Pietro Loredan

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Pietro Loredan
Jacopo Tintoretto, Ritratto del doge Pietro Loredan.
Jacopo Tintoretto, Ritratto del doge Pietro Loredan.
Doge di Venezia
Doge Pietro Loredan.png
In carica 26 novembre 1567 –
3 maggio 1570
Predecessore Girolamo Priuli
Successore Alvise I Mocenigo
Nome completo Pietro Loredan
Nascita Venezia, 1482
Morte Venezia, 3 maggio 1570
Sepoltura Chiesa di San Giobbe, Venezia
Dinastia Loredan
Padre Alvise Loredan
Madre Isabella Barozzi
Consorte Lucrezia Cappello
Religione Cattolico

Pietro Loredan (Venezia, 1482Venezia, 3 maggio 1570) fu l'ottantaquattresimo doge della Repubblica di Venezia dal 26 novembre 1567 alla morte.

Figlio di Alvise ed Isabella Barozzi, fu eletto, soprattutto per via delle divisioni dei molti pretendenti, in età avanzatissima, ma non si mostrò uomo sprovveduto, anche se certo non poté incidere sull'amministrazione pubblica. Il suo dogado trascorse tranquillo fatto salvo l'ultimo periodo quando giunse a Venezia un ultimatum turco che chiedeva la cessione di Cipro. La difesa fu subito preparata e le armate predisposte, ma il Loredan due mesi dopo morì.

Vita[modifica | modifica wikitesto]

Mercante più che politico il Loredan aveva ricoperto cariche minori salvo un occasionale incarico di vice – doge essendosi trovato ad esser il senatore più anziano alla morte d'un suo predecessore. Vedovo di Lucrezia Cappello ormai da parecchi anni s'era ritirato a vita privata e con sua grandissima sorpresa venne eletto doge.

Dogado[modifica | modifica wikitesto]

Doge Pietro Loredan.png

Il nome del Loredan, fonte di tante sorprese, venne fatto da un Mocenigo (Alvise I Mocenigo, suo successore) che dopo 77 scrutini, visto persa l'occasione, preferì far eleggere un vecchio per potergli succedere in un secondo momento, trovando un compromesso con gli avversari.

Il neo doge assunse un po' a malincuore l'incarico, ma lo resse abbastanza bene. Nel 1568 il papa diede qualche problema visto che chiese a Venezia di espellere i non cattolici dal suo territorio, cosa inaccettabile, e solo con lunghe trattative il rischio della scomunica cessò. Il resto del dogado trascorse tranquillo fino al 28 marzo 1570 quando, d'un tratto, Selim II, sultano dei turchi, inviò un ultimatum in cui chiedeva a Venezia di cedergli subito Cipro[1]. La Repubblica rifiutò ed il doge fece un lungo e sentito discorso ai diplomatici turchi nel quale difese le ragioni della città, aggredita da un nemico molto più forte.

Un incendio all'Arsenale ed un lungo periodo di pace aveva minato la capacità militare veneziana ma, nonostante ciò, si riuscì a predisporre una flotta di notevoli dimensioni. Negli ultimi mesi della sua vita si diffuse la carestia; quando il doge morì, il 3 maggio 1570, il popolo gli imputò tutte le colpe degli ultimi mesi costringendo a fargli un funerale in forma privata per evitar scontri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alessandro Barbero, Lepanto. La battaglia dei tre imperi. pp. 86, 87, 88. Laterza, ISBN 8842088935, ISBN 9788842088936

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Doge di Venezia Successore
Girolamo Priuli 26 novembre 1567 - 3 maggio 1570 Alvise I Mocenigo