Regno di Jugoslavia

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Regno di Jugoslavia - Bandiera
Regno di Jugoslavia - Stemma
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Motto: in serbo: Један народ, један краљ, једна држава
Traslitterazione: Jedan narod, jedan kralj, jedna država!
Traduzione: Una nazione, un re, un paese!

LocationKingdomYugoslavia.PNG

Descrizione generale
Nome completo: Regno di Jugoslavia
Nome ufficiale: Краљевина Југославија
Kraljevina Jugoslavija
Lingua ufficiale: Serbo-croato e sloveno
Lingue:
Inno: Himna Srba, Hrvata i Slovenaca o Lijepa naša domovino o Bože pravde
Capitale: Belgrado
Forma politica
Forma di stato: monarchia costituzionale
Forma di governo:
Re di Jugoslavia: Elenco
Nascita: 1 dicembre 1918 con Pietro I
Fine: 29 novembre 1945 con Pietro II
Territorio e popolazione
Bacino geografico: Penisola balcanica
Territorio originale:
Province: Banovine
Massima estensione: 247.542 km² nel 1931
Popolazione: 13.934.038 nel 1931
Economia
Moneta: Corona jugoslava, dopo il 1920 Dinaro jugoslavo
Religione e Società

Kraljevina jugoslavija.jpg

Evoluzione storica
Preceduto da:
Succeduto da:
Flag of the State of Slovenes, Croats and Serbs.svg Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi
Flag of Austria-Hungary 1869-1918.svg Impero austro-ungarico
Flag of Montenegro (1876).png Regno del Montenegro
Flag of Croatia Ustasa.svg Stato Indipendente di Croazia
Cs-cg rs.PNG Regno del Montenegro
Serbian flag.png Serbia

Il Regno di Jugoslavia (o Regno di Iugoslavia, in serbo: Краљевина Југославија, in croato e sloveno: Kraljevina Jugoslavija) fu uno Stato della Penisola balcanica in Europa, esistito dal 1918 fino al 1941, guidato dalla dinastia reale serba dei Karađorđević.

Indice

[modifica] Formazione e nascita

La "Jugoslavia" nacque come Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni (in croato: Kraljevina Srba, Hrvata i Slovenaca, in serbo: Краљевина Срба, Хрвата и Словенаца, in sloveno: Kraljevina Srbov, Hrvatov in Slovencev ed in macedone: Кралство на Србите, Хрватите и Словенците ossia Kralstvo na Srbite, Hrvatite i Slovencite) all'indomani del Congresso di Parigi del 1918, a conclusione della Prima Guerra Mondiale. Il nuovo Regno fu proclamato il 1º dicembre 1918 dal principe reggente Aleksandar Karađorđević, sotto il re Pietro I Karađorđević. I territori che ora appartengono alla Croazia alla Slovenia ed alla Bosnia e l'Erzegovina (quest'ultima annessa all'Impero Austro-Ungarico nel 1905 e riunita con gli altri territori popolati dagli slavi meridionali dell'impero nello Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi il 29 ottobre del 1918) ed il Montenegro, chiesero già in precedenza l'unione con il Regno di Serbia.

Si trattò, tuttavia, di una richiesta ben altrimenti articolata. Infatti, prima della nascita di questo regno, la suddetta denominazione era stata coniata per i territori facenti parti dell'Impero Austro-Ungarico (Slovenia, Croazia e Bosnia-Erzegovina), i cui rappresentanti politici, a un anno dalla fine del conflitto mondiale, concordarono con il governo di Belgrado cioè con il Regno di Serbia, la creazione di uno stato multietnico di impianto federale, e non a impronta serba come invece sarebbe inevitabilmente diventato. La richiesta della rappresentanza delle tre entità infatti temeva, oltre che il nazionalismo serbo e un'egemonia serba, una politica di discriminazione e di odio verso gli sloveni, i croati, i bosniaci e i serbi occidentali, già sudditi di Vienna, a causa della loro partecipazione al conflitto con la divisa austroungarica. Karađorđević e il premier Pasic dettero tutte le garanzie che, una volta creata la nuova entità statale, la sua forma sarebbe stata determinata a seguito della volontà del popolo attraverso un referendum. Naturalmente non solo non mantennero le promesse, ma tennero fuori da tutti i gangli vitali e dagli apparati burocratici gli sloveni, i croati, i bosniaci ed i serbi occidentali.

Già all'inizio della sua esistenza, dunque, il neonato stato jugoslavo attraversò non pochi problemi: dimostrazioni di piazza, cariche della polizia, morti e uccisioni da parte dell'esercito comandato da Belgrado ai danni della popolazione civile e, soprattutto, nei riguardi di chi aveva militato sul fronte opposto. C'erano poi i problemi di ordine sempre nazionale, ma denunciati dall'esterno. Secondo i principi del presidente americano Wilson questa pre-jugoslavia avrebbe dovuto essere molto più estesa, includendo tutte le popolazioni slave meridionali all'infuori dei bulgari. Tuttavia dovette scontrarsi con l'opposizione dell'Italia, dell'Ungheria e dell'Austria.

I territori a maggioranza slovena nella neonata repubblica austriaca scelsero di non aderire al nuovo regno (nel plebiscito dell'ottobre 1920, quando il 59% della popolazione della Carinzia meridionale optò per la repubblica austriaca), mentre l'Ungheria non accettò le nuove frontiere fino al trattato di Neuilly (1919).

Il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni proclamato il 1º dicembre 1918 rimase tale sino al 3 ottobre 1929, quando assunse la denominazione ufficiale di Regno di Jugoslavia.

In ambito locale ci si riferisce a questo periodo anche come "Prva Jugoslavija", ovvero "Prima Jugoslavia".

[modifica] La disputa italo-jugoslava

La disputa più seria avvenne però con l'Italia. L'Italia, in base al Patto di Londra del 26 aprile 1915, rivendicava la penisola d'Istria e la Dalmazia settentrionale, ma non ebbe l'approvazione degli altri alleati, perché, per quanto atteneva alla Dalmazia si trattava di territori abitati in prevalenza da popolazioni slave. Inoltre, più o meno identica promessa venne fatta a Karadjordjevic qualche tempo prima, da Parigi e Londra: promessa di territori in cambio dello scatenamento della guerra.

La questione venne parzialmente risolta con il Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920: all'Italia vennero assegnate Trieste, l'entroterra di Gorizia, alcune zone della Carniola (Idria, Postumia e Villa del Nevoso, ora Ilirska Bistrica), tutta l'Istria, alcune isole dalmate (Pelagosa, Lagosta e Cazza) e la città di Zara, mentre il nuovo regno annetteva la Dalmazia. La città di Fiume, sulla cui sorte il Patto di Londra si pronunciava a favore di un'annessione alla Croazia, fu rivendicata dagli italiani, data la presenza di comunità italiana numericamente consistente (gli italiani rappresentavano più dell'85% della popolazione della città). Secondo gli accordi internazionali, e alla luce della perdita italiana della Dalmazia, Fiume venne dichiarata "città libera". Nel 1919 fu occupata da un contingente armato sotto la guida del poeta Gabriele d'Annunzio. Sgomberata dai Legionari, Fiume fu dichiarata nuovamente "città libera" (Stato libero di Fiume), e le pretese di entrambi gli stati furono alla fine risolte con il Trattato di Roma del 27 gennaio 1924, con il quale Fiume veniva annessa all'Italia, mentre le zone limitrofe vennero congiunte alla Jugoslavia. Il processo di formazione territoriale era completato, la nuova nazione aveva una superficie di poco inferiore alla futura Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia ed una popolazione di circa 12 milioni di abitanti.

[modifica] Politica del nuovo Stato

Immediatamente dopo la proclamazione del 1º dicembre 1918 i negoziati tra il Consiglio Popolare (dello Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi) ed il governo serbo risultarono in perfetto accordo sul nuovo governo che doveva essere guidato da Nikola Pašić. Comunque quando questo accordo venne rimandato al reggente, fu rifiutato, producendo così la prima crisi di governo del nuovo stato. Tutti i partiti considerarono ciò una violazione dei principi parlamentari ma la crisi venne risolta quando si raggiunse l’accordo di sostituire Pašić con Stojan Protić, che era uno dei leader del Partito Radicale di Pašić. Il nuovo governo cominciò il suo operato il 20 dicembre 1918. (fonte: Branislav Gligorijević Parlament i političke stranke u Jugoslaviji 1919-1929)

La creazione della Jugoslavia nel 1918 portò al trasferimento al nuovo stato slavo di importanti regioni ungheresi: oltre al regno di Croazia, Fiume e Vojvodina

In questo periodo antecedente l'elezione dell'Assemblea Costituente, una Rappresentanza Provvisoria servì come parlamento, formata da delegazioni dei vari corpi amministrativi che già esistevano prima della creazione del nuovo stato. Un avvicinamento dei partiti dell'opposizione serba con i partiti politici dall'ex Austria-Ungheria portò alla formazione del Partito Democratico, che dominò la Rappresentanza Provvisoria ed il governo.

Dato che il Partito Democratico, guidato da Ljubomir Davidović spinse per un programma di governo altamente centralizzatore, vari delegati croati si spostarono all'opposizione. Comunque anche gli stessi radicali non erano contenti di aver ottenuto solo tre ministeri, mentre i Partiti Democratici undici, ed il 16 agosto 1919 Stojan Protić diede le dimissioni. Ljubomir Davidović quindi formò una coalizione con i Social-Democratici. Questo governo aveva la maggioranza ma il quorum della Rappresentanza Provvisoria era la metà più un voto. Quindi l'opposizione cominciò a boicottare il parlamento e dato che il governo non riuscì mai a garantire questo risultato a tutti i loro sostenitori, diventò impossibile riunire il parlamento secondo il quorum. Davidović si dimise velocemente, ma poiché nessun altro riuscì a formare un governo, egli ridiventò primo ministro. Dato che l’opposizione continuava il boicottaggio, il governo decise che non c'era altra alternativa che governare per decreto. Ciò venne denunciato dall'opposizione che cominciò a farsi chiamare Comunità Parlamentare. Davidović stesso capì che la situazione era insostenibile e chiese al Re di far tenere immediatamente le elezioni per l'Assemblea Costituente. Quando il Re rifiutò, capì che non aveva altra alternativa che dimettersi.

In verde la Serbia ed in azzurro il Montenegro, già indipendenti, si uniscono coi territori, in giallo, staccatisi dall'Impero Austro-Ungarico (Slovenia e Dalmazia dall'Austria, Croazia e Vojvodina dall'Ungheria, più la Bosnia) nel neonato Regno degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi. Alcune aree di confine, in marrone, vengono cedute dalla Bulgaria.

La Comunità Parlamentare quindi formò un governo guidato da Stojan Protić, che cercò di restaurare le norme parlamentari e di mitigare la centralizzazione del precedente governo. La loro opposizione al precedente programma governativo di radicali riforme agrariare li rendeva anche più uniti. Poiché molti gruppi minori cambiarono parte, Protić aveva però una piccola maggioranza. Comunque il Partito Democratico e i Social-Democratici adesso boicottavano il parlamento, e Protić non fu in grado di raggiungere un quorum. Da qui la Comunità Parlamentare, in quel momento al governo, fu costretta a governare per decreto.

Dato che la Comunità Parlamentare violava il principio base per cui si era unita, essa si trovava in una posizione estremamente difficile. Nell' aprile 1920, scoppiarono diffuse proteste di lavoratori, compreso uno sciopero delle ferrovie e secondo Gligorijević questo forzò i due maggiori partiti a ricomporre le loro divergenze. Dopo riuscite negoziazioni, Protić si dimise per far posto a un nuovo governo guidato dalla personalità neutrale di Milenko Vesnić. I socialdemocratici non seguirono nel governo i loro precedenti alleati del Partito Democratico perché si opponevano alle misure anti-comuniste a cui si accingeva il nuovo governo.

I dissidi che avevano diviso i partiti in precedenza erano ancora vivi e fonte di problemi. Il Partito Democratico continuava a insistere nelle sue richieste di centralizzazione e sulla necessità di una radicale riforma agraria. Un disaccordo sulla legge elettorale portò infine il Partito Democratico a votare contro il governo in Parlamento e il governo fu battuto. Anche se questa votazione non raggiunse il quorum di validità, Vesnić la usò come pretesto per dimettersi. La sua azione produsse il risultato che Vesnić sperava e il Partito Radicale accettò le richieste di centralizzazione mentre il Partito Democratico acconsentì a lasciar cadere le sue richieste di riforma agraria e Vesnić fu di nuovo alla guida del governo. La Comunità Croata e il Partito del Popolo Sloveno non erano peraltro affatto contenti del fatto che i Radicali acconsentissero alla centralizzazione. Per lo stesso motivo non era contento Stojan Protić e uscì dal governo a causa di questo punto.

Nel settembre 1920 scoppiò in Croazia una rivolta di contadini, la cui causa immediata era la marchiatura del bestiame dei contadini. La Comunità Croata accusò le politiche centralizzatrici del governo e del ministro Svetozar Pribićević in particolare.

[modifica] Dall’Assemblea Costituente alla Dittatura

Una delle poche leggi approvate dalla Rappresentanza Provvisoria fu la legge elettorale per l'assemblea costituente. Durante i negoziati che precedettero la fondazione del nuovo stato si era convenuto che il voto fosse segreto e basato sul suffragio universale. Non avevano in realtà considerato che il termine universale potesse includere le donne finché alla creazione del nuovo stato prese vita un movimento per il suffragio femminile. I socialdemocratici e il Partito del Popolo Sloveno appoggiavano il suffragio femminile ma i Radicali vi si opponevano. Il Partito Democratico era disponibile a considerare l'idea ma non disposto a sostenerla fino in fondo, così la proposta non ebbe seguito. Fu accettata in linea di principio una rappresentanza in senso proporzionale ma il sistema scelto, (il D'Hondt con collegi molto piccoli) favorì i grandi partiti e i partiti a spiccato carattere regionale.

Le elezioni si tennero il 28 novembre 1920. L'esito fu che il Partito Democratico ottenne la maggioranza dei seggi, più dei Radicali, ma di poco. Per un partito che era stato la forza dominante durante la Rappresentanza Provvisoria questo si traduceva in una sconfitta. Inoltre essi avevano governato in modo decisamente cattivo in tutte le aree dell'ex Impero Austro-Ungarico. Questo ridusse la credibilità che la loro politica centralizzatrice fosse rappresentativa dell'intero popolo jugoslavo. I Radicali non si erano comportati meglio in quelle regioni ma questo non era per loro un problema altrettanto importante poiché si erano presentati apertamente, in campagna elettorale, come un partito serbo. I due più cospicui incrementi di voti furono ottenuti dai due partiti anti-sistema. I dirigenti del Partito Contadino Croato erano stati liberati dalla prigione solo all'inizio della campagna elettorale ma, secondo Gligorijević, questo si rivelò per loro più vantaggioso di una campagna elettorale attiva. Gli altri vincitori furono i comunisti, che erano andati particolarmente bene in Macedonia. I seggi restanti vennero presi da piccoli partiti che nel migliore dei casi erano scettici circa la piattaforma centralizzatrice del Partito Democratico.

I risultati lasciarono Nikola Pasić in una posizione molto forte, poiché i democratici non avevano altra scelta che allearsi con i radicali, se volevano far pasare la loro idea di una Jugoslavia centralizzata, mentre Pasić fu sempre attento a tenere aperta l'opzione di un accordo con l'opposizione croata. I democratici assieme ai radicali, non erano abbastanza forti da far passare da soli la costituzione, e strinsero un'alleanza con l'Organizzazione Musulmana Jugoslava. Il Partito Musulmano cercò e ottenne delle concessioni sulla conservazione della Bosnia nei suoi confini e su come la riforma terriera avrebbe colpito i possidenti musulmani in Bosnia.

Poiché il Partito Contadino Croato si rifiutò di giurare fedeltà al re, sulla base del fatto che ciò presumeva che la Jugoslavia sarebbe stata una monarchia (qualcosa, essi sostenevano, che solo la costituente poteva decidere), essi non poterono prendere posto ai loro seggi. Gran parte dell'opposizione, anche se inizialmente prese posto, dichiarò dei boicottaggi col passare del tempo, e così ci furono pochi voti contrari. Comunque la costituzione necessitava del 50% più uno dei voti per essere approvata, indipendentemente da quanti partecipavano al voto. Solo delle concessioni fatte all'ultimo minuto a Džemet, un gruppo di musulmani della Macedonia e del Kossovo la salvarono.

Nel 1921, la costituzione venne approvata, e stabiliva una monarchia unitaria. I politici serbi vedevano la Serbia come rappresentante dell'unità jugoslava, così come il Piemonte lo era stato per l'Italia, e la Prussia per l'Impero tedesco. Nel corso degli anni seguenti, la resistenza croata contro una politica serbocentrica aumentò. Stjepan Radić, capo del Partito Contadino Croato, venne imprigionato per motivi politici. Dopo il suo rilascio nel 1925, fece ritorno in parlamento.

Nella primavera del 1928 Stjepan Radić e Svetozar Pribičević condussero un'aspra battaglia parlamentare contro la ratifica della Convenzione di Nettuno con l'Italia. In essa mobilizzarono l'opposizione nazionalista anche in Serbia, ma provocarono una violenta reazione della maggioranza di governo, che comprese anche minacce di morte. Il 20 giugno 1928, un membro della maggioranza di governo, il deputato montenegrino Puniša Račić, sparò a cinque membri del Partito Contadino Croato, tra cui Stjepan Radić. Due giacquero morti sul pavimento dell'assemblea, mentre la vita di Radić restò appesa ad un filo.

L'opposizione si ritirò completamente dal parlamento, dichiarando che non avrebbe fatto ritorno in un luogo dove diversi dei suoi rappresentanti erano stati uccisi, e insistette per nuove elezioni. Il 1º agosto, durante un incontro a Zagabria, rinunciarono alla dichiarazione del 1º dicembre 1920. In questo modo richiedevano che i negoziati per l'unificazione ricominciassero da zero. L'8 ottobre morì Stjepan Radić.

[modifica] La Dittatura del 6 gennaio

Non molto tempo dopo, il 6 gennaio 1929, in risposta alla crisi politica innescata dalla sparatoria, Re Alessandro abolì la costituzione, prorogò il parlamento e introdusse una dittatura personale (la cosiddetta "Dittatura del 6 gennaio", Šestojanuarska diktatura). Egli inoltre cambiò il nome della nazione in Regno di Jugoslavia e il 3 ottobre cambiò le suddivisioni interne usando le banovine.

Nel 1931 Alessandro decretò una nuova costituzione che rese il potere esecutivo un dono del re. Le elezioni sarebbero state a suffragio universale (anche se questo ancora non comprendeva le donne). Il previsto ballottaggio segreto venne abbandonato e la pressione sui dipendenti pubblici perché votassero per il partito al governo, divenne una caratteristica di tutte le elezioni tenutesi sotto la costituzione di Alessandro. Inoltre, metà della camera alta era nominata direttamente dal re e la legislazione poteva diventare legge con l'approvazione di una sola delle due camere, se era anche approvata dal monarca.

Il 9 ottobre 1934, il re venne assassinato a Marsiglia, Francia da esiliati jugoslavi, membri radicali dei partiti politici che Alessandro aveva bandito in precendenza (soprattutto il VMRO).

Dato che Pietro II, il figlio maggiore di Alessandro era minorenne, un consiglio di reggenza a tre, come specificato nel testamento di Alessandro, prese il posto del re. Il consiglio venne dominato dal cugino del re il Principe Pavle (Paolo).

[modifica] Crollo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Operazione 25.

Nella primavera del 1941, Hitler fu costretto a sostenere la disastrosa campagna italiana di Grecia. Il ruolo politico dei balcani doveva quindi passare da semplice satellite ad alleato attivo dell'Asse, anche in vista dell'ormai prossima invasione dell'Unione Sovietica. Così, dopo la Romania e l'Ungheria, anche il principe reggente Paolo firmò l'adesione al Patto Tripartito a Vienna, il 25 marzo 1941. A causa di questa decisione, però, si ebbero violente dimostrazioni di massa a Belgrado, e il nipote del principe - insieme con un gruppo di ufficiali anglofili e politici di classe media - attuò un colpo di stato il 27 marzo 1941. Il generale Dušan Simović divenne primo ministro e la Jugoslavia uscì improvvisamente dalla nuova alleanza. Questa era stata firmata anche per paura che se Hitler avesse attaccato la Jugoslavia, il Regno Unito non sarebbe stato in grado difenderla. Per la sicurezza del paese, si accettò quindi che la Jugoslavia avrebbe aderito al Patto Tripartito.

Il colpo di stato determinò il crollo del paese. In Aprile, le Potenze dell'Asse invasero il Regno di Jugoslavia e lo conquistarono velocemente. La famiglia reale, incluso il Principe Paolo, si rifugiò all’estero.

Il Regno di Jugoslavia venne presto diviso dall’Asse in varie entità: la Germania, l’Ungheria, la Bulgaria e l’Italia si annetterono alcune aree di confine, la Croazia divenne indipendente con il nome di Stato Indipendente di Croazia e uno stato serbo fantoccio fu istituito sotto l’amministrazione di Milan Nedić, che ancora riconosceva Pietro II come re.

Pietro II, che era fuggito in esilio, era ancora riconosciuto come re dell’intera nazione dagli Alleati. Comunque, durante la guerra il potere effettivo passò nelle mani dei partigiani dell'Esercito di liberazione nazionale. Il 16 giugno 1944, venne firmato l’accordo Tito-Šubašić con il quale de facto e de jure veniva riconosciuto il governo partigiano della Jugoslavia.

All’inizio del 1945, mentre i tedeschi stavano progressivamente abbandonando la nazione, il Regno venne formalmente restaurato, ma le nuove autorità comuniste proclamarono ben presto la Jugoslavia Federale Democratica il 2 dicembre 1945. La nuova Jugoslavia copriva pressappoco lo stesso territorio del Regno, ma non sarebbe mai più stata un regno.

[modifica] Lista dei Re

  1. Re Petar I Karađorđević (1º dicembre 1918 - 16 agosto 1921) (reggente il Principe Aleksandar nel nome del Re)
  2. Re Aleksandar Karađorđević (16 agosto 1921 - 9 ottobre 1934)
  3. Re Petar II Karađorđević (9 ottobre 1934 - 29 novembre 1945) *in esilio dal 3 aprile 1941

[modifica] Etnie

I dati si riferiscono al censimento 1921:

  • Serbo Croati: 8,911,509 (74.36%)
Serbi (sono inclusi anche i Montenegrini e i Macedoni) - 44.57%
Croati - 23.5%
Musulmani (Bosgnacchi) - 6.29%

[modifica] Gruppi religiosi

[modifica] Divisioni amministrative

Le banovine.

Internamente, il Regno venne diviso in province dal 1929, ognuna di esse chiamata banovina. I loro confini vennero intenzionalmente tracciati cosicché non corrispondessero ai confini tra gruppi etnici o ai confini imperiali antecedenti la prima guerra mondiale. Venne dato loro il nome a seconda di vari fiumi che li attraversavano. La capitale del regno era Belgrado.

  1. Dravska Banovina (Banovina della Drava), con capitale Lubiana
  2. Savska Banovina (Banovina della Sava), con capitale Zagabria
  3. Vrbaska Banovina (Banovina del Vrbas), con capitale Banja Luka
  4. Primorska Banovina (Banovina del litorale), con capitale Spalato
  5. Drinska Banovina (Banovina della Drina), con capitale Sarajevo
  6. Zetska Banovina (Banovina della Zeta), con capitale Cettigne
  7. Dunavska Banovina (Banovina del Danubio), con capitale Novi Sad
  8. Moravska Banovina (Banovina della Morava), con capitale Niš
  9. Vardarska Banovina (Banovina del Vardar), con capitale Skopje
  10. La città di Belgrado, insieme con Zemun e Pančevo era anch'essa un'unità amministrativa.

Nel 1939 la Hrvatska Banovina (Banovina di Croazia) sostituì la Primorska Banovina e la Savska Banovina, con alcune alterazioni della linea di confine. Come già per la Savska, la sua capitale era Zagabria.

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