Ustascia

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Ustascia - Organizzazione Rivoluzionaria Croata
Ustaša - Hrvatska revolucionarna organizacija
Ustaše symbol.svg
Leader Ante Pavelić
Stato Jugoslavia Jugoslavia
Fondazione 7 gennaio 1929
Dissoluzione 8 maggio 1945
Sede Torino e Bologna, Italia (1929-1941)
Zagabria, Croazia (1941-1945)
Ideologia Nazionalismo croato
Fascismo
Fascismo clericale
Anti-serbismo
Collocazione Estrema destra
Testata Hrvatski domobran
Organizzazione giovanile Giovane Ustascia
Iscritti 100.000 (1941)

Il termine ùstascia (in croato ustaša, plurale ustaše) deriva dal verbo "ustati" o "ustajati", che significa 'insorgere' o 'risvegliare', e venne inizialmente usato dagli slavi balcanici per indicare coloro che lottavano contro i turchi.

In seguito fu adottato dal croato di Bosnia Ante Pavelić per designare gli appartenenti al movimento nazionalista croato di estrema destra che si opponeva al regno di Jugoslavia dominato dall'etnia serba (1929).

Ustascia croati mentre uccidono un civile serbo (1942).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origine[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera dello Stato Indipendente di Croazia.

Il movimento trae origine dal Partito Croato dei Diritti (Hrvatska Stranka Prava - HSP), di ispirazione nazionalista e autonomista, fondato nel 1861 dall'avv. Ante Starcevic. Negli anni 1920 Ante Pavelić emerge come figura di spicco, divenendone leader e rappresentante al parlamento di Belgrado. In questo periodo stabilisce i primi contatti con il regime fascista italiano.

Ante Pavelić diede al partito un'impronta insurrezionale, anticomunista, anticapitalista e particolarmente aggressiva. Il metodo con cui voleva ottenere l'indipendenza era quello dell'insurrezione armata, che si tradusse spesso in atti di terrorismo. Con il colpo di Stato di Alessandro I del 6 gennaio 1929, seguente agli spari nel parlamento in cui venne ucciso il deputato croato Radić il 19 giugno 1928, i vertici dell'HSP, tra cui lo stesso Ante Pavelić, espatriarono e si stabilirono in Italia, Austria, Germania e Ungheria. Dall'estero iniziarono una forte propaganda rivolta alle varie comunità di croati sparsi per l'Europa, ottenendo finanziamenti, asilo e strutture (in particolare campi di addestramento) da Mussolini, il quale voleva sfruttare il nazionalismo croato con l'obiettivo di disgregare e destabilizzare il Regno di Jugoslavia. Da questo momento il movimento prende il nome di ùstascia.

Presa del potere[modifica | modifica wikitesto]

Famiglia serba massacrata nella propria casa da un raid degli Ustascia.

Negli anni 1930 gli ùstascia si avvicinarono alla Germania di Hitler, nella quale individuarono un protettore più forte e affidabile, sia economicamente che politicamente. In questo contesto il 9 ottobre 1934 mettono in atto l'assassinio del Re Alessandro I a Marsiglia. Nel 1941 Hitler invade la Jugoslavia su cui regnava Pietro II, figlio di Alessandro, con l'operazione 25. Il regno di Jugoslavia ben presto cadde e i nazisti poterono creare lo Stato Indipendente di Croazia retto dagli Ustascia.

Costituito il Partito unico dello Stato indipendente di Croazia (1941), con l'aiuto dei nazionalisti, dell'Italia fascista e la benevolenza della Germania nazionalsocialista, gli ustascia iniziarono una politica di ricostruzione nazionale per rendere il paese partecipe dello sforzo bellico dell'Asse.

Durante la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Persecuzione dei serbi durante la seconda guerra mondiale.

Inizialmente gli Ustascia dovettero misurarsi con i cetnici (i serbi monarchici) e con i partigiani comunisti di Tito; in questa guerra erano supportati dalle truppe tedesche e italiane. Con il tempo però i cetnici diventarono collaborazionisti dei tedeschi e loro nemici principali restarono i partigiani di Tito.

Alla politica di repressione della popolazione croata, prima della guerra, da parte delle autorità serbo-jugoslave, seguì una pesante azione del regime ustascia contro serbi, ebrei ed altri potenziali oppositori. Furono internati comunisti, ebrei, zingari e serbi. Vennero allestiti diversi campi di concentramento, dei quali uno dei più famosi fu il campo di concentramento di Jasenovac. Le cifre stimate dei decessi nei campi di concentramento ùstascia sono state oggetto di forti speculazioni politiche e non si conoscono con esattezza. Nel 1946 i libri della RFS di Jugoslavia indicavano come 700.000 i serbi uccisi, questa cifra venne utilizzata da Mose Pijade e da Edvard Kardelj per chiedere i risarcimenti alla Germania dopo la guerra. Il Centro Simon Wiesenthal parla di 500.000 serbi uccisi, 250.000 espulsi, 250.000 convertiti in maniera forzata al cattolicesimo e di migliaia di ebrei e zingari uccisi.

Durante la dittatura ustascia era proibita alla stampa la pubblicazione delle omelie pronunciate dall'arcivescovo di Zagabria Alojzije Viktor Stepinac, (personaggio controverso, da alcuni considerato partecipe del regime ustascia e da altri filo ebraico), il quale contrastò la politica del Poglavnik Pavelić e spinse per un trattamento più conciliante verso le minoranze ebreo-serbe, pur non intraprendendo niente di concreto.[senza fonte]

Dopo la guerra[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine della seconda guerra mondiale, le parti superstiti delle forze armate croate (soprattutto ustascia) assieme a migliaia di civili, iniziarono a ripiegare verso l'Austria e, dopo combattimenti durati fino al 15 maggio 1945, si arresero all'esercito partigiano. Tutti i rifugiati che avevano cercato di consegnarsi alle forze inglesi in Austria furono respinti verso le posizioni titine. L'evento simbolo di questo periodo è rappresentato dal massacro di Bleiburg nella cittadina austriaca di Bleiburg.

Tutti i Croati non uccisi sul posto furono costretti a camminare per decine di chilometri (una marcia della morte in seguito denominata nella libellistica croata križni put, cioè Via Crucis) attraverso la Jugoslavia. Lungo il percorso gli ufficiali partigiani serbi organizzarono ripetute esecuzioni di massa di cui furono trovate tracce dopo l'indipendenza di Slovenia e Croazia negli anni Novanta. Molti ex-ustascia che si rifugiarono in paesi occidentali vennero scovati e uccisi da agenti dei servizi segreti jugoslavi. Alcuni di questi vennero uccisi anche in Italia.[1]

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

Gli Ustascia aspiravano ad uno stato etnicamente puro da elementi non-croati, per questo motivo i serbi che vivevano in quelle zone erano considerati un ostacolo. Le evidenze storiche dimostrano una precisa volontà politica di rendere la Croazia un paese omogeneo da un punto di vista etnico e religioso a spese delle minoranze.

Sostegno di esponenti ecclesiastici[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ustascia e Chiesa cattolica.

Riguardo al sostegno di ecclesiastici allo Stato Ustascia, esistono diverse evidenze storiche, collegate soprattutto al più esteso fenomeno delle "Ratlines". Il frate cattolico Miroslav Filipović-Majstorović era ad esempio il comandante del complesso di Jasenovac. Il Vaticano nell'immediato dopoguerra favorì la fuga degli ùstascia: lo stesso Pavelić si rifugiò in un monastero in Austria spacciandosi per un monsignore, quindi ottenne asilo politico in Argentina dopo aver fatto tappa a Roma.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ UN KILLER PER I DISSIDENTI JUGOSLAVI

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]