Storia di Legnano

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Lo stemma del comune di Legnano.

La storia della città di Legnano, in provincia di Milano, nell'Altomilanese, inizia con la comparsa, tra il XXI ed il XIX secolo a.C., dei primi insediamenti umani sull'odierno territorio comunale. Il primo documento ufficiale che cita l'abitato di Legnano è invece datato 23 ottobre 789 e si riferisce ad una vendita di terreni.

Nel medioevo Legnano fu teatro di una famosa battaglia (29 maggio 1176), dove l'esercito dell'imperatore del Sacro Romano Impero Federico I (detto "il Barbarossa") fu duramente sconfitto dalle truppe della Lega Lombarda. Grazie a questa battaglia, Legnano è l'unica città italiana, oltre a Roma, ad essere citata nell'inno Nazionale.

Legnano è inserita in un contesto produttivo molto avanzato, che la colloca in una delle zone più sviluppate ed industrializzate d'Italia.

Preistoria e popolazioni preromane[modifica | modifica sorgente]

Il museo civico Sutermeister di Legnano

Fin dai tempi più antichi, gli abitanti di Legnano vissero principalmente lontano dall'Olona, su terreni più alti che sicuramente non sarebbero stati colpiti dalle piene del fiume[1]. I più rilevanti ritrovamenti archeologici, dalla preistoria fino alla dominazione romana, sono stati scoperti lungo i margini della valle dell'Olona, e si riferiscono ad inumazioni[2][3].

Il più antico reperto trovato a Legnano, venuto alla luce tra il 1926 ed il 1928, risale ad un periodo compreso tra il XXI ed il XIX secolo a.C. ed è collegabile alla cultura di Remedello: si tratta di un piccolo frammento di una ciotola realizzata nell'età del rame. Questo reperto apparteneva ad una vaso campaniforme, ed è questo aspetto che fa pensare al collegamento con la cultura preistorica citata[4]. Esso è stato trovato in una tomba a Legnarello, quartiere di Legnano, tra altre suppellettili di età romana, ed è conservato presso il museo civico Sutermeister[5]. I rapporti che queste popolazioni insediate lungo le rive dell'Olona con quelle di Remedello sono però sconosciute[4]. Molto probabilmente il territorio corrispondente alla moderna Legnano era già abitato in precedenza[4]. Tali popolazioni provenivano presumibilmente dalla Lagozza di Besnate o dalle altre comunità palafitticole presenti sulle rive dei laghi varesini, che migrarono a sud in seguito ad un forte incremento demografico[4].

I reperti archeologici successivi trovati nel Legnanese sono quelli della cosiddetta cultura di Canegrate. Essi si collocano ottocento anni dopo il frammento collegato alla cultura di Remedello[4]. Il ritrovamento di questi suppellettili nell'odierna municipalità di Canegrate non esclude che le popolazioni appartenenti a questa cultura preistorica fossero insediate anche sul territorio della Legnano moderna[4].

I successivi reperti archeologici trovati a Legnano si riferiscono invece a due punte di lancia in bronzo, che sono databili tra il IX e l'VIII secolo a.C.[6], e che sono state rinvenute anch'esse a Legnarello. Altri reperti scoperti a Legnano di epoche successive sono invece collocabili al V secolo a.C. e sono riconducibili alla cultura di Golasecca[6].

Nel Legnanese non sono stati trovati reperti collegati agli Etruschi ed ai Veneti[2]. Da un sito in corso Sempione sono stati poi portati alla luce dei bronzi risalenti alla dominazione celtica che sono databili tra il IV ed il I secolo a.C. e che sono collegati alla cultura di La Tène[7]. I Celti non si limitarono a lasciare traccia solo nell'archeologia. L'influenza linguistica che ebbero i Celti sulle parlate locali fu infatti importante, tanto che ancora oggi il dialetto legnanese è classificato come "gallo-italico"[8]. I ritrovamenti archeologici si fecero poi molteplici dal II secolo a.C., cioè in un periodo in cui la conquista romana era già stata completata[9]. Da ciò si può dedurre che la media valle Olona fosse all'epoca una rilevante via di comunicazione[6].

Epoca romana[modifica | modifica sorgente]

La chiesa legnanese di Sant'Ambrogio

I più importanti reperti romani sono stati invece scoperti nel 1925 in una necropoli in via Novara[10]. Si tratta di monete, piatti, coppe, bicchieri, balsamari, specchi, utensili in ferro. La datazione di questi suppellettili fu eseguita grazie alle monete, che si riferivano ad un periodo di tempo corrispondente ai regni di Augusto e Caligola[10]. Altre tombe risalenti allo stesso periodo furono trovate nel 1985 in via Micca e nel 1991 durante i restauri della chiesa di Sant'Ambrogio. Sono stati poi scoperti anche oggetti di tarda età romana: più precisamente monete, ciottoli, coltelli, rasoi e fibbie che si riferiscono ai regni di Licinio e Costantino[7][10]. Tutti questi reperti sono esposti nel Museo civico Sutermeinster[7][11].

In epoca romana, gli abitanti del Legnanese facevano parte di un'unica comunità e non erano organizzati in divisioni amministrative[10]. La tipologia dei ritrovamenti di epoca romana scoperti in altre zone del Legnanese fa pensare che i cittadini meno abbienti stessero a Legnano, mentre quelli più ricchi risiedessero, per esempio, sul territorio della moderna Parabiago[10]. In quest'ultima località è stata infatti ritrovato un reperto particolarmente prezioso, la cosiddetta patera di Parabiago. Dalla tipologia dei reperti trovati si può dedurre che all'epoca i cittadini romani residenti nel Legnanese conducessero un'esistenza serena ed industriosa[12]. I Romani non perseguirono un'assimilazione forzata ma consentirono agli abitanti del Legnanese di continuare a professare la loro religione, utilizzare la loro lingua e mantenere le proprie tradizioni[13]. La romanizzazione avvenne quindi per gradi[14]. Con l'avvento del cristianesimo i residenti tornarono a seppellire i morti tramite inumazione[12]. Questo tipo di sepoltura, che si ritrova nei reperti preistorici più antichi trovati nel Legnanese, venne abbandonata con la cultura di Canegrate, il cui corredo è infatti composto da urne cinerarie[4]. Con la crisi dell'Impero romano, anche il Legnanese conobbe una fase di decadenza sociale ed economica. Tale ipotesi è suffragata dalla minore ricchezza dei reperti collegati al tardo Impero[15].

Il Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Alto Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome "Legnano"

Il nome "Legnano" ha origini almeno medioevali[16]. Tale appellativo è un aggettivo prediale e quindi è formato da una prima parte che è collegata al nome proprietario dei terreni e da un suffisso che definisce questa appartenenza[16]. Nel caso di Legnano, il nome di tale possidente terriero era Laenius, a cui venne aggiunto il suffisso –anum[17]. Tale suffisso sta a significare che la latinizzazione del territorio era completamente avvenuta[16]. In altri casi, dove l'influenza celtica era presente in maniera maggiore, il suffisso aggiunto corrispondeva infatti ad –acum[16]. Tale proprietà terriera era più estesa dell'attuale Legnano e doveva avere le caratteristiche di un latifondo[18]. I nomi dei Comuni limitrofi hanno un'origine più recente e quindi l'antica Lenianum si estendeva ragionevolmente su un territorio piuttosto vasto. Non si conosce però il periodo di fondazione di questa primigenia comunità: secondo alcune ipotesi le origini dell'antica Laenianum potrebbero risalire a prima della nascita di Cristo[19]

Mappa del Seprio

Con le invasioni barbariche i territori un tempo appartenenti all'Impero romano conobbero un fase di involuzione sociale ed economica ed il Legnanese non fu un'eccezione[20]. Tra le popolazioni barbariche che invasero l'Italia settentrionale, furono i Longobardi quelli che lasciarono, nel Legnanese, l'impronta più importante. Ad esempio, il toponimo di Olgiate Olona (in dialetto Ulgià) deriva dal termine longobardo auia, che significa "prato verde"[21] . L'influsso dei longobardi ebbe conseguenze anche nella lingua parlata. Ad esempio, il termine dialettale legnanese schirpa, che era in uso fino al XIX secolo e che indicava la dote della sposa, è di origine longobarda[21].

Nel Medioevo Legnano[22] era al confine tra i Contadi del Seprio (capoluogo Castelseprio) e della Burgaria (probabilmente sotto Parabiago), due contee dipendenti dalla Marca di Lombardia (suddivisione territoriale derivante dai Longobardi e dai Franchi)[16]. Durante l'Impero Carolingio, Carlomagno mantenne pressoché inalterata la struttura amministrativa del Regno Longobardo, rimpiazzando i duchi longobardi con i conti, che erano invece di origine franca[16]. Nello specifico, la fortificazione di Castelseprio, fondata dai Longobardi, fu messa a capo del Contado del Seprio[16]. Legnano, perlomeno in origine, gravitava intorno al Seprio[16].

In epoca medioevale Legnano[1] era divisa in due parti, l'abitato principale, che era ubicato sulla riva destra dell'Olona e che corrisponde all'attuale centro della città (la cosiddetta Contrada Granda, in dialetto legnanese), ed un borgo più piccolo, Legnanello (o Legnarello), sulla riva sinistra del fiume (da cui è derivato il nome della contrada di Legnarello). All'epoca le due comunità conducevano una vita autonoma, ed erano collegate da uno o due ponti al massimo. I terreni compresi tra i due abitati erano attraversati dall'Olonella (una diramazione naturale del fiume) e dal corso principale dell'Olona. Tali terreni erano liberi ed erano conosciuti come "Braida Arcivescovile"[23]. La Braida Arcivescovile restò libera da costruzioni fino al XX secolo perché era spesso allagata dalle acque dell'Olona[24]. L'Olonella si staccava dal fiume prima di Legnano e, dopo essere passata dietro al borgo principale vicino all'attuale basilica di San Magno, rientrava nell'Olona. L'Olonella è stata poi interrata tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo[25]. La Legnarello dell'epoca era costituita da poche case che erano situate lungo una strada parallela al corso principale dell'Olona (l'attuale corso Sempione), mentre il borgo principale era formato da un agglomerato di abitazioni che si sviluppava intorno ad una piazza (l'attuale piazza San Magno)[23].

Il primo documento che riguarda Legnano cita il quartiere di Legnanello. Questo atto documentato si riferisce ad una permuta di terreni tra Pietro I Oldrati, Arcivescovo di Milano, ed il monastero di Sant'Ambrogio di Milano. Tale testimonianza scritta, che è datata 23 ottobre 789, è compresa nel Codice Diplomatico Longobardo al numero LIV. All'interno di essa si può leggere: "[...] curtem proprietatis nostre in Leunianello [...]"[1][16]. Sembra che il rione esistesse già nel 687, quando ebbe inizio la celebrazione religiosa della benedizione delle candele (la "Candelora"), che fu introdotta da Papa Sergio I e che si officiava ogni 2 febbraio[26]. Non è un caso che il documento che cita Legnarello fosse collegato ai monaci di Sant'Ambrogio[16]. Durante il Medioevo le città erano il riferimento dei contadini, e questi agricoltori, in caso di pericolo, trovavano protezione all'interno dei monasteri cittadini[16]. Quelli legnanesi avevano come riferimento il monastero di Sant'Ambrogio di Milano[16]. È infatti di questo periodo la rifioritura dei centri cittadini dopo le invasioni barbariche[16].

Con la costruzione dei primi edifici cristiani, si iniziò a seppellire i morti nei pressi dei templi[27]. Più precisamente i nobili erano inumati all'interno del perimetro delle chiese, mentre i defunti del popolo erano sepolti in fosse comuni al di fuori degli edifici. Nel Medioevo i templi legnanesi che erano maggiormente interessati al fenomeno erano la chiesa di San Martino, la chiesa di Sant'Ambrogio e soprattutto la chiesa di San Salvatore, cioè l'edificio religioso che si trovava dove ora sorge la basilica di San Magno ed a cui la comunità legnanese faceva riferimento prima della costruzione della Basilica appena citata[28]. Tale cimitero era ubicato quindi nell'odierna piazza San Magno, e continuò ad essere adoperato anche dopo la costruzione della Basilica. Successivamente fu realizzata una grande stanza sotterranea dove venivano inumati i defunti che era conosciuta come "il foppone" e che venne utilizzata fino al 1808.

Basso Medioevo[modifica | modifica sorgente]

L'agglomerato urbano principale di Legnano[29] si sviluppò poi con una pianta con forma allungata lungo una strada che costituiva anche la via di comunicazione principale con la zona circostante. Questa strada percorreva l'abitato da nord a sud. Tale via di comunicazione proveniva dalla valle dell'Olona e attraversava Castellanza, Legnano, la costa di San Giorgio (odierno quartiere di Legnano) continuando verso Milano. Nei punti in cui questa strada entrava e usciva da Legnano furono costruite due porte di cui una, conosciuta come "porta di sotto", è stata demolita nel 1818[30]. Era situata a sud dell'abitato, nell'attuale corso Magenta, poco più avanti dell'ingresso dell'odierno palazzo Leone da Perego. Verosimilmente, sul lato contrapposto, a nord, si trovava un'equivalente "porta di sopra" di cui, però, non si sono trovate tracce neppure nei documenti. Nei pressi della "porta di sotto" esisteva all'epoca un importante palazzo anteriore al XIII secolo. Fu forse costruito su un precedente edificio altomedievale che era servito ai legnanesi come difesa contro le incursioni degli Ungari. Il citato edificio del XIII passò alla potente famiglia dei Cotta, che lo fortificò in un vero e proprio castello. Legnano in questo periodo era circondato da un fossato non molto profondo ma allagabile che si staccava dall'Olonella all'altezza dell'attuale piazza 4 novembre. Descrivendo un ampio cerchio, rientrava nell'Olona tra le attuali vie Corridoni e Ratti. All'interno di questa prima opera di difesa, esisteva un muraglione che per un tratto correva parallelo al fossato. Di queste fortificazioni si sono trovati i resti durante degli scavi, avvenuti negli anni cinquanta del XX secolo, sotto il teatro Galleria, e più a nord, nei pressi di corso Garibaldi[22].

Palazzo Leone da Perego. È una ricostruzione ottocentesca dell’omonimo edificio medioevale

Nel Medioevo, come già accennato, la chiesa principale di Legnano era quella di San Salvatore, che era dedicata a Gesù Cristo. Di questo tempio non si conosce molto. Era presente almeno dal XIII secolo e fu in seguito sostituito dalla basilica di San Magno, che venne edificata sulla stessa area. L'unica parte dell'antica chiesa che non fu abbattuta fu il campanile. In seguito tale torre campanaria crollò e fu sostituita nel XVIII secolo dall'odierno campanile. Alla sua base sono ancora visibili, sul lato destro della basilica di San Magno (dietro l'odierna torre campanaria ed incorporati nella costruzione), i resti dell'antica torre campanaria[31]. Come è riportato su due elenchi di chiese[31] compilati nel 1304 e nel 1389, a Legnano esistevano, oltre a San Salvatore, altri edifici dedicati al culto religioso. Erano presenti la chiesa di Sant'Agnese (che sorgeva nell'area ora occupata dalla sede principale della Banca di Legnano e che venne demolita nel periodo di costruzione della basilica di San Magno), la chiesa di San Martino (che venne eretta nello stesso luogo dell'attuale) e la chiesa di Santa Maria del Priorato, alla quale era annesso il convento degli Umiliati. Nell'elenco del 1389 è presente anche una chiesa dedicata a Sant'Ambrogio che era situata nello stesso luogo di quella attuale. Fin dal Medioevo il borgo era ricco di mulini ad acqua. Il più antico scritto giunto sino a noi nel quale si menziona un mulino sull'Olona è del 1043. Si trovava tra Castegnate e la zona Gabinella a Legnano[32].

La battaglia di Legnano in un quadro di Amos Cassioli (1832-1891)

Nel Medioevo Legnano fu teatro di una famosa battaglia[33]. In diverse campagne militari prima del celebre scontro, l'imperatore tedesco Federico I (detto "il Barbarossa") ambiva ad affermare il suo dominio sui Comuni dell'Italia settentrionale. Questi ultimi superarono le loro rivalità unendosi nella Lega Lombarda, ovvero in un'alleanza militare presieduta da Papa Alessandro III. Il 29 maggio 1176 l'esercito dell'imperatore del Sacro Romano Impero fu duramente sconfitto nei pressi di Legnano da queste truppe lombarde. Oggi è difficile stabilire con precisione dove è stata combattuta la celebre battaglia. Una delle cronache dello scontro, gli Annali di Colonia, contiene un'informazione che indica dove probabilmente fosse il Carroccio. Per non far fuggire nessun soldato, i Lombardi [...] aut vincere aut mori parati, grandi fossa suum exercitum circumdederunt [...], ossia "collocarono il proprio esercito all'interno di una grande fossa". Ciò potrebbe significare che la famosa battaglia potrebbe essere stata combattuta sul rione di San Martino oppure in prossimità del quartiere legnanese della costa San Giorgio, e quindi su un territorio ora appartenente anche al Comune di San Giorgio su Legnano, non essendo in altra parte del Legnanese individuabile un'altra fossa con queste caratteristiche[34]. Un altro documento che ci fornisce indicazioni sul luogo della battaglia è la "Vita di Alessandro III", che è stata redatta dal cardinale Bosone. In questo testo si indicano i toponimi, evidentemente storpiati dai copisti, di Barrano e Brixiano, che potrebbero indicare Legnano o Borsano, oppure Busto Arsizio e Borsano. Nel citato documento è però indicata con precisione la distanza tra il luogo della battaglia e Milano, 15 miglia, che è la distanza precisa tra Legnano ed il capoluogo lombardo[35]. La scelta di collocare il Carroccio a Legnano non fu fortuita. In questo periodo storico, e fino al XVI secolo, la posizione di Legnano era strategica perché rappresentava, per chi proveniva da nord, il passaggio di accesso al contado milanese e quindi a Milano[36]. Per tale funzione strategica, Legnano, a partire dal XI secolo, iniziò a legarsi sempre più con Milano sebbene appartenesse formalmente al Seprio[19][37][38]. Questo ruolo acuì gli attriti con Busto Arsizio, che invece continuò ad essere legata al Contado citato[37]. Il Seprio fu poi annesso al Ducato di Milano nel 1395. Il legame tra Legnano e Milano influenzò anche il dialetto legnanese, che iniziò a differenziarsi dal dialetto bustocco[37]. Infatti, grazie ai frequenti contatti tra le due città, il dialetto milanese iniziò a "contaminare" l'idioma parlato a Legnano[37]. Nonostante questa tendenza, il dialetto legnanese continuò però a conservare nei secoli una certa diversità rispetto alla parlata meneghina[39]. In questo periodo sempre più famiglie nobiliari milanesi iniziarono a soggiornare a Legnano in vari periodi dell'anno e ad acquistare immobili nella città del Carroccio[19][40]. In questo modo, a Legnano, cominciò a formarsi una ricca classe nobiliare[19]. Da queste casate, nei secoli successivi, avranno origine molte personalità che segneranno la vita politica e culturale di Legnano[19].

Il castello di Legnano in una immagine del 1905. È stato fortificato nel XIII secolo

A Legnano soggiornò anche Leone da Perego, vescovo di Milano dal 1241 al 1257. Visse nel palazzo omonimo, dove morì il 14 ottobre 1257. In un primo momento fu sepolto nella chiesa di Sant'Ambrogio, poi la salma scomparve[41][42]. Come conseguenza della battaglia di Legnano, i Comuni lombardi medioevali si affrancarono dal potere imperiale e la loro popolazione ottenne la possibilità di eleggere i consoli[43]. I precedenza, il governo delle città era detenuto dal Vescovo, dai nobili e dall'alta borghesia[43]. Ciò comportò la nascita, a Milano, di una situazione di instabilità politica e quindi Leone da Perego, che era tra i maggiori fautori del ritorno della supremazia arcivescovile sul governo della città, fu obbligato ad abbandonare a più riprese la città meneghina[44]. L'arcivescovo scelse spesso Legnano come sua dimora per la citata funzione strategica della città del Carroccio: Legnano era infatti una delle città fortificate più vicine a Milano e da essa Leone da Perego poteva controllare gli avvenimenti politici del capoluogo meneghino[44]. Il ruolo di Leone da Perego fu poi assunto da Ottone Visconti, che diventò arcivescovo di Milano nel 1262[45]. La lotta ora non si svolgeva più tra le classi sociali meneghine, ma tra i Torriani ed i Visconti, che si contendevano il primato su Milano[45]. Legnano fu infatti uno dei teatri di questi scontri che videro, alla fine, la vittoria dei Visconti[45]. I Torriani, prima di essere sconfitti e di scomparire dalla scena politica, acquistarono a Legnano un convento che sorgeva a sud della città su un'isola del fiume Olona e lo fortificarono[46]. Nacque così il moderno castello visconteo[46]. Dopo la sua fortificazione, il castello visconteo acquisì il ruolo di baluardo difensivo del contado milanese sostituendo in tale funzione il maniero dei Cotta[47]. Legnano, dato che conservò la sua funzione strategica anche nel XIV secolo, continuò ad essere teatro delle vicende politiche collegate a Milano[48].

Dal 1270 visse a Legnano Bonvesin de la Riva, il maggiore poeta e scrittore lombardo del XIII secolo. Nato a Milano, abitò presso il convento di Santa Caterina nella contrada Sant'Erasmo, dove scrisse una delle sue opere più note, il De quinquaginta curialitatibus ad mensam, un manuale di buone maniere da tenera a tavola. Il primo verso di tale opera recita: «[...]Fra Bonvesin Dra Riva ke sta in borgọ Legnan [...]». Con questa rima, Legnano fa il suo esordio nella letteratura italiana[49]. Riguardo a Legnano, il grande poeta scrisse anche «[...] Fra tutte le città della Lombardia è lodata come la rosa o il giglio fra i fiori, come il cedro nel Libano, come il leone fra i quadrupedi, come l'aquila fra gli uccelli, sì da apparire come il sole tra i corpi celesti, per la fertilità del suolo e la disponibilità dei beni occorrenti agli uomini [...]»[7]. A Legnano Bonvesin de la Riva praticava l'insegnamento e sovvenzionò la costruzione dell'ospedale di Sant'Erasmo. Fu uno scrittore prolifico, soprattutto in volgare milanese, di cui ci rimangono diciotto opere. Della sua produzione in latino ce ne restano invece solo tre.

Già nel Medioevo Legnano non era considerato un villaggio, bensì un borgo, cioè un paese fornito di una fortificazione e di un mercato[43]. Dopo l'epoca medioevale, in una data impossibile da definire a causa dell'assenza di documenti che ne testimonino l'avvenimento, il mercato di Legnano fu chiuso[43].

Il XV secolo[modifica | modifica sorgente]

Durante il Quattrocento Legnano fu dominata da diverse famiglie nobiliari che nel secolo successivo avrebbero costituito i cosiddetti "Comunetti", cioè delle divisioni amministrative la cui funzione era quella di governare le varie parti in cui era suddiviso il territorio di Legnano[50]. Nonostante la presenza di queste famiglie, Legnano non fu mai una vera e propria Signoria tant'è che il borgo legnanese, a differenza di molte comunità vicine, non fu mai oggetto di infeudazione[50]. Tra le famiglie nobiliari legnanesi più importanti nel Quattrocento spicca quella dei Lampugnani[51]. Il loro capofamiglia, Oldrado Lampugnani, era un nobile di origine milanese che diventò segretario e generale dell'esercito di Filippo Maria Visconti. Durante la lotta tra i Visconti e gli Sforza per il predominio su Milano, Oldrado Lampugnani si barcamenò tra le due famiglie nobiliari citate[52]. I servigi resi gli procurarono importanti possedimenti fondiari. A Legnano, in particolare, scelse come residenza il castello già di proprietà dei Torriani, che rafforzò con la costruzione di nuove fortificazioni[52]. Nel 1448 Legnano fu protagonista di una fase degli scontri tra i Visconti e gli Sforza: parte dell'esercito di Francesco Sforza si accampò a Legnano dopo aver conquistato Abbiategrasso. Grazie al sostegno di Oldrado Lampugnani, queste truppe espugnarono poi Busto Arsizio[52].

La quattrocentesca Torre Colombera

Nel corso del Quattrocento, oltre al castello visconteo ed a palazzo Leone da Perego, Legnano si arricchì di molte abitazioni nobiliari. Una di esse si trovava a Legnanello tra al moderna strada statale del Sempione (anticamente conosciuta come "strada magna"[53]) e l'Olona, all'incirca presso l'attuale largo Franco Tosi. Era un edificio spazioso e circondato da giardino, con un ingresso su una strada che digradava verso il fiume. Apparteneva a Oldrado Lampugnani ed è stato demolito nel 1927. Il Comune di Legnano lo fece poi ricostruire in corso Garibaldi destinandolo a Museo civico della città[11][54]. Un'altra casa nobiliare, appartenente al ramo della famiglia Lampugnani a cui appartenevano i pittori Francesco e Giovanni Battista, si trovava fino al 1970 in corso Garibaldi vicino alla la chiesa di San Domenico. Si trattava di una costruzione decorata in parte da affreschi che erano opera dei pittori citati e che sono andati quasi completamente perduti (solo qualche piccola parte è conservata da collezionisti privati). Dietro di essa si trovava un giardino che si estendeva fino all'Olonella. Di pregio erano anche le finestre ogivali contornate da cornici in cotto[54][55]. Un'altra importante famiglia, quella dei conti Vismara, possedeva una grande casa nobiliare con ambienti affrescati, finestre ogivali al primo piano, un vasto giardino ed una casa per i contadini. Era un edificio distribuito su due piani con annesso monastero dedicato a Santa Chiara, che sorgeva a destra del complesso e che divenne poi pellegrosario. L'edificio, demolito nel 1934, era ubicato all'incirca tra gli attuali corso Italia e largo Seprio. Gli affreschi furono asportati prima della demolizione grazie all'interessamento di Guido Sutermeister e vennero esposti al museo civico della città; essi rappresentano l'unica testimonianza artistica della Legnano quattrocentesca[54][56]. Successivo fu il palazzo Corio, in corso Sempione, che era un edificio con pareti interne ed esterne affrescate. Possedeva un cortile con dei portici arricchiti da colonnati. Fu demolito tra il 1968 ed il 1971[57]. L'unica struttura civile giunta sino a noi della Legnano quattrocentesca è un piccolo edificio di corso Garibaldi, anch'esso all'altezza della chiesa di San Domenico, che ora è inglobato in un cortile. È conosciuta come Torre Colombera ed è arricchita dai resti di pregevoli affreschi[58].

Un'altra caratteristica che contraddistingueva la Legnano del XV secolo erano i conventi. Nel borgo, infatti, si trovavano tre importanti monasteri, di cui due maschili; di questi ultimi, uno era il convento di Sant'Angelo, mentre l'altro ospitava una comunità di frati in una struttura annessa all'antica chiesa di Santa Maria del Priorato ed era conosciuto come convento degli Umiliati. Il terzo monastero era quello, già citato, di Santa Chiara[54][59]. Il convento di Sant'Angelo e quello di Santa Chiara furono fondati dalla famiglia Vismara. Il primo, costruito intorno al 1469, sorgeva sull'area occupate dalle odierne scuole Mazzini ed è stato demolito nel 1967. Fu di proprietà dell'ordine dei frati minori, era contornato da 37 pertiche di terreno, ed era attraversato da un ruscello privato derivante dall'Olona che forniva l'acqua per le necessità del monastero. Il convento di Santa Chiara, fondato nel 1492 su un terreno accanto alla villa dei Vismara, si trovava, come già accennato, tra gli attuali corso Italia e largo Seprio. Si trattava di un monastero di Clarisse e fu abbattuto nel 1934 insieme alla villa[54]. Il convento degli Umiliati invece era annesso, come già accennato, alla chiesa di Santa Maria del Priorato; le prime notizie relative a questo complesso sono datate 1398. Entrambi gli edifici sono stati demoliti nel 1953 per la costruzione della Galleria della città.

Il 20 giugno 1499 i legnanesi chiesero al Duca di Milano che il loro mercato, chiuso in data imprecisata, fosse riaperto, ma la richiesta non ebbe seguito perché il Duca era nel frattempo coinvolto in una impegnativa guerra contro i francesi[43].

Il XVI secolo[modifica | modifica sorgente]

La cinquecentesca basilica di San Magno

Il Cinquecento si aprì con un avvenimento molto importante per la storia di Legnano. Nel 1504 iniziarono i lavori di costruzione della basilica di San Magno[60].

L'attività principale su cui si basava l'economia di Legnano era l'agricoltura[61]. Gli agricoltori legnanesi coltivano principalmente i cereali (miglio e frumento), la vite ed il gelso, che è alla base dell'allevamento dei bachi da seta[62]. Queste ultime due coltivazioni scomparvero dal legnanese tra il XIX ed il XX secolo a causa di una crisi agricola che avvenne alla fine del primo secolo citato e per alcune malattie che colpirono queste coltivazioni[63].

Durante il Cinquecento Legnano fu dominata da diverse famiglie nobiliari. Le principali furono i Lampugnani, i Vismara, i Visconti, i Crivelli, i Maino ed i Caimi[64]. All'epoca Legnano era suddivisa in nove "Comunetti", ovvero in divisioni amministrative la cui funzione era quella di amministrare le varie parti in cui era suddiviso il territorio di Legnano. Essi erano il "comune Vismara", il "comune delle Monache", il "comune di Camillo Prata", il "comune Visconti", il "comune Morosinetto" ed il "Comunetto"[50]. Ognuno degli Enti sopraccennati era governato dai proprietari terrieri più abbienti, che corrispondevano alle famiglie nobiliari citate[50]. Esse concorrevano alla nomina di un Sindaco. Quest'ultimo, che era il rappresentante della comunità, era assistito nel governo del proprio Comune da due deputati e da un cursore[65]. Fino alle riforme amministrative di Maria Teresa d'Austria a Legnano fu comune il contrasto tra i possidenti terrieri, che erano di origine nobiliare, ed i contadini che lavoravano le loro proprietà[66].

Lo slancio religioso dopo la Controriforma sostenne offerte per la costruzione dei già citati conventi e di chiese. Oltre ai Vismara, anche le altre famiglie nobiliari facevano a gara per accattivarsi il favore degli arcivescovi milanesi legando il proprio nome a opere di carità oppure a opere a beneficio della comunità[67]. In questo contesto religioso, il 7 agosto 1584, San Carlo Borromeo decise di spostare la prepositura da Parabiago a Legnano[68]. È di questo secolo la più antica scuola pubblica a Legnano, che venne fondata presso la chiesa di Sant'Ambrogio nel 1570 per volere di Carlo Borromeo[69].

Nel 1594 la popolazione legnanese, decimata dalle epidemie di peste del 1529, del 1540 e del 1576, ammontava a circa 2.500 abitanti, che erano distribuiti in 221 case[61]. Le famiglie erano 470[61]. Il numero medio di componenti delle famiglie era di cinque, mentre l'età media della popolazione era di 27 anni[61].

Il XVII secolo[modifica | modifica sorgente]

Nel Seicento le vicende di Legnano seguirono quelle del Ducato di Milano, che passò sotto il dominio spagnolo. La struttura amministrativa dei Comunetti fu confermata anche dai nuovi dominatori[70]. Per limitare le lagnanze dei contadini nei confronti della nobiltà che amministrava i vari comuni, il governo spagnolo riformò in parte questo sistema amministrativo[70]. Ad esempio, fissò delle regole di eleggibilità per i Sindaci, stabilì che gli amministratori dovessero rendere conto al governo del lavoro compito e limitarono le risorse che i contadini avrebbero dovuto fornire all'amministrazione legnanese[70]. Quest'ultima rispondeva al contado del Seprio, che era governato da un capitano o vicario che risiedeva a Gallarate e che sovrintendeva, tra l'altro, alla giustizia e alla polizia, rispondendo direttamente all'amministrazione centrale di Milano[71][72].

Il secentesco Santuario della Madonna delle Grazie

La popolazione legnanese, secondo un censimento del 1620, ammontava a 2.948 abitanti suddivisi in 474 famiglie[61][72]. In tale rilevazione statistica furono censiti anche le attività produttive, l'uso dei terreni e le dimensioni del borgo (che ammontavano a 22.994 pertiche milanesi)[72]. In base anche ad altre rilevazioni effettuate in questo secolo, la Legnano del XVI secolo appariva come una comunità basata su un'agricoltura che si fondava sulla fertilità dei terreni[72]. Tale ricchezza attirò spesso gli eserciti di passaggio, che si accamparono nei pressi di Legnano depredando e danneggiando le colture[72]. A servizio degli agricoltori legnanesi, lungo il fiume Olona, erano presenti sette mulini ad acqua[72]. Nel 1627 i legnanesi chiesero nuovamente, questa volta al governo spagnolo, l'apertura di «...un pubblico mercato in ciascun giorno di giovedì...». All'istanza si opposero Busto Arsizio, Gallarate e Saronno perché preoccupate di un'eventuale concorrenza, e quindi la richiesta rimase un'altra volta inevasa[43]. In questo contesto dal 1610 al 1650 fu costruito il Santuario della Madonna delle Grazie. Tale edificio religioso fu innalzato per celebrare un miracolo occorso a due ragazzi sordomuti[73].

Legnano, come già accennato, non fu mai infeudata e non venne mai retta da un podestà[72]. Il 17 settembre 1649 i legnanesi, in seguito a calamità naturali che compromisero l'economia locale ed a causa del progetto del governo spagnolo che prevedeva l'infeudazione delle terre del Ducato di Milano, furono costretti a pagare una forte somma di denaro per conservare le loro proprietà[74]. Grazie al versamento di 6.680 lire, Legnano rimase infatti sotto la sovranità diretta del Duca di Milano senza intermediari[74]. I feudi di età spagnola erano però totalmente differenti da quelli dell'età medioevale[75]. Questi ultimi, infatti, presupponevano l'esistenza di un feudatario, dotato di ampi poteri e di cospicue proprietà terriere, che rispondeva direttamente al sovrano e che aveva importanti poteri militari; per questo dimorava principalmente all'interno del suo feudo. I feudatari del governo spagnolo del XVII secolo avevano invece una funzione più che altro formale e i paesi infeudati non soggiacevano ad alcun aggravio collegato all'infeudazione. Il feudatario di epoca spagnola era rappresentato da un podestà feudale, la cui funzione era affine a quella dei consoli. Il feudo, però, forniva alle famiglie titolari un grande vantaggio: la possibilità di ottenere titoli nobiliari. Infatti, all'epoca era consentito diventare feudatari senza titoli nobiliari, ma non era permesso il contrario[75].

Il Seicento fu anche caratterizzato dalla progressiva perdita di importanza strategica di Legnano, che perse gradualmente i contatti con Milano trasformandosi in un semplice centro agricolo[76]. Tale declassamento pose fine all'epoca d'oro dei palazzi signorili legnanesi costruiti nel XV secolo. Queste ville cambiarono di proprietà con il passare del tempo, divenendo poi residenze di contadini, i quali non si curarono di conservare gli ambienti di pregio cagionando quindi la decadenza degli edifici[76]. Durante il dominio spagnolo sul Ducato di Milano, Legnano fu scelta come residenza da molti nobili iberici. Legnarello, in particolare, diventò un vero e proprio quartiere gentilizio abitato da aristocratici spagnoli[77].

Il XVIII secolo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1706 gli austriaci subentrarono agli spagnoli come dominatori del Ducato di Milano. L'ente locale primario dell'amministrazione austriaca era la "Comunità"[78]. La Comunità a sua volta poteva essere suddivisa in più " Comuni"[78]. Se il borgo era di dimensioni modeste, il Comune era solo uno. Viceversa, se la Comunità aveva grandi dimensioni, essa era composta da più Comuni. Legnano, nello specifico, era suddivisa in nove Comuni: il "Comune Dominante", il "Comune Trotti", il "Comune Lampugnani", il "Comune Morosino grande", il "Comune Morosinetto", il "Comune Visconti", il "Comune delle Monache", il "Comune Vismara" ed il "Comune Personale"[79]. Questo tipo di suddivisione territoriale fu ereditata dall'organizzazione che era già in atto all'epoca della dominazione spagnola[79]. La Comunità era retta dagli estimati, ovvero dai cittadini detentori di beni immobili, che erano riuniti in un "Convocato". Il Convocato eleggeva un "Esecutivo" di tre membri. Questi ultimi designavano poi i Sindaci (cioè coloro che erano a capo dei Comuni) e gli esattori. La Comunità di Legnano rispondeva poi al vicario del Seprio[79].

Con la dominazione austriaca furono organizzati alcuni censimenti per raccogliere dati sui vari borghi che costituivano l'impero. Grazie ad essi, vennero determinati il profilo anagrafico e quello economico delle singole comunità. Per quanto riguarda Legnano, nel 1723 fu registrata una superficie totale di 26.422,13 pertiche[79]. In questo censimento vennero anche determinati gli usi dei terreni con la misura precisa delle superfici[79]. La rilevazione statistica fu poi ripetuta nel 1749. Da quest'ultima si evinceva che il numero di abitanti fosse di 2.120[79]. Nel 1760 l'amministrazione austriaca riformò il sistema fiscale[80]. Grazie a tale riforma, i proprietari terrieri ora pagavano le tasse in funzione del rendimento dei loro fondi, che era calcolato al momento del versamento degli oboli e che quindi poteva variare con il tempo[80]. Dal 1770 al 1784 la popolazione di Legnano passò dai 2.256 ai 2.525 abitanti[81].

Il fiume Olona a Legnano

L'economia della Legnano settecentesca[82][83][84] era prettamente agricola con colture intensive. Nel 1772 erano ben diciotto i mulini sull'Olona che impiegavano la forza motrice del fiume per far muovere le macine. Alcuni di essi sono raffigurati nel distico di Giuseppe Bossi nella basilica di San Magno. Nei secoli successivi furono gradualmente abbandonati e gli ultimi sette vennero demoliti tra il XIX ed il XX secolo dalle grandi industrie cotoniere legnanesi per venire sostituiti da impianti più moderni che sfruttavano la forza motrice del fiume con maggior efficienza. Le colture erano irrigate dalle acque dell'Olona grazie alle acque prelevate e distribuite dalle ramificazioni e dalle molteplici rogge originate dal fiume. Oltre alla coltura di cereali, l'economia legnanese si basava anche sull'artigianato e sull'allevamento del bestiame. I legnanesi, che abitavano in cortili o case di ringhiera, facevano parte di gruppi che discendevano da diverse famiglie patriarcali. Essi erano sottoposti a mezzadria, o "colonia lombarda", sotto la supervisione del patriarca (in legnanese, il ragiò), e lavoravano dei terreni coltivati che si sviluppavano dal centro città alle case coloniche di periferia. I rilievi soprastanti l'Olona erano coltivati a frutteti e vigneti. I territori lungo le rogge originate dal fiume, le zone ai lati dei viottoli ed i terreni al centro delle case coloniche erano destinati alla coltivazione di gelsi, che erano alla base della produzione della seta[85]. I bassi redditi che erano offerti dall'economia agricola incoraggiavano ad integrare l'attività dei campi con altre mansioni alle quali si avvicendavano, durante la giornata, le donne. Alla sera gli agricoltori legnanesi diventavano infatti filatori e tessitori di seta, di cotone, di lana, oppure tintori. Le stoffe erano tinte in calderoni di rame con il colorante stemperato in acqua bollente. Dopo che i tessuti avevano assimilato il colorante, venivano sciacquati nelle acque dell'Olona, in corrispondenza del quale erano montate strutture di legno adeguate. Queste attività furono la premessa per la nascita dell'industria[86]. Nel 1795, dopo le molte richieste effettuate nei secoli precedenti, il mercato cittadino fu riaperto[43]. Di questo periodo è anche l'apertura del pellegrosario. Fu inaugurato il 29 maggio 1784 all'interno del già citato monastero di Santa Chiara per contrastare la pellagra, malattia che era diventata comune nel Settecento a causa delle sempre più marcata diffusione del mais tra le colture[87].

Dopo una disposizione dell'imperatore Giuseppe II emanata nel 1786 che vietava l'uso delle fosse comuni, la comunità legnanesi fu obbligata a dotarsi di un nuovo cimitero posto fuori dal centro abitato che sostituisse il già citato "foppone" di origine medioevale. Questo nuovo camposanto ebbe una superficie iniziale di 3.000 m², successivamente aumentati a 5.500 m², e si trovava nell'area ora occupata dalle scuole Bonvesin della Riva, vicino al Santuario della Madonna delle Grazie. Tra il 1808 ed il 1898 accolse le spoglie di 21.896 legnanesi[88].

Fino alla prima metà del XVIII secolo l'istruzione fu praticata da privati, principalmente religiosi, che la esercitavano su un'esigua minoranza di legnanesi senza dipendere dall'autorità comunale. Era comunque un'istruzione che forniva solamente i rudimenti del sapere. Infatti, chi avesse voluto approfondire le proprie conoscenze era obbligato a rivolgersi a centri più grandi di Legnano. La situazione iniziò a mutare nella seconda metà del XVIII secolo con un editto imperiale emanato durante la dominazione austriaca e datato 31 ottobre 1787, che imponeva l'apertura di scuole gratuite in Lombardia. A Legnano però esisteva già, prima di questo editto, una scuola gratuita sorta grazie ad un lascito testamentario del canonico Paolo Gerolamo Monti, datato 15 settembre 1749. Fu organizzata presso la Collegiata di San Magno, ma poteva accogliere solo poche decine di scolari legnanesi[89].

Il XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

L'epoca napoleonica[modifica | modifica sorgente]

Corso Sempione in un'immagine del 1927. Sulla sinistra si vede l'entrata dell'ospedale civile

Anche negli anni della dominazione napoleonica[82] Legnano mantenne il ruolo di importante borgo agricolo. Ancora nell'Ottocento, Legnano era formata da due centri abitati distinti. Come già accennato, si formarono nel Medioevo e uno di essi era ubicato lungo l'Olonella e corrispondeva all'attuale centro della città (la cosiddetta Contrada Granda in dialetto legnanese), mentre l'altro sulle rive del corso principale del fiume, Legnanello. Aiutato dall'abbondanza dei raccolti agricoli, fin dal Medioevo il borgo si avvantaggiò anche dei traffici commerciali grazie alle vie di comunicazione che lo attraversavano. Fu però Napoleone a costruire la strada del Sempione, che collegava Milano a Parigi attraversando le Alpi (Passo del Sempione) sul tragitto Rho-Legnano-Gallarate-Arona. Questa importante via di comunicazione aiutò notevolmente ad incrementare la rilevanza strategica di Legnano, seconda stazione di posta da Milano. "Passàa a Legnàn e Castelànza se va drizz in Frànza”", ("Passando da Legnano e Castellanza si va direttamente in Francia") diceva infatti un modo di dire dialettale dell'epoca[82]. Ancora nell'Ottocento la natura era relativamente selvaggia. Fino alla prima metà di questo secolo nei boschi legnanesi erano infatti ancora presenti i lupi[90].

Napoleone attraversò Legnano il giorno precedente alla sua incoronazione a Re d'Italia (1805). L'evento è documentato da una circolare del Prefetto del Dipartimento d'Olona destinata alle amministrazioni comunali. Con essa erano fissate le prescrizioni e le modalità dell'accoglimento del sovrano francese[82]. Di questa epoca (1806) è anche la realizzazione del canale artificiale Cavo Diotti, scavato per irrorare le coltivazioni non raggiungibili dall'Olona[86][91]. All'epoca l'Amministrazione comunale di Legnano, che era governata dai grandi proprietari terrieri e dai borghesi più ricchi, era spesso costretta ad intervenire per prescrivere regolamenti in materia di agricoltura, pascoli e per la gestione dei terreni, oltre che per risolvere le accese dispute tra gli agricoltori ed i mugnai, specialmente nei periodi di magra dell'Olona[92]. Gli agricoltori, per essere protetti, si associarono al Consorzio del fiume Olona, cioè all'Ente che venne fondato il 7 maggio 1610 e che possedeva già i diritti sulle rogge. Dopo aver pagato 8.000 scudi al Governo napoleonico, nel 1818 il Consorzio ottenne i diritti demaniali sull'Olona[92][93].

Come riporta un documento del governo napoleonico, nel giugno del 1805 la popolazione di Legnano raggiunse i 2.784 abitanti[94]. L'atto era accluso ad un decreto che concedeva a Legnano un moderno organo amministrativo nella forma di un Consiglio comunale e di una Municipalità. Il primo era costituito da 15 membri scelti dal Prefetto, mentre la seconda era costituita da un Podestà e da quattro o sei "savi". In questo periodo Legnano era capoluogo del IV Cantone, che faceva parte nel IV Distretto di Gallarate, il quale apparteneva a sua volta al Dipartimento d'Olona, che invece aveva sede a Milano. Il Cantone con a capo Legnano racchiudeva un territorio con una popolazione complessiva di 12.727 abitanti, che erano distribuiti in 17 comuni[94].

Dalla Restaurazione all'Unità d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Corso Garibaldi verso piazza San Magno in una foto d'epoca. Sulla sinistra, si intravede il balcone da cui Giuseppe Garibaldi parlò ai legnanesi[95]
Festeggiamenti in piazza San Magno per i 700 anni dalla Battaglia di Legnano (1876). Sullo sfondo gli edifici di fronte alla basilica di San Magno, ora in parte non più esistenti
La stazione ferroviaria di Legnano nel 1920. Fu aperta nel 1860

Alla fine del dominio napoleonico la Lombardia fu annessa all'Impero austriaco. Sotto il dominio di Vienna, le amministrazioni locali furono riorganizzate. Il 12 febbraio 1816, con decreto imperiale di Maria Teresa d'Austria, entrò in vigore la nuova organizzazione territoriale della Lombardia. Legnano smise di essere capoluogo e fu unita al XV Distretto di Busto Arsizio[96].

Anche Legnano fu attraversata dai fermenti risorgimentali che coinvolsero l'Italia dalla metà del XIX secolo. Durante la prima guerra di indipendenza fu indetto anche a Legnano un referendum per l'annessione al Regno di Sardegna, ed il suo risultato fu una schiacciante vittoria a favore dell'annessione, anche se tutto ciò non ebbe seguito a causa della successiva sconfitta di Carlo Alberto di Savoia. Tra i legnanesi che ebbero un ruolo di primo piano nel risorgimento ci furono Saule Banfi ed Ester Cuttica. Quest'ultima ebbe rapporti diretti anche con Giuseppe Mazzini. Nelle guerre risorgimentali che seguirono, diversi legnanesi parteciparono alle battaglie inquadrati nell'esercito sardo-piemontese. Legnano ebbe un caduto nella battaglia di San Fermo (Luigi Fazzini) ed annoverò almeno otto cittadini che parteciparono alle guerre di liberazione. Una divisa di un garibaldino fu in seguito scoperta in una vecchia casa di Legnano, ed è ora tra gli oggetti conservati nel Museo civico Sutermeister. Del soldato che la indossò non è noto, però, il nome[97][98]. L'11 novembre 1859 la Lombardia fu annessa al Regno di Sardegna in seguito alla seconda guerra di indipendenza. Il 17 marzo 1861, con la proclamazione a Re d'Italia di Vittorio Emanuele II di Savoia, anche Legnano entrò a far parte del moderno Stato italiano. In questo contesto, la popolazione di Legnano crebbe fino ai 4.536 abitanti del 1840 ed ai 6.349 del 1861[94]. Il 16 giugno 1862, da un balcone di un edificio non più esistente che era ubicato nell'odierno corso Garibaldi nel luogo dove si trova la sede centrale della Banca di Legnano, Giuseppe Garibaldi esortò i legnanesi alla costruzione di un monumento a ricordo della famosa battaglia del 29 maggio 1176[99]. I legnanesi seguirono l'esortazione di Garibaldi, ed innalzarono un primo monumento nel 1876 in occasione settecentesimo anniversario della battaglia. Questa statua, che venne realizzata da Egidio Pozzi, fu poi sostituita da quella attuale, che è invece opera di Enrico Butti. Una lapide posizionata sul retro dell'edificio della Banca di Legnano in corso Garibaldi ricorda questo avvenimento. In questo contesto, il 20 dicembre 1860, fu inaugurata la stazione ferroviaria di Legnano, che era a servizio della linea Milano-Gallarate[100].

Il primo intervento dell'Amministrazione comunale legnanese riguardo alla pubblica istruzione è dell'inizio del XIX secolo, quando il governo cittadino affidò a due maestri la gestione di due classi di scolari, una maschile ed una femminile. È però solamente dal 1832 che furono allestiti dei locali ad uso esclusivo della scuola; precedentemente infatti le lezioni si tenevano in ambienti di fortuna. In un documento del 1848 è riportato che il numero di studenti iscritti a questa scuola, la cui ubicazione era nell'attuale via Verdi, fosse di 470 per la classe maschile e 475 per quella femminile. Nel 1852 suddetta scuola fu trasferita nell'odierno corso Magenta. Di questi anni è la fondazione dell'istituto privato Barbara Melzi (1854), con l'allestimento della scuola materna e della scuola elementare. Di rilevanza storica è l'edificio che ospita questo istituto, appartenuto all'omonima famiglia nobiliare. Un forte impulso alla pubblica istruzione si ebbe con la promulgazione della legge Casati (1859), in seguito della quale il Comune di Legnano affittò dal marchese Cornaggia uno stabile da adibire a sede scolastica permanente. Nel 1896 l'Amministrazione comunale di Legnano acquistò il convento di Sant'Angelo convertendolo in scuole elementari (le odierne Mazzini), che vennero poi riedificate nel 1967[101].

La seconda parte del secolo e l'industrializzazione[modifica | modifica sorgente]

Lo stabilimento De Angeli-Frua di Legnano
Il cotonificio Dell'Acqua

L'industrializzazione di Legnano è avvenuta tra il 1820 e il 1880[102]. Ciò che ebbe un peso determinante nella genesi di questo processo fu la tradizione di artigianato e quella di manifattura domestica che erano presenti nel tessuto produttivo legnanese dell'epoca[94][102][103]. Tali attività, come accennato, erano praticate per integrare il lavoro nei campi. Infatti, già nel 1807, su un documento inviato dal Comune al governo napoleonico era segnalato che a Legnano esistessero molte filature artigianali sia di seta che di cotone[86]. Il processo di industrializzazione che portò alla graduale trasformazione dell'economia dell'Altomilanese fu accelerato da due calamità naturali che misero in crisi l'agricoltura locale: la crittogamia, malattia che colpì la vite, e la nosematosi, epidemia che danneggiò i bozzoli dei bachi da seta. Per la prima infezione, comparsa tra il 1851 e il 1852, il risultato in Lombardia fu la rapida caduta della quantità di vino prodotta. Gli ettolitri di vino prodotti passarono da 1.520.000 nel 1838 a 550.000 nel 1852[104]. Il colpo definitivo alla produzione vinicola venne da altre due malattie della vite che, tra il 1879 e il 1890, colpirono la pianta: la peronospora e la fillossera. In seguito a queste epidemie, le coltivazioni vinicole nell'Altomilanese scomparvero definitivamente e i contadini concentrarono gli sforzi nella produzione di cereali e nell'allevamento di bachi da seta. Prima della scomparsa della vite a Legnano era celebre il "Vino dei colli di Sant'Erasmo", che si produceva nell'omonimo rione[105].

Poco dopo la diffusione della malattia della vite comparve un'infezione del baco da seta, la nosematosi. Fu chiamata anche pebrina perché rivelata da piccole macchie scure che ricoprivano il corpo del baco. Oltre a questo, nella seconda parte del XIX secolo l'Europa fu investita da una crisi agricola che coinvolse le coltivazioni a cereali. Ciò era dovuto alla diffusione, sui mercati, di granaglie americane a prezzi competitivi. Infatti, vaste zone del Middle West statunitense furono destinate alle coltivazioni. Inoltre, grazie all'avanzamento tecnologico, avvenne un deciso calo dei costi di trasporto via mare. L'effetto fu una profonda crisi che colpì le coltivazioni di cereali in Europa. Questa congiuntura toccò il suo apice negli anni ottanta del XIX secolo e caratterizzò l'agricoltura del Vecchio Continente fino all'inizio del XX secolo. Tale avvenimento diede un'ulteriore spinta verso l'industrializzazione dell'Altomilanese, dato che mise in crisi anche il comparto più importante dell'agricoltura della zona dopo la scomparsa dei vigneti e la crisi dell'allevamento dei bachi, la coltivazione di cereali[106]. Questi avvenimenti accelerarono quindi il processo di trasformazione della società, che si rivolse verso l'industria[104].

La prima fase di industrializzazione di Legnano, che avvenne nella parte iniziale del XIX secolo e che era caratterizzata da un sistema produttivo pre-capitalistico, fu poi seguita da una modernizzazione dei processi di produzione. Ciò diede inizio, nella seconda metà del secolo, alla seconda fase della rivoluzione industriale di Legnano, che portò alla nascita di vere e proprie fabbriche tessili e meccaniche. Le prime attività industriali che gradualmente si formarono furono le filature, che trassero origine dalle attività artigianali nate nei primi decenni del XIX secolo. Alcune di esse crebbero notevolmente fino ad essere annoverati tra i principali cotonifici lombardi[102]. Nel 1878 la prima tariffa doganale italiana portò ad un certo protezionismo, specialmente nei confronti dei filati e dei tessuti di uso comune. Questo mise l'industria cotoniera italiana nelle condizioni di sopportare meglio la concorrenza di quella inglese. Ciò trovò successivamente riscontro nella grande espansione raggiunta dall'industria tessile italiana, che ebbe il suo culmine dal 1890 al 1906.

Il Cotonificio Cantoni di Legnano. Al centro si possono vedere le opere di canalizzazione del fiume Olona

Tra le industrie legnanesi, la principale, per organizzazione e tecnologia, era il Cotonificio Cantoni. Questo primato è menzionato su un documento del 1876, che descrive la situazione industriale dell'epoca[102]. Infatti, tra industrie tessili legnanesi, solo la Cantoni univa la filatura alla tessitura, comprendendo anche un notevole numero di telai meccanici azionati, oltre che dalla forza idraulica originata dall'Olona, anche dall'energia prodotta dalle macchine a vapore. La necessità di sfruttare un'energia indipendente dal fiume era sempre più sentita, soprattutto per annullare gli effetti negativi del ridotto utilizzo degli impianti durante i periodi di magra del fiume. La costruzione di impianti più efficienti per lo sfruttamento delle acque portarono alla scomparsa delle ruote idrauliche e quindi dei mulini legnanesi lungo il fiume. Gli ultimi sette sono stati demoliti tra il XIX ed il XX secolo.

Le macchine utilizzate nell'industria tessile, sempre più efficienti e quindi complesse, comportavano la necessità di disporre dell'attrezzatura per la manutenzione. Inoltre c'era il bisogno di riparazioni rapide. Di conseguenza, negli ultimi decenni del XIX secolo, nacquero le prime industrie meccaniche legnanesi, che costruivano e riparavano macchinari tessili. Successivamente, nel campo meccanico, si aggiunse una produzione più ampia. Nel 1876 Eugenio Cantoni assunse l'ingegnere Franco Tosi, appena rientrato da un periodo di tirocinio in Germania, quale direttore della sua azienda. Franco Tosi fondò poi nel 1882 l'omonima industria meccanica[102]. La prima macchina a vapore uscita dagli stabilimenti Franco Tosi fu destinata al Cotonificio Cantoni di Castellanza.

Reparto della Franco Tosi in una foto d'epoca
Corso Sempione angolo via Candiani nel 1950. Sulla destra, la tranvia Milano-Gallarate.
La medaglia d'oro al valor civile. Fu assegnata a Legnano in seguito alle coraggiose e filantropiche azioni dei suoi abitanti durante l'esondazione dell'Olona del 1882

Tra le più grandi aziende operanti a Legnano tra il XIX ed il XX secolo ci furono, oltre a quelle appena citate, i cotonifici Bernocchi, Dell'Acqua e De Angeli-Frua[107]. Il primo fu fondato nel 1898 da Antonio Bernocchi, che fu anche sindaco di Legnano e che venne nominato senatore del regno nel 1929. Bernocchi contribuì anche alla costruzione dell'edificio sede dalla Triennale a Milano. Lo stabilimento si trovava tra corso Sempione e corso Garibaldi. La seconda fabbrica citata, fondata da Carlo Dell'Acqua, deputato per tre legislature, sorgeva sull'isolato ora occupato dalla caserma della Polizia, dal Tribunale, da un parco pubblico e da parcheggi. Dello stabilimento sono ancora esistenti due ponti sull'Olona che collegavano le due parti dell'industria divise dal fiume. Del cotonificio De Angeli-Frua, le uniche parti ancora esistenti sono invece la portineria dello stabilimento, sita tra Corso Italia e via De Gasperi, ed un edificio in via Fratelli Cairoli. Questi industriali elargirono contributi per la costruzione dell'ospedale e degli istituti superiori legnanesi. Ultima grande fabbrica tessile a essere impiantata in città fu la Manifattura di Legnano, che sorse nel 1903[108]. Nel legnanese nacquero poi molti altri piccoli stabilimenti tessili e diverse officine meccaniche. Uno degli aspetti dello sviluppo industriale del legnanese fu anche la nascita, specialmente nel campo della fonderia e della meccanica, di piccole industrie fondate da ex-dipendenti delle grandi aziende che erano divenuti a loro volta imprenditori. Nel 1908 Andrea Pensotti, già caporeparto della Franco Tosi, costituì prima una fonderia e poi un'officina meccanica. Esse erano ubicate vicino della ferrovia. La fabbrica si concentrò nella fabbricazione di caldaie che erano esportate anche all'estero. Tale fabbrica diventò il quarto sito produttivo di Legnano[109].

Tra il 1885 ed il 1915 ci fu la completa trasformazione industriale dell'antico borgo agricolo, che fu accompagnata da un forte incremento demografico[109]. La popolazione di Legnano passò infatti dai 7.041 abitanti del 1885 ai 28.757 del 1915[110]. Lo sviluppo industriale portò ad una nuova crisi agricola della zona. Molti contadini iniziarono infatti a lavorare nelle fabbriche abbandonando l'agricoltura[109]. Durante l'industrializzazione di Legnano ci fu un largo impiego della manodopera infantile. Nel XIX secolo fu un fenomeno comune in molti paesi europei, in particolare dell'Inghilterra. In questo contesto, all'inizio degli anni ottanta del XIX secolo furono organizzati nelle fabbriche legnanesi i primi scioperi e nacquero le prime società operaie[111].

Di questo periodo è l'apertura delle prime filiali bancarie e la nascita degli istituti di credito legnanesi. Nel luglio 1875 fu inaugurata la succursale legnanese della Cariplo, mentre l'11 giugno 1887 venne fondata la Banca di Legnano, che apri il suo primo sportello il 16 gennaio 1888. Nel 1923 nacque invece il "Credito Legnanese", che fu assorbito nel 1975 dal Banco Lariano[112].

A cavallo dei due secoli ci fu un forte sviluppo industriale e commerciale. Per questa espansione furono molto importanti le infrastrutture per il trasporto di persone e di merci. Lungo corso Sempione fu anche costruita la tratta legnanese della tranvia Milano-Gallarate, che collegava Legnano con il capoluogo lombardo. Fu soppressa nella seconda metà del XX secolo[113].

Nel 1882 ci fu una disastrosa esondazione dell'Olona: per le coraggiose e filantropiche azioni dei suoi abitanti, come si può leggere nella motivazione dell'onorificenza, a Legnano fu conferita la medaglia d'oro al valor civile[114]. Fino al 1898 la sola parrocchia presente a Legnano era quella di San Magno. In seguito nacquero quelle del Santo Redentore (1898), San Domenico (1907) e Santi Martiri (1911), Santa Teresa del Bambin Gesù (1964), San Paolo (1970) e San Pietro (1973)[115].

A causa dell'incremento di popolazione di fine XIX secolo, l'Amministrazione comunale di Legnano decise di costruire un nuovo cimitero, poiché quello inaugurato nel 1808 non poteva più essere ingrandito per via delle strade e delle abitazioni che sorgevano intorno. L'odierno Cimitero monumentale fu inaugurato il 24 luglio 1898, ed aveva una inizialmente superficie di 18.942 m². Fu poi ampliato nel 1907 fino ad una superficie di 50.000 m²[116].

Il XX e XXI secolo[modifica | modifica sorgente]

Dall'inizio del XX secolo alla prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Piazza San Magno nel 1901, prima della costruzione di palazzo Malinverni. Sulla destra l'antica canonica del XVI secolo, ora non più esistente
Palazzo Malinverni

Nel 1903 fu costruito il primo padiglione dell'Ospedale civile[117], mentre nel 1908 fu inaugurata la prima piscina coperta di Legnano. Essa possedeva anche una palestra per la ginnastica. L'edificio, esistente tuttora, ora ospita la Croce Rossa Italiana e il corpo bandistico. Dal 1908 al 1909 fu invece costruito palazzo Malinverni, che venne destinato a municipio[118]. Nel 1915, alla vigilia dell'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale, Legnano aveva 28.757 abitanti[110]. Dall'inizio del XX secolo Legnano fu infatti oggetto di un forte incremento demografico che era dovuto all'immigrazione. Questo fenomeno fu determinato dallo sviluppo dell'industria.

Lo sviluppo più importante della pubblica istruzione a Legnano si ebbe però nel XX secolo, con la fondazione della stragrande maggioranza dei plessi scolastici che sono giunti sino a noi, cioè le scuole elementari, le scuole medie e gli istituti superiori. Del 1904 è la Scuola Tecnica comunale, diventata nel 1963 "Scuola media Franco Tosi". Della prima parte di questo secolo fu la fondazione di istituti tecnici e professionali che si rivolgevano alle future maestranze delle aziende locali. In questa epoca a Legnano era infatti presente la necessità di formare da un punto di vista professionale i futuri operai specializzati ed i futuri impiegati tecnici e commerciali. Furono quindi fondati l'Istituto tecnico commerciale "Carlo Dell'Acqua" (1917-1918) e l'Istituto professionale "Antonio Bernocchi" (1917). A quest'ultimo si aggiunse poi, nel 1959, l'Istituto tecnico industriale, sempre intitolato a Bernocchi. Nel 1943 fu invece fondato il Liceo scientifico, seguito nel 1960 da quello classico con ginnasio[119].

Nel 1915 l'Italia dichiarò guerra agli Imperi Centrali, entrando così nel primo conflitto mondiale. Le conseguenze dell'entrata in guerra si rifletterono anche su Legnano. Molti soldati legnanesi perirono sui campi di battaglia. I patimenti e le rinunce per la popolazione civile si acutizzarono con il passare dei mesi e degli anni. Durante la prima guerra mondiale i grandi complessi industriali della città erano in difficoltà per il blocco delle materie prime, che prima del conflitto provenivano dalla Germania e dalla Gran Bretagna. Durante la guerra le industrie di Legnano convertirono i loro impianti anche per la produzione di forniture belliche. La Franco Tosi, in particolare, contribuì ad attrezzare i reparti di artiglieria dell'Esercito. Due calamità naturali, nel 1917, peggiorarono ulteriormente la situazione causata dalla guerra: l'epidemia di spagnola, che falcidiò la popolazione, ed una devastante alluvione dell'Olona che ruppe gli argini invadendo il centro abitato[120].

Tra le due guerre mondiali[modifica | modifica sorgente]

Corso Italia verso piazza Monumento. Sulla destra, lo stabilimento della De Angeli-Frua

Al termine della prima guerra mondiale, nel 1918, anche Legnano fu coinvolta da profonde tensioni sociali. Erano una conseguenza del conflitto e sfociarono, a livello nazionale, nel biennio rosso prima e nel fascismo poi. I primi gruppi legnanesi che si ispiravano a quest'ultimo movimento politico si costituirono dal 1920[121]. Sul fronte economico, negli anni successivi, l'industria legnanese riprese la crescita sostenuta che l'aveva caratterizzata fino allo scoppio del conflitto[122]. Questo rapido sviluppo fu rallentato, ma non fermato, dalla guerra. Negli anni del dopoguerra furono realizzate, dai proprietari dei grandi complessi industriali legnanesi, scuole e case operaie. L'Amministrazione comunale estese invece le reti dell'acquedotto e del gas. In questi anni ci fu anche un'espansione urbanistica ed una trasformazione radicale del centro cittadino che comportarono, tra l'altro, anche la demolizione di alcuni importanti edifici storici. Oltre a quelli già accennati nei paragrafi precedenti, furono anche demoliti l'Ospizio di Sant'Erasmo (che fu poi ricostruito) e due antichi ponti sull'Olona.

Visita di gerarchi fascisti alla Franco Tosi

Come già accennato, già a partire dal 1920 si costituirono, anche a Legnano, i primi gruppi fascisti. La prima visita ufficiale di Benito Mussolini nella città è datata 1921. All'epoca si recò come membro del Partito Nazionale Fascista, dato che non era ancora Presidenti del Consiglio dei ministri. Il primo contatto tra il futuro Duce e Legnano fu però anteriore. Nel 1901, infatti, fece richiesta al Sindaco per un posto di maestro elementare in qualità di supplente. La domanda non fu però accolta[122]. Dopo la visita del 1921, il 5 ottobre 1924 tornò a Legnano in veste di Capo di governo per la consegna del decreto di conferimento del titolo di città[123] e per l'inaugurazione delle scuole "Antonio Bernocchi". Visitò anche l'omonimo cotonificio. Benito Mussolini visitò nuovamente a Legnano il 4 ottobre 1934. Parlò in piazza San Magno da un palco posizionato su una turbina della Franco Tosi, e fece un discorso ufficiale davanti qualche migliaio di persone. Nell'occasione visitò il cotonificio Dell'Acqua[122].

Il 20 settembre 1923 fu inaugurato, presente Vittorio Emanuele III, il primo tratto dell'autostrada dei Laghi che congiungeva, perlomeno inizialmente, Milano a Gallarate. Tale infrastruttura aveva un'uscita anche a Legnano. Fu la prima autostrada realizzata al mondo, e venne concepita dall'ingegnere Piero Puricelli. Per l'epoca fu un'opera avveniristica, soprattutto tenendo presente il fatto che il numero di veicoli a motore circolanti in Italia nel 1924 non superava i 40 000 esemplari. Circa la metà di essi si trovava in Lombardia[123]. Il mezzo di trasporto più diffuso era infatti la bicicletta. Sempre nel campo di queste ultime, è di questo periodo la nascita del marchio "Legnano"[123]. Il 15 agosto 1924, come già accennato, a Legnano fu riconosciuta l'elevazione del Comune a Città. Il titolo venne assegnato con Regio Decreto da Re Vittorio Emanuele III di Savoia[123].

In base ad un censimento del 1927, la popolazione di Legnano era di circa 30 000 abitanti, con 677 attività industriali o artigianali. La forza lavorativa era invece costituita da 9.926 addetti negli stabilimenti tessili, 4.056 lavoratori nelle fabbriche meccaniche, 1.762 addetti nel commercio, nel credito, nelle assicurazioni ed in altri servizi, e 287 impiegati nei trasporti e comunicazioni[123]. In questo periodo, le industrie tessili e meccaniche locali iniziarono ad imporsi in campo nazionale. Durante gli anni del regime guidato da Benito Mussolini, l'economia italiana si trasformò da liberale a corporativa. Anche dopo questo radicale cambiamento il sistema economico legnanese proseguì la crescita. Negli anni trenta i cotonifici Cantoni e Bernocchi si ampliarono più volte. Nel 1920 fu costituita la "Federazione Industriali Legnanesi", che ebbe il suo momento di massimo sviluppo nel 1924 (in precedenza gli imprenditori della città facevano capo alla "Federazione Industriali Altomilanese"). L'associazione fu poi abolita con una legge il 3 aprile 1926. Questa norma, infatti, eliminava le Federazioni locali, facendole confluire in unioni provinciali[123].

L'ex-Casa del Littorio, oggi palazzo Italia

Nel 1927 fu soppressa la carica di Sindaco con l'istituzione del Podestà, di nomina governativa. Il Podestà era affiancato da una consulta municipale, nominata dal prefetto. La dittatura fascista eliminò anche la Giunta ed il Consiglio comunale. Nel ventennio fascista furono realizzate molte opere pubbliche tra cui il completamento dell'ospedale e le ricostruzioni dell'Ospizio di Sant'Erasmo e di Palazzo Lampugnani. Oltre a quelli citati, furono anche realizzati gli edifici delle istituzioni del Partito fascista, come la Casa del Balilla in viale Milano e la Casa del Littorio (l'attuale "Palazzo Italia" in largo Tosi, oggi sede del comando della Polizia di Stato). Fu ingrandito il cimitero monumentale e venne allargato corso Sempione. Il 19 giugno 1923 fu inaugurato il sanatorio "Regina Elena" in via Colli di Sant'Erasmo, che esiste tuttora. Oggi è sede di un Centro socio-educativo per disabili e di istituzioni assistenziali[124].

Nel maggio 1935 venne organizzato il primo Palio di Legnano per ricordare la vittoria dei Comuni della Lega Lombarda contro Federico Barbarossa nella celebre battaglia del 29 maggio 1176[123]. Il 16 dicembre 1937 Benito Mussolini diede ad una rappresentanza di industriali e lavoratori legnanesi invitati a Palazzo Venezia circa tre milioni di lire racimolati con una raccolta tra imprenditori e operai per l'erezione di una scuola all'aperto con colonia elioterapica e per la costruzione di una piscina[123]. L'edificio che un tempo ospitava la colonia elioterapica esiste ancora ed oggi ed è la sede del Centro psico-sociale, che è una struttura sanitaria facente capo del reparto di psichiatria dell'ospedale di Legnano.

All'epoca la città aveva come giornale il settimanale La voce di Legnano. A questo organo di stampa è associato uno degli episodi di violenza dei fascisti che accaddero a Legnano nel ventennio. Il giornale infatti non si era schierato alla volontà dalle gerarchie e quindi la sua sede venne devastata. Il quotidiano varesino Cronaca Prealpina aveva già all'epoca una pagina dedicata agli eventi del Legnanese, così come il periodico "Luce", giornale cattolico vicino alla Curia[123].

La seconda guerra mondiale e la Resistenza[modifica | modifica sorgente]

Nel 1940 l'Italia entrò nel secondo conflitto mondiale e le vicende della guerra si ripercossero, di conseguenza, anche su Legnano. Molti soldati legnanesi morivano sul campo di guerra e gli effetti delle privazioni sui civili si acutizzarono con il passare dei mesi e degli anni. Le industrie di Legnano furono convertite per le commesse militari. Per esempio, negli stabilimenti Cantoni era stato allestito un reparto per la produzione di capi d'abbigliamento destinati alle forze armate. In tale fabbrica fu però tenuto attivo, quasi clandestinamente, un piccolo settore del taglio di velluti per conservare le maestranze specializzate e riprendere la produzione civile a guerra finita.

Nella notte tra il 13 ed il 14 agosto 1943 oltre 500 bombardieri britannici sorvolarono la Lombardia diretti a Milano; alcuni di essi, per errore, finirono su Legnano dove sganciarono delle bombe. A Legnarello questo bombardamento causò 27 morti, quasi tutti rimasti uccisi per strada mentre fuggivano verso il bosco. Alcuni ordigni caddero anche sul Cotonificio Cantoni (due bombe sono state rinvenute nel 2008)[125].

La svolta decisiva della guerra fu l'armistizio dell'8 settembre 1943 tra l'Italia e gli alleati. Già il giorno successivo le autoblindo tedesche iniziarono a perlustrare ostilmente Legnano. Le industrie legnanesi, ora controllate dai nazisti, iniziarono a fornire al Terzo Reich i manufatti necessari per continuare la guerra[126].

Nell'ottobre del 1943 si organizzarono a Legnano, e nei Comuni vicini, le prime compagini armate costituite da soldati in fuga dopo l'8 settembre, da operai e da studenti, che entrarono a far parte della Resistenza. Nel contempo, cominciò nelle aziende del Legnanese il boicottaggio contro i tedeschi per evitare che i manufatti industriali fossero utilizzati dai nazisti per continuare la guerra[126]. In seguito, a Legnano si costituirono le brigate partigiane "Carroccio" (collegata ad ambienti cattolici), "Garibaldi" (vicina ad istanze social-comuniste) ed altre brigate autonome, tra le quali ci furono la "Sicilia". La "Carroccio" e la "Garibaldi", che operarono insieme alle brigate partigiane dell'Alta Italia, seguivano le direttive del Comitato di Liberazione Nazionale[126].

La medaglia di bronzo al valor militare. Fu assegnata a Legnano dopo la seconda guerra mondiale per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana

In questo contesto avvenne uno dei più drammatici avvenimenti della Resistenza legnanese. Il 5 gennaio 1944 le SS attuarono un'azione di rappresaglia nello stabilimento della Franco Tosi. Furono prelevati sei operai di fede antifascista che erano parte del consiglio di fabbrica. Alla ribellione degli altri lavoratori, vennero arrestati 63 operai. Dopo interminabili interrogatori i tedeschi liberarono gli operai, ad esclusione di sette, che furono deportati nei lager nazisti. Rappresaglie simili furono eseguite anche in altre aziende come la "Metalmeccanica", la "Manifattura di Legnano" e la "Società Industrie Elettriche". Durante la guerra, nei lager nazisti, morirono complessivamente 11 lavoratori legnanesi[127]. Nell'inverno del 1944 avvenne invece l'attentato al ristorante-albergo Mantegazza. Nella trattoria dell'esercizio pubblico, la sera del 4 novembre 1944, erano radunati dei militari fascisti e nazisti per una cena. Alcuni partigiani, facenti parte della brigata "Garibaldi" fecero scoppiare, su una delle finestre, un ordigno che fece cinque morti e venticinque feriti. L'attentato causò la forte reazione dei fascisti, che realizzarono diversi arresti e pestaggi[127]. Nell'ottobre dello stesso anno fu catturato dai fascisti uno degli istitutori delle brigate "Garibaldi", Mauro Venegoni: gli squadristi gli ordinarono di confessare i nomi dei partigiani della sua brigata e al suo diniego lo torturarono, lo accecarono ed lo uccisero a Cassano Magnago. Per questo tragico episodio, a conflitto terminato, gli fu assegnata la medaglia d'oro al valore militare alla memoria e gli fu dedicata una via di Legnano[127].

Tra il 1944 ed il 1945 le brigate "Garibaldi" e "Carroccio" gettarono le basi, con il Comitato di Liberazione Nazionale, al progetto di ribellione nell'Altomilanese. Con i nazi-fascisti in rotta, il 24 aprile 1945, le brigate fecero le ultime rappresaglie contro le truppe in ritirata dall'Italia. In questo contesto, fu eliminata una stazione-radio tedesca ubicata a Canegrate che aveva la funzione di tenere le comunicazioni con un'armata corazzata tedesca. Tale armata, proveniente dal Piemonte, si stava dirigendo verso Busto Arsizio per raggiungere la Valtellina. La medesima notte la brigata "Carroccio" assalì la guarnigione tedesca che era di stanza nella caserma legnanese dell'esercito[128]. Il 25 aprile 1945 furono occupate invece la caserma dei carabinieri (all'epoca si trovava in via dei Mille), la Casa del Fascio, la scuola Carducci e la piscina. Intanto, le formazioni della "Brigata Garibaldi" lottavano per fermare, lungo l'autostrada Milano-Laghi, delle colonne tedesche in ritirata. Le due brigate conquistarono in seguito, dopo un lungo scontro a fuoco, il municipio della città[128]. Dopo il 27 aprile 1945, giorno in cui Legnano fu affrancata dai nazi-fascisti, ci furono episodi di vendetta contro gli esponenti del regime appena crollato. In totale, furono fucilati sedici legnanesi. Alcuni di essi appartenevano all'ex milizia repubblichina, mentre altri erano stati coinvolti in azioni fasciste. Le uccisioni furono eseguite in piazza San Magno, in piazza del Mercato, alla cascina Mazzafame ed al raccordo dell'autostrada Milano-Laghi a Castellanza[129]. La salma di Benito Mussolini, giustiziato il 28 aprile 1945, attraversò la periferia di Legnano[130] per giungere ad un convento di frati cappuccini a Cerro Maggiore, ai quali fu data in consegna momentaneamente prima di essere restituita alla moglie, Rachele Guidi.

Legnano figura tra le città decorate dopo la guerra. La città è stata infatti insignita della medaglia di bronzo al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante il secondo conflitto mondiale[131].

Dal secondo dopoguerra al XXI secolo[modifica | modifica sorgente]

Piazza Frua negli anni cinquanta
Largo Franco Tosi nel 1950. Sulla sinistra, il municipio

Dopo la guerra Legnano fu colpita, come il resto dell'Italia, dalla forte recessione economica che seguì il conflitto. Erano insufficienti gli alimenti fondamentali, il trasporto pubblico faceva difetto e le strade erano dissestate. Il 2 giugno del 1945 si riunì, per la prima volta dopo la dittatura fascista, la Giunta comunale, che venne guidata dal sindaco Anacleto Tenconi. La fase di ricostruzione dopo le distruzioni della guerra fu lunga e difficoltosa[129].

Regolarizzatasi anche la politica italiana, il sistema economico legnanese ricominciò a svilupparsi, tornando al tasso di crescita del periodo precedente alla seconda guerra mondiale. Durante la forte crescita economica dell'Italia durante il boom economico, Legnano raggiunse tra il 1951 e il 1961 il secondo più alto tasso, a livello nazionale, di impiegati nell'industria in relazione agli abitanti (65,2%), seconda solo a Sesto San Giovanni (67,14%)[132][133]. Tra le industrie tessili, nel 1951, la maggiore era il Cotonificio Cantoni con ben 3.465 occupati, seguita dalla De Angeli-Frua (1.504), dal Cotonificio Dell'Acqua (1.495), dalla tintoria Agosti (1.393), dalla Manifattura di Legnano (1.165), dalla tintoria Giulini & Ratti (972) e dal Cotonificio Bernocchi (851). Nel settore metalmeccanico predominava la Franco Tosi (più di 4.800 dipendenti, poi divenuti oltre 5.000), seguita dall'Ercole Comerio (454), dalla Mario Pensotti (387), dalla Bozzi (331), dalle Industrie Elettriche di Legnano (253), dalla fonderia SAFFES (246). Altre industrie di rilievo erano le Officine Fontana (ca. 200 occupati), il Calzaturificio di Legnano (145), la tintostamperia Mottana, la Mambretti e la Andrea Pensotti e la Fratelli Gianazza e Ranzi.

L'età d'oro dell'industria legnanese iniziò all'inizio del XX secolo e terminò negli anni sessanta dello stesso secolo. In seguito iniziò un periodo di crisi che portò alla chiusura di molte attività produttive. Chiusero la Stamperia De Angeli Frua (1953), la Tintoria Agosti (1969), i Cotonifici Dell'Acqua (1970) e Bernocchi (1971), la tintoria Giulini & Ratti (1974) ed il Cotonificio Cantoni (nel 1984 lo stabilimento sorto lungo l'Olona e nel 2004 la fabbrica del rione Olmina), le meccaniche Mario Pensotti (1989) ed Andrea Pensotti (1994), la Manifattura di Legnano e la tintostamperia Mottana (entrambe nel 2008). La crisi peggiorò progressivamente danneggiando l'economia, l'occupazione e il tessuto industriale. Le poche aziende che non chiusero furono coinvolte in un processo di ridimensionamento, come ad esempio la Franco Tosi. Il tasso di impiegati nell'industria in relazione agli abitanti nel 1981 calò a 29,6%[134]. Con questa percentuale, Legnano scese il 141° a livello nazionale[133]. Molte aree ex industriali (De Angeli Frua, Dell'Acqua, Cantoni, Pensotti, Agosti, Giulini & Ratti, Fontana, Comerio) vennero poi riconvertite al residenziale, spesso con la scomparsa delle testimonianze di archeologia industriale. L'economia legnanese virò quindi verso il settore terziario[135]. Questi campi alternativi non portarono però a un tasso di sviluppo sufficiente a sopperire la scomparsa delle attività industriali. Nel contempo, iniziò però una fase di nascita di piccole aziende, che consentì a Legnano di rimanere inserita in un contesto produttivo molto avanzato, che la colloca ancora nel XXI secolo tra le zone più sviluppate ed industrializzate d'Italia.

In ambito sportivo, Legnano ha ospitato, dal 15 al 20 giugno 2012, la XXV edizione del campionato europeo di scherma[136]. Le gare si sono svolte al PalaBorsani di Castellanza e al castello visconteo.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Agnoletto, 1992, op. cit., pag. 31
  2. ^ a b D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 9
  3. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 278
  4. ^ a b c d e f g D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 6
  5. ^ Agnoletto, 1992, op. cit., pag 16
  6. ^ a b c Agnoletto, 1992, op. cit., pag 21
  7. ^ a b c d Profilo storico su sito web istituzionale. URL consultato il 13 luglio 2011.
  8. ^ Agnoletto, 1992, op. cit., pag 120
  9. ^ Agnoletto, 1992, op. cit., pag 23
  10. ^ a b c d e D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 10
  11. ^ a b Museo civico Sutermeister. URL consultato il 7 luglio 2011.
  12. ^ a b D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 11
  13. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pagg. 12-13
  14. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 13
  15. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 14
  16. ^ a b c d e f g h i j k l m D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 17
  17. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pagg. 17-18
  18. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pagg. 17-18
  19. ^ a b c d e D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 20
  20. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 15
  21. ^ a b D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 16
  22. ^ a b Agnoletto, 1992, op. cit., pagg. 32-33
  23. ^ a b D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 40
  24. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 208-209
  25. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pagg. 348-349
  26. ^ Giorgio D'Ilario, La chiesa della Purificazione (oggi S. Rita) per tre secoli utilizzata come Parrocchia in La Martinella, nº 8. URL consultato il 12 luglio 2011.
  27. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pagg. 278-279.
  28. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 278.
  29. ^ Agnoletto, 1992, op. cit., pagg. 31-33
  30. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 213
  31. ^ a b D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 33
  32. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., p. 197
  33. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pagg. 23-31
  34. ^ Agnoletto, 1992, op. cit., pag. 39
  35. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., p. 26
  36. ^ Agnoletto, 1992, op. cit., p. 38
  37. ^ a b c d D'Ilario, 2003, op. cit., pag. 35
  38. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 23
  39. ^ D'Ilario, 2003, op. cit., pag. 22
  40. ^ D'Ilario, 2003, op. cit., pag. 38
  41. ^ Milanooggi - Chiesa di San'Ambrogio. URL consultato il 7 luglio 2011.
  42. ^ Giorgio D'Ilario, La Chiesa di S.Ambrogio:Gli oltre dieci secoli di storia del più antico tempio di Legnano in La Martinella, nº 5. URL consultato il 13 luglio 2011.
  43. ^ a b c d e f g D'Ilario, 1984, op. cit., p. 41
  44. ^ a b D'Ilario, 1984, op. cit., p. 42
  45. ^ a b c D'Ilario, 1984, op. cit., p. 43
  46. ^ a b D'Ilario, 1984, op. cit., p. 218
  47. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 21
  48. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pagg. 45-48
  49. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 39
  50. ^ a b c d D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 48
  51. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pagg. 48-49
  52. ^ a b c D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 49
  53. ^ Città di Legnano - Madonnina dei Ronchi, legnanobasket.it. URL consultato il 9 aprile 2014.
  54. ^ a b c d e Agnoletto, 1992, op. cit., pag. 35
  55. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 229
  56. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pagg. 225-226
  57. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pagg. 227-228
  58. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 228
  59. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 50
  60. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 53
  61. ^ a b c d e D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 59
  62. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pagg. 54-56
  63. ^ Agnoletto, 1992, op. cit., pagg. 69-70
  64. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 54
  65. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 56
  66. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pagg. 61
  67. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 257
  68. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 57
  69. ^ Giorgio D'Ilario, La Chiesa di S.Ambrogio: gli oltre dieci secoli di storia del più antico tempio di Legnano in La Martinella, nº 5. URL consultato il 9 maggio 2014.
  70. ^ a b c D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 61
  71. ^ Agnoletto, 1992, op. cit., pag 41
  72. ^ a b c d e f g D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 66
  73. ^ Dalla cappelletta del XV secolo al Santuario Madonna delle Grazie - L'immagine della Vergine che parlò a due bimbi sordomuti. Ci vollero 40 anni e 3 architetti per edificare la nuova chiesa, legnano.org. URL consultato il 30 maggio 2014.
  74. ^ a b D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 69
  75. ^ a b Agnoletto, 1992, op. cit., pag 42
  76. ^ a b D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 227
  77. ^ Contrada Legnarello, collegiodeicapitani.it. URL consultato il 4 aprile 2014.
  78. ^ a b D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 71
  79. ^ a b c d e f D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 72
  80. ^ a b D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 74
  81. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 75
  82. ^ a b c d D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 83
  83. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 198
  84. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 76
  85. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pagg. 83-84
  86. ^ a b c D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 84
  87. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pagg. 77-81
  88. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 279.
  89. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pagg. 293-294.
  90. ^ D'Ilario, 1984, op. cit., pag. 88
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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