Stato degli Sloveni, Croati e Serbi

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Stato degli Sloveni, Croati e Serbi
Stato degli Sloveni, Croati e Serbi – Bandiera
(dettagli)
Dati amministrativi
Nome ufficiale (SL) Država Slovencev, Hrvatov in Srbov
(HR) Država Slovenaca, Hrvata i Srba
(SR) Држава Словенаца, Хрвата и Срба
Lingue ufficiali sloveno, croato e serbo
Lingue parlate
Capitale Zagabria
Politica
Forma di governo governo secessionista
Presidente del Consiglio Nazionale Anton Korošec
Vicepresidenti del Consiglio Nazionale Svetozar Pribićević
Ante Pavelić
Nascita 29 ottobre 1918 con Anton Korošec
Causa dissoluzione dell'Impero Austro-Ungarico
Fine 1º dicembre 1918
Causa annessione al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni
Territorio e popolazione
Stato degli Sloveni, Croati e Serbi - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Austria-Ungheria Austria-Ungheria
Succeduto da Flag of the Kingdom of Yugoslavia.svg Regno dei Serbi, Croati e Sloveni

Lo Stato degli Sloveni, Croati e Serbi[1] (in sloveno: Država Slovencev, Hrvatov in Srbov; in croato: Država Slovenaca, Hrvata i Srba; in serbo: Држава Словенаца, Хрвата и Срба) fu un governo balcanico di brevissima durata (29 ottobre - 1º dicembre 1918) costituitosi negli ultimi giorni della prima guerra mondiale in previsione della dissoluzione dell'Impero austro-ungarico. Tale governo reclamava diritti su quasi tutte le terre meridionali dell'impero che erano a maggioranza slovena, croata e serba,[2] un territorio parzialmente corrispondente agli stati di Slovenia, Croazia e Bosnia ed Erzegovina sorti alla fine del XX secolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'autoproclamazione dell'indipendenza avvenne il 29 ottobre 1918 con la rottura di tutte le relazioni ufficiali di stato con l'Austria-Ungheria.[3] Il potere governativo era detenuto dal Consiglio Nazionale degli Sloveni, Croati e Serbi, composto ad hoc dai politici influenti dell'epoca. Il presidente era uno sloveno, il gesuita Anton Korošec, già membro prominente del Partito popolare sloveno. I due vicepresidenti erano il serbo, Svetozar Pribićević, e il croato Ante Pavelić.[4]

Il conflitto mondiale volgeva oramai al termine (sarebbe cessato l'11 novembre 1918) e gli Imperi centrali erano prossimi alla resa. L'Austria-Ungheria, avviata alla dissoluzione, non si oppose alla secessione, ma anzi cedette al nuovo stato l'intera sua flotta navale, i porti e le difese costiere sul mare Adriatico. Gli Alleati videro la decisione come un estremo tentativo del governo di Vienna di assicurarsi l'integrità della flotta sotto una nuova bandiera neutrale nella prospettiva di una riunificazione dell'impero su basi federali al termine del conflitto, una prospettiva caldeggiata anche dall'imperatore Carlo I. Dopo una breve cerimonia, avvenuta nel tardo pomeriggio del 31 ottobre, la flotta imperiale, ancorata nel golfo di Pola, fu quindi ceduta formalmente al nuovo stato, ma la notte seguente fu attaccata e in parte neutralizzata da unità motosiluranti della Regia marina (azione nota come impresa di Pola) che non erano a conoscenza della mutata situazione politica.

Lo Stato degli Sloveni, Croati e Serbi non ottenne alcun riconoscimento diplomatico nel corso della sua breve esistenza. Era, infatti, un'entità politicamente fragile, come confermato anche dallo stesso presidente Korošec che, in una lettera inviata a Belgrado per ottenere aiuto militare, ammetteva che nel territorio vigeva la totale anarchia dopo la resa austriaca (4 novembre) e la conseguente abdicazione dell'imperatore.

Al Consiglio Nazionale, non restò dunque altra scelta che unirsi ai regni di Serbia e Montenegro sotto il nome di Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, il 1º dicembre 1918. Accettando di porsi sotto l'autorità di un governo, come quello del Regno di Serbia, che aveva vinto la guerra, i croati rafforzarono notevolmente la propria posizione in vista del Congresso di Versailles e delle pretese italiane sulla Dalmazia.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Da non confondersi con il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, proclamato il 1º dicembre 1918 in seguito all'unione dello Stato con i regni di Serbia e Montenegro.
  2. ^ La Voivodina, a maggioranza serba, si oppose alla formazione del nuovo stato, si diede un'amministrazione indipendente e meno di un mese dopo (25 novembre) aderì al Regno di Serbia. Il giorno precedente aveva fatto il suo ingresso nel regno serbo, anche il comitato di Szerém che aveva aderito, inizialmente, al nuovo governo.
  3. ^ Narodno vijeće Slovenaca, Hrvata i Srba u Zagrebu 1918.-1919. : izabrani dokumenti / izabrali i priredili Marina Štambuk-Škalić, Zlatko Matijević. - Zagreb, 2008, 51-52.
  4. ^ Da non confondere con Ante Pavelić (1889-1959), "poglavnik" dello Stato Indipendente di Croazia (1941-1945), uno stato fantoccio della Germania nazista (Vedi: Independent State of Croatia, Enciclopedia Britannica, 2009).
  5. ^ Dejan Djokic, "Yugoslavism, Histories of a Failed Idea", 2003. In particolare pg.36.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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