Piri Reìs

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Frammento sopravvissuto della "mappa del mondo" di Piri Reìs

Ḥājji Muhyieddin Piri Ibn Ḥājjī Meḥmed, noto come Piri Reìs (Pīrī Reʾīs), (Gallipoli, tra il 1465 e il 1470Il Cairo, 1553-4), nipote del noto ammiraglio turco Kemāl Reʾīs, fu capitano navale ottomano e in seguito ammiraglio (Reʾīs significa "comandante"), ma è più noto per essere stato l'autore di un Kitāb-i bahriyyè ("Libro del mare"), un portolano del Mediterraneo, e soprattutto di una "mappa del mondo", oggi conservata nel museo del Topkapi, che riporta con notevole precisione le coste dell'Africa e abbastanza bene quelle del nuovo mondo, disegnata partendo da materiali spagnoli e portoghesi e datata 1513,[1] che ha originato alcune ipotesi pseudoscientifiche.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato tra il 1465 e il 1470 a Gallipoli, città della costa egea della Turchia, entrò nella marina ottomana nel 1481, seguendo suo zio Kemal Re'is (un corsaro citato come Camali nelle cronache occidentali), uomo di mare molto noto all'epoca.

Partecipò a diverse battaglie contro le flotte spagnola, genovese e veneta, tra cui la prima battaglia di Lepanto del 1499 e la seconda battaglia di Lepanto del 1500.

Con la morte dello zio, nel 1511, Piri ritornò alla sua città natale, cominciando nel 1513 la stesura di un portolano assai dettagliato del mar Mediterraneo e del mar Nero, il Kitab-ı Bahriye (Il libro del mare), che completò nel 1521. Nella primavera del 1513 disegnò la sua famosa "mappa del mondo": un'aggiornatissima carta dell'Oceano Atlantico e delle coste prospicienti.

Nel 1516 riprese il mare come capitano, combattendo contro l'Egitto mamelucco nel 1516-17. Nel 1522 partecipò all'assedio di Rodi contro i Cavalieri Ospitalieri, concluso con la resa dell'isola il 25 dicembre 1522. L'anno successivo divenne capitano della nave che portò il Gran Visir Pargalı İbrahim Paşa in Egitto: su consiglio del Visir, pubblicò il Kitab-ı Bahriye, mostrandolo in seguito al sultano Solimano I nel 1525. Tre anni dopo presentò al sultano la sua seconda mappa del mondo.

Nel 1547, Piri arrivò al rango di Re'is (ammiraglio) e prese il controllo di tutta la flotta ottomana nell'Oceano Indiano e della flotta d'Egitto acquartierata a Suez.

Il 26 febbraio 1548 riprese Aden ai portoghesi, e nel 1552 catturò Mascate, città occupata dal Portogallo sin dal 1507. Nello stesso anno conquistò l'Isola di Kish.

Proseguendo a est, riprese l'isola di Hormuz nell'omonimo stretto all'ingresso del golfo Persico. Quando i portoghesi cominciarono le operazioni nel golfo Persico, Piri Reìs occupò il Qatar e l'isola di Bahrain per impedire ai lusitani di avere basi sulla costa araba.

Assedio di Ormuz, saccheggio di Qeshm e ritirata su Bassora[modifica | modifica wikitesto]

La flotta ottomana giunse al largo dell'isola di Hormuz il 19 settembre 1552,[2] cinque mesi dopo la sua partenza. I 700 portoghesi, che tenevano il forte, erano preparati all'arrivo dei legni ottomani. Le loro truppe imbarcate conquistarono rapidamente la città di Ormuz e cominciarono un bombardamento della posizione nemica. La situazione era difficile per entrambi i belligeranti: i Portoghesi conoscevano una penuria di viveri e gli Ottomani, fiaccati dal loro lungo viaggio, difettavano di polvere da sparo per i loro cannoni imbarcati.[3] Inoltre essi temevano l'arrivo di rinforzi portoghesi dall'India portoghese. Dopo venti giorni di combattimenti, Piri Reìs decise di togliere l'assedio il 9 ottobre. Secondo le fonti portoghesi, l'ammiraglio ottomano piombò sull'isola vicina di Qeshm, razziando le proprietà dei ricchi mercanti che vi si erano stabiliti.[4]

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Suez sul mar Rosso come rappresentata nel portolano Kitab-ı Bahriye (1521-1525) di Piri Reìs.

Quando Piri Reìs giunse a Bassora entrò in aspri contrasti con il beylerbey (governatore) della provincia, Kubad Pascià.[5] Piri Reìs decise di recarsi al più presto in Egitto, partendo per Suez soltanto con tre galere veloci, lasciando il grosso della sua flotta a Bassora. L'ammiraglio ottomano, malgrado le sue giustificazioni, fu decapitato al Cairo per ordine del sultano nel 1553 o 1554 a causa dei suoi insuccessi.[5]

Secondo Svat Soucek, il suo imprigionamento e la sua successiva decapitazione si spiegano con l'ostilità sorta tra l'ammiraglio e il governatore a causa delle vivaci rimostranze di Piri Reìs che rimprovera al beylerbey di non aver inviato i rinforzi previsti per la conquista di Hormuz, in particolare la polvere da sparo, e d'aver così una responsabilità precisa dello scacco ottomano.[6]. Da tale fatto, per coprire le proprie responsabilità, è stata avanzata l'ipotesi che il rapporto che Kubad Pascià spedì a Istanbul era particolarmente sfavorevole all'ammiraglio. Piri Reìs sarebbe così ripartito precipitosamente alla volta di Suez per fornire la propria versione dei fatti, lasciando il resto del suo naviglio a Bassora, per timore che la flotta portoghese delle Indie, di cui aveva ancora ragioni per temere la presenza nel golfo Persico, intercettasse una formazione troppo importante e impegnasse il combattimento.[6].

Svat Soucek indica anche che due imputazioni gravi furono addossate all'ammiraglio, potenzialmente in grado d'influenzare il verdetto delle autorità sultanali. Era accusato di aver sequestrato e sottoposto a riscatto gli abitanti di Qeshm dopo il suo fallimento a Hormuz: elemento corroborato dalle loro lagnanze alle autorità ottomane, e soprattutto di essersi fatto corrompere dai portoghesi perché togliesse il suo assedio a Hormuz.[7]. La veridicità di queste voci fu vivacemente messa in dubbio dal cronista İbrahim Peçevi (15721650) che ricorda l'attaccamento e la lealtà sempre messe in mostra nel corso della sua lunga vita dall'ammiraglio nei confronti della dinastia ottomana e la sua difesa dell'islam.[7] Giancarlo Casale collega, per parte sua, la partenza precipitosa di Piri Reìs alla crisi di fiducia, dovuta alla sua età avanzata (secondo alcune fonti avrebbe avuto 90 anni), la sua scarsa conoscenza dei mari e una grande demoralizzazione dovuta al suo scacco coi portoghesi.[8].

Il ricordo dell'ammiraglio è comunque rimasto sempre vivo e il nome di Piri Re'is è stato dato a diverse navi e sottomarini della Marina turca.

Influenza nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mappa di Piri Reìs.

Il frammento della mappa del mondo di Piri Reìs (oggi conservata nel museo del Topkapi) è stato utilizzato in varie pubblicazioni pseudoarcheologiche per sostenere che la conoscenza mostrata nella mappa della geografia mondiale, e in particolare delle coste dell'America, sarebbe stata più approfondita di quella comunemente attribuita all'epoca anche precedente alla scoperta delle Americhe da parte di Colombo.

Piri Reìs compare come personaggio secondario non giocante nel videogioco Assassin's Creed: Revelations, in cui insegna al giocatore come usare le bombe[9]. Compare anche come esploratore ottomano nel videogioco Age of Empires III.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paul Kahle, Pīrī Reʾīs, Bahrije, Berlino, 1926; S. Soucek, A propos du Livre d'Instructions Nautiques de Pīrī Reʾīs, in: Revue des Etudes islamiques", XLI (1973), pp. 241-255.
  2. ^ Özbaran, 2009: pp. 108-109.
  3. ^ Özbaran, 2009: p. 110.
  4. ^ Ibidem
  5. ^ a b Özbaran, 2009: p. 111
  6. ^ a b (EN) Soucek, 2008: p. 62.
  7. ^ a b (EN) Soucek, 2008: p. 63.
  8. ^ (EN) Casale, 2010: p. 98.
  9. ^ Piri Reìs - Assassin's Creed Wiki

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gregory C. McIntosh, The Piri Reis Map of 1513, Athens, The University of Georgia Press, Georgia, 2000.
  • Monique de la Roncière e Michel Mollat, Les portulans: cartes marines du XIII au XVII siècle, Parigi, Nathan, 1984.
  • Svat(opluk) Soucek, Islamic charting in the Mediterranean, in: The History of cartography, Chicago, 1992, i/1, pp. 269–72.
  • Svat(opluk) Soucek, Piri Reis, in: The History of cartography, pp. 49–79.
  • Svat(opluk) Soucek, Piri Reis and Turkish map-making after Columbus, Londra, 1992.
  • Portolani e Carte Nautiche XIV-XVIII Secolo, Istituto Italiano di Cultura, Istanbul, 1994.
  • Hakkinda Izahname e Yusuf Akçura, Piri Reis Haritasi (La Carta di Piri Reis), Ankara, 1935 (ristampa 1999).
  • (EN) Salih Özbaran, Ottoman expansion toward the Indian ocean in the 16th century, İstanbul Bigli University Press, 2009, ISBN 978-605-399-062-8.
  • (EN) Giancarlo Casale, The Ottoman Age of Exploration, Oxford University Press US, 2010, ISBN 0-19-537782-6.
  • (FR) Claude Allibert, Le Kitâb-i bahriyye de Piri Re'îs et l'océan Indien dans le contexte vohémarien. Analyse des versions de 1521 et 1526, Parigi, INALCO, Etudes Océan Indien n°46-47, 2011, pp. 197–220 online

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