Stradioti

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Stradioti
Albanian Stradioti at Battle of Fornovo.jpg
Stradioti alla Battaglia di Fornovo
Descrizione generale
Attivo dal XV secolo al XVIII secolo
Nazione Grecia, Albania
Tipo Mercenari
Ruolo cavalleria leggera

[senza fonte]

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

Gli stradiotti, stradioti o stratioti (greco: στρατιώτες) erano mercenari dalmati, greci e albanesi ortodossi che formavano unità militari di cavalleria della Repubblica di Venezia e del Regno di Napoli nel XV e XVI secolo.

Il memorialista francese Philippe de Commines (1445-1511), descrive gli stradioti così: "Sono tutti greci, provenienti dai possessi veneziani, alcuni da Napoli di Romagna [Nauplion], altri dall'Albania presso Durrazzo, e i loro cavalli sono di buona qualità e arrivano dalla Turchia…"

Storia[modifica | modifica sorgente]

I veneziani li utilizzarono inizialmente nelle loro campagne contro l'Impero ottomano e, dal 1475 circa, come truppe di frontiera in Friuli. A partire da questo periodo, iniziano a sostituire completamente la cavalleria leggera veneziana nell'esercito della Serenissima [1]. Impressionati delle tattiche non ortodosse degli Stradioti, altre potenze europee (come Francia e Spagna) rapidamente iniziarono a reclutare mercenari dalle medesime regioni. Il termine italiano stradioti può essere un prestito dal greco stratiotai (greco: στρατιώται significa soldati) o potrebbe derivare dal termine strada, nel senso di 'viandante'.[2] Gli stradioti erano mercenari e ricevevano la paga solo finché il loro servizio militare era necessario.[3] Venivano reclutati in Grecia, Albania, Dalmazia ed in seguito a Cipro.[4] Molti degli stradioti erano greco-albanesi (Arvaniti, specialmente dal Peloponneso) e greci con una piccola percentuale proveniente da altri popoli balcanici.[5] Fra i loro comandanti vi erano membri di alcune antiche e nobili famiglie bizantine greche quali i Paleologi e i Comneni.[6]

Furono dei pionieri delle tattiche di cavalleria leggera durante la loro era. Impiegavano delle tattiche colpisci e scappa, imboscate, finte ritirate e altre complesse manovre. In certi aspetti, queste tattiche ricordavano quelle degli Spahi e degli Akinci ottomani. Gli stradioti erano famosi per essere chiassosi, attaccabrighe e talvolta sleali, ma la loro abilità aveva più importanza di ogni offesa alla sensibilità degli europei. Ebbero alcuni notevoli successi contro la cavalleria pesante francese durante le Guerre Italiane del Rinascimento.[4] Usavano delle lance chiamate Assegai, così come delle spade, mazze, balestre e daghe. La loro uniforme tradizionale era un insieme di indumenti ottomani, bizantini ed europei: l'armatura era inizialmente un semplice usbergo, ma divenne più pesante con il passare del tempo. Dal XVI secolo gli Stradioti non vennero più ampiamente impiegati.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Korre', 2002 (articolo Ta Nea).
  2. ^ Pappas, Nicholas.
  3. ^ Hoerder, 2002.
  4. ^ a b Nicolle, 1989.
  5. ^ Sathas.
  6. ^ Nicol, 2002; Pappas.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (FR) Κ. Ν. Sathas, Documents inédits relatifs à l' histoire de la Grèce au Moyen Âge, publiés sous les auspices de la Chambre des députés de Grèce. Tom. VI: Jacomo Barbarigo, Dispacci della guerra di Peloponneso (1465-6), Paris, 1880-90, σ. 1-116.
  • R. Lopez, Il principio della guerra veneto-turca nel 1463. "Archivio Veneto", 5 serie, 15 (1934), σ. 47-131.
  • (EL) Αντ. Γ. Μομφερράτου, Σιγισμούνδος Πανδόλφος Μαλατέστας. Πόλεμος Ενετών και Τούρκων εν Πελοποννήσω κατά 1463-6. Αθήνα, 1914.
  • Paolo Petta, Stradioti. Soldati albanesi in Italia (sec. XV-XIX). Lecce, Argo, 1996, ISBN 88-86211-86-4
  • (EN) Nicholas C. J. Pappas, "Stradioti: Balkan mercenaries in fifteenth and sixteenth century Italy" (Online Article).
  • (EL) Αντ. Χ. Χατζή, Οι Ραούλ, Ράλ, Ράλαι 1080-1800. Ιστορική Μονογραφία, Μόναχο, 1909, σ. 48-50.
  • (EL) Εξεγέρσεις Ελλήνων και Αλβανών στην Πελοπόννησο, Τα Νέα, 10 agosto 2000, p. N16.
  • (EL) Korre' B. Katerina, "Il negotio dei soldati greci di Bergamo. Le estensioni politiche di un affare ecclesiastico, 1622-1624", Thesaurismata 28 (2008), 289-336.
  • (EL) Ήπειρος - Αλβανία: Το κίνημα του Κωνσταντίνου Αριανίτη, Τα Νέα, 12 agosto 2000, p. N54.
  • (EN) David Nicolle, The Venetian Empire, 1200-1670, 1989 ISBN 0-85045-899-4.
  • (EN) Donald M. Nicol, The Immortal Emperor: The Life and Legend of Constantine Palaiologos, Last Emperor of the Romans, 2002 ISBN 0-521-46717-9.
  • (EN) Dirk Hoerder, Cultures in Contact, 2002.
  • (EN) Diana Gilliland Wright, Bartolomeo Minio: Venetian administration in 15th-Century Nauplion. Doctoral dissertation, The Catholic University of America, Washington DC, 1999. p. 64-68 et passim (Online Chapter).
  • (EL) Nasa Patapiou "Η κάθοδος των ελληνοαλβανών Stratioti στην Κύπρο (16αι)" ('La migrazione degli stratioti greco-albanesi a Cipro, XVI secolo'). Επετηρίδα του Κέντρου Επιστημονικών Ερευνών 24 (1998) 161-209.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]