Battaglia di Curzola

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Battaglia di Curzola
Data 8 settembre 1298
Luogo Presso l'isola di Curzola
(al largo della Dalmazia)
Esito Vittoria genovese
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Perdite
Sconosciute (ma quantificate come "gravi" 18 Galee catturate, 65 affondate; circa 7000 morti e 7000 prigionieri)
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L'isola di Curzola dove si combatté il principale scontro del conflitto.

La battaglia navale di Curzola, svoltasi il giorno 8 settembre 1298 nei pressi dell'isola omonima con la vittoria di genovesi, ripristinò l'equilibrio tra le due repubbliche marinare di Genova e Venezia.

Premesse[modifica | modifica sorgente]

A seguito di numerose azioni diplomatiche che avevano coinvolto Genova e Costantinopoli da un lato, e Venezia e Carlo d'Angiò dall'altro, l'ostilità tra le due repubbliche era massima. Volendo accaparrarsi alcune colonie sul Mar Nero, i veneziani iniziarono una trattativa con il Khan dei Tartari, in Crimea. Gli scontri con Genova non si fecero attendere: i veneziani distrussero alcuni fondaci genovesi a Limisso e a Famagosta, mentre Nicolò Spinola portò la flotta genovese a catturare venticinque galee veneziane nel porto di Alessandretta. Una prima spedizione genovese nel 1295 di 160 galee guidate da Oberto Doria, decisa a distruggere definitivamente la flotta veneziana, fu costretta a tornare in patria a causa di una delle tante lotte intestine che tormentavano la Genova medievale. Venezia ne approfittò per attaccare i possedimenti liguri di Petra, Focea, Cipro e Caffa. Infine la Repubblica ligure diede al suo nuovo Capitano del Popolo Lamba Doria il comando di 78 galee per attaccare la flotta veneziana, anche "a costo di stanarla nella sua stessa laguna".[1] L'8 settembre 1298, vicino a Zara, dato che i genovesi per provocare i veneziani avevano devastato la costa dalmata, 90 vascelli veneziani diedero battaglia a 80 vascelli genovesi.

Battaglia[modifica | modifica sorgente]

La formazione ligure era a favore di vento e a "voga arrancata" (ovvero la massima velocità raggiungibile da una galea); piombò in formazione serrata sullo schieramento di Venezia, rompendone i ranghi. Memore del successo alla battaglia della Meloria, Doria lasciò in disparte 15 delle 78 galee come rinforzo, nonostante l'alto rischio: i genovesi infatti erano in netta inferiorità numerica. La battaglia fu particolarmente sanguinosa, più ancora del precedente scontro del 1284 contro i pisani, dove i genovesi erano invece in vantaggio. Abbordare o affondare i legni veneziani costò caro in termini di perdite umane, alla flotta della "Superba".

I veneziani si videro affondate 65 galee, catturate 18; i morti tra i veneti furono settemila, circa 7500 i prigionieri, tra cui Marco Polo[2], che tornato dal suo viaggio nel Catai era stato insignito dell'onore del comando di una delle galee[senza fonte]. Ironia della sorte, dividerà la cella con Rustichello da Pisa, prigioniero della Meloria, al quale Polo dettò il suo "Milione". Tutto il comando veneziano fu catturato[1] secondo alcune fonti[1] compreso il Doge in persona che cadde prigioniero[1] e si tolse la vita prima di essere portato a Genova "rompendosì il cranio contro il banco cui era stato incatenato"[1] , mentre il comandante veneziano catturato era Andrea Dandolo, zio di Marco Polo. L'ammiraglio ligure Lamba Doria invece, perse un figlio nella battaglia, e lo fece seppellire in quel tratto di mare, affermando che non avrebbe potuto avere tomba migliore di quella.

Come si è detto, le perdite per Genova erano state elevate, e la flotta decise di tornare in patria, rinunciando ad attaccare Venezia stessa, fatto che secondo alcuni storici avrebbe potuto determinare il declino completo della "Serenissima". Non andò così e le due repubbliche stremate, vennero alla soluzione diplomatica.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Nel 1299 infine fu firmata la pace tra Genova e Venezia, senza vincitori né vinti. Dopo Curzola, sia Genova che Venezia sono esauste e per loro inizia la fase di una lunga decadenza; nuove forze si affacciano sul Mediterraneo, in particolare i Catalani.

Un secondo conflitto tra la "Superba" e la "Serenissima" passato alla storia come guerra di Chioggia si svolse tra il 1379 ed il 1381 durante il quale i Genovesi riuscirono in un primo tempo a conquistare vaste zone della laguna veneziana ed in seguito la ripresa da parte di Venezia di Chioggia e delle città istriane, a cui seguì, nel 1381, la Pace di Torino. L'esito della guerra costrinse Genova a rinunciare ai possedimenti terrestri conquistati a scapito dei veneziani. Ciò contribuì a rinfocolare ulteriormente le lotte intestine che accompagnarono la Superba lungo tutta la sua storia. Venezia, alleggerita dall'incessante pressione della Superba, poté riprendere i suoi commerci con l'Oriente ed espandersi sulla terraferma intorno a Venezia verso Ovest, mentre Genova si dedicò, oltre a governare le proprie colonie e le rotte commerciali nel Mediterraneo, anche ai mercati finanziari, effettuando prestiti ingenti tra gli altri al Regno di Spagna e all'Impero Asburgico. Le due Repubbliche avevano trovato nuovi campi da conquistare, scelte sempre più forzate soprattutto dopo la caduta di Bisanzio ad opera degli Ottomani. Genovesi e Veneziani si trovarono infatti a combattere assieme nella battaglia di Lepanto, contro l'aggressivo Impero Turco.

Con la Guerra di Chioggia infine, si concluse l'epoca dei grandi scontri tra le due potenze marinare.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e D.G. Martini - D. Gori "La Liguria e la sua anima" - 1965 Sabatelli Editori, Savona
  2. ^ Nella chiesa di San Giorgio a Genova una lapide muraria ricorda l'avvenimento citando esplicitamente Marco Polo.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]