Traù

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Traù
comune
(HR) Trogir
Traù – Veduta
Localizzazione
Stato Croazia Croazia
Regione HRV Split-Dalmatia County COA.svg Spalatino-dalmata
Amministrazione
Sindaco Vedran Rožić
Territorio
Coordinate 43°31′N 16°14′E / 43.516667°N 16.233333°E43.516667; 16.233333 (Traù)Coordinate: 43°31′N 16°14′E / 43.516667°N 16.233333°E43.516667; 16.233333 (Traù)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 39,10 km²
Abitanti 13 260[1] (31-03-2011)
Densità 339,13 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 21220
Prefisso 021
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti Traurini
Cartografia
Mappa di localizzazione: Croazia
Traù
Sito istituzionale

Traù (in croato Trogir, in tedesco Trau, in dalmatico Tragur, in latino Tragurium, in greco antico Tragurion, Τραγούριον) è una città della Croazia, con 13.260 abitanti[1]. Viene considerata una delle città veneziane più belle e meglio conservate dell'intera Dalmazia. Secondo l'autorevole critico Bernard Berenson poche città al mondo annoverano tante opere d'arte in così poco spazio.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Traù è posta vicino alla costa dalmata su due isole della Dalmazia centrale, a circa 30 km a nord-ovest di Spalato. La città è unita alla vicina isola di Bua per mezzo di un ponte girevole. È dotata di un porto attrezzato principalmente per imbarcazioni di turismo. Gode di un clima mediterraneo particolarmente mite.

Divisione amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Traù è diviso in 9 insediamenti (naselja)[2] di seguito elencati. Tra parentesi il nome in lingua italiana, spesso desueto.

  • Arbanija (Albania[3]), nell'isola di Bua (Čiovo)
  • Divulje (Divuglie)
  • Plano
  • Mastrinka (Santa Croce[4]), nell'isola di Bua
  • Slatine (Arona), nell'isola di Bua
  • Trogir - Traù
  • Žedno (Nogaro), nell'isola di Bua
  • Drvenik Veliki (Zirona Grande), nell'isola omonima
  • Drvenik Mali (Ploča) (Zirona Piccola), nell'isola omonima

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu fondata dai greci antichi della stirpe ellenica dei Dori di Syrakousai con il nome di Tragurion. L'imperatore Claudio vi installò i suoi onorevoli veterani.

Fu sede vescovile dall'XI secolo. Dopo vari secoli di alterne vicende, comprendenti anche la conquista da parte dei saraceni e la distruzione della città nel 1123, nel 1420 inizia un lungo periodo di prosperità sotto il controllo della Repubblica di Venezia che ebbe termine solo nel 1797.

Si susseguirono quindi alcuni passaggi di sovranità fra la Francia napoleonica (dal 1806 al 1809 Traù fece parte del napoleonico Regno d'Italia e dal 1809 al 1813 delle Provincie Illiriche) e l'Impero d'Austria, poi la città venne stabilmente incorporata in quest'ultimo assieme al resto della Dalmazia. Nel 1828 la diocesi di Traù fu soppressa.

Durante il periodo della dominazione austroungarica, Traù divenne uno dei teatri dello scontro che opponeva gli autonomisti dalmati agli unionisti, che reclamavano l'unione della Dalmazia alla Croazia. I primi - fra i quali gli esponenti delle famiglie cittadine italiane e italofile - governarono Traù fino al 1887, favoriti prima del 1850 dal fatto che la maggioranza dei cittadini di Trau erano italiani. Successivamente al 1860 il partito autonomista dei Dalmati italiani rimase al potere anche grazie ad un meccanismo elettorale che privilegiava la rappresentanza delle classi più abbienti ed istruite (in prevalenza italiane) alla massa popolare (diventata quasi totalmente croata a seguito di immigrazioni dalle campagne circostanti nella seconda metà del secolo XIX).

Secondo i censimenti austriaci nel 1880 si contavano 1960 Italiani su 3129 abitanti, che negli anni successivi diminuirono bruscamente quando il Podestà del "Partito autonomista" italiano della città fu sostituito da quello "unionista" croato (gli Italiani erano solo 171 nel censimento del 1890 e 170 in quello del 1900).

Al termine del primo conflitto mondiale, Traù entrò a far parte del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, divenuto successivamente Regno di Jugoslavia, fino alla seconda guerra mondiale.

Durante questo conflitto la città fu temporaneamente annessa al Regno d'Italia e, come buona parte della Dalmazia, fece parte della Provincia di Spalato del Governatorato della Dalmazia fino al settembre 1943.

I Tedeschi e gli Ustascia successivamente la occuparono fino a che i partigiani di Tito nel 1944 la unirono alla Repubblica Socialista di Croazia all'interno della nuova Jugoslavia per oltre 40 anni. Traù dal 1991 fa parte della Repubblica di Croazia.

Dal 1977 il centro storico di Traù fa parte della lista dei patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO.

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Città storica di Traù
(EN) Historic City of Trogir
Trogir 2004b.jpg
Tipo Culturali
Criterio (ii) (iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1997
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Il tentativo irredentista del conte Fanfogna[modifica | modifica wikitesto]

Traù fu teatro, dopo la prima guerra mondiale, di un tentativo irredentista simile a quello dannunziano a Fiume.

Il 23 settembre 1919, sotto la suggestione dei contemporanei eventi della impresa di Fiume, un vero e proprio atto in stile dannunziano fu organizzato in città dal conte Nino Fanfogna, trentaduenne appartenente ad una delle più importanti ed antiche famiglie di Traù nonché discendente dell'ultimo podestà italiano della città.

Siccome le truppe italiane avevano occupato le aree della Dalmazia assegnate all'Italia dal trattato di Londra del 1915, ma Traù non era inclusa in queste aree distanti una quindicina di chilometri, Nino Fanfogna tentò di forzare la situazione come aveva fatto D'Annunzio a Fiume.

Infatti il conte Fanfogna convinse il tenente Emanuele Torri-Mariani, che comandava alcuni ufficiali italiani di stanza a Prapatnica (Pianamerlina), al confine fra il territorio occupato dall'Italia e la regione controllata dagli jugoslavi, ad organizzare una spedizione che occupasse la sua città nativa.

La notte del 23 settembre un centinaio di soldati italiani e Fanfogna, con 4 autocarri, oltrepassarono i posti di frontiera jugoslavi e di sorpresa e senza spargimento di sangue occuparono Traù. Il reparto italiano assunse il comando della città nominando Fanfogna "dittatore"[5]. La spedizione avrebbe potuto provocare lo scoppio di un conflitto militare fra Regno d'Italia e Regno di Jugoslavia, ma questa eventualità venne scongiurata dal pronto intervento degli ufficiali italiani della nave Puglia e dei militari americani di stanza a Spalato.

Giunta a Spalato nella prima mattinata la notizia dell'occupazione di Traù, alle ore 10:00 del 24 settembre il capitano di corvetta Paolo Maroni - comandante in seconda della "Puglia" - e l'ufficiale americano Field partirono per Traù con il compito di persuadere i soldati sconfinati a rientrare nelle linee italiane. Convinti i comandi serbi a non lanciare per il momento nessun attacco, Maroni e Field giunsero a Traù ed iniziarono a negoziare con gli occupanti e Fanfogna il ritiro dalla città. Fanfogna, descritto nei documenti italiani come uomo "incosciente" e privo di capacità politica, enormemente preoccupato per quanto gli poteva capitare all'allontanarsi degli italiani, insistette perché le truppe italiane non partissero, ma poi si lasciò convincere.

Nel frattempo a Traù arrivarono alcune navi americane al comando dell'ammiraglio Van Hook. A quella vista la popolazione croata della città, ripreso animo, cominciò sulla riva e in piazza una violenta dimostrazione contro i soldati italiani, alcuni dei quali vennero anche aggrediti e disarmati. Alcune fucilate sparate qua e là sortirono l'effetto di far dileguare rapidamente la folla e di affrettare lo sbarco della compagnia americana che era sul Cowell.

Il castello del Camerlengo

Nel momento del trambusto il conte Fanfogna si ritirò in casa sua (il celebre palazzo Garagnin-Fanfogna), vi si rinchiuse e non si fece più vedere. Solo un vecchio, Achille De Michelis, si avvicinò al comandante Maroni, e dichiarandosi il più anziano del "Fascio Italiano", dopo aver protestato contro l'incredibile leggerezza del conte Fanfogna, si mise a disposizione del Maroni per facilitargli il compito e per tutto quello che potesse occorrergli dagli italiani di Traù. Frattanto, disordinatamente, la compagnia italiana coi tenenti De Toni, Manfredi e Mantica evacuava Traù e fra le ore 14:00 e le 15:00 rientrava nelle linee.

La sciagurata spedizione di Traù ebbe pesanti ripercussioni sulle comunità italiane di Traù e Spalato. Il governatore jugoslavo, colonnello Plesnicar, procedette all'arresto di numerosi esponenti italiani della cittadina. Finirono arrestati Nino, Simeone e Umberto Fanfogna, Vincenzo Santich, Achille De Michelis, Giorgio De Rossignoli, Lorenzo Lubin, Giacomo Vosilla, Antonio Strojan, Marino, Michele e Spiridione Marini e altri, anche se molti di questi erano estranei alla vicenda. Molti furono quelli che scamparono all'arresto fuggendo nella Dalmazia italiana.

Per alcuni giorni gruppi di teppisti si diedero ad atti vandalici contro abitazioni e proprietà degli Italiani di Traù e della regione dei Castelli. La conseguenza della spedizione fu la distruzione politica del Fascio Nazionale Italiano di Traù e un deciso peggioramento delle condizioni di vita dei traurini di lingua italiana, la maggior parte dei quali successivamente emigrò in Italia.

Fra gli emigrati alcune conosciute famiglie come i Nutrizio, Dudan, Canzia, Lubin, Del Bianco, Vosilla, Marini ed altre, e la neonata Maria Carmen Nutrizio, figlia del farmacista di Traù e di una Luxardo della nota famiglia produttrice del Maraschino di Zara, che diverrà celebre come creatrice di moda col nome di Mila Schön. Assieme a lei il fratello decenne Nino Nutrizio, anni dopo fondatore del quotidiano La Notte.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

La cattedrale di San Lorenzo a Traù, in tipico stile veneziano

La città sorge su due isole collegate alla terraferma da due ponti ed è unita alla vicina isola di Bua per mezzo di un ponte girevole. Detta anche la "piccola Venezia", è un piccolo gioiello che conserva numerosi edifici medievali di impronta veneziana.

Traù, con il suo centro storico risalente quasi interamente al XIII secolo e comprendente più di 10 chiese diverse, ha nella cattedrale romanica di San Lorenzo (1180-1250) il suo punto di maggiore interesse.

Altri monumenti sono la Loggia pubblica (1308), il castello del Camerlengo (1420-1437), il Maschio di San Marco, la torre dell'Orologio, palazzo Cippico, la chiesa di San Domenico, la chiesa di San Nicola con annesso il convento delle benedettine, la porta di Terraferma, la porta Marina e, a fianco, la loggia della Pescheria del 1527.

Castello del Camerlengo, gli scavi che durante il Governatorato di Dalmazia portarono alla luce uno dei leoni di San Marco

Parecchi leoni di San Marco ornavano la città, a memoria dell'antica dominazione veneziana. Negli strascichi della lotta che oppose i croati ai concittadini italiani ed italianizzati, nei primi giorni di dicembre del 1932 otto leoni vennero distrutti da un gruppo di croati, anche con l'ausilio della dinamite. Fra questi un celebre leone andante, bassorilievo di Nicolò Fiorentino e Andrea Alessi del 1471, che ornava l'interno della Loggia pubblica. Attualmente alcuni leoni mutilati sono esposti al museo cittadino o giacciono nell'ex convento di San Domenico.

Il lungomare deve il suo fascino alla contrapposizione tra le belle architetture delle abitazioni e le barche (spesso veri e propri yacht di gran lusso) ormeggiati lungo il canali.

Persone legate a Traù (in ordine cronologico)[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il turismo è la maggior fonte di sostentamento della città che offre una capacità ricettiva in albergo ed abitazioni private di oltre 20.000 posti letto.

L'altra attività importante è quella della cantieristica navale con la presenza di una grossa industria, che prende il nome dalla città, e che è stata in grado di varare dall'anno dell'indipendenza della Croazia, il 1991, oltre 90 navi anche di stazza lorda di oltre 50.000 tonnellate

Panorama

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Censimento del 2011.
  2. ^ Frazioni della Regione spalatino-dalmata
  3. ^ Albania e Xedno nel Comune di Xedno – catasto austriaco franceschino
  4. ^ S. Croce nel Comune di Xedno – catasto austriaco franceschino
  5. ^ Venne emanato il seguente proclama: "Cittadini di Traù! Noi abbiamo percepito il battito del vostro cuore, in risposta alla sacra voce dell'Italia, e vi abbiamo spedito delle truppe volontarie. Il conte Nino de Fanfogna è nominato dittatore. Da ora gli dobbiamo la nostra cieca obbedienza. Viva il Re! Viva l'Italia!.
  6. ^ Gemellaggio Lucera-Trogir: firmato accordo. URL consultato l'11 agosto 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]