Teodorico il Grande

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Teodorico
Medaglione aureo con busto e nome di Teodorico. Si notino i baffi, secondo la moda gota.[1]
Medaglione aureo con busto e nome di Teodorico. Si notino i baffi, secondo la moda gota.[1]
Re degli Ostrogoti
In carica 474 –
30 agosto 526
Incoronazione 478
Predecessore Teodemiro
Successore Atalarico
Re d'Italia (de facto)
In carica 15 marzo 493 –
30 agosto 526
Predecessore Odoacre
Successore Atalarico
Nascita Pannonia, 12 maggio 454
Morte Ravenna, 30 agosto 526
Sepoltura Ravenna
Padre Teodemiro
Madre Ereleuva
Figli Amalasunta
Religione Arianesimo

Teodorico, detto il Grande, più correttamente Teoderico, dal goto Þiudareiks (Pannonia, 12 maggio 454Ravenna, 30 agosto 526), fu re degli Ostrogoti dal 474 e regnò in Italia dal 493 al 526, secondo dei re barbari di Roma.

L'attività[modifica | modifica wikitesto]

« Teodorico era un uomo di grande distinzione e di buona volontà verso tutti e governò per trentatré anni. Per trent'anni l'Italia godette di tale buona fortuna che i suoi successori ereditarono la pace, poiché qualunque cosa facesse era buona. Egli governò così due stirpi, i romani e i goti, e- sebbene fosse un ariano- non attaccò mai la religione cattolica, organizzò giochi nel circo e nell'anfiteatro, sicché infine dai romani fu chiamato Traiano o Valentiniano, i cui tempi prese a modello; e dai goti, per il suo editto col quale stabiliva la giustizia, egli fu considerato sotto ogni punto di vista il loro re migliore »
(Uno storico latino)
Mattone che reca inciso il nome di Teodorico, ritrovato a Roma.

Teodorico (il cui nome in norreno e islandese è Þiðrik af Bern, mentre in tedesco è Dietrich von Bern, dove Bern è il nome di Verona nel tedesco altomedioevale) nacque in Pannonia, fra le attuali Ungheria e Austria.

Figlio del re ostrogoto Teodemiro e di una sua concubina, Erelieva, all'età di otto anni fu inviato come ostaggio, a garanzia della pace tra Bizantini ed Ostrogoti, presso la corte dell'imperatore Leone I, dove visse per dieci anni. Nella capitale dell'Impero romano d'Oriente venne educato e apprese il latino e il greco. Riscattato dal padre, si fece subito valere come comandante degli Ostrogoti in diverse battaglie, conquistandone ben presto la fiducia.

La successione[modifica | modifica wikitesto]

Teodorico succede al trono degli Ostrogoti dopo la morte del padre (474) e prosegue la politica di alleanza con il vicino Impero, dal quale otteneva compensi per i servigi di protezione dei confini. L'imperatore bizantino, alleandosi con Teodorico, sperava che questi riuscisse a porre sotto il controllo ostrogoto le nuove popolazioni barbariche che spingevano ai confini dell'Impero, assicurando così a Bisanzio una zona di influenza che fungesse da cuscinetto tra l'Impero e le popolazioni barbariche.

I successi di Teodorico portarono l'imperatore Zenone a riconoscere al re ostrogoto lo stato di federato romano e di eleggerlo a console nell'anno 484 (alcuni anni dopo gli fu anche eretta una statua equestre a Costantinopoli), ufficializzando in questo modo il predominio ostrogoto sull'area balcanica.

La presenza di Teodorico stava diventando però sempre più ingombrante per Zenone e nel contempo Odoacre in Italia stava allargando la sua zona di influenza minacciando gli interessi di Bisanzio. Zenone pensò di risolvere i suoi problemi mettendo l'uno contro l'altro i due re barbari, per cui, con l'aiuto di Bisanzio, nel 488 Teoderico preparò la spedizione verso l'Italia, intrapresa nell'autunno dello stesso anno.

La spedizione in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno ostrogoto#La conquista dell'Italia da parte dei Goti.

Teodorico varcò le Alpi orientali nel 489 con al seguito un esercito di circa 100.000 Ostrogoti e condusse le sue genti in una serie di cruenti scontri contro gli Eruli, scontri che terminarono dopo cinque anni (493), quando Teodorico fece uccidere a tradimento il suo acerrimo rivale Odoacre e tutta la sua corte durante un banchetto che avrebbe dovuto sancire la pace tra i due re. Altre fonti riferiscono che Odoacre venne passato per le armi dopo un rapido processo nel palazzo reale, in quanto cercava ancora di insidiare la vita di Teodorico corrompendo i suoi luogotenenti. L'uccisione di Odoacre segnò l'inizio del dominio degli Ostrogoti in Italia, dominio che rappresentò un lungo periodo di pace e stabilità.

Palazzo di Teodorico a Ravenna, mosaico nella basilica di Sant'Apollinare Nuovo

I rapporti tra Ostrogoti e Romani[modifica | modifica wikitesto]

Teodorico seguì le linee guida già tracciate da Odoacre, lasciando ai Romani, che gli si dimostrarono fedeli, gli impieghi amministrativi e politici che già possedevano, riservando nel contempo esclusivamente ai Goti i compiti di sicurezza e difesa. Inoltre, per pacificare l'Italia, riscattò i cittadini romani fatti prigionieri da altri popoli barbari e procedette alla distribuzione delle terre. Tale liberalità e avvedutezza nella ripartizione dei terreni è da attribuire all'esiguo numero di Ostrogoti rimasti dopo aver varcato le Alpi. Tuttavia, più di uno storiografo nutre dubbi sull'effettivo buongoverno da parte di Teodorico. Se le intenzioni del re Ostrogoto erano buone, non si poteva dire lo stesso per quelle dei suoi conti e luogotenenti, che puntavano a consolidare il loro potere mettendo a tacere le rivendicazioni dei latini. I governanti Romani, in più di un caso, si rivelarono incapaci di venire incontro alle esigenze della popolazione favorendo per contro i loro interessi personali, fatto già largamente diffuso nel Tardo Impero. In questo periodo fu autorizzata una legge, mutuata dai costumi germanici, che permetteva ai contadini vittime di atti di schiavismo di uccidere i loro padroni come atto di legittima difesa. Più di un proprietario terriero latino venne cruentemente ucciso in ottemperanza a questa norma, e le loro proprietà passarono nelle mani dei proprietari goti oppure di latini collaborazionisti e rinnegati, alimentando un clima di sospetto. L'eliminazione di questi proprietari terrieri, ripresa con ulteriore violenza sotto Vitige e Totila, provocò enormi danni anche alla produzione agraria, in quanto i nuovi padroni pensavano principalmente al sostentamento personale e dei propri uomini. La loro generale inesperienza in agricoltura, inoltre, provocò una sostanziale riduzione dei terreni coltivati, destinata ad aggravarsi con la Guerra Gotica. Tra il 423 e il 426 molti latini della Dalmazia, a seguito della crescente prepotenza degli Ostrogoti che avevano occupato la maggioranza dei possedimenti agricoli, preferirono riparare nei territori dell'Impero Bizantino. A ciò si aggiunga il clima di tensione che si creò tra i rimanenti militi italici, costretti a cedere le armi ai nuovi venuti, e quelli Ostrogoti. A più riprese si verificarono incidenti che non sfociarono in aperto conflitto solo per mezzo di complesse trattative diplomatiche: molti dei soldati latini vennero indennizzati, altri poterono continuare a prestare servizio sia pure con capacità ridotte. A compromettere il progetto di Teodorico fu anche il comportamento di alcuni funzionari reali, che si resero protagonisti di innumerevoli ruberie ai danni degli italici e dei pochi barbari di Odoacre superstiti. I pagamenti in natura tramite beni agrari e capi di bestiame furono in talune circostanze talmente esosi da ridurre la popolazione alla fame, smentendo le cronache del tempo che parlavano di grande abbondanza di cibo per l'intera popolazione. Nel Bruzio, negli ultimi anni del regno di Teodorico, le angherie degli Ostrogoti furono tali da spingere la popolazione di Locri alla rivolta aperta. Un latino collaborazionista, un certo Protadio, tentò disarmato di bloccare i tafferugli ma fu linciato. La rappresaglia gotica fu rapida e molto violenta, e i reparti al comando del futuro re Vitige schiacciarono la sommossa nel sangue. Volendo evitare un estendersi della rivolta, e grazie anche alla mediazione di Cassiodoro, Teodorico proibì a Vitige azioni ai danni della rimanente popolazione.

Opere pubbliche[modifica | modifica wikitesto]

Teodorico si distinse anche per l'esecuzione e il ripristino di opere pubbliche, come la ristrutturazione dell'acquedotto costruito da Traiano che dall'Appennino, attraverso la località di Galeata (dove sono stati recentemente ritrovati i quartieri termali di un palazzo da caccia appartenuto a Teodorico), scende verso Forlì e Ravenna. L'importanza di tale opera pubblica è testimoniata anche dalla attuale presenza di toponimi come quello della Pieve di Santa Maria in Acquedotto, presso il casello autostradale di Forlì. Queste e altre misure permisero all'economia italica di riprendersi dal lungo ristagno a cui era stata soggetta.
Si ha notizia di almeno altri due Palazzi di Teodorico: il più noto e del quale rimane forse qualche resto è a Ravenna; un secondo Palazzo di Teodorico fu fatto erigere dal re ostrogoto a Monza.
Teodorico fece costruire, inoltre, il Mausoleo destinato a custodire le sue spoglie. Il Mausoleo è formato da due ambienti sovrapposti, con una pesantissima copertura monolitica a calotta in pietra d'Istria che non ha eguali nell'architettura tardoantica e bizantina. Questo enigmatico edificio, infatti, si inserisce nella tradizione dei monumenti imperiali. Molti edifici e acquedotti di Roma furono pure soggetti ad accurata riparazione dei danni subiti a causa dei terremoti e dei saccheggi del secolo precedente.

Dispute religiose[modifica | modifica wikitesto]

Anche in ambito religioso Teodorico, benché seguace del Cristianesimo ariano, non perseguitò la fede cattolica, seguendo anche in questo l'esempio di Odoacre.

Il nuovo imperatore Giustino I, che ambiva a un nuovo ruolo dell'Impero anche in relazione alle questioni religiose che agitavano il cristianesimo, dette inizio alla sua personale crociata contro l'arianesimo, visto come fede inconciliabile e soprattutto pericolosa per il crescente potere della Chiesa cattolica. Fedele a questa sua linea di ostilità nei confronti dell'eresia ariana, nel 524 decretò che i luoghi di culto ariani venissero consegnati alla Chiesa cattolica.

Teodorico, convinto che ci fosse un'intesa segreta tra l'impero di Costantinopoli e gli abitanti romani d'Italia, reagì con violenza: fece uccidere alcuni dei suoi più preziosi collaboratori, tra cui Severino Boezio. In seguito Teodorico costrinse papa Giovanni I a recarsi a Costantinopoli per chiedere la revoca del decreto a Giustino I e chiedere per giunta che gli ariani convertiti forzatamente al cattolicesimo potessero riabbracciare la fede ariana. Il Papa ottenne la revoca dell'ordine, ma si rifiutò anche solo di chiedere all'imperatore il permesso per gli ariani convertiti al cattolicesimo di tornare all'arianesimo. Così, quando tornò a Roma, Giovanni I fu imprigionato e lasciato morire in carcere nel 526 da Teodorico.

Teodorico, sconvolto dagli avvenimenti degli ultimi mesi e ormai vecchio, morì nello stesso 526 lasciando l'Italia, apparentemente pacificata, al nipote Atalarico sotto la reggenza della figlia Amalasunta.

La leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Teodorico fu protagonista di numerose leggende. Una leggenda romantica sulla morte vuole che a Teoderico sia giunta un giorno la notizia che era stata avvistata nei boschi una cerva dalle corna d'oro. Armatosi di arco e frecce, il sovrano s'incamminò alla sua ricerca, ma improvvisamente il cavallo che lo trasportava, imbizzarritosi, cominciò a correre senza fermarsi, fino ad arrivare (scavalcando lo Stretto di Messina con un salto spettacolare) al cratere dell'Etna, dentro al quale si gettò con il re in groppa. La leggenda è stata ripresa con qualche variante dal Carducci, che ne scrisse un poemetto in versi a quartina doppia: La leggenda di Teoderico, nella raccolta pubblicata con il titolo Rime nuove.

Una variante di questa leggenda è quella che narra che Teoderico avesse paura dei fulmini e un giorno, durante un temporale, avesse deciso di fare un bagno nella vasca del suo mausoleo per essere al sicuro. Cadde tuttavia un grosso fulmine sul mausoleo, che ne spaccò la volta creando una crepa a forma di croce e uccidendo Teoderico. Poi dal cielo scese un cavallo nero che lo caricò in groppa e andò a gettarlo nel cratere dell'Etna.[senza fonte]

Un altro episodio dà una versione "leggendaria" dell'uccisione del rivale Odoacre il quale, dopo essere stato sconfitto da Teoderico in battaglia, sarebbe stato invitato amichevolmente a cena da quest'ultimo che, approfittando del fatto che erano soli, lo avrebbe fatto uccidere a tradimento da un servo con una pugnalata alle spalle. Da quest'episodio sarebbe derivato il celebre proverbio: A tavola non si invecchia.[2]

Nel folklore delle popolazioni alpine vi sono numerose leggende che menzionano Teodorico di Verona.

A Brescia, invece, una delle leggende sorte attorno al Mostasù dèle Cosére, rilievo in pietra dalle dubbie origini, vi vedrebbe un ritratto abbozzato di Teodorico, scolpito sul posto[3], mentre a Bolzano si trova un imponente ciclo pittorico dedicato alla leggenda di Re Laurino, eseguito nel 1911 dall'artista Bruno Goldschmitt di Monaco di Baviera. La scultura in marmo bianco raffigura il re degli Ostrogoti Teodorico il Grande (Dietrich von Bern nella Þiðrekssaga), che sottomette il re del popolo delle Dolomiti, re Laurino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La moda dei baffi era del tutto ignorata nell'antichità greca e romana (non esiste la parola latina per "baffi"), venendo ritenuta un'usanza barbarica. Unico a sottrarsi a quest'usanza risulta essere stato Eliogabalo (busto Musei Capitolini), di cui però sono note le stravaganze.
  2. ^ Menzionato in Dai barbari ai capitani di ventura, Arnoldo Mondadori, Milano, 1978, 1996, primo volume del progetto Storia d'Italia a fumetti di Enzo Biagi.
  3. ^ Braga, Simonetto, p. 56-57

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Teodorico il grande e i Goti d'Italia. Atti del XIII Congresso internazionale di studi sull'Alto Medioevo (Milano, 2-6 novembre 1992), CISAM, Spoleto 1993.
  • Marina Braga, Roberta Simonetto, Il quartiere Carmine in Brescia città museo, Brescia 2004
  • G. Garollo, Teodorico re dei Goti e degl'Italiani, Tip. Gazzetta d’Italia, Firenze 1879.
  • W. Ensslin, Theoderich der Grosse, B. F. Bruckmann, München 1947.
  • P. Lamma, Teodorico, La Scuola Editrice, Brescia 1951.
  • J. Moorhead, Theoderic in Italy, Oxford University Press, Oxford 1992.
  • P. Amory, People and identity in Ostrogothic Italy, 489-554, Cambridge University Press, Cambridge 1997.
  • A. Giovanditto, Teodorico e i suoi goti in Italia (454-526), Jaca Book, Milano 1998.
  • B. Saitta, La «civilitas» di Teodorico: rigore amministrativo, «tolleranza» religiosa e recupero dell'antico nell'Italia ostrogota, L'Erma di Bretschneider, Roma 1999.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re degli Ostrogoti Successore
Teodemiro 474-526 Atalarico
Predecessore Re d'Italia (de facto) Successore
Odoacre 493 - 526 Atalarico

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