Dromone

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Il dromone era un tipo di imbarcazione usata dai Romani, e in seguito dai Bizantini, fino all'XI secolo, quando la marina bizantina perse gran parte del suo prestigio sui mari.

Dromone in epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

I primi dromoni apparvero durante le Guerre puniche, quando i Romani iniziarono a dotarsi di una flotta per contrastare la potenza cartaginese. Il dromone in epoca romana poteva essere dotato di un ponte detto corvo, che, dopo l'abbordaggio, permetteva alle truppe di riversarsi nell'altra barca, oppure di un rostro con cui speronare la barca avversaria. Il corvo, dopo l'abbordaggio della nave nemica, veniva spezzato, per evitare che i nemici stessi potessoro fare altrettanto con chi li aveva attaccati e quindi utilizzare contro di loro la stessa arma. Il dromone si spostava in virtù dei molti remi, all'uso dei quali erano adibiti per lo più degli schiavi.

Dromone in epoca bizantina[modifica | modifica wikitesto]

In epoca bizantina la nave non veniva più dotata del ponte, ma solo dello sperone, perché l'equipaggio era specializzato nell'uso dell'arco, per evitare di ricorrere a combattimenti corpo a corpo come i romani.

Nel mezzo della nave vi era un unico albero maestro a vela quadra. Nel dromone vi erano pochi posti coperti: di fatto, solo quello per il timoniere, che aveva remi molto più grandi dei normali rematori; era presente una tenda per il capitano della nave e tutto il resto della barca era scoperto (tranne la parte dove si trovava l'albero, nella quale vi erano dei rematori posti al riparo in caso di maltempo).

Lungo quaranta metri, largo sei e con un massimo di cinquanta rematori (venticinque per lato o anche 7 per remo) il dromone bizantino poteva contenere fino a duecento uomini di equipaggio, composto da rematori, marinai e soldati di fanteria leggera, il cui servizio in marina durava dieci anni.

Il dromone - il cui costo di realizzazione era piuttosto oneroso e che era piuttosto lento nella navigazione in caso di cattivo tempo - era estremamente temuto, dato il gran numero di letali arcieri bizantini che poteva contenere.

L'arma più temibile era però il fuoco greco, di cui ancor oggi non si conosce la natura; i popoli occidentali e gli stessi Arabi, temevano molto questa composizione in quanto non era possibile spegnerlo con l'acqua.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • R. Lilie, Bisanzio la seconda Roma, Roma, Newton & Compton, 2005, ISBN 88-541-0286-5.
  • S. La Mantia, "Il Dromone VII-X secolo, ipotesi ricostruttiva", Ed. Lulu, 2008, ISBN 978-1-4092-5454-6, www.lulu.com.

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