Regno Lombardo-Veneto
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| Regno Lombardo-Veneto | |||||||||
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| Motto: Viribus Unitis | |||||||||
| Descrizione generale | |||||||||
| Lingue: | italiano, veneto, lombardo e friulano
all'interno dello stato, tedesco nei rapporti tra Lombardo-Veneto e Impero d'Austria |
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| Inno: | Serbi Dio l'austriaco regno | ||||||||
| Capitale: | Milano | ||||||||
| Altre capitali: | Venezia dal 1859 | ||||||||
| Dipendente da: | |||||||||
| Forma politica | |||||||||
| Forma di governo: | Monarchia assoluta | ||||||||
| Re: | Elenco dei reggenti del Regno Lombardo-Veneto | ||||||||
| Organi deliberativi: | Senato Lombardo-Veneto (con sede inizialmente a Vienna, poi a Milano, poi a Venezia) | ||||||||
| Nascita: | 1815 con Francesco I d'Austria | ||||||||
| Causa: | Congresso di Vienna | ||||||||
| Fine: | 1866 con Francesco Giuseppe I d'Austria | ||||||||
| Causa: | Terza guerra d'indipendenza | ||||||||
| Territorio e popolazione | |||||||||
| Bacino geografico: | Italia Settentrionale | ||||||||
| Territorio originale: | Lombardia e Veneto | ||||||||
| Province: | Provincia di Pavia, Provincia di Como, Provincia di Sondrio, Provincia di Milano, Provincia di Bergamo, Provincia di Lodi e Crema, Provincia di Brescia, Provincia di Cremona, Provincia di Verona, Provincia di Vicenza, Provincia di Padova, Provincia di Rovigo, Provincia di Venezia, Provincia di Treviso, Provincia di Belluno, Provincia di Udine | ||||||||
| Massima estensione: | 46.991 km² nel 1848 | ||||||||
| Popolazione: | 6.357.800 nel 1848 | ||||||||
| Economia | |||||||||
| Moneta: | lira austriaca | ||||||||
| Risorse: | marmo | ||||||||
| Produzioni: | cereali, riso, vino, armi | ||||||||
| Commerci con: | Impero Austriaco, Regno di Sardegna, Confederazione Elvetica, Ducato di Parma, Ducato di Modena, Stato Pontificio, Granducato di Toscana | ||||||||
| Esportazioni: | cereali, riso, vino, armi | ||||||||
| Religione e Società | |||||||||
| Religioni preminenti: | Cattolicesimo, ebraismo | ||||||||
| Religione di stato: | Cattolicesimo | ||||||||
| Classi sociali: | Clero, patrizi, nobili, popolo | ||||||||
| Evoluzione storica | |||||||||
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| Questa voce è parte della serie Storia del Veneto |
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Voci principali
Storia delle città
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Il Regno Lombardo-Veneto fu uno Stato dipendente dall’Impero Austriaco, concepito dal cancelliere Klemens von Metternich all’inizio della Restaurazione seguita allo sfacelo dell’impero napoleonico, e sancito dal Congresso di Vienna. Il Lombardo-Veneto venne amputato di quasi tutta la Lombardia (eccetto la provincia di Mantova) nel 1859 e cessò nel 1866 con l’annessione del Veneto, della provincia di Mantova e del Friuli (eccetto l'area di Gorizia) al Regno d'Italia.
Indice |
[modifica] Storia del Regno
[modifica] La sconfitta napoleonica in Italia
| Per approfondire, vedi la voce Caduta del Regno Italico. |
Il 20 agosto 1813 l’Austria dichiarò guerra a Napoleone, reduce dalla disastrosa campagna di Russia ed abbandonato dai Prussiani. Essa costituì una armata per invadere l’Italia affidata al feldmaresciallo Heinrich Bellegarde, che fu sconfitto dall’esercito del Regno d'Italia del Viceré Eugenio di Beauharnais sul Mincio l’8 febbraio 1814.
Nei due mesi successivi la posizione di Beauharnais peggiorò però sensibilmente, a causa del passaggio del Regno di Napoli di Gioacchino Murat all’alleanza con l'Austria l'11 gennaio, del successo della parallela offensiva austro-prussiana sulla Francia che portò il 31 marzo all'occupazione di Parigi e il 6 aprile all'abdicazione di Napoleone, e di una congiura anti-francese a Milano, sostenuto dalla meglio nobiltà milanese, che sfociò il 20 aprile nel saccheggio del Senato e nel massacro del ministro Prina: fu così che il 23 aprile il Viceré dovette firmare a Mantova la capitolazione[1]. Il 26 aprile il commissario austriaco Annibale Sommariva prendeva possesso della Lombardia a nome del feldmaresciallo Bellegarde, e il 28 aprile Milano veniva occupata da 17.000 soldati austriaci.
Il 25 maggio Bellegarde sciolse la Reggenza del Regno d'Italia, che cessava di esistere, ed assunse i poteri come Commissario plenipotenziario delle province austriache in Italia per il nuovo sovrano, l’Imperatore Francesco I d'Asburgo. Il 12 giugno assunse la carica di Governatore generale in conseguenza dell'annessione della Lombardia già milanese all'Impero, proclamata il giorno stesso.
[modifica] La genesi del Regno
La caduta di Napoleone avrebbe dovuto, nei piani delle Potenze vincitrici, riportare l'Europa a quella che era prima del 1789, senonché la profondità dei cambiamenti portati dalla conquista francese, unita ad alcuni vantaggi territoriali che qua e là le antiche dinastie avevano ottenuto negli ultimi cinque lustri, consigliarono l'apertura a Vienna di un grandioso Congresso per la risistemazione dell'Europa.
L’Austria poteva riannettere sotto il suo governo diretto territori che le appartenevano da lunga data per dominio diretto, cioè Trento, Trieste e Gorizia, o indiretto, come l'antico Ducato di Milano (Milano, Monza, Como, Pavia, Lodi, Cremona) e il connesso Ducato di Mantova - annessione sancita giuridicamente il 12 giugno da un proclama di Bellegarde, ripetitivo di una sanzione imperiale del giorno 7 - ma, differentemente, l'antica Repubblica di Venezia, per la quale l'unico diritto risaliva al disconosciuto Trattato di Campoformio (1797), non poteva avere medesima sorte: lì l'annessione allo stato austriaco era legittimato unicamente dall’accordo delle potenze vincitrici al Congresso di Vienna, che fu ottenuto solo a fronte della rinuncia ai diritti dinastici degli Asburgo sui Paesi Bassi cattolici (l'attuale Belgio). Per comprendere l'utilità, per Vienna dello scambio, basti ricordare il classico argomento del Carlo Cattaneo, il quale sempre sostenne che dal 'Lombardo Veneto' Vienna traeva un terzo delle gravezze dell'impero, benché facessero solo un ottavo della popolazione[2]. Ben sintetizzò la situazione Giuseppe Martini[3]: «Apertesi le trattative intorno alle cose d'Italia, e volendo quivi, siccome ne faceva pubblica promessa il congresso viennese, incominciare le sue decisioni da un grande atto di giustizia, statuì che l'Austria rientrerebbe in possesso di Milano e di Mantova; acquisterebbe altresì gli Stati veneti di terraferma con la giunta di alcuni territorii che, per antichi accordi fra i potentati italiani, appartennero un tempo agli Stati di Parma e di Ferrara; acquisterebbe ancora, non solo le terre della Valtellina con le contee di Bormio e di Chiavenna, siti molto opportuni a sopravvedere dappresso le cose della Svizzera, ed in caso di bisogno, introdurvi dissensioni, ma più lungi, in fondo alla Dalmazia, quelle che una volta componevano la repubblica di Ragusi».
I territori già veneti sulla costa orientale adriatica furono dunque aggregati direttamente all'Austria, ma Milano e Venezia erano tradizionalmente legittimate, per antica consuetudine, a godere di governi autonomi (anche se, nel caso di Milano, sotto sovrano straniero). Occorreva quindi riorganizzare tali territori in una entità amministrativa apparentemente autonoma, anche se unita all’Austria dalla persona del sovrano. La soluzione scelta fu di creare un unico Regno con una capitale e due governi, cui venne dato il nome di 'Regno Lombardo-Veneto'.
Il nome venne scelto ad esito di un, non breve, dibattito. Gli austriaci (o i loro alleati) non vollero conservare il nome scelto da Napoleone, Regno d'Italia. Vi sono evidenze che si prese in considerazione la dizione Ost und West Italien (Italia orientale ed occidentale), e perfino Ŏsterreichische Italien (Italia austriaca). Vennero infine scartate dizioni eccessivamente legate ad una delle due capitali o regioni: d’altra parte, Milano e le Venezie non erano mai state unite sotto un’unica corona sin dalla caduta del Regno Longobardo e non esisteva alcun termine per definire unitariamente i due territori. Si preferì quindi pronunciarle entrambe, con l'intento di stimolare un senso di avvicinamento che rendesse possibile un futuro unitario tra le popolazioni lombarde e quelle venete. La difficile onomastica segnalava bene, tuttavia, la artificiosità della nuova creazione amministrativa.
[modifica] L'istituzione del Regno
Il 7 aprile 1815 veniva annunciata la costituzione degli Stati austriaci in Italia in un nuovo Regno del Lombardo-Veneto. Esso veniva costituito in base al Trattato di Vienna aggregando i territori dei soppressi Ducato di Milano, Ducato di Mantova, Dogado e Domini di Terraferma della Repubblica di Venezia, oltre alla Valtellina già parte della Repubblica delle Tre Leghe, e all'Oltrepò ferrarese già pontificio, mentre lo Stato da Màr, già sottoposto alla Serenissima, ne fu invece escluso incorporandolo direttamente ai territori dell'Impero.
Il Regno fu affidato a Francesco I d'Asburgo-Lorena, Imperatore d'Austria e re del Lombardo-Veneto. Il re e imperatore avrebbe governato attraverso un Viceré, con residenza a Milano e a Venezia, nella persona dell’Arciduca Ranieri che era austriaco e fratello dell’Imperatore.
Lombardia e Veneto, separate dal Mincio, ebbero ciascuna un governo proprio Consiglio di Governo, affidato ad un Governatore, e distinti organismi amministrativi dette Congregazioni Centrali, alle cui dipendenze stavano le amministrazioni locali, tra cui le Congregazioni Provinciali e le Congregazioni Municipali.
Le competenze del Governatore,attraverso il Consiglio di Governo, erano assai ampie e riguardavano: censura, amministrazione generale del censo e delle imposizioni dirette, direzione delle scuole, lavori pubblici, nomine e controllo delle Congregazioni Provinciali. Oltre, naturalmente, al comando dell’esercito imperiale stanziato nel Regno, che, negli anni successivi si sarebbe occupato soprattutto di garantire l’ordine pubblico.
L’amministrazione finanziaria e di polizia, infine, era sottratta al Consiglio di Governo ed attribuita direttamente al governo Imperiale a Vienna, che agiva attraverso un Magistrato camerale (Monte di Lombardia, zecca, lotto, intendenza di finanza, cassa centrale, fabbricazione di tabacchi ed esplosivi, uffici delle tasse e dei bolli, stamperia reale, ispettorato dei boschi e agenzia dei sali), un Ufficio della Contabilità, una Direzione generale della Polizia.
Considerata la eccezionale centralizzazione del potere nelle mani del Governatore, nominato da Vienna, e del governo imperiale, ben si comprende come il ruolo del Viceré fosse assai marginale, ridotto a mera rappresentanza. A tal fine egli manteneva splendidi palazzi, ove teneva corte.
[modifica] La marginalizzazione del patriziato locale
Tutte le alte cariche del Regno erano, naturalmente, di nomina regia, mai elettive. In gran parte erano affidate ad austro-tedeschi e comunque tutti austro-tedeschi furono, sempre, i governatori, la grandissima parte degli ufficiali stanziati in Italia (mentre la truppa rispecchiava l’eterogenea composizione delle popolazioni dell’impero) ed il Viceré: i forestieri godevano, quindi, del controllo quasi assoluto sulla vita del Regno. Famoso, a tal proposito, un colloquio del 1832 fra il nobile lombardo Paolo de' Capitani e Metternich: "Che necessità c'è di far occupare ogni posto notevole da Tirolesi e da sudditi di altre province?"[4].
Al patriziato locale, italiano, non restava che il governo delle Congregazioni Provinciali e Municipali, cioè posizioni assolutamente secondarie. Le Congregazioni Municipali, ad esempio, curavano solamente la manutenzione di edifici comunali, chiese parrocchiali e strade interne, gli stipendi dei propri dipendenti e della polizia locale.
Per completare il quadro, il 1 gennaio 1816 entrarono in vigore i codici civile e penale austriaci. Ciò che azzerò ogni possibilità di intervento italiano, sia pur attraverso il Consiglio di Governo.
[modifica] Le debolezze intrinseche del Regno
Ai sudditi lombardi e veneti il nuovo Regno apparve, da subito, poco più che una finzione. Essi si rendevano ben conto come l’interezza del potere fosse affidato al governo viennese, sotto predominio austro-tedesco.
I "tedeschi" erano onnipresenti e sottraevano al patriziato e agli intellettuali lombardi e veneti grandi spazi che, in un regno realmente autonomo, sarebbero spettati loro.
Non solo: si trattava di un drastico peggioramento rispetto al Regno d'Italia, il quale era, sì, retto da un re (Napoleone) e da un viceré (Eugenio) francesi, che ne avevano fatto un protettorato di Parigi, ma godeva di una amministrazione autonoma e quasi totalmente nazionale, come pure di un esercito nazionale, ove numerosi erano gli ufficiali lombardi e veneti.
In definitiva, sembrava ai più che il governo austriaco, ancorché efficiente, non rispettasse i diritti tradizionali della Lombardia e di Venezia e che, quindi, non godesse di alcuna legittimità. Né, com'è evidente, v’era la minima possibilità che tale legittimità venisse recuperata attraverso un processo costituzionale.
Queste considerazioni furono alla base della perenne instabilità politica in cui visse il Regno, almeno sin dal 1820. E della grande disponibilità delle élite e delle popolazioni a sostenere le guerre di indipendenza.
[modifica] Riduzione e cessazione del Regno
Il 22-23 marzo 1848 al termine delle Cinque giornate di Milano, gli Austriaci vennero cacciati da Milano e da Venezia. I due Consigli di Governo furono sostituiti dall'auto-proclamato Governo Provvisorio di Lombardia e dalla restaurata Repubblica di San Marco.
Il 9 agosto 1848 con l'Armistizio di Salasco, seguito alla vittoria austriaca del 24-25 luglio a Custoza sulle truppe piemontesi, terminò la prima fase della prima guerra di indipendenza: Milano venne rioccupata ed il Governo Provvisorio di Lombardia viene sciolto. Il 22-23 marzo 1849 Carlo Alberto venne di nuovo sconfitto a Novara e abdicò in favore di Vittorio Emanuele II. Il successivo 24 agosto, dopo un lungo assedio, Venezia si arrese agli Austriaci.
Il Regno Lombardo-Veneto sopravvisse alla perdita della Lombardia (con l’eccezione di Mantova) al termine della seconda guerra di indipendenza nel 1859, per decadere nel 1866, al termine della terza guerra di indipendenza.
[modifica] Economia del Regno
La tabella riporata fedelmente uno studio del 1832:
| “Annali universali di statistica – A. Balbi, 1832, p313 | ||||||
|---|---|---|---|---|---|---|
| Territorio | Popolazione | Esercito | Ricchezza (in franchi) | |||
| Lombardo-Veneto | 4.930.000 | 5.000 | 122.000.000 | |||
| Regno delle due Sicilie | 7.420.000 | 30.000 | 84.000.000 | |||
| Regno di Sardegna | 3.800.000 | 23.000 | 60.000.000 | |||
| Stato Pontificio | 2.590.000 | 6.000 | 30.000.000 | |||
| Granducato di Toscana | 1.275.000 | 4.000 | 17.000.000 | |||
[modifica] Governanti del Regno: Re, Viceré e Governatori
[modifica] Sovrani
Al trono del Lombardo-Veneto si sono succeduti i seguenti Sovrani:
- 1815-1835: Francesco I d'Asburgo Lorena;
- 1835-1848: Ferdinando I d'Asburgo Lorena;
- 1848-1866: Francesco Giuseppe I d'Asburgo Lorena.
[modifica] Viceré
I vari sovrani hanno regnato attraverso i seguenti Viceré:
- 1814 - 1815: Enrico XV di Reuss zu Plauen (de facto)
- 1815 - 1816: Heinrich Johann Bellegarde (de facto)
- 7 marzo 1816 - 3 gennaio 1818: Arciduca Antonio Vittorio d'Asburgo-Lorena;
- 3 gennaio 1818 - 8 giugno 1848: Arciduca Ranieri d'Asburgo-Lorena;
- 25 ottobre 1849 - 6 settembre 1857: la carica viene retta provvisoriamente dal Governatore Generale generale Josef Radetzky;
- 6 settembre 1857 - 20 aprile 1859: Arciduca Massimiliano d'Asburgo;
- 20 aprile - 16 giugno 1859: generale Ferencz Gyulai.
[modifica] Governatori o Luogotenenti
I Viceré hanno retto il Regno attraverso i seguenti governatori o luogotenenti:
[modifica] Lombardia
- 28 aprile 1814 - 2 gennaio 1816: Conte Heinrich Johann Bellegarde
- 2 gennaio 1816 - 24 febbraio 1818: Conte Francesco Saurau
- 24 febbraio 1818 - 3 maggio 1830: Conte Giulio Strassoldo di Sotto
- 10 maggio 1830 - dicembre 1840: Conte Franz Hartig
- dicembre 1840 - maggio 1841: Conte Robert von Salm-Reifferscheidt-Raitz
- maggio 1841 - 18 marzo 1848: Conte Johann Baptist Spaur
- 18-22 marzo 1848 Conte Maximilian Karl Lamoral O'Donnell (in rappresentanza)
- 23 marzo 1848 - 6 agosto 1848: occupazione della Lombardia da parte dei Piemontesi in corrispondenza del Plebiscito per l'unione Lombardo-Piemontese (1848)
- 6 agosto - 1 settembre 1848: Felix von Schwarzenberg;
- 1-24 settembre 1848: Conte Franz Wimpffen (in rappresentanza)
- 25 settembre 1848 - 1849: Conte Alberto Montecuccoli-Laderchi (in rappresentanza)
- 1849-1850: Principe Karl Borromäus Philipp zu Schwarzenberg (in rappresentanza)
- 10 gennaio 1851 - 10 gennaio 1857: Conte Michele Strassoldo-Grafenberg: (col titolo di luogotenente della Lombardia)
- 10 gennaio 1857 - 1859: Barone Friedrich Bürger
[modifica] Veneto
- 1814-1815: Principe Heinrich Reuss Plauen (teorico, che il regno non era ancora occupato);
- 1815-1819: Conte Peter Goëss;
- 1819-1820: Conte Ferdinand Ernst Maria von Bissingen-Nippenburg;
- 1820-1826: Conte Carlo d'Inzaghi;
- 1826-1840: Conte Johann Baptist Spaur;
- 1840 - 22 marzo 1848: Conte Aloys Pállfy de Erdöd;
- 22 marzo 1848 - aprile 1848: Conte Ferdinand Zichy zu Zich von Vasonykeöy (in rappresentanza);
- 23 marzo 1848 - 24 agosto 1849: coesistono l'autorita della rinata Repubblica di Venezia e dell'amministrazione austriaca
- aprile 1848 - 1849: Conte Laval Nugent von Westmeath in qualità di comandante militare, facente funzione di governatore civile;
- 24 agosto 1849 - ottobre 1849: Generale Karl von Gorzowsky;
- ottobre 1849 - 22 luglio 1850: Barone Stanislaus Anton Puchner;
- 22 luglio 1850- febbraio 1855: Cav. Georg Otto von Toggenburg-Sargans;
- agosto 1855 - 6 febbraio 1860: Conte Kajetan von Bissingen-Nippenburg;
- 9 febbraio 1860 - 18 ottobre 1866: Cav. Georg Otto von Toggenburg-Sargans (seconda volta).
[modifica] Amministrazione locale
I due Governi della Lombardia e del Veneto erano suddivisi in diciassette Province. Ciascuna Provincia era retta da una Delegazione Provinciale, istituita per la prima volta il 1°febbraio 1816.
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Province Lombarde |
Province Venete |
Ogni Provincia era suddivisa in Distretti, di cui 127 in Lombardia e 91 nel Veneto. Ogni Distretto era suddiviso in Comuni, cellule di base dell'amministrazione pubblica. A secondo della loro popolazione, i Comuni potevano appartenere a tre classi differenti: i Comuni di I classe, cioè i capoluoghi controllati direttamente dalle Delegazioni Provinciali, avevano un Consiglio Comunale di non più di 60 membri; i Comuni di II classe, dotati di un Consiglio Comunale di almeno 30 membri, erano sottoposti ad un Cancelliere del Censo; i Comuni di III classe, i più piccoli, erano diretti dall'Assemblea dei proprietari che si riuniva una volta l'anno, alla presenza del Cancelliere del Censo, per nominare i funzionari e per approvare il bilancio e i tributi, mentre nella restante parte dell'anno venivano delegati tre proprietari per l'ordinaria amministrazione.
[modifica] Ordinamento giudiziario
Alla struttura amministrativa era abbinato l'ordinamento giudiziario. Ciascun capoluogo provinciale era sede di un tribunale di primo grado, mentre nei due centri regionali di Milano e Venezia erano presenti due corti d'appello. Al vertice del sistema si trovava il Senato, la Corte di Cassazione del Regno, che era stabilita a Verona.
[modifica] Lingue del Regno
Idioma ufficiale del Regno Lombardo-Veneto era l'italiano, lingua nella quale veniva impartita l'istruzione elementare, che era obbligatoria e gratuita per tutti i bambini del Regno. La popolazione parlava abitualmente le lingue locali: lombardo, veneto, friulano e ladino. Presenti anche minoranze germanofone (mocheni, cimbri, Sappada) nelle province di Vicenza, Belluno, inoltre una minoranza parlava sloveno in provincia di Udine nella Slavia veneta.
[modifica] Note
- ^ nella quale poneva il proprio esercito (45’000 uomini in armi, vittoriosi alla recente grande battaglia del Mincio) agli ordini del Bellegarde e, il 27 partiva per Monaco di Baviera.
- ^ Carlo Cattaneo, dell'insurrezione di Milano nel 1848 e della successiva guerra, Memorie, Lugano, Tipografia della Svizzera Italiana, febbraio 1849.
- ^ "Storia d'Italia continuata da quella del Botta dall'anno 1814 al 1834 : parte prima 1814-22"
- ^ Francesco Arese, La Lombardia e la politica dell'Austria, Archivio storico lombardo, LXXVIII
- ^ Comprendente il circondari di Saronno, Busto Arsizio e Gallarate, entrati nella Provincia di Varese dal 1927.
- ^ Comprendente la Valcamonica, bresciana dal 1861.
- ^ Comprendente il circondario di Varese, incluso in una provincia separata nel 1927, e la grandissima parte dell'attuale Provincia di Lecco istituita nel 1992.
- ^ Comprendente, come da etimologia, il circondario di Crema (il Territorio Cremasco) divenuto cremonese nel 1861.
- ^ Comprendente il circondario di Abbiategrasso, milanese dal 1861, ma escludente la Lomellina e l'Oltrepò, all'epoca parte del Regno di Sardegna.
- ^ Comprendente il delta sinistro del Po, rovigoto dal 1866.
- ^ Escluse le valli ladine, all'epoca tirolesi.
- ^ Comprendente l'attuale Provincia di Pordenone istituita nel 1968, ed escludente la Val Canale, all'epoca facente parte della Carinzia.
| Stati italiani dopo il Congresso di Vienna (1815) | |
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