Vettor Pisani

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Ste stai cercando le biografie di personaggi dal nome simile, vedi le voci Vittore Pisani e Vittorio Pisani.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Vettor Pisani (disambigua).
Giovanni Battista Tiepolo, Apoteosi dell'Ammiraglio Vettor Pisani, c. 1743

Vettor Pisani (Venezia, 1324Manfredonia, 13 agosto 1380) figlio di Pietro fu un importante capitano generale della flotta veneziana, che guidò la flotta durante la Guerra di Chioggia del 13791381 portando i veneziani alla vittoria.

Morì durante una campagna navale contro i genovesi, a pochi mesi dalla fine della guerra di Chioggia, stroncato da una malattia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il Pisani, di famiglia di media nobiltà, fece carriera nella flotta veneziana divenendo uno dei più importanti ammiragli, assieme a Carlo Zeno, altro noto marinaio veneziano dell'epoca. Scarse sono le informazioni sul suo conto prima della Guerra di Chioggia, però ci è giunta notizia di ben due processi che lo videro coinvolto.

Nel 1355, dopo la fine della terza guerra veneto - genovese, venne deferito al tribunale perché aveva comandato una nave durante la battaglia di Portolongo (8 settembre 1354) che aveva visto una grave sconfitta per Venezia; lo zio era stato condannato in quanto capo della flotta, lui venne assolto a maggioranza dei giudici.

Attorno agli anni Sessanta, invece, era stato condannato a 200 lire di multa ed alla perdita della carica di savio ducale. Infatti intervenne in un processo che vedeva implicato il capitano di una sua galera per difenderlo. Quest'ultimo, sulla scorta della documentazione fornita dallo scrivano di bordo, era stato multato per aver caricato abusivamente dello storione affumicato senza aver ricevuto la necessaria bolletta. Pisani intervenne spiegando che la bolletta era stata accordata al capitano direttamente da lui. Pietro Corner però gli rispose polemico: "Certamente, ma la versione dello scrivano è diversa". Pisani, dopo essersi preso a male parole col rivale, prima lo minacciò e poi lo aggredì con un coltello sotto casa.[1]

La guerra di Chioggia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di Chioggia e Andrea Contarini.

Nel 1378, incaricato di sconfiggere le flotte genovesi che avevano aperto le ostilità contro la città lagunare, vinse ad Azio una flotta comandata da Luigi Fieschi il 30 maggio 1378 ma poi, costretto a tornare in Adriatico dall'arrivo della flotta di Luciano Doria, venne pesantemente sconfitto il 7 maggio 1379 e, tradotto in città in catene, condannato ad un anno di carcere per incuria e codardia.[2] Per aver abbandonato la flotta ormai prossima alla sconfitta gli Avogadori proposero la pena di morte, invece il doge Andrea Contarini si limitò a richiedere una modesta pena pecuniaria. Si decise allora per una condanna a sei mesi e all'esclusione dalla cariche pubbliche.

I genovesi, che ora avevano conquistato numerose isole della laguna veneziana oltre a Chioggia, e minacciavano la stessa Venezia, si facevano sempre più vicini. Il governo veneziano, prostrato e disperato, nominò Taddeo Giustinian a capo della flotta ma, alla rivolta ed ai malumori del popolo, decise, cosa quasi senza precedenti, di ritornare sulle sue decisioni.

Liberato già il 18 agosto grazie alla viva richiesta del popolo il Pisani riprese subito il comando.

Si dice che un suo sottoposto che si trovava al suo fianco al momento della sua liberazione, con la folla che lo acclamava, gli avesse proposto di abbattere la Signoria e dichiararsi signore di Venezia; il Pisani lo colpì con un pugno e lo fece arrestare.

Subito si misero in mare 40 nuove galee e riprese una durissima battaglia contro i nemici che lo portò, il 22 dicembre dello stesso anno, grazie ad una maggior conoscenza dei canali della laguna, a tagliar fuori dal resto della flotta la città di Chioggia con i suoi oltre 7000 difensori genovesi. Il periodo 22 dicembre 1379 – 1º gennaio 1380 fu uno dei più difficili della sua vita visto che il debole assedio rischiò più volte d'esser spezzato dalle preponderanti forze nemiche ma, infine, il 1º gennaio 1380 giunse la flotta di Carlo Zeno che scacciò i genovesi e condannò gli assediati.

L'assedio della Torre delle Bebbe proseguì per altri sei mesi nei quali, secondo le cronache, il Pisani dovette più volte far ricorso alla sua capacità di comando visto che dovette reprimere una rivolta delle sue stesse truppe, sobillate dal traditore Roberto da Recanati, spia al soldo dei genovesi.

Il 24 giugno 1380 la città cadde ed il Pisani decise di riprendere il largo con la flotta per allontanare la minaccia dalle zone propinque a Venezia. Durante una delle sue tante incursioni s'ammalò di febbri malariche e morì nella notte tra il 13 ed il 14 agosto 1380.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Frederic C. Lane, Storia di Venezia, Edizioni Einaudi, 1978, Torino, pag.226
  2. ^ Frederic C. Lane, Storia di Venezia, Edizioni Einaudi, 1978, Torino, pag. 229: "in base alle accuse degli Avogadori di stato 1) di aver guidato la flotta in battaglia in modo disordinato, senza dar tempo ai comandanti di prepararsi; e 2) di aver abbandonato il campo mentre il combattimento era ancora in corso"

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]