Arsenale di Venezia

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Coordinate: 45°26′07″N 12°21′11″E / 45.435278°N 12.353056°E45.435278; 12.353056

L'ingresso dell'Arsenale di Venezia (Porta di Terra)

L'Arsenale di Venezia costituisce una parte molto estesa della città insulare e fu il cuore dell'industria navale veneziana a partire dal XII secolo. È legato al periodo più florido della vita della Serenissima: grazie alle imponenti navi qui costruite, Venezia riuscì a contrastare i Turchi nel Mar Egeo e a conquistare le rotte del nord Europa.

L'Arsenale di Venezia ha anticipato di secoli il moderno concetto di fabbrica, intesa come complesso produttivo in cui maestranze specializzate eseguono in successione le singole operazioni di assemblaggio di un manufatto, lungo una catena di montaggio e utilizzando componenti standard. Rappresenta l'esempio più importante di grande complesso produttivo a struttura accentrata dell'economia preindustriale. La superficie si estendeva su un'area di 46 ettari, mentre il numero di lavoratori (gli Arsenalotti) raggiungeva, nei periodi di piena attività produttiva, la quota media giornaliera di 1500-2000 unità (con un picco di 4500-5000 iscritti al Libro delle maestranze), cioè dal 2% fino al 5% dell'intera popolazione cittadina dell'epoca (circa 100.000 abitanti).

Gli ampi locali delle Corderie dell'Arsenale sono attualmente utilizzati come una delle sedi espositive della Biennale di Venezia, oltre che per alcune attività di piccola cantieristica ed altre attività minori.

Origine del nome[modifica | modifica sorgente]

Il termine Arsenale, in uso nell'italiano moderno, deriva dall'arabo daras-sina'ah, cioè "casa d'industria". Il termine, noto ai Veneziani tramite i loro frequenti contatti commerciali con l'Oriente, sarebbe passato al veneziano darzanà, poi corrotto nel tempo nella forma arzanà, citata anche da Dante nell'Inferno, quindi, attraverso arzanàl e arsenàl, alla forma finale di arsenàle[1].

La forma darzanà e poi dàrsena è invece rimasta ad indicare gli specchi d'acqua interni dell'Arsenale, e da tale uso è derivato il significato odierno del termine darsena.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'entrata dell'Arsenale dipinta da Canaletto, 1732
Il leone arcaico proveniente da Delo, con testa non pertinente, presso l'ingresso monumentale dell'Arsenale, bottino di guerra del Morosini.
« Quale nell'arzanà de' Viniziani
bolle l'inverno la tenace pece
a rimpalmare i legni lor non sani,
ché navicar non ponno - in quella vece
chi fa suo legno nuovo e chi ristoppa
le coste a quel che più vïaggi fece;
chi ribatte da proda e chi da poppa;
altri fa remi e altri volge sarte;
chi terzeruolo e artimon rintoppa -;
tal, non per foco ma per divin' arte,
bollia là giuso una pegola spessa,
che 'nviscava la ripa d'ogne parte. »
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, XXI, vv. 7-18)

Per l'Arsenale di Venezia non esiste una data di fondazione: la notizia che lo volle fondato ai primi del XII secolo, nel 1104, dal doge Ordelafo Faliero, per l'esigenza di dare maggiore sviluppo alla cantieristica, un'attività strategica per la Serenissima, è derivata da una falsa medaglia commemorativa realizzata nel XIX secolo.[senza fonte]

L'ubicazione dell'area, compresa tra le zone conventuali di San Pietro di Castello e la parrocchia di San Giovanni in Bragora (Darsena Vecchia), fu decisa sia per motivi strategici (difesa contro eventuali attacchi nemici) che logistici (qui si trovava il punto di arrivo del legname proveniente dal Cadore). Il primo nucleo, documentabile fin dagli inizi del XIII secolo, è costituito da due file di squeri ai lati della Darsena Vecchia. Vi si può accedere dal Bacino di San Marco solo attraverso uno stretto canale.

All'inizio del Trecento, in seguito alle aumentate esigenze navali della città, fu aggiunto il "Lago di S. Daniele" (annesso all'omonimo monastero) e costruito l'Arsenale Nuovo (la Darsena Nuova), raggiungendo così un'estensione di 138.600 m² In seguito fu aggiunta la Stradal Campagna sulla quale sorsero le attuali Fonderie, le Officine dei remi, le Corderie della Tana e il Reparto artiglieria.

Con la caduta di Costantinopoli (1453) e la conseguente minaccia turca nel Mediterraneo, vennero erette la monumentale Porta di Terra o porta da tera[2], che alludeva al ruolo di Venezia quale baluardo della cristianità, e le due torri che affiancano la porta ad acqua, poi ricostruite nel Seicento. Il portale d'ingresso di terra fu costruito sulla base degli archi di trionfo romani, ed è il primo esempio di arte rinascimentale nella città.

Le Torri dell'Arsenale

A partire dal 1473 fino al 1570 è la terza grande fase di sviluppo, nella quale furono apportati gli ultimi ampliamenti, con la realizzazione di residenze esterne per i lavoratori, di forni pubblici e di magazzini per i cereali (la Darsena Nuovissima) e delle Galeazze, il che portò l'Arsenale a coprire una superficie di quasi 24 ettari. Di particolare interesse per i suoi caratteri architettonici è lo Squero delle Gagiandre, eretto nel 1570 ed attribuito a Jacopo Sansovino.

In una nuova area, detta Tana, sorsero le corderie, dove venivano prodotte a livello industriale le funi navali, bene prezioso nell'antichità, al più basso costo possibile, con il vantaggio di rimanere indipendenti da terzi in caso di guerra. La materia prima (la canapa, usata anche per il calafataggio degli scafi) proveniva prevalentemente dalla foce del fiume Don, sul Mar d'Azov, dove i Veneziani avevano stretto importanti accordi commerciali. Il sistema garantiva l'assenza di scarti: le corde uscivano dalla corderia attraverso dei fori, per poi essere tagliate della misura richiesta, anziché essere confezionate in lunghezze standard. Ciò garantiva un buon risparmio alla Repubblica e contemporaneamente consentiva di vendere alle navi straniere in transito le funi ad un prezzo inferiore a quello dei concorrenti.

In questi tre secoli, sempre circondato da un alone di segretezza, l'Arsenale produsse le galee e le grandi galeazze, che determinarono la vittoria della cristianità nella Battaglia di Lepanto del 1571, e divenne il fulcro dello sviluppo veneziano.

Nel periodo della prima occupazione francese (1797-1798), Napoleone mise fuori uso tutte le navi presenti nell'Arsenale, tranne quelle che avrebbero preso parte alla guerra assieme alla flotta francese, e licenziò tutti i 2000 arsenalotti; abolì inoltre ogni distinzione tra marina mercantile e marina da guerra. I napoleonici poi mutarono radicalmente l'organizzazione dell'Arsenale, perché ormai difficilmente agibile, e aprirono il canale di Porta Nuova affiancandovi la torre omonima.

Bacino di carenaggio delle Gaggiandre, attribuite a Jacopo Sansovino

L'Arsenale fu in parte riassestato tra il 1798 ed il 1806, durante il primo governo austriaco.

Il successivo governo napoleonico del Regno d'Italia, di cui Venezia entrò a far parte, apportò alcune modifiche sul piano strutturale, per rimetterlo in attività e nell'ottica di aumentarne la produttività.

Nel 1814 con la caduta del Regno d'Italia Venezia e l'intero Veneto tornarono all'Impero d'Austria e l'arsenale divenne il più importante della Marina Imperiale Austro-Veneziana.

Il quarto e ultimo grande sviluppo si colloca però tra il 1876 e il 1909 dopo che nel 1866 in seguito alla terza guerra di indipendenza Venezia era entrata a far parte del Regno d'Italia, che voleva riproporre l'Arsenale come importante base navale nell'alto Adriatico. Venezia era infatti stata scelta dal governo come base principale delle flotta adriatica a scapito di Ancona, sede precedente della marina adriatica. Durante questa fase all'arsenale si aggiunse l'area nuova del piazzale dei Bacini e le aree vecchie dei tre conventi soppressi di S. Daniele, delle Vergini e della Celestia. Importante fu l'opera progettuale di Giuseppe Morando, allora direttore del Genio militare di Venezia[3]. A seguito di vari progetti per consentire il movimento delle navi, furono scavate le strutture preesistenti fra la Darsena Nuova e la Nuovissima realizzando, al loro posto, l'attuale Darsena Grande. Contemporaneamente, per evitare la sommersione, il livello del terreno fu leggermente elevato (di circa 70 cm).

Negli anni successivi l'Arsenale si avviò ad un lento declino, ormai incapace di soddisfare le enormi esigenze delle moderne forze navali, fino al suo parziale abbandono. In anni recenti si è comunque cercato di ridare importanza all'Arsenale, inserendovi alcune attività culturali e ponendo il problema del suo recupero, che in ogni caso risulta problematico data la vastità dell'area.

Nel 2003 nasce, su iniziativa dell'Agenzia del Demanio e del Comune di Venezia, La Società Arsenale spa con l'obiettivo di farlo rivivere, promuovendo, attivando e gestendo importanti progetti di valorizzazione.

Nell'agosto 2012 il compendio costituente l'Arsenale di Venezia, con esclusione delle porzioni utilizzate dal Ministero della difesa per i suoi specifici compiti istituzionali, in ragione delle caratteristiche storiche e ambientali, è trasferito in proprietà al Comune di Venezia, che ne assicura l'inalienabilità, l'indivisibilità e la valorizzazione attraverso l'affidamento della gestione e dello sviluppo alla Società Arsenale di Venezia SpA[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fabio Mutinelli, Storia documentata di Venezia.
  2. ^ porta da terra
  3. ^ Claudio Bruschi, Giuseppe Morando Ancona, 2011
  4. ^ Art.27 - Decreto legge 6 luglio 2012 n. 95 - (c.d. "Spending Review").

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Casoni, "Guida all'Arsenale di Venezia", Venezia 1829
  • Guglielmo Zanelli, "Arsenale - storia di industria e di città", in AA.VV "L'Arsenale dei Veneziani", Venezia, 1983
  • Giorgio Bellavitis, L'Arsenale di Venezia, Venezia 1983, nuova edizione Venezia 2009
  • Ennio Concina, "L'Arsenale della Repubblica di Venezia", venezia, 1984, nuova edizione 2006
  • Guglielmo Zanelli, "L'Arsenale di Venezia", Venezia, 1991
  • Antonio Manno, I Mestieri di Venezia, Cittadella 1995
  • Guglielmo Zanelli, "Giovanni Casoni ingegnere al servizio di Venezia" in Pasquale Ventrice "Guida per l'Arsenale di Venezia, Cierre Edizioni, Verona, 2011
  • Pasquale Ventrice, "L'Arsenale di Venezia tra manifattura e industria", Verona, 2009
  • P. Malanima, Economia preindustriale, Milano 1995
  • C. M. Cipolla, Storia economica dell'Europa pre-industriale, Bologna 1997
  • Robert C. Davis, Costruttori di navi a Venezia, Vicenza 1997
  • Guglielmo Zanelli, "Giovanni Casoni e le fabbriche dell'Arsenale sotto le occupazioni straniere, in "Venezia fra arte e guerra", Milano, 2003
  • Guglielmo Zanelli, Claudio Menichelli, "L'arsenale moderno, dalle occupazioni straniere alla prima guerra mondiale", in "La rinascita dell'Arsenale", Venezia, 2004
  • Guglielmo Zanelli, "Guida all'Arsenale di Venezia", Venezia, 2006
  • David Celetti Canapa e potenza navale. L'approvvigionamento dell'Arsenale di Venezia
  • Guglielmo Zanelli, "Giovanni Casoni, Ingegnere al servizio di Venezia", in Guida per l'Arsenale di Venezia" a cura di P. Ventrice,Verona, 2011.
  • Dante Alighieri, "Divina Commedia", Inferno, 21° canto
Narrativa
  • Wu Ming, "Altai", 2009

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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