Galeas per montes

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Le mappa del percorso compiuto tra Rovereto e Torbole

Galeas per montes è un'impresa di ingegneria militare realizzata nel 1439 dalla Repubblica di Venezia e che consistette nel trasporto di barconi galee e fregate dal mar Adriatico al lago di Garda, risalendo il fiume Adige fino a Rovereto e trasportando le navi via terra a Torbole, sulle rive settentrionali del lago, per un percorso di circa 20 km tra le montagne passando per il Lago di Loppio, oggi scomparso a seguito della costruzione della Galleria Adige-Garda, che svuotò il lago soprastante.

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

La Repubblica di Venezia con la presa di Bisanzio divenne la prima potenza del Mediterraneo, e dall'inizio del XV secolo iniziò ad espandersi nella terraferma veneto-lombarda attraverso conquiste militari (p. es. Padova e Verona) o dedizioni spontanee, come Brescia il 20 novembre 1426 per sottrarsi al Ducato di Milano[1].

Poco dopo, nel 1438, il duca di Milano, Filippo Maria Visconti, scese in guerra contro la Repubblica di Venezia e con una serie di fortunati colpi di mano prese il controllo delle terre lombarde fino al lago di Garda meridionale. Brescia venne posta sotto assedio dal capitano di ventura Niccolò Piccinino, al soldo del ducato di Milano, ma resistette, chiedendo soccorso al senato veneto.

Il capitano milanese Nicolò Fortebraccio aveva il controllo di tutto il settore meridionale del lago, al quale il condottiero veneto Gattamelata (Erasmo da Narni) poteva solamente accedere da settentrione, cioè da Torbole o da Riva del Garda. L'esercito milanese era inoltre asserragliato nei castelli di Peschiera del Garda e di Desenzano, rendendo troppo dispendioso uno scontro frontale. La Serenessima decise quindi di predisporre un piano militare che permettesse alle proprie truppe di sorprendere l'esercito visconteo passando a nord del lago.

Il 1º dicembre 1438, dopo una lunghissima seduta, il Minor Consiglio approvò la proposta formulata da Biaso de Arboribus, ingegnere al servizio della Serenissima, e da un marinaio greco, Nicolò Sorbolo.

Progetto e realizzazione[modifica | modifica wikitesto]

I due progettarono di trascinare lungo la valle dell'Adige una flotta di navi, di trarle a secco prima di Rovereto e poi trascinarle su rulli di legno lungo il percorso della valle di Loppio per poi calarle nel lago di Garda in prossimità di Torbole. Da lì la flotta veneziana avrebbe attaccato di sorpresa quella milanese, ancorata a Desenzano, tagliando la strada alle milizie viscontee di presidio a Peschiera del Garda e forzando il blocco in modo da aver successivamente via libera alla volta di Brescia e poi anche di Milano.

Realizzazione[modifica | modifica wikitesto]

La flotta, costituita da 25 barche grosse, 2 galee e 6 fregate (o 6 galee e 2 fregate secondo altre fonti), salpò nel gennaio 1439 da Venezia ed imboccò le foci dell’Adige nei pressi di Sottomarina di Chioggia, risalì il fiume passando per Legnago e per Verona. Lì, essendo l’Adige in magra, dovettero applicare alle imbarcazioni una sorta di “galleggianti” di legno per ridurre il pescaggio e proseguire attraverso la chiusa di Ceraino sino ad oltre i Lavini di Marco, poco a sud di Rovereto, e a Mori.

Vennero assoldati centinaia di operai: sterratori, falegnami e carpentieri che, guidati dal marinaio Niccolò Carcavilla, crearono una nuova strada fatta di tavole di legno, livellando il terreno e togliendo dal tracciato piante, macigni ed anche due case. Nel paese di Mori, poco a sud di Rovereto, la flotta venne tirata in secco e caricata su delle "macchine a tal fine inventate". Poi, con l’aiuto di 2000 buoi requisiti nelle icinanze, di centianai di schiavi rematori delle navi e centinaia di uomini del luogo, le imbarcazioni vennero fatte rotolare su rulli sopra la strada di tavole di legno passando per i paesi di Mori, Loppio, dove usufruirono di un lago quasi del tutto intorbato, che permise tuttavia di rimettere le imbarcazioni in acqua per 6 km. Poi la flotta venne nuovamente tirata in secco e trascinata sul ripido pendio per il passo di San Giovanni. Durante la ripida discesa dal passo verso Nago, le navi vennero trattenute con grosse funi assicurate ad argani e fatte scivolare lentamente verso la riva del lago in prossimità di Torbole. Raccontano i narratori dell’epoca che il peso delle navi era tale che diversi ulivi secolari, a cui erano stati fissati gli argani, furono letteralmente strappati dal terreno e che, per frenare la discesa, si ricorse all’accorgimento di attendere il forte vento che soffia da sud nel pomeriggio e di spiegare le vele per alleggerire il peso dei navigli.

La complessa operazione, durata 15 giorni, costò alla Repubblica di Venezia la favolosa cifra di 15.000 ducati, ma fu una delle più importanti opere di ingegneria militare mai realizzate sino ad allora e, come tale, divenne famosa in tutta Europa.

Galleria di immagini[modifica | modifica wikitesto]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Il dipinto del Tintoretto sul soffitto della sala del Maggior Consiglio che raffigura la battaglia navale sul lago di Garda

Il trasporto della flotta non riuscì tuttavia a restare nascosto ai milanesi e fu perso così il fattore sorpresa sul quale contava Piero Zen, capitano della flotta veneziana. Lo scontro avvenne al largo di Desenzano ma la vittoria fu dei milanesi che erano più forti di numero e che catturarono una parte della flotta. Solo due galee veneziane riuscirono a riparare nel porto di Torbole.

Brescia non fu liberata dall'assedio, ma grazie al controllo navale della parte settentrionale del lago di Garda, i veneziani riuscirono a portarvi aiuti e derrate, permettendo alla città di resistere un altro anno all'assedio.

Nel corso dell’anno 1439 venne allestita a Torbole una seconda e più potente flotta veneziana con il materiale trasportato da Venezia attraverso il già collaudato itinerario Adige-Loppio-Torbole. Nello scontro del 10 aprile 1440 la nuova flotta, comandata da Stefano Contarini si scontrò con quella milanese al largo del Ponale e questa volta vinse la battaglia, acquisendo la completa signoria del lago.

Nel soffitto della sala del Maggior Consiglio nel Palazzo ducale di Venezia un dipinto del Tintoretto rappresenta il durissimo scontro con i milanesi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Renier Testimonianze sul trasporto delle navi da Venezia al Garda eseguito dai veneziani nel 1439, 1967
  • Paolo D. Malvinni La magnifica intrapresa. Galeas per montes conducendo, 2010, Curcu & Genovese Ass.,
  • Samuel Romanin Storia documentata di Venezia - Tomo 4, 1853-1861.
  • David Sanderson Chambers The Imperial Age of Venice 1380-1580 - (History of European Civilization Library), 1970, Harcourt Brace Jovanovich
  • Clemente Cavalcabo Idea della storia e delle cossuetudini antiche della valle Lagarina ed...del Roveretano, 1776
  • Eugenio Musatti, Storia di Venezia, 1880, tomo I, p. 270 e seg.
« Unica via che ancor rimanesse ad approvvigionare Brescia era quella del lago di Garda, poiché essendo la costa orientale di esso formata dal Veronese, imbarcati colà i viveri, facilmente si potevano condurre a Brescia, e se il Piccinino fosse accorso a vietarlo avrebbe facilmente lasciata libera o poco munita la strada da Brescia a Verona. Ma nel lago non avevano i Veneziani alcun naviglio, mentre il nemico teneva un'armetta a Peschiera, e altri posti fortificati all'intorno.

In tanta difficoltà la Repubblica aveva accolto fino dal dicembre 1438 il temerario progetto di un Blasio de Arboribus (o Nicolò Carcavilla o Caravilla) e Nicolò Sorbolo di far passare pei monti una flottiglia dall'Adige nel lago. Componevasi di venticinque barche e sei galere, le quali dalla foce dell' Adige furono fatte salire fino quasi a Roveredo, ma di là erano ancora da dodici a quindici miglia per giungere a Torbole per terreno erto ed alpestre. In mezzo a quei monti e alle falde della catena del monte Baldo trovasi il lago di s. Andrea, nel quale appunto volevasi far entrare la flottiglia.
A quest'uopo furono radunati fino a duemila buoi, abbisognandone ben cento venti paia per ogni galera; gran numero di guastatori, operai, ingegneri sgombravano i borri, costruivano ponti, spianavano la strada, e così, dopo indicibili sforzi e fatiche, poté giungere l'armetta nel lago di s. Andrea. Restava a superare il monte Baldo, e l'umana industria e il ferreo volere anco a questo pervennero e con istrano spettacolo i navigli trovaronsi alfine sulla vetta del monte.
Di colà bisognava gettarli nel lago, operazione non meno difficile pei pericoli della discesa; in quel ripido pendìo legavansi le barche agli alberi e ai macigni, col mezzo di argani allentavansi a poco a poco le funi, e i navigli si calavano da quegli orridi precipizii. Così dopo quindici giorni di viaggio per terra, l'armetta giunse senz'alcun sinistro a Torbole, donde fu lanciata in acqua e munita.
Fu impresa maravigliosa che costò alla Repubblica ben quindici mila ducati, ma sciaguratamente presso che inutile per lo scopo di vettovagliare Brescia, poiché accorso il Piccinino col. suo navilio, poco sollievo poterono avere i Bresciani e il comandante veneziano Pietro Zeno dovette ritirarsi a Torbole e mettersi in salvo dietro a forte steccato.” »

(Eugenio Musatti, Storia di Venezia, 1880.)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alemano Barchi, "Annotazioni alla Cronologia Bresciana civile" 1832 - "... Pei nobilissimi patti che alla dedizione Brescia conservò il suo Senato che col nome di Concilio Generale fino al 1797 ..."