Battaglia di Marignano

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Battaglia di Marignano
Dettaglio da un dipinto attribuito al Maestro de la Ratière
Dettaglio da un dipinto attribuito al Maestro de la Ratière
Data 13–14 settembre 1515
Luogo Vicino a Melegnano, Ducato di Milano, Italia
Esito Vittoria franco-veneta decisiva, Trattato di Friburgo
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
31.000, di cui 9.000 lanzichenecchi, 4.000 fanti francesi, 6.000 balestrieri guasconi e baschi, 70 pezzi di artiglieria, 12.000 veneti 20.000 svizzeri
Perdite
6.000 14.000
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La battaglia di Marignano, detta anche la battaglia dei giganti[3], fu uno scontro armato avvenuto tra il 13 e 14 settembre 1515 a Melegnano e San Giuliano Milanese, 16 km sud est di Milano per il controllo del Ducato di Milano.

La battaglia vide la vittoria dell'alleanza franco-veneta (costituitasi nell'ambito della Lega di Cambrai), ovvero dei francesi di Francesco I coadiuvati da alcuni lanzichenecchi e - verso la fine della battaglia - dalle forze della Repubblica di Venezia. Sul fronte opposto erano schierati gli svizzeri, che dal 1512 avevano il controllo sostanziale del Ducato di Milano, anch'esso presente nella figura di duca "nominale" di Massimiliano Sforza con i suoi cavalieri e fanti.

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Il 24 agosto 1515 un'asta per l'assegnazione di cariche pubbliche, in cambio di fondi per la guerra, ebbe luogo al Maggior Consiglio della Repubblica di Venezia[4].

Il prologo della battaglia fu lo straordinario passaggio delle Alpi di una grande armata francese composta, alla fine, da circa 55.000 uomini e 40 o 70 enormi cannoni, che passò per la gran parte attraverso una strada appena costruita che si snodava lungo il Colle della Maddalena o di Argentera, un itinerario precedentemente sconosciuto. Questa fu considerata una delle imprese militari più importanti dell'epoca e ricordò la traversata di Annibale. A Villafranca i francesi, guidati da Jacques de La Palice,[5] sorpresero e catturarono il comandante pontificio, Prospero Colonna, in un audace raid di cavalleria in profondità dietro le linee alleate. Questo fatto colse di sorpresa gli svizzeri, che controllavano i colli del Moncenisio e del Monginevro che si ritirarono verso Milano.

I negoziati di Gallarate[modifica | modifica wikitesto]

Una serie di colloqui furono intrapresi nel settembre 1515 (colloqui di Gallarate), durante la quale Francesco I offrì ulteriori concessioni agli svizzeri, portarono al Trattato di Gallarate (9 settembre). I francesi negoziarono direttamente con il Papa alle spalle dei confederati. Il duca di Milano era lento a pagare il soldo e il cibo erano scarsi. Dopo la firma del trattato, il Canton Berna, Friburgo, Vallese e Soletta, si ritirarono con 10 000 confederati[6].

Forze in campo[modifica | modifica wikitesto]

Accanto agli svizzeri combatterono poche centinaia di cavalieri e fanti milanesi poiché l'esercito sforzesco aveva praticamente cessato di esistere. Alcuni sostenitori del Duca, contadini male armati, briganti e partigiani (ghibellini) che avevano combattuto contro i francesi negli anni precedenti, rimasero nei dintorni della battaglia senza intervenire, forse perché gli era stato ordinato di agire solo se l'esercito nemico fosse stato messo in fuga, probabilmente perché, in caso di vittoria, il loro unico scopo era di fare bottino. Il contributo milanese alla difesa del ducato fu quindi minimo, anzi un numero quasi uguale, o forse addirittura superiore, di soldati milanesi si trovava, come partigiano della Francia e di Gian Giacomo Trivulzio (guelfi), nel campo avverso.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Francesco I durante la battaglia.

Il pomeriggio del 13 settembre gli svizzeri rimanenti uscirono da Porta Romana e marciarono verso le forze francesi incontrandole nei pressi del villaggio di Zivido in riva al fiume Lambro. Anche se mancavano poche ore al calare della notte, gli svizzeri attaccarono il campo francese catturando molti pezzi di artiglieria e riuscendo persino a ferire Francesco I.

Il centro dello schieramento svizzero era tenuto dai "vecchi cantoni": Uri, Untervaldo e Svitto. Sull'ala sinistra c'erano i cantoni di Basilea, Sciaffusa e Lucerna. Alla destra operavano Glarona, Appenzello, San Gallo e Zurigo. Tra gli zurighesi appariva anche un giovane cappellano di nome Zwingli, figura importante nella riforma protestante. Fra i comandanti francesi invece era presente anche Gaspard I de Coligny, incaricato del coordinamento con le truppe venete. La sua attività deve aver avuto notevole importanza e dovette essere stata svolta con capacità se poi, per questa ragione, il de Coligny ottenne da Francesco I il titolo di maresciallo di Francia.

L'assalto durò fino alle quattro di notte, quando gli svizzeri decisero di accamparsi; il re francese approfittò della tregua per riorganizzare l'artiglieria e per chiamare in soccorso le forze veneziane comandate dal condottiero Bartolomeo d'Alviano.

La battaglia di Marignano, acquaforte di Urs Graf, mercenario svizzero.

Alle prime luci dell'alba, Bartolomeo d'Alviano attaccò gli svizzeri alle spalle, volgendo l'esito dello scontro a favore dei francesi e dei veneti in una battaglia molto cruenta. La cronaca del tempo ci informa che, commosso dalla strage avvenuta, Francesco I fece celebrare nella chiesa di San Giuliano Milanese messe solenni per ben tre giorni ed in seguito (1518) fece erigere la cappella espiatoria, con annesso monastero, detta di Santa Maria della Vittoria, affidata all'ordine dei padri Celestini di Francia.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Con la pace di Noyon (1516), Milano fu restituita alla Francia. Il trattato di pace tra Francia e Svizzera, chiamato Trattato di Friburgo, non venne mai più infranto fino all'intervento decisivo della Francia napoleonica in Svizzera alla fine del diciottesimo secolo.

Marignano stabilì la superiorità dell'artiglieria francese (fabbricata in lega di bronzo) e quello della cavalleria sulla tattica a falange della fanteria svizzera, fino ad allora invincibile. Importante fu anche l'uso di trincee e di fortificazioni campali per fermare gli svizzeri (tattica già utilizzata da italiani e spagnoli al medesimo scopo) e l'impiego massiccio di armi da fuoco e balestre per indebolire i solidi quadrati elvetici. Per la prima volta inoltre i picchieri lanzichenecchi riuscirono a reggere a lungo l'impatto coi picchieri svizzeri, rivelandosi una formazione di fanteria pesante ben più duttile e maneggevole di quella svizzera che fino ad allora avevano solo tentato di imitare pedissequamente.

Marignano rappresentò, nel contempo, la fine dell'avventura espansionistica svizzera. Dopo un'impressionante serie di vittorie (sul duca di Borgogna, contro l'esercito imperiale di Massimiliano I d'Asburgo e contro i francesi in Lombardia) i Confederati non tentarono più offensive militari extraterritoriali. In seguito alla sconfitta i Confederati persero la propria influenza sul Ducato di Milano e cedettero alla Francia i baliaggi acquisiti due anni prima con la Battaglia di Novara (1513): la Valcuvia e la Valtravaglia. Il Vallese, che aveva combattuto a fianco dei Confederati, perse a sua volta la Val d'Ossola.[7]

Memorie della battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Ricordano la battaglia, fra l'altro:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Matteo Schiner in Dizionario storico della Svizzera.
  2. ^ Guglielmo Roscoe, Vita e Pontificato di Leone X, Milano. 1817.
  3. ^ Commenta a questo proposito il Guicciardini:
    « Di maniera che il Triulzio, capitano che avea vedute tante cose, affermava questa essere stata battaglia non d'uomini ma di giganti; e che diciotto battaglie alle quali era intervenuto erano state, a comparazione di questa, battaglie fanciullesche. »
    (Francesco Guicciardini, Storia d'Italia, Lib.12, cap.15)
  4. ^ Così la descrive Marcantonio Michiel:
    « Entro la fine della giornata 47000 ducati vennero raccolti, con grande vergogna e discredito per il Maggior Consiglio »
    (Marcantonio Michiel)
  5. ^ Francesco Guicciardini, Storia d'Italia, Lib. XII, cap. 12
  6. ^ Emil Frey, Le Suisse sous les drapeaux, Neuchâtel 1907, p 431
  7. ^ Campagne transalpine in Dizionario storico della Svizzera.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Guicciardini, Storia d'Italia (Lib.12, cap.14-15).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]