Battaglia di Pavia (1525)

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Battaglia di Pavia
La battaglia di Pavia in un'illustrazione dell'epoca
La battaglia di Pavia in un'illustrazione dell'epoca
Data 24 febbraio 1525
Luogo Pavia
Esito Decisiva vittoria imperiale e spagnola
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
15.000 fanti 5.000 cavalieri pesanti 4.000 lanzichenecchi 3.000 svizzeri
53 cannoni
6.000 uomini della guarnigione di Pavia 18.000 dell' esercito di Lannoy e 3.000 archibugieri
17 cannoni
Perdite
12.000 morti o feriti 500 morti o feriti
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La battaglia di Pavia (24 febbraio 1525) fu la battaglia decisiva nella guerra tra Francesco I di Francia (al comando di 30 000 uomini) e l'imperatore Carlo V. Essa segnò la sconfitta dei re di Francia nei loro tentativi di impadronirsi dell'Italia settentrionale.

Situazione[modifica | modifica sorgente]

A seguito della sconfitta delle truppe imperiali di Carlo V in Provenza nel 1523, il re di Francia, Francesco I, vuole sfruttare il vantaggio per tentare di riprendersi Milano, perduta nel 1521. Alla fine di ottobre del 1524, Milano cade in mano dei Francesi, che decidono quindi di proseguire fino a Pavia, l'antica capitale della Lombardia, che viene messa sotto assedio a partire dal 27 ottobre 1524. Alla fine di gennaio del 1525, dei rinforzi imperiali si presentano davanti a Pavia e per tre settimane i due eserciti si fronteggiano trincerati nelle zone dell'attuale Parco della Vernavola a Mirabello.

Svolgimento della battaglia[modifica | modifica sorgente]

La notte tra il 23 e il 24 febbraio, i guastatori imperiali, al comando di Galzerano Scala[1], aprirono una breccia nella cinta francese e sorpresero gli assedianti. Erano guidati dal Conestabile francese Carlo di Borbone che si era distinto al fianco di Francesco I in occasione della battaglia di Marignano nel 1515, ma che in seguito era passato in campo avverso.

La battaglia inizialmente è a favore dei francesi. La fanteria spagnola viene sorpresa dall'artiglieria francese già ben disposta sul campo. Mentre sui fanti spagnoli piovono decine di colpi di cannone, la cavalleria leggera francese con un abile mossa riesce a mettere fuori uso l'artiglieria spagnola che si stava ancora schierando sul campo. A questo punto Francesco I compie l'errore di disperdere le sue forze. Sul far dell'alba, lancia la propria cavalleria pesante contro la cavalleria spagnola disposta alla sinistra dello schieramento. Il re francese secondo schemi puramente medievali si pone davanti ai suoi cavalieri e cerca di vincere la battaglia con onore e gloria.

In realtà lo stesso Francesco I con tutta la cavalleria pesante passa davanti alla propria artiglieria - impedendole di aprire il fuoco sulle formazioni imperiali - e finisce per ritrovarsi sotto il fuoco di 1.500 spagnoli e imperiali nascosti tra le boscaglie circostanti. I cavalieri francesi assieme al re si ritrovano disorientati e circondati dalla cavalleria e dagli archibugieri nemici. In poco tempo la possente e coraggiosa cavalleria francese è annientata. Francesco I continuò strenuamente a combattere nonostante fosse stato appiedato da una archibugiata dell'italiano Cesare Hercolani, fu salvato dalla morte e catturato dal viceré di Napoli Carlo di Lannoy che combatteva con i suoi cavalieri "ispano-napoletani" a fianco di Carlo V.

Al centro dello schieramento i lanzichenecchi tedeschi al soldo della Spagna, determinati a rinnovare il contratto con il re spagnolo, lottarono con accanimento e ebbero la meglio sulla fanteria francese. La battaglia si concluse sul fare della mattina del 24 febbraio. Il re francese umiliato e sconfitto venne deportato in Spagna, mentre sul campo si contavano circa 5.000 soldati francesi caduti.


Conseguenze della sconfitta francese[modifica | modifica sorgente]

Cattura di Francesco I

La rotta è completa. I Francesi perdono circa 10.000 uomini (alcune fonti danno cifre anche superiori); gran parte dei quadri dell'esercito, tra cui Guillaume Gouffier de Bonnivet, Jacques de La Palice, Louis de la Trémoille Principe di Talamonte, rimangono uccisi in battaglia. Le sorti della battaglia furono segnate, a favore degli Imperiali, dall'azione degli archibugieri spagnoli e italici del marchese di Pescara. Anche la cattura del re di Francia è da attribuire a tre cavalieri spagnoli, Diego D'Avila, Juan de Urbieta e Alonso Pita da Veiga, citati peraltro da Paolo Giovio nella sua "Vita del Marchese di Pescara" (Fernando Francesco D'Avalos), i cui discendenti conservano i documenti comprovanti la veridicità del fatto.

Il prigioniero regale viene imbarcato a Villefranche vicino a Nizza alla volta della Spagna, dove resterà un anno detenuto in attesa del versamento di un riscatto, da parte della Francia, e della firma di un trattato in cui si impegni ad abbandonare le sue rivendicazioni sull'Artois, la Borgogna e le Fiandre, oltre a rinunciare alle sue pretese sull'Italia. Nella battaglia fu sconfitto dalle truppe imperiali anche Federico Gonzaga signore di Bozzolo, fatto prigioniero e rinchiuso nel castello della città. Riuscì a fuggire rifugiandosi presso il duca di Milano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'episodio è riportato nella lapide funeraria del militare, posta nella Chiesa di Monteoliveto a Napoli (vedi anche la voce Scala (cognome))

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