Schiavoni

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Con il termine Sclavone, derivato dal greco Σλάβος, Slavos, e dal neo-latino Sclabo o Sclavo, si indicavano globalmente, al principio dell'età medievale, quelle stirpi di origine e provenienza più o meno diversa tra loro (identificate nella famiglia slava), che, al termine della trasmigrazione dei popoli, avevano compiuto devastazioni (magari sottostando ad altre tribù barbare, come ad esempio gli Avari), principalmente nelle Province Romane del Norico, della Pannonia e dell'Illirico.

Il territorio nel quale, alla fine, si insediarono fu sostanzialmente quello compreso tra il fiume Drava o levante ed il Monte Albion (cioè il Nevoso) a ponente esteso poi, a mezzogiorno, dalla Macedonia fin oltre lo spartiacque dinarico giungendo a ridosso delle città dalmate del litorale e delle principali isole, mantenutesi latine.

Col passare del tempo il termine cominciò però ad assumere anche altri significati, sia parzialmente legati ancora all'indicazione dei popoli slavi, sia in maniera indipendente da questo concetto.

Indice

[modifica] Gli Schiavoni nella Repubblica di Venezia

Nella Serenissima Repubblica i termini Schiavonia e Schiavoni coincisero rispettivamente con i concetti di Istria e Dalmazia e con quelli di Istriani e Dalmati.
Sebbene il termine Schiavoni indicasse le popolazioni di tale regione geografica indipendentemente dall'appartenenza alla componente slava, italica o illirica, l'uso del termine ha rappresentato, poi, una delle basi fondanti delle rivendicazioni slave sulla regione.
Gli Schiavoni erano inquadrati nel dominio veneziano tra i possedimenti oltremarini del cosiddetto Stato da Mar e amministrati in una serie di provincie facenti capo ad una città e al suo contado, denominate Reggimenti e godenti di ampie autonomie, sotto il controllo dei magistrati inviati da Venezia.

Trattandosi di genti appartenenti ai domini oltremarini, gli Schiavoni servivano nella flotta veneziana, con l'obbligo di fornire un dato numero di galee allo Stato e contingenti di truppe, dette appunto Schiavoni.

[modifica] Le truppe di Schiavoni

Gli Schiavoni o Oltremarini erano corpi di fanteria istriano-dalmata inquadrati normalmente nell'ambito della marina veneta, nella difesa dei territori dello Stato da Mar e della città di Venezia, ma all'uopo dislocabili anche nel servizio e nella difesa dei Domini di Terraferma, assieme all'esercito campale. Per la loro fedeltà e dedizione erano considerati i fedelissimi di San Marco.
Non a caso gli Schiavoni di Perasto avevano guadagnato per la propria città il titolo di Fedelissima Gonfaloniera grazie al coraggio dimostrato nella guerra del 1368 con Trieste.
Sempre le truppe di Oltremarini furono le ultime ad abbandonare forzatamente Venezia il 12 maggio 1797, alla caduta della Repubblica, tra manifestazioni di fedeltà che valsero loro il perpetuo ricordo della città, che intitola tutt'oggi riva degli Schiavoni la banchina da cui salparono le navi dirette in Istria e Dalmazia.

[modifica] Caratteristiche delle truppe schiavone

L'armamento e il vestiario, già in uso da lunga tradizione, venne comunque confermato con decreto del Senato del 24 febbraio 1724, nell'ambito della riorganizzazione militare dello Stato. Gli Schiavone vestivano di cremisi, portando un berretto di pelo, giacca e panciotto entrambi con alamari, pantaloni attillatissimi, scarpe di feltro e una fascia azzurra in vita da cui pendeva la loro arma principale: una grossa spada detta appunto da loro schiavona.
Gli ufficiali si distinguevano dalla truppa per la maggiore ricchezza di ornamenti e per il bastone, simbolo di grado e comando, che portavano sempre con loro.

Alla fine della Repubblica se ne contavano undici reggimenti, ciascuno di otto compagnie.

[modifica] Gli Schiavoni nel mondo islamico e nell'Impero Ottomano

Col termine "Schiavone" arabo:ﺻﻘﻠﺐ, Ṣaqlab[1] s'identifica nella storia islamica quella componente islamizzata ma d'origine slava, italica o anche cazara, resa schiava per motivi bellici o di acquisto nei "mercati d'uomini", che spesso veniva islamizzata e avviata al mestiere delle armi, in considerazione della diffusa credenza islamica che le popolazioni caucasiche e turaniche avessero una spiccata indole guerriera.[2]

Tra gli "Schiavoni" più famosi si possono ricordare Jawhar, generale fatimide che nel 969 conquistò l'Egitto agli Ikhshididi, o Mujāhid al-Āmirī di Denya, noto come "Mugetto" nelle cronache italiche dell'epoca, che tentò inutilmente la conquista della Sardegna nella prima metà dell'XI secolo.

[modifica] Note

  1. ^ Plurale aqāliba arabo:ﺻﻘﺎﻟﺒـة.
  2. ^ Alla fine del Califfato di ‘Abd al-Rahmān III di al-Andalus (961), si diceva che egli avesse ben 14 mila Schiavoni nel suo esercito.

[modifica] Bibliografia

  • Anonimo: Dizionario di Marina medievale e moderno, Regia Accademia d'Italia, Roma, 1937.
  • Concina, E.: Le trionfanti et invittissime armate venete:le milizie della Serenissima dal XVI al XVIII sec., Filippi, Venezia, 1972.
  • Da Mosto, Andrea: L'Archivio di Stato di Venezia, Biblioteca d'Arte editrice, Roma, 1937.
  • Dandolo, Girolamo: La caduta della Repubblica di Venezia ed i suoi ultimi cinquant'anni, Pietro Naratovich tipografo editore, Venezia, 1855.
  • Moncenigo,Mario Nani Storia della marineria Veneziana da Lepanto alla caduta della Repubblica Filippi editore, Venezia, 1985.
  • Mutinelli, Fabio: Lessico Veneto, tipografia Giambattista Andreola, Venezia, 1852.
  • Ricotti, Ercole: Storia delle compagnie di ventura in Italia, Giuseppe Comba e C. Editori, Torino, 1845.
  • Romanin, Samuele: Storia documentata di Venezia, Pietro Naratovich tipografo editore, Venezia, 1853.
  • Tutotti, F.: Storia delle armi italiane dal 1796 al 1814, Milano, Boniotti, 1856.
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