Giochi della XIX Olimpiade

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giochi della XIX Olimpiade
Logo
Città ospitante Città del Messico, Messico
Nazioni partecipanti 112 (vedi sotto)
Atleti partecipanti 5 516
(4 735 Uomini - 781 Donne)
Competizioni 163 in 19 sport
Cerimonia apertura 12 ottobre 1968
Cerimonia chiusura 27 ottobre 1968
Aperti da Gustavo Díaz Ordaz
Giuramento atleti Pablo Garrido
Ultimo tedoforo Enriqueta Basilio
Stadio Stadio Olimpico Universitario
Cronologia dei Giochi olimpici
Giochi precedenti Giochi successivi
Tokyo 1964 Monaco di Baviera 1972
Medagliere
Nazione Medaglie d'oro vinte Medaglie d'argento vinte Medaglie di bronzo vinte Medaglie complessive vinte
Stati Uniti Stati Uniti 45 28 34 107
URSS URSS 29 32 30 91
Giappone Giappone 11 7 7 25

I Giochi della XIX Olimpiade (in spagnolo Juegos de la XIX Olimpiada) si sono svolti a Città del Messico (Messico) dal 12 al 27 ottobre 1968.

Candidatura e polemiche[modifica | modifica wikitesto]

Per appoggiare la propria candidatura il Messico presentò, in un libro di 180 pagine in tre lingue, non solo la documentazione ufficiale richiesta ma anche un piano di ammortamento delle spese, una raccolta storica del paese, i risultati degli eventi sportivi svolti prima, una descrizione dettagliata delle strutture sportive e le condizioni climatiche di Città del Messico, e una raccolta di pareri e ricerche mediche dei possibili effetti dell'altitudine (2420m sopra il livello del mare).

Parteciparono 5 531 atleti, rappresentando 113 paesi, gareggiando in 18 sport e 172 specialità.

Città del Messico fu scelta come sede nell'assemblea del Comitato Olimpico Internazionale del 1963 svoltosi a Baden-Baden, Germania. Le altre città che si erano candidate a ospitare i giochi erano: Lione, Detroit e Buenos Aires. Valutando tutti i dati e le argomentazioni Città del Messico ottenne 30 su 58, Detroit 14, Lione 12 e Buenos Aires 2.

Risultati per l'assegnazione della XIX Olimpiade[1]
Città Nazione 1° Votazione
Città del Messico Messico Messico 30
Detroit Stati Uniti USA 14
Lione Francia Francia 12
Buenos Aires Argentina Argentina 2

Non mancarono però le polemiche, soprattutto da vari quotidiani europei, riguardo possibili problemi dovuti all'elevata altitudine della città:

« Se gli atleti dovessero abituarsi a sei o otto giorni a una altitudine di duemila metri... sarei pessimista: cadrebbero come mosche! Non bisogna farsi influenzare dalla propaganda dei messicani, che naturalmente parlano molto bene della loro città. »
(Manfred Kinder, Berliner Ausgabe, 11 dicembre 1964)
« I Giochi olimpici di Città del Messico sono seriamente minacciati. Sportivi da molti paesi europei sono stati invitati a Città del Messico per prendere parte a una specie di pre-Olimpiade. Sono tutti tornati dicendo: è uno scandalo che le Olimpiadi siano state assegnate al Messico! Servirebbe arrivare almeno sei mesi prima per potersi abituare all'aria povera di ossigeno... Si potrebbe addirittura rischiare la vita, se si cercasse di battere un record. Tutta la stampa europea si chiede come sia possibile che il Comitato Olimpico abbia accettato che così tanti sportivi fossero esposti a condizioni così poco normali. La richiesta è già stata formulata: togliete i Giochi al Messico! »
(Ekstra Bladet, 20 ottobre 1965)

Questi timori furono ampiamente smentiti durante la 111ª Settimana sportiva internazionale, che fu organizzata proprio a Città del Messico su offerta del Comitato Organizzatore dei Giochi. I risultati dei vari eventi risolsero definitivamente la controversia sull'altitudine e permisero ai singoli comitati nazionali di inviare le proprie squadre.[2]

Luoghi[modifica | modifica wikitesto]

Lo stadio olimpico universitario visto dall’esterno
Il Palacio de Los deportes visto dall’esterno
  • Agustín Melgar Olympic Velodrome- Ciclismo (traccia)
  • Arena México- Boxe
  • Avándaro Golf Club- Equitazione
  • Campo Marte – Equitazione
  • Campo Militar 1- Pentathlon moderno (equitazione, corsa)
  • Club de Yates- Vela
  • Estadio Azteca - Calcio (finale)
  • Estadio Cuauhtémoc - Calcio (preliminari)
  • Estadio Nou Camp - Calcio (preliminari)
  • Stadio Olimpico Universitario - Atletica (anche 20 km e 50 km a piedi), Cerimonie (apertura / chiusura), Equitazione (squadra salto a squadre)
  • Fernando Montes de Oca Fencing Hall- Scherma, Pentathlon Moderno (scherma)
  • Alberca Olímpica Francisco Márquez - Immersioni subacquee, Pentathlon moderno (nuoto), Nuoto, Pallanuoto
  • Insurgentes Ice Rings- Wrestling
  • Teatro de los Insurgentes - Sollevamento pesi
  • Stadio Jalisco - Calcio preliminari
  • Gimnasio Olimpico Juan de la Barrera - Pallavolo
  • Juan Escutia Sports Palace - Basket, Pallavolo
  • Municipal Stadium (Città del Messico) | Municipal Stadium - Hockey su prato
  • Auditorium Nazionale - Ginnastica
  • Ice Rink Revolution | Arena Revolución - Pallavolo
  • Satellite Circuit (Città del Messico) | Satellite Circuit - Ciclismo
  • City University Piscina - Pallanuoto
  • Vicente Suárez Shooting Range - Pentathlon moderno (tiro)
  • Virgilio Uribe Canottaggio e Canoa Corso - Canoa, Canottaggio
  • Zócalo - Atletica leggera

Eventi e controversie[modifica | modifica wikitesto]

Monumento eretto in Piazza delle Tre Culture a Città del Messico per ricordare le vittime del massacro di Tlatelolco

Il massacro pre-olimpico[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 ottobre 1968, dieci giorni prima dell’apertura dei Giochi, nella Piazza delle Tre Culture a Città del Messico un gruppo di studenti manifestò pacificamente per protestare la grossa spesa sostenuta dal presidente Gustavo Diaz Ordaz per costruire gli impianti per gli imminenti Giochi Olimpici. I soldati, non si sa se per ordine diretto del presidente, iniziarono a sparare ad altezza d’uomo. Fu una strage: non venne mai reso noto il numero dei morti, secondo alcuni forse furono addirittura qualche centinaio.

Alcuni giornalisti erano già presenti sul posto, per cui notizie e immagini del massacro non tardarono a fare il giro del mondo e contribuirono all’idea di dover disputare questa edizione dei Giochi in un’altra sede, diversa da Città del Messico. Il presidente del Cio l’americano conservatore Avery Brundage, si adoperò perché il programma olimpico seguisse il suo corso regolare, come se il fatto non fosse accaduto. Durante la cerimonia di apertura, gli studenti fecero volare un uccello e un aquilone a forma di colomba nera, sopra il palco presidenziale, come una protesta silenziosa per la repressione.

In sintesi fu steso una sorta di “velo pietoso” sulla strage di Tlatelolco, per fa sì che i ben più importanti Giochi Olimpici potessero offuscare questo crudele massacro. Da una parte si riuscì nell’impresa, dall’altra però c’è da considerare che i giochi di Città del Messico non furono i primi e non saranno nemmeno gli ultimi in cui qualcuno, sfruttando la popolarità delle Olimpiadi, manifesterà per i propri diritti o contro i problemi che avvolgono la società.

C’è da tener conto anche che il 1968, l’anno dei giochi fu un anno non troppo felice: ci furono la primavera di Praga, gli assassinii di Martin Luther King e Robert Kennedy, la guerra civile e la carestia in Biafra con migliaia di morti per fame, le impiccagioni di neri in Rhodesia e in Sudafrica, il maggio francese e la dilagante rivolta giovanile.

Il Saluto di Smith e Carlos[modifica | modifica wikitesto]

Uno degli eventi per il quale questa Olimpiade è oggi principalmente ricordata fu la premiazione dei 200 metri piani, durante la quale il vincitore a tempo di record del mondo Tommie Smith e il suo connazionale John Carlos, terzo classificato, alzarono il pugno chiuso guantato in nero in segno di protesta contro il razzismo e in risalto delle lotte di potere nero, mentre Peter Norman, australiano, sfoggiò una spilla in favore dei diritti umani. Essi ascoltarono l’inno nazionale americano con il capo chinato come per vergogna, tenendo gli occhi fissi sulle loro medaglie come in segno di protesta.

Lo stesso gesto venne adottato dalla ginnasta ceca Věra Čáslavská, che trovandosi sul gradino più alto del podio insieme alla sovietica Larisa Petrik dopo la gara di corpo libero, rifiuta di guardare la bandiera dell'URSS e di ascoltarne l'inno, tenendo il capo chinato in segno di protesta dopo l'invasione sovietica della Cecoslovacchia. Questo gesto le costerà un ritiro forzato dalle competizioni e il divieto di viaggiare per 12 anni.

Protagonisti e curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Sfruttando i benefici dell'altitudine, caddero diversi record mondiali fra i quali quelli di tutte le specialità maschili nella velocità, negli ostacoli e nei salti in estensione. Ecco di seguito i protagonisti e le curiosità di questa edizione dei Giochi Olimpici:

  • Per la prima volta l’ultimo tedoforo fu una donna, la messicana Enriquete Basilio Sotelo.
  • Dopo aver preso parte a tre edizioni dei giochi come squadra unificata, la Germania gareggia in due squadre separate: quella dell’Est e quella dell’Ovest rispettivamente quinta e ottava nel medagliere ufficiale per nazioni.
La torcia olimpica di Città del Messico
  • Per la prima volta nella costruzione delle piste per le gare fu utilizzato un nuovo materiale sintetico: il tartan. Il tartan ha la particolare caratteristica di non deformarsi e possiede una grande elasticità, che lo rende capace di agire quasi come una molla, restituendo potenza ai piedi degli atleti.
  • Tommie Smith, già citato precedentemente per il famoso saluto, è anche il primo atleta al mondo a scendere sotto i 20" nei 200m.
  • Gli statunitensi di colore Jimmy Hines e Tommie Smith dominano rispettivamente i 100 e 200 stabilendo due nuovi record mondiali.
  • Nel salto in lungo l’americano nero Bob Beamon fece un balzo di m 8,90 migliorando di 55 centimetri il precedente primato. Tale misura raggiunta da Beamon era talmente innovativa, che il misuratore ottico, tarato sino a m 8,60, non riuscì a misurarla! I giudici utilizzarono una vecchia cordella metrica d’acciaio. Tale primato sarà battuto solo 23 anni dopo da Mike Powell.
  • L’italiano Giuseppe Gentile realizza durante la qualificazione per il salto triplo un nuovo primato mondiale (17,10 m). Durante la finale, però tenutasi il giorno dopo, Gentile venne battuto prima dal brasiliano Nelson Prudencio (17,27m), e dopo dal sovietico Viktor Sanaev che arrivò addirittura a 17,39. Al povero Gentile restò solo la medaglia di bronzo. Sanaev conquisterà la medaglia d’oro anche alle Olimpiadi di Monaco (1972), e Montreal (1976)
  • Lo statunitense Dick Fosbury è oro nel salto in alto con un innovativo stile di salto assolutamente inedito: dopo una rincorsa di otto passi, all’ultima battuta Fosbury si lancia volgendo le spalle all’asticella e, con un gran colpo di reni, la superava con il tronco, e solo in seguito con le gambe. Se all’inizio fu ampiamente criticato il salto “alla Fosbury” rivoluzionerà nel giro di pochi anni il salto in alto.
  • Nel nuoto maschile gli americani conquistano 10 titoli su 16, ma non riescono a trionfare nei due titoli più prestigiosi: i 100 e 200 stile libero, che sono vinti entrambi dall’australiano Michel Wenden. Il tedesco dell’est Roland Matthes domina i 100 e 200m. dorso.
  • Klaus Dibiasi, tuffatore italiano, vince un oro dalla piattaforma 10m. e un argento dal trampolino 3m.
  • La ginnasta cecoslovacca Věra Čáslavská è medaglia d’oro nel concorso generale individuale, nel corpo libero, nelle parallele asimmetriche e nella trave d’equilibrio. Il giorno prima della chiusura dei Giochi sposò il connazionale Josef Odlozil, medaglia d’argento nei 1500 piani a Tokyo ‘64.
  • Nella ginnastica maschile il giapponese Sawao Kato è oro nel corpo libero, nel concorso generale a squadre e in quello individuale, dove supera il russo Michail Voronin solo nell’ultimo esercizio. Un altro giapponese, Akinori Nakayama, si aggiudica 4 medaglie d’oro negli anelli nella parallele nella sbarra (ex aequo), e nel concorso generale a squadre.

Medagliere[modifica | modifica wikitesto]

Nell’ormai tradizionale duello tra le due superpotenze, ebbero la meglio gli Stati Uniti, con 45 medaglie d’oro, 28 d’argento e 34 di bronzo, contro le 29 d’oro, 32 d’argento e 30 trenta di bronzo dell’URSS.

L’Italia con solo 3 medaglie d’oro, 4 d’argento e 9 di bronzo scivolò al tredicesimo posto nel medagliere ufficiale per nazioni.

Planisfero delle nazioni partecipanti.
Schermo con la scritta MEXICO 68 durante la cerimonia di apertura dei giochi Olimpici
Squadra Gold medal.svg Silver medal.svg Bronze medal.svg Tot.
Stati Uniti Stati Uniti d'America 45 28 34 107
URSS Unione Sovietica 29 32 30 91
Giappone Giappone 11 7 7 25
Ungheria Ungheria 10 10 12 32
Germania Est Germania Est 9 9 7 25
Francia Francia 7 3 5 15
Cecoslovacchia Cecoslovacchia 7 2 4 13
Germania Ovest Germania Ovest 5 11 10 26
Australia Australia 5 7 5 17
Regno Unito Regno Unito 5 5 3 13
Polonia Polonia 5 2 11 18
Romania Romania 4 6 5 15
Italia Italia 3 4 9 16
Kenya Kenya 2 4 2 8
Messico Messico 3 3 3 9
Jugoslavia Jugoslavia 3 3 2 8
Paesi Bassi Paesi Bassi 3 3 1 7
Bulgaria Bulgaria 2 4 3 9
Iran Iran 2 1 2 5
Svezia Svezia 2 1 1 4
Turchia Turchia 2 0 0 2
Danimarca Danimarca 1 4 3 8
Canada Canada 1 3 1 5
Finlandia Finlandia 1 2 1 4
Etiopia Etiopia 1 1 0 2
Norvegia Norvegia 1 1 0 2
Nuova Zelanda Nuova Zelanda 1 0 2 3
Tunisia Tunisia 1 0 1 2
Pakistan Pakistan 1 0 0 1
Venezuela Venezuela 1 0 0 1
Cuba Cuba 0 4 0 4
Austria Austria 0 2 2 4
Svizzera Svizzera 0 1 4 5
Mongolia Mongolia 0 1 3 4
Brasile Brasile 0 1 2 3
Belgio Belgio 0 1 1 2
Corea del Sud Corea del Sud 0 1 1 2
Uganda Uganda 0 1 1 2
Camerun Camerun 0 1 0 1
Giamaica Giamaica 0 1 0 1
Argentina Argentina 0 0 2 2
Grecia Grecia 0 0 1 1
India India 0 0 1 1
Taipei Cinese Cina Taipei 0 0 1 1

Medaglie per sport[modifica | modifica wikitesto]

I vincitori di medaglie nei diversi sport:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Past Olympic host city election results, GamesBids. URL consultato il 17 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 17 marzo 2011).
  2. ^ http://alejandria.ccm.itesm.mx/biblioteca/digital/basesdatos/mexico68/vol2/libro/capitulo_1.pdf

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

giochi olimpici Portale Giochi olimpici: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di giochi olimpici