai colloqui di pace tutti i più importanti rappresentanti politici della regione: Slobodan Milošević, presidente della Serbia e rappresentante degli interessi dei Serbo-bosniaci (Karadžić era assente), il presidente della Croazia Franjo Tuđman e il presidente della Bosnia Erzegovina Alija Izetbegović, accompagnato dal ministro degli esteri bosniaco Muhamed "Mo" Sacirbey. La conferenza di pace fu guidata dal mediatore statunitense Richard Holbrooke, assieme all'inviato speciale dell'Unione Europea Carl Bildt e al viceministro degli esteri della Federazione Russa Igor' Ivanov.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

L'accordo (formalizzato a Parigi, il 14 dicembre 1995) sanciva l'intangibilità delle frontiere, uguali ai confini fra le repubbliche federate della RSFJ, e prevedeva la creazione di due entità interne allo Stato di Bosnia Erzegovina: la Federazione Croato-Musulmana (51% del territorio nazionale, 92 municipalità) e la Repubblica Serba (RS, 49% del territorio e 63 municipalità). L'accordo prevede il passaggio, o meglio il ritorno, della Slavonia Orientale alla Croazia, appartenente fino alla fine della guerra alla Serbia.

Viene riconosciuta ufficialmente la presenza in Bosnia ed Erzegovina di due entità ben definite: la Federazione croato-musulmana che detiene il 51% del Territorio bosniaco e la Repubblica Srpska (49%). Altra voce importante di questo accordo è la possibilità dei profughi di fare ritorno presso i propri paesi di origine. Vengono facilitate e privilegiate anche le possibilità di cooperazione tra gli stati che hanno sottoscritto l'accordo.

Il nuovo assetto istituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Le due entità create sono dotate di poteri autonomi in vasti settori, ma sono inserite in una cornice statale unitaria. Alla Presidenza collegiale del Paese (che ricalca il modello della vecchia Jugoslavia del dopo Tito) siedono un serbo, un croato e un musulmano, che a turno, ogni otto mesi, si alternano nella carica di presidente (primus inter pares).

Particolarmente complessa la fu la struttura legislativa scaturente: ciascuna entità è dotata di un parlamento locale: la Repubblica Serba di un'assemblea legislativa unicamerale, mentre la Federazione Croato-Musulmana di un organo bicamerale. A livello statale vengono invece eletti ogni quattro anni gli esponenti della Camera dei rappresentanti del parlamento, formata da 42 deputati, 28 eletti nella Federazione e 14 nella RS; infine della Camera dei popoli fanno parte 5 serbi, 5 croati e 5 musulmani.

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