Carlo Zen

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Carlo Zen (a volte italianizzato in Zeno) (Venezia, 1333Venezia, 8 maggio 1418) è stato un ammiraglio italiano, eroe di guerra nella lotta che vide opposta la città lagunare a Genova nel 13781381.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Lo Zen fu un uomo quanto mai "altalenante": compì numerose imprese che lo consacrarono ad eroe ma, allo stesso tempo, non riuscì mai a giungere ai vertici della repubblica veneziana perché si mostrò pure traditore e disposto a passare al miglior offerente.

Figlio di Piero Zeno e con dieci fratelli (tra i quali i noti navigatori Antonio e Nicolò), rimasto orfano in giovane età e destinato dalla famiglia alla carriera ecclesiastica, venne spedito a Padova a studiare.

Dedito più alle donne ed alla bella vita che allo studio, rimasto senza un soldo, s'arruolò in una banda di mercenari e tornò a Venezia solo dopo quattro o cinque anni. Inviato come sacerdote a Patrasso la sorte gli mise davanti un percorso diverso: la città venne attaccata dai turchi ed egli prima riuscì a distinguersi per il valore, poi a farsi cacciare per aver ammazzato un cavaliere cristiano con cui aveva avuto un alterco. Si dice che, colpito durante uno scontro, stesse quasi per esser sepolto e si fosse salvato per caso.

Trasferitosi a Costantinopoli, si sposò e visse come un mercante.
Per un motivo ancor oggi ignoto nel 1376 si trovò a Tenedo, appena divenuta veneziana, quando i genovesi attaccarono e per questo fece rapida carriera e si ritrovò a comandare 18 galee spedite a salvare Venezia dall'assedio genovese nel 1379.
Lo Zen giunse solo il 1º gennaio 1380 in città, con un ritardo per molti sospetto, quasi avesse atteso di vedere chi avesse più speranze di vittoria. Comunque le imprese successive lo consacrarono come un valente e fedele soldato e presto fece carriera.

Nel 1400 si parlò di lui anche come futuro doge ma alla fine venne eletto Michele Steno. Quasi che lo Zen non fosse in grado di gestire il successo senza cadere nella polvere compromise la sua situazione quando, nel 1404, comandante dell'esercito veneziano, si fece corrompere dai nemici di Venezia per evitare che dirigesse l'esercito verso Padova. Nonostante la difesa appassionata di certi storici ottocenteschi pare quasi sicura la sua colpa visto che restituì l'equivalente della "mazzetta" e si fece un anno di carcere. Impossibilitato a far carriera in seguito a questa macchia, dal 1405 viaggiò per il Mediterraneo trovando il tempo di combattere alcune guerre (dietro compenso) e di sposarsi (e restar vedovo) per tre volte.

Ormai vecchio e malato tornò a Venezia e concluse la sua avventurosa vita nel 1418.

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