Disfida di Barletta

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Coordinate: 41°10′57″N 16°21′08″E / 41.1825°N 16.352222°E41.1825; 16.352222

Disfida di Barletta
Edicola eretta sul luogo della Disfida, recante l'epitaffio dell'avvenimento.
Edicola eretta sul luogo della Disfida, recante l'epitaffio dell'avvenimento.
Data 13 febbraio 1503
Luogo piana tra Andria e Corato, in territorio di Trani[1]
Causa questione d'onore
Esito vittoria dei cavalieri italiani
Schieramenti
13 cavalieri italiani 13 cavalieri francesi
Comandanti
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La disfida di Barletta fu uno scontro cavalleresco tenutosi il 13 febbraio 1503 nella piana tra Andria e Corato,[1] in territorio di Trani (all'epoca dei fatti sotto giurisdizione veneziana), fra tredici cavalieri italiani (sotto l'egida spagnola) e altrettanti cavalieri francesi, durante la Battaglia di Cerignola. Il confronto finì con la vittoria degli italiani.

Oggi, sul luogo dove si svolse la disfida, è ancora visibile l'epitaffio, che fu restaurato prima nel 1846 e poi nel 1976.

Contesto[modifica | modifica sorgente]

1leftarrow.pngVoce principale: Guerra d'Italia del 1499-1504.

L'11 novembre 1500, Luigi XII di Francia e Ferdinando II di Aragona firmarono il Trattato di Granada, col quale si accordarono sulla spartizione in parti uguali del Regno di Napoli, all'epoca governato da Federico I di Napoli. L'anno successivo, le truppe francesi e quelle spagnole penetrarono in territorio napoletano rispettivamente da nord e da sud. Federico I fu presto costretto alla resa e il suo regno fu diviso fra Francia ed Aragona.

Immediatamente, nacquero i primi disaccordi fra le forze occupanti sulla interpretazione del trattato, che lasciava indefinita l'effettiva attribuzione della terra di mezzo fra i possedimenti dei due regni. Nell'estate del 1502, si aprirono le ostilità fra i due eserciti, comandati rispettivamente da Louis d'Armagnac e da Consalvo di Cordova. Gli spagnoli, in inferiorità numerica rispetto ai francesi, acquisirono il supporto dei Colonna (precedentemente al servizio di Federico I). La tensione progressiva si suggellò in alcune battaglie che videro tra gli altri protagonista il condottiero italiano Ettore Fieramosca.

Alle volte, anziché a scontri in campo aperto, si ricorreva a sfide in ambito cavalleresco, spesso tenute nell'area di Barletta. Una delle più famose sfide fu quella del 1502, svoltasi fuori dalle mura di Trani, nella quale si affrontarono undici cavalieri spagnoli e altrettanti cavalieri francesi, ottenendo solo un nulla di fatto.

Durante le prime fasi della guerra, i francesi avanzarono nettamente in direzione sud e occuparono larga parte del territorio spagnolo, riducendoli a poche roccaforti in Puglia e Calabria. Gli spagnoli stabilirono così a Barletta (all'epoca importante centro commerciale adriatico) il loro quartier generale, dal quale amministravano i sempre più ristretti possedimenti del Regno di Napoli.

La disfida[modifica | modifica sorgente]

Causa e preparazione del duello[modifica | modifica sorgente]

Particolare del Monumento alla Disfida a Barletta.
« Del gran capitaneo in Barletta nell'anno del Signore 1503 fu la gran vittoria et proprie in anno sexte indictionis D. Belisarius Galimbertus de Barolo[2] »
(Belisario Galimberto da Barletta)

I francesi si erano spinti fino a Canosa di Puglia, dove vennero impegnati in una breve scaramuccia dagli spagnoli. Alla fine dello scontro, le truppe di Diego de Mendoza catturarono e tradussero a Barletta vari soldati francesi, fra cui il nobile Charles de Torgues, soprannominato Monsieur Guy de la Motte.

Il 15 gennaio 1503, i prigionieri furono invitati ad un banchetto indetto da Consalvo da Cordova in una cantina locale (oggi chiamata Cantina della Sfida). Durante l'incontro, la Motte contestò il valore dei combattenti italiani, accusandoli di codardia. Lo spagnolo Íñigo López de Ayala difese invece con forza gli italiani, affermando che i soldati che ebbe sotto il suo comando potevano essere comparati ai francesi quanto a valore.[3][4]

Si decise così di risolvere la disputa con un duello: la Motte chiese che si sfidassero tredici (in origine dieci)[5] cavalieri per parte il 13 febbraio nella piana tra Andria e Corato.[6] Il duello venne programmato nei minimi dettagli: cavalli ed armi degli sconfitti sarebbero stati concessi ai vincitori come premio, il riscatto di ogni sconfitto fu posto a cento ducati e furono nominati quattro giudici e due ostaggi per parte.[3]

Prospero Colonna e Fabrizio Colonna si occuparono di costruire la "squadra" italiana, contattando i più forti combattenti del tempo. Capitano dei tredici cavalieri italiani sarebbe stato Ettore Fieramosca, che si occupò dello scambio di missive con la controparte francese, Guy la Motte.[7]

I cavalieri italiani e spagnoli pernottarono ad Andria, nella cui Cattedrale Fieramosca e gli altri seguirono la messa d'augurio il giorno del duello,[8] e fecero giuramento di vittoria o di morte[9]. I francesi invece rimasero a Ruvo di Puglia, dove erano attestati con le truppe,[10] partecipando alla messa nella Chiesa di San Rocco.

I partecipanti[modifica | modifica sorgente]

Di seguito, i tredici partecipanti, i quattro giudici e i due ostaggi che presero parte alla disfida.[11]

Scudo italiano
Italiani
Cavalieri Scudo francese
Francesi
Ettore Fieramosca Charles de Torgues
Francesco Salamone Marc de Frigne
Marco Corollario Girout de Forses
Riccio da Parma Claude Grajan d'Aste
Guglielmo Albimonte Martellin de Lambris
Mariano Abignente Pierre de Liaye
Giovanni Capoccio Jacques de la Fontaine
Giovanni Brancaleone Eliot de Baraut
Lodovico Aminale Jean de Landes
Ettore Giovenale Sacet de Sacet
Fanfulla da Lodi François de Pise
Romanello da Forlì Jacques de Guignes
Miale da Troia Naute de la Fraise
Giudici di Campo
Francesco Zurolo (o Zurlo) Lionnet Du Breuil[12]
Diego Vela Monsieur de Murtibrach
Francesco Spinola Monsieur de Bruet
Alonzo Lopez Etum Sutte
Ostaggi
Angelo Galeotta Monsieur de Musnai
Albernuccio Valga Monsieur de Dumoble

Il duello[modifica | modifica sorgente]

Il duello avvenne in un'area recintata dai giudici delle due parti.[1] Gli italiani furono i primi a giungere sul posto,[13] seguiti di lì a poco dai francesi, che ebbero il diritto di entrare per primi nel campo.[14] Le due formazioni di cavalieri si disposero su due file ordinate, contrapposte l'una all'altra, per poi caricarsi vicendevolmente lancia in resta.[13]

Jean d'Auton, tuttavia, afferma che gli italiani si avvalsero di uno stratagemma: anziché caricare, arretrarono fino ai limiti del campo di battaglia e aprirono dei varchi nelle proprie file per far fuoriuscire dall'area alcuni cavalieri francesi, riuscendo con alcuni di loro nel tentativo.[15] Il vescovo Paolo Giovio riporta che i cavalieri italiani rimasero fermi sulle loro posizioni con le lance abbassate, in attesa della carica francese.[16]

Il primo scontro non causò gravi danni alle parti, ma mentre gli italiani mantennero sostanzialmente salda la posizione, i francesi sembrarono leggermente disorganizzati.[13][14] Due italiani finirono disarcionati,[17] ma una volta rialzatisi cominciarono ad ammazzare i cavalli dei francesi, costringendoli a piedi.[18]

Lo scontro continuò con spade e scuri,[19] finché tutti i francesi vennero catturati o feriti uno dopo l'altro dagli italiani, che conseguirono una netta vittoria.[13][18] Jean d'Auton riporta di tale Pierre de Chals, della Savoia, unico combattente francese a rimanere in piedi fino all'ultimo: de Chals, tuttavia, non viene citato da nessuna altra fonte.[20] Giovio afferma che un combattente francese, tale "Claudio" (presumibilmente riferendosi a D'Aste), morì per una grave ferita alla testa.[21]

Sicuri della vittoria, i francesi non avevano portato con loro i soldi del riscatto e furono così condotti in custodia a Barletta, dove fu Consalvo in persona a pagare di tasca propria il dovuto per poterli rimettere in libertà.[22] La vittoria degli italiani fu salutata con lunghi festeggiamenti dalla popolazione di Barletta e con una messa di ringraziamento alla Madonna, tenutasi nella Cattedrale di Barletta.[23]

Opere basate sull'evento storico[modifica | modifica sorgente]

Francobollo emesso nel 2003 in occasione del V centenario della disfida.

La vicenda diede spunto per il romanzo storico Ettore Fieramosca, o la disfida di Barletta scritto da Massimo d'Azeglio nel 1833. Dal romanzo furono successivamente tratti tre film:

Un altro film liberamente ispirato alla vicenda (ma non al romanzo di D'Azeglio) è la commedia Il soldato di ventura (1976) di Pasquale Festa Campanile, con Bud Spencer nei panni di Fieramosca.

La storia fu trattata in chiave parodistica nel racconto a fumetti La disfida di Paperetta, pubblicata sui numeri 1403 e 1404 di Topolino (1982).[24][25]

Il dibattito storico[modifica | modifica sorgente]

La controversia su Grajan d'Aste[modifica | modifica sorgente]

La figura del cavaliere francese Claude Grajan d'Aste è al centro di un lungo dibattito storico, riguardante numerosi aspetti: dalla sua reale identità al comportamento in battaglia, alla sua sorte.

Grajan d'Aste è spesso riportato da fonti italiane come Graiano d'Asti, ossia come un cavaliere astigiano che scelse però di combattere per parte francese. La figura assurse nel tempo come stereotipo del traditore dell'identità italiana. Nel suo romanzo, d'Azeglio fece prevalere questa ipotesi e romanzò un presunto scambio di battute fra Claudio Graiano D'Asti ed Ettore Fieramosca.[26] Anche nel film di Pasquale Festa Campanile viene presentato come traditore. Altre fonti, tuttavia, considerano errata questa interpretazione e che il cavaliere fosse invece francese.

Nemmeno sulla sorte del cavaliere ci sono certezze: sebbene si concordi che d'Aste venne gravemente ferito, Summonte riporta che questi scelse di arrendersi agli italiani,[27] mentre Giovio afferma che morì in seguito a gravi ferite alla testa, aggiungendo che "il quale sendo nato in Aste colonia d'Italia, pare che meritatamente morisse", poiché "poco onoratamente, se non a torto, aveva preso l'armi per la gloria d'una nazione straniera contra l'onor di patria".[21]

La contesa sul nome[modifica | modifica sorgente]

Verso i primi anni trenta, vi fu una dura polemica sul luogo in cui erigere un nuovo monumento in ricordo della Disfida, che si trasformò in una lotta sul nome stesso della disfida.

Nell'ottobre 1931, l'avvocato di Trani Assunto Gioia pubblicò un opuscolo nel quale riteneva che la disfida avrebbe dovuto prendere il nome da Trani e non da Barletta, essendo stata combattuta in territorio tranese. Il 28 ottobre, il sottosegretario Sergio Panunzio pubblicò un articolo sulla Gazzetta del Mezzogiorno, nel quale manifestò ampio sostegno alla tesi di Gioia. Fra il 2 e il 3 novembre, risposero Salvatore Santeramo su Il Popolo di Roma e Arturo Boccassini, la cui lettera fu rifiutata dalla Gazzetta del Mezzogiorno per motivi politici e che fu pubblicata sotto forma di opuscolo.

Nella contesa si inserì anche Bari, dove il 3 novembre venne fondato un Comitato per far sì che il capoluogo pugliese diventasse sede del nuovo monumento alla Disfida. Nel Comitato, figuravano vari alti esponenti del Partito Nazionale Fascista come l'allora Capo della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale Attilio Teruzzi, il Ministro dei Lavori Pubblici Araldo di Crollalanza e il vicesegretario del PNF Achille Starace.

La notizia della costituzione del comitato barese generò forti contestazioni a Barletta: un gruppo di manifestanti entrò nel comune e prelevò a forza il bozzetto in gesso del monumento, portandolo in mezzo alla piazza e depositandolo su un improvvisato piedistallo. La questione sembrò rientrare, ma il 7 novembre Boccassini venne destituito dalla sua carica di segretario politico del locale PNF. La decisione provocò nuove manifestazioni, che degenerarono in primi scontri con le forze dell'ordine. Il 10 novembre, quando arrivò il nuovo Commissario prefettizio, la popolazione proruppe in un lancio di sassi contro i Carabinieri, che a loro volta risposero sparando sulla folla, uccidendo due persone.

Barletta afferma oggi all'articolo 5 del suo Statuto comunale che "Il Comune di Barletta assume il titolo di Città della Disfida a ricordo della storica Sfida del 13 febbraio 1503".[28]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Anonimo, op. cit., pag. 89.
  2. ^ La Cattedrale, disfidadibarletta.net. URL consultato il 10 ottobre 2012.
  3. ^ a b Roscoe, op. cit., pag. 7.
  4. ^ Anonimo, op. cit., pagg. 7-9.
  5. ^ Anonimo, op. cit., pagg. 9-10.
  6. ^ Anonimo, op. cit., pag. 20-21.
  7. ^ L'intero carteggio fra Fieramosca e la Motte è riportato in Anonimo, op. cit., pagg. 13-48.
  8. ^ Anonimo, op. cit., pag. 40.
  9. ^ Disfida di Barletta, La storia, web.infinito.it. URL consultato il 10 ottobre 2012.
  10. ^ Anonimo, op. cit., pag. 6.
  11. ^ L'elenco è ricavato da Roscoe, op. cit., pag. 8 e Summonte, op. cit., pagg. 542-543. Un altro elenco, che però differisce sensibilmente da quello dei due autori citati, è riportato in d'Auton, op. cit., pagg. 280-281.
  12. ^ d'Auton, op. cit., pag. 280.
  13. ^ a b c d Roscoe, op. cit., pag. 9.
  14. ^ a b Summonte, op. cit., pag. 547.
  15. ^ d'Auton, op. cit., pag. 282.
  16. ^ Giovio, op. cit., pag. 96.
  17. ^ Non c'è accordo sull'identità dei due cavalieri. Guicciardini, op. cit., pag. 328, parla di Albimonte e Miale. Anonimo, op. cit., pag. 58, invece riporta che fu Capoccio e non Albimonte ad essere disarcionato, mentre conferma che Miale fu fatto cadere da cavallo. Infine Giovio, op. cit., pag. 96, afferma che furono Brancaleone e Fanfulla da Lodi.
  18. ^ a b Guicciardini, op. cit., pag. 328.
  19. ^ Anonimo, op. cit., pagg. 56-60.
  20. ^ d'Auton, op. cit., pag. 283.
  21. ^ a b Giovio, op. cit., pag. 97.
  22. ^ Roscoe, op. cit., pag. 10.
  23. ^ Anonimo, op. cit., pagg. 62-64.
  24. ^ La Disfida di Barletta - Fumetti, disfidadibarletta.net. URL consultato il 9 marzo 2013.
  25. ^ Copertina Topolino, disfidadibarletta.net. URL consultato il 9 marzo 2013.
  26. ^ d'Azeglio, op. cit., pagg. 65-67.
  27. ^ Summonte, op. cit., pagg. 547-548.
  28. ^ Statuto del Comune di Barletta, Comune di Barletta. URL consultato il 5 marzo 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti storiche[modifica | modifica sorgente]

Opere letterarie basate sull'evento[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]