Galea

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Modello in legno di una galea veneziana (Museo storico navale di Venezia)

Galea o galera è un'ampia tipologia di navi da guerra e da commercio, usata nel Mar Mediterraneo per oltre tremila anni, spinta completamente dalla forza dei remi e talvolta dal vento, grazie anche alla presenza di alberi e vele: il suo declino cominciò a partire dal XVII secolo, quando venne progressivamente soppiantata dai velieri, estinguendosi definitivamente alla fine del XVIII secolo.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Sezioni e vista in piano di una galea sottile.

Il nome "galera", diffusosi solo nel XII secolo, deriva dal greco γαλέoς (galeos), cioè "squalo", perché la forma assunta in quest'epoca dalla principale esponente di questo tipo di navi, la galea sottile, richiamava tale pesce: essa infatti era lunga e sottile, con un rostro fissato a prua, che serviva a speronare ed agganciare le navi avversarie per l'arrembaggio. La propulsione a remi la rendeva veloce e manovrabile in ogni condizione; le vele quadre o latine permettevano di sfruttare il vento.

La forma lunga e stretta delle galee, ideale soprattutto in battaglia, la rendeva però poco stabile, e le tempeste e il mare grosso la potevano facilmente affondare: perciò il loro utilizzo era limitato alla stagione estiva, al massimo autunnale. Era obbligata a seguire una navigazione di cabotaggio, ossia vicino alle coste, in quanto la sua stiva poco capiente imponeva diverse tappe per il rifornimento soprattutto di acqua, che i rematori, per il continuo sforzo fisico, consumavano molto. Per queste ragioni la galea era inadatta alla navigazione oceanica.

Le più famose battaglie combattute da queste navi furono quella di Salamina, nel 480 a.C., e quella di Lepanto, nel 1571. A entrambe queste battaglie presero parte diverse centinaia di galee.

I combattimenti tra galee si risolvevano di solito in abbordaggi, nei quali gli equipaggi si affrontavano corpo a corpo e, a partire dal XVI secolo, a colpi di archibugio; in genere si univano alla lotta anche i rematori.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'Olympias, ricostruzione di una trireme greca, esposta nel porto del Falero (Atene).
Disegno rappresentante la galea bastarda ammiraglia regia di Luigi XIV di Francia, La Rèale.
Modello del Bucintoro settecentesco, galea di Stato e nave ducale della Serenissima Repubblica di Venezia.

La galea è l'evoluzione naturale delle antiche navi greche, come quelle descritte nell'Iliade e nell'Odissea. Esse avevano già una forma del tutto analoga, ma erano di dimensioni ridotte.

La costruzione di navi più grandi fu resa possibile, nell'epoca classica, dall'innovazione dei remi disposti su più file (ordini) per ciascuna fiancata: il miglior compromesso tra grandezza e manovrabilità fu raggiunto con la trireme, cioè la galea a tre ordini di remi, che andò a sostituire la pentecontera. Nella Battaglia di Salamina (480 a.C.) la flotta ateniese era già costituita quasi per intero da triremi. Più rare, ma sempre presenti, erano navi a maggiori ordini di remi, adottate in particolare dai Romani.

La forma di queste navi rimase praticamente immutata sino agli inizi del Medioevo, quando l'Impero bizantino sviluppò i dromoni, forma intermedia tra le agili triremi e le navi maggiori.
Solo nel XIII secolo, in Occidente, con l'incredibile sviluppo delle Repubbliche Marinare italiane, apparirono la galea sottile da guerra e la galera grossa, un vascello ibrido ideato non solo per associare i vantaggi della nave a remi, ma anche quelli della nave da guerra e di quella mercantile.

L'Arsenale di Venezia, dove fin dal XII secolo venivano costruite le galee della Repubblica veneziana, si può considerare il più grande complesso produttivo del Medioevo, e la prima vera grande fabbrica moderna: in esso lavoravano migliaia di uomini, addetti alle diverse attività, e le galee venivano costruite "in serie", anticipando i metodi della moderna catena di montaggio. La capacità produttiva dell'Arsenale era impressionante per l'epoca: nel mese di maggio 1571, nell'imminenza della battaglia di Lepanto, furono varate ben venticinque navi pronte a prendere il mare, quasi una al giorno!

Nel XV secolo le galee cominciarono ad imbarcare a bordo dei cannoni: generalmente un cannone di corsia centrale più alcuni pezzi di calibro inferiore sulla rembada. La potenza di questi cannoni, specie di quelli laterali, era però limitata perché le sollecitazioni derivanti dallo sparo scuotevano e danneggiavano la nave. Inoltre verso la fine del Medioevo si inventò il sistema di remo a scaloccio, in cui 4-5 rematori facevano forza sul medesimo remo. I rematori potevano essere uomini liberi stipendiati o (in caso di guerra) reclutati per sorteggio, schiavi e prigionieri condannati per un certo numero di anni al remo; dal termine galea deriva infatti il termine italiano galera.

Nella battaglia di Lepanto i veneziani sperimentarono con ottimi risultati le galeazze, galee molto più grandi e stabili che potevano imbarcare batterie di cannoni di grosso calibro e sparare in tutte le direzioni; tali navi, tuttavia, erano impossibili da manovrare a remi, tanto che dovettero essere trainate da due galee ciascuna.

La galea venne quindi rapidamente soppiantata dal galeone a vela, molto più grande e potente: oltre ad avere una maggiore potenza di fuoco, esso poteva affrontare le rotte oceaniche, che con l'incremento dei traffici con l'America diventavano sempre più importanti. I primi ad adottarlo furono i paesi della costa atlantica, soprattutto l'Inghilterra. Nel Mediterraneo, invece, ancora nel XVII secolo la galea rimaneva la nave da guerra più usata.

E così i popoli del Mediterraneo in materia di navigazione rimasero indietro, rispetto a quelli nordici. Questo nuovo tipo di nave derivato dalla galea era il leggendario galeone. Questa innovazione inventata dagli spagnoli e adottata in pieno dalle flotte olandesi e inglesi, venne per molto tempo accantonata dalle flotte mediterranee attaccate alla tradizionale galea. Queste ultime evidenziavano i vantaggi della galea senza riconoscerne i difetti, convinti che la tattica di guerra navale si riducesse solo all'attacco frontale attraverso lo speronamento e l'abbordaggio. Fu questo l'errore commesso dai costruttori dell'arsenale veneziano, che incapaci di transitare dalla tradizionale galea al galeone e di conseguenza alla nuova tattica di guerra navale, misero in seria difficoltà la repubblica di Venezia.

Resta da sottolineare comunque la volontà politica della Serenissima di dotarsi di galeoni da mercato che all'occorrenza sarebbero stati usati per le guerre. Un esempio è stato il finanziamento che a varie riprese a cavallo tra XV e XVII secolo fu accordato agli armatori che commissionarono questo tipo di nave. Tuttavia non vi fu da parte dei mercanti/armatori una risposta concreta. Infatti il galeone non si poteva dire la nave più versatile per i commerci nelle acque mediterranee, caratterizzate da porti che le costringevano a non entrare per il loro pescaggio e quindi a trasbordare le merci su altri navigli, aumentando i tempi e i costi dei trasporti.

Inoltre le retribuzioni dei marinai sui galeoni era "alla parte" ovvero il loro stipendio era legato alla buona riuscita del trasporto, ma ne legava la retribuzione all'entità del carico. Su altre imbarcazioni la paga era "al soldo" ovvero fissa e preferibile per i mercanti, che comunque stipulavano polizze assicurative spesso superiori a quelle del reale valore della spedizione.

Si può quindi dire che l'abbandono del modello di trasporto su galeone nel Mediterraneo (con l'eccezione di alcune rotte) sia prevalentemente di natura economica.

Il declino della galea invece seguì il declino della Serenissima a partire dalla battaglia di Lepanto. Infatti, dopo questo scontro epico, in Europa ed anche a Venezia, arrivò la peste che, facendo strage della popolazione, tolse la forza propulsiva indispensabile per questo tipo di nave che abbisognava di molti più uomini rispetto ai vascelli.

Lo studio e lo sviluppo dei vascelli a Venezia iniziò nel XVIII secolo con un impulso deciso solo verso la metà del secolo. Furono dapprima comprate navi inglesi (probabilmente la prima fu "Giove Tonante") e in seguito furono messi in cantiere e varati vascelli anche di notevole stazza, da 70-80 cannoni.

La vita a bordo[modifica | modifica sorgente]

Al tempo della battaglia di Lepanto, l'equipaggio della galea sottile era costituito da un comandante, detto sopracomito, dal comito, dagli ufficiali militari e di manovra, dal cambusiere, dal barbiere-medico, dalla ciurma di marinai e galeotti (più di 200), e dai soldati imbarcati a bordo, per un totale che poteva arrivare a 400-500 uomini; la nave era lunga in media sui 40 metri. L'ammiraglia di don Giovanni d'Austria era lunga 60 metri; una sua riproduzione in grandezza naturale si può ammirare nel Museo navale di Barcellona.
Gli ufficiali cristiani ne contavano uno (il sopracomito), in genere di nobile famiglia ma con scarsa esperienza di mare, spesso tuttavia buon soldato, nominato per le sue origini aristocratiche (per esempio i sopracomiti veneziani erano tutti senatori o parenti di senatori), mentre il comito era (soprattutto in Italia) un marinaio, spesso di origini borghesi o promosso tra i marinai, che raggiungeva quel titolo secondo procedure meritocratiche (soprattutto a Genova e Venezia) o di raccomandazione-clientela. Gli ufficiali musulmani invece erano quasi tutti nominati dopo una selezione meritocratica, che premiava abilità marinaresca, fortuna in battaglia e coraggio. Quelli barbareschi erano selezionati dagli armatori corsari tra i sottufficiali più abili, ivi inclusi gli ex schiavi cristiani convertiti all'Islam, di cui non pochi divennero ammiragli.
Tra i turchi si notava comunque (e sarebbero aumentati nel XVII secolo) una certa preferenza per i favoriti del sultano e tra i giannizzeri, uomini di mare forse meno esperti dei barbareschi, ma in genere molto istruiti e capaci di svolgere anche compiti che richiedevano diplomazia e doti politiche. Molti corsari barbareschi o turchi venivano "promossi" nella marina regolare turca, specie se avevano partecipato a scontri regolari dimostrando di non essere interessati solo al bottino.
Il senso dell'onore di cristiani e di musulmani era l'unica garanzia che le galere e i loro equipaggi fossero ben trattati, visto che solo il governo veneziano faceva dei controlli regolari in tal senso, e anche quelli di questo governo erano limitati e difettosi.

I rematori, detti galeotti, erano di tre categorie:

  1. gli schiavi e i forzati (o sforzati), prigionieri di guerra, rei e condannati alla pena del remo (a Lepanto furono liberati ben dodicimila cristiani che erano schiavi sulle navi turche, ed altre migliaia di criminali comuni sforzati su quelle cristiane);
  2. gli zontaroli, prigionieri e liberi cittadini coscritti in caso di guerra, ma pagati a soldo;
  3. i buonavoglia, volontari imbarcati a stipendio.

Nella Repubblica di Venezia, a differenza che nelle altre marine, dove la componente forzata era predominante, le galee erano quasi tutte composte di buonavoglia e di zontaroli, mentre i forzati imbarcavano su una ben specifica categoria di navi, le galee sforzate, che costituivano una squadra navale indipendente sotto l'autorità di un comandante detto Governator de' Condannati. Le galere turco-ottomana, fino alla campagna di Lepanto, erano per lo più armate con zontaroli, reclutai per sorteggio sia tra le comunità musulmane che tra quelle cristiane dell'Egeo, l'elevata mortalità per peste e tifo petecchiale del 1570-1571 costrinse i turchi a sostituire gli zontaroli (che all'occorrenza, soprattutto se musulmani, partecipavano al combattimento) con schiavi catturati in Grecia e nei territori controllati da Venezia sul basso Adriatico, da quel momento la percentuale di schiavi tese d aumentare nelle flotte ottomane, anche perché fu sempre più difficile reclutare i buonavoglia ("azap" ovvero volontari in turco), poco attratti da un mestiere che si faceva via via più pericoloso in una flotta non più invincibile. Le galere ponentine (spagnole, francesi, sabaude, genovesi, toscane, pontificie e maltesi) erano armate a netta maggioranza da forzati (criminali comuni) e schiavi musulmani. Allo stesso modo quelle dei corsari barbareschi erano armate al 70 o al 80% da schiavi cristiani, riservando il 20/30% a volontari buonavoglia nordafricani. Gli schiavi e i forzati erano inutili durante un abbordaggio ma, anche perché in genere proprietà del capitano, trattati meglio dei vogatori veneziani "zontaroli" o "buonavoglia", ben nutriti, molto ben allenati (specie quelli genovesi e barbareschi) e meglio addestrati visto che erano professionisti di lungo corso e non volontari reclutati per una breve campagna estiva.

La vita a bordo era molto dura: i rematori erano divisi a squadre che si alternavano con turni di 4 ore. Il galeotto e lo schiavo rimanevano sempre incatenati al banco di voga, mentre il buonavoglia poteva essere liberato in caso di battaglia. Mangiavano una volta al giorno, solitamente all'imbrunire per non vedere cosa avevano nella scodella: il rancio del marinaio era costituito da galletta, impasto di acqua e farina condita con acqua marina o da aceto per coprire il gusto di marcio (da qui il nome rancio, ossia rancido, acido). Dormivano sui banchi legati. Le squadre di galee erano comandate da patroni e capitani.

Tra gli altri ruoli imbarcati sulle galere bisogna citare gli "aguzzini" (incaricati di "stimolare" con fruste od altro la voga sulle galere ponentine), i "capi voga", i musici (che oltre ai normali ruoli propri dei musicisti militari avevano anche il compito di dare il ritmo alla voga), i segretari e i furieri (incaricati delle scorte di cibo, biscotto, acqua ecc.), i barbieri-chirurghi, i sacerdoti (assenti ovviamente sulle galere musulmane, poco amati anche su quelle veneziane, sempre presenti invece su quelle ponentine), i marinai (con tutte le loro varietà, dal mozzo al nostromo), il nocchiere (incaricato del timone), il pilota (ufficiale di rotta, particolarmente abili quelli turchi, che spesso al principio del Cinquecento erano anche cartografi e facevano rapida carriera, si pensi a Piri Reis), oltre ai giovani gentiluomini, paggi del comandante, che fungevano da allievi ufficiali, infine, ovviamente, soldati e cannonieri.

I cannonieri (o bombardieri) non erano numerosissimi, anche se più abbondanti sulle galere cristiane che su quelle musulmane (soprattutto i barbareschi facevano poco affidamento sulle loro artiglierie e molto sulla superiore velocità dei loro legni) tra di loro vi era di solito un capo munizioniere e un capo cannoniere, con i rispettivi aiuti. Solo le galere veneziane dimostrarono di essere in grado di sparare più bordate prima dello scontro corpo a corpo. Pantero Panteri (che fu ammiraglio della marina pontificia a cavallo tra Cinquecento e Seicento, ed era un giovane allievo ufficiale a Lepanto) consigliava di sparare una sola bordata quando già le prore si incrociavano, in modo da preparare l'abbordaggio nel fumo, al contrario la marina veneziana arrivò a sparare 5-6 colpi per ogni cannone prima dell'incontro con la squadra nemica a Lepanto, malgrado lo scontro si svolgesse con le due flotte che navigavano a tutta velocità l'una contro l'altra.

I soldati potevano essere di molti tipi.
Sia musulmani sia cristiani potevano contare di frequente su volontari (ghazi, ossia "incursori", per i turchi, venturieri per i cristiani) che si imbarcavano senza paga (anche se partecipavano alla divisione del bottino) attratti dalla crociata-jihad e dal gusto dell'avventura o dal senso dell'onore. L'Impero ottomano disponeva di truppe sceltissime di fanteria di marina, tratte dal corpo dei giannizzeri, il più disciplinato ed efficiente esercito di quell'epoca. I giannizzeri della marina combattevano divisi in squadre di 3 uomini, un archibugiere, un arciere e un arrembatore con mezza picca, dopo Lepanto, verificando la superiorità dell'archibugio, i turchi modificarono la loro organizzazione basandola su due archibugieri e un arciere-arrembatore, l'arco infatti aveva una velocità di tiro e una gittata superiore all'archibugio, ma risultava meno potente e soprattutto era fisicamente spossante ed era molto difficile addestrare un buon arciere, mentre un buon archibugiere arrivava ancora fisicamente riposato all'arrembaggio ed era quindi più duttile. Accanto ai Giannizzeri vi erano altri azap, mercenari o coscritti, meno ben armati (spesso senza armi da fuoco) ed in genere privi di armatura, mentre i barbareschi erano forniti di eccellenti moschettieri. La seconda migliore fanteria di marina era quella dei tercios del mare spagnola, composta da due appositi reggimenti (rinforzati dai tercios di Sicilia, Sardegna, Napoli e eccezionalmente Lombardia), che erano armati con archibugi e potenti moschetti, armature e spade, ma senza picche e alabarde. Anche i genovesi disponevano di un'eccellente fanteria leggera imbarcata, in genere reclutata in Corsica, ma a differenza di quella spagnola e di quella turca si trattava di truppe mercenarie, così come quelle reclutate in Istria e Dalmazia (soprattutto tra gli slavi schiavoni) da Venezia. Gli Schiavoni (e gli albanesi) erano considerati ottimi sia nell'abbordaggio, sia nell'aiuto dei marinai durante la navigazione. Le armature genovesi erano molto apprezzate, in quanto con una sola mossa, se si cadeva in acqua, potevano essere levate, mentre la peculiarità delle truppe veneziane erano i cecchini, dotati di numerosi grossi archibugi da posta, molto più lunghi, potenti e precisi dei normali moschetti, che però dovevano essere utilizzati da complicati tripodi.

Una galera usciva dal porto avendo a bordo fra i 100 e i 300 soldati o venturieri, mentre aveva fra i 30 e i 100 marinai, fra i 10 e i 30 cannonieri e fra i 190 e i 320 vogatori; questo basti a far capire quale era l'importanza delle quattro componenti.

Tipi di galea[modifica | modifica sorgente]

Di seguito si riportano i principali tipi di galea utilizzati nelle varie età storiche, ordinati per dimensioni.

Età classica[modifica | modifica sorgente]

Pentecontera
Una pentecotera

Nave ad unico ordine di rematori, venticinque per lato, cinquanta in tutto (da cui il nome), in uso presso quasi tutti gli antichi popoli mediterranei: fu il primo vero tipo di nave utilizzato nella storia.

Bireme
Una bireme

Conosciuta fin dal V secolo a.C., la bireme fu tra i principali strumenti navali dei Greci, soppiantata poi dalla trireme, nel VI secolo a.C. quando Atene fece costruire una flotta di 180 Triremi.

Liburna

Era una nave di medie dimensioni ma aveva il vantaggio di essere stretta, veloce e molto manovrabile; adatta agli inseguimenti, al supporto logistico e al rapido trasporto di truppe.

Trireme

Le triremi costituivano la vera "spina dorsale" delle marine classiche. Veloci e agili, molto manovrabili, furono l'imbarcazione da guerra più diffusa nel Mediterraneo fino al Medioevo.

Quadrireme

con quattro rematori per unità di voga, erano, con la quinqueremi, tra le più grandi navi impegnate in combattimento.

Quinquereme

con cinque rematori per unità di voga, erano, con la quadriremi, tra le più grandi navi impegnate in combattimento.

Esareme

Vi erano anche navi con sei rematori per unità di voga che trasportavano lo Stato Maggiore dell'esercito, per lo più con funzione di deterrente per impressionare il nemico.

Nella letteratura antica fino al Medioevo manca la descrizione del sistema di remeggio delle navi dell'epoca e l'iconografia non permette definizioni certe. In base agli studi più recenti però i ricercatori tendono ad escludere che esistessero navi con più di tre ordini di rematori (triremi o trieri) poiché in queste 'navi lunghe' da guerra, con indice di allungamento prossimo a 7, un ulteriore ordine di remi avrebbe reso poco stabile la nave per eccessivo innalzamento del baricentro e quindi poco manovriera nelle azioni di speronamento. Nelle polieri (più rematori per remo) dell'epoca classico-ellenistica tutti gli studiosi oggi concordano nel definire il nome della nave (quadrireme , quinquereme ecc.) collegato non al numero di ordini di remi, ma all'unità di voga o gruppo di voga, cioè a gruppi di banchi, remi e rematori contigui, per ognuno dei lati della nave. Una quadrireme poteva avere o due ordini di remi con due rematori per remo, o, ipotesi molto più improbabile, quattro rematori per remo con un unico ordine di remi; una quinquereme poteva avere due ordini di remi con tre e due rematori per remo o tre ordini di rematori con due, due, uno, rematori per remo, ecc.[1]

Alto Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Dromone[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dromone.

Galea da guerra e da commercio in uso presso l'Impero Bizantino. Armava del temibile fuoco greco, miscela incendiaria in grado di ardere sull'acqua.

Basso Medioevo, Rinascimento ed Età Moderna[modifica | modifica sorgente]

Brigantino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Brigantino.

Imbarcazione piccola e veloce usata prevalentemente per trasporti e comunicazioni, poi evoluta nell'omonimo tipo di veliero.

Galeotta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Galeotta.

Piccola galea da guerra, leggera e veloce. Si noti che nelle fonti veneziane e turche quella che per i genovesi era una Galeotta era chiamata Fusta e viceversa.

Fusta[modifica | modifica sorgente]

Fusta by Jan Huygen van Linschoten.jpg
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fusta.

Più grande della galeotta, veniva utilizzata per il controllo costiero e l'avanguardia di flotta.

Galea Sottile[modifica | modifica sorgente]

Galley running before the wind.JPG
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Galea sottile.

Nota anche semplicemente come galea per antonomasia, era la classica e più diffusa tipologia di galea da guerra.

Galea Bastarda[modifica | modifica sorgente]

The réale returning to port.jpg
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Galea bastarda.

Galea dalle forme poppiere più piene rispetto alla galea sottile e murate più alte, era utilizzata con funzioni di nave capitana o patrona, cioè ammiraglia. Il nome derivava dal fatto che tale tipo di nave risultava essere un incrocio tra la galea sottile e la galea grossa. Ne esisteva anche una versione ridotta nota come bastardella, di dimensioni intermedie tra la galea sottile e la galea bastarda.

Galea Grossa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Galea grossa.

Utilizzata prevalentemente per attività mercantili, ma all'occorrenza armabile per il combattimento, era nota anche come galea grossa da merchado.

Galeazza[modifica | modifica sorgente]

Armada galleass.png
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Galeazza.

Sviluppata dalla galea grossa mercantile costituiva il principale nucleo di artiglieria nelle flotte di galee;

Galeone[modifica | modifica sorgente]

Ottoman Galleon.jpg
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Galeone.

Questa nave costituiva la forma intermedia tra la galeazza ed un moderno veliero, evolse infine in una nave propulsa esclusivamente a vela.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L. Bash, Le musée imaginaire de la marine antique, Atene, Institut Hellénique pour la préservation de la tradition nautique, 1987. M. Bonino, Argomenti di architettura navale antica, San Giuliano Terme, Felici Editore, 2005. M. Bonino, Navi fenicie e navi puniche, Lugano, Athenaion, Lumieres Internationales, 2010. P. Dell'Amico, Le origini antiche e lo sviluppo della nave, Roma, Supplemento alla rivista marittima, 2000. P. Janni, Il mare degli antichi, Bari, Edizioni Dedalo, 1996. S. Medas, La marineria cartaginese – Le navi, gli uomini, la navigazione, Sassari, Carlo Delfino Editore, 2000. F. Montevecchi, Il potere marittimo e le Civiltà del Mediterraneo antico, Firenze, Olschki Editore, 1997.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Anonimo: Dizionario di Marina medievale e moderno, Regia Accademia d'Italia, Roma, 1937.
  • Capulli, Massimo: Le Navi della Serenissima - La Galea Veneziana di Lazise, Marsilio Editore, Venezia, 2003.
  • A. Parente, Quando il carcere era galera ed i bagni erano penali, in "Rassegna Penitenziaria e Criminologica", n. 3/4 settembre/dicembre 2004.
  • Da Mosto, Andrea: L'Archivio di Stato di Venezia, Biblioteca d'Arte editrice, Roma, 1937.
  • Moncenigo, Mario Nani Storia della marineria Veneziana da Lepanto alla caduta della Repubblica Filippi editore, Venezia, 1985.
  • Mutinelli, Fabio: Lessico Veneto, tipografia Giambattista Andreola, Venezia, 1852.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]